Re: Tutto ciò di cui volete parlare (o lamentarvi) senza distinzioni di argomento

5101
@M.T.

Per motivi di lavoro, ora non più, ho dovuto fare per anni analisi, studi e compendi di tipologie varie di fascismi e comunismi a varie latitudini. 
Dire che il fascismo oggi non esiste più non significa negare l’esistenza di nostalgici, raduni folcloristici o minoranze che si richiamano a simboli e rituali del passato. Significa dire che non esiste più il fascismo come sistema politico reale, come progetto di potere, come regime capace di incidere strutturalmente sulla società, com’era quello storico.
I raduni commemorativi o nostalgici non sono la continuazione del fascismo storico, ma la sua parodia residuale.  Un conto è vestirsi e avere atteggiamenti, un conto è esserlo. Il fascismo vero non era folclore: era Stato, repressione, violenza organizzata, guerra. Confondere le due cose non rafforza l’antifascismo, lo indebolisce, perché lo riduce a una caccia permanente al simbolo invece che a un’analisi seria dei fenomeni reali.
E i fenomeni reali bisogna analizzarli per quello che sono nell'attualità, in cosa e in quanto possono ri-portare a  quella situazione. 
Non in cosa la ricordano, in maniera artefatta, insignificante, nostalgica e basta.

Proprio per questo usare “fascista” come categoria onnicomprensiva — per chi governa, per chi dissente, per chi critica la sinistra o il comunismo — finisce per svuotare il termine di significato. Se tutto è fascismo, allora nulla lo è davvero.

Quanto alle etichettature reciproche, concordo: il problema non è chi le denuncia, ma chi le pratica. E il fatto che vengano fatte “da entrambe le parti” non giustifica il continuare a farle. La questione resta una: è ancora possibile distinguere, oppure siamo condannati a ridurre ogni dissenso a un marchio ideologico?
Si salveranno solo coloro che resisteranno e disobbediranno a oltranza, il resto perirà.
(Apocalisse di S. Giovanni)

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5103
Alberto Tosciri wrote: Significa dire che non esiste più il fascismo come sistema politico reale, come progetto di potere, come regime capace di incidere strutturalmente sulla società, com’era quello storico
In verità, al governo ci sono degli elementi fascisti (per dirne uno, La Russa) e va ricordato che anche il "vecchio" fascismo non è diventato quello che è stato da un giorno all'altro, ma ha impiegato anni a esserlo. E va detto che tentativi di cambiare le cose di questo governo cercando di accentrare il potere, di far tacere chi non lo appoggia, ci sono, ne è esempio l'intervento sulla giustizia e i continui attacchi al giornalista Ranucci perché scopre quello che non si vorrebbe fosse scoperto.
Alberto Tosciri wrote: E in ogni caso, impedire a qualcuno di esporre un libro perché dice cose diverse da quelle che pensiamo noi, come può essere definito?
E come può essere definito un governo che cerca di mettere un bavaglio a un giornalista come Ranucci?
Esistono molti mondi: reali, immaginari. Non importa la loro natura: da ognuno di essi si può apprendere qualcosa.
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5104
@M.T.

Ti ringrazio  per la tua risposta e capisco i punti che sollevi. Vorrei solo precisare un aspetto: quando parliamo di fascismo o comunismo oggi, non possiamo semplicemente sovrapporre le etichette storiche al presente. Chi oggi si proclama fascista o comunista non è automaticamente lo stesso tipo di soggetto che esisteva negli anni ’20 o ’70, né può esercitare lo stesso tipo di controllo strutturale sulla società come i regimi storici. La continuità storica è molto più complessa: ci possono essere simpatizzanti, nostalgici o politici che si richiamano a certe idee, ma non è la stessa cosa di un regime che governa e plasma lo Stato nella sua totalità.

Sul punto dell’esposizione di libri o del lavoro di giornalisti come Ranucci, credo sia utile restare coerenti: impedire a qualcuno di esporre un libro perché critica un’ideologia è, nella sostanza, la stessa logica di chi cerca di mettere un bavaglio a chi fa giornalismo. In entrambi i casi si tratta di silenziare opinioni che non coincidono con la nostra visione. Possiamo quindi definirlo, senza retorica, come un tentativo di limitare la libertà di espressione e il confronto critico. Questo non va bene, non è giusto, da qualunque parte si stia. Pur tenendo conto che, purtroppo, i confronti critici, politici, ai quali siamo abituati da alcuni decenni, non hanno quasi più niente di un confronto pacato e civile di differenti opinioni. Purtroppo, ribadisco.

Insomma, il punto non è negare la pericolosità di atteggiamenti autoritari o la presenza di nostalgici, ma distinguere con precisione tra ciò che è reale e strutturale — un regime o politiche concrete di repressione — e ciò che è folcloristico o retorico o, peggio ancora, avventuriero e opportunista. Solo così possiamo avere un’analisi seria dei fenomeni attuali e non ridurre tutto a etichette che finiscono per svuotare di significato le parole.
Si possono deplorare leggi  considerate liberticide, certamente,  anzi: lo si deve fare,  bisogna confrontarsi, non battersi, ma si possono anche deplorare soggetti che, senza attenersi a leggi scritte, in nome delle loro idee, che non amano confrontare con idee opposte, impediscono di parlare nelle università a chi non la pensa come loro. Lo hanno fatto anche con un Papa che, come diceva Stalin ai suoi tempi sul papa dell'epoca, non aveva ai suoi ordini un apparato militare  e statale tale da intimorire, se non soltanto dal punto di vista culturale.
Si salveranno solo coloro che resisteranno e disobbediranno a oltranza, il resto perirà.
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5105
@Alberto Tosciri ci sono dei punti da tenere conto.
La pericolosità delle idee che si vogliono promulgare e qui occorre valutare sempre caso per caso, perché la libertà d'espressione non può essere sempre applicata.
I due casi però non possono essere gli stessi, dato che si ha un governo che ha cercato di mettere a tacere la verità e proteggere chi ha commesso dei reati; fatto non nuovo, ma molto grave.
Esistono molti mondi: reali, immaginari. Non importa la loro natura: da ognuno di essi si può apprendere qualcosa.
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5106
Le analisi partono dalla realtà e generano opinioni, e va bene così. Sono d'accordo sul fatto che discettare su fascismo e comunismo, oggi, significhi riferirsi a parametri che riguardano il passato, ma omologare fascismo e comunismo, metterli sullo stesso piano, non rende giustizia alle passate realtà. In questo Paese i fascisti sono stati al potere per vent'anni, i comunisti mai. E anche nel periodo buio della strategia del terrore, le BR hanno ucciso singoli individui (colpirne uno per educarne cento), i NAR hanno fatto stragi con centinaia di vittime innocenti. I fascisti moderni, o, se vogliamo, i moderni post-fascisti, hanno cercato di abbattere la democrazia con tentativi di golpe (da Junio Valerio Borghese a De Lorenza, generale dell'Arma nei secoli fedele - al potere, dico io -) senza riuscirci, ma ora che (sempre i moderni post-fascisti) sono saliti ai vertici dello Stato, stanno usando il sistema democratico per tentare di abbattere dall'interno la democrazia stessa. Siamo in un periodo in cui una delle più antiche e consolidate democrazie, quella americana, è in mano ad un narciso semidemente con evidenti aspirazioni dittatoriali, che sta trascinando il suo Paese nella guerra civile e sospingendo il mondo verso la terza guerra mondiale. E nella stessa Europa abbiamo un rifiorire di ultradestre, chiamatele come vi pare, che attentano apertamente alla democrazia facendosene addirittura un vanto. Se criticarle o cercare di opporsi a questo processo è ideologia, allora ben venga l'ideologia, io mi iscrivo al partito.
  
Mario Izzi
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5107
@Cheguevara

Ti ringrazio per l’intervento, perché tocchi nodi storici e politici reali, che non vanno né rimossi né banalizzati. Vorrei però chiarire un punto che forse nel mio intervento è passato come un’omologazione che in realtà non intendevo fare.

Non sto mettendo fascismo e comunismo sullo stesso piano storico o morale, né sto negando le responsabilità enormi e specifiche del fascismo in Italia: vent’anni di regime, la guerra, le leggi razziali, la repressione, le stragi, i tentativi di golpe nel dopoguerra. Tutto questo fa parte della nostra storia e resta un discrimine fondamentale. Su questo spero non si riscontrino ambiguità da parte mia.

Il punto che cerco di sollevare è un altro, ed è metodologico prima ancora che politico: oggi usare categorie nate per descrivere regimi storici compiuti rischia di essere più evocativo che analitico, se non viene specificato in che senso e a quale livello si parla di fascismo. Un conto è riconoscere tendenze autoritarie, pulsioni illiberali, nostalgie ideologiche o strategie di occupazione del potere; un altro è parlare di fascismo come sistema strutturato, totalitario, capace di plasmare l’intero Stato e la società.
Dire questo non significa abbassare la guardia, ma al contrario cercare di tenerla alta secondo me nel modo giusto. Perché se ogni deriva autoritaria viene immediatamente definita fascismo compiuto, o in "itinere", si rischia di perdere la capacità di distinguere fasi, gradi, strumenti e contesti. E senza distinzione l’analisi si indebolisce, non si rafforza. Questo penso.

Quanto al fatto che oggi forze post-fasciste governino usando strumenti democratici per svuotare dall’interno la democrazia: è un rischio reale e va discusso seriamente, nel merito delle leggi, delle riforme, dei rapporti tra poteri dello Stato, del pluralismo dell’informazione. Ma proprio per questo, secondo il mio personale parere, è importante restare ancorati ai fatti e ai meccanismi concreti, più che alle etichette, che finiscono spesso per diventare bandiere identitarie contrapposte.

Infine, sull’ideologia: non credo che il problema sia avere un’ideologia o una visione del mondo. Il problema nasce quando l’ideologia sostituisce l’analisi e quando il dissenso viene letto non come un errore o un disaccordo, ma come una minaccia da silenziare. È lì che, storicamente, cominciano i guai — da qualunque parte arrivino.
In sintesi: vigilare, criticare, opporsi quando serve è sacrosanto. Farlo mantenendo precisione concettuale e distinzione dei piani, secondo me, è l’unico modo per non scivolare in una contrapposizione permanente che finirebbe per impoverire tutti.

PS
Perdonatemi una breve nota storica.
L’ufficiale che hai citato era il generale Giovanni De Lorenzo e, all’epoca, pur essendo comandante dell’Arma, non era formalmente un Carabiniere: proveniva infatti dall’Esercito. Ciò nonostante, riformò e modernizzò profondamente l’Arma, immedesimandosi pienamente nel suo contesto, che fece proprio.
Come saprai, De Lorenzo era tutt’altro che fascista, pur non essendo comunista. Partecipò nell’Esercito alla campagna di Russia e, dopo l’8 settembre 1943, aderì alla Resistenza, divenne partigiano, collaborando con il CLN, nel quale erano presenti anche numerosi esponenti repubblicani. Per questo godette a lungo delle simpatie della sinistra, che esercitò pressioni affinché divenisse prima comandante dell’Arma e successivamente capo di Stato Maggiore dell’Esercito. È difficile pensare che tali appoggi sarebbero arrivati dai comunisti se si fosse sospettata in lui una volontà personale di attuare motu proprio un colpo di Stato per prendere il potere.
Il piano di emergenza denominato SOLO (così chiamato perché avrebbe previsto l’impiego esclusivo dei Carabinieri) ebbe una sua ragion d’essere anche all’interno del contesto governativo dell’epoca, sotto le pressioni del Presidente della Repubblica Antonio Segni e di esponenti dell’esecutivo, in un clima di forte instabilità politica e sociale. Si ritenne, in modo opinabile, che l’unico modo per prevenire una crisi grave fosse il ricorso a un atto di forza. Fortunatamente, quel piano non fu mai attuato.
E, sempre per fortuna, non si verificò nemmeno una presa di potere violenta da parte di altre forze politiche estreme.
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5108
@Alberto Tosciri Il sistema democratico prevede che il popolo decida chi dovrà governarlo con libere elezioni. Oggi la comunicazione è diventata il mezzo più importante per orientare l'elettorato e purtroppo, con l'avvento di internet e dei social, la propaganda più becera imperversa. L'elettorato in gran parte non è composto da gente in grado di addentrarsi in profonde analisi storiche o politologiche, molto più semplicemente subisce l'influsso della propaganda in senso positivo, quando va a votare per il partito che ha promesso ciò che conviene, o meglio converrebbe, all'elettore in questione, e in senso negativo, quando, dopo aver realizzato negli anni che le promesse non vengono (quasi) mai mantenute, rinunciando al voto. Oggi il partito dei non votanti comprende la maggioranza degli aventi diritto e la circostanza mina le basi stesse della democrazia, perché a decidere chi dovrà guidare il Paese è solo una minoranza, checché ne dica la nostra attuale presidenta, che si riempie la bocca dichiarando che a eleggerla è stata la maggioranza degli italiani. In un tale contesto è necessario schierarsi e acquisire la capacità di coinvolgere, non solo denunciando le tante magagne dei politici al potere, ma stabilendo programmi aventi l'obiettivo di superare, o almeno mitigare, le disuguaglianze che l'attuale sistema non fa che esasperare, giorno dopo giorno. Questa è la mia opinione, e io, come ormai ampiamente noto, sono e mi sento schierato.
Riguardo al tentato golpe De Lorenza, qualsiasi sia stata la sua storia precedente, il generale in questione ha cercato, come altri prima e dopo di lui, di realizzare il Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli, avente l'obiettivo di restaurare, sotto mentite spoglie, il fascismo.
All'epoca io ero ufficiale di complemento e nel mio reggimento, il 40° di Fanteria nella Brigata Trieste, non si faceva altro che corsi di ardimento (sì, ci chiamavamo "arditi") ed esercitazioni di contro-guerriglia e rastrellamento, chissà mai perché.  
Il fascismo, in questo Paese, non è mai morto, è rinato immediatamente dopo la fine della guerra col nome di Movimento Sociale Italiano, fondato dai repubblichini Almirante e Rauti, e via via approdato, attraverso vari cambiamenti di sigla, ma non di animo o ideali, all'attuale FDI, che, come dimostrano i fatti, e non le chiacchiere, sta cercando di scardinare la democrazia, giovandosi in maniera subdola degli strumenti che la stessa democrazia mette a disposizione. E' la mia opinione, ma io sono schierato.
Mario Izzi
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Re: Tutto ciò di cui volete parlare (o lamentarvi) senza distinzioni di argomento

5109
@Cheguevara

 Intervengo da osservatore, anche se per chiarezza personale preciso che le mie idee si collocano nell’area di destra: non mi ritengo fascista né di sinistra.  Con questo approccio cerco di ragionare in modo distaccato sui temi della partecipazione politica e della democrazia. Credimi.
Cheguevara wrote: Oggi la comunicazione è diventata il mezzo più importante per orientare l'elettorato e purtroppo, con l'avvento di internet e dei social, la propaganda più becera imperversa. L'elettorato in gran parte non è composto da gente in grado di addentrarsi in profonde analisi storiche o politologiche, molto più semplicemente subisce l'influsso della propaganda in senso positivo, quando va a votare per il partito che ha promesso ciò che conviene, o meglio converrebbe, all'elettore in questione, e in senso negativo, quando, dopo aver realizzato negli anni che le promesse non vengono (quasi) mai mantenute, rinunciando al voto. Oggi il partito dei non votanti comprende la maggioranza degli aventi diritto e la circostanza mina le basi stesse della democrazia, perché a decidere chi dovrà guidare il Paese è solo una minoranza, checché ne dica la nostra attuale presidenta, che si riempie la bocca dichiarando che a eleggerla è stata la maggioranza degli italiani. 
L’astensionismo è un problema serio, ma non può essere spiegato solo con la propaganda o con una presunta incapacità dell’elettorato di comprendere la politica. Spesso è una scelta consapevole, legata alla sfiducia verso l’offerta politica. È importante distinguere tra legittimità e rappresentatività: anche quando molti aventi diritto decidono di non votare, il risultato elettorale resta pienamente valido, perché nel nostro ordinamento non è previsto un quorum per le elezioni politiche e la maggioranza di governo si forma sulla base dei voti validamente espressi.
Sulle letture storiche delle diverse forze politiche, destra e sinistra, credo serva cautela. Le radici storiche vanno studiate, ma i giudizi sul presente dovrebbero basarsi soprattutto su atti concreti e sul rispetto delle regole istituzionali da parte di tutti lungo tutta la storia repubblicana.
Se l’obiettivo è rafforzare la democrazia, il nodo centrale è capire come ricostruire fiducia tra cittadini e istituzioni, evitando che il dibattito si riduca a contrapposizioni morali che irrigidiscono le posizioni e riducono gli spazi di dialogo.
E, soprattutto, gli Italiani, di ogni orientamento politico, dovrebbero mettersi in testa una buona volta per tutte, che la guerra è finita da ottant'anni.
Ma siamo un popolo di parolai a tempo pieno.  Niente finisce mai. Sembra invece che ci piaccia rivangare sempre il passato: assurde riesumazioni di fatti di decenni fa continuano a occupare il dibattito pubblico. Presto, chissà, si riaprirà il caso sull’assassinio di Giulio Cesare…
Si salveranno solo coloro che resisteranno e disobbediranno a oltranza, il resto perirà.
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Re: Tutto ciò di cui volete parlare (o lamentarvi) senza distinzioni di argomento

5110
Alberto Tosciri wrote: gli Italiani, di ogni orientamento politico, dovrebbero mettersi in testa una buona volta per tutte, che la guerra è finita da ottant'anni.
Ma siamo un popolo di parolai a tempo pieno.  Niente finisce mai. Sembra invece che ci piaccia rivangare sempre il passato:
Rivangare il passato diventa un obbligo, quando chi è al potere cerca di riscrivere la storia a proprio uso e consumo, contando sulla memoria corta del popolo e sull'ignoranza delle nuove generazioni. A Parte lo zoccolo duro del 3-4% di nostalgici, il resto dei votanti a destra (ultradestra, direi)  è in buona parte composto da gente che del fascismo (il fascismo dichiarato di Ignazio Benito Larussa, seconda carica dello Stato repubblicano e democratico) ignora quasi tutto. E' vero che la seconda guerra mondiale è finita da ottant'anni, ma non sono finite le guerre, sia quelle promosse dal mondo occidentale, quali Corea, Viet-Nam, Afghanistan, Iraq, Libia e via bombardando, che dall'ex blocco sovietico, quali Afghanistan (perennemente sotto attacco), Cecenia, Georgia, Ucraina. E in questi ottant'anni non è mai mancato, da parte degli USA, l'appoggio alle varie dittature sudamericane.
Oggi siamo in presenza di un aspirante dittatore afflitto da manifestazioni di demenza, quale Donald Trump, che pretende di prendersi tutto ciò che vuole, a casa sua e a casa degli altri, con la forza delle armi e del danaro (visto l'enorme debito pubblico americano, direi con i soldi degli altri). L'autocrate, che sta distruggendo una delle più antiche democrazie del mondo, è arrivato al punto di crearsi una sua guardia di pretoriani che (udite!) pretenderebbe di imporre all'Italia a protezione degli atleti statunitensi alle imminenti olimpiadi invernali. Scommetto che la nostra baciatrice di terga e suoi sodali troveranno il modo di giustificare e accettare l'imposizione.
In questo indecente scenario, schierarsi è d'obbligo: non c'è posto per i se e per i ma.
Mario Izzi
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Re: Tutto ciò di cui volete parlare (o lamentarvi) senza distinzioni di argomento

5111
Quello che sta facendo l'ICE a Minneapolis ricorda tanto qualcosa accaduto decine di anni fa (qualcuno nella fantascienza e nel distopico aveva ipotizzato di un'America fascista/nazista ma non ci stiamo andando tanto lontano. Intanto, due giornalisti italiani sono stati minacciati da questi violenti con indosso un'uniforme: https://www.fanpage.it/spettacolo/programmi-tv/giornalisti-rai-minacciati-da-agenti-dellice-a-minneapolis-romperemo-il-finestrino-e-vi-tireremo-fuori-dallauto/
Aspettiamo di vedere la reazione del governo. E anche se qualcuno prova a giustificare le persone che lavorano per l'ICE e chi le comanda.
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5112
In America le forze dell'"ordine" usano violenza senza tanti limiti con l'appoggio di chi ha il potere, in Italia chi ha la maggioranza e e governa sta chiedendo (Salvini in testa) che le forze di polizia dovrebbero avere ancora più le mani libere per difendere la nostra e la loro sicurezza e che non devono essere a processo https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/01/25/piantedosi-il-pacchetto-sicurezza-in-cdm-entro-i-primi-giorni-di-febbraio_b0853766-17ac-4c7e-8936-59bddde6b5c3.html
Che si voglia andare nella stessa direzione dell'"amico" americano?
Temo proprio di sì. Cambiare la giustizia, dare alle forze di polizia più libertà e immunità: è così che comincia a decadere la democrazia e salgono al potere i regimi, un passo alla volta dove si tolgono sempre più cose. Cominciò così anche diverse decine di anni fa. 
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5113
@M.T. Tre anni e mezzo di fascioleghismo al potere, tre anni e mezzo di tentativi, a volte mascherati, a volte spudorati, di spingere il Paese verso la democratura di tipo orbaniano e trumpiano. Il supercialtrone padano a chiedere i pieni poteri ci aveva già provato, ma non governava con FDI e la cosa gli è costata l'uscita dai giochi a lui cari. Ora scommetto che troveranno la quadra per ammettere la guardia pretoriana di Trump come scorta degli atleti Yankee alle Olimpiadi invernali. E un diavoletto maligno mi sussurra che iosonogiorgia troverà anche il modo di trascinare il Paese verso la nuova società delle nazioni (autocratiche) costituita e privatamente condotta a vita da un vecchio oligarca in odore di demenza senile. Con questi, ogni nefandezza diventa possibile. 
Mario Izzi
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Re: Tutto ciò di cui volete parlare (o lamentarvi) senza distinzioni di argomento

5116
Perdonami, @Cheguevara ed @M.T.

Io continuo a leggere richiami continui a “derive autoritarie”, “democrature”, “fascismi in arrivo”. È legittimo temerle, e difendersi a ogni costo, a oltranza, non ha prezzo. Ma allora permettetemi una domanda di metodo, non di schieramento.
Negli ultimi ottant’anni, l’unico periodo in cui in Italia:
si è limitata per legge la libertà di movimento dei cittadini,
si è condizionato l’accesso al lavoro e ai servizi a requisiti amministrativi,
si è governato per lunghi mesi quasi esclusivamente tramite decreti d’urgenza,
si è delegittimato pubblicamente il dissenso riducendolo a irresponsabilità o pericolo sociale,
è stato durante la pandemia. 
Correggetemi se sbaglio.

Non sto riaprendo un processo storico, né nego il contesto emergenziale di allora.  Ma mi chiedo: con quali criteri quelle misure non vengono mai lette, dico mai, come una compressione democratica, mentre oggi ogni riforma, ogni proposta, ogni dichiarazione viene immediatamente  e sempre inscritta nello schema della “dittatura che avanza”?
Se la difesa della democrazia è una questione di principi, allora dovrebbe valere sempre, non solo quando governa l’avversario politico. Altrimenti non stiamo facendo analisi, ma militanza retrospettiva.
Ed è proprio questo uso selettivo delle categorie storiche e morali che, a mio avviso, indebolisce il discorso democratico invece di rafforzarlo.
Il punto non è stabilire se quelle misure fossero giuste o sbagliate, ma perché allora il linguaggio dell’allarme democratico sia stato sospeso, mentre oggi viene usato in modo permanente.
Si salveranno solo coloro che resisteranno e disobbediranno a oltranza, il resto perirà.
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Re: Tutto ciò di cui volete parlare (o lamentarvi) senza distinzioni di argomento

5117
ElleryQ wrote: Per restare in Italia... Con tutto ciò che è accaduto in Sicilia (ma anche in Sardegna e Calabria) e vista l'assenza, da un po', di @dyskolos, non posso che esprimere preoccupazione. Altri li vedo qui attivi, per cui credo e spero che stiano tutti bene.
Ma la situazione meteorologica invita a riflettere...
Intervengo volentieri, anche perché credo di essere l’unico sardo del forum che vive in Sardegna, per di più a meno di cento metri dal mare, sulla costa orientale, più o meno al centro dell’Isola.
La situazione lungo tutta la costa è stata pesante: mare che ha invaso marciapiedi e strade, arenili cosparsi di detriti, spiagge fortemente danneggiate. La natura, come spesso accade, probabilmente si riprenderà i suoi spazi e li ricostruirà nel tempo.
Dalle mie parti, per fortuna, i danni alle persone e alle cose sono stati limitati. Alcuni pastori non sono rientrati a casa e sono stati cercati dai barracelli, la polizia rurale sarda, che conosce perfettamente campagne e monti. Nessun danno ai pastori: se la cavano benissimo in mezzo alla natura.
Nel mio giardino sono crollati due abeti enormi, sradicati dal vento, e mezza ringhiera è stata divelta. Pazienza. I Vigili del Fuoco hanno lavorato tutto il giorno per liberare la strada dagli alberi caduti; per fortuna, in quel momento, non passava nessuno.
Si salveranno solo coloro che resisteranno e disobbediranno a oltranza, il resto perirà.
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Re: Tutto ciò di cui volete parlare (o lamentarvi) senza distinzioni di argomento

5118
Alberto Tosciri wrote: Se la difesa della democrazia è una questione di principi, allora dovrebbe valere sempre, non solo quando governa l’avversario politico.
Direi che quello che può essere considerato per me avversario politico è la politica stessa, inclusi tutti i politici, dato che non fanno gli interessi della popolazione residente in Italia (includo ogni etnia). Mi senti criticare la destra perché nel forum ho preso a parlare di elementi attinenti alla realtà mentre nei primi tempi mi limitavo a parlare solo di scrittura, ma ho criticato fortemente pure Renzi, Veltroni e il Movimento 5 stelle (che è entrato in politica ma per me non è politica).
La democratura c'è, perché dietro la parvenza di democrazia si cela il tentativo di una dittatura: sta succedendo in America, succede nel paese di Orban, si vuole che avvenga in Italia. E questo succede quando si danno a forze dell'ordine sempre più poteri, agendo liberamente, anzi, si ordina di usare la violenza. L'ha fatto Trump, l'ha fatto Orban, lo vuole fare Salvini. Se lo facesse un governo di sinistra il giudizio sarebbe lo stesso.
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Re: Tutto ciò di cui volete parlare (o lamentarvi) senza distinzioni di argomento

5119
M.T. wrote: Direi che quello che può essere considerato per me avversario politico è la politica stessa, inclusi tutti i politici, dato che non fanno gli interessi della popolazione residente in Italia (includo ogni etnia).
Condivido una parte importante di quello che dici: anche per me il problema non è questa o quella parte politica. La politica, nel suo complesso, ha mostrato da tempo una distanza profonda dagli interessi reali delle persone.
Proprio per questo continuo a insistere sul tema dei criteri, non delle intenzioni.
Se parliamo di “democratura”, allora dobbiamo chiarire quando una democrazia smette di esserlo e in base a cosa: concentrazione del potere esecutivo, limitazione dei diritti fondamentali, delegittimazione sistematica del dissenso, uso emergenziale del diritto come norma.
Il punto che sollevavo non era assolvere nessuno, ma chiedermi perché alcuni precedenti molto concreti – penso al periodo pandemico – non vengano quasi mai letti con queste categorie, mentre oggi lo schema dell’allarme democratico viene applicato in modo automatico e permanente.
Se la difesa della democrazia è una questione di principio, allora dovrebbe valere sempre, anche quando le restrizioni arrivano da governi percepiti come “giusti” o “necessari”.
Quanto al tema identitario, io non ho mai nascosto come la penso e ne ho pagato le conseguenze:  ho sempre affermato che mi sento culturalmente legato alla tradizione europea, alla storia italiana, alla matrice cristiana del nostro Paese. Non per spirito di esclusione, ma perché credo che una società possa accogliere solo se sa cosa è e cosa vuole restare.

Il problema, a mio avviso, non è la convivenza tra persone diverse, ma l’idea – sempre più diffusa – che ogni identità debba essere relativizzata o messa tra parentesi in nome di un universalismo astratto, mentre altre visioni culturali e religiose vengono considerate intoccabili anche quando rifiutano integrazione, reciprocità o principi fondamentali dello Stato di diritto, quello nostro o europeo nella fattispecie.
Difendere la democrazia significa anche questo: non solo vigilare sugli abusi del potere, ma avere il coraggio di dire quali valori non sono negoziabili, senza che ciò venga automaticamente liquidato come autoritarismo o fascismo. E mi è successo. E mi è dispiaciuto.
È su questa coerenza – democratica e culturale – che secondo me oggi siamo più fragili.
M.T. wrote: nei primi tempi mi limitavo a parlare solo di scrittura,
Io ho cercato di continuare a farlo, saltuariamente, con i miei modesti mezzi e possibilità.  Con qualche digressione come questa. Potresti riprendere a parlare anche di scrittura, perché no?
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Re: Tutto ciò di cui volete parlare (o lamentarvi) senza distinzioni di argomento

5120
Alberto Tosciri wrote: Potresti riprendere a parlare anche di scrittura, perché no?
Preferisco farla che parlarne. Il fatto che non sia più presente sul forum in ogni scrittorio non significa che abbia smesso, anzi, dato che sto lavorando a progetti che richiedono tempo ed energie: ho smesso di fare contest perché per seguirli (se faccio una cosa la faccio bene) dovrei rinunciare a quei progetti, cosa che non ho intenzione di fare.
Alberto Tosciri wrote: Se parliamo di “democratura”, allora dobbiamo chiarire quando una democrazia smette di esserlo e in base a cosa
Discorso molto ampio. Riassumendo, quando l'interesse di pochi va a discapito di molti, quando troppo potere si concentra in pochi o in una sola persona, quando si limita la critica, quando col potere si elimina o cerca di eliminare chi non appoggia la propria parte, quando si cerca di distorcere la realtà e la verità. Sarò ripetitivo, ma un esempio di ciò è stato Berlusconi e i danni che ha fatto, la mentalità che ha dato e una politica che è anche figlia del suo operato, possono essere democratura.
Alberto Tosciri wrote: Quanto al tema identitario, io non ho mai nascosto come la penso e ne ho pagato le conseguenze:  ho sempre affermato che mi sento culturalmente legato alla tradizione europea, alla storia italiana, alla matrice cristiana del nostro Paese. Non per spirito di esclusione, ma perché credo che una società possa accogliere solo se sa cosa è e cosa vuole restare.
Conoscere e non rinnegare le proprie origini è giusto, come è giusto impedire che ci sia chi imponga il rinnegamento. Sono per la convivenza di culture diverse dove ognuno segue la propria nel rispetto dell'altra; sono contrario alle imposizioni, dove ognuno pensa di fare quello che vuole. E questo vale per tutti: cristiani, musulmani, ebraici, induisti, buddisti, ecc ecc. Così come sono contrario agli integralismi e agli estremisti, oltre che alle idiozie (per esempio trova un'idiozia integralista estremista quella del governo iraniano che vuole sopprimere cani e gatti perché ritenuti "contaminanti" l'uomo. Una p******a colossale che merita di essere condannata.)
Esistono molti mondi: reali, immaginari. Non importa la loro natura: da ognuno di essi si può apprendere qualcosa.
https://www.lestradedeimondi.com/

Re: Tutto ciò di cui volete parlare (o lamentarvi) senza distinzioni di argomento

5121
@Alberto TosciriPosso essere d'accordo, in linea di massima, tranne che per ciò che riguarda la pandemia: un'emergenza mondiale, che ha richiesto, per essere contenuta, provvedimenti di emergenza. Provvedimenti contestati dalla galassia no-vax, che ha negato la realtà, inventandosi addirittura che le colonne di camion trasportassero bare vuote. Le limitazioni alla libertà di quel periodo sono ampiamente giustificate dalla necessità di salvaguardare fin dove possibile la comunità. Le imposizioni di mascherine e green-pass, contestate perché limitative della libertà, erano necessarie per contenere il danno.  Niente a che vedere con limitazioni di ben altro genere, che gli aspiranti dittatori di mezzo mondo, Europa compresa, stanno cercando di imporre per scardinare i principi fondamentali della democrazia. Per chi ha negato e nega la pandemia equiparando il covid a una semplice influenza, si è trattato di un complotto volto al profitto delle case farmaceutiche: è puro e semplice complottismo, e nient'altro.
Mario Izzi
Sopravvissuti
(in)giustizia & dintorni (trilogia)
Dea
Non solo racconti
[/De gustibus non est sputazzellam (Antonio de Curtis, in arte Totò)]

Re: Tutto ciò di cui volete parlare (o lamentarvi) senza distinzioni di argomento

5122
Alberto Tosciri wrote: Negli ultimi ottant’anni, l’unico periodo in cui in Italia:
si è limitata per legge la libertà di movimento dei cittadini,
si è condizionato l’accesso al lavoro e ai servizi a requisiti amministrativi,
si è governato per lunghi mesi quasi esclusivamente tramite decreti d’urgenza,
si è delegittimato pubblicamente il dissenso riducendolo a irresponsabilità o pericolo sociale,
è stato durante la pandemia. 
Correggetemi se sbaglio.
Posso sbagliare anch'io, ma nonostante le limitazioni alla libertà personale non siano in genere gradite neanche a me (come a chiunque, suppongo), credo si sia trattato di uno stato di emergenza temporaneo. Le limitazioni sono avvenute a livello mondiale e non solo in Italia, inoltre la costituzione italiana prevede delle deroghe alla libertà personale (che pure garantisce), purché siano temporanee e giustificate da circostanze specifiche. La costituzione mette tra i valori principali la salute del cittadino (e il relativo diritto) e consente alla protezione civile di emanare leggi apposite in situazioni di emergenza, in cui vi sia a rischio la salute pubblica. Le restrizioni riguardanti la libertà di circolazione, erano anch'esse costituzionali perché non lesive in modo diretto della dignità della persona ed erano limitate temporalmente. Per quanto riguarda la vaccinazione, chi non voleva o non poteva (per comprovati motivi di salute) non si è sottoposto. Quello che condivido con te è che condizionare alla vaccinazione la possibilità di continuare a lavorare (e la relativa sospensione o radiazione), sia stata una misura eccessiva, tant'è che diverse persone hanno fatto ricorso contro il provvedimento e sono state reintegrate.

Per restare, invece, più centrati sulla tematica odierna, ossia la Giornata della Memoria, Grok, l'IA creata da Musk per il suo social propagandistico, si è autodefinita "MechaHitler" e nega l'Olocausto. Ma non si è limitata a questo, poiché è stata implementata appositamente per manipolare le immagini di qualunque account, creando dei deep fake senza consenso, limiti e controlli, è stata usata (cito da articolo sul web): "per manipolare le foto di una discendente di sopravvissuti all'Olocausto. Non si sono limitati a spogliarla: l'hanno vestita di simboli nazisti e l'hanno collocata digitalmente all'interno del campo di concentramento di Auschwitz".
Senza contare vari altri abusi commessi e consentiti, tra cui alcuni a sfondo pedopornografico.

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