@dyskolos
Ciao Dyskolos, riprendo il filo del discorso (non stupirti: riprendere la Bibbia fa questo effetto).
Tocchi dei punti che, pur partendo da una prospettiva "culturale", non si incontrano però con la sostanza stessa di ciò che credo.
Lo dico con franchezza, ma senza animosità naturalmente: l’idea di un “cristianesimo culturale” separato dalla religione è, per come la vedo io, una contraddizione in termini. È un po’ come voler ammirare i riflessi di una vetrata colorata avendo però spento la luce che ci sta dietro: restano i colori, ma si perde il senso del disegno.
Ho ragionato un po'. (A volte ci provo). Ecco come la vedo sui punti che hai sollevato:
dyskolos wrote: "L'ideale della comunione dei beni era già presente nel cristianesimo primitivo,
Comunione dei beni o ideologia?
Citi giustamente gli Atti degli Apostoli e i Padri della Chiesa come Agostino e Ambrogio. È vero, la "comunione dei beni" è un pilastro del cristianesimo delle origini. Ma c’è un dettaglio che cambia tutto: la
metanoia, cioè la conversione del cuore. Negli Atti, i cristiani mettevano tutto in comune per un atto di amore libero e sovrannaturale, non per un’imposizione politica o per un progetto di ingegneria sociale. Il comunismo, storicamente, ha cercato di ottenere con la forza del sistema ciò che il cristianesimo chiede alla libertà della persona. Ridurre Cristo a un "precursore" del comunismo, perdonami, mi sembra una forzatura ideologica: Gesù non è venuto a cambiare le tabelle fiscali dell'Impero Romano, è venuto a dire che il nostro cuore appartiene a un altro Regno. Non di questo mondo.
dyskolos wrote: Spesso mi tocca notare che chi si dichiara religioso e magari a casa ha immagini di Cristo e della Madonna a iosa e si batte il petto tutte le domeniche a Messa, dicendo mea culpa, poi non si comporta da fedele coerente, mentre io, che fedele non sono, alla fine sono più cristiano dei cristiani.
Capisco la tua osservazione verso chi si batte il petto e poi vive nell'incoerenza. L'ipocrisia dei religiosi è il bersaglio preferito di Gesù nei Vangeli, su questo non ci piove. Però attenzione: il cristianesimo non è un concorso a premi per "chi si comporta meglio". Se bastasse fare del bene per essere cristiani, Cristo sarebbe stato solo un eccellente filosofo morale. Essere cristiani significa riconoscere in quell’Uomo il Figlio di Dio vivo. Senza questo riconoscimento, senza il rapporto con il Trascendente e senza i Sacramenti (che sono i canali della Grazia, non semplici riti "materiali"), rimane solo un'etica civile. Nobile, certo, ma non è il cristianesimo.
dyskolos wrote: Mi criticano alla grande, ma nessuno mi sa spiegare il perché di tali critiche. Eh sì, Gesù dà fastidio! Come faccio a non definirmi cristiano?
Vero, Gesù da fastidio. Ma dà fastidio non solo perché chiede di accogliere lo straniero o perdonare (cose che, a parole, oggi piacciono a molti, ma nei fatti...), ma perché pone una pretesa assoluta sulla vita dell'uomo. Gesù dice: «
Senza di me non potete far nulla» (Gv 15,5). È questa frase, secondo me, a dare fastidio al mondo moderno, che vuole essere autosufficiente. Un'autosufficienza "asfissiante", che ti costringe a stare sempre al passo, in tensione continua, in servizio permanente effettivo. Io voglio la libertà. Quella vera, però.
Definirsi cristiani "senza religione" significa prendere la parte del Vangelo che ci è comoda — quella della solidarietà — e scartare quella scomoda, che parla di peccato, di giudizio e di necessità della Redenzione.
Mi piace il tuo sincero sforzo di coerenza, che spesso manca a noi "praticanti", (ma io non sono più un praticante, da molto tempo), ma il cristianesimo non è una "cultura materiale". È un fatto che ha diviso la storia in due. Se togliamo la divinità di Cristo e l'obbedienza alla Sua Parola (anche quando non coincide con le nostre idee politiche o sociali), quello che resta è solo una bellissima etichetta. Ma le etichette, lo sappiamo, col tempo si staccano.
La penso così, con tutti i miei limiti e i rimasugli di un passato che ancora oggi mi interroga.
dyskolos wrote: E quelli che si dichiarano cristiani, e poi fanno come gli dice la testa, che sono? Cristiani? Come?
Sono cristiani di convenienza. Ce ne sono moltissimi.
dyskolos wrote: Io sì che lo sono! Sono imperfetto e nessuno è perfetto, ma almeno ci provo e spesso ci riesco.
Ti va di approfondire questo confine tra "etica" e "fede"? Secondo te, può esistere l'una senza l'altra nel lungo periodo?
Io spesso mi interrogo. Non è facile trovare una risposta. Certo non definitiva.
Si salveranno solo coloro che resisteranno e disobbediranno a oltranza, il resto perirà.
(Apocalisse di S. Giovanni)