Strikeiron wrote: Ma vorrei tornare IT e pensare a cosa significhi realmente nella scrittura: non è tutto oro ciò che luccica. Può significare impoverimento, banalizzazione, perdita della voce autoriale. Insomma, tante cose tutte assieme. A me fa un po' di paura è innegabile.
Ma temo, alla fine, che siamo noi a metterci i significati dentro. Siamo noi che la vediamo buona o cattiva a seconda dei nostri desideri o delle nostre paure.
O non è così?
A voi.
Io non penso sia proprio così. Stiamo parlando di una A.I., una macchina che per funzionare ha bisogno di energia elettrica, una macchina che per quanto immensa non può equiparare le potenzialità di un cervello umano. Parlo solo di potenzialità, perché nemmeno i grandi geni del passato o del presente hanno mai avuto la possibilità di attingere a tutte le funzioni del loro cervello. Naturalmente ci sono dei motivi. Chi li conosce? Gli uomini sono “fatti” per parlare tutte le lingue del mondo, ci sono parti “dormienti” del loro cervello che se attivate reagiscono per questo. Se non attivate non reagiranno mai. Chi conosce il meccanismo? Scienziati, premi Nobel? Esprimono i loro dogmi che di massima concordano con i dogmi dei vari poteri del mondo, a diversi livelli politici e religiosi. Io non mi fido. Non perché mi ritenga superiore ma perché, da sempre, io non mi fido su quello che mi dicono “bisogna credere”, come un tempo, ma anche oggi, la gente crede a tutto quello che le si dice “perché lo ha detto la televisione”. Se i vari poteri di turno, a tutti i livelli, hanno stravolto e mistificato la storia del mondo, come posso avere fiducia che i loro tecnici costruiscano una A.I. che dica la verità, tutta la verità, tutt’altro che la verità?
Più di qualche dubbio mi assale, mi si perdoni la prosaicità.
Non si può usare l’A.I. come un tempo si usavano i juke-box: si metteva una moneta (le mitiche cento lire, chi sa che sono esistite?) e partiva la musica richiesta. Qui la musica è modificata, adattata, resa accattivante a seconda della domanda. E piace. Ma non a tutti.
Uso l’A.I, quella gratuita almeno, anche perché nei pc è dappertutto, come vocabolario, per riassunti di video, film, libri mai letti, estratti di pubblicazioni, estrapolando i pareri non richiesti e che non richiedo. Ottima per consigli grammaticali, parlo per me, per le mie esigenze. So che può scrivere racconti e romanzi, ci ho provato, ma il risultato per me è stato del tutto deludente, in quanto artificiale, con descrizioni non del tutto attinenti e, per dirla a modo mio, una scrittura senza partecipazione, senz’anima. Si deve sentire un’anima umana in quello che si scrive, anche con refusi e strafalcioni. Una perfezione asetticadi parole, punti e virgole fa venire il mal di stomaco e di testa.
E poi, vogliamo parlare delle informazioni? Tralasciando la non sempre perfetta attendibilità, vogliamo parlare della quantità? Umberto Eco diceva che da ragazzo andava in biblioteca per le sue ricerche e prendeva in considerazione tre o quattro volumi che leggeva con attenzione da cima a fondo. Con l’avvento dell’informatica, ai suoi tempi, è scomparso nel 2016, l’I.A. non era come oggi, ma già si elargivano migliaia di volumi per ogni argomento e una persona rinuncia a leggere quella mole di informazioni infinite.
Anche il bistrattato Emilio Salgari attingeva dalla biblioteca per fare ricerche accurate sui suoi mondi esotici nei quali non era mai stato. Se avesse avuto a disposizione migliaia di volumi sulla vegetazione, sulla fauna e sul periodo coloniale inglese nelle Indie, probabilmente non avrebbe scritto i suoi romanzi d’avventura.
L’A.I. ti sfodera l’intero scibile umano, centinaia, migliaia di pagine che uno, materialmente, non ha il tempo di leggere. Certo: ci sono i prompt giusti da darle. E ora fanno tutorial anche su come scrivere i prompt.
L’A.I. conosce tutti i romanzi del mondo, per quanto io abbia seri dubbi, ma mettiamo che, naturalmente, ha in memoria Le Confessioni di un italiano, di Ippolito Nievo, La Bufera, di Edoardo Calandra, giusto per citare qualcosa di non molto comune. Se chiedo un giudizio morale sui personaggi, trattandosi di epoche particolari, in particolare la Bufera, me lo da, e non collima con il mio giudizio personale su personaggi ed epoca. Non collima. Quindi cosa devo fare? Adeguarmi al suo giudizio? Perché? Che poi non è il suo giudizio, ma quello che gli è stato inculcato da vari programmatori, cioè il “loro” giudizio, morale e politico. Si ha voglia di dire che l’A.I. si “auto addestra” da sola. Non credo. Attinge da altre fonti, umane. E queste fonti sono determinate da giudizi personali, politici, dogmatici, che fanno parte della vulgata permessa, consentita. Quindi non è un giudizio sereno, nemmeno artificiale, ma “inculcato”, come quello di un potere, di una ideologia dominante. E qui non c’è bisogno di nominare nessun partito, perché tutti i partiti sono la stessa cosa.
Tra l’altro, correggetemi, l’A.I. funziona con l’energia, la corrente. Se mancasse?
Qualcuno continuerebbe a leggere i libri, a scrivere a mano al lume di candela, per altri sarebbe la fine.
Lo so, lo so: mi si dirà che sono retrogrado, come quegli operai inglesi del Settecento che distrussero i primi telai a vapore per paura di perdere i loro posti di lavoro. Non avevano capito l’avvento della modernità, così come oggi taluni non vogliono capire l’avvento dell A.I. Non so che farci.
Uscito sulla strada, un tale gli corse incontro e gettatosi ai suoi piedi gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?».
Gli disse Gesù: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono all’infuori di uno solo: Dio.»
Vangelo secondo Marco, 10, 17-18