@M.T.
Quando Gesù parla dello scandalo dei piccoli (Mt 18,6), non credo ci siano molti margini di interpretazione: chi ha potere, influenza, autorità — politica, economica o religiosa — ed è causa di caduta per i deboli, si assume una responsabilità enorme.
Su questo sono d’accordo: nei Vangeli il giudizio più duro cade proprio sui potenti che usano Dio, la morale o la legge per legittimare se stessi. Non sui peccatori “evidenti”.
@Silverwillow
Silverwillow wrote: Se Gesù fosse realmente esistito,
è una regola oggi pensarla così.
Provo a risponderti con ordine, perché il tuo intervento è articolato e merita una replica altrettanto chiara, per quanto posso.
Credo però che tu stia sovrapponendo alcuni piani che, nel cristianesimo, restano distinti.
Silverwillow wrote: Se Gesù fosse realmente esistito, e sarebbe davvero un personaggio carismatico, il suo sguardo si sarebbe concentrato su chi aveva bisogno di aiuto, non su chi se la cavava già bene così.
È esattamente ciò che mostrano i Vangeli: Gesù si rivolge ai poveri, ai feriti, agli esclusi, non a chi si sente già giusto. Anzi, proprio a questi ultimi rivolge le parole più dure.
Il nodo arriva qui:
Silverwillow wrote: Ma non metterei gay o trans tra i bisognosi di salvezza, cioè, dove starebbe il loro problema?
Qui però c’è un equivoco di fondo.
Nel cristianesimo “bisognoso di salvezza” non significa persona marginale, problematica o moralmente peggiore. Significa semplicemente
essere umano.
San Paolo lo dice senza eccezioni: «
tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio» (Rm 3,23) avvicinandosi anche al pensiero di S.Agostino sulla predestinazione, ma qui entriamo in altri vastissimi e affascinanti campi.
Se qualcuno non avesse bisogno di salvezza, il problema non sarebbe l’orientamento sessuale o l’identità, ma l’idea di essere moralmente autosufficienti. Ed è proprio questa l’attitudine che Gesù contesta più duramente.
Quando poi chiedi:
Silverwillow wrote: Di cosa si dovrebbero mai pentire?
qui entra in gioco una differenza importante. Nel Vangelo il pentimento non riguarda solo omicidi, furti o violenze evidenti. Gesù parla di peccato anche quando non c’è un danno immediato e visibile. Basti pensare all’“adulterio nel cuore” (Mt 5,28).
Il criterio non è solo fare male a qualcuno, ma l’ordine o il disordine del rapporto con Dio, con gli altri e con se stessi.
Quando affermi:
Silverwillow wrote: Non si può, né si deve, pentirsi di ciò che si è, scherziamo?
su questo il cristianesimo è d’accordo. Nessuno è chiamato a pentirsi della propria dignità o esistenza.
Ma il Vangelo non identifica mai l’identità con ogni desiderio o comportamento. Gesù non dice “sei sbagliato”, dice: «
va’ e non peccare più» (Gv 8,11).
Non è una condanna della persona, è una chiamata a non identificarsi con ciò che la ferisce o la disordina, anche quando questo è difficile, radicato o socialmente accettato.
Infine, quando dici
Silverwillow wrote: Si può pentirsi solo per aver fatto volontariamente del male senza motivo alcuno, se non un qualche vantaggio per noi.
qui il criterio evangelico è più articolato.
Nei Vangeli Gesù distingue chiaramente tra chi agisce sapendo e chi non sa («
padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno», Lc 23,34) e afferma che a chi ha ricevuto di più viene chiesto di più (Lc 12,48).
Questo significa che ignoranza, costrizione e libertà reale contano nel giudizio: la responsabilità non è mai meccanica. Ma questo non trasforma automaticamente ogni atto in bene; spiega perché la misericordia precede sempre la conversione.
Chiudo così.
Il punto non è dividere le persone in categorie (gay, etero, credenti, non credenti). Nel Vangelo nessuno è già “a posto così”, e proprio per questo nessuno è escluso dalla misericordia.
Ma la misericordia, nel cristianesimo, non elimina la conversione: ne è l’inizio.
Silverwillow wrote: Io conosco la religione per come mi è stata insegnata, e mi sono sempre fatta molte domande su tutto ciò che non mi tornava, fino a capire che le altre religioni non erano da meno, e che neanche chi non ci credeva era da meno. Ciò non significa che non abbia dei principi morali d'acciaio, che mi sono arrivati solo dalla famiglia, che andava a messa con regolarità estrema, come si va a pagare le tasse, ma mostrava i suoi principi al di fuori, accogliendo a pranzo l'immigrato che vendeva tappeti porta a porta. Questo è quello che avrebbe fatto Gesù, se fosse esistito, non chiedere di andare a recitare cose a memoria senza alcun senso o beneficio ogni domenica. L'Esempio è quello che serve ai bambini per convivere in pace con gli altri e distinguere tra bene e male. Non serve nemmeno la religione, bastano i principi, che in genere sono gli stessi, perché anche duemila anni fa il problema principale era convivere in una società.
Capisco cosa intendi quando parli di preghiere “ripetute a memoria senza senso”. Ma qui il problema non è la ripetizione in sé: è il senso che le si attribuisce.
La ripetizione non è un’anomalia o una inutilità cattolica: è presente in tutte le religioni e anche fuori da esse. I mantra orientali, oggi molto in voga, sono ripetizione pura... eppure nessuno li liquida come inutili solo perché si ripetono.
Il punto non è ripetere,
ma come e perché si ripete.
Gesù stesso mette in guardia contro la preghiera meccanica: Mt 6,7 : (
Pregando, poi, non sprecate parole come i gentili, i quali credono di essere esauditi per la loro verbosità), ma non elimina la preghiera comunitaria o rituale: elimina l’ipocrisia.
Il rito, nel cristianesimo, non sostituisce l’esempio e la vita concreta, li accompagna. Se diventa vuoto, è un abuso umano, non un difetto del Vangelo.
Quanto al “bastano i principi”, è una posizione legittima.
Ma il cristianesimo non nasce per trasmettere solo principi morali (che esistevano già), bensì per dire che l’uomo non si educa solo con esempi, ma si trasforma attraverso una relazione.
Per questo Gesù non dice: “imparate dei valori”, ma “seguitemi”.
L’esempio è fondamentale.
Ma nel cristianesimo non è mai solo quello.
Si salveranno solo coloro che resisteranno e disobbediranno a oltranza, il resto perirà.
(Apocalisse di S. Giovanni)