Pacco n.10 Incipit
Per paura di arrivare in ritardo aveva fatto quasi di corsa l'ultimo tratto di strada e adesso scopriva di essere in anticipo. Il cielo era sereno sarebbe stata una giornata mite, ma a quell'ora l'aria era ancora frizzante e la temperatura piuttosto bassa.
Per paura di arrivare in ritardo aveva fatto quasi di corsa l'ultimo tratto di strada e adesso scopriva di essere in anticipo. Il cielo era sereno sarebbe stata una giornata mite, ma a quell'ora l'aria era ancora frizzante e la temperatura piuttosto bassa.
Pur allenata, aveva il fiatone. Mollò a banchina lo zaino più pesante e, seduta sulla bitta davanti alla barca, rifletté un attimo. “Meglio portarlo a bordo…” Poggiò alla svelta una passerella abbandonata lì accanto e, trovata la chiave nella sacca delle cime a destra del portello, scese sottocoperta e lasciò lo zaino in una delle cabine di poppa, nel vano sotto la cuccetta.
Era appena uscita quando Alberto comparve a inizio pontile, così richiuse alla svelta e prese posto su una panca del pozzetto, l’altro zaino ancora in spalla.
«Potevi entrare, Serena, sai come si fa!» tolse la passerella estranea e saltò a bordo agilmente.
“Temeva che non venissi…” Gli rivolse un sorriso stentato e girò il viso per deviare sulla guancia il suo bacio.
«Niente moine: siamo qui per decidere del nostro rapporto. Per me era già chiuso, ma hai insistito per questa mini crociera post natalizia. Ti darò retta per l’ultima volta, sia chiaro!»
Scesero sottocoperta.
«Questa sarà diversa: finite le feste comincio le sedute, sarai liberissima e, giuro, non ti toccherò con un dito...»
«Ti rammento che, scenate a parte, tempo fa mi hai minacciata con un coltello e di recente presa per il collo: ho coperto i lividi per giorni!»
«Ero fuori me, ho fatto cose assurde. Serena, amore mio, perdonami e dammi fiducia, andrà tutto bene, lo giuro!» Gli rivolse uno sguardo scettico.
«Lasciati abbracciare, ti prego!»
“Non devo esagerare.” Si fece più vicina e accettò un bacio leggero.
Alberto sorrise: « Così va meglio. Navigare ci piace, pensiamo solo a rendere bella questa giornata in barca. Dai, salpiamo!» Accese il motore e si spostò a prua per liberare il corpo morto.
«Mollo e parto?» chiese lei. Al suo assenso, lanciò le cime d’ormeggio sulla banchina, si mise al timone e mosse avanti piano.
Appena fuori dal porto, lui issò randa e fiocco e la raggiunse nel pozzetto.
Soffiava un leggero levante, che nelle ore successive girò gradatamente a sud; il sole invernale scaldava abbastanza e presto si liberarono dai piumini.
Era davvero un bel andare.
«Possiamo lamentarci di molte cose, ma abbiamo proprio un clima ottimo -osservò lei – guardandosi attorno. Alberto assentì. Tacevano: ora l’uno ora l’altra dava un’aggiustatina alle vele, accantonata all’apparenza ogni angustia.
Più avanti, aumentato un po' il vento, misero su il gennaker, alternandosi al timone e alle scotte.
«Be’, sempre seduti neppure sembra di andare a vela... Vuoi mettere come si stanno divertendo alla Sjdney-Hobart?»
«Un sacco! Venti forti da sud, mare che levati e un terzo delle barche si è già ritirato. Ti piacerebbe?»
«Una volta arrivarono a 80 nodi, affondarono cinque barche e morirono sei naviganti… Non so, ma dev’essere un’emozione forte.» mormorò Alberto. Lei lo sbirciò sospettosa.
Lo era ancora -pur mostrandosi tranquilla durante la piacevole passeggiata nell’isola e l’ottima cena- quando in risalirono sul tender per tornare all’ormeggio davanti al Frontone, deserto vista la stagione.
Così, nell’usare il bagno in cui erano appese le mute, nascose in un vano sotto il paiolo i due coltelli da sub.
Peraltro Alberto si mostrava gentile e rilassato: propose di vedere sul tablet un film recente, poi giocarono a carte. Lei aveva messo nello zaino dolcetti e torroncini, lui versò dell’eccellente rum.
Fino ad allora non aveva tentato avance, tuttavia lei seguì il disegno iniziale e quando lui decise di controllare l’ormeggio versò nel bicchiere il potente sonnifero pronto all’uso.
Poi salì in coperta anche lei ad ammirare lo spettacolo: luminarie festose a terra, una mezza luna riflessa nell’acqua, stelle a profusione. Che meraviglia!
Tornati all’interno, Alberto si affrettò a mandare giù il rum e parve sul punto di appisolarsi, ma dopo un po' aprì gli occhi. Il suo umore era cambiato.
«Allora, Serena, è andata bene questa verifica della nostra relazione?»
«Non lo so ancora, deciderò al ritorno.»
«Sei la solita esagerata, tutte le coppie ogni tanto litigano.»
«I nostri non sono normali litigi. Sei tu a starmi addosso, ingelosirti di tutto e persino minacciarmi.»
«È perché ti amo, vorrei averti sempre vicina, non puoi lasciarmi: sei tutto per me!»
Si fece più accosto, ma lei si scansò; allora la strinse per la vita, impose un bacio prepotente e cercò di sdraiarla sul divano. Lei riuscì a svincolarsi, corse nella cabina di poppa e tirò il chiavistello.
Lo sentì imprecare e allontanarsi: di sicuro cercava i coltelli nel bagno. Tornò e si diede a colpire con violenza la porta. Lei si rese conto che l’avrebbe schiantata, vanificando il suo piano. L’aprì, pronta a difendersi, nelle mani la cintura piombata da sub ripresa dallo zaino, ma lui crollò di schianto sul pagliolo: il sonnifero aveva infine funzionato.
«Non ho sentito nulla - ripeté al maresciallo- mi era venuta la febbre, così ho preso una tachipirina e mi sono addormentata. Stamattina Alberto era scomparso!»
Un singhiozzo la bloccò e le lacrime ripresero a scorrerle sul viso. Il militare attese paziente che si riprendesse.
«Mi ripeta cosa ha fatto quando se n’è accorta.»
«Ho guardato ovunque in barca e fuori: il suo cellulare era sul tavolo da carteggio, lo zaino in cabina, il tender legato a poppa. Poi ho chiamato aiuto.»
«Potrebbe essere caduto in acqua? A bordo ho visto una bottiglia di rum quasi vuota: avevate bevuto?»
«Non era piena… Io pochissimo, lui magari ha continuato, ma regge bene l’alcol e va in barca da sempre!»
«Nel cucinino ci sono due bicchieri a scolare. Li ha lavati lei?»
«No, sarà stato Alberto: tiene molto all’ordine a bordo… Cosa farete adesso?» chiese piangendo.
Il maresciallo ripeté che erano in corso le ricerche in mare, intorno alla barca, chiese ancora una volta se voleva avvertire qualcuno, e lei rifiutò: i genitori erano a Londra e sua sorella aveva l’influenza, di cui anche lei avvertiva i sintomi.
«Non dovevo muovermi da casa!»
L’interrogatorio finalmente si concluse: la barca rimaneva per ora all’ormeggio di Ponza, lei sarebbe stata riaccompagnata da una motovedetta.
«Sei tu, Bianca?» chiese Serena dalla sua camera.
«Chi vuoi che sia?» La sorella comparve in vestaglia; aveva gli occhi rossi e un viso distrutto. Si abbracciarono: «Capisco come ti senti, sei ancora nel cerchio dell’amore malato, ma non c’era altra scelta.»
«Non resistevo più… Dimmi tutto!»
«Rimettiti a letto. Devo fare almeno una doccia e cambiarmi.»
Poco dopo Bianca, in vestaglia anche lei, si sdraiò accanto alla sua gemella. Accorciati i capelli, apparivano davvero identiche: Alberto non si era neppure posto il problema.
«Non saresti mai riuscita a lasciarlo, e prima o poi ti avrebbe uccisa. I particolari te li racconterò con calma, ora pensa solo a imparare bene la parte. Già domani ti chiameranno in questura: non finiremo in galera per Alberto, giusto?» Serena si asciugò gli occhi e annuì.
«Meno male che solo a me raccontavi quanto tormento ti dava quello sciagurato. Devi mostrarti sgomenta, piangere, singhiozzare e dire che tra voi tutto andava bene.
Ascolta e ripeti: com’era la navigazione, quali piatti avete mangiato, la trama del film, la febbre, che al mattino era scesa, cosa hai fatto non trovando Alberto al mattino... » Serena recitò tutto un paio di volte.
«Sì, vai bene. Se lo chiedono, io sono stata sempre qui, malandata. Basta, ora dormo, tu rimetti a posto i nostri documenti e cerca di mangiare qualcosa.»
Bianca non riusciva a prendere sonno: il film le scorreva sotto le palpebre serrate.
Per issare Alberto nel pozzetto, e poi calarlo nel tender, si era servita del boma e di una drizza; percorse quindi alcune miglia per trovarsi in acque profonde, aveva zavorrato il corpo con i piombi da sub prima di lasciarlo scivolare fuori bordo.
“Serena e io siamo tutt’una: non potevo farla ammazzare!”
[CN '25] "Navigare necesse..."
1...si sappia che dei desideri alcuni sono naturali, altri vani: e, dei naturali, necessari gli uni, solo naturali gli altri (Epicuro)