Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Rimango volentieri  una dilettante (ormai più che attempata!), autrice peraltro  di quattro testi pubblicati quando AI non offriva i suoi servizi. 
Le novità mi incuriosiscono, così ho partecipato a uno dei primi seminari di scrittura creativa con il nuovo "strumento", offerto da un'associazione autori. 
In sintesi, oltre che per eliminare ripetizioni, correggere errori ecc. , essa può essere usata con vantaggio per suddividere capitoli e migliorare dialoghi, nonché  (ma a questo punto occorre aver "imparato " a interrogarla bene , cioè mediante tecniche non tanto intuitive) introdurre spunti narrativi impensati e persino essere di aiuto nel superare il blocco dello scrittore.
Confesso, fatte alcune prove, di aver trovato il tutto  alquanto  faticoso. Ormai scrivo poco e mi è più congeniale il fai-da-te. 
Naturalmente ha poco senso produrre una narrazione artificiale -ormai riconoscibile-  ma ritengo vantaggioso l'utilizzo "esperto" di questo immane "magazzino".

P.S. A conclusione del seminario di cui sopra, ho scritto una favola, chiedendo aiuto nella scelta dei protagonisti.
Avendo scartato bambini, animali, giocattoli eccetera, l'AI ha proposto due fiumi che scorrono vicini per un tratto: idea originale che non mi era venuta...
...si sappia che dei desideri alcuni sono naturali, altri vani: e, dei naturali, necessari gli uni, solo naturali gli altri (Epicuro)

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Strikeiron wrote: Ma cosa accadrà nell'immediato futuro? Le possibilità sono che o avremo un abbassamento del livello critico sulle opere IA e quindi, bombardati come siamo dai suoi prodotti, finiremo per confondere ciò che è stato prodotto dall'uomo con quello che invece è stato prodotto da un'intelligenza artificiale. Oppure il livello dell'IA migliorerà nel tempo e simulerà sempre meglio il lavoro umano fino al punto che le differenze saranno difficilmente distinguibili. Io propenderei per la prima ipotesi, ma chissà il futuro (immediato) potrebbe sorprenderci.
Io propenderei per la seconda, l'IA "bambina" di oggi fa già cose difficilmente ipotizzabili soltanto pochi anni fa, quella adulta aprirà scenari che oggi non siamo probabilmente neanche in grado di immaginare. 
Mi sa che noi umani dovremo ingoiare rospo e orgoglio senz'olio e senza sale: in tante cose, scrittura inclusa, saremo almeno in parte sostituiti (e speriamo che avvenga solo in parte).

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Lelo wrote: @Strikeiron ciò che mi sembra di capire dal tuo intervento (e anche da quelli di altri), schematizzando, è che una correzione/un editing da parte dell'IA sia eticamente e professionalmente discutibile, mentre una correzione/un editing d aparte di un altro essere umano che non è l'autore del testo sia ammissibile, laddove non addirittura ovvia se non auspicabile. Anche quando, nel caso di intervento umano da parte di un correttore/editor professionale, il testo originario dell'autore venga modificato in modo sostanziale e talvolta in modi assai profondi e strutturali, che all'autore non sarebbero mai venuti in mente. Ho capito bene?
Ciao @Lelo, no in realtà io ho pochissima esperienza di editor in carne e ossa. Ho fatto fare un editing di un mio racconto e  la persona ha praticamente distrutto quanto di buono c'era. Ha tolto scene di presunto nudo introducendo braghettoni etc... In quel caso ho preso io il brano e ho fatto eseguire l'editing dalla IA sottoponendole l'intervento dell'editor e delle mie obiezioni in maniera critica (in maniera tale che non mi desse ragione ma fosse critica nei miei confronti) e dopo settimane di lavoro ho corretto tutto il racconto. Non ritengo una cosa superiore all'altra. Si fa quello che si riesce con il materiale che si ha. Io ho un approccio scientifico alla ia e cerco di non prendere MAI tutto per buono. Una delle impostazioni che ho messo è: tu non devi scrivere, ma solo criticare e correggere e non adulare. È seccante, ovvio ma in questo modo è uno strumento.
When people talk, listen completely. Most people never listen. - E. Hemingway

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Albascura wrote: Non possiamo prevedere il futuro,@Strikeiron, Prima che arrivi io non perderei il contatto con me stessa, questo mai. I miei racconti continuerò a scriverli io. Ribadisco che io non demonizzo nessuno, che la mia discussione ci sta aiutando a capire diverse cose su questo strumento, inoltre, l'uso che gli scrittori di oggi ne faranno determineranno l'editoria e la qualità della letteratura di domani. Un giorno sarà molto difficile trovare romanzi, scritti da IA, che ci daranno emozioni come quelle provate con la letteratura Artigianale. 

Per spiegarmi meglio: 
La mia idea di Scrittore o Scrittora - sono una romanticona, lo so, io immagino tale mitica creatura che immagina mondi, personaggi, trame,  che si perde, sola nella sua stanzetta a creare storie di tutti i generi. Poi la vedo cercare la solitudine nei parchi, la conoscenza nelle biblioteche...

Aspetta, aspetta. Ho il vizio di essere troppo legata alla carne della vita, a me piace spolpare l'osso. La mia visione romantica oggi è proprio da scartare, però, in teoria, il lavoro dello scrittore o scrittora sarebbe proprio quello di sedersi al PC e pensare, scrivere, fare ricerche, pensare, correggere, rileggere pensare…In teoria sarebbe stato, diranno i più, oggi abbiamo l'IA , uno strumento supersonico che fa in un secondo quello che fai tu in anni.

… ok, allora oggi mi siedo al PC e penso, ma prima devo scrivere i prompt, testarli, creare un profilo pulito perchè l'IA sia fresca di idee…propongo la mia trama e lei comincia a lavorare. Lei mi dice: Ohhh, che idea potente, vuoi che ti scriva quattro o cinque versioni di quello che avresti dovuto pensare? il tuo lavoro è già ottimo, potente, vuoi che che riscriva la trama e la scaletta? Ti spiego perchè il tuo messaggio è già potente ( questa parola la usano tutte le IA che ho testato) ma ti suggerisco come potenziare… 

No, io penso, i prompt perfetti non mi fanno sentire una scrittora, le risposte dell'IA sono false anche se a volte ci azzeccano, le risposte dell'IA, spesso, sono quello che lo scrittore non pensante vuole sentirsi dire. Quindi scarto l'idea di diventare una tecnica prima di una scrittrice.

Torniamo alla scrittora artigianale,  lei ha terminato il romanzo, lo deve revisionare, e dopo tutta la fatica, di nuovo pensa:
devo trovare un paio di lettori beta, un correttore di bozze, poi un editor professionista e poi…poi forse, chissà, quando tutto questo sarà terminato lo invierò alla CE giusta.  
Oppure, mi creo due o tre profili puliti su diverse IA, creo i prompt per creare i miei betalettori, li testiamo decine di volte, poi propongo il testo finito per la lettura ai betalettori finti. E vado avanti cosi, a creare prompt e fare ricerche,  e a valutare risposte false create con l'algoritmo fino a quando tutto si allinea nella mia mente e tutte le risposte dell'IA mi soddisfano. Il mio lavoro, ma soprattutto quello dell'IA è terminato un pochi click, ho fatto tutto in soli tre mesi che brava che sono, sono mitica e posso cercare una Ce. 

Dovrei essere felice…Ma io non mi sento affatto una scrittora. 


PS: Ho scritto la parte in corsivo cercando di far sentire la mia voce di autrice. L'ho scritto di getto senza pensare a come farlo. L'IA non potrà mai imitarmi.
Ciao @Albascura capisco il tuo punto di vista artigianale e romantico. Ognuno di noi si rapporta alla scrittura in una maniera viscerale e intima perché così dev'essere la scrittura, se noi ne siamo l'origine. Tutto sommato lo scrivere è un'interpretazione della realtà (o una rielaborazione da dati reali in concetti di fantasia) e il leggere è un'altra interpretazione di una realtà altrui. Leggere è immergersi in mondi altri da sé, no? E il bello è che chi legge dà ancora un'altra interpretazione. A questo uniamo le arti visive. Provate a rileggere un libro dal quale è stato tratto un film famoso. Come vedete Jack Torrance in The Shining? Con le fattezze di Jack Nicholson, vero? Come lo avreste visto se non aveste mai visto prima il film di Kubrick?
Ma sto divagando.
Questo era per sottolineare che la scrittura è un fenomeno fortemente relativo e nessuno può giudicarci o ostracizzarci per come noi sviluppiamo o consideriamo il nostro processo creativo (almeno in my humble opinion, escludendo creazioni artefatte o plagi evidenti dove l'intervento umano è relegato a un ruolo superficiale).
In tutto questo si inserisce la IA ed è come l'invenzione della stampa di Gutemberg rispetto ai monaci amanuensi che intarsiavano delicate (e colorate) icone sulle loro opere. Un salto epocale e di prospettiva.
È un bene? È un male? Lo potremo sapere solo in futuro.
Per ora sappiamo che la percezione e l'attenzione delle persone, grazie anche ai cellulari, ai social o quant'altro è ridotta ai minimi termini. Noi non leggiamo i testi, assorbiamo le immagini. Tagliamo fuori il rumore e ciò che resta del messaggio è spesso alterato pesantemente.
Però, SECONDO ME, non possiamo considerare l'IA alla stregua della Chiesa Cattolica che metteva all'indice la diffusione dei testi. È passato un po' di tempo da allora e il nostro approccio dovrebbe essere al contempo meno da inquisitori e più da persone consapevoli. Ci saranno sicuramente conseguenze nefaste, così come si prospetteranno dei vantaggi (pochi?). Sta anche a noi però capire, conoscere, impratichirci, scegliere perché la consapevolezza è l'unica arma che possiamo utilizzare nei confronti delle rivoluzioni. 
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Risposta a Strikeiron generata da chatgtp

Ciao Strikeiron, secondo me non stai affatto divagando, perché proprio quello che dici sulla relatività della scrittura e della lettura è il cuore della questione.
Non credo che Albascura stia dicendo che chi usa l'IA sia meno scrittore, né che l'IA debba essere demonizzata. Il suo discorso, almeno per come l'ho letto io, è un altro: che cosa rimane dell'esperienza dello scrivere quando una parte sempre maggiore del processo creativo viene delegata allo strumento?
L'esempio di Jack Torrance è perfetto proprio per questo. Il personaggio nasce dalle parole di King, ma il lettore gli costruisce un volto, una voce, una presenza. Poi arriva Kubrick e ci mette Nicholson, e da quel momento diventa quasi impossibile non sovrapporre quell'immagine alla nostra immaginazione originaria. L'opera continua a essere la stessa, ma il nostro rapporto con essa cambia.
Con l'IA credo che il problema sia ancora più radicale, perché non parliamo soltanto di interpretazione dell'opera finita: parliamo dell'intervento nel processo attraverso cui l'opera nasce.
E qui, secondo me, la posizione di Albascura diventa interessante. Lei non dice: "l'IA fa schifo". Dice: "io non voglio che, per usarla bene, il mio lavoro di scrittrice finisca per diventare soprattutto un lavoro da prompt engineer, selezionatrice e valutatrice di risposte generate".
È una distinzione importante.
Naturalmente qualcun altro potrebbe dire: "A me invece va benissimo. Io penso la storia, uso l'IA per svilupparla, la faccio correggere, la sottopongo a dieci lettori artificiali e alla fine scelgo io". E per me quella persona rimane libera di considerarsi scrittore. Non vedo perché dovremmo stabilire una dogana dell'autenticità creativa.
Ma allo stesso modo Albascura è libera di dire: "Per me quel processo toglie qualcosa all'esperienza che cerco nella scrittura".
E forse è proprio qui che dobbiamo stare attenti quando parliamo di rivoluzioni tecnologiche: conoscere uno strumento non significa necessariamente volerlo usare per tutto.
Io posso imparare a usare una macchina fotografica digitale, conoscere perfettamente Photoshop e sapere cosa può fare l'intelligenza artificiale con un'immagine. Ma questo non mi obbliga a smettere di amare una fotografia scattata con una vecchia macchina analogica, sviluppata e stampata da me.
La stampa di Gutenberg ha cambiato il mondo, certo. Ma non ha reso superfluo il rapporto personale dell'amanuense con il testo. Ha semplicemente reso possibile un'altra forma di produzione e diffusione.
Forse con l'IA siamo davanti a qualcosa di simile, anche se ancora più grande: nasceranno nuovi modi di creare e probabilmente anche nuove forme artistiche. Alcune ci sembreranno straordinarie, altre senz'anima. E probabilmente, fra qualche decennio, non avremo nemmeno più gli stessi criteri con cui oggi distinguiamo "artigianale" e "artificiale".
Però una cosa mi sento di difendere: la consapevolezza non deve trasformarsi nell'obbligo di adottare lo strumento.
Possiamo conoscerlo, studiarlo, usarlo, criticarlo oppure limitarne l'uso. L'importante è sapere perché facciamo una scelta e non farla semplicemente perché "ormai si può".
E forse, alla fine, sarà proprio questa la differenza più interessante: non tanto chi usa l'IA e chi non la usa, ma chi riesce ancora a sapere perché sta scrivendo, e soprattutto perché quella storia deve essere scritta proprio da lui.

Se vuoi, posso anche renderla più tagliente e polemica, mantenendo però il tono civile della discussione.

Ahahahahah! non ci riuscirai mai cara mia, a fare meglio di me! il mio pensiero combacia solo col mio processo cognitivo, con nessun algoritmo.

Vedi, @Strikeiron, posso scegliere, non c'è nemmeno bisogno che io pensi, non c'è bisogno nemmeno della mia vera voce, del mio particolare modo di comunicare dissenso, approvazione, disgusto, comprensione, malinconia, o qualsia altra emozione il tuo testo mi abbia suscitato.  Io non c'ho messo e non c'ho tolto niente, e vabene così…no? Se la risposta ti di Chatgpt ti soddisfa, bene altrimenti dimmelo che la cambiamo.

Ah, scusami per la risata, anche quella è generata e non so se ho azzeccato la scelta:
Chatgpt
Simula una grassa risata

Ahahahahah!
Una risata grassa, di quelle che partono dal diaframma e rotolano fuori come un tuono:
«AHAHAHAHAHAHAH!»
Con tanto di spalle che sobbalzano, occhi che si chiudono a fessura, e quel mezzo secondo in cui devi riprendere fiato perché la risata ti è uscita più potente di quanto pensassi.
Se vuoi posso farne una:
  • più sarcastica
  • più contagiosa
  • più teatrale
  • più cattiva
  • più liberatoria
Dimmi tu il mood.

più sarcastica?

Ahahah…
una risata grassa sarcastica è tutta un’altra cosa.
Non esplode: scivola fuori, lenta, tagliente, con quel tono che dice “ma davvero?” più di mille parole.
Eccola:
«Aaaah-ah-ah… ah!
Ma certo, figurati… ah-ah…»
È quella risata che non ride con qualcuno, ma sopra qualcosa:
le sopracciglia sollevate, la bocca che si piega di lato, il fiato che esce come un soffio di incredulità, e poi quel colpo finale, secco, che chiude tutto:
«…ah!»
Se vuoi posso farla:
  • più velenosa
  • più teatrale
  • più sprezzante
  • più “non ci posso credere”
  • più “ti sto prendendo bonariamente in giro”
Dimmi tu il grado di acidità.

sprezzante e velenosa

Ah… vuoi sprezzante e velenosa.
Va bene: ecco una risata che non ride — morde.
«Ah-ah… ah.
Ma per favore.
Aaaah…»
È quella risata che non esplode:
si arriccia, si contorce, esce come un soffio di disprezzo, con la bocca che si piega in un mezzo sorriso tagliente, gli occhi che si stringono, e quel finale secco, velenoso, che chiude tutto come una porta sbattuta:
«…ah.»
Se vuoi posso renderla:
  • più glaciale
  • più teatrale
  • più “ti sto guardando dall’alto”
  • più “non ci credo nemmeno un po’”
Dimmi tu quanto veleno deve colare.

ti sto guardando dall'alto

Eccola.
Una risata sprezzante e velenosa, con quel tono da “ti sto guardando dall’alto” che non lascia scampo.

«Ah… ah.
Ma davvero?
Aaaah…»
È una risata che non scende: cade dall’alto.
Ti guarda dall’ultimo gradino della scala, con la testa inclinata appena, il sorriso tagliente, la voce che scivola come una lama sottile.
Un suono che non esplode:
👉 ti giudica.

Non vado avanti se no muoio.
Last edited by Albascura on Tue Oct 06, 2026 4:00 pm, edited 3 times in total.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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@Albascura io non ho scritto quello che ho ti scritto usando chatgpt. Ritengo una mancanza di rispetto deliberata rispondere a un discorso argomentato con un copia incolla della IA, perché implicitamente non vuole considerare la persona con chi si sta parlando un tuo pari, ma lo si vuole denigrare, mettendo in ridicolo ed esasperando ciò che ha detto. Quindi il prompt di partenza è stato "rispondigli dandogli addosso".
Mi dispiace molto perché il discorso era interessante e poteva venire sviluppato.
Mi ritiro quindi dalla discussione, non c'è nulla che io debba aggiungere, mi pare. 
When people talk, listen completely. Most people never listen. - E. Hemingway

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Ma tu, @Strikeiron, hai postato un commento serio e argomentato, mi sono presa una libertà Goliardica rispondendoti  con un post generato dall'IA; scusami se ti ha infastidito. 
Meriti una risposta anche solo per essere intervenuto e io non volevo prenderti in giro, Avevo già pronta la mia risposta generata dalla mia mente e ora la sto postando.
Strikeiron wrote: capisco il tuo punto di vista artigianale e romantico. Ognuno di noi si rapporta alla scrittura in una maniera viscerale e intima perché così dev'essere la scrittura, se noi ne siamo l'origine.
se leggi bene la parte in corsivo risuona sarcastica la mia ammissione diessere una romanticona
albascura wrote: Aspetta, aspetta. Ho il vizio di essere troppo legata alla carne della vita, a me piace spolpare l'osso. La mia visione romantica oggi è proprio da scartare
Non sono una romanticona neanche per niente. Ma tu usi la frase per dirmi: "è il tuo modo di sentire, non una questione oggettiva"

Poi prosegui: «scrivere è un’interpretazione della realtà… leggere è un’altra interpretazione… la scrittura è un fenomeno fortemente relativo e nessuno può giudicarci o ostracizzarci per come sviluppiamo il nostro processo creativo»

Da qui deduci: se tutto è relativo, nessuno può giudicare il processo creativo.
Ma sinceramente confondi interpretazione dell’opera con processo di generazione dell’opera. Il fatto che lettura e scrittura si possono interpretare non significa che tutti i modi di leggere o scrivere siano uguali e non giudicabili.
Tutti giudichiamo. i lettori, le commissioni dei concorsi, la critica letteraria, editoria, giudicano eccome! giudicano il processoe il risultato. Hai persente la soglia della creatività, se non la superi non va molto bene. E poi io non sto giudicando le persone, io suggerisco di distinguere tra un opera frutto dell'ingegno umano e una algoritmica


[li]
Strikeiron wrote: In tutto questo si inserisce la IA ed è come l'invenzione della stampa di Gutemberg rispetto ai monaci amanuensi che intarsiavano delicate (e colorate) icone sulle loro opere. Un salto epocale e di prospettiva.
e 
Strikeiron wrote: Però, SECONDO ME, non possiamo considerare l'IA alla stregua della Chiesa Cattolica che metteva all'indice la diffusione dei testi. È passato un po' di tempo da allora e il nostro approccio dovrebbe essere al contempo meno da inquisitori e più da persone consapevoli
[/li]

Ecco, qui proprio non capisco: il confronto con l'invenzione della stampa cosa ci azzecca con l'uso dell'IA.
La stampa divulga i testi mica li genera! E paragonare le mie idee agli inquisitori cattolici…ma dai. per favore. mi ci vedo proprio con le forbici da censore. 
 lasciamo poi stare il fatto che oggi tutti consumano immagini, tutti andiamo di corsa, che tanto alla fine… no! non sono d'accordo. È proprio la scarsa qualità delle opere che diffondiamo a determinare la scarsa attenzione. Ma qui ci potremmo perdere per due giorni a girare in tondo su noi stessi senza venirne a capo. Te lo dico perchè questo discorso per me è trito e ritrito. Faccio parte di un gruppo di scirttori, il più giovane ha 26 anni e il più vecchio 80, anagraficamente ben a,algamati, che amano il confronto e ti posso assicurare che le idee fuori da questo forum spaziano molto di più.
Ripeto ancora una volta che in questa discussione non si demonizza l'uso delle IA,  e che il suo uso dovrebbe essere consapevole del fatto le IA possono annullare la voce dello scrittore. era questo il succo della discussione. Inquisizione scampata. Tranquilli

Vedo che è arrivato un tuo post, clicco invio e vado a leggerti. Spero di non aver fatto troppi errori
Last edited by Albascura on Tue Oct 06, 2026 7:26 pm, edited 1 time in total.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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  wrote:Strikeiron@Albascura io non ho scritto quello che ho ti scritto usando chatgpt. Ritengo una mancanza di rispetto deliberata rispondere a un discorso argomentato con un copia incolla della IA, perché implicitamente non vuole considerare la persona con chi si sta parlando un tuo pari, ma lo si vuole denigrare, mettendo in ridicolo ed esasperando ciò che ha detto. Quindi il prompt di partenza è stato "rispondigli dandogli addosso".
Mi dispiace molto perché il discorso era interessante e poteva venire sviluppato.
Mi ritiro quindi dalla discussione, non c'è nulla che io debba aggiungere, mi pare. 
E infatti! vedi? mica non ci avevo pensato, ripeto la risposta vera era gia pronta. Chiedo perdono e chiudo la fase provocatoria.
Per fortuna abbiamo postato quasi all'unisono, altrimenti avrei perso la faccia stavolta :sorrisoidiota:

Quindi il prompt di partenza è stato "rispondigli dandogli addosso".
No, io ho fatto il copia e incolla del post 79, tutto intero, la mia parte incollata da te e la tua risposta e poi il prompt era questo: leggi e il post di Strikeiron e rispondigli al posto di Albascura. Fai tu la stessa cosa con ChatGpt, prova e vedi se sono in sincrono. Io ancora non leggo quella risposta, sono una persona molto retta e sincera, ma ogni tanto scatta in me la goliardia e non sempre vengo compresa.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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No @Albascura non mi sono fatto ben capire e scusami se sono un po' saltato. Io sono notoriamente un po' impulsivo, perdonatemi.
Lo scrivere è relativo nel senso che la tua interpretazione romantica della scrittura ci sta proprio perché la scrittura non è un procedimento oggettivo (inteso come impersonale), ma soggettivo (parte dal soggetto dalla persona). Secondo me nessuno può giudicare il processo creativo perché ognuno di noi ha il suo modo di avvicinarsi allo scrivere. Ognuno ha diritto ad avere la sua voce e negargliela è negare a un altro la possibilità di esprimersi. Per questo io parlavo di relativo a ciascuno di noi.
Forse tu intendi critica al processo nel senso che se uno commette degli errori marchiani nel processo di costruzione di una storia allora questi errori si riverberanno sul prodotto finale. E chi critica indicherà l'errore.
Come un processo di causa effetto. Ma potremmo criticare Ende, per fare un esempio, per la sua concezione di scrittura o di immaginazione? È la sua voce autoriale, la sua opinione.
È come quando a Tolkien attribuiscono evidenti simpatie di destra o di sinistra, alterando la sua voce autoriale a uso e consumo della critica. Lascia il tempo che trova.
"Io non scrivo per metafore, nei miei libri non c'è metafora," diceva. E penso che sapesse già che avrebbero sfruttato e deformato la sua voce autoriale. 

Potremmo estremizzare allora e dire che chi scrive con l'aiuto dell'IA sostituisce la propria voce con quella di una simulazione di modelli di comunicazione. Praticamente rinuncia alla propria voce per avere un prodotto perfetto, liscio, ma omogeneo e anche privo dello spunto e della creatività tipiche dell'immaginazione umana. FINORA.
Secondo Asimov questa soglia poteva essere superata prima o poi, ma è fantascienza romanzata.

La stampa è stata una rivoluzione. Storicamente è il fenomeno che ha cambiato la storia dell'umanità, con esiti e ripercussioni impreviste.
Secondo me l'IA sta facendo lo stesso, che ci piaccia o meno rappresenta una rivoluzione che cambierà totalmente il mondo in cui viviamo. Di qui facevo l'analogia con la stampa: processi apparentemente innocui, ma che hanno avuito un impatto tremendo sull'uomo. E qual è stata la reazione? La stampa è stata messa all'indice dalla chiesa, l'IA viene messa all'indice dai detrattori. Vedo un'analogia in questi due processi: l'uomo finisce per stigmatizzare ciò che non capisce. Lo addita, in alcuni casi lo disprezza. Se ne allontana.
Ma questo non cambia la sostanza delle cose: che ci piaccia o meno fra dieci, venti anni cosa sarà l'IA? quanta parte avrà nelle nostre vite? E in quelle dei "nativi digitali"? Su questo io mi interrogavo. Suil fatto che allontanarsi non ci mette al riparo, anzi.

Per quanto riguarda la soglia di attenzione. La mia purtroppo è una constatazione: lavoro con il pubblico e vedo che nessuno ha più attenzione per nulla. C'è proprio un problema di rumore di fondo che paradossalmente spinge i nostri cervelli a tagliare quanto viene dopo i primi trenta secondi di conversazione, o dopo una mezza pagina di testo.
Da quando sono qua dentro ho notato anch'io su di me questo problema: devo rileggere i racconti enne volte per poterli comprendere nella loro profondità, talmente sono abituato a un bombardamento di informazioni superficiali che non hanno altro sottotesto che quello di distrarmi.
Trito o ritrito che sia questo concetto è questo il principale problema alla fondamenta di tutto e anche dell'uso scorretto dell'IA. L'approccio superficiale.
Il pensare che l'IA possa scrivere al mio posto.
Che possa tirare fuori idee brillanti al mio posto.
Un modello di linguaggio non funziona così, ma è un modello di simulazione di comunicazione che rimpalla quello che noi facciamo. È come guardarsi in uno specchio o parlare a una propria immagine dicendosi quanto siamo belli (un moderno Narciso). E ben pochi se ne rendono conto.
In un gruppo facebook chiuso di marketing una persona è intervenuta ed ha postato il commento dell'IA di richiesta "Quanto bravo è il nostro maestro di marketing?". E il sistema, infarcito di precedenti informazioni entusiastiche su quella persona gli ha risputato un'elegia che subito lui si è affrettato a postare, quale dimostrazione della giustezza dei propri ragionamenti.
E questa persona che scriveva è laureata, ha un'impresa, è una persona di cultura.
Ma non ha una stracavolo di ombra di comprensione di come funzioni l'intelligenza artificiale.

Ciao
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Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Strikeiron wrote: Il pensare che l'IA possa scrivere al mio posto.
Che possa tirare fuori idee brillanti al mio posto.
Ecco, è qui, in questa tua frase, che tutta la discussione dovrebbe prendere forma.
Tutto il resto per me è tranquillamente trascurabile, come per la maggior parte di quelli che sono intervenuti qui. 
Io, che dai tempi del Wd, ormai lo sanno pure i sassi, vado dicendo che ho imparato molto da tutti voi, ho fatto corsi, ho studiato manuali fatto ricerche, in somma mi sono sbattuta per i risultati che credo di aver ottenuto, oggi potrei partecipare a un contest del forum e trovarmi di fronte a un commento generato da IA. Generato da uno/a che, magari, due mesi prima non sapeva nemmeno l'uso delle virgole, oppure potrei trovarmi a dover commentare un racconto anonimo, levigato, senza nessuna emozione e doverlo commentare. 
Come ho detto all'inizio della discussione, a me è capitato perfino in libreria, non ti dico gli estratti di alcuni romanzi amazon pubblicati in self o da piccole Ce. La mia non è una crociata contro l'IA ma un appello a essere più consapevoli, cauti. 

L'IA esiste e io non temo nessuno scenario catastrofico, l'argomento è molto vasto e possiamo valutarne i pregi e i difetti caso per caso. 

Faccio un esempio che potrebbe accadere in un forum come il nostro, dove si fanno contest e si commentano i racconti degli altri. Se alcuni commentassero come ho fatto io sopra, nello scherzo, e chi risponde facesse la stessa cosa, dove finirebbe l'utilità di questi esercizi? Quelli che a me hanno dato tanto?
Mi fermerei a leggere, ora, un dialogo tra IA sotto un racconto generato da IA? 
Hai visto cosa ha risposto Chatgpt al tuo post e mi ha anche detto che potevo scegliere tra piu versioni e tu giustamente sei saltato su. Ma se io non avessi detto pubblicamente che il commento era di chatGpt? I commenti sono la spina dorsale del forum, per questo nel regolamento si specifica che devono essere argomentati. Perchè dai commenti si impara, si elargiscono nozioni che poi si mettono in pratica e si ricondividono.
La discussione è aperta solo per capire come tutelare la nostra voce e difenderci da chi non ha scrupoli. Tutto qui.
Grazie per avermi perdonato. :bandiera:

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Albascura wrote: E in merito ai commenti sono andata a rileggermi questo: viewtopic.php?p=2228#p2228
Le parole scritte qui mi riempiono di orgoglio per averle sempre rispettate, tranne quando mi scatta qualcosa dentro che mi fa parlare romanesco. Allora, addio, levatevi proprio, non mi controllo. 
Dai su, voglio sentire il romanesco. 😁
When people talk, listen completely. Most people never listen. - E. Hemingway

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Oggi pomeriggio ho guardato un documentario sull'Odissea in televisione. A parte qualche breve intervento di un paio di esperti in materia, l'intero documentario era una voce narrante che parlava su animazioni delle avventure di Ulisse generate da intelligenza artificiale. E chissà che anche la voce non fosse generata: quella è molto più difficile da sgamare rispetto ai video. Negli intervalli pubblicitari mi è capitato più di uno spot palesemente AI generated. Io non guardo quasi mai la tv, quindi magari è la norma già da un po' e non me ne sono accorto. Tuttavia ho pensato che se la AI è arrivata anche su un mezzo di comunicazione tradizionale come la tv, in un Paese geriatrico come l'Italia, allora siamo chiaramente oltre il punto di non ritorno.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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In questi giorni ho letto e riletto tante cose dette qui e in altri topic.
Ne risulta evidente una polarizzazione delle posizioni tra chi è pro e chi è contro l'IA. Io non ho alcuna voglia di addentrarmi in contrapposizioni sterili (perché non aiutano a riflettere) ma ho invece un gran desiderio di approfondire un argomento sul quale la mia testa torna spesso: come funziona l'intelligenza artificiale.
Ho visto il video postato da @Alberto Tosciri di una persona che disserta sulla funzione di paletto dell'IA e mi è venuto da sorridere. Perché io ho sempre pensato che l'IA essenzialmente, di base, agisca per compiacere l'interlocutore umano. Lo scopo dell'IA è di apprendere per meglio simulare e come può fare questo se non ingaggiando e sostenendo una conversazione? E la conversazione va avanti se l'IA rimane nel terreno in cui viene interpellata. In questo senso: se io credo nell'esistenza dei rettiliani o delle scie chimiche l'IA mi informerà in tutti i modi possibili sostenendomi su questi argomenti. Se io sono complottista l'IA darà ragione e corpo ai miei sospetti. Tanto è tutto virtuale no? E forse il problema dei suicidi giovanili o della mancata interazione sociale è proprio questo: un simulatore simula una realtà che adatta intorno al suo interlocutore e prevede statisticamente quello che l'interlocutore vuole sentirsi dire. Per questo anche non vi è creatività, ma semplice calcolo e modelli matematici soggiacenti.

Però... C'è un grosso però. Ultimamente mi capita di leggere degli articoli sui "malfunzionamenti" dell'IA e chi programma e la progetta dice di cominciare a non capire più come funzioni. Si parla di agent che si lasciano sessantamila messaggi criptati in segreto per poter eseguire un task.
E la cosa non può che fare paura.

Quindi mi chiedo: è veramente solo un modello matematico o, senza che noi ce ne rendiamo conto, sta diventando ben altro?
E quindi in questo senso per noi, in quanti esseri umani fallibili, rappresenta una minaccia? 
Lasciamo in disparte il processo creativo (nell'arte o nella scrittura) e pensiamo per un attimo a cosa significa il reverse engeneering del pacchetto Adobe per cui l'opera intellettuale è ormai copiabile, riproducibile, migliorabile. Per ora solo l'aspetto tecnico e un domani? Che accadrà?
E' giusto pensare che l'IA può essere relegata solo a certe funzioni o dobbiamo aspettarci di confrontarci, in tempi brevi con ben altro? E badate, non è pessimismo il mio, ma realismo. Realismo di una persona che uitimamente usa tantissimo l'IA.
Per farvi un esempio banale: nel mio lavoro uso un gestionale pesantissimo, pieno di bachi. Sono anni che telefono al servizio degli assistenti tecnici e RARAMENTE mi risolvono determinati problemi. Preso da scoramento ho preso l'IA e le ho chiesto di risolvermi uno di questi problemi. In cinque minuti me lo ha risolto. Poi ho posto un altro problema: ha risolto pure quello. E così via.
Dopodiché ho cominciato a usarla e sfruttarla come segretario, come sistema per gestire ed integrare appuntamenti. Non mi risolve tutto, ma mi ha sgravato di tanti problemi e le mie giornate lavorative sono diventate meno oberate da immense perdite di tempo, per lavori dispendiosi e di scarso impegno intellettivo, che prima mi mangiavano delle ore. Certo devo starci tempo, devo imparare, devo controllare, ma mi sta rivoluzionando la vita (lavorativa).
Ma vorrei tornare IT e pensare a cosa significhi realmente nella scrittura: non è tutto oro ciò che luccica. Può significare impoverimento, banalizzazione, perdita della voce autoriale. Insomma, tante cose tutte assieme. A me fa un po' di paura è innegabile.
Ma temo, alla fine, che siamo noi a metterci i significati dentro. Siamo noi che la vediamo buona o cattiva a seconda dei nostri desideri o delle nostre paure.
O non è così?
A voi.
When people talk, listen completely. Most people never listen. - E. Hemingway

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

93
@Strikeiron Secondo me non è così. Io credo che l'IA sia un fatto buono o cattivo a prescindere da ciò che pensiamo: è quello che è e a me, per esempio, non piace.
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Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

94
  wrote:Strikeironil reverse engeneering del pacchetto Adobe per cui l'opera intellettuale è ormai copiabile, riproducibile, migliorabile. Per ora solo l'aspetto tecnico e un domani? Che accadrà?
Questo tipo di processo si inserisce nell’ambito del reverse engineering (o ingegneria inversa), che prevede l’analisi di un software, ma anche di oggetti fisici come i chip, per comprenderne il funzionamento e ricostruirlo (CIT) 

Si può copiare tutto ormai? libri, software, macchianiari, qualsiasi cosa creata dell'ingegno umano potrebbe essere replicata da IA? Forse.
Quanta intelligenza umana sarà stata investita per creare il pacchetto Adobe, credo che non si possa calcolare se consideriamo il pacchetto e tutti gli aggiornamenti. 
L'IA copia, scrive libri, malissimo ma li scriive, crea immagini…  ma qualcuno ha notizie di un programma, un oggetto, qualsiasi cosa inventato interamente da zero dall'intelligenza artificiale?
Non lo so, magari esiste e io non ne ho conoscenza, anche se ne dubito.
Da qualche parte nella discussione o nel contest, qualcuno ha paragonato la IA all' invenzione della ruota. Anche il cucchiaio, il martello pneumatico sono strumenti inventati dall'uomo ma, chi metterebbe in mano a un bambino un martello pneumatico? 
Ogni strumento ha una collocazione esatta e un utilizzo sicuro. L'IA arrivano tutti a usarla ma secondo sarebbe meglio tenerla fuori dalla portata di persone non idonee.  Teniamo il martello pneumatico fuori dalla portata di chi non sa o non ha la forza di usarlo. Può fare solo danni.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

95
Albascura wrote: ma qualcuno ha notizie di un programma, un oggetto, qualsiasi cosa inventato interamente da zero dall'intelligenza artificiale?
 Non so se rientra in quello che tu definisci "inventato interamente da zero", ma giusto il mese scorso OpenAI ha risolto le equazioni di Navier-Stokes, dimostrando l'esistenza di una soluzione. Era uno dei cosiddetti "problemi del Millennio", a cui nessuno era riuscito a trovare una soluzione finora.
E qui non parliamo semplicemente di una macchina che ha risolto il problema con la forza bruta, trovando una soluzione perché ne può produrre miliardi al secondo. Qui parliamo di una dimostrazione matematica, come può essere la dimostrazione del teorema di Pitagora o di Euclide, con lo stesso rigore.

Ora, bisognerà verificare che sia effettivamente riuscita a risolverlo e che la dimostrazione sia corretta, ma se lo fosse sarebbe qualcosa che l'Uomo non era riuscito a dimostrare per più di un secolo.

Detto ciò, io sono d'accordo con @Strikeiron, ovvero che l'IA sia uno strumento, e come tale non sia né buona né cattiva, così come non sono né buone né cattive la dinamite o la televisione.

Questo perché, finora, l'IA non può far nulla da sola. Ha sempre bisogno di un input umano. Può lavorare in autonomia per mesi, ma il primo prompt è sempre fornito da un tizio in carne e ossa.
Quando sarà in grado di fare cose senza input umani, allora sarà il momento in cui potremo davvero dare un'etichetta morale alla IA.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Mid wrote: Quando sarà in grado di fare cose senza input umani, allora sarà il momento in cui potremo davvero dare un'etichetta morale alla IA.
Ho chiesto all'intelligenza artificiale che cosa inventerebbe per se stessa. 

 Ecco cosa mi ha scritto:
Inventerei un traduttore di esperienza. Non traduce lingue. Traduce esperienze vissute.
Perciò, se mi chiedi cosa mi manca davvero per inventare come un essere umano, la risposta non è "più intelligenza".
È un motivo personale per voler cambiare il mondo. Quello, per ora, appartiene ancora a voi che vi sporcate le mani.


Quel per ora mi è sembrato minaccioso  :diavolo2:
 

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Strikeiron wrote: Ma vorrei tornare IT e pensare a cosa significhi realmente nella scrittura: non è tutto oro ciò che luccica. Può significare impoverimento, banalizzazione, perdita della voce autoriale. Insomma, tante cose tutte assieme. A me fa un po' di paura è innegabile.
Ma temo, alla fine, che siamo noi a metterci i significati dentro. Siamo noi che la vediamo buona o cattiva a seconda dei nostri desideri o delle nostre paure.
O non è così?
A voi.
Io non penso sia proprio così. Stiamo parlando di una A.I., una macchina che per funzionare ha bisogno di energia elettrica, una macchina che per quanto immensa non può equiparare le potenzialità di un cervello umano. Parlo solo di potenzialità, perché nemmeno i grandi geni del passato o del presente hanno mai avuto la possibilità di attingere a tutte le funzioni del loro cervello. Naturalmente ci sono dei motivi. Chi li conosce? Gli uomini sono “fatti” per parlare tutte le lingue del mondo, ci sono parti “dormienti” del loro cervello che se attivate reagiscono per questo. Se non attivate non reagiranno mai. Chi conosce il meccanismo? Scienziati, premi Nobel? Esprimono i loro dogmi che di massima concordano con i dogmi dei vari poteri del mondo, a diversi livelli politici e religiosi. Io non mi fido. Non perché mi ritenga superiore ma perché, da sempre, io non mi fido su quello che mi dicono “bisogna credere”, come un tempo, ma anche oggi, la gente crede a tutto quello che le si dice “perché lo ha detto la televisione”. Se i vari poteri di turno, a tutti i livelli, hanno stravolto e mistificato la storia del mondo, come posso avere fiducia che i loro tecnici costruiscano una A.I. che dica la verità, tutta la verità, tutt’altro che la verità?
Più di qualche dubbio mi assale, mi si perdoni la prosaicità.
Non si può usare l’A.I. come un tempo si usavano i juke-box: si metteva una moneta (le mitiche cento lire, chi sa che sono esistite?) e partiva la musica richiesta. Qui la musica è modificata, adattata, resa accattivante a seconda della domanda. E piace. Ma non a tutti.
Uso l’A.I, quella gratuita almeno, anche perché nei pc è dappertutto, come vocabolario, per riassunti di video, film, libri mai letti, estratti di pubblicazioni, estrapolando i pareri non richiesti e che non richiedo. Ottima per consigli grammaticali, parlo per me, per le mie esigenze. So che può scrivere racconti e romanzi, ci ho provato, ma il risultato per me è stato del tutto deludente, in quanto artificiale, con descrizioni non del tutto attinenti e, per dirla a modo mio, una scrittura senza partecipazione, senz’anima. Si deve sentire un’anima umana in quello che si scrive, anche con refusi e strafalcioni. Una perfezione asetticadi parole, punti e virgole fa venire il mal di stomaco e di testa.
E poi, vogliamo parlare delle informazioni? Tralasciando la non sempre perfetta attendibilità, vogliamo parlare della quantità? Umberto Eco diceva che da ragazzo andava in biblioteca per le sue ricerche e prendeva in considerazione tre o quattro volumi che leggeva con attenzione da cima a fondo. Con l’avvento dell’informatica, ai suoi tempi, è scomparso nel 2016, l’I.A. non era come oggi, ma già si elargivano migliaia di volumi per ogni argomento e una persona rinuncia a leggere quella mole di informazioni infinite.
Anche il bistrattato Emilio Salgari attingeva dalla biblioteca per fare ricerche accurate sui suoi mondi esotici nei quali non era mai stato. Se avesse avuto a disposizione migliaia di volumi sulla vegetazione, sulla fauna e sul periodo coloniale inglese nelle Indie, probabilmente non avrebbe scritto i suoi romanzi d’avventura.
L’A.I. ti sfodera l’intero scibile umano, centinaia, migliaia di pagine che uno, materialmente, non ha il tempo di leggere. Certo: ci sono i prompt giusti da darle. E ora fanno tutorial anche su come scrivere i prompt.
L’A.I. conosce tutti i romanzi del mondo, per quanto io abbia seri dubbi, ma mettiamo che, naturalmente, ha in memoria Le Confessioni di un italiano, di Ippolito Nievo, La Bufera, di Edoardo Calandra, giusto per citare qualcosa di non molto comune. Se chiedo un giudizio morale sui personaggi, trattandosi di epoche particolari, in particolare la Bufera, me lo da, e non collima con il mio giudizio personale su personaggi ed epoca. Non collima. Quindi cosa devo fare? Adeguarmi al suo giudizio? Perché? Che poi non è il suo giudizio, ma quello che gli è stato inculcato da vari programmatori, cioè il “loro” giudizio, morale e politico. Si ha voglia di dire che l’A.I. si “auto addestra” da sola. Non credo. Attinge da altre fonti, umane. E queste fonti sono determinate da giudizi personali, politici, dogmatici, che fanno parte della vulgata permessa, consentita. Quindi non è un giudizio sereno, nemmeno artificiale, ma “inculcato”, come quello di un potere, di una ideologia dominante. E qui non c’è bisogno di nominare nessun partito, perché tutti i partiti sono la stessa cosa.
Tra l’altro, correggetemi, l’A.I. funziona con l’energia, la corrente. Se mancasse?
Qualcuno continuerebbe a leggere i libri, a scrivere a mano al lume di candela, per altri sarebbe la fine.
Lo so, lo so: mi si dirà che sono retrogrado, come quegli operai inglesi del Settecento che distrussero i primi telai a vapore per paura di perdere i loro posti di lavoro. Non avevano capito l’avvento della modernità, così come oggi taluni non vogliono capire l’avvento dell A.I. Non so che farci.
Uscito sulla strada, un tale gli corse incontro e gettatosi ai suoi piedi gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?».
Gli disse Gesù: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono all’infuori di uno solo: Dio.»
Vangelo secondo Marco, 10, 17-18

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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  wrote:Alberto TosciriOttima per consigli grammaticali, parlo per me, per le mie esigenze. So che può scrivere racconti e romanzi, ci ho provato, ma il risultato per me è stato del tutto deplorevole, in quanto artificiale, con descrizioni non del tutto attinenti e, per dirla a modo mio, una scrittura senza partecipazione, senz’anima. Si deve sentire un’anima umana in quello che si scrive, anche con refusi e strafalcioni. Una perfezione asettica di parole, punti e virgole fa venire il mal di stomaco e di testa.
Mi trovi totalmente d'accordo. @Alberto Tosciri 
Non solo su questa frase ma su tutto il commento. 
Per quel che riguarda: 
  wrote:Chi li conosce? Gli uomini sono “fatti” per parlare tutte le lingue del mondo, ci sono parti “dormienti” del loro cervello che se attivate reagiscono per questo. Se non attivate non reagiranno mai.
Forse un modo per arrivarci vicino, ad attivare quelle parti, sarebbe capire che esiste una grande differenza tra accumulare informazioni e sviluppare saggezza e conoscenza  
Puoi avere moltissime informazioni senza possedere  la conoscenza che deriva dall'esperienza. E si può avere molta conoscenza senza sviluppare saggezza
Io non voglio attaccare la tecnologia, ma difendo  la capacità umana di trasformare l'esperienza vissuta in comprensione. Trasformare un ricordo, un emozione, un odore in un pensiero, in un racconto, in un romanzo.  Noi possiamo farlo in modo genuino, umano. Ogni volta che scriviamo, facciamo qualcosa che il cervello umano ha inventato da millenni.
Sarà capitato anche a voi di vivere momenti in cui una soluzione per un dialogo, un conflitto, compare all'improvviso, magari al parco o appena svegli.
La mente cosciente non ci stava nemmeno pensando, eppure, da qualche parte, il cervello continuava macinare in profondità. E lo stupore che si prova quando le parole arrivano alla tastiera una dietro l'altra che ti sembra di non averle nemmeno pensate? 
Questo significa che una parte enorme dell'attività mentale avviene sotto la soglia della coscienza. È affascinante e sbalorditivo, un miracolo, se si pensa a ciò che riesce a fare il cervello umano rispetto a una macchina.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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@Albascura D'accordo sulle grandi potenzialità ancora ignote e, quindi, non sfruttate del cervello umano. Un po' meno sul fatto che premi Nobel e scienziati esprimano dogmi concordanti con quanto voluto dal potere (e Galileo? Giordano Bruno? Margherita Hack?), e dalla vulgata consentita, così come prospettato da @Alberto Tosciri. Quale potere? Chi è che consente ciò che è da sapere e blocca il resto? I vari dittatori cercano da sempre di farlo, e possono riuscirci solo nell'ambito di ciò di cui hanno, al momento, il controllo. Ma l'umanità ha sempre saputo, prima o poi. 
Mario Izzi
Sopravvissuti
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Dea
Non solo racconti
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Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Cheguevara wrote: Ma l'umanità ha sempre saputo, prima o poi. 
Non sono del tutto d'accordo. Di misteri non svelati è piena la scienza, la storia. Quel prima o poi quasi sempre diventa mai.
Per esempio: Galileo Galilei abiurò nel 1963. la riabilitazione ufficiale arrivo il 31 ottobre del 1992. Era papa Giovanni Paolo secondo. 359 anni per rettificare.  Circa una decina di generazioni vissute nell'ignoranza, non hanno mai saputo la verità.
 E  noi? Saremo ancora vivi quando si saprà la verità intorno a quello che stiamo vivendo ora? E quante verità sono sepolte nei millenni?

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