[CE2026] L'ultima stagione del ferro

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Bottiglia n.3

Colpo di scena: In adolescenza aveva passato intere estati sul davanzale di casa, a guardare la magia del sole nascente e ad ascoltare quelle stupide canzoni che parlavano di amori temporanei e stagionali; la radio non passava di meglio, all'epoca. E ora, a oltre cinquant'anni, su un nuovo davanzale e dinanzi a nuove albe, le rime di quei tormentoni che tanto aveva sbeffeggiato descrivevano alla perfezione la storia che stava vivendo.
L’ultima stagione del ferro

L’aria era di un freddo secco, alle cinque del mattino. Un’alba rugginosa, di quelle che promettono l’ignoto. Tra poco il cielo sarebbe diventato di ferro e il caldo avrebbe ricominciato a schiacciare la città.
Preoccupato per il pianeta? Per nulla. Michele guardava con una gioia feroce e silenziosa la crosta terrestre consumarsi ogni giorno di più. Nessuna pietà per i giovani, meno ancora per i vecchi che avevano affogato l’Occidente in una palude di dottrine calde e maleodoranti. Meritavano la fine. Michele sorrise, dal balcone del suo condominio caserma di cemento, nel settore Est della città vecchia. All’orizzonte le autostrade affondavano nel deserto, ritmate dall’incessante eterno saliscendi dei pozzi petroliferi; il sangue nero della Terra continuava a sgorgare, irrispettoso delle vecchie bugie inventate dagli uomini sulla sua imminente fine. 
La verità era che non c’era fine.
Giù in strada, venti piani sotto, gli androidi della nettezza urbana svuotavano i bidoni con movimenti rapidi e dondolanti. Uno alzò la testa, gli occhi due fessure spente. Michele lo fissò a sua volta, consapevole di finire dritto nell’archivio di qualche centrale. Masticando lento una foglia di coca, alzò il medio verso la macchina e gli rise in faccia.
«Registra, barattolo.»
L’androide riprese il suo lavoro. Michele socchiuse gli occhi, respirò la sabbia che arrivava dal deserto, mista all’odore del greggio. 
La Controrivoluzione avanzava lenta, svogliata, in tutto il mondo. Inutile sovvertire il sistema per metterne un altro. E poi lui era troppo vecchio. La sua trincea erano i turni di notte nella sede del LiDAR come caposquadra delle pulizie, dove non volevano androidi. Uomini come lui, che spazzavano corridoi e gabinetti, erano più gestibili e stanchi, prevedibili nei loro atteggiamenti quando venivano a scoprire, ed era successo, che il mondo non era mai stato come glielo avevano sempre raccontato, paradossalmente, proprio grazie alla tecnologia LiDAR, che aveva fatto passi da gigante negli ultimi anni.
E forse si erano accorti anche di lui.
Pensò a Nora. Un’ombra sembrò attraversargli il viso. Avrebbe potuto essere sua figlia se solo lui si fosse piegato a costruire una famiglia. Nora era un inganno dolce, gli serviva per proteggersi da quello che gli stava succedendo. L’aveva conosciuta durante una pausa pranzo alla mensa aziendale. Forse i colleghi di lei l’avevano mandata al suo tavolo per una scommessa, per ridere, forse no. Lei era una semplice segretaria, ma lavorava ai  piani alti. Non c’era un motivo al mondo che volesse sedersi vicino a uno come lui.
Si erano ritrovati il giorno dopo, poi quello appresso, a mangiare, bere un caffè amaro poco prima del cambio di turno. Parlavano di niente e di tutto: dell’odore del deserto che incombeva, del rumore dei ventilatori, delle piccole miserie ed eventi epocali delle loro giornate. In quello scorrere di tempo ritmato diversamente, nella testa di Michele era filtrata una vertigine, dove anche il sapore dell’acqua sembrava diverso. Le aveva parlato della visione che godeva dal ventesimo piano del suo appartamento; l’alba nel settore Est arrivava con gradualità, poi esplodeva all’improvviso come una macchia di ruggine che infuocava i vetri. Amava stare seduto davanti a un tavolino nel suo balcone, sorseggiare un the di foglie rare coltivate in un vaso e lasciarsi andare nei ricordi masticando una foglia di coca dell’Amazzonia. In adolescenza aveva passato intere estati sul davanzale di casa, a guardare la magia del sole nascente e ad ascoltare quelle stupide canzoni che parlavano di amori temporali e stagionali; la radio non passava di meglio all’epoca. E ora, a oltre cinquant’anni, su un nuovo davanzale e dinanzi a nuove albe, le rime di quei tormentoni che tanto aveva sbeffeggiato descrivevano alla perfezione la storia che stava vivendo.
«Che storia stai vivendo?» Gli aveva chiesto Nora con uno strano luccichio negli occhi.
Quelle parole, la presenza di Nora in quelle settimane, pure limitata alle pause mensa, erano bastate per smontare in Michele tutti gli anni passati a disprezzare un mondo che cambiava, mentre lui si rifiutava di capirlo. Aveva sempre considerato l’amore una debolezza da menti deboli, un’invenzione commerciale per gente che non aveva il coraggio di guardare la fine del mondo e adesso si ritrovava a misurare le sue giornate con le battute del cuore. E per chi? Per una ragazza che non aveva nemmeno la metà dei suoi anni, che profumava di sapone economico e la cui unica colpa era stata sedersi di fronte a lui in una mensa rumorosa.
«Amori temporali e stagionali», mormorò Michele tra sé, sputando la frase, pastosa come una foglia di coca masticata a lungo. 
I tormentoni degli anni Novanta del secolo scorso, quelli che uscivano da arcaiche cassette musicali, consumati nelle estati della sua giovinezza, mentre il mondo fingeva ancora di avere un futuro, usavano esattamente quelle parole banali: l’estate che finisce, il tempo che scappa, l’impossibilità di fermare l’inverno.
Allora gli parevano idiozie per adolescenti ingenui. Adesso, mentre il sole del settore Est cominciava a cuocere l’asfalto e il fumo dei pozzi petroliferi saliva in diagonale verso il cielo, quelle rime stupide gli sembravano l’unica verità razionale rimasta.
Nora non sarebbe rimasta. Il passaggio nella sua vita era solo una stagione, breve come certe albe azzurre e fresche di primo mattino, prima che il ferro del cielo diventasse incandescente. Lei era destinata ai livelli superiori o a sparire in qualche ristrutturazione del personale del LiDAR. Lui avrebbe continuato a passare la scopa sui pavimenti della burocrazia finché le ginocchia glielo avrebbero permesso.

Sentì il cicalino del citofono interno. Un bip breve, secco.
Nessuno suonava a quell’ora, men che meno al settore Est. Michele si voltò lento, lasciando la tazza sul tavolo del davanzale. Camminò verso l’ingresso con il passo pesante di chi non si aspetta nulla eppure sa già tutto. Sullo schermo opaco del ricevitore visivo apparve una figura piccola, avvolta nel soprabito grigio d’ordinanza del personale aziendale. Teneva la testa bassa per ripararsi dal primo vento di sabbia che saliva dalla strada.
Nora.
Michele fissò il monitor. L’illusione dolce della “figlia” si sgretolò del tutto, lasciando solo un senso di terrore lucido e sconfinato. Premè il pulsante per aprirle il portone, sapendo che da quel momento in poi non ci sarebbe stata più alcuna protezione contro la fine.
Uscito sulla strada, un tale gli corse incontro e gettatosi ai suoi piedi gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?».
Gli disse Gesù: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono all’infuori di uno solo: Dio.»
Vangelo secondo Marco, 10, 17-18

Re: [CE2026] L'ultima stagione del ferro

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Ciao @Alberto Tosciri
Alberto Tosciri wrote: Sun Aug 30, 2026 8:43 pm L’aria era di un freddo secco, alle cinque del mattino. Un’alba rugginosa, di quelle che promettono l’ignoto. Tra poco il cielo sarebbe diventato di ferro e il caldo avrebbe ricominciato a schiacciare la città.
Preoccupato per il pianeta? Per nulla. Michele guardava con una gioia feroce e silenziosa la crosta terrestre consumarsi ogni giorno di più. Nessuna pietà per i giovani, meno ancora per i vecchi che avevano affogato l’Occidente in una palude di dottrine calde e maleodoranti. Meritavano la fine. Michele sorrise, dal balcone del suo condominio caserma di cemento, nel settore Est della città vecchia. All’orizzonte le autostrade affondavano nel deserto, ritmate dall’incessante eterno saliscendi dei pozzi petroliferi; il sangue nero della Terra continuava a sgorgare, irrispettoso delle vecchie bugie inventate dagli uomini sulla sua imminente fine. 
La verità era che non c’era fine.
Incipit mostruoso 

Forse avrei ripetuto il dettaglio della foglia di coca solo due volte e non tre 

La traccia si incastra a meraviglia con il resto del pezzo, diventando il fulcro del racconto, e non risultando affatto forzato 
Alberto Tosciri wrote: Sun Aug 30, 2026 8:43 pmPer una ragazza che non aveva nemmeno la metà dei suoi anni, che profumava di sapone economico e la cui unica colpa era stata sedersi di fronte a lui in una mensa rumorosa.
Passaggio strepitoso 

Maledetta musica, ti frega sempre, non c'è niente da fare 
Il Giorno Zero - Distruttori di Terre
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Re: [CE2026] L'ultima stagione del ferro

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Ciao @Alberto Tosciri

un racconto bellissimo, le descrizioni sono, come sempre, strepitose e ti fanno entrare nella scena e respirare coi protagonisti. La frase della bottiglia è inserita in modo talmente naturale che, se non fosse scritta in neretto, non sarei riuscita a individuarla. Trovo la personalità del tuo stile anche in una storia “al futuro”, senza soldati.  Mi ha fatto sorridere il condominio caserma (qualche cosa di militare ci doveva pur essere!).
La storia, pur includendo automi, resta incentrata sull’uomo e sul sentimento principale che lo rende tale: l’amore. È un po’ insistita la presenza delle foglie di coca, forse potevi limitarti nella menzione, ma il racconto funziona alla grande. Bravissimo.

Re: [CE2026] L'ultima stagione del ferro

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@Alberto Tosciri 
Poche parole e sento tutto il peso della vita di Michele e del mondo privo di speranza che si avvia alla fine.
L'unica cosa che per me ha lievemente stonato, ma forse l'hai voluta tu così, è stato il concetto di ruggine legato all'alba, forse avrei cercato un'altra idea.
Il finale l'ho trovato molto potente, il terrore dell'amore, infrazione dell'ultimo tabù, quello del sentimento e dell'intimità.
Avrei voluto sapere molto di più sulla rivoluzione inutile, sul perché gli uomini delle pulizie sono meno pericolosi degli androidi, vorrei leggere un libro su questo antieroe così disincantato.
Credo sia superfluo aggiungere che lo stile, la narrazione e la trama siano fluidi e molto, molto gradevoli rendendo questo racconto una lettura estremamente soddisfacente.

Re: [CE2026] L'ultima stagione del ferro

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Ciao @Strikeiron

Ti ringrazio per il commento e l’apprezzamento.
Mi ha fatto piacere che la traccia si sia inserita bene nel racconto e in quanto alla musica
NanoVetricida wrote: Mon Aug 31, 2026 10:31 pmMaledetta musica, ti frega sempre, non c'è niente da fare 
Molte volte è davvero così, specie con molte canzoni del passato, testi che avevano qualcosa da dire.


Ciao @Monica

Ti ringrazio e sono felice che la traccia non sembri un corpo estraneo inserito a forza.
@Monica wrote: Tue Sep 01, 2026 6:59 amTrovo la personalità del tuo stile anche in una storia “al futuro”, senza soldati.  Mi ha fatto sorridere il condominio caserma (qualche cosa di militare ci doveva pur essere!).
In effetti cerco di discostarmi dal mio passato militare, anche se certi lavori, per certe persone come me, non sono equivalenti ad altri. Mentalmente, a livello nostalgia, non sono mai uscito dalla mia personale “fortezza Bastiani”. Ricordi non sempre piacevoli, ricordi non soltanto di ciò che è stato ma di ciò che avrebbe potuto essere.
@Monica wrote: Tue Sep 01, 2026 6:59 amÈ un po’ insistita la presenza delle foglie di coca, forse potevi limitarti nella menzione,
Sì, vero. Non bisogna eccedere con certe cose.
Grazie.

Ciao @Almissima
Almissima wrote: Tue Sep 01, 2026 11:16 amL'unica cosa che per me ha lievemente stonato, ma forse l'hai voluta tu così, è stato il concetto di ruggine legato all'alba, forse avrei cercato un'altra idea.
Sì, vero. Ci sono miriadi di concetti molto più romantici, o drammatici, se vogliamo. La ruggine mi è sempre piaciuta per la sua atmosfera “decadente”, per il suo colorare di rosso e di arancio il metallo grigio e nero, “accendendolo”. Allo stesso tempo, ne decreta la fine. Affascinante. Ci sarebbe da scrivere.
Almissima wrote: Tue Sep 01, 2026 11:16 amAvrei voluto sapere molto di più sulla rivoluzione inutile, sul perché gli uomini delle pulizie sono meno pericolosi degli androidi, vorrei leggere un libro su questo antieroe così disincantato.
Mi fa piacere. Su ogni racconto, ogni idea che mettiamo su carta, tutti, si potrebbe imbastire un romanzo, più romanzi, come insegna Proust.
Sono contento che questo breve racconto, certo da ritoccare, ti abbia incuriosita al punto di volerne sapere di più su quel mondo e sul protagonista.
Grazie.
Uscito sulla strada, un tale gli corse incontro e gettatosi ai suoi piedi gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?».
Gli disse Gesù: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono all’infuori di uno solo: Dio.»
Vangelo secondo Marco, 10, 17-18

Re: [CE2026] L'ultima stagione del ferro

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Ciao @Alberto Tosciri piacere di rileggerti. Il testo conferma la tua notevole capacità descrittiva nell'intrecciare scenari ambientali e stati emotivi. Lo sfondo distopico, dominato da un'incessante estrazione petrolifera, diventa metafora dell'asservimento umano alle proprie dipendenze materiali. La voce del protagonista mi è apparsa familiare: è quel tono amaro e rassegnato — non verso di sé, ma verso il mondo — che caratterizza spesso i tuoi personaggi. Riflette l'archetipo del nichilista rassegnato al declino globale. Ma la figura di Nora scardina la sua integrità, lo fa vibrare, incrina il suo cinismo aprendo un varco che non si sa dove porterà...

Re: [CE2026] L'ultima stagione del ferro

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Ciao @Kasimiro, è un piacere anche per me risentirti.
Ti ringrazio per le tue osservazioni e per l'apprezzamento e per aver notato quel tono amaro, senza tante speranze, che ho usato anche in altri personaggi di altri racconti.
A volte, come hai fatto giustamente notare, anche nei più disillusi ci può essere però una via d'uscita, qualcosa come l'amore.
Uscito sulla strada, un tale gli corse incontro e gettatosi ai suoi piedi gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?».
Gli disse Gesù: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono all’infuori di uno solo: Dio.»
Vangelo secondo Marco, 10, 17-18

Re: [CE2026] L'ultima stagione del ferro

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@Ciao Alberto Tosciri mi avevi taggato, ma per un commento che non era mio e così eccomi qui.
Ho trovato difficile all'inizio trovare il modo di commentare il tuo racconto e quindi l'ho riletto molte volte.
Poi ho capito l'impressione che mi lasciava: di amarezza. Di una persona disillusa dalla propria vita che si è costruito un piccolo mondo recluso dove fregarsene del prossimo e poter manifestare la sua intolleranza all'ordine costituito. Anche in questa falsa ribellione c'è amarezza, un po' come mi viene da pensare, nel masticare una foglia di coca. Io non l'ho mai fatto, ma penso che essendo un vegetale ricco di alcaloidi non debba essere questa piacevolezza. E quindi nemmeno la tua scelta del descrivere il protagonista, mentre mastica le foglie di coca è casuale in questo racconto. Tutto permeato di amarezza: sensoriale e psicologica, quasi fisica. 
In tutta questa amarezza capita qualcosa, che non è propriamente l'innamoramento mi pare di capire, ma su un secondo livello la constatazione da parte del protagonista che in un contesto in cui non gli frega più nulla di niente e di nessuno alla fine debba trovare, suo malgrado, qualcuno che scompiglia l'ordine dei valori. Una persona alla quale tiene ed è ricambiato. Questo è l'aspetto forse più perturbante del conflitto che lo porta al di fuori della propria zona di nichilismo cosmico.
Solo non mi è molto chiaro l'aspetto del lidar e della controrivoluzione, e/o comunque quel robot che lo fissa e lo registra mi sarei aspettato di trovarlo sul finale, quando la donna suona il campanello e "chiede" di entrare in un mondo così decadente e corrotto. Ma anche qui de gustibus.
Le descrizioni e le atmosfere spiccano ovviamente, ma non mi ripeto.
A rileggersi!
When people talk, listen completely. Most people never listen. - E. Hemingway

Re: [CE2026] L'ultima stagione del ferro

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Strikeiron wrote: Wed Sep 02, 2026 11:18 pm@Ciao Alberto Tosciri mi avevi taggato, ma per un commento che non era mio e così eccomi qui.
Sì vero, ti chiedo scusa e chiedo scusa anche a @NanoVetricida, il commento era suo.
Per il momento ti ringrazio. Vedo di risponderti in tarda mattinata, ora sono fuori fase.
Uscito sulla strada, un tale gli corse incontro e gettatosi ai suoi piedi gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?».
Gli disse Gesù: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono all’infuori di uno solo: Dio.»
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Re: [CE2026] L'ultima stagione del ferro

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Grazie di cuore, @Strikeiron per questa rilettura così attenta e profonda. Quando un lettore riesce a cogliere con tanta precisione l'amarezza sensoriale e psicologica di un testo, per chi scrive è una grande soddisfazione.
Hai centrato perfettamente il punto: Michele non è il classico eroe da kolossal che salva il pianeta e riabbraccia la moglie a fine film.
 È un antieroe disilluso, consapevole e persino sprezzante della propria impotenza. La sua è una "falsa ribellione", un guscio nichilista che si è costruito per sopravvivere e per non provare più nulla.
Anche il dettaglio delle foglie di coca nasce proprio da qui: oltre al legame ideale con la foresta e con ciò che il LiDAR nasconde, la masticazione della coca è un gesto antico per sopportare la fatica, e nel caso di Michele si tratta soprattutto di una fatica mentale, la condanna a vivere in un mondo ipocrita e decadente.

Riguardo ai punti che ti hanno incuriosito:
Strikeiron wrote: Wed Sep 02, 2026 11:18 pmSolo non mi è molto chiaro l'aspetto del lidar e della controrivoluzione,
L'idea mi viene da come la tecnologia LiDAR stia già oggi rivoluzionando l'archeologia (pensiamo ai rilevamenti in Amazzonia che stanno svelando megalopoli sepolte, ribaltando i dogmi storici dei "baroni del sapere"). Nel mio futuro distopico, le istituzioni cercano di nascondere o riscrivere ciò che la Terra restituisce, e la Controrivoluzione è la reazione a questa ennesima bugia. Michele sa di essere stato ingannato per tutta la vita ed è anche per questo che ha smesso di credere a qualsiasi dogma.
Strikeiron wrote: Wed Sep 02, 2026 11:18 pme/o comunque quel robot che lo fissa e lo registra mi sarei aspettato di trovarlo sul finale,
Capisco la tua suggestione sul finale, ma per la mia visione le macchine restano solo strumenti opachi, puro materiale tecnico, estensioni burocratiche di chi le ha programmate. Non volevo dare all'androide dignità di co-protagonista o di "spia drammatica"; il vero dramma, per me, resta interamente umano e si consuma tra Michele, la sua solitudine e l'arrivo di Nora.
Strikeiron wrote: Wed Sep 02, 2026 11:18 pmquando la donna suona il campanello e "chiede" di entrare in un mondo così decadente e corrotto. Ma anche qui de gustibus.
Ho immaginato Nora come un personaggio più complesso e ambiguo di quello che appare in poche righe, ma lo spazio del racconto mi imponeva di concentrarmi sul suo effetto immediato: spezzare la clausura emotiva di Michele.

Il vero colpo di scena per lui non è una minaccia esterna, ma la scoperta che, persino in mezzo al deserto e con il mondo che brucia, non ci si può proteggere per sempre dai sentimenti.

Un caro saluto e grazie ancora per lo scambio!
Uscito sulla strada, un tale gli corse incontro e gettatosi ai suoi piedi gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?».
Gli disse Gesù: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono all’infuori di uno solo: Dio.»
Vangelo secondo Marco, 10, 17-18

Re: [CE2026] L'ultima stagione del ferro

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@Alberto Tosciri Il racconto è stato, da me, gradito parecchio. Lascia una profondità ed ha un'immedesimazione da scrittore! Non ci conosciamo direttamente ma con chi sa usare le parole, l'autore, è così. Il  messaggio della bottiglia è stato inserito con maestria. Felice di averti letto! 

Re: [CE2026] L'ultima stagione del ferro

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confusa wrote: Thu Sep 03, 2026 3:03 pm@Alberto Tosciri Il racconto è stato, da me, gradito parecchio. Lascia una profondità ed ha un'immedesimazione da scrittore! Non ci conosciamo direttamente ma con chi sa usare le parole, l'autore, è così. Il  messaggio della bottiglia è stato inserito con maestria. Felice di averti letto! 
Wow, che commento! Davvero grazie @confusa
Uscito sulla strada, un tale gli corse incontro e gettatosi ai suoi piedi gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?».
Gli disse Gesù: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono all’infuori di uno solo: Dio.»
Vangelo secondo Marco, 10, 17-18

Re: [CE2026] L'ultima stagione del ferro

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Ciao @Alberto Tosciri , vedo che hai provato un genere difficile ma affascinante: il distopico  :D

Ci va tanta immaginazione e una buona dose di preveggenza per descrivere quel futuro che nonostante impossibile da realizzarsi, ha tutte le chance per avverarsi. Il brano possiede un'atmosfera visiva potente e una scrittura densa, capace di restituire con efficacia il sapore amaro della polvere, del ferro e della solitudine disillusa del protagonista. Tuttavia, quando si accumulano crisi ecologica, cospirazionismo hi-tech, scontro generazionale e infatuazione senile, i temi finiscono inevitabilmente per farsi la guerra a vicenda. Nello spazio compatto di un racconto breve, la ricchezza di suggestioni rischia di soffocare il vero baricentro emotivo della vicenda. Le provocazioni sul collasso climatico, sui pozzi inesauribili e sulla tecnologia LiDAR — con il mistero di ciò che gli uomini delle pulizie avrebbero scoperto sulla realtà del mondo — aprono piste narrative da thriller speculativo molto forti. Lasciarle cadere dopo poche righe per virare bruscamente sulla sfera sentimentale crea un senso di promessa non del tutto mantenuta. 

Di fronte all'attrazione per Nora e alla caduta delle difese interiori di Michele, viene naturale chiedersi quale sia il reale ruolo dell'ambientazione fantascientifica. È solo uno sfondo suggestivo, oppure voleva essere uno specchio dell'aridità del personaggio, dove l'istinto biologico e il contatto carnale rimangono l'ultimo baluardo di umanità in un mondo meccanizzato?

C'è una notevole sensibilità nel descrivere come una canzone estiva banale o una presenza inaspettata possano mandare in pezzi anni di cinismo e certezze. Il testo guadagnerebbe un impatto ancora più incisivo scegliendo con decisione il proprio conflitto centrale: sfrondare l'eccesso di spunti sul fondale permetterebbe alla crepa interiore di Michele — e all'arrivo di Nora sul pianerottolo — di risuonare con tutta la forza drammatica che merita.
Ciao a presto, a si biri..
DISVANGELO: Il Regno Dei Cieli è Già Tra Voi
Viaggio sconsolato tra i ricordi dello Stato.
Io malata in fuga.

Re: [CE2026] L'ultima stagione del ferro

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Grazie per il tuo gradito passaggio @bestseller2020
bestseller2020 wrote: Fri Sep 04, 2026 6:31 pmCi va tanta immaginazione e una buona dose di preveggenza per descrivere quel futuro che nonostante impossibile da realizzarsi, ha tutte le chance per avverarsi. 
Attualmente viviamo anche peggio, per come la vedo io. Ma non farmi dire perché. Se incappo nei fautori e fiancheggiatori della rovina che abbiamo intorno sono seccature. Ho messo tanta roba nel racconto, tanta; un modo per accennare ma senza eccessivi chiarimenti o approfondimenti. Non che non fosse possibile, ma oggi se chiami pane il pane e  vino il vino, vai incontro a problemi.
bestseller2020 wrote: Fri Sep 04, 2026 6:31 pmquando si accumulano crisi ecologica, cospirazionismo hi-tech, scontro generazionale e infatuazione senile, i temi finiscono inevitabilmente per farsi la guerra a vicenda.
Molto vero. Ne sono consapevole.
bestseller2020 wrote: Fri Sep 04, 2026 6:31 pmviene naturale chiedersi quale sia il reale ruolo dell'ambientazione fantascientifica.
Non metto mai nomi reali di luoghi, tantomeno di persone. La mia vena polemica mi tradirebbe e mi lascerei andare prima o poi, suscitando varie indignazioni di diverse gradualità. Figurati che metto moltitudini di post e filmati nel sito, che poi cancello dopo pochi minuti, perché so che solleverebbero un putiferio.
bestseller2020 wrote: Fri Sep 04, 2026 6:31 pmC'è una notevole sensibilità nel descrivere come una canzone estiva banale o una presenza inaspettata possano mandare in pezzi anni di cinismo e certezze. Il testo guadagnerebbe un impatto ancora più incisivo scegliendo con decisione il proprio conflitto centrale: sfrondare l'eccesso di spunti sul fondale permetterebbe alla crepa interiore di Michele — e all'arrivo di Nora sul pianerottolo — di risuonare con tutta la forza drammatica che merita.
Mi piace questo giudizio. Per scrivere così dovrei chiamare le cose con il loro nome.  Troppi problemi oggi.
Le famose casematte gramsciane... Dove ti giri ti giri…
Scusa  la mia amarezza fuori luogo. Figurati se scrivessi racconti contro questo sistema di vita odierno.
Uscito sulla strada, un tale gli corse incontro e gettatosi ai suoi piedi gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?».
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Re: [CE2026] L'ultima stagione del ferro

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Alcuni commenti che ho scritto:

Il figlio di Johnny Love, di @NanoVetricida
Le scarpe buone, di @@Monica 
Filippo, di @Almissima 
La parabola dei due principi e del San Marzano, di @Kasimiro 
Comfort zone, di @bestseller2020 
Uscito sulla strada, un tale gli corse incontro e gettatosi ai suoi piedi gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?».
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Re: [CE2026] L'ultima stagione del ferro

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@Alberto Tosciri
Per fortuna che mastica almeno una foglia di coca che lo rende più umano degli umanoidi. Bella immagine. Un brutto mondo ci attende, dunque. Non è che quello in cui viviamo attualmente sia migliore. Che si fa?  Mastichiamo una foglia di coca. 
Siete tutti molto bravi, e sono contenta di leggervi. 
Via dei bambini felici - Segui le tue parole

Re: [CE2026] L'ultima stagione del ferro

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Grazie del tuo gentile apprezzamento @Ro...se
Uscito sulla strada, un tale gli corse incontro e gettatosi ai suoi piedi gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?».
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Re: [CE2026] L'ultima stagione del ferro

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Alberto Tosciri wrote: Sun Aug 30, 2026 8:43 pmMeritavano la fine. Michele sorrise, dal balcone del suo condominio caserma di cemento, nel settore Est della città vecchia. All’orizzonte le autostrade affondavano nel deserto, ritmate dall’incessante eterno saliscendi dei pozzi petroliferi; il sangue nero della Terra continuava a sgorgare, irrispettoso delle vecchie bugie inventate dagli uomini sulla sua imminente fine. 
La verità era che non c’era fine.
Potresti aggiungere:
La verità? Questa era la fine.

Un racconto dispotico sulle derive che forse aspettano, nella realtà,  i nostri posteri, @Alberto Tosciri .

Piaciuto! Grande maestria nell'intreccio e nell'inserimento della traccia.  :)
Di sabbia e catrame è la vita:
o scorre o si lega alle dita.


Poeta con te - Tre spunti di versi

Re: [CE2026] L'ultima stagione del ferro

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Ti ringrazio @Poeta Zaza per il tuo commento.

In quanto alla notazione
Poeta Zaza wrote: Sun Sep 06, 2026 2:40 pmPotresti aggiungere:
La verità? Questa era la fine.
In effetti quello che ho detto io è proprio la negazione della fine.
Alberto Tosciri wrote: Sun Aug 30, 2026 8:43 pmLa verità era che non c’era fine.
Il discorso filosofico-politico-letterale pseudo scientifico (non credo nella scienza se è asservita alle ideologie) andrebbe approfondito, ma in pratica, nel mondo futuro che mi figuro, dopo anni di cialtronaggini pseudo scientifiche-dogmatiche-ideologiche che hanno fatto di tutto per convincere gli uomini che il pianeta Terra stava finendo e che le risorse come il petrolio erano agli sgoccioli, in realtà la Terra non si è nemmeno accorta della stupidità umana e ha continuato ad andare avanti, specie con il petrolio che, da quello che so, non deriva dalla liquefazione di foreste  di milioni di anni fa, ma dall'essenza stessa della Terra e come la Terra, è infinito. I pozzi si prosciugano e vengono abbandonati, ma in pozzi abbandonati, dopo decenni, il petrolio è tornato ad affiorare. Dovrebbe essere una notizia del secolo ma, come tante notizie del secolo che potrebbero dare speranza all'umanità, ci si guarda bene dal divulgarla.
Uscito sulla strada, un tale gli corse incontro e gettatosi ai suoi piedi gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?».
Gli disse Gesù: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono all’infuori di uno solo: Dio.»
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Re: [CE2026] L'ultima stagione del ferro

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Ciao, Alberto, ultimamente non trovo il tempo per partecipare ai nostri bellissimi contest, ma ho voluto assolutamente passare a commentare questo tuo racconto, che è — tra i tuoi — uno dei più belli. Non solo per l’ambientazione o per la distopia che scorre sotto la superficie, ma per la voce che lo attraversa: una voce che nessun algoritmo potrebbe imitare.

Affiora tra le righe del tuo testo una psicologia umana, vissuta, non generata da modelli.
Nelle immagini che evochi:
“alba rugginosa”
“condominio caserma di cemento”
“il sangue nero della Terra continuava a sgorgare”
“foglia di coca masticata a lungo”
“il ferro del cielo diventava incandescente”
c’è una poetica precisa, con una simbologia ferma che non è casuale: è una firma d’autore, la tua.
Hai dato a Michele quella densità emotiva, quella ruggine addosso, quella nostalgia che brucia. Hai costruito un personaggio che respira: niente piattume, niente figure fredde o scolpite a tavolino. Michele è un uomo vero, consumato dal mondo che racconti.
Ed è qui che si vede la forza della vera narrativa spontanea e genuina: si nota dalla capacità di creare un ponte emotivo tra autore e lettore, di far vibrare qualcosa che non nasce da una formula assimilata chissà da dove, ma da un’esperienza vissuta.  Si avverte dall’empatia che una frase può suscitare mentre ci lascia entrare nella vita di un altro per farci vivere e sentire ciò che sente, di farci riconoscere un frammento di noi in un personaggio che non esiste ma che, per qualche pagina, diventa reale.
È questo che apprezza un lettore: sentire che dietro le parole c’è una persona, qualcuno con cui empatizzare.
E nei tuoi racconti questa presenza, questa eleganza del tuo stile si sente forte. Sempre
Grazie per questa lettura graditissima :super:

Re: [CE2026] L'ultima stagione del ferro

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Ciao @Alberto Tosciri
Alberto Tosciri wrote: Sun Sep 06, 2026 4:38 pm. I pozzi si prosciugano e vengono abbandonati, ma in pozzi abbandonati, dopo decenni, il petrolio è tornato ad affiorare. Dovrebbe essere una notizia del secolo ma
Però! Se fosse vera, sarebbe la notizia del secolo veramente.. meglio non sapere le fonti, come dici tu..
DISVANGELO: Il Regno Dei Cieli è Già Tra Voi
Viaggio sconsolato tra i ricordi dello Stato.
Io malata in fuga.

Re: [CE2026] L'ultima stagione del ferro

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bestseller2020 wrote: Sun Sep 06, 2026 7:49 pmPerò! Se fosse vera, sarebbe la notizia del secolo veramente.. meglio non sapere le fonti, come dici tu..
Mai sottovalutare il sottobosco dei Sottufficiali...   :D
Uscito sulla strada, un tale gli corse incontro e gettatosi ai suoi piedi gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?».
Gli disse Gesù: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono all’infuori di uno solo: Dio.»
Vangelo secondo Marco, 10, 17-18

Re: [CE2026] L'ultima stagione del ferro

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Ciao @Albascura, che piacere rivederti!

Mi dispiace che tu, ultimamente, non abbia potuto partecipare ai vari contest, spero che con l’imminente autunno possa trovare il tempo.
Grazie per i graditissimi complimenti, davvero troppo buona.
Albascura wrote: Sun Sep 06, 2026 6:56 pmquesto tuo racconto, che è — tra i tuoi — uno dei più belli. Non solo per l’ambientazione o per la distopia che scorre sotto la superficie, ma per la voce che lo attraversa: una voce che nessun algoritmo potrebbe imitare.
Penso che i sentimenti umani siano impossibili da rendere per un algoritmo e se lo fanno, sono rappresentazioni “automatiche”, codificate e inserite da altri esseri umani che a loro volta non possono creare varianti infinite dei casi di una vita umana, facendolo fare alle macchine, che creano assurdità “artificiali”, fastidiose e inverosimili, disturbanti da leggere. Senz’anima.
Io poi sono una frana; se devo cercare un solo dato faccio mille ricerche e comparazioni, non fidandomi mai delle risposte e se cerco conferenze su un dato argomento cerco sempre voci umane vere, volti autentici, non A.I., ma purtroppo la rete è intasata da questa roba, bisogna cercare di districarsi.

Io sono molto schematico, anche ripetitivo nelle cose che scrivo, ma ogni racconto, ogni storia, anche se ricalca qualcosa di precedente, riesco a scriverla sempre differente, pur non discostandomi troppo, perché non amo le novità. Un mio limite, ne convengo. Ricordi di vita vissuta, mia e di altri, paesaggi, situazioni, atmosfere… come è stato, come avrebbe potuto essere se alcune cose fossero andate diversamente, se avessi camminato in quel cortile, se fossi uscito prima, o dopo, se fossi passato in quel bosco, se avessi preso o perso quel treno, quel camion di soldati, quella festa di paese…
Basta cambiare alcuni elementi e tutto si trasforma, su basi reali e certamente anche inventate, ai fini della narrazione. Questo, e tante altre cose della scrittura mi hanno sempre emozionato, aiutato ad andare avanti.
Una mente in ebollizione, febbricitante, sofferente.
Ricordo che in terza elementare ci facevano fare a casa i famosi “pensierini”, una sorta di liberi temi su argomenti vari.
Io ero quello che scriveva di più. La maestra, una santa donna, mi rimproverava che la “brutta copia” non era mai uguale alla “bella copia”, la cambiavo sempre in divenire, perché non ero mai soddisfatto al momento della copia in bella, sempre differente. E poi gli argomenti. Ricordo che mentre gli altri bambini raccontavano “pensierini” da bambini, come fiori e torte e vacanze, io mi  interrogavo se quello che avevo sognato esisteva in un altro mondo fantastico. La maestra mi guardava allibita e dopo aver corretto una o due virgole scriveva in rosso in cima alla pagina: “Chi l’ha aiutato?” da far leggere ai miei genitori, che a loro volta sorridevano sorpresi e compiaciuti, poveretti.

Ti ringrazio ancora per aver apprezzato questo racconto, che in verità poteva essere anche meglio con più spazi per caratterizzare atmosfere e personaggi.
Uscito sulla strada, un tale gli corse incontro e gettatosi ai suoi piedi gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?».
Gli disse Gesù: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono all’infuori di uno solo: Dio.»
Vangelo secondo Marco, 10, 17-18

Re: [CE2026] L'ultima stagione del ferro

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Alberto Tosciri wrote: Sun Sep 06, 2026 8:33 pmche in verità poteva essere anche meglio con più spazi per caratterizzare atmosfere e personaggi.
No ho dubbi, potresti perfino farne un racconto lungo o una novella. Qui nei contest tutti ci adeguiamo alle regole e non ci lasciamo mai andare del tutto. 
Alberto Tosciri wrote: Sun Sep 06, 2026 8:33 pmPenso che i sentimenti umani siano impossibili da rendere per un algoritmo e se lo fanno, sono rappresentazioni “automatiche”, codificate e inserite da altri esseri umani che a loro volta non possono creare varianti infinite dei casi di una vita umana, facendolo fare alle macchine, che creano assurdità “artificiali”, fastidiose e inverosimili, disturbanti da leggere. Senz’anima.
Io poi sono una frana; se devo cercare un solo dato faccio mille ricerche e comparazioni, non fidandomi mai delle risposte e se cerco conferenze su un dato argomento cerco sempre voci umane vere, volti autentici, non A.I., ma purtroppo la rete è intasata da questa roba, bisogna cercare di districarsi.
 Proprio per questo ho fatto riferimento all'algoritmo. Dobbiamo imparare a riconoscere quello che leggiamo. 
Alberto Tosciri wrote: Sun Sep 06, 2026 8:33 pmUna mente in ebollizione, febbricitante, sofferente.
Ecco, questa è la definizione di un autore autentico.

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