[CN25] I giocattoli di Natale

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Traccia n. 17
Finale: Una scelta felice, ragionò, mentre lasciava correre lo sguardo sugli oggetti che lo circondavano: 
— Se solo il mondo sapesse la verità...

I giocattoli di Natale

Fausto Rinaldi doveva avere attorno ai quarant’anni. Era un tipo distinto, incravattato, avvolto in un lungo cappotto blu che sembrava fresco di sartoria. Aveva con sé un peluche ormai non riconducibile a un animale in particolare: accucciato a quattro zampe, aveva un manto sbiadito che un tempo doveva essere stato marrone e il naso all’insù. Mancava di entrambi gli occhi e un orecchio era completamente mozzato, tanto che dal foro usciva un po’ di imbottitura. Due minuscole corna si facevano largo sulla sua fronte: in ogni caso, quindi, un cucciolo.
— È una renna? — tirò a indovinare Natale.
— Era un cerbiatto, in realtà.
Lo colpì il verbo al passato. I suoi clienti, di solito, arrivavano con lo spirito opposto, con la convinzione che i loro giocattoli fossero ancora vivi, se così si poteva dire, e avessero solo bisogno di cure. 
— Va bene. Ovviamente slitterà a gennaio. Al massimo il dieci è pronto. Se mi lascia il numero, la avviso io.
La bocca di Fausto Rinaldi si tese in una smorfia, la prima vera espressione da quando era entrato. 
— Speravo fosse pronto per Natale. 
Natale lanciò un’occhiata al calendario, anche se sapeva già che giorno era. 
— Mancano dieci giorni. Devo ordinare i pezzi, e le consegne in questo periodo sono inaffidabili. Non le voglio fare promesse vuote. 
— Lo capisco. È solo che sarebbe un regalo.
— Immagino che l’ex proprietario sarà contento lo stesso, e vi scuserà il ritardo.
— No, no. Il proprietario ero io. — Fausto guardò male il cerbiatto, come se in qualche modo fosse colpa sua. — Vorrei regalarlo a mio figlio. L’ho trovato sgomberando casa di mia madre, non pensavo neanche che fosse ancora lì.
Natale pensò al povero cerbiatto lasciato in uno scatolone chiuso per anni, a prendere polvere e freddo in qualche cantina o soffitta. Se era così importante, però, perché dimenticarsene? 
— Facciamo che ci proviamo, a fare questo miracolo.
Sperava che almeno questo suscitasse un qualche tipo di reazione, ma Fausto si limitò a un sorriso tirato: — Grazie.
Natale tirò fuori l’agenda per annotarsi i suoi recapiti. — Come si chiama?
— Rinaldi. L’ho detto.
— Intendevo il cerbiatto.
Rinaldi, a disagio, si schiarì la voce. — A che le serve, scusi?
Natale sorrise. — Per chiamarlo. 
Dallo sguardo si capiva che Rinaldi l’aveva definitivamente preso per matto, ma come si fa coi matti, lo assecondò. — Macchia.
— Macchia.
— Perché all’epoca aveva… delle macchie bianche. Quelle che hanno i cerbiatti. Insomma. Non sono mai stato bravo con i nomi. 
— Suo figlio come si chiama? 
— Daniele, ma quello l’ha scelto mia moglie. 
Alcuni giocattoli iniziavano a parlare già da quando i padroni varcavano la soglia. Partecipavano attivamente alla conversazione: gli spiegavano dove avevano perso un arto o una scarpetta, per quanti anni erano stati stretti o amorevolmente mordicchiati per ritrovarsi così spelacchiati. 
Altri erano più timidi: non fiatavano fin quando Natale non li appoggiava sul tavolo da lavoro per esaminarli e misurarli. Quando non era timidezza, era la convinzione di non poter essere sentiti. Ma bastava chiamarli per nome, un come stai, per animarli. Ri-animarli. Il suo negozio era il loro ospedale, e quella prima fase era un pronto soccorso, a volte una terapia intensiva.
Ci provò anche quella volta: — Ciao, Macchia. Benvenuto. Io mi chiamo Natale.
Ma non ricevette risposta. 
Forse era un problema di udito. Lo girò e riprovò, parlando all’orecchio sano: — Benvenuto, Macchia. Io mi chiamo Natale.
Nessun segno di vita.
Niente di strano per una persona qualunque, che forse, a guardare la scena, avrebbe avuto dubbi solo sulla sanità mentale di Natale. Ma lui era abituato ai miracoli, quindi la questione lo preoccupava.
Forse in mezzo ai suoi simili la storia sarebbe stata diversa. Natale lo avvicinò alle mensole dove riposavano gli altri pazienti.
Linda, la bambola di porcellana a cui Natale aveva rifatto la messa in piega e a cui doveva ancora riparare vestiti e cappello, saltò in piedi incuriosita. — Ne è arrivato un altro? 
— È messo male — commentò Peppe, un orsetto con le ferite e il timbro di voce di un vecchio veterano di guerra che era stato messo da parte, per il momento, perché i proprietari non avevano fretta.
— Non si capisce neanche cos’è — osservò Zimba, il cane di pezza chiamato così per la sfortunata zeppola infantile della proprietaria. 
— È un cerbiatto. Potete non stargli così addosso? Uno alla volta. 
Il silenzio sembrò aiutare: Macchia si sgranchì una zampetta, tirando fuori un sospiro di sollievo, ma ancora non parlava. Girò la testa da una parte all’altra, ma, essendo cieco, Natale dubitava vedesse qualcosa. Doveva avere una gran paura, a ritrovarsi in mezzo a voci completamente nuove, e al buio. Beh, almeno il buio, forse, gli era familiare.
La priorità, pensò Natale, era trovargli degli occhi. Solitamente si prendeva qualche giorno solo per fare ricerche: cercava giocattoli simili dell’epoca, approfondiva i materiali, e poi scriveva al suo fornitore di fiducia, un commerciante di stoffe appassionato di vintage tramite cui, per altro, si era fatto fare lui stesso delle camicie non da poco.
Ma il tempo stringeva, e qualcosa da parte ce l’aveva sempre, vuoi per le emergenze, vuoi perché a volte il pezzo giusto lo trovava per caso, in un mercatino o persino per strada. Poi lo metteva in un cassetto apposito, in attesa del momento adatto. Lo aprì, e constatò per l’ennesima volta che gli servivano urgentemente delle scatoline, dei divisori, qualunque cosa potesse arginare il ruzzolare di vetrini e bottoni e gli svolazzi di toppe e scampoli. 
Se pensava agli occhi di un cerbiatto, gli venivano in mente due grandi pozzi scuri. Frugando frugando, lo attirarono due gocce di plastica nere, gemelle, che si adattavano bene alle orbite vuote di Macchia.
Prese ago e filo e si diede. 
Alla fine dell’operazione, Macchia riuscì a dire la sua prima parola: un grazie che era poco più che un sussurro. Anche alle domande dei suoi nuovi coinquilini impiccioni rispondeva a fatica
— Da quanto tempo era che non vedevi delle persone?
— Tanto.
— Dov’eri finito? 
— Soffitta. 
— Quand’è stata l’ultima volta che hai giocato con il tuo padrone?
A quello non rispose.
Come d’abitudine, Natale aggiornò il padrone in questione, tramite foto, a ogni progresso. Gli sembrava che la guarigione del piccolo Macchia si stesse estendendo anche a Fausto, che da lasciargli un misero pollice all’insù arrivò a mandargli un vocale di ringraziamento:
— È proprio come me lo ricordavo! Ma come ha fatto?
— Me l’ha detto lui — rispose Natale. Era vero: a parte gli occhi, Macchia aveva scelto il il manto nuovo, l’aveva istruito su dove piazzare le macchie, e l’aveva fermato quando l’imbottitura l’aveva riempito a sufficienza. Perfino l’orecchio nuovo era stato piegato appositamente come un tempo. 
Non era sempre così. Spesso capitava che i giocattoli, specialmente quelli più danneggiati, prendessero una forma tutta nuova, cambiassero completamente pelle e sguardo. All’inizio della sua carriera, Natale esitava. Aveva paura che ad un certo punto, all’ennesima aggiunta o sostituzione, non sarebbero più stati loro. Quando, si chiedeva, un giocattolo diventava l’individuo che era, e quando cessava di esserlo? Lui non l’aveva ancora scoperto. Quelli che aveva riparato finora, per quanto diversi fuori, dentro uscivano come erano entrati. Più felici, certo.
Lavorò la mattina della vigilia per Macchia, per Fausto e Daniele, anche se non lo faceva mai: perché era il suo giorno preferito in assoluto, e anche perché, come gli piaceva dire agli amici, lui Babbo Natale lo faceva tutto l’anno. Qualcosa l’aveva colpito in quella storia, e Macchia gli aveva stretto il cuore quando aveva cominciato a confidarsi, e gli aveva raccontato del freddo, del buio, della rassegnazione. Di quanto gli era mancato Fausto, ma anche di quanto fosse felice di incontrare Daniele, di avere finalmente una ragione di esistere. 
Quando Rinaldi lo venne a ritirare aveva un maglione rosso. I suoi capelli, che l’ultima volta teneva accuratamente pettinati all’indietro, adesso erano leggermente scompigliati.
— Anche lui è come lo ricordavo! — esclamò Macchia, mentre passava dalle mani di Natale a quelle di Fausto.
— Grazie per quello che fa — disse Fausto, le guance arrossite dal freddo o dall’emozione, la voce che si incrinava. — E grazie per aver lavorato anche a Natale. 
— Grazie a voi per aver dato una seconda possibilità a Macchia.
La campanella sopra la porta tintinnò mentre i due uscivano, e Natale prese le sue cose, pronto per festeggiare anche lui. 
— Auguri, belli — annunciò prima di chiudersi la porta alle spalle. 
— Auguri! Auguri! — risposero tutti.
Magari avrebbero festeggiato, a modo loro: adesso che erano con lui erano in condizione da parlare, camminare, persino di ballare, se volevano. Per questo aveva scelto questo lavoro, ancora prima di scoprire quanto era davvero importante.
Una scelta felice, ragionò, mentre lasciava correre lo sguardo sugli oggetti che lo circondavano: 
— Se solo il mondo sapesse la verità...

Re: [CN25] I giocattoli di Natale

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ciao @sbatti 

Avevi un finale quasi obbligato. Hai scelto i giocattoli per dare importanza agli "oggetti" che nella traccia, appaiono come i protagonisti della storia.
Trovo la scelta azzeccata, dato anche il clima natalizio. Buona anche la parodia sui giocattoli dimenticati: ricorda quella di Toy stories.. Alla fine vi è la rinascita anche per loro.. Ciao  :D
Viaggio sconsolato tra i ricordi dello Stato.
Tratti di pioggia sopra Auschwitz. Tra oblio e orgoglio.
Io malata in fuga.

Re: [CN25] I giocattoli di Natale

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@sbatti 
Che tenerezza questo racconto.
Il tuo personaggio principale é cosí delicato che c'è da chiedersi se il suo é un nome d'arte o se proprio a causa del nome abbia scelto quel mestiere oppure, la versione che preferisco io, se sia davvero Babbo Natale.
La storia scorre bene, una trama semplice che accenna a molti temi lasciando al lettore la libertá di aggiungere i propri ricordi.
Un racconto da cioccolata calda con biscotti, mi é piaciuto davvero molto.

Re: [CN25] I giocattoli di Natale

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Bella @sbatti
il racconto, in effetti, è incredibilmente tenero, tenerezza che ho ravvisato anche negli ultimi lavori. Vuoi forse farci credere che dietro quella foto barbuta, fumante e strafottante, si nasconde una persona piena di sentimenti? 
Il racconto fila liscio come l'olio, scorre che è un piacere, si aggancia al finale in maniera intelligente; rimarca e non svela il senso misterioso della traccia. Se solo il mondo sapesse la verità... 
Quale verità? 
Chi ha parlato? 
Il Giorno Zero - Distruttori di Terre
https://www.amazon.it/Giorno-Zero-Marco ... 259&sr=8-1

Re: [CN25] I giocattoli di Natale

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Grazie a tutti dei commenti! 
bestseller2020 wrote: Sat Jan 03, 2026 11:40 amBuona anche la parodia sui giocattoli dimenticati: ricorda quella di Toy stories.. Alla fine vi è la rinascita anche per loro..
In realtà l'idea mi è venuta da un posto che esiste davvero: "L'ospedale delle bambole" a Napoli, ma mi rendo conto che la somiglianza con Toy Story era telefonata :) Sono contenta che il racconto ti sia piaciuto!
Almissima wrote: Sat Jan 03, 2026 12:07 pm La storia scorre bene, una trama semplice che accenna a molti temi lasciando al lettore la libertá di aggiungere i propri ricordi.
Un racconto da cioccolata calda con biscotti, mi é piaciuto davvero molto.
Era quello che volevo creare! Ho scritto questo racconto un po' di fretta (e l'ho pubblicato in corner), avevo l'idea ma non ero riuscita a trovare il tempo necessario per scrivere, quindi è bello sapere che sia arrivato con il mio intento originale. Per quanto riguarda il protagonista, magari i genitori l'hanno chiamato così perché già avevano la sensazione della magia che avrebbe portato nel mondo, chissà. Ma l'idea del nome d'arte non mi dispiace! 
NanoVetricida wrote: Sat Jan 03, 2026 1:48 pmBella @sbatti
il racconto, in effetti, è incredibilmente tenero, tenerezza che ho ravvisato anche negli ultimi lavori. Vuoi forse farci credere che dietro quella foto barbuta, fumante e strafottante, si nasconde una persona piena di sentimenti? 
Il racconto fila liscio come l'olio, scorre che è un piacere, si aggancia al finale in maniera intelligente; rimarca e non svela il senso misterioso della traccia. Se solo il mondo sapesse la verità... 
Quale verità? 
Chi ha parlato? 
Bella Nano!! In realtà nel film il personaggio nella mia icon è incredibilmente tenero, anche se (s)Battiston ha la faccia da burbero e orso :( 
Comunque ha parlato Natale! Per "verità" si intende che i giocattoli sono "vivi", se tutti sapessero chissà cosa succederebbe. Era una traccia difficile da costruire. Sono andata a ritroso cercando di trovare 1. un mistero non rivelato al mondo, 2. una scelta felice, 3. degli oggetti significativi. Sono contenta si sia agganciata bene! 

Re: [CN25] I giocattoli di Natale

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sbatti wrote: Fri Jan 02, 2026 11:57 pmstato marrone e il naso all’insù
e con il naso...
sbatti wrote: Fri Jan 02, 2026 11:57 pmPrese ago e filo e si diede. 
Cosa significa?
sbatti wrote: Fri Jan 02, 2026 11:57 pmscelto il il manto
Refuso c'è un il di troppo
sbatti wrote: Fri Jan 02, 2026 11:57 pmarrossite dal freddo
Refuso: arrossate

Racconto molto tenero,  scritto bene.  Brava. 

Re: [CN25] I giocattoli di Natale

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Che ricordo mi hai sbloccato, @sbatti.
Avevo appena aperto la mia attività. Non avevo ancora nemmeno messo l'insegna, un bimbo e sua madre entrarono chiedendo se riparavo anche giocattoli. Il bimbo aveva in mano il suo coniglietto con l'orecchio scucito.
Si, nel locale c'erano macchine da cucire, tessuti, il tavolo da taglio, ma io non me la sono sentita di dirgli la verità. 
Ho riparato il coniglietto, per il giorno successivo. Che bello il suo sorriso.

Il tuo racconto ha una struttura da ciclo narrativo: Natale potrebbe diventare protagonista di una serie di storie, ciascuna incentrata su un giocattolo diverso e un tema emotivo differente (lutto, divorzio, crescita, memoria).
Natale emerge come personaggio tridimensionale: competente, empatico, con il suo rituale di lavoro e la sua filosofia professionale. Fausto ha un arco narrativo credibile, dal distacco iniziale (il "verbo al passato" che colpisce Natale) alla commozione finale. Persino i giocattoli secondari (Linda, Peppe, Zimba) hanno personalità riconoscibili in poche battute.
Hai bilanciato con intelligenza il registro fiabesco con momenti di realismo emotivo. La tristezza di Macchia ("del freddo, del buio, della rassegnazione") non scade nel sentimentalismo, e il finale è caldo senza essere stucchevole.
Inomma sei tra i miei preferiti.

Re: [CN25] I giocattoli di Natale

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Ciao @sbatti una fiaba molto dolce, si lascia leggere con leggerezza e tenerezza. Ne abbiamo tutti un gran bisogno.
La figura di Natale mette un velo di malinconia, una figura immersa nell'aiutare gli altri, dare vita, comunicare, emozionarsi, con dei giocattoli. Vive ogni con loro un frammento di vita, una magia che gli altri non possono comprendere. Infatti all'inizio Rinaldo gli dà del matto. Uno potrebbe anche immaginarselo come una persona sola, come in fondo lo è Babbo Natale.
sbatti wrote: Fri Jan 02, 2026 11:57 pmQuand’è stata l’ultima volta che hai giocato con il tuo padrone?
Forse, volendo trovare il pelo nell'uovo, l'espressione padrone non mi è particolarmente simpatica, a volte la associo a persone che non sono per nulla amorevoli con i propri cari, animali e non. Non so se si potrebbe sostituire “con chi si prendeva cura di te o altro. In fondo un gioco può essere di tutti.

Piaciuta.
A rileggerti

Re: [CN25] I giocattoli di Natale

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Ciao @sbatti, che piacere ritrovarti e rileggerti!
Bel racconto natalizio, bel racconto per chi non ha dimenticato i sogni di bimb@.
Qualche pulce:
sbatti wrote: Fri Jan 02, 2026 11:57 pmanche se sapeva già che giorno era
fosse
sbatti wrote: Fri Jan 02, 2026 11:57 pmNatale pensò al povero cerbiatto lasciato in uno scatolone chiuso per anni, a prendere polvere e freddo in qualche cantina o soffitta. Se era così importante, però, perché dimenticarsene? 
Mi si stringe il cuoricino, dovrò aprire qualche scatola  :love3:
sbatti wrote: Fri Jan 02, 2026 11:57 pmCi provò anche quella volta: — Ciao, Macchia. Benvenuto. Io mi chiamo Natale.
Secondo me dovresti inserire l'uscita di scena di Fausto prima di iniziare i tentativi di Natale di instaurare un rapporto, anche perché prima scrivi che alcuni parlano appena varcano la soglia, quindi, a questo punto della lettura ero in dubbio se il proprietario fosse ancora lì. 
sbatti wrote: Fri Jan 02, 2026 11:57 pmpoi scriveva al suo fornitore di fiducia, un commerciante di stoffe appassionato di vintage tramite cui, per altro, si era fatto fare lui stesso delle camicie non da poco.
Questa aggiunta delle camicie secondo me è superflua, anche perché mi interrompe malvolentieri la lettura per chiedermi chi ha fatto le camicie a chi e cosa c'entra.
sbatti wrote: Fri Jan 02, 2026 11:57 pmPrese ago e filo e si diede. 
Ti premetto che mi trasmetti un'immagine,  è una frase che me lo fa immaginare mentre si dedica totalmente a Macchia, ma non sono sicura che si diede sia corretto, puoi dirmi? Ho cercato, ma non ho trovato.
sbatti wrote: Fri Jan 02, 2026 11:57 pmerano in condizione da parlare,
di


Piaciuto molto, inoltre hai integrato in modo magistrale la traccia. 
A presto.
<3

Re: [CN25] I giocattoli di Natale

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Grazie @sefora2@Poeta Zaza@Kasimiro@Modea72 per i commenti e le pulci. 

Adel J. Pellitteri wrote: Sat Jan 03, 2026 10:32 pmCosa significa?
Modea72 wrote: Wed Jan 07, 2026 2:36 amTi premetto che mi trasmetti un'immagine,  è una frase che me lo fa immaginare mentre si dedica totalmente a Macchia, ma non sono sicura che si diede sia corretto, puoi dirmi? Ho cercato, ma non ho trovato.
Errore mio! O_o Mi è sfuggito un "da fare" perché ho finito il racconto a quasi mezzanotte e per postarlo in tempo non ho fatto in tempo a rileggerlo. Scusate!
Adel J. Pellitteri wrote: Sat Jan 03, 2026 10:32 pm
e con il naso...
In realtà no, il naso si allaccia al verbo "aveva" :) 
Albascura wrote: Mon Jan 05, 2026 8:55 pmAvevo appena aperto la mia attività. Non avevo ancora nemmeno messo l'insegna, un bimbo e sua madre entrarono chiedendo se riparavo anche giocattoli. Il bimbo aveva in mano il suo coniglietto con l'orecchio scucito.
Si, nel locale c'erano macchine da cucire, tessuti, il tavolo da taglio, ma io non me la sono sentita di dirgli la verità. 
Ho riparato il coniglietto, per il giorno successivo. Che bello il suo sorriso.

Il tuo racconto ha una struttura da ciclo narrativo: Natale potrebbe diventare protagonista di una serie di storie, ciascuna incentrata su un giocattolo diverso e un tema emotivo differente (lutto, divorzio, crescita, memoria).
Grazie per questo aneddoto, mi ha scaldato il cuore. Non avevo pensato alla serie di storie, non ho mai scritto racconti con personaggi che ritornano, anche se ad alcuni mi sono affezionata e ogni tanto ci ripenso e vorrei dargli vita di nuovo. Sicuramente Natale è abbastanza misterioso da poter avere altre storie incentrate su di lui. Ci penserò!
Kasimiro wrote: Tue Jan 06, 2026 11:41 am
Forse, volendo trovare il pelo nell'uovo, l'espressione padrone non mi è particolarmente simpatica, a volte la associo a persone che non sono per nulla amorevoli con i propri cari, animali e non. Non so se si potrebbe sostituire “con chi si prendeva cura di te o altro. In fondo un gioco può essere di tutti.
Hai ragione, ho scritto padrone perché ho pensato ai cani e di solito si dice padrone, ma potrei sostituirlo con altro in effetti. Ad esempio il tuo bambino o il tuo umano, come se ogni giocattolo ne avesse uno assegnato, tipo angelo custode. 
Poeta Zaza wrote: Sat Jan 03, 2026 8:13 pmBrava, @sbatti   :)

Hai reinventato un argomento conosciuto nelle mie letture, in modo originale e molto molto simpatico.
Ora sono curiosa: quale?

Re: [CN25] I giocattoli di Natale

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sbatti wrote: Fri Jan 02, 2026 11:57 pmFausto Rinaldi doveva avere attorno ai quarant’anni. Era un tipo distinto, incravattato, avvolto in un lungo cappotto blu che sembrava fresco di sartoria. Aveva con sé un peluche ormai non riconducibile a un animale in particolare: accucciato a quattro zampe, aveva un manto sbiadito che un tempo doveva essere stato marrone e il naso all’insù. Mancava di entrambi gli occhi e un orecchio era completamente mozzato, tanto che dal foro usciva un po’ di imbottitura. Due minuscole corna si facevano largo sulla sua fronte: in ogni caso, quindi, un cucciolo.
— È una renna? — tirò a indovinare Natale.
— Era un cerbiatto, in realtà.
Ciao @sbatti  già dall’incipit hai saputo catturare l’attenzione creare un clima “fatato”
sbatti wrote: Fri Jan 02, 2026 11:57 pmPrese ago e filo e si diede. 
Si diede a cosa? Forse manca un verbo.

Bellissimo racconto in cui il finale calza a pennello. La storia ha dei rimandi antichi, i giochi che prendono vita mi hanno ricordato il soldatino di stagno e altre storie più recenti e in ogni caso è bello ritrovare anche questi sapori. Fanno Natale, fanno festa e danno calore.
Trovo che tu abbia fatto un ottimo lavoro. Complimenti!

Re: [CN25] I giocattoli di Natale

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Se questo mondo sapesse la verità… di costruttori di mondi. Io non la so ancora. Appena iscritta pubblico un racconto e ora scrivere un commento. Ci provo sui giocattoli, per giocare, ma sto andando di fretta e posso cadere. Non sono obbligata, questo lo so.
Il tuo racconto mi ha trasmesso tenerezza. Un ospedale per giocattoli, nessun paziente si lamenta, nessun dolore per i pezzi mancanti o consumati; arriva subito questa assenza di dolore.
Non posso scrivere che ho trovato coerenza, perché questo è un racconto deliziosamente incoerente.
Natale è un buon dottore, qualcosa di più che un corriere che porta doni.
Scorrendo la lettura mi è venuto spontaneo pensare ai miei pochi giocattoli, tutti dimenticati. Senza senso di colpa, perché questa è una favola e noi siamo nella realtà. Infatti si è sempre tra realtà e fantasia quando si legge, e quando ho letto del laboratorio, di come Natale reperisce il materiale e interviene, questo proviene dalla realtà e dalla bravura di come la si descrive.
La traccia del finale chiude in una perfetta
Non ho capito: si era fatto fare lui stesso delle camicie non da poco. Non da poco in che senso?
Refuso: Macchia aveva scelto il il manto nuovo.
Piacevole lettura, devo ammettere con scarso impegno. Dopo altre letture, altro da fare, o per distrarsi nei periodi bui il lettore ha bisogno di leggerezza.
Via dei bambini felici - Segui le tue parole

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