dyskolos wrote: Pensavo fossi di Caserta & dintorni, invece adesso scopro che mi sbagliavo 
No, no. Appartengo alla terronia pugliese, rigorosamente. Sono proprio giù giù, siamo più o meno alla stessa latitudine. Ricordo ancora un'estate in cui andai a prendere dal treno un'amica romana, che appena messo piede a terra esclamò: "Ma è un caldo africano!"
dyskolos wrote: il film "Mery per sempre" del 1989, anche questo un vero pugno nello stomaco.
Visto all'epoca, bellissimo film indubbiamente!
dyskolos wrote: Sono convinto che, se Salvatore non fosse napoletano, riceverebbe meno critiche infondate e cattive e oggi parleremmo di un cantautore della scuola napoletana
Per quel che mi riguarda, è proprio il genere musicale che non mi piace (parlo anche di linea melodica e arrangiamento che caratterizzano il neomelodico), la canzone non mi sarebbe piaciuta neanche se fosse stata cantata da un genovese. Tant'è che, come ti scrissi un'altra volta, ho apprezzato molto le rivisitazioni in altre lingue e con altri arrangiamenti.
Né mi piace la gestualità che l'accompagna, in quella ci trovo dei significati che nel testo non ci sono e nella comunicazione, lo sai benissimo anche tu, il non verbale ha un peso del 55% rispetto al verbale, che conta solo al 7%.
E a proposito di non verbale, non mi è sfuggita la faccia della povera ballerina della coreografia, quando il ballerino-sposo l'ha baciata.
dyskolos wrote: Intanto gli altri vanno avanti e noi restiamo fermi lì a cercare le subculture.
Il fatto è che quelle subculture noi le conosciamo, come ciascuno conosce quelle delle proprie terre, e vediamo cose che altri, non sapendo, non possono vedere.
Che il genere neomelodico sia diventato (nato non so, ma diventato) un veicolo o un simbolo di una determinata subcultura, con tutto il suo relativo contorno, è innegabile. Non sono certo dei critici musicali a dirlo, ma i fatti e i sociologi. Nonché i legami di alcuni cantanti con determinate famiglie (oltre a Merola).
Come certe cose emergono per i politici, emergono anche per i cantanti, non ne sono esclusi. Dipende da quanto rigidi o flessibili siano i confini etici e valoriali di ciascuno.
Non dico che Sal Da Vinci sia collegato, amico, simpatizzante, conoscente di qualcuno... non lo so e magari non lo è assolutamente neanche alla lontana. Però cavalca un'onda (sonora) che è abbastanza connotabile, a prescindere dai testi espliciti o meno.
dyskolos wrote: Non c'è nessun substrato socioculturale in una canzone pop/disco/dance/groovy/funky che parla di matrimonio
Nella canzone in sé no, è vero.
dyskolos wrote: Allora propongo di cambiare la formula del matrimonio in "Io Giovanni accolgo te Maria come mia sposa, ma tra due mesi me ne vado con un'altra!" Sì, così è più realistico. Mettiamo questo! 
Di canzoni che inneggiano al matrimonio o ne parlano, ce ne sono tante, non è certo l'unica: da Baglioni agli 883, a Pino Daniele (la sua è proprio citata nel titolo di Sal Da Vinci, visto che si chiama "Sì Forever"), Ramazzotti, Jovanotti, Ligabue e altri.
Alcune mi piacciono altre no, indipendentemente dal tema, visto che contro i matrimoni non ho assolutamente nulla, specie quando è un vincolo davvero sacro e vissuto con assoluta coerenza.
La discografia italiana è anche piena di canzoni d'amore, alcune delle quali per me bellissime e altre proprio no, questione di gusti.
"La costruzione di un amore", di Fossati, è una delle più belle in assoluto. "Un gelato a al limon" di Conte è altrettanto fantastica, "Una lunga storia d'amore " di Paoli, ma ce ne sarebbero centinaia da citare!
Non è né l'amore, né il matrimonio, che è messo in discussione.
Parlo di profondità dei testi, di arrangiamenti musicali e di generi. Il neomelodico non mi piace sotto questi tre aspetti, in più è inserito in un contesto che mi piace ancor meno. Pura e semplice questione di gusti.
