[CDP2026] L'importanza di esserci

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Uovo n° 1 - Incipit

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L’auto procedeva lentamente sulla strada di montagna appena asfaltata. Il sole filtrava tra gli alberi con piccoli lampi di luce. Dopo una curva a gomito il panorama si aprì sulla valle.
Alfredo accostò, scese dalla macchina. Un enorme cartellone pubblicitario copriva una parte del paesaggio. Mostrava un volto barbuto e sorridente che si affacciava dalle nubi e una scritta: “Paradise Valley Luxury Resort. Dio è qui”. Alfredo corrugò la fronte; si era opposto a quel tipo di pubblicità nel consiglio di amministrazione. “Non nominare il nome di Dio invano”, aveva detto; ma alla fine avevano vinto loro.

      
Sfilò dalla tasca della giacca il pacchetto di Lucky Strike e ne pescò una, se la mise tra i denti ma non l’accese. Si appoggiò alla macchina con le mani in tasca. Fissava il cartellone. Qualcosa lo disturbava, oltre alle dimensioni esagerate, ma non gli era chiaro cosa.
Proprio in quel momento giunse dal senso di marcia opposto la Ford Mustang Shelby rossa dell’Amministratore Delegato del resort: Jonathan Migliore. L’auto rallentò fino a fermarsi in corrispondenza della pubblicità, si abbassò il finestrino e l’A.D. lo salutò «Ciao Alfredo, bello vero? Da togliere il fiato» seguì una risata esagerata che l’altro non volle assecondare.
Alfredo portò la mano con la sigaretta dietro il collo «Non saprei signore, c’è qualcosa che…» L’altro si sporse dal finestrino fino al collo, facendo leva con la mano sinistra sullo sportello. Mise in bella mostra l’orologio d’oro sopra al polsino, fatto che Alfredo non giudicò casuale, glielo aveva sempre invidiato; poi con uno scatto da attore consumato assunse l’espressione dell’uomo sul cartellone. Alfredo dapprima lo fissò incerto, poi alzò lo sguardo sul barbuto in alto. Stesso sorriso, stessi occhi: era proprio lui. Migliore mantenne un po’ la posizione, poi scoppiò in una nuova risata, ancora più grossolana della precedente e si ritirò nell’abitacolo soddisfatto.
Alfredo si staccò dalla macchina e gettò la sigaretta a terra, insistette con il piede macerandola come se fosse stata accesa.
«Non può farlo. È blasfemia!» lo rimproverò.
«Già fatto!» volgendo la mano verso la sua destra. «Oh su, ma dai. È divertente e ci farà fare molti soldi.»
«Ma lo sa dove siamo?»
«E allora? Vedrai che cambieranno idea anche i frati, quando vedranno arrivare i soldi.» Come al solito Alfredo non riusciva a farsi valere, era andata così anche durante il consiglio di amministrazione. Gli altri membri si erano spenti quando aveva ribadito la sua posizione morale ed etica verso il progetto pubblicitario. Avevano provato a fare dello spirito per spezzare la sua opposizione, ma era rimasto saldo.
«E fatti una risata almeno una volta, Alfredo» Migliore riprese la marcia mostrandogli il palmo della mano sinistra, senza fede, notò. «Davvero senza fede» si disse. Si chiese se la sua bella moglie stesse ancora con lui, magari avrebbe avuto una chance, finalmente. Era stanco delle solite avventure.
Dio è qui, lesse ancora. «Stronzo megalomane.»
«Non nominare il nome di Dio invano!» al consiglio aveva buttato il secondo comandamento sul piatto del confronto. Sapeva che la comunità montana aveva un certo peso sulle decisioni a valle, grazie alla presenza dell’antico convento francescano: meta di pellegrinaggi, e soggetto di documentari e film. E pensò di potercela fare quando vide che cominciavano a mancare gli argomenti. Questo almeno fino a che non era entrato lui, il membro maggioritario: «Quanto ci mettete a dare il via? Decido io, si fa!».
Dalla curva a gomito comparve la Panda 4x4 delle suore di San Camillo che saliva a discreta velocità, diretta al convento per assistere i frati ammalati. Al volante suor Annetta si trovò di fronte al Signore. Aprì la bocca sorpresa e sgranò gli occhi, non riuscì a evitare lo schianto con lo specchietto retrovisore della Ford, ma riuscì a rientrare in corsia sterzando verso destra con grande dondolio del rosario appeso nell’abitacolo. Finì la corsa poco dopo l’auto di Alfredo, nell’area di sosta sterrata.
«State bene sorelle?» Alfredo si era avvicinato e chinato verso il finestrino della Panda. La grossa croce rossa cucita sul cuore dell’anziana sembrava aver preso vita per via del grande affanno. La suora più giovane sul lato passeggero era ancora aggrappata alla maniglia per la paura, bianca come le vesti che indossavano.
Migliore era appena sceso dall’auto «Merda!» stava controllando i danni allo specchietto «Uff. Pensavo peggio.» Si passò la mano sui capelli grigi.
Fu in quel momento che la piccola suora ossuta scese di macchina e attraversò la strada verso la Ford. La conoscevano tutti da quando durante il Covid si era prodigata per la comunità. Guardò verso il cartellone «Ah! Sciagurati!» si fece il segno della croce, poi guardò Migliore «Mi scusi,» la voce tremava un po’, oltre a contenere tutte le sfumature dell’età, «sono stata colta di sorpresa e prima che me ne accorgessi…» mimava con l’espressione lo stupore aprendo i palmi delle mani come se le avessero puntato una pistola e poi ridacchiò ancora nervosa.
«Tranquilla sorella. Tutto a posto. Si è solo richiuso, un gran botto ma non ci sono danni.»
«Ah, meno male, posso respirare» portando la mano sulla croce al petto.
A quel punto Migliore alzò il mento verso Alfredo «Che ti dicevo? Il mio cartellone toglie il fiato» e di nuovo sghignazzò.
Alfredo lo ringraziò per averlo escluso dalla proprietà. Quanto lo detestava. Si avvicinò ai due e disse alla suora «È grande vero suor Annetta?» la manipolò come solo lui sapeva fare. Sapeva che non ci voleva niente a scatenare un effetto domino. Era stato un esperto con i genitori anziani, li aveva messi contro i suoi fratelli e aveva sottratto loro ogni bene prima di chiuderli in un ospizio. L’anziana si fece seria, guardò di nuovo la pubblicità, la scritta sacrilega, il Barbuto e poi l’uomo che aveva di fronte «Quello è lei?»
Migliore tagliò corto «Bene, adesso devo proprio andare, vi saluto» si infilò in macchina e in breve sparì dietro la curva.
Alfredo prese a braccetto la donna e l’aiutò ad attraversare, la vide pensierosa, non avrebbe dovuto far altro che aspettare la caduta di tutti i pezzi.
Suor Annetta salì in macchina, la sorella più giovane si assicurò che la cintura fosse ben inserita. «Lavorate con lui?» gli chiese.
«Per… lui» guardò la pubblicità sentendosi schiacciare «purtroppo.»
«Lo sapete che quella roba là è un’offesa al Signore?»
«Mi dispiace sorella, ho provato in tutti i modi a evitarlo…» si mostrò triste.
«È pericoloso!» accese il motore.
«Oh sì, lo è» convenne.
«È una vergogna, tutti sanno che questa montagna è meta di pellegrinaggio!»
Alfredo si sollevò lasciandole lo spazio per fare manovra.
«Ci penso io, figliolo. Stia sereno. Arrivederci».
La prima tessera era caduta. La salutò con la mano, poi cercò le sigarette e se ne infilò una in bocca, senza accenderla.
 
Suor Annetta arrivata al convento aveva informato i frati della novità, e tutti insieme avevano pregato perché il Signore li perdonasse e ci mettesse mano. Si era poi recata dai vigili urbani avvertendoli del grosso rischio che aveva corso alla guida, ricordando loro che spesso salivano vere e proprie comitive sui pullman e che il cartello andava rimosso perché era un rischio per la sicurezza. Scese poi a valle e fece tappa all’ospedale, per portare i campioni ematici in laboratorio e si sfogò con il primario, suo amico d’infanzia. Dopodiché si recò in comune per denunciare i fatti alle Pubbliche Affissioni.
Giorni dopo, seduto a un bar, Alfredo stava leggendo il giornale, giunto alla sezione locale vide la foto del cartellone e, accanto, una più piccola di Migliore che adesso non rideva più. Alfredo sorrise beffardo e soddisfatto nel vederlo finalmente tirato giù dal piedistallo. Migliore era stato convocato in comune. L’articolo parlava anche della coraggiosa suora che per il bene della comunità si era rivolta alle autorità per la rimozione del cartello, ormai prossima.
In seguito fu convocato dal consiglio di amministrazione del Resort per discutere del danno di immagine. Quasi tutti i membri votarono per la sospensione dell’A.D., tutti tranne Alfredo, un piccolo vezzo. In quanto figura di un certo rilievo morale fu infine nominato sostituto temporaneo.
Il mattino dopo si recò dove un tempo era stato il cartellone e ora c’era solo una cornice di metallo nudo. Prese il cellulare e si scattò un selfie mentre sorridendo cercava di centrarsi nel telaio vuoto alle sue spalle. Poi prese una sigaretta, l’accese e dopo qualche tiro sospirò: «Finalmente si respira.»
"Fare o non fare, non c'è provare." Yoda - Star Wars

Re: [CDP2026] L'importanza di esserci

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ciao @ElmoInverso,
ho letto il tuo racconto con attenzione e, da lettrice curiosa, vorrei segnalarti alcune impressioni. Ci sono diversi spunti che mi hanno colpito, e alcuni aspetti che secondo me meritano qualche piccola riflessione.
Il racconto ha alcune idee interessanti, ma nel complesso mi è risultato un po’ debole, soprattutto nella costruzione.

Una cosa che funziona è sicuramente lo spunto di partenza: il contrasto tra ciò che è moralmente giusto e ciò che viene fatto davvero. Il personaggio di Alfredo, ad esempio, potrebbe essere molto interessante, perché all’inizio sembra una persona etica, ma poi si intravede un lato più manipolatore (soprattutto nel riferimento ai genitori). Questo aspetto però resta un po’ accennato e non viene sviluppato fino in fondo. Anche il cartellone con il volto “divino” è un’immagine efficace, così come il parallelo con Migliore. E l’idea dell’effetto a catena che parte dalla suora è uno spunto che poteva funzionare bene.

Il problema principale, però, è che Alfredo, pur essendo il protagonista, non è davvero necessario alla storia. La rimozione del cartellone sarebbe probabilmente avvenuta comunque, perché la suora ha rischiato un incidente e avrebbe segnalato la cosa alle autorità anche senza il suo intervento. Questo fa sì che Alfredo sembri più uno spettatore che il vero motore degli eventi.

Anche il finale mi è sembrato un po’ affrettato: tutta la parte in cui la suora si muove (frati, vigili, comune…) viene raccontata velocemente invece che mostrata. Proprio lì, dove ci si aspetterebbe il momento più forte, la storia accelera e perde un po’ di coinvolgimento.

Per quanto riguarda Alfredo, inoltre, c’è una piccola incoerenza: viene descritto come uno capace di manipolare gli altri, però nel consiglio di amministrazione non riesce a incidere minimamente. E la manipolazione della suora, alla fine, sembra anche poco necessaria, perché le cose sarebbero andate avanti comunque. Questo dà un po’ la sensazione di qualcosa di forzato.

In alcuni punti ho fatto anche un po’ fatica a seguire chi stesse parlando o agendo, perché i passaggi tra dialogo e descrizione non sono sempre chiarissimi. E il ritmo è un po’ sbilanciato: molto dettagliato all’inizio, molto veloce alla fine.

Infine, il tema dell’ipocrisia (che secondo me è la cosa più interessante) rimane sullo sfondo, e il finale — con il selfie e la battuta — mi è sembrato un po’ troppo esplicito.

In generale, secondo me il racconto ha delle buone idee, ma avrebbe bisogno di essere reso più chiaro e soprattutto di dare al protagonista un ruolo più centrale nella storia.

Re: [CDP2026] L'importanza di esserci

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Ciao @Didalinda,

in questo racconto ho cercato di mettere in risalto che il protagonista è un gran peccatore, apparentemente ostenta moralità perché difende un comandamento, in realtà infrange quasi tutti gli altri, seminati in vari punti.
 
Il fatto che il cartellone sarebbe stato rimosso anche senza Alfredo è indifferente, perché non è il vero desiderio del protagonista. Alfredo vuole rimuovere Migliore socialmente, vuole "ucciderlo" tanto per mettere un'altra tacca ai comandamenti infranti. La suora poteva solo far rimuovere il cartellone e fargli pagare una multa.
Non è un protagonista appariscente, ama l'ombra, vuol sembrare uno spettatore. Tutto accade senza che lui possa farci niente.
Non credo che sia necessario "fare il botto" alla fine, le descrizioni delle attività finali della suora sono rapide perché lei è una pedina, non è la protagonista. Non avevo interesse a darle uno spazio maggiore anche perché gliene ho dato molto a metà.

Riguardo all'incoerenza che hai rilevato in realtà non c'è. Il protagonista è un manipolatore, ha quasi convinto il consiglio che non sa più quali argomenti opporre. Non ce la fa solo perché arriva Migliore che è il membro maggioritario. Qui forse ho sbagliato e non ho reso chiaro che mi riferivo a lui.
"E pensò di potercela fare quando vide che cominciavano a mancare gli argomenti. Questo almeno fino a che non era entrato lui, il membro maggioritario: «Quanto ci mettete a dare il via? Decido io, si fa!»."

La manipolazione della suora è necessaria per metterlo in cattiva luce nell'intera comunità, altrimenti il racconto si sarebbe intitolato "La multa".

Anche per quanto riguarda l'ipocrisia, ho inserito elementi qua e là per farlo inquadrare, ma non era il tema del racconto. Il protagonista detesta il suo capo e desidera liberarsene senza sporcarsi apertamente le mani, vuole fargli il vuoto intorno, denigrarlo. Alfredo è un passivo aggressivo, meschino. Manipola la suora perché la invita a prestare maggiore attenzione al cartello, al di là della sua pericolosità. Migliore ha prestato il suo volto a Dio, ed è la scritta a sottolinearlo. La suora ne fa una missione, non si tratta più solo dei vigili urbani.

I dialoghi non mi sembrano gestiti male, chiedo se c'è qualcuno che ha avuto la stessa difficoltà a seguirli. Comunque se potete indicarmi in quali punti c'è confusione e vanno chiariti mi farebbe piacere.

Il finale è un'epifania su se stesso. Alfredo ha realizzato il suo desiderio e senza perdere la faccia, senza sporcarsi le mani, da spettatore. Si incornicia perché si sente all'altezza dell'altro se non superiore e si fa il selfie. Finalmente accende la sigaretta perché può rilassarsi. Non è più sullo sfondo, ma diventa protagonista della sua vita. Ecco perché lo avverti esplicito, perché lo diventa.

Detto questo la traccia per me è stata molto difficile, quando ho letto l'incipit ho avuto un rifiuto. Ho lavorato veramente duro per superare la resistenza e di sicuro non volevo superare gli 8000 caratteri :)
Mi dispiace che tu lo abbia trovato così brutto: senza un protagonista, con idee non sviluppate, sbilanciato, dialoghi confusi ecc... Il tuo commento mi ha fatta rimanere male, ma ti ringrazio molto perché hai dedicato molto tempo al mio racconto in un giorno di festa e apprezzo le tue annotazioni, attraverso le quali ho capito che forse è troppo sfumato e non l'ho reso abbastanza intellegibile.
"Fare o non fare, non c'è provare." Yoda - Star Wars

Re: [CDP2026] L'importanza di esserci

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ElmoInverso wrote: Mon Apr 06, 2026 11:16 am Ciao @Didalinda,

in questo racconto ho cercato di mettere in risalto che il protagonista è un gran peccatore, apparentemente ostenta moralità perché difende un comandamento, in realtà infrange quasi tutti gli altri, seminati in vari punti.
 
Il fatto che il cartellone sarebbe stato rimosso anche senza Alfredo è indifferente, perché non è il vero desiderio del protagonista. Alfredo vuole rimuovere Migliore socialmente, vuole "ucciderlo" tanto per mettere un'altra tacca ai comandamenti infranti. La suora poteva solo far rimuovere il cartellone e fargli pagare una multa.
Non è un protagonista appariscente, ama l'ombra, vuol sembrare uno spettatore. Tutto accade senza che lui possa farci niente.
Non credo che sia necessario "fare il botto" alla fine, le descrizioni delle attività finali della suora sono rapide perché lei è una pedina, non è la protagonista. Non avevo interesse a darle uno spazio maggiore anche perché gliene ho dato molto a metà.

Riguardo all'incoerenza che hai rilevato in realtà non c'è. Il protagonista è un manipolatore, ha quasi convinto il consiglio che non sa più quali argomenti opporre. Non ce la fa solo perché arriva Migliore che è il membro maggioritario. Qui forse ho sbagliato e non ho reso chiaro che mi riferivo a lui.
"E pensò di potercela fare quando vide che cominciavano a mancare gli argomenti. Questo almeno fino a che non era entrato lui, il membro maggioritario: «Quanto ci mettete a dare il via? Decido io, si fa!»."

La manipolazione della suora è necessaria per metterlo in cattiva luce nell'intera comunità, altrimenti il racconto si sarebbe intitolato "La multa".

Anche per quanto riguarda l'ipocrisia, ho inserito elementi qua e là per farlo inquadrare, ma non era il tema del racconto. Il protagonista detesta il suo capo e desidera liberarsene senza sporcarsi apertamente le mani, vuole fargli il vuoto intorno, denigrarlo. Alfredo è un passivo aggressivo, meschino. Manipola la suora perché la invita a prestare maggiore attenzione al cartello, al di là della sua pericolosità. Migliore ha prestato il suo volto a Dio, ed è la scritta a sottolinearlo. La suora ne fa una missione, non si tratta più solo dei vigili urbani.

I dialoghi non mi sembrano gestiti male, chiedo se c'è qualcuno che ha avuto la stessa difficoltà a seguirli. Comunque se potete indicarmi in quali punti c'è confusione e vanno chiariti mi farebbe piacere.

Il finale è un'epifania su se stesso. Alfredo ha realizzato il suo desiderio e senza perdere la faccia, senza sporcarsi le mani, da spettatore. Si incornicia perché si sente all'altezza dell'altro se non superiore e si fa il selfie. Finalmente accende la sigaretta perché può rilassarsi. Non è più sullo sfondo, ma diventa protagonista della sua vita. Ecco perché lo avverti esplicito, perché lo diventa.

Detto questo la traccia per me è stata molto difficile, quando ho letto l'incipit ho avuto un rifiuto. Ho lavorato veramente duro per superare la resistenza e di sicuro non volevo superare gli 8000 caratteri :)
Mi dispiace che tu lo abbia trovato così brutto: senza un protagonista, con idee non sviluppate, sbilanciato, dialoghi confusi ecc... Il tuo commento mi ha fatta rimanere male, ma ti ringrazio molto perché hai dedicato molto tempo al mio racconto in un giorno di festa e apprezzo le tue annotazioni, attraverso le quali ho capito che forse è troppo sfumato e non l'ho reso abbastanza intellegibile.
Ciao @ElmoInverso
mi spiace tanto che tu ci sia rimasta male, ma in effetti anch’io avrei reagito allo stesso modo. No, non penso che il tuo racconto sia brutto, assolutamente, e perdonami se ti ho dato questa impressione. Del resto non ho le capacità e la competenza per avere un punto di vista onnisciente. Quando scrivo, mi sento una formica che vede le cose minuscole e perde di vista quelle gigantesche, e pensavo che per il lettore sia più facile salire sul filo d’erba e avere una visione generale (cit).

Ti faccio un paragone: in una puntata di Big Bang Theory, Amy smonta Indiana Jones – I predatori dell’arca perduta, sostenendo che Indiana Jones non gioca alcun ruolo nel risultato della storia: “Se non fosse stato nel film, sarebbe finita esattamente allo stesso modo”. Questo è un po’ l’effetto che ho avuto leggendo il tuo racconto: Alfredo è un protagonista sottile, quasi in ombra, e il suo ruolo di motore della storia non è immediatamente percepibile. Forse proprio la tua attenzione a mantenerlo nell’ombra ha provocato questo effetto “spillover” in me.

In generale, il racconto è originale e ha un suo valore. Detto questo, se vorrai, sentiti libera di distruggere il mio racconto, che ha molti più errori del tuo. Magari questa volta sali tu sul filo d’erba e aiutami a migliorarmi.
Con affetto <3

Re: [CDP2026] L'importanza di esserci

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Ciao @ElmoInverso
Ho letto il tuo pezzo, darò due giudizi distinti e bipolari
se mi dovessi astrarre dal contest, ti direi che il racconto tutto sommato mi è piaciuto: è scorrevole, ha un suo ritmo, la storia è chiara con un inizio e una fine. 
Dall'altro lato, leggendo l'incipit (pur rendendomi conto che è molto complicato) noto che è come se non avessi osato, hai preso la traccia e ti sei limitato a srotolarla. Il che non è per forza un difetto. 
L'ambientazione e i personaggi restano impressi e sono presenti alcuni interessanti spunti di riflessione. 
A rileggersi
Il Giorno Zero - Distruttori di Terre
https://www.amazon.it/Giorno-Zero-Marco ... 259&sr=8-1

Re: [CDP2026] L'importanza di esserci

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Ciao @ElmoInverso, parto col dire che secondo me il tuo incipit era tra i più ostici. Mi è piaciuto che il protagonista, nonostante si prodighi molto per il comandamento infranto, non sia una persona che si fa tanti scrupoli nella sua vita privata: egli stesso ammette di essere manipolatore e subdolo. Sarebbe stato molto facile scrivere un personaggio più timorato e remissivo alle regole e non l’hai fatto.  Inoltre il narratore in narrativa non è sempre il protagonista (anche se in questo caso tu lo definisci così, perché in un certo senso è un punto di svolta con la suora) quindi non è un difetto che agisca nell’ombra o che venga percepito come uno spettatore.
Ti segnalo questo refuso:
ElmoInverso wrote: Sun Apr 05, 2026 12:44 pmE pensò di potercela fare quando vide che cominciavano a mancare gli argomenti. Questo almeno fino a che non era entrato lui, il membro maggioritario: «Quanto ci mettete a dare il via? Decido io, si fa!».
Dato che il racconto è tutto al passato remoto, è giusto che nel flashback ci sia il trapassato prossimo (era entrato) e non di nuovo passato remoto (pensò, vide)
L’ho trovato un buon racconto. A rileggerti! :) 

Re: [CDP2026] L'importanza di esserci

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ElmoInverso wrote: Sun Apr 05, 2026 12:44 pm]L’auto procedeva lentamente sulla strada di montagna appena asfaltata. Il sole filtrava tra gli alberi con piccoli lampi di luce. Dopo una curva a gomito il panorama si aprì sulla valle.[/font][font="Open Sans", sans-serif]
[color defaultattr=]Alfredo accostò, scese dalla macchina. Un enorme cartellone pubblicitario copriva una parte del paesaggio. Mostrava un volto barbuto e sorridente che si affacciava dalle nubi e una scritta: “Paradise Valley Luxury Resort. Dio è qui”. Alfredo corrugò la fronte; si era opposto a quel tipo di pubblicità nel consiglio di amministrazione. “Non nominare il nome di Dio invano”, aveva detto; ma alla fine avevano vinto loro.
[/font][/color]
Benvenuta di nuovo nel mondo dei Contest di CdM! @ElmoInverso  :flower:

Hai scelto un titolo che si attaglia anche a questa scelta di tornare a scrivere qui.  :si:

La cara @Sira potrebbe sistemarti quei "font" che deturpano il tuo incipit.  :sss:

Vado a leggere e man mano ti scrivo le mie impressioni:  :libro:

ElmoInverso wrote: Sun Apr 05, 2026 12:44 pmProprio in quel momento giunse virgola dal senso di marcia opposto virgola la Ford Mustang Shelby rossa dell’Amministratore Delegato del resort: Jonathan Migliore.
per fare l'inciso
ElmoInverso wrote: Sun Apr 05, 2026 12:44 pmAlfredo portò la mano con la sigaretta dietro il collo «Non saprei signore, c’è qualcosa che…» L’altro si sporse dal finestrino fino al collo
Mi sembra disturbante quel "collo" ripetuto, toglierei quello di Alfredo e, se volevi indicare una forma di educazione verso l'altro, potresti scrivere:
Alberto allontanò il fumo di sigaretta dal suo interlocutore...
ElmoInverso wrote: Sun Apr 05, 2026 12:44 pmpoi virgola con uno scatto da attore consumato virgola assunse l’espressione dell’uomo sul cartellone. 
anche qui sopra, ci vanno le due virgole per l'inciso
ElmoInverso wrote: Sun Apr 05, 2026 12:44 pm«Ma lo sa dove siamo?»
«E allora? Vedrai che cambieranno idea anche i frati, quando vedranno arrivare i soldi.» 
L'idea è blasfema indipendententemente dal posto che può solo peggiorare se nel contesto di luoghi di culto, per esempio.
Mi pare, però, che tu non ne abbia ancora parlato (del luogo) e il lettore arriva ai frati senza capire...
ElmoInverso wrote: Sun Apr 05, 2026 12:44 pm«E fatti una risata almeno una volta, Alfredo» Migliore riprese la marcia mostrandogli il palmo della mano sinistra, senza fede, notò. «Davvero senza fede» si disse. Si chiese se la sua bella moglie stesse ancora con lui, magari avrebbe avuto una chance, finalmente. Era stanco delle solite avventure.
Il periodo sopra non è espresso con chiarezza riguardo ai soggetti. 
Se quel "notò" è l'azione di Alfredo, e sempre lui aggiunge "Davvero senza fede", la frase:
"Si chiese se la sua bella moglie ecc." (che penso sia nella testa dell'A.D.) andrebbe citata con più chiarezza, e andando a capo:
"L'amministratore delegato si chiese se la bella moglie di Alfredo... ecc ecc."
Oppure è Alfredo, scapolo,  che fa un pensierino sulla moglie (forse libera) dell'A.D.? Meglio usare i nomi dei soggetti per non far equivocare.
ElmoInverso wrote: Sun Apr 05, 2026 12:44 pmDio è qui, lesse ancora. «Stronzo megalomane.»
«Non nominare il nome di Dio invano!» al consiglio aveva buttato il secondo comandamento sul piatto del confronto
Una volta sistemato il periodo precedente, qui il soggetto è chiaro.
ElmoInverso wrote: Sun Apr 05, 2026 12:44 pm«Non nominare il nome di Dio invano!» al consiglio aveva buttato il secondo comandamento sul piatto del confronto. Sapeva che la comunità montana aveva un certo peso sulle decisioni a valle, grazie alla presenza dell’antico convento francescano: meta di pellegrinaggi, e soggetto di documentari e film. E pensò di potercela fare quando vide che cominciavano a mancare gli argomenti. Questo almeno fino a che non era entrato lui, l'A.D., ossia il membro maggioritario: «Quanto ci mettete a dare il via? Decido io, si fa!».
Solo qui hai cominciato a localizzare il contesto in cui si colloca la blasfemia narrata. Ti consiglio di parlarne all'inizio e di aggiungere le parole in grassetto che ti suggerisco. Scusami se ti sembro pedante, ma, a mio avviso, la chiarezza paga.
ElmoInverso wrote: Sun Apr 05, 2026 12:44 pmDalla curva a gomito comparve la Panda 4x4 delle suore di San Camillo che saliva a discreta velocità, diretta al convento per assistere i frati ammalati. Al volante suor Annetta si trovò di fronte al Signore. Aprì la bocca sorpresa e sgranò gli occhi punto.
Non fu in grado di non riuscì a evitare lo schianto con lo specchietto retrovisore della Ford, ma riuscì a rientrare in corsia sterzando verso destra virgola con grande dondolio del rosario appeso nell’abitacolo. 
Simpatica apparizione della suora distratta.
Ti ho sistamato qualcosa anche a propostito di quei due "riuscì" ravvicinati.
ElmoInverso wrote: Sun Apr 05, 2026 12:44 pmLa conoscevano tutti da quando virgola durante il Covid  virgola si era prodigata per la comunità.
inciso
ElmoInverso wrote: Sun Apr 05, 2026 12:44 pmAlfredo lo ringraziò per averlo escluso dalla proprietà. Quanto lo detestava.
L'A.D. Migliore Si avvicinò ai due e disse alla suora «È grande virgola vero suor Annetta?» la manipolò come solo lui sapeva fare. Sapeva che non ci voleva niente a scatenare un effetto domino. Era stato un esperto con i genitori anziani, li aveva messi contro i suoi fratelli e aveva sottratto loro ogni bene prima di chiuderli in un ospizio. L’anziana si fece seria, guardò di nuovo la pubblicità, la scritta sacrilega, il Barbuto e poi l’uomo che aveva di fronte «Quello è lei?»
Anche qui, il periodo si presta a un fraintendimento. Subito dopo la prima frase, con Alfredo che ringrazia (dentro di sé, immagino), devi precisare "chi" si avvicina agli altri due.
ElmoInverso wrote: Sun Apr 05, 2026 12:44 pmAlfredo prese a braccetto la donna e l’aiutò ad attraversare, la vide pensierosa, non avrebbe dovuto far altro che aspettare la caduta di tutti i pezzi.
Il periodo sopra lo riscriverei così, ti consiglio:

Alfredo prese a braccetto la donna e l'aiutò ad attraversare. La vide pensierosa e questo gli fece intuire che non avrevve dovuto far altro che aspettare ...
ElmoInverso wrote: Sun Apr 05, 2026 12:44 pm«Lavorate con lui?» gli chiese.
«Per… lui» guardò la pubblicità sentendosi schiacciare «purtroppo.»
«Lo sapete che quella roba là è un’offesa al Signore?»
Perché non gli dà del lei?
ElmoInverso wrote: Sun Apr 05, 2026 12:44 pm«Ci penso io, figliolo. Stia sereno. Arrivederci».
Qui, infatti, gli dà del lei.
ElmoInverso wrote: Sun Apr 05, 2026 12:44 pmSuor Annetta virgola arrivata al convento virgola aveva informato i frati della novità
inciso
ElmoInverso wrote: Sun Apr 05, 2026 12:44 pmSuor Annetta arrivata al convento aveva informato i frati della novità, e tutti insieme avevano pregato perché il Signore li perdonasse e ci mettesse mano. Si era poi recata dai vigili urbani avvertendoli del grosso rischio che aveva corso alla guida, ricordando loro che spesso salivano vere e proprie comitive sui pullman e che il cartello andava rimosso perché era un rischio per la sicurezza. Scese poi a valle e fece tappa all’ospedale, per portare i campioni ematici in laboratorio e si sfogò con il primario, suo amico d’infanzia. Dopodiché si recò in comune per denunciare i fatti alle Pubbliche Affissioni.
Ottime manovre della suora decisionista: brava!
ElmoInverso wrote: Sun Apr 05, 2026 12:44 pmGiorni dopo, seduto a un bar, Alfredo stava leggendo il giornale, punto e virgola giunto alla sezione locale vide la foto del cartellone e, accanto, una più piccola di Migliore che adesso
Ho concluso con la lettura e posso darti il mio giudizio complessivo in merito al tuo racconto.
A parte le note che, spero, ti siano utili, e non riguardano lacune serie (anzi!) bensì una faccenda di "ruggine", come hai detto tu ritornando in CdM,
che vedrai supererai con la ripresa dello scrivere, secondo me la sostanza nel tuo racconto c'è, come l'aderenza alla traccia.

Solo, come ti hanno già fatto notare, Alfredo non è coinvolto direttamente quanto lo è suor Annetta. Fare di lei la protagonista e voce narrante in prima persona, forse, darebbe un valore aggiunto al tuo racconto.

Grazie di esserci di nuovo, @ElmoInverso  :)

















 



















 
Di sabbia e catrame è la vita:
o scorre o si lega alle dita.


Poeta con te - Tre spunti di versi

Re: [CDP2026] L'importanza di esserci

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Ciao @ElmoInverso
piacere di conoscerti e di leggerti.
Ho trovato il racconto chiaro e scorrevole, e questo sicuramente aiuta la lettura. L’incipit obbligatorio è gestito in modo corretto e si integra senza forzature nella narrazione, e non era affatto facile. Il cartellone diventa subito il fulcro della vicenda e orienta bene lo sviluppo della storia.
Detto questo, la lettura non mi ha coinvolto quanto avrei sperato. La narrazione mi è sembrata un po’ scolastica nell’impostazione, con uno sviluppo piuttosto lineare e prevedibile. Il conflitto è evidente fin da subito, ma procede senza particolari sorprese o variazioni di ritmo, e questo finisce per rendere il racconto un po’ piatto e prevedibile.
Anche la costruzione dei personaggi, secondo me, contribuisce a questa sensazione. Migliore risulta molto aderente al cliché del “cattivo cattivo”: arrogante, ostentatore e sopra le righe, senza particolari sfumature. O la suorina anziana con la Panda e il rosario appeso...
Alfredo invece ha un potenziale più interessante, soprattutto per il suo lato manipolatorio che emerge nel finale, ma questo aspetto arriva quasi tutto insieme e avrebbe forse beneficiato di una costruzione più graduale.
Sul piano stilistico, ho notato qualche incertezza nella punteggiatura, a volte  approssimativa. In alcuni punti questo incide sul ritmo e rende la lettura meno fluida di quanto potrebbe essere. Anche alcuni aggettivi a volte risultano non perfettamente collocati nella frase.
Ti segnalo infine un piccolo errore, l'uso improprio del verbo “macerare” riferito alla sigaretta spenta col piede: è un termine che indica il mettere un qualcosa in ammollo fino alla perdita della consistenza originaria, quindi in quel contesto risulta fuori registro.
Nel complesso, il racconto ha una struttura funzionante e un’idea chiara, ma al momento dà la sensazione di restare in superficie. Con un lavoro maggiore su ritmo, caratterizzazione e cura stilistica potrebbe acquistare più profondità e risultare più coinvolgente.

Re: [CDP2026] L'importanza di esserci

9
@ElmoInverso 
Mi piace l'idea che il vero cattivo sia chi si spaccia per buono, ed é mi piace che manovri dietro le quinte.
Capisco che nel consiglio d'amministrazione non riesca a far valere la sua idea per il semplice fatto che potrebbe, ma in qualche modo non vuole esporre i veri tratti del suo carattere.
Una nota stonata a mio avviso è che lui si rivolge con "signore" a Migliore, mentre questo lo tratta come un dipendente di terza categoria. Infatti per un momento non ho capito esattamente quale fosse la sua posizione nella società.
Se mi posso permettere, la tua trama avrebbe bisogno di più spazio per essere goduta fino in fondo.

P.S. Il titolo mi è molto piaciuto e mi ha ricordato "L'importanza di essere Ernesto" di Oscar Wild

Re: [CDP2026] L'importanza di esserci

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Hai commenti per così dire diseguali quanto a gradimento; il mio - il più è stato detto - è che, in sintesi,  trovo questa "alternanza" nel racconto medesimo.
Alcuni passaggi e situazioni scorrono discretamente (il cartellone blasfemo, la scena delle suorine) altri  riescono ripetitivi o confusi. Per es. non ho capito di chi  sia moglie da (eventualmente) corteggiare, e la nota suona superflua.
Il personaggio del cattivo  Migliore mi sembra un po' piatto e stereotipato, quello del finto buono, il manipolatore Ernesto, più interessante ed efficace,
Peraltro le sue mene astute risultano per così dire pleonastiche: è la suorina a muoversi presso le autorità e il cartellone magari sarebbe stato rimosso  comunque perché eccessivo.
Prova di esordio, mi pare (partecipo poco).  Promettente: a rileggerti! 
...si sappia che dei desideri alcuni sono naturali, altri vani: e, dei naturali, necessari gli uni, solo naturali gli altri (Epicuro)

Re: [CDP2026] L'importanza di esserci

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Grazie a tutti per i vostri commenti. 
Riesaminerò il racconto alla luce delle vostre note e cercherò di dargli una forma migliore.
Per il prossimo contest di Pasqua niente uova però, meglio una colomba  :girogiro:
"Fare o non fare, non c'è provare." Yoda - Star Wars

Re: [CDP2026] L'importanza di esserci

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Ciao @ElmoInverso piacere di commentarti:


L’idea di fondo del racconto è molto forte, quasi perfetta per un racconto breve di taglio satirico-morale: la vanità, l’ipocrisia, il potere, il cinismo economico e infine il ribaltamento ironico finale. Funziona bene soprattutto perché il testo costruisce un gioco di specchi tra Migliore e Alfredo, due figure che sembrano opposte sul piano etico ma che in realtà finiscono per assomigliarsi.

Il punto davvero riuscito è proprio questo: la vera “blasfemia” non è il cartellone, ma l’ego dei personaggi. Migliore è esplicitamente megalomane, ma il finale ci fa capire che Alfredo non è moralmente superiore: è solo più sottile, più freddo, più manipolatore. Questo ribaltamento è ottimo e dà al racconto una lettura più profonda.

Ottima l’idea generale e molto riuscito il sottotesto ironico sul narcisismo del potere. La costruzione dei personaggi e il ribaltamento finale funzionano molto bene. Tuttavia, nella parte conclusiva la narrazione perde forza perché smette di mostrare e inizia a spiegare in modo sbrigativo la successione degli eventi. Il finale è concettualmente forte, ma arrivarci attraverso un resoconto sintetico ne indebolisce l’impatto emotivo e drammatico. Ti sei persa l'occasione per farne un pezzo forte di satira. Poi, il cognome italiano di Migliore è tutto un programma: come siamo spacconi noi.. ciao <3
Viaggio sconsolato tra i ricordi dello Stato.
Tratti di pioggia sopra Auschwitz. Tra oblio e orgoglio.
Io malata in fuga.

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