[CN '25] "Navigare necesse..."

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Pacco n.10 Incipit
Per paura di arrivare in ritardo aveva fatto quasi di corsa l'ultimo tratto di strada e adesso scopriva di essere in anticipo. Il cielo era sereno sarebbe stata una giornata mite, ma a quell'ora l'aria era ancora frizzante e la temperatura piuttosto bassa.


Per paura di arrivare in ritardo aveva fatto quasi di corsa l'ultimo tratto di strada e adesso scopriva di essere in anticipo. Il cielo era sereno sarebbe stata una giornata mite, ma a quell'ora l'aria era ancora frizzante e la temperatura piuttosto bassa.

Pur allenata, aveva il fiatone. Mollò a banchina lo zaino più pesante e, seduta sulla bitta davanti alla barca, rifletté un attimo. “Meglio portarlo a bordo…” Poggiò alla svelta una passerella abbandonata lì accanto e, trovata la chiave nella sacca delle cime a destra del portello, scese sottocoperta e lasciò lo zaino in una delle cabine di poppa, nel vano sotto la cuccetta.
Era appena uscita quando Alberto comparve a inizio pontile, così richiuse alla svelta e prese posto su una panca del pozzetto, l’altro zaino ancora in spalla.
«Potevi entrare, Serena, sai come si fa!» tolse la passerella estranea e saltò a bordo agilmente.
“Temeva che non venissi…” Gli rivolse un sorriso stentato e girò il viso per deviare sulla guancia il suo bacio.
«Niente moine: siamo qui per decidere del nostro rapporto. Per me era già chiuso, ma hai insistito per questa mini crociera post natalizia. Ti darò retta per l’ultima volta, sia chiaro!»
Scesero sottocoperta.
«Questa sarà diversa: finite le feste comincio le sedute, sarai liberissima e, giuro, non ti toccherò con un dito...»
«Ti rammento che, scenate a parte, tempo fa mi hai minacciata con un coltello e di recente presa per il collo: ho coperto i lividi per giorni!»
«Ero fuori me, ho fatto cose assurde. Serena, amore mio, perdonami e dammi fiducia, andrà tutto bene, lo giuro!» Gli rivolse uno sguardo scettico.
«Lasciati abbracciare, ti prego!»
“Non devo esagerare.” Si fece più vicina e accettò un bacio leggero.
Alberto sorrise: « Così va meglio. Navigare ci piace, pensiamo solo a rendere bella questa giornata in barca. Dai, salpiamo!» Accese il motore e si spostò a prua per liberare il corpo morto.
«Mollo e parto?» chiese lei. Al suo assenso, lanciò le cime d’ormeggio sulla banchina, si mise al timone e mosse avanti piano.
Appena fuori dal porto, lui issò randa e fiocco e la raggiunse nel pozzetto.
Soffiava un leggero levante, che nelle ore successive girò gradatamente a sud; il sole invernale scaldava abbastanza e presto si liberarono dai piumini.
Era davvero un bel andare.
«Possiamo lamentarci di molte cose, ma abbiamo proprio un clima ottimo -osservò lei – guardandosi attorno. Alberto assentì. Tacevano: ora l’uno ora l’altra dava un’aggiustatina alle vele, accantonata all’apparenza ogni angustia.
Più avanti, aumentato un po' il vento, misero su il gennaker, alternandosi al timone e alle scotte.
«Be’, sempre seduti neppure sembra di andare a vela... Vuoi mettere come si stanno divertendo alla Sjdney-Hobart?»
«Un sacco! Venti forti da sud, mare che levati e un terzo delle barche si è già ritirato. Ti piacerebbe?»
«Una volta arrivarono a 80 nodi, affondarono cinque barche e morirono sei naviganti… Non so, ma dev’essere un’emozione forte.» mormorò Alberto. Lei lo sbirciò sospettosa.

Lo era ancora -pur mostrandosi tranquilla durante la piacevole passeggiata nell’isola e l’ottima cena-  quando in risalirono sul tender per tornare all’ormeggio davanti al Frontone, deserto vista la stagione.
Così, nell’usare il bagno in cui erano appese le mute, nascose in un vano sotto il paiolo i due coltelli da sub.
Peraltro Alberto si mostrava gentile e rilassato: propose di vedere sul tablet un film recente, poi giocarono a carte. Lei aveva messo nello zaino dolcetti e torroncini, lui versò dell’eccellente rum.
Fino ad allora non aveva tentato avance, tuttavia lei seguì il disegno iniziale e quando lui decise di controllare l’ormeggio versò nel bicchiere il potente sonnifero pronto all’uso.
Poi salì in coperta anche lei ad ammirare lo spettacolo: luminarie festose a terra, una mezza luna riflessa nell’acqua, stelle a profusione. Che meraviglia!
Tornati all’interno, Alberto si affrettò a mandare giù il rum e parve sul punto di appisolarsi, ma dopo un po' aprì gli occhi. Il suo umore era cambiato.
«Allora, Serena, è andata bene questa verifica della nostra relazione?»
«Non lo so ancora, deciderò al ritorno.»
«Sei la solita esagerata, tutte le coppie ogni tanto litigano.»
«I nostri non sono normali litigi. Sei tu a starmi addosso, ingelosirti di tutto e persino minacciarmi.»
«È perché ti amo, vorrei averti sempre vicina, non puoi lasciarmi: sei tutto per me!»
Si fece più accosto, ma lei si scansò; allora la strinse per la vita, impose un bacio prepotente e cercò di sdraiarla sul divano. Lei riuscì a svincolarsi, corse nella cabina di poppa e tirò il chiavistello.
Lo sentì imprecare e allontanarsi: di sicuro cercava i coltelli nel bagno. Tornò e si diede a colpire con violenza la porta. Lei si rese conto che l’avrebbe schiantata, vanificando il suo piano. L’aprì, pronta a difendersi, nelle mani la cintura piombata da sub ripresa dallo zaino, ma lui crollò di schianto sul pagliolo: il sonnifero aveva infine funzionato.

«Non ho sentito nulla - ripeté al maresciallo- mi era venuta la febbre, così ho preso una tachipirina e mi sono addormentata. Stamattina Alberto era scomparso!»
Un singhiozzo la bloccò e le lacrime ripresero a scorrerle sul viso. Il militare attese paziente che si riprendesse.
«Mi ripeta cosa ha fatto quando se n’è accorta.»
«Ho guardato ovunque in barca e fuori: il suo cellulare era sul tavolo da carteggio, lo zaino in cabina, il tender legato a poppa. Poi ho chiamato aiuto.»
«Potrebbe essere caduto in acqua? A bordo ho visto una bottiglia di rum quasi vuota: avevate bevuto?»
«Non era piena… Io pochissimo, lui magari ha continuato, ma regge bene l’alcol e va in barca da sempre!»
«Nel cucinino ci sono due bicchieri a scolare. Li ha lavati lei?»
«No, sarà stato Alberto: tiene molto all’ordine a bordo… Cosa farete adesso?» chiese piangendo.
Il maresciallo ripeté che erano in corso le ricerche in mare, intorno alla barca, chiese ancora una volta se voleva avvertire qualcuno, e lei rifiutò: i genitori erano a Londra e sua sorella aveva l’influenza, di cui anche lei avvertiva i sintomi.
«Non dovevo muovermi da casa!»
L’interrogatorio finalmente si concluse: la barca rimaneva per ora all’ormeggio di Ponza, lei sarebbe stata riaccompagnata da una motovedetta.

«Sei tu, Bianca?» chiese Serena dalla sua camera.
«Chi vuoi che sia?» La sorella comparve in vestaglia; aveva gli occhi rossi e un viso distrutto. Si abbracciarono: «Capisco come ti senti, sei ancora nel cerchio dell’amore malato, ma non c’era altra scelta.»
«Non resistevo più… Dimmi tutto!»
«Rimettiti a letto. Devo fare almeno una doccia e cambiarmi.»
Poco dopo Bianca, in vestaglia anche lei, si sdraiò accanto alla sua gemella. Accorciati i capelli, apparivano davvero identiche: Alberto non si era neppure posto il problema.
«Non saresti mai riuscita a lasciarlo, e prima o poi ti avrebbe uccisa. I particolari te li racconterò con calma, ora pensa solo a imparare bene la parte. Già domani ti chiameranno in questura: non finiremo in galera per Alberto, giusto?» Serena si asciugò gli occhi e annuì.
«Meno male che solo a me raccontavi quanto tormento ti dava quello sciagurato. Devi mostrarti sgomenta, piangere, singhiozzare e dire che tra voi tutto andava bene.
Ascolta e ripeti: com’era la navigazione, quali piatti avete mangiato, la trama del film, la febbre, che al mattino era scesa, cosa hai fatto non trovando Alberto al mattino... » Serena recitò tutto un paio di volte.
«Sì, vai bene. Se lo chiedono, io sono stata sempre qui, malandata. Basta, ora dormo, tu rimetti a posto i nostri documenti e cerca di mangiare qualcosa.»

Bianca non riusciva a prendere sonno: il film le scorreva sotto le palpebre serrate.
Per issare Alberto nel pozzetto, e poi calarlo nel tender, si era servita del boma e di una drizza; percorse quindi alcune miglia per trovarsi in acque profonde, aveva zavorrato il corpo con i piombi da sub prima di lasciarlo scivolare fuori bordo.
“Serena e io siamo tutt’una: non potevo farla ammazzare!”
...si sappia che dei desideri alcuni sono naturali, altri vani: e, dei naturali, necessari gli uni, solo naturali gli altri (Epicuro)

Re: [CN '25] "Navigare necesse..."

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Racconto ben congegnato (te ne intendi di barche!), alterni momenti distensivi ad altri di tensione, seminando indizi, come i coltelli nascosti, che preannunciano che qualcosa accadrà. Non si sa chi dei due "subirà" le intenzioni dell'altro, e  il terreno per la sorpresa finale è ben coltivato. 
Tratti un tema attuale, in modo realistico: l'amore tossico.
Sembra il racconto di un omicidio a propria di difesa, invece quello che emerge è la protezione tra gemelle. Un omicidio necessario per salvare la più debole.
Ci sono un paio di refusi, te li segnalo 
sefora2 wrote: Fri Jan 02, 2026 1:02 pm, mare che levati e un terzo delle barche si è già ritirato. Ti piacerebbe?»
sefora2 wrote: Fri Jan 02, 2026 1:02 pm  quando in risalirono sul
Piaciuto

Re: [CN '25] "Navigare necesse..."

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Ciao @sefora
Noto un inquietante trend Natale Violento, mi chiedo come mai il Santo Giorno abbia evocato pensieri omicidi in molti utenti del forum... forse troppi parenti.
Il tuo racconto scende giù con piacevolezza, i dialoghi sono rapidi e ben calibrati. Interessanti i due temi principali, la distorsione dell'amore da parte dell'uomo e il senso di protezione della gemella. 
Un ottimo lavoro, complimenti     
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Re: [CN '25] "Navigare necesse..."

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Grazie  @NanoVetricida@Adel j per il giudizio favorevole  :) !  
E sì, esiste proprio una sindrome da  feste natalizie, parecchio diffusa. La condivido: scrivere di delitti un po' la placa :sorrisoidiota:  !
 "che levati" è un'espressione idiomatica per indicare qualcosa di molto forte, esagerato (in male o bene). 
Riferita al mare: pauroso, agitato e simili. Magari prima di " e un terzo..." ci stava una  virgola
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Re: [CN '25] "Navigare necesse..."

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ciao @sefora2 ben tornata e, come sempre, vento in poppa!  :D
Non è il primo racconto in cui parli di mare, conosco i tuoi libri, la tua passione per andare a vela.
L'omicidio in mare del tiranno è un classico. Chi ha una barca e nemici, è molto probabile che finisca come Alberto..  :D

Un finale a sorpresa, ma che, a titolo investigativo, lascia spazio alla ricostruzione di un delitto, in quanto, avere una gemella, è già un indizio. Certo, non è una prova, ma unendoci eventuali testimonianze circa l'aggressività di lui, il rapporto violento tra i due, un corpo che sparisce per sempre, cominciano a diventare quella serie di indizi "precisi e concordanti" che costituiscono prova, come recita il n°192 c.p.p... Quindi, le due gemelle non potrebbero stare tanto tranquille. Però, trattandosi di un giallo, i risvolti polizieschi ci stanno e potrebbero generare un bel proseguo.. ciao a presto.
Viaggio sconsolato tra i ricordi dello Stato.
Tratti di pioggia sopra Auschwitz. Tra oblio e orgoglio.
Io malata in fuga.

Re: [CN '25] "Navigare necesse..."

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Grazie di  <3  @bestseller2020, fa sempre piacere incontrare un lettore!

E sì:  gli indizi... Mi sono posta il problema e ho messo un po' le mani avanti scrivendo: Meno male che solo a me raccontavi quanto tormento ti dava quello sciagurato.
Il riferimento ovvio è il caso Cecchetin, però rovesciato: la povera Giulia si era confidata con alcune  amiche, mentre la sorella ignorava tutto.

P.s. L'andatura a vela più veloce è il traverso!
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Re: [CN '25] "Navigare necesse..."

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@sefora2 
All'inizio le caporali e le vigolette mi hanno lievemente confuso, ma superato quel piccolo momento di smarrimento mi sono goduta tutto il tuo racconto.
Mi piace quando i finali mi sorprendono, perché io alle gemelle proprio non ci avevo pensato.

Re: [CN '25] "Navigare necesse..."

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Ciao @sefora nulla da eccepire sulla scrittura. Uno stile che cura molto il dettaglio. Un giallo non particolarmente intricato. Temo che le sorelle dovranno però trovare una difesa puntando sulle diverse attenuanti. Per esempio le impronte digitali, quando scopriranno che sono della sorella... dovranno trovare una bella scusa.
 

Re: [CN '25] "Navigare necesse..."

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Grazie @Almissima@Casimiro  per la lettura e i commenti.
In effetti con le virgolette c'è parecchia varietà/confusione. La modalità che uso è quella del primo editor...

Bravo! Alle impronte avevo pensato, inserendo una frasetta ad hoc (la vittima la invitava spesso in  barca con altri amici). Ma sono una gran distratta:  incluso scioccamente  nel conteggio dei caratteri l'incipit,  per rientrare ho tagliato proprio in quella zona...
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Re: [CN '25] "Navigare necesse..."

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Ciao @sefora2, tocchi temi estremamente attuali, sviluppando la trama su reazioni spesso immaginate nella furia cieca della rabbia all'ennesima vittima di violenza di genere.
Non scrivo nulla sui termini nautici di cui sono totalmente digiuna.
Il racconto si legge bene, ma l'ho trovato un po' debole nel suscitare empatia, il racconto di lei che menziona coltello e lividi sul collo per me è troppo asettico, doveva vibrare di rabbia, paura, disperazione, almeno delusione, probabilmente rabbia, visto che poi scopriremo l'inganno.
Ti segnalo alcune cose:
sefora2 wrote: Fri Jan 02, 2026 1:02 pmEra appena uscita quando Alberto comparve a inizio pontile, così richiuse alla svelta e prese posto su una panca del pozzetto,
Mi dà l'idea che se lei vede lui, lui dovrebbe vedere lei, avrei ritenuto più corretto, ad esempio:
[font="Open Sans", "Segoe UI", Tahoma, sans-serif]Aveva appena preso posto su una panca del pozzetto, dopo essere[/font] uscita chiudendo in tutta fretta, quando Alberto comparve a inizio pontile.
sefora2 wrote: Fri Jan 02, 2026 1:02 pmTemeva che non venissi
Temevo
sefora2 wrote: Fri Jan 02, 2026 1:02 pmandrà tutto bene, lo giuro!» Gli rivolse uno sguardo scettico
Inizialmente volevo segnalarti che andava il Le al posto di Gli, solo dopo ho capito che avevi cambiato punto di vista.
sefora2 wrote: Fri Jan 02, 2026 1:02 pmEra davvero un bel andare.
Bell'andare
sefora2 wrote: Fri Jan 02, 2026 1:02 pmquando in risalirono sul tender per tornare all’ormeggio
È stato un piacere leggerti, a presto.
<3

Re: [CN '25] "Navigare necesse..."

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Ciao, @sefora2.

Ho letto il tuo racconto e ho avuto buone impressioni, soprattutto. Mi è piaciuta l'idea. 
[li]L'ambientazione nautica è perfetta: i termini tecnici sono dosati bene, danno autenticità senza appesantire. Si capisce che conosci davvero la materia.[/li]
[li]L'idea del twist con le gemelle è forte: ha potenziale, solo che va preparata meglio. Un seme nella prima parte: "Avrebbe voluto chiamare Bianca, sua sorella da sola a casa e preoccupata per lei." Alla fine il lettore sa chi è Serena senza farsi domande.[/li]
[li]La struttura è solida: inizio-sviluppo-colpo di scena, tutti i pezzi sono al posto giusto[/li]
[li]La prima parte scorre bene: fino all'imbarco il ritmo funziona.[/li]
[li]
  wrote:Pur allenata, aveva il fiatone. Mollò a banchina lo zaino più pesante e, seduta sulla bitta davanti alla barca, rifletté un attimo. “Meglio portarlo a bordo…
Mai sedersi su una bitta! Ho visto una scena…molto pericoloso farlo.[/li]
[li]
  wrote:  “Temeva che non venissi…” Gli rivolse un sorriso stentato e girò il viso per deviare sulla guancia il suo bacio.
«Niente moine: siamo qui per decidere del nostro rapporto. Per me era già chiuso, ma hai insistito per questa mini crociera post natalizia. Ti darò retta per l’ultima volta, sia chiaro!»
[/li]

Metterei i pensieri in corsivo. Risulterà più immediata la differenza tra pensieri e dialoghi.
  wrote:«Ti rammento che, scenate a parte, tempo fa mi hai minacciata con un coltello e di recente presa per il collo: ho coperto i lividi per giorni!»
"Ti rammento che, scenate a parte, tempo fa mi hai minacciata con un coltello" ok, è corretto, ma suona un po' come un avvocato che legge un atto. Una donna che sta parlando delle violenze subite direbbe qualcosa di più istintivo, tipo: "E quando mi hai puntato quel coltello? Te lo sei dimenticato?"
  wrote:Serena recitò tutto un paio di volte.
Il finale va troppo veloce! Due prove e sei pronta a mentire alla polizia su un omicidio? Mi è mancata tutta la tensione: e se ci scoprono? E se Serena crolla? E se il corpo viene trovato? Quelle paure dovrebbero essere palpabili. Non ci sono i dubbi, la paura, il senso di colpa.
  
Comunque è un buon giallo con un finale sorprendente. La scrittura è fluida e il ritmo ben calibrato. Con qualche aggiustamento emotivo alle scene chiave potrebbe essere ancora più forte.
Un buon lavoro.

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