[CE2026] Il figlio di Johnny Love

1
Bottiglia n.7
Finale: Si guardò alle spalle e si rese conto che le orme sulla sabbia erano solo le sue. E fu da questo che, finalmente, capì.


Era dura essere il figlio di Johnny Love.
Il piccolo Pietro lo scoprì prima ancora di andare alle elementari. 
Bastava che pronunciasse il suo nome e - per un assurdo fenomeno - appena si presentava, cessava di esistere.
Tutti erano interessati soltanto alla vita del padre.
Lui, tutt’al più, era un distributore automatico di scoop e pettegolezzi.
“Ma è vero che ha comprato una villa a Miami?”
“Ma è vero che duetterà con Tony Rainbow?”
“Ma è vero che…”
In realtà, il piccolo Pietro non ne sapeva nulla. Spesso improvvisava. 
Anche perché il padre a casa non c’era mai. 
Sapeva di dover essere orgoglioso di lui. Eppure, non gli sarebbe dispiaciuto giocare insieme, andare al parco o alle giostre, come facevano tutti i suoi amici. 
In fondo, si rendeva conto che i suoi compagni di classe conoscevano suo padre meglio di quanto lo conoscesse lui. 
A casa non se ne parlava mai. Era diventato un argomento tabù. Quando era in televisione, la mamma cambiava canale. 
Il piccolo Pietro non comprendeva del tutto certe dinamiche, ma intuiva che anche la mamma avrebbe voluto trascorrere un po’ di tempo con il papà.
-
Era dura essere il figlio di Johnny Love.
Soprattutto a sedici anni, quando ti è un po’ più chiaro come gira il mondo e cominci a capire che tuo padre è un coglione.
Certo, aveva una gran voce ed era famoso in Italia, Spagna e Sud America.
Ma poi, conoscendolo da vicino, era un viscido bastardo cocainomane e traditore.
Era ancora sposato con la mamma, ma viveva con due ragazze. Insieme. 
Le rare volte che Pietro andava a trovarlo era sempre nervoso. Piangeva, tremava; se il suo assistente non gli portava quello che aveva chiesto entro venti secondi, cominciava a sbraitare come un forsennato.
“Sono fatti così gli artisti” gli diceva la madre che, nonostante tutto, cercava di mitigare il mitigabile. 
-
Era dura essere il figlio di Johnny Love.
Soprattutto quando tutti ti trattano come un baronetto pieno di soldi, ma nella realtà tuo padre non ti ha mai scucito un centesimo e la mamma è costretta a fare due lavori per sbarcare il lunario.
“Offre Pietro, tanto ha il papà miliardario” dicevano gli amici. 
Lo dicevano anche le ragazze, che ogni volta si aspettavano la Porsche e i ristoranti stellati e poi andavano a raccontare in giro che il figlio di Johnny Love era uno spilorcio. Qualcuna, a volte, aggiungeva anche calunnie più infamanti. 
E lui, invece, non aveva niente: venti euro che la mamma gli allungava ogni settimana e un odio viscerale per quello stronzo del padre.
-
Era dura essere il figlio di Johnny Love.
Soprattutto quando decidi che vuoi fare lo stesso mestiere.
Certo, suo padre era più alto, più bello e aveva una voce della Madonna. Ma non si poteva parlare d’amore per trent’anni di seguito. Era innaturale. 
L’amore, l’amore e quanto è bello l’amore.
Lui che d’amore non ci capiva un cazzo.
Pietro non era uno che si autoincensava, ma i testi erano forti, glielo dicevano tutti.
Il problema era che, quando finalmente decisero di produrgli il disco, non capiva se fosse per merito suo o perché era il figlio di Johnny Love.
Quello era un dilemma che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita. 
-
Era dura essere Pietro Love. Durissima.
Ovviamente, il suo nome d’artista non era quello, ma l’etichetta di figlio di Johnny Love non se l’era mai scollata di dosso. Anche a trentacinque anni, dopo dieci anni di carriera. 
Aveva i suoi fan, ma con i tour a stento rientrava nelle spese. 
Non era tutta una sua allucinazione: una volta una signora lo abbracciò e gli disse che l’aveva fatta piangere. 
E poi, su YouTube, i commenti sotto le sue canzoni non erano zeppi di errori grammaticali come sotto quelle del padre. 
Ma la musica era cambiata, cioè, nel senso che la musica era cambiata. 
Suo padre a vent’anni aveva già comprato una casa, la stessa in cui Pietro viveva ancora con la mamma. Lui a trentacinque non riusciva a cambiare l’auto. 
Il discografico gli parlò papale papale.
“Devi fare un pezzo con tuo padre.”
“Ma sei pazzo?”
“È l’unica cosa che può rimetterti in pista.”
“Non se ne parla. E poi, d’accordo, abbiamo lo stesso cognome, ma sono due mondi diversi. È impossibile mischiare i due generi.”
“Mettiamola così: non ti sto dando un consiglio.”
“E che mi stai dando?”
“Un ultimatum.”
-
Era dura essere il figlio di Johnny Love.
Tuttavia, Pietro ogni tanto andava a trovarlo. Era pur sempre suo padre.
Certo, il suo giudizio non cambiava. Restava un coglione anche a sessant’anni. 
Anzi, era pure peggiorato, aveva sviluppato un mucchio di nuove manie. Palestra, lifting, sauna, religione. 
Però almeno aveva smesso di pippare ed era diventato un po’ meno intrattabile. 
“Che ne pensi?” gli chiese Pietro.
“Non lo so. È un’arma a doppio taglio. Ormai i contratti durano sei mesi, tu sei già fortunato a galleggiare da dieci anni.”
“Eh, lo so. Ma il discografico mi ha dato l’aut aut.”
“I discografici danno sempre l’aut aut. Non dargli retta, ne trovi a centinaia. Quelli si prostituiscono per cinque euro. Non è questo il problema.”
“E qual è il problema?”
“È un lascia o raddoppia. Potresti commuovere qualcuno, accaparrarti qualche mio fan. Ma il rischio che i tuoi fedelissimi la vedano come una vigliaccata da ultima spiaggia è grosso.”
“Lo so, perciò non so che fare.”
Per la prima volta Johnny Love non aveva la battuta pronta. 
Scrutò il figlio, per un attimo perse quell’odiosa aria da divo. Poi tornò normale. 
“Beh, se è l’ultima spiaggia, vai in spiaggia, no?” 
“Che vuol dire?” 
Il padre gli rivolse un sorriso che non gli aveva mai visto. 
Gli sembrò un sorriso buono. 
-
Era dura... No, basta.
Era ora di darsi una svegliata. Aveva passato tutta l’esistenza a piangersi addosso perché era il figlio di Johnny Love. Non poteva ripetere sempre lo stesso mantra, ormai era diventato un alibi. 
Ogni famiglia è un macigno. E forse essere il figlio di Johnny Love non era peggio di essere il figlio di Tony Rainbow. 
Sì, ma che doveva fare? Sputtanarsi alla grande o precipitarsi a testa bassa verso il baratro?
Che cazzo, non gli aveva mai chiesto niente nella vita. Almeno un consiglio poteva darglielo, conosceva quel mondo da quarant’anni. 
Invece no, gli aveva detto di andare in spiaggia. 
Bah, e la cosa più strana è che Pietro ci era andato davvero. 
Era dicembre e c’era ancora qualcuno che faceva il bagno, ma per fortuna la calca estiva era tornata a fare in culo nelle rispettive città. 
Si tolse le scarpe e cominciò a camminare. La sabbia era fredda ma piacevole.  
Non aveva mai capito il padre, per anni lo aveva guardato solo dal punto di vista di un bambino tradito. Ma in fondo, questo non significava che fosse davvero una persona cattiva. 
Pietro non era più così ingenuo da non capire che erano pochi i virtuosi che avrebbero continuato a fare i maritini tutti baci e fiori, quando mezzo mondo voleva scoparti e l’altra metà leccarti la suola delle scarpe. 
Che si aspettava, che il padre rinunciasse alla grande occasione della vita? Era come aver vinto alla lotteria. Era un cantante, mica un cardinale. 
Il padre era il primo a dichiarare di essere al 20% bravo e al 70% fortunato. 
“E l’altro 10%, scusa?”
“Ah, sono anche un bell’uomo” rispondeva ammiccando.
Pietro ripensò alle parole del discografico.
Restare fedeli a sé stessi o tentare la giocata? 
Lasciare perdere i suoi testi impegnati e trasformarsi in suo padre? 
Doveva davvero cominciare a parlare d’amore, d’amore e di come è bello l’amore nel tentativo di raggranellare due spiccioli? 
E, soprattutto, ne sarebbe stato all’altezza? 
Pietro continuava a camminare. 
Forse il problema non era nemmeno la musica.
Per tutta la vita non aveva mai capito dove iniziasse Pietro e dove finisse Johnny Love.
Ripensò a quel sorriso. 
Cosa voleva comunicargli? Perché gli aveva detto di andare in spiaggia? 
Forse, dopo tutta quella cocaina, si era bruciato il cervello. 
Pietro sorrise. 
Poi si fermò. 
Si guardò alle spalle e si rese conto che le orme sulla sabbia erano solo le sue. E fu da questo che, finalmente, capì. 
Il Giorno Zero - Distruttori di Terre
https://www.amazon.it/Giorno-Zero-Marco ... 259&sr=8-1

Re: [CE2026] Il figlio di Johnny Love

2
Ciao @NanoVetricida non so chi sia questo Johnny Love, mi viene in mente solo Courtney Love, ma è un’altra storia. Il fatto è che… chi se ne importa se non lo conosco? Il tuo racconto è talmente potente che, per me, è tutto reale. La storia è ben strutturata con quel mantra inserito prima di ogni nuovo passaggio. Il finale calza a pennello e dona ulteriore profondità ai personaggi. Piaciuto moltissimo. Davvero davvero bravo 👏 

Re: [CE2026] Il figlio di Johnny Love

4
Ciao @NanoVetricida, da quanto tempo!!  :sorrisoidiota:
Il racconto mi è piaciuto, ho trovato molto bello il modo in cui hai saputo integrare il finale che ti è stato dato con l'arco di trasformazione del protagonista, molto d'impatto e non sembra per niente una frase esterna. I personaggi mi sono sembrati credibili, soprattutto mi piace che non ci sia una completa redenzione del padre, nonostante il protagonista lo assolva un po' verso la fine --- ma fa parte del suo processo di staccarsi dalla sua immagine per non auto-definirsi più come il figlio di. Avresti potuto andare su una strada più scontata e strappalacrime ma non l'hai fatto e l'ho trovato molto vero. 
Complimenti!  :libro:

Re: [CE2026] Il figlio di Johnny Love

6
NanoVetricida wrote: Mon Aug 17, 2026 10:47 pmEra dura essere il figlio di Johnny Love.
Il piccolo Pietro lo scoprì prima ancora di andare alle elementari. 
NanoVetricida wrote: Mon Aug 17, 2026 10:47 pmEra dura essere il figlio di Johnny Love.
Soprattutto a sedici anni, quando ti è un po’ più chiaro come gira il mondo e cominci a capire che tuo padre è un coglione.
NanoVetricida wrote: Mon Aug 17, 2026 10:47 pmEra dura essere il figlio di Johnny Love.
Soprattutto quando tutti ti trattano come un baronetto pieno di soldi, ma nella realtà tuo padre non ti ha mai scucito un centesimo e la mamma è costretta a fare due lavori per sbarcare il lunario.
NanoVetricida wrote: Mon Aug 17, 2026 10:47 pmEra dura essere il figlio di Johnny Love.
Soprattutto quando decidi che vuoi fare lo stesso mestiere.
NanoVetricida wrote: Mon Aug 17, 2026 10:47 pmEra dura essere Pietro Love. Durissima.
Ovviamente, il suo nome d’artista non era quello, ma l’etichetta di figlio di Johnny Love non se l’era mai scollata di dosso. Anche a trentacinque anni, dopo dieci anni di carriera. 
NanoVetricida wrote: Mon Aug 17, 2026 10:47 pmEra dura essere il figlio di Johnny Love.
Tuttavia, Pietro ogni tanto andava a trovarlo. Era pur sempre suo padre.
NanoVetricida wrote: Mon Aug 17, 2026 10:47 pmEra dura... No, basta.
Era ora di darsi una svegliata. Aveva passato tutta l’esistenza a piangersi addosso perché era il figlio di Johnny Love. Non poteva ripetere sempre lo stesso mantra, ormai era diventato un alibi. 
Si arriva alla svolta!  :si:
NanoVetricida wrote: Mon Aug 17, 2026 10:47 pmCosa voleva comunicargli? Perché gli aveva detto di andare in spiaggia? 
Forse, dopo tutta quella cocaina, si era bruciato il cervello. 
Pietro sorrise. 
Poi si fermò. 
Si guardò alle spalle e si rese conto che le orme sulla sabbia erano solo le sue. E fu da questo che, finalmente, capì. 
Quanti passi ci sono voluti al "figlio di Johnny" per camminare come "Pietro"?

Quelli fatti in 35 anni! 

Comunque, c'è chi non riesce a scollarsi da un genitore per tutta la vita...

Bravo, @NanoVetricida   :)

Sempre piacevole leggerti.  :libro:
Di sabbia e catrame è la vita:
o scorre o si lega alle dita.


Poeta con te - Tre spunti di versi

Re: [CE2026] Il figlio di Johnny Love

8
@NanoVetricida Questo è un racconto che mi è piaciuto! Oltre ad essere strutturato bene, per me, è geniale! Dal nome del padre Jonny Love, inventato - basta con 'sto amore - ai dialoghi, a Pietro, come ti sei ricollegato al finale... Mi unisco ai complimenti! Bravo!

Re: [CE2026] Il figlio di Johnny Love

10
Ciao @NanoVetricida  :D

Il tuo racconto affronta con grande sensibilità e intelligenza narrativa un tema classico e spesso doloroso: il peso dell'ombra paterna sui figli d'arte.

La cronaca reale ci ha mostrato più volte quanto questa oppressione possa diventare intollerabile, portando a derive tragiche, dipendenze o persino alla morte prematura, come nel caso di Sage Stallone o Guillaume Depardieu, schiacciati dall'impossibilità di uscire dal cono d'ombra di genitori monumentali.  Un ottimo impegno e un'apprezzabile maturità di scrittura proprio nel deviare da questi esiti distruttivi, conducendo invece il protagonista Pietro verso un percorso positivo di demitizzazione, rifiuto dei facili alibi e conquista consapevole della propria identità. Resta, al di là di questo, la dura realtà dei dati: essere figli di Johnny Love è durissima... mai nascere figli d'arte.. :D

L'unico elemento che rischia di indebolire la tenuta complessiva del testo è una certa incertezza d'ambientazione: la narrazione oscilla continuamente tra un immaginario da showbiz americano — fatto di nomi d'arte anglofoni, ville a Miami, assistenti personali e cliché da rockstar d'oltreoceano — e dettagli quotidiani tipicamente italiani, come le paghette in euro o le dinamiche della nostra discografia. Per valorizzare appieno l'ottimo lavoro svolto sulla psicologia dei personaggi e dare totale coerenza all'opera, dovresti uniformare il contesto, scegliendo con chiarezza se ambientare la vicenda negli Stati Uniti o calarla interamente nel panorama culturale nostrano. Ottimo. Ciao bello.
DISVANGELO: Il Regno Dei Cieli è Già Tra Voi
Viaggio sconsolato tra i ricordi dello Stato.
Io malata in fuga.

Re: [CE2026] Il figlio di Johnny Love

13
Ciao @NanoVetricida  Il testo scorre che è una meraviglia. Scrittura semplice e diretta. Fa tornare alla mente molti noti rapporti padre figlio. Collocato in un tempo indefinito. Forse oggi i testi d'amore non farebbero più molti ascolti, al contrario dell'arroganza. Mi ha fatto specie però che ha lasciato la famiglia all'asciutto. Non è chiarissimo il motivo del suo allontanamento, solo le due donne? Sembra quasi che nutra dell'astio e poi ci dovrebbe sempre essere il mantenimento verso i figli piccoli. Ma questo è un altro discorso... Hai dato una visione schietta, senza troppi pensieri e condizionamenti. Quasi commovente il fatto di un riavvicinamento di Pietro al padre. Molti l'avrebbero odiato fino alla morte.
Il finale si inserisce perfettamente.
Letto con piacere.

Re: [CE2026] Il figlio di Johnny Love

14
Ciao @Kasimiro
Grazie per l'intervento
Hai ragione, non ho ben chiarito questa dinamica 
Il senso è che l'assunzione smodata di cattive abitudini abbia reso il buon Johnny molto egoista e scollegato dalla realtà e dai suoi doveri familiari  
La mamma, forse per orgoglio, non lo ha mai condannato del tutto, né preteso il divorzio, preferendo lavorare e badare da sola al figlio
Però, mi rendo conto che avrei dovuto migliorare questo aspetto
Grazie per avermelo fatto notare, a rileggersi 
Il Giorno Zero - Distruttori di Terre
https://www.amazon.it/Giorno-Zero-Marco ... 259&sr=8-1

Re: [CE2026] Il figlio di Johnny Love

15
Ciao @NanoVetricida

Mi unisco volentieri ai complimenti generali: la struttura a "stazioni" segnata dal ripetuto «Era dura...» dà un ritmo eccellente al pezzo, facendolo scivolare via con grande naturalezza fino alla rottura finale del mantra, che segna la vera svolta di Pietro.
Oltre a quello che ti hanno già fatto notare sugli aspetti psicologici e sulla riuscita della scena finale (l'immagine delle orme sulla sabbia si aggancia al prompt in modo davvero organico), ho apprezzato molto un dettaglio: il contrasto tra i due modi di intendere la musica. Da un lato il padre, figlio di un’epoca in cui bastava cantare "l’amore" con una bella voce per riempire i palazzetti e comprare le ville; dall'altro Pietro, paralizzato dalla ricerca dell'autenticità in un mercato musicale odierno che invece è stagnante, misurato in visualizzazioni su YouTube e basato su ricatti discografici. Il corto circuito tra i due non è solo affettivo, ma culturale, due mondi in contrasto e, a mio parere, nessuno era meglio dell’altro.
Bello anche il ritratto amaro della madre, che pur comparendo poco si porta addosso tutto il peso di dover mandare avanti la baracca mentre il divo fa la rockstar. Pur rimanendo sullo sfondo, la trovo ben tratteggiata: quel suo mitigare continuamente, fra l'orgoglio e la necessità di tirare avanti, restituisce tutta la solitudine di chi sta attorno ai "divi".
Un racconto maturo,  schietto e senza smancerie. Bravo davvero!
Si salveranno solo coloro che resisteranno e disobbediranno a oltranza, il resto perirà.
(Apocalisse di S. Giovanni)

Re: [CE2026] Il figlio di Johnny Love

17
@NanoVetricida leggendo con calma ho notato che hai tratteggiato l'evoluzione di Pietro non solo attraverso il tempo, ma attraverso le età e la maturazione conseguente. Quindi abbiamo il bambino che per farsi grande davanti ai compagni inventa ciò che non sa, mentre la madre gli mente o piuttosto gli nasconde gli aspetti peggiori della propria relazione. Quindi abbiamo l'adolescenza, con la ribellione, ma anche la descrizione delle crisi di astinenza del padre cocainomane e segue l'indipendenza, il tentativo di crearsi un ruolo nel mondo. Successivamente un'identità lavorativa e di esistenza.
Buona idea questa, perché inserisce in un contesto familiare a tutti quanti la tua storia. In questa parabola a un certo punto ho avuto l'impressione che tu  non abbia voluto calcare sul cambiamento di interazione. Hai accennato ai sessant'anni di un padre ancora coglione, ma ormai vecchio. Questo ribaltamento di prospettiva e di ruoli, in cui il padre coglione diventa quasi un mentore, un suggeritore (vai in spiaggia), sarebbe stato bello se fosse stato più approfondito. Io personalmente mi sono trovato spiazzato, dopo così tanta insistenza tra la rottura tra padre e figlio a trovarli insieme a dialogare, come se nulla fosse, dopo tutto il trascorso amaro (di assenza, di rabbia, di risentimento) lasciato da parte. Forse il trascorrere del tempo lenisce i rapporti più di quanto io mi aspetti nella mia testa.
De gustibus, eh.

Non sono ancora arrivato a leggere tutti i racconti, ma siamo a tre con i racconti che parlano di matrimonio e di volontà di scappare dalla cerimonia. E il tuo racconto parla di un matrimonio celebrato e fallito con il marito fedifrago che vive con due ragazze contemporaneamente. E' un segno?  :asd:
When people talk, listen completely. Most people never listen. - E. Hemingway

Return to “Contest estivo 2026”