[Lab21] Il ritorno

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Il ritorno
   
L’unico passeggero che scese dal pullman di linea a Baufùstighe era un uomo anziano, alto, con un borsone. Si guardò intorno, socchiuse gli occhi, inspirò profondamente. Dal bar vicino alla fermata si sentiva della musica.  Due tavolini sul marciapiede; uno solo occupato da un vecchio immobile, con un bicchiere di vino bianco.
«Da molto che non sentivi l’aria del mare, Juanne Bartolu», disse al passeggero.
«Da molto», rispose l’uomo avvicinandosi. I due uomini potevano avere la stessa età.
«Come ti è andata, Juanne?»
«Non troppo male. Sono ancora vivo come vedi. E tu, Nicola Oddu?»
Nicola sollevò le spalle. «Tiro a campare». E bevve.
«Adesso devo andare a firmare», disse Juanne sollevando il borsone.
«Se vuoi ti accompagno. Da molti anni i carabinieri sono in un’altra caserma.»
«Se non ti disturbo troppo.»
«Ma no. Cosa vuoi che mi disturbi?»

Chi incontrava i due uomini non ci faceva caso. Il paese era pieno di turisti. Una vecchia che stava stendendo i panni nel cortile della sua casa sollevò lo sguardo; i suoi occhi rimasero fissi, le mani ferme sul filo. Si mise una mano sul petto, dove luccicava qualcosa appeso a una catenina.
«La riconosci?» chiese sottovoce Nicola.
«Sì. Rosa.»
Alle sue spalle comparve un altro vecchio che guardò la scena. Disse qualcosa e la donna entrò in casa.
«Si è sposata»
«Vedo»
«Da molti anni eh!»
«Sempre meno di un ergastolo.»

Espletate le formalità in caserma, Juanne Bartolu prese alloggio in un piccolo albergo economico.
La ragazza addetta alla ricezione sembrò stupita nel constatare dai documenti che Juanne era nato in paese e ogni tanto alzava lo sguardo su di lui mentre registrava i dati.
«Non puoi conoscermi», le disse Juanne con un accenno di comprensione.
Una volta in camera, appoggiò il borsone ai piedi del letto sedendosi da una parte. Si tolse le scarpe.
Si era dato appuntamento con Nicola per il giorno dopo.
«Ti devi ambientare. Riposati», gli aveva detto prima di lasciarlo. E poi quel discorso sulla casa: «La tua casa… »
«Lo so. Non c’è più. Non c’è più nessuno. Non è più casa mia.»
«E mi dispiace».
«Si vede che doveva andare così».

La motoape arrancava a fatica sullo sterrato delimitato da siepi di rovi e fichidindia, oltre i quali si spandevano vecchie vigne contorte e alberi di olivo. Frenò all’improvviso sollevando un mare di polvere.
«Juanne! Cosa cammini in mezzo alla strada! Per poco… Mi hanno detto che sei uscito presto! Potevi aspettarmi! Ma sapevo che venivi qui. Dai: sali!»
«E io sapevo che saresti passato. Ma volevo camminare a piedi per… Ma adesso sono vecchio. Salgo. Grazie.»
La motoape continuò ad arrampicarsi sulla montagna, sfiorando burroni che davano sul mare. Juanne guardava sorridendo dal finestrino e rideva anche Nicola, come un bambino.
«Come ai vecchi tempi. Ricordi?»
«Allora venivamo a piedi o con il carro. Non ti sei comprato una macchina?»
«Certo che no! E come facevo?» rispose Nicola ridendo.
Si fermarono a fianco di un muretto a secco e proseguirono a piedi in un sentiero a gradoni di pietra. Il frinire delle cicale era così forte da far male alla testa, Juanne si guardò intorno ansimando.
«Eh! Non sei più abituato!»
«No… Sì. Tanti ricordi.» Annusò a occhi chiusi l'odore forte di mirto e lentischio le cui piante digradavano fino al mare.
«Ogni tanto sentivamo alla radio di te. O nei giornali. Anche in prigione ti sei ribellato, allora?»
Juanne non rispose. Chinò il capo. «Succedeva. La pena è aumentata anche per quello»
«Sì, ma hanno esagerato. E poi non lo avevi ucciso a Oppes.»
«Non aveva importanza»
«E che cosa ha importanza?»
Juanne riprese a camminare. Arrivarono davanti a un cumulo di enormi massi frantumati e sparsi al suolo.
«I nostri compagni? Luigino, Micheletto… »
«Sono morti. Anche gli altri… A poco a poco tutti morti. La polvere dei cantieri. Tu in fondo ti sei salvato andando in prigione. No: scusami. Per quanto sia un posto di… Ah no: è rimasto Giannicola. Ma da anni è a letto. Lo assistono in casa. Una badante. Quelli che sapevano… ormai… siamo rimasti noi. Quindi...»
«Anche Rosa sapeva…»
«Sì: l’unica femmina che non si spaventava a vedere su Re Iscùrtzu.»
«Lo so. Quando si è sposata?»
«Che poi Egidio non è neanche di qui.»
«Ecco perché non l’ho riconosciuto.»
«Non ti sei perso niente.»

«Questa pietra nera dava all’ingresso. Mi ricordo.»
«Sì. E così è rimasta. Bisogna piegarsi per entrare, Juanne. Io non ci riesco più. Io… sono troppo vecchio adesso.»
«Io anche. Ma devo entrare.»
Juanne si piegò lentamente. Poggiò le mani su un lastrone di pietra lavica, il suo corpo ebbe una scossa, la sua bocca si aprì.
Nicola vide. «Sei stato riconosciuto.»
Juanne fece cenno di sì ed entrò nella fenditura. Doveva camminare piegato. Da bambino non ci faceva caso. Avanzò in tratti di buio totale inframmezzati da sprazzi di luce che picchiavano da fenditure delle pietre sopra di lui. Odore di pietra focaia,  in un’aria che vibrava e faceva male al cuore e alla gola. Arrivò in un lungo corridoio dove giaceva uno scheletro umano quasi intero, imponente:  doveva essere stato alto non meno di cinque metri, con le ossa delle braccia incrociate sul petto. 
Alcuni gioielli sparsi, collane con pietre colorate che luccicavano.
In alcuni tratti di ossa s’intravedevano pezzi di pelle come cuoio dai quali uscivano tendini essiccati.
Juanne si inginocchiò.
«Sono Juanne Bartolu. Re Iscùrtzu, sono tornato. Da bambino tiravo i tuoi tendini per vedere le giunture delle dita muoversi. Ricordi?»
Un leggero sibilo di vento attraversò la tomba; il sole, oscurato da una nuvola di passaggio si spense e poi divampò nel corridoio.
«Allora ero un bambino. Adesso non giocherò con te. Sono venuto a salutarti prima di morire. E a chiedere perdono per non essere riuscito a difendere i tuoi fratelli nelle tombe che Oppes ha fatto a pezzi costruendo la Statale Grande…

Juanne Bartolu uscì dall’imboccatura della tomba.
«Cosa ti ha detto?» chiese Nicola.
Juanne accennò un sorriso, non rispose. Nicola non chiese più.

«Sai dove abita Oppes?»
«Adesso in città.»
«Mi hanno detto che rimaneva invalido.»
«Invalido è rimasto.»
«Mi dispiace. Ero giovane. Avevo troppa rabbia.»
«E potendo tornare indietro?»
Juanne sospirò. «C’erano altri modi. Oppes faceva il suo lavoro nella strada.  Sapeva bene, come noi. Doveva coprire le ossa per fare la strada. A nessuno importava dei Giganti.  Io non lo sopportavo.»
Nicola annuiva: «I Giganti non torneranno più?»
Juanne guardò il mare che luccicava al sole sotto un cielo così azzurro che faceva male agli occhi guardarlo, come in un nuovo mondo: «Non ancora».
L’ombra di Juanne si allungò sul terreno.
Nicola la guardò incantato, annuendo.
«Cosa c’è?»
«Niente.»
«Ma?»
«Sei sempre stato il più alto di tutti in paese.»
«Lo vedi solo adesso?»
«L’ho sempre visto, Juanne. Ora lo so anche. Sono contento che sei tornato.»


Nota:
 Re Iscùrtzu significa: Re Scalzo.
Uscito sulla strada, un tale gli corse incontro e gettatosi ai suoi piedi gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?».
Gli disse Gesù: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono all’infuori di uno solo: Dio.»
Vangelo secondo Marco, 10, 17-18

Re: [Lab 21] Il ritorno

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Ciao, @Alberto Tosciri, 
prima di farti il commento ti ringrazio per il racconto. Ormai succede ogni volta che posti la tua storia: rimango con la voglia di continuare a leggere, di esplorare ancora i tuoi mondi.
L'IA nel testo? Ma manco di stirscio, l'hai usata per qualche ricerca? 
L'atmosfera sarda è vera, concreta, dialoghi perfetti e la nota fantastica ti immerge senza effetti speciali, con una naturalezza estrema. Che poi…forse i giganti non sono del tutto frutto della fantasia. In archeologia vale una regola: l'assenza di prove non è automaticamente prova dell'assenza.


Il cuore del racconto secondo me non è la prigionia e nemmeno il mistero dei Giganti, 
Ma il ritorno come confronto fra memoria e realtà. Si sente l'attrito, nella mente di Juanne, tra ciò che vedono i suoi occhi e i suoi ricordi.

Juanne torna pensando di ritrovare un luogo; invece scopre che il luogo esiste ancora ma il tempo ha cancellato quasi tutto. L'unica cosa che resiste è ciò che è più antico degli uomini: il mare, la montagna, la tomba del Gigante.
Per questo trovo che il titolo sia molto efficace: non racconta semplicemente un uomo che torna a casa, ma qualcuno che torna alle proprie radici.
Come lettrice il punto più forte lo meriti soprattuttoo per atmosfera, voce e sottotesto simbolico. 

L'unica cosa, che si potrebbe migliorare, che ho notato, è che il colpo di scena finale sulla natura di Juanne è molto fragile e potrebbe sfuggire facilmente. Un indizio leggermente più diretto ci sarebbe stato bene.

Re Iscùrtzu è una presenza reale, sacra, che riconosce Juanne al suo ritorno. 
Il finale suggerisce che Juanne stesso potrebbe appartenere alla stirpe dei Giganti: nomini la sua altezza due volte e soprattutto l'ombra che Nicola osserva con stupore, incantato, non sono casuali, quindi io ci avrei caricato sopra ancora qualche suggestione, perchè ho avuto l'impressione che tu non stessi solo suggerendo che Juanne sia fisicamente un gigante, ma che sia l'ultimo erede spirituale dei Giganti, uno degli ultimi uomini capaci di sentire ancora il loro richiamo.
Trovo che la dimensione simbolica sia più potente di una semplice spiegazione letterale.
Complimenti!

Re: [Lab21] Il ritorno

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Ciao @Alberto Tosciri
Anche stavolta l'incipit è eccellente, pur essendo racchiuso in poche parole. 
Lo stile è quello vecchio, quello con cui ti ho conosciuto: malinconico, duro e sardo fino al midollo
il racconto mi è piaciuto, a quel che ho capito i giganti rappresentano l'antico e la statale di Oppes la modernità, l'avvento dell'AI? 
o sto sfarfallando?  
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Re: [Lab21] Il ritorno

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@Alberto Tosciri 
Mi lasci sempre senza parole portandomi in queste ambientazioni intrise di realismo magico.
La sardegna non l'ho mai vista, ma per ogni racconto tuo che leggo, cresce la mia voglia di vedere questa terra e sentirne i profumi per come tu li descrivi.
Nel tuo racconto c'è moltissimo non detto eppure la trama é chiara, il lettore capisce tutto ed é una storia commovente, dove non esiste un vero cattivo, dove il riscatto é alla portata di tutti. 
Nonostante la reticenza fra i due protagonisti traspare l'affetto e la delicatezza dei sentimenti che scorrono fra loro.
Trovo il tuo racconto davvero molto bello.

Re: [Lab21] Il ritorno

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Grazie @Albascura dei bei complimenti. :rosa:

A volte cerco di usare l’I.A., non tanto per scrivere un testo, non potrebbe essermi di molto aiuto con i miei parametri. In questo caso avevo già scritto tutto, ma può dare una certa mano con verbi e punteggiatura, questo lo ammetto, da non prendere per oro colato però; bisogna sempre ricontrollare, perché sbaglia, eccome se sbaglia.
Non gli ho chiesto niente dei Giganti della Sardegna, comuni a molte culture mediterranee, ho già domandato in passato: non riconosce la loro esistenza, mai esistiti, leggende, e insistendo classifica la questione come complottismo.
Inutile parlare delle statue dei Giganti trovate sul monte Prama, ora in un museo dei dintorni; è costretto ad ammetterlo, ma sono sculture “primitive”, non pari ad altre belle statue di altri posti della penisola italiana che attirano turisti da tutto il mondo. Per tacere delle città nuragiche, monumenti di menhir come Stonehenge a decine, più altri ancora sepolti. Roba primitiva. Il flusso turistico non va deviato.
So già che non vale la pena chiedere all’I.A. Ci sono altri siti archeologici e forum e conferenze dedicate.
Albascura wrote: In archeologia vale una regola: l'assenza di prove non è automaticamente prova dell'assenza.
Infatti le prove non sono assenti. Molte hanno fatto la fine del racconto e inutilmente dei testimoni, manovalanza, ha testimoniato e qualcuno scritto libri. Ma pensi a una grande divulgazione?  Classificati come folklore locale e peggio.
Albascura wrote: Il cuore del racconto secondo me non è la prigionia e nemmeno il mistero dei Giganti, 
Ma il ritorno come confronto fra memoria e realtà. Si sente l'attrito, nella mente di Juanne, tra ciò che vedono i suoi occhi e i suoi ricordi.
Hai visto giusto sul ritorno. I ritorni sono sempre dolorosi, niente è più come prima e ti assale il pensiero di come avrebbe potuto essere se…
Albascura wrote: L'unica cosa, che si potrebbe migliorare, che ho notato, è che il colpo di scena finale sulla natura di Juanne è molto fragile e potrebbe sfuggire facilmente. Un indizio leggermente più diretto ci sarebbe stato bene.
Sulla scena finale ti do ragione. Avrei potuto dilungarmi di più sull’ombra del “gigante” Juanne, ma sarebbe stato troppo fantasy e io, anche se amo il genere, non volevo scrivere un fantasy. Riconosco che può sfuggire ciò che intendevo, ma non potevo dilungarmi sui motivi dell’estinzione dei Giganti, sul cambiamento della composizione dell’aria sulla Terra, che li uccise, sulla punizione divina scesa sui Nephilim, alcuni dei quali si erano uniti alle donne della Terra, generando una razza di uomini sempre alti, ma non come i padri, che con le generazioni si confusero con gli altri uomini, conservando alcuni poteri.
E Juanne, che è alto oltre la media, “potrebbe” essere un loro lontano discendente, forse dotato di naturali doti di comando, magie varie e cose del genere.
Per me interessante, ma sarei andato oltre. E poi mi sarei montato la testa perché anche io sono alto “oltre la media” per queste parti. Mica esagerato: un semplice m, 1,80. Ci sono ben altri giganti.
Non oso interrogare l’I.A.  sulla questione. Forse è addestrata a fare pernacchie.

@NanoVetricida
Grazie per l’apprezzamento.
Lo stile vorrebbe fare riferimento all’area mediterranea. Anche taluni veri scrittori di mestiere, nell’area del Mediterraneo, usano questa malinconia e solitudine sotto il sole accecante e il cielo azzurro sul mare.
I Giganti rappresentano l’antico, un’era precedente, nemmeno così lontana come sembrerebbe. Nascondere, negare la loro esistenza a favore della modernità che avanza. Non c’è più tempo per loro.


Grazie @Almissima  :rosa:

Almissima wrote: in queste ambientazioni intrise di realismo magico.
Amo molto il realismo magico di Marquez.
Almissima wrote: La sardegna non l'ho mai vista, ma per ogni racconto tuo che leggo, cresce la mia voglia di vedere questa terra e sentirne i profumi per come tu li descrivi.
Mi onora e mi fa piacere. Se un giorno verrai, non andare nelle spiagge dei turisti ma in quelle isolate, nei paesi interni di pietra e di calce. E non rimanere solo una settimana, rimani almeno un anno per avere il tempo di guardarti intorno.
Conosco persone di passaggio, turisti venuti in vacanza che sono rimasti per sempre.

Almissima wrote: Nonostante la reticenza fra i due protagonisti traspare l'affetto e la delicatezza dei sentimenti che scorrono fra loro.
Non servono molte parole fra due anime per capirsi.
Almissima wrote: Trovo il tuo racconto davvero molto bello.
:rosa:
Uscito sulla strada, un tale gli corse incontro e gettatosi ai suoi piedi gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?».
Gli disse Gesù: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono all’infuori di uno solo: Dio.»
Vangelo secondo Marco, 10, 17-18

Re: [Lab21] Il ritorno

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@Alberto Tosciri ciao, ritengo tu abbia una capacità magistrale nel tratteggiare gli ambienti, i contesti, i personaggi. Lo sai fare così bene che, leggendo il tuo racconto, mi sono ritrovato a pensare ai luoghi. E paradossalmente, non essendo mai stato in Sardegna, la mia testa mi ha portato nei paesaggi lunari del 1990 della Croazia. Le isole dalmate con le coste a capofitto giù verso il mare. I paesaggi dei fichi d'india, delle viti e degli olivi dell'Istria poco vicina. I dialoghi poi hanno quel susseguirsi di pause ed interruzioni, sospensioni tipiche del parlato che ci rendono concreti i due personaggi che le pronunciano. Dicono più di quello che vorrebbero dirsi i due personaggi, ma che non fanno: per ritrosia, per rispetto, perché con l'età impari forse a tenere le parole dentro di te quando non le consideri indispensabili.
Forse l'unica cosa che mi ha lasciato un po' spiazzato è questa immersione improvvisa del magico, senza che ci fossero segnali a presagirla prima. Si capisce qualcosa del tentato omicidio, quando parli della persona rimasta invalida, ma quella parte per contrapposto è messa in ombra dal resto. Appena accennata, mentre forse io (imho) avrei voluto trovare qualche dettaglio in più, qualche pezzo di storia in più che lo connettesse con il Re.
Ho ripercorso i commenti degli altri e ho trovato un pezzo sulla natura di Juanne che avevo mezzo capito alla ennesima rilettura, ma che trovo un po' troppo nascosto. Se è vero che aveva dei poteri particolari o un rapporto speciale con il Re perché questo non è venuto fuori nella sua storia passata? se ne accorgono solo ora perché erano giovani?
Grazie della lettura, a rileggersi.
When people talk, listen completely. Most people never listen. - E. Hemingway

Re: [Lab21] Il ritorno

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Ciao @Alberto Tosciri,

un lavoro veramente notevole. Sei riuscito ad amalgamare insieme tantissimi elementi diversi (la prigionia, le vecchie amicizie, gli amori passati, l'amore e la riverenza per la terra d'origine) senza che nessuno apparisse superfluo o raffazzonato, che non è per nulla facile.

Con poche pennellate hai dipinto magistralmente il quadro dell'ambientazione, che mi si è impresso nella mente: ho proprio visto il mare, le strade polverose, il bar alla fermata del bus e la caverna.

Nella vicenda della strada che copre e distrugge le ossa dei giganti ci ho visto una buona vecchia critica ambientale, che ci sta sempre bene, se fatta a modo (come hai fatto tu).

Venendo al fulcro del racconto, ossia l'elemento magico, sei stato molto bravo a introdurlo gradualmente prima di rivelarlo del tutto e, per quanto io non sia un amante del fantasy/sovrannaturale, devo ammettere che mi è piaciuto parecchio come lo hai sviluppato. Per quanto mi riguarda poi hai fatto benissimo ad accennare solo al fatto che Juanne fosse uno dei giganti, con un ottimo foreshadowing 
Alberto Tosciri wrote: [font="Open Sans", "Segoe UI", Tahoma, sans-serif]
Alberto Tosciri
un uomo anziano, alto, con un borsone[/font]
e con un doppio senso nel finale. 
Alberto Tosciri wrote: L’ombra di Juanne si allungò sul terreno
Un colpo di scena che funziona alla perfezione proprio perché suggerito e non spiegato per filo e per segno.

L'unico appunto che posso fare a questo racconto è che talvolta i dialoghi risultano un po' innaturali:
Alberto Tosciri wrote: «Da molto che non sentivi l’aria del mare, Juanne Bartolu»
Alberto Tosciri wrote: «Non troppo male. Sono ancora vivo come vedi. E tu, Nicola Oddu?»
Trovo sempre strano che la gente si chiami per nome e cognome, ma sono dettagli trascurabili.

Infine, siccome questo contest ha come tema l'AI te lo devo chiedere: come e dove si colloca l'intelligenza artificiale rispetto al tuo testo?

Re: [Lab21] Il ritorno

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Grazie per il commento @Strikeiron
Strikeiron wrote: Forse l'unica cosa che mi ha lasciato un po' spiazzato è questa immersione improvvisa del magico, senza che ci fossero segnali a presagirla prima. Si capisce qualcosa del tentato omicidio, quando parli della persona rimasta invalida, ma quella parte per contrapposto è messa in ombra dal resto. Appena accennata, mentre forse io (imho) avrei voluto trovare qualche dettaglio in più, qualche pezzo di storia in più che lo connettesse con il Re.
Chiaramente la storia è ambientata nella Sardegna dei nostri giorni, anche se con nomi di fantasia, che però ricalcano reali radici di nomi sardi.
Per quanto io abbia romanzato tutto, ti dico che non c’è nulla di magico in questa storia. Almeno non per me. I Giganti sono stati una realtà da queste parti, in un passato neanche tanto remoto.
Giustamente potresti chiedere delle prove, ma sono state distrutte od occultate mano a mano che le loro ossa venivano fuori, per lavori di grandi arterie stradali, che interessavano vasti territori, per scavi in antichi cimiteri o dintorni di chiese abbandonate, per ritrovamenti dentro le loro tombe originarie, quelle rimaste, ma stravolte nel loro reale significato, classificate come fosse comuni.
Le persone di oggi non ci fanno più caso; quando ne sentono parlare sorridono e tirano avanti. Non troverai musei che espongono queste ossa, eppure ci sono persone che le hanno viste, che le hanno dissotterrate, che hanno visto funzionari venire a prenderle per portarle non si sa dove. Taluni di questi testimoni hanno cercato di dirlo, di informare, ma non sono stati ascoltati. Qualcuno li ha interrogati, ha scritto dei libri, messo delle foto, in epoche dove non c’era A.I. o programmi di fotoritocco, ma hanno avuto scarsa diffusione.
Hanno trovato statue di pietra che ritraevano Giganti ad altezza naturale, buttate in magazzini di musei e poi restaurate ed esposte con grande fatica, dopo decenni, ma sono conosciute solo localmente, così come tanti siti megalitici alla pari e superiori a Stonehenge. Le leggi del turismo, i loro introiti, sono molto rigide; capirai che non si possono dirottare milioni di visitatori in altri siti che non siano universalmente noti.

I due personaggi del racconto ne sono consapevoli e in fondo a loro non interessa che i fatti vengano divulgati all’universo mondo.
Sono consapevole che avrei dovuto dare più particolari, ma erano davvero tanti, lo spazio non mi sarebbe stato sufficiente.
Juanne nella sua giovinezza lavorava per costruire la statale e vide in prima persona le ruspe scovare le ossa dei Giganti e poi la loro distruzione ad opera di Oppes, che poteva essere il direttore dei lavori o il capo cantiere. Juanne non lo sopportò, entrò in diverbio e aggredì Oppes, riducendolo in fin di vita e finendo in prigione, dove fece trent’anni per successive ribellioni, aggressioni e tentate evasioni.
Sulla natura di Juanne… nei miei intendimenti, nella mia fantasia e in certe leggende occulte si dice che i Giganti si unirono con alcune donne e che generarono figli alti quasi come loro che poi, nelle generazioni, si mischiarono con  altri uomini di statura più bassa, abbassando geneticamente anche la loro altezza, ma conservando sempre un’altezza superiore agli altri.
Cosa che poteva ammantarli di una certa “autorità” o importanza relativa agli occhi di chi conosceva e condivideva i ricordi dei Giganti.
Una mia fantasia più che altro. Un mio desiderio.
Il rapporto di Juanne con il Re Gigante ancora sepolto non era frutto di particolari poteri, ma solo di rispetto per la storia del passato, una mitica "età dell'oro". Inconsciamente ci si poteva aspettare che i discendenti di questi uomini ”alti” fossero in grado di dirigere, guidare le loro comunità, nel bene e nella prosperità, come avevano fatto i loro antenati, ma niente di più, niente particolari magie.
Ripeto: mie fantasie, suffragate da storie sparse nei paesi interni. E dimenticate.
Uscito sulla strada, un tale gli corse incontro e gettatosi ai suoi piedi gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?».
Gli disse Gesù: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono all’infuori di uno solo: Dio.»
Vangelo secondo Marco, 10, 17-18

Re: [Lab21] Il ritorno

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@Alberto Tosciri ciao.

Mi sono domandato cosa avresti mai scritto considerato il tema di AI. ne esci con un racconto dall'atmosfera sospesa e arcaica davvero affascinante.
Mi pare ovvio che non sei andato su AI per la storia dei nostri giganti. Vi è un mistero su di essi e tanta confusione; quella generata ad arte da chi vuole nascondere le evidenze storiche. Ma è un discorso lungo.

I tuo dialoghi sono asciutti, laconici e perfetti per restituire il peso del passato e dei non detti tra i due vecchi amici. È molto suggestiva la progressiva rivelazione del segreto di Juanne e della natura del suo legame con il Re Iscùrtzu, chiusa da un finale dal sapore ancestrale.
Vorrei farti notare solo un piccolo dettaglio legato alla coerenza della trama. Nel testo si percepisce che Juanne ha passato quasi un'intera vita in carcere per aver aggredito Oppes rendendolo invalido. C'è persino un accenno all'ergastolo, per quanto usato da Nicola come battuta cinica sul matrimonio di Rosa. Tuttavia, le lesioni personali gravissime o il tentato omicidio prevedono pene massime molto più brevi, nell'ordine di dieci o quindici anni. Anche tenendo conto dell'aumento di pena per la ribellione in carcere, la durata della detenzione potrebbe sembrare sproporzionata rispetto al reato narrato. Per rendere la lunghissima pena inattaccabile, potresti suggerire che Juanne abbia usato esplosivi per sabotare il cantiere o che ci sia scappato il morto durante la sua incursione per proteggere la tomba.
Resta comunque un testo poetico e di grande impatto visivo, che gestisce benissimo il confine tra mito e realtà. Ciao a si biri
DISVANGELO: Il Regno Dei Cieli è Già Tra Voi
Viaggio sconsolato tra i ricordi dello Stato.
Io malata in fuga.

Re: [Lab21] Il ritorno

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Grazie per il commento @peptoc
peptoc wrote: Nella vicenda della strada che copre e distrugge le ossa dei giganti ci ho visto una buona vecchia critica ambientale, che ci sta sempre bene, se fatta a modo (come hai fatto tu).
Può starci. Ho assistito a molti scempi che si sarebbero potuti evitare, per dire la verità.
peptoc wrote: Venendo al fulcro del racconto, ossia l'elemento magico, sei stato molto bravo a introdurlo gradualmente prima di rivelarlo del tutto e, per quanto io non sia un amante del fantasy/sovrannaturale, devo ammettere che mi è piaciuto parecchio come lo hai sviluppato. Per quanto mi riguarda poi hai fatto benissimo ad accennare solo al fatto che Juanne fosse uno dei giganti, con un ottimo foreshadowing 
Forse hai gradito l' "elemento magico", come dici, perché nel mio intento, come ho detto anche a @Strikeiron, non voleva essere un elemento magico. Nemmeno io amo alla follia tutto il fantasy che circola, scritto molto male, a parte capisaldi come Tolkien e Herbert di "Dune", anche se quest'ultimo non si può definire propriamente un fantasy.

peptoc wrote: L'unico appunto che posso fare a questo racconto è che talvolta i dialoghi risultano un po' innaturali:


Trovo sempre strano che la gente si chiami per nome e cognome, ma sono dettagli trascurabili.
Infatti non è normale, hai ragione. Ma bisogna inquadrare il contesto. I due vecchi, che erano amici in gioventù, non si vedono da una trentina d'anni. Nessuno dei due fa dei gesti plateali nel rivedere l'altro. È il carattere di quella gente.
Nicola riconosce Juanne e per dimostrarglielo lo chiama per nome e cognome, dicendogli che era da "molto" che non sentiva l'aria di mare e poi come gli è andata.
Allo stesso modo Juanne risponde "non troppo male" e poi come è andata a lui, chiamandolo a sua volta per nome e cognome, per dimostrargli che anche lui lo ha riconosciuto.
Entrambi si chiamano per nome  e cognome per far capire, ognuno all'altro, che non si sono dimenticati. Non è un modo di salutarsi comune tutti i giorni.
peptoc wrote: Infine, siccome questo contest ha come tema l'AI te lo devo chiedere: come e dove si colloca l'intelligenza artificiale rispetto al tuo testo?
Hai ragione. Mi poni una domanda giusta. Devo confessare che l'A.I. non vi trova posto. Non che non l'abbia interrogata, ma non poteva essermi utile in questo caso. Tante volte ho interrogato l'A.I. sui Giganti in Sardegna e in altre parti del mondo e mi ha sempre scritto pagine e pagine per dirmi che sono mere leggende e storie mitiche. Alle richieste più specifiche di ossa ritrovate in cantieri, musei, occultamenti, libri di testimoni e quant'altro ha classificato il tutto come "complottismo", ma lo sapevo già che avrebbe risposto così, come tante altre volte su tanti altri argomenti che non fanno parte del pensiero comune, come il "Mud Flood" o gli "Orphan Trains"  e sui quali mi documento diversamente. 
Non potevo interrogarla sulla storia che avevo in mente, non poteva sapere la storia dei personaggi, la loro mentalità e non potevo perdere tempo a raccontargli la loro biografia e tutta la storia. Avevo già tutto in mente io, anche i particolari. Forse potevo chiedere sui periodi scritti, sulle virgole, sui punti, su alcuni sinonimi, su refusi, ma cerco di arrangiarmi da solo, sono molto lento nelle revisioni e nelle riscritture, ma è sempre stato il mio metodo,  e poi per quello è sufficiente Word, con tutto che non seguo mai ciecamente i consigli nè di A.I. e nemmeno di Word.
Uscito sulla strada, un tale gli corse incontro e gettatosi ai suoi piedi gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?».
Gli disse Gesù: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono all’infuori di uno solo: Dio.»
Vangelo secondo Marco, 10, 17-18

Re: [Lab21] Il ritorno

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Ciao @bestseller2020

grazie per il tuo commento
bestseller2020 wrote: Mi pare ovvio che non sei andato su AI per la storia dei nostri giganti. Vi è un mistero su di essi e tanta confusione; quella generata ad arte da chi vuole nascondere le evidenze storiche. Ma è un discorso lungo.
Sì, hai ragione, come ho anche esposto sopra a @peptoc

In quanto alle evidenze storiche... ce ne sono di quelle che gridano vendetta da sempre. E alcuni discendenti dei Giganti non hanno avuto modo di intervenire. Gli hanno legato le mani.

E hai perfettamente ragione sul fatto della sproporzione della pena in prigione per Juanne, infatti non volevo che fosse condannato per omicidio. Potevano dargli una dozzina d'anni, più buona condotta, benefici e sconti vari per ogni anno si riducevano ulteriormente. Ho immaginato che durante la detenzione tentasse qualche evasione, magari più evasioni, picchiando o ferendo degli agenti, aggredendo altri detenuti, distruggendo arredi carcerari, beni pubblici, magari minacciando a mano armata degli ostaggi... Certo: molta fantasia per aggiungere, di anno in anno, un'altra quindicina d'anni.  Però, alla luce di molte palesi ingiustizie e allungamenti spropositati di pene, anche di persone innocenti, potrebbe pure quasi, dico quasi starci.
Però hai ragione: in queste cose occorre precisione.
Grazie.
A si biri
Uscito sulla strada, un tale gli corse incontro e gettatosi ai suoi piedi gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?».
Gli disse Gesù: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono all’infuori di uno solo: Dio.»
Vangelo secondo Marco, 10, 17-18

Re: [Lab21] Il ritorno

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Ciao, non sapevo nulla di questa storia ma l'ho trovata familiare e in un certo qual modo ho trovato qualcosa del genere anche in Friuli.
Nella zona della Carnia (zona montuosa del nord est) le leggende parlano della stirpe dei Salvans: degli uomini giganteschi che insegnarono all'uomo attuale le arti della caccia, dell'agricoltura, l'uso del fuoco... dopodiché gli uomini normali entrarono in competizione con loro e li allontanarono, li buttarono fuori e costrinsero a ritirarsi nei boschi (belli fitti) dove questi scomparvero.
la mitologia della Carnia è inoltre piena di storie dove gli esseri ancestrali si mescolano agli uomini (tipo le agane, o spiriti delle acque, che si mettevano con gli uomini e avevano dei figli da essi, mascherandosi da donne normali a patto che il loro uomo non svelasse il loro segreto). Tracce di verità nelle leggende tramandate fino a noi, imho.
Scusami per questo OT, ma io ho la passione di andare a leggere le leggende o le storie arcaiche. Ora andrò ad approfondire questa storia dei giganti in Sardegna. Molto interessante, grazie.
When people talk, listen completely. Most people never listen. - E. Hemingway

Re: [Lab21] Il ritorno

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Strikeiron wrote: io ho la passione di andare a leggere le leggende o le storie arcaiche. Ora andrò ad approfondire questa storia dei giganti in Sardegna. Molto interessante, grazie.
Mi fa piacere. Grazie a te.
Uscito sulla strada, un tale gli corse incontro e gettatosi ai suoi piedi gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?».
Gli disse Gesù: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono all’infuori di uno solo: Dio.»
Vangelo secondo Marco, 10, 17-18

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