[CE2026] Le scarpe buone

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Messaggio in bottiglia nr. 12 incipit. Non ci dovevo venire a questa stupida festa sulla spiaggia. È mezzanotte e sto morendo di freddo. Intorno a me tutti ridono, ballano e sembrano divertirsi, mentre io continuo a guardare il mare nero davanti a me. Poi, proprio quando sto per andarmene, qualcosa affiora tra le onde. E capisco che quella notte è appena cominciata.

Non ci dovevo venire a questa stupida festa sulla spiaggia. È mezzanotte e sto morendo di freddo. Intorno a me tutti ridono, ballano e sembrano divertirsi, mentre io continuo a guardare il mare nero davanti a me. Poi, proprio quando sto per andarmene, qualcosa affiora tra le onde. E capisco che quella notte è appena cominciata. All’inizio è stato solo un piccolo baluginio, un riflesso insignificante. Mi sono detta che poteva trattarsi del luccichio di qualche pesce. E invece no: il piccolo bagliore si è ripresentato poco dopo, più invitante che mai.
Mi chino sulla battigia e affondo le mani sulla sabbia umida. Non sento più freddo, non m’interessa di mandare all’aria duemila lire di manicure. Voglio solo continuare a scavare. Finalmente lo stringo tra le mani.



Pioveva. Sul tavolo la tovaglia bella, ricamata dalla nonna quando aveva ancora la vista buona, accoglieva da un lato un vaso di cristallo pieno di fiori freschi, dall’altro biscotti appena sfornati sistemati in un vassoio d’argento oltre all’immancabile bottiglia di rosolio delle grandi occasioni.
Mia madre faceva la spola dalla sala alla cucina, mio padre, affondato sul divano, fingeva di leggere il quotidiano: erano almeno venti minuti che l’osservavo e non aveva ancora girato la pagina. «La Verena è in ritardo» mi disse senza sollevare lo sguardo.
«Sarà colpa della pioggia» risposi senza scompormi.
Mi avvicinai alla finestra, scostai un lembo della tenda. Le gocce scivolavano piano sui vetri, tutto appariva sospeso.
Mia madre irruppe nella stanza e frantumò l’incanto: «Lara, ma sei ancora in ciabatte? Devi metterti le scarpe buone, Verena si è raccomandata.»
«Non vedi che tempaccio? Chissà quando arriva.» Speravo che telefonasse per rimandare: la sola idea d’indossare quell’abito mi faceva soffocare.
Mia madre scosse la testa. «Viene, viene… Sbrigati!»
Non le risposi, uscii dalla stanza e mi misi a cercare le maledette scarpe. Tacco dieci, anziché dodici: l’unico successo che avevo ottenuto. Non avevo potuto niente contro pizzo, lustrini e volant, non avrei potuto niente contro vesciche e gonfiore.

«Favorisca il biglietto, prego.» La voce chioccia del solerte controllore aveva un tono implacabile.
Continuavo a rovistare frenetica nella borsetta, ma del biglietto, neppure l’ombra. Troppo tardi per scendere dal treno, troppi soldi per pagare di nuovo il viaggio.
«Se non si offende, anticipo io per lei…»
Non mi ero accorta fino a quel momento dell’arcangelo seduto di fianco a me.
Voce profonda, mani curate, un bel polso che usciva da una manica di camicia immacolata. La rivelazione del suo nome, Yuri, e la condivisione, tra sorrisi imbarazzati, che i nostri genitori fossero appassionati de “Il dottor Živago”, compì la magia.
Lara e Yuri. Mi sembrò impossibile non cogliere un segno.

Una delle scarpe era finita sotto al letto quando l’avevo tolta in preda a un dolore al mignolo insopportabile. «Le indossi un po’ in casa, vedrà che diventeranno morbide come un guanto!» Dannata commessa; falsa come una moneta da mille lire.
Dovetti allungarmi parecchio per recuperarla. Soffiai via il leggero strato di polvere dalla tomaia e quella tornò immacolata. Sentii suonare il campanello: la sarta era puntuale.
Verena si mise a parlare fitto con mia madre.  Appena mi vide, mi squadrò da capo a piedi: «Cos’è quella faccia preoccupata?» disse mentre infilava gli spilli nel cuscinetto da polso.
«Forse perché lo sono».
«Tutte le spose lo sono. Se aspettassimo di essere sicure, non si sposerebbe nessuna… Su, da brava, trattieni il respiro.» Tirò su la cerniera con uno strattone deciso.

Pioveva anche quel giorno. L’impermeabile di Yuri era zuppo. Lo appesi all’attaccapanni e un piccolo lago si formò sul pavimento appena lucidato.
«Tieni, dottore.» Gli porsi un asciugamano. «Oppure pensi che i medici siano immuni al raffreddore?»
Mi strinse a sé. «Non così forte…» dissi. Gli indicai il mio ventre.
Spalancò le palpebre. «Sei sicura?»
Annuii. «Come lo diremo ai miei?»
Mi rabbuiai. La risposta che volevo arrivò dopo un silenzio che mi parve durare un’eternità.
«Stai tranquilla, faremo tutto così in fretta che diventeranno nonni senza accorgersene!»
«E non mi chiedi come mi sento? Sono tre giorni che devo vomitare di nascosto».
«È del tutto normale, parola di medico!»

«Favoloso! Sembri proprio una principessa. Il tuo bel dottore impazzirà, vedrai!»
Verena, la sarta, sapeva bene come far passare l’ottone per oro, ma a me sembrava più la brutta copia della fata Smemorina. Lo specchio restituiva l’immagine di una mongolfiera infiocchettata.
«Bello, educato e distinto. Tua nonna direbbe che hai pescato il jolly!»
Ci mancava mia madre. Stavo sul punto di esplodere, ma non per colpa dell’abito.
«E ricordati: devi indossare una cosa comprata, una regalata, una nuova, una usata e una blu» proseguì Verena con un certo sussiego.

Il matrimonio è un affare decisamente complicato.

«A quella ci ho già pensato io! Una rosa blu applicata sul fermaglio dei capelli.»
«Mamma…»
«È una vera novità, me l’ha detto la modista!»

Dopo l’ennesimo bacio, guardammo fuori dalla finestra. Il cielo, finalmente, era sereno e l’impermeabile di Yuri asciutto. Ravvivai le labbra con una generosa passata di rossetto e, stampato un bacio rosso fiammante su di un cartoncino, lo piegai e lo misi nella sua tasca. Non era vuota: c’era un pacchettino che non mi aveva dato. Forse se n’era dimenticato, mi dissi. Faticai per evitare qualsiasi domanda; con destrezza lo strinsi nella mano. Rimasta sola, mi feci coraggio, aprii il palmo sudato. Era una scatolina blu, di quelle che si usano in gioielleria. Conteneva un ciondolo, l’esatta metà di un cuore e un biglietto minuscolo. Giulia.
In quel preciso istante, all’arcangelo caddero le ali.

La prova dell’abito finì tra un bicchierino di liquore e un biscotto al cioccolato. Il quotidiano di mio padre languiva abbandonato sul divano. Pioveva ancora.
Io sempre ligia al dovere, la figlia perfetta prima, la fidanzata ideale poi.  A scuola ci insegnavano a stare composti, ma nessuno ci ha mai insegnato cosa fare quando qualcosa dentro di noi si rompe. Mi accarezzai il ventre e lui capì.
«Guarda che, se non sei felice, puoi ancora rimediare.»
Papà… Così succube, un’ombra… eppure così tanto vicino a me. Mi accostai alla finestra senza trovare le parole giuste per rispondergli.
Un piccolo calcio mi colse di sorpresa. Un altro calcio.
Per alcune decisioni non servono parole, né prove, forse basta capire quando si è smesso di amare. La finestra era appannata eppure riuscivo a intravedere la strada.


Mi faccio coraggio e apro il palmo. L’oggetto luccica tra la sabbia umida, lo risciacquo: è l’esatta metà di un cuore. Alzo lo sguardo alle stelle e lo lancio di nuovo tra le onde.

Re: [CE2026] Le scarpe buone

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@Monica wrote: Sun Aug 16, 2026 8:49 amMia madre faceva la spola dalla sala alla cucina, punto e virgola mio padre, affondato sul divano, fingeva di leggere il quotidiano: erano almen
meglio una pausa maggiore, cambiando soggetto della frase
@Monica wrote: Sun Aug 16, 2026 8:49 amContinuavo a rovistare frenetica nella borsetta, ma virgola del biglietto, neppure l’ombra. T
per aprire l'inciso
@Monica wrote: Sun Aug 16, 2026 8:49 amLa prova dell’abito finì tra un bicchierino di liquore e un biscotto al cioccolato. Il quotidiano di mio padre languiva abbandonato sul divano. Pioveva ancora.
Io sempre ligia al dovere, la figlia perfetta prima, la fidanzata ideale poi.  A scuola ci insegnavano a stare composti, ma nessuno ci ha mai insegnato cosa fare quando qualcosa dentro di noi si rompe. Mi accarezzai il ventre e lui capì.
«Guarda che, se non sei felice, puoi ancora rimediare.»
Papà… Così succube, un’ombra… eppure così tanto vicino a me. Mi accostai alla finestra senza trovare le parole giuste per rispondergli.
Un piccolo calcio mi colse di sorpresa. Un altro calcio.
Per alcune decisioni non servono parole, né prove, forse basta capire quando si è smesso di amare. La finestra era appannata eppure riuscivo a intravedere la strada.


Mi faccio coraggio e apro il palmo. L’oggetto luccica tra la sabbia umida, lo risciacquo: è l’esatta metà di un cuore. Alzo lo sguardo alle stelle e lo lancio di nuovo tra le onde.
L'ho apprezzato molto questo racconto, @@Monica   :)

Come hai sfruttato bene l'incipit, come hai svolto la sintesi della storia d'amore sbagliata, come hai tratteggiato il finale, con la scoperta dell'oggetto misterioso...
Ecco, se posso farti un appunto, non capisco la scelta del titolo, sulle scarpe che, a mio avviso, rivestono un ruolo marginale nella trama.
Perché non sfruttare il ciondolo? 
Un titolo così, per esempio:

- L'esatta metà di un cuore -
Di sabbia e catrame è la vita:
o scorre o si lega alle dita.


Poeta con te - Tre spunti di versi

Re: [CE2026] Le scarpe buone

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@Monica  Volevo evitare il commento perchè la storia non contiene nulla di particolare. Proprio qui sta il bello, mi dirai. 
Gusto personale! Corretto e scritto in maniera esemplare ma non rappresenta quello che mi piace leggere. Mi spiego in modo più approfondito. Non farò osservazioni su come è scritto, su come il tema è sviluppato. Semplicemente, trovo che ti sia limitata alla descrizione della storia, senza esporne la complessità e senza approfondire nessuna figura. Può darsi che io non abbia compreso niente! Non lo escludo; confermo però che, per me, quello che emerge è molto lontano dalla mia idea di rapporto. 

Re: [CE2026] Le scarpe buone

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Ciao @Poeta Zaza grazie per la lettura e il commento ♥️ il titolo? Ho pensato le scarpe fossero una buona metafora del contenuto, ma terrò sicuramente conto del titolo più didascalico che mi ha proposto! 

Ciao @confusa prendo atto delle tue parole… del resto dopo aver letto i tuoi scritti immaginavo che i miei non potessero incontrare i tuoi gusti. L’Importante è provarci e avere rispetto della scrittura. Grazie del feedback ♥️

Re: [CE2026] Le scarpe buone

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@Monica Un post su cui avviare un bel confronto! Potrebbe venirne fuori una produttiva discussione, per me, dalla quale imparare. Sei d'accordo?

Re: [CE2026] Le scarpe buone

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Ciao @@Monica eccoci al tuo bel racconto.. :)

Il racconto ha un’ottima sensibilità visiva e dettagli d’atmosfera riusciti (la pioggia sui vetri, la claustrofobia della prova dell’abito, l’omaggio a Il dottor Živago). L’impianto generale, però, soffre di un problema di impostazione strutturale e temporale che toglie forza alla storia. Ci sono diversi punti su cui ho trovato necessario soffermarmi, e sono questi:

La frammentazione dei flashback e l'incipit L'incipit sulla spiaggia creava una premessa immediata ed efficace: il freddo, l'isolamento in mezzo alla festa, il bagliore tra le onde e l'atto di scavare nella sabbia. Congelare subito quella tensione per aprire una sequenza continua di ben quattro flashback, tuttavia, finisce per spezzare il ritmo narrativo. La scena presente diventa solo una cornice statica, un pretesto per ricordare, invece di essere il luogo in cui la storia si compie. Se tu fossi partita direttamente dalla spiaggia mostrando la sua gravidanza avanzata nel presente  (il contrasto forte tra i ragazzi spensierati che ballano e lei, sola, infreddolita, con il pancione e la fatica fisica di chinarsi sulla battigia), la scena avrebbe avuto un impatto emotivo e corporeo potentissimo. Da lì, impostando la narrazione con una sequenza cronologica più naturale e lineare al passato, gli eventi sarebbero scivolati con molta più fluidità.

La linea temporale della gravidanza: Lara sente i calci del bambino mentre la sarta le stringe l'abito. Biologicamente questo accade intorno al quinto mese (18ª-20ª settimana), uno stadio in cui la pancia è chiaramente visibile. Risulta poco credibile che una sarta esperta tra metri di stoffa e spilli, o la madre nella stessa stanza, non se ne siano ancora accorte. L'urgenza del matrimonio: Il piano di Yuri di fare tutto in fretta «prima che i genitori se ne accorgano» perde di senso se la prova dell'abito avviene a gravidanza già così inoltrata. Significa che sono passati mesi dalla scoperta, spegnendo l'urgenza drammatica della situazione. Bisogna anche considerare che una scelta del genere, ossia, sposarsi con l'abito da sposa, per giunta col pancione, non è felice, anche se dovrebbe valorizzare la scelta d'amore. Qui ci voleva un po' di ordine.

Il dialogo con il padre La battuta del padre — «Se non sei felice, puoi ancora rimediare» — resta ambigua. Se allude ad annullare le nozze, il termine "rimediare" suona confuso; se allude a una scelta sulla gravidanza, al quinto mese è fuori contesto biologico e normativo. Conveniva rendere esplicito che il padre intendeva solo sostenerla nella scelta di mandare a monte il matrimonio con un uomo che non ama. 

La sparizione della gravidanza al presente e il ciondolo. Nella cornice notturna al mare, la gravidanza sembra sparire: Lara si muove, si piega e pensa alla manicure senza alcun riferimento alla fatica o alla presenza del suo stato fisico, creando uno stacco netto con il flashback. Il ritrovamento del mezzo ciondolo tra le onde appare come una coincidenza troppo forzata. Non è chiaro a chi appartenesse quella metà (a Yuri? A Giulia? Lo aveva rubato lei?), né come sia finita proprio in quel tratto di mare. Per dare vero valore al gesto finale di gettarlo via, il tragitto di quell'oggetto deve avere una logica narrativa precisa e credibile.  Sincronizzando l'asse temporale e dando continuità al corpo della protagonista tra presente e passato, il percorso di emancipazione e la scelta finale di Lara acquisterebbero un peso drammatico perfetto.

Ripeto la mia inprenssione che questi flash back non ti abbiano portato bene, ma creato confusione in questa storia che poteva avere successo, attraverso un percorso narrativo più semplice: non c'era niente che lo poteva ostacolare. Ciao a presto <3
DISVANGELO: Il Regno Dei Cieli è Già Tra Voi
Viaggio sconsolato tra i ricordi dello Stato.
Io malata in fuga.

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