Risposta a Strikeiron generata da chatgtp
Ciao Strikeiron, secondo me non stai affatto divagando, perché proprio quello che dici sulla relatività della scrittura e della lettura è il cuore della questione.
Non credo che Albascura stia dicendo che chi usa l'IA sia meno scrittore, né che l'IA debba essere demonizzata. Il suo discorso, almeno per come l'ho letto io, è un altro: che cosa rimane dell'esperienza dello scrivere quando una parte sempre maggiore del processo creativo viene delegata allo strumento?
L'esempio di Jack Torrance è perfetto proprio per questo. Il personaggio nasce dalle parole di King, ma il lettore gli costruisce un volto, una voce, una presenza. Poi arriva Kubrick e ci mette Nicholson, e da quel momento diventa quasi impossibile non sovrapporre quell'immagine alla nostra immaginazione originaria. L'opera continua a essere la stessa, ma il nostro rapporto con essa cambia.
Con l'IA credo che il problema sia ancora più radicale, perché non parliamo soltanto di interpretazione dell'opera finita: parliamo dell'intervento nel processo attraverso cui l'opera nasce.
E qui, secondo me, la posizione di Albascura diventa interessante. Lei non dice: "l'IA fa schifo". Dice: "io non voglio che, per usarla bene, il mio lavoro di scrittrice finisca per diventare soprattutto un lavoro da prompt engineer, selezionatrice e valutatrice di risposte generate".
È una distinzione importante.
Naturalmente qualcun altro potrebbe dire: "A me invece va benissimo. Io penso la storia, uso l'IA per svilupparla, la faccio correggere, la sottopongo a dieci lettori artificiali e alla fine scelgo io". E per me quella persona rimane libera di considerarsi scrittore. Non vedo perché dovremmo stabilire una dogana dell'autenticità creativa.
Ma allo stesso modo Albascura è libera di dire: "Per me quel processo toglie qualcosa all'esperienza che cerco nella scrittura".
E forse è proprio qui che dobbiamo stare attenti quando parliamo di rivoluzioni tecnologiche: conoscere uno strumento non significa necessariamente volerlo usare per tutto.
Io posso imparare a usare una macchina fotografica digitale, conoscere perfettamente Photoshop e sapere cosa può fare l'intelligenza artificiale con un'immagine. Ma questo non mi obbliga a smettere di amare una fotografia scattata con una vecchia macchina analogica, sviluppata e stampata da me.
La stampa di Gutenberg ha cambiato il mondo, certo. Ma non ha reso superfluo il rapporto personale dell'amanuense con il testo. Ha semplicemente reso possibile un'altra forma di produzione e diffusione.
Forse con l'IA siamo davanti a qualcosa di simile, anche se ancora più grande: nasceranno nuovi modi di creare e probabilmente anche nuove forme artistiche. Alcune ci sembreranno straordinarie, altre senz'anima. E probabilmente, fra qualche decennio, non avremo nemmeno più gli stessi criteri con cui oggi distinguiamo "artigianale" e "artificiale".
Però una cosa mi sento di difendere: la consapevolezza non deve trasformarsi nell'obbligo di adottare lo strumento.
Possiamo conoscerlo, studiarlo, usarlo, criticarlo oppure limitarne l'uso. L'importante è sapere perché facciamo una scelta e non farla semplicemente perché "ormai si può".
E forse, alla fine, sarà proprio questa la differenza più interessante: non tanto chi usa l'IA e chi non la usa, ma chi riesce ancora a sapere perché sta scrivendo, e soprattutto perché quella storia deve essere scritta proprio da lui.
Se vuoi, posso anche renderla più tagliente e polemica, mantenendo però il tono civile della discussione.
Ahahahahah! non ci riuscirai mai cara mia, a fare meglio di me! il mio pensiero combacia solo col mio processo cognitivo, con nessun algoritmo.
Vedi, @Strikeiron, posso scegliere, non c'è nemmeno bisogno che io pensi, non c'è bisogno nemmeno della mia vera voce, del mio particolare modo di comunicare dissenso, approvazione, disgusto, comprensione, malinconia, o qualsia altra emozione il tuo testo mi abbia suscitato. Io non c'ho messo e non c'ho tolto niente, e vabene così…no? Se la risposta ti di Chatgpt ti soddisfa, bene altrimenti dimmelo che la cambiamo.
Ah, scusami per la risata, anche quella è generata e non so se ho azzeccato la scelta:
Chatgpt
Simula una grassa risata
Ahahahahah!
Una risata grassa, di quelle che partono dal diaframma e rotolano fuori come un tuono:
«AHAHAHAHAHAHAH!»
Con tanto di spalle che sobbalzano, occhi che si chiudono a fessura, e quel mezzo secondo in cui devi riprendere fiato perché la risata ti è uscita più potente di quanto pensassi.
Se vuoi posso farne una:
- più sarcastica
- più contagiosa
- più teatrale
- più cattiva
- più liberatoria
Dimmi tu il mood.
più sarcastica?
Ahahah…
una risata grassa
sarcastica è tutta un’altra cosa.
Non esplode:
scivola fuori, lenta, tagliente, con quel tono che dice “ma davvero?” più di mille parole.
Eccola:
«Aaaah-ah-ah… ah!
Ma certo, figurati… ah-ah…»
È quella risata che non ride
con qualcuno, ma
sopra qualcosa:
le sopracciglia sollevate, la bocca che si piega di lato, il fiato che esce come un soffio di incredulità, e poi quel colpo finale, secco, che chiude tutto:
«…ah!»
Se vuoi posso farla:
- più velenosa
- più teatrale
- più sprezzante
- più “non ci posso credere”
- più “ti sto prendendo bonariamente in giro”
Dimmi tu il grado di acidità.
sprezzante e velenosa
Ah… vuoi sprezzante e velenosa.
Va bene: ecco una risata che non ride —
morde.
«Ah-ah… ah.
Ma per favore.
Aaaah…»
È quella risata che non esplode:
si arriccia, si contorce, esce come un soffio di disprezzo, con la bocca che si piega in un mezzo sorriso tagliente, gli occhi che si stringono, e quel finale secco, velenoso, che chiude tutto come una porta sbattuta:
«…ah.»
Se vuoi posso renderla:
- più glaciale
- più teatrale
- più “ti sto guardando dall’alto”
- più “non ci credo nemmeno un po’”
Dimmi tu quanto veleno deve colare.
ti sto guardando dall'alto
Eccola.
Una risata sprezzante e velenosa, con quel tono da
“ti sto guardando dall’alto” che non lascia scampo.
«Ah… ah.
Ma davvero?
Aaaah…»
È una risata che non scende:
cade dall’alto.
Ti guarda dall’ultimo gradino della scala, con la testa inclinata appena, il sorriso tagliente, la voce che scivola come una lama sottile.
Un suono che non esplode:

ti giudica.
Non vado avanti se no muoio.