Re: Quando scrivete una scena, la visualizzate nella mente come se fosse proiettata su uno schermo?

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Ngannafoddi wrote: Vi capita di scegliere 'l'inquadratura' (un primo piano su un dettaglio, un campo lungo) prima di decidere le parole da usare?"
Più che scegliere un' "inquadratura" (cinematografica) preferisco immaginare come se stessi guardando, visualizzando la scena nella mia testa. Più che altro immagino quello che mi piacerebbe vedere, cercare di rendere, cercare di mostrare agli altri, renderli partecipi.
Non è una cosa semplice. Al pari dell'inquadratura cinematografica, quello che il regista-scrittore vede e rende, potrebbe piacere ed essere comprensibile solo a lui. Viviamo in un epoca dove oltre a mancare la cultura, in un mondo dove la maggior parte sono diplomati e laureati, mancano i presupposti, le basi vere e proprie fin dalle scuole elementari. Trovo problematico rendere un particolare, mettiamo di un racconto storico,  di un Templare che assiste a un tramonto davanti a Gerusalemme, in un mondo di potenziali lettori in cui la maggior parte di chi legge non ha la più pallida idea di cosa siano state le crociate e se sente parlare di Gerusalemme associa a "genocidio". Ma ti posso fare decine di esempi.

Questo problema non lo aveva Dante quando scrisse la Commedia. All'epoca del "buio Medio Evo", che era tutt'altro che buio, anche i più ignoranti e analfabeti avevano ben presente di cosa si parlava quando si rappresentava l'Inferno, il canto più popolare della Commedia. Oggi ho i miei seri dubbi che fior di laureati capirebbero.
Si salveranno solo coloro che resisteranno e disobbediranno a oltranza, il resto perirà.
(Apocalisse di S. Giovanni)

Re: Quando scrivete una scena, la visualizzate nella mente come se fosse proiettata su uno schermo?

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Ngannafoddi wrote: Vi capita di scegliere 'l'inquadratura' (un primo piano su un dettaglio, un campo lungo) prima di decidere le parole da usare?"
Credo che capiti a tutti. Per me è una cosa normale, non solo per le inquadrature, ma anche per i luoghi e i personaggi, rappresentati nella mente come persone conosciute direttamente, o attori famosi, o magari me stesso. E nei dialoghi cerco di usare un linguaggio il più possibile aderente a quello che personaggi reali userebbero nella medesima situazione. Il tutto senza particolare successo, considerando il numero dei lettori.
Mario Izzi
Sopravvissuti
(in)giustizia & dintorni (trilogia)
Dea
Non solo racconti
[/De gustibus non est sputazzellam (Antonio de Curtis, in arte Totò)]

Re: Quando scrivete una scena, la visualizzate nella mente come se fosse proiettata su uno schermo?

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Cheguevara wrote: Il tutto senza particolare successo, considerando il numero dei lettori.
Il successo non è sempre sinonimo di qualità. Forse non hai l'editore che spinga nel modo giusto o hai poca visibilità sui social. E poi 180 nuovi libri pubblicati ogni giorno in Italia... Qui ci sarebbe da aprire una nuova lunghissima discussione sull'argomento, ma lasciamo perdere. 
Di sicuro non ho dubbi sulla tua bravura. 
Brodoman. Il supereroe più sgangherato del mondo - Editrice Il Puntino
Pizze indemoniate e come mangiarle - Nero Press Edizioni
L'isola delle teste di cavolo - Alcheringa Edizioni

Re: Quando scrivete una scena, la visualizzate nella mente come se fosse proiettata su uno schermo?

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@Ngannafoddi Grazie per l'apprezzamento. Comunque, io non penso di essere un bravo scrittore: soltanto, migliore di alcuni e peggiore di altri.  Credo anche che, quando si pubblica solo con piccole o micro CE, i numeri per un vero successo non siano alla portata: con le royalties, se te le pagano, se va bene ci vai a mangiare una pizza, magari in due, se va male, colazione al bar. :P
Mario Izzi
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Re: Quando scrivete una scena, la visualizzate nella mente come se fosse proiettata su uno schermo?

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@Ngannafoddi e compagnia: certo, la scelta delle parole viene fatta in funzione di quello che vuoi rappresentare e la prospettiva è inevitabilmente germana all'inquadratura. La precisione lessicale, l'esattezza e dunque la verosimiglianza del quadro credo siano madri del potere evocativo.  Quest'ultimo verrà valorizzato dalla perizia del montaggio, nei casi più riusciti.
Per quanto riguarda la mia esperienza di imbrattacarte, io ambiento le mie storielle in luoghi che conosco, anche quando non li nomino oppure li maschero, proprio per ottemperare all'urgenza di armonizzare rappresentazione, prospettiva, verosimiglianza e forza evocativa.
Tutte queste attenzioni non sono di certo sufficienti a creare delle pagine che funzionano e che si fanno leggere volentieri, ma questo è un altro discorso.
La filosofia dei Led Zeppelin - Mimesis
Insegnare l'Italia di oggi - Marcovalerio
Codice Bowie - Meltemi
L'arte di essere Tom Waits - Vololibero

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