[CN25] L'ora nona

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Traccia n° 12 ─ Incipit ─
Padre Jacob Schaul passò in rassegna con lo sguardo le poltrone che aveva steso di fronte all’organo. L’indomani erano previste le prove del coro degli anziani, che avrebbe eseguito gli inni per la messa solenne della domenica.


L’ora nona


Padre Jacob Schaul passò in rassegna con lo sguardo le poltrone che aveva steso di fronte all’organo. L’indomani erano previste le prove del coro degli anziani, che avrebbe eseguito gli inni per la messa solenne della domenica. Le aveva fatte allineare con cura, come se l’ordine potesse arrestare la fatica dell’anima che sentiva crescere dentro di sé, un peso oscuro che gli gravava dentro, che non trovava parole né preghiera.
La chiesa era fredda e silenziosa. Il presepio allestito con cura in un angolo accendeva e spegneva le sue luci. Solo l’odore dell’incenso rimasto dalla funzione del mattino aleggiava ancora nell’aria, mescolandosi a quello della cera consumata. Un profumo di sacrificio che gli ricordava i tempi in cui pregava con fervore, quando la preghiera lo portava a sentire la presenza viva di Dio nel profondo del cuore. Ora, invece, quell’odore gli sembrava un’eco lontana, come se Dio fosse un’ospite che non si affacciava più nella sua anima.
Si fermò un istante, appoggiando la mano allo schienale di una poltrona. Poltrone simili gli tornarono in mente, tanto tempo fa, da bambino, quando con la sua classe era andato al cinema del suo paese poco prima delle vacanze di Natale. Immagini chiare, consolanti e semplici. Com’erano lontane allora, le questioni dell’anima…  Si guardò intorno nella penombra; c’era poca gente. Per un attimo si concesse di pensare con sollievo che nessuno poteva leggere la sua anima.  Ma  se non gli uomini…
Il suo sguardo si posò sul grande crocifisso laterale, talmente vivo che gli dava l’impressione di sentire l’odore del sangue.
Chinò appena la testa, come a dire, quasi a bisbigliare: “Lo so, lo so”. 
Era come se quelle parole non fossero rivolte agli uomini, ma a quel Dio che gli avevano insegnato a pregare e che ora, nella desolazione, nel deserto della sua anima, gli sembrava assente.  Gli vennero in mente gli Esercizi Spirituali… oscurità dell’anima, turbamento interno, inclinazioni alle cose basse e terrene, inquietudine di varie agitazioni e tentazioni, mancanza di fede, mancanza di amore… mancanza… Si sentiva separato dal suo Creatore e Signore.

Raccolse il messale, spense alcune luci, diede disposizioni al sagrestano. Mancava ancora qualche ora alla messa di mezzanotte. Uscì dalla chiesa richiudendo lentamente il portone, come se temesse che il legno potesse gemere. L’aria notturna lo colpì al volto: era fredda, umida, carica dell’odore della terra invernale. Il cielo, basso e senza stelle, incombeva come una lastra scura. Le poche luci del paese tremolavano lontane. Ogni passo verso la canonica gli pesava più del precedente; la sensazione del vuoto e della solitudine che sapeva vi avrebbe trovato. Come sempre. Attraversava il suo deserto dell’anima, le mani affondate nel cappotto. Il rumore dei suoi passi sul selciato gli sembrava eccessivo, quasi indegno di quel silenzio. Pensò alla messa di mezzanotte, alle parole che avrebbe pronunciato tra poche ore, alla predica, uguale a quella dell’anno scorso, tanto non se ne sarebbe accorto nessuno. Mistero della fede. Le ripeté mentalmente, senza sentire nulla. Sentì un piccolo botto, seguito dalla risata di una ragazza in compagnia di amici, mentre camminavano nella via. Dalla sua parte solo silenzio.

Il buio si fece totale.

Un odore acre gli riempì le narici, improvviso, violento. Non era più l’umidità della sera, né l’incenso. Era ferro selvaggio, sudore, sangue acre, rappreso. Il terreno sotto i suoi piedi non era più freddo e liscio, ma ruvido, polveroso, irregolare. Inciampò, cercò appoggio, non trovò il muro della canonica, ma un’aria densa, opprimente, infinita, che vibrava di urla lontane.
Alzò lo sguardo.
Il cielo era di piombo, schiacciato sulla terra, gli toglieva il respiro. Una luce smorzata, malata, filtrava da nuvole immobili. L’aria tremava di lamenti, di colpi sordi, di comandi urlati in una lingua aspra. Padre Jacob tentò di parlare, di chiamare, ma la gola gli si chiuse. Il cuore gli martellava con dolore sul petto e sulle tempie.
Si rese conto di essere sdraiato, qualcuno gli tirava le braccia all’indietro a forza. Mani ruvide lo afferravano senza cura, senza odio, senza pietà. Era un lavoro da sbrigare. Sentì delle corde stringergli le braccia, segare la pelle. In preda al terrore gridò, o credette di gridare, mentre il corpo veniva trascinato, sollevato, appoggiato a un legno grezzo che odorava di resina e di morte.
Il colpo del martello esplose nel mondo.
Il dolore gli attraversò la mano come un fuoco bianco, incandescente, facendogli scoppiare il cervello. Poi un altro colpo, l’altra mano. I piedi. Ogni colpo era un abisso di dolore che si apriva. Il corpo si ribellava, si tendeva, cercava scampo. Non ne aveva. Il respiro divenne corto, spezzato. Il peso del corpo tirava sulle ferite, ogni respiro era una lotta.
Quando lo issarono in alto riuscì a sollevare lo sguardo.
Lo vide.
Non era lontano da Lui. Un altro corpo inchiodato, piegato dal dolore, immobile. Il volto segnato, il capo reclinato. Non parlava. Non si dibatteva. Guardava.
Alla sua sinistra, un altro crocifisso si contorceva. Urlava. Bestemmiava. Si agitava come una bestia ferita, sputava e digrignava odio contro il cielo e contro gli uomini. La  sua voce era roca, disperata, colma di rabbia. Padre Jacob non riusciva a distogliere lo sguardo da quella furia inutile.
Poi il volto dell’Uomo silenzioso si alzò,  gli occhi si mossero.
Si posarono su di lui.
In quello sguardo Jacob sentì tutto: il dolore, sì, ma anche qualcosa di più profondo, più insostenibile, assurdo. Una pietà infinita, che non giudicava e non chiedeva nulla. Un amore, una comprensione totale. Fu come essere visto per la prima volta. Fino all’ultimo angolo dell’anima. La consapevolezza che quell’Uomo era carne della sua carne lo trafisse più dei chiodi conficcati nelle mani.
Gridò. Capì chi era, e capì chi era lui: non un sacerdote, non un uomo giusto, ma un ladro di fede, un mendicante di senso. Le parole gli si accalcarono dentro, ma non uscivano. La paura, il dolore, lo schiacciavano. Eppure, in quel silenzio doloroso, il suo cuore parlò.
Ho capito. Ti ho riconosciuto. Perdonami! Sia fatta la Tua volontà.
Non sapeva se quelle parole fossero state pensate o pronunciate. Sapeva solo che per la prima volta in vita sua aveva detto parole vere, nella quali credeva.
Vide muoversi delle figure ai piedi delle croci. Soldati. Ombre armate che luccicavano a tratti, i volti duri, svuotati, come scolpiti dalla stessa tenebra che sembrava salire dalla terra. Lo guardarono senza curiosità, senza crudeltà.  Faceva male: era indifferenza. L’aria attorno a loro era pesante, soffocante, come se quel luogo fosse al confine di qualcosa di definitivo, irreversibile.
Il dolore si fece più intenso, lancinante. Poi improvvisamente si allontanò.
Un tonfo sordo. Freddo sotto la guancia. 

Silenzio.

Padre Jacob aprì gli occhi ansimando. Era disteso sul pavimento della canonica. La lampada accesa proiettava una luce tremolante sulle pareti. Il cuore batteva disordinato, gli faceva male, il corpo madido di sudore. Cercò di sollevarsi, gemendo.
Guardò le mani. Per un istante vide le ferite, rosse, aperte, sanguinolente. Poi svanirono, come neve al sole. Restava il dolore, profondo, ma sopportabile, come un’eco che non voleva tacere. Si toccò i piedi. Nulla, eppure sentiva ancora il peso, la trazione, il legno al quale era stato inchiodato.
Rimase a lungo così, sul pavimento, respirando.
Quando si alzò, tutto gli parve diverso. Non più luminoso, nemmeno più facile, ma vero. Il silenzio non era più vuoto. Era carico. E per la prima volta dopo tanto tempo, non ebbe bisogno di cercare parole.
Si avvicinò alla sua scrivania. C’erano gli appunti della predica dell’anno scorso, li stracciò. Sapeva cosa avrebbe detto alla messa di mezzanotte.
Si salveranno solo coloro che resisteranno e disobbediranno a oltranza, il resto perirà.
(Apocalisse di S. Giovanni)

Re: [CN25] L'ora nona

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Alberto Tosciri wrote: Thu Jan 01, 2026 6:19 pmPadre Jacob Schaul passò in rassegna con lo sguardo le poltrone che aveva steso di fronte all’organo. L’indomani erano previste le prove del coro degli anziani, che avrebbe eseguito gli inni per la messa solenne della domenica. Le aveva fatte allineare con cura, come se l’ordine potesse arrestare la fatica dell’anima che sentiva crescere dentro di sé, un peso oscuro che gli gravava dentro, che non trovava parole né preghiera.
La chiesa era fredda e silenziosa. Il presepio allestito con cura in un angolo accendeva e spegneva le sue luci. Solo l’odore dell’incenso rimasto dalla funzione del mattino aleggiava ancora nell’aria, mescolandosi a quello della cera consumata. Un profumo di sacrificio che gli ricordava i tempi in cui pregava con fervore, quando la preghiera lo portava a sentire la presenza viva di Dio nel profondo del cuore. Ora, invece, quell’odore gli sembrava un’eco lontana, come se Dio fosse un’ospite che non si affacciava più nella sua anima.
Si fermò un istante, appoggiando la mano allo schienale di una poltrona. Poltrone simili gli tornarono in mente, tanto tempo fa, da bambino, quando con la sua classe era andato al cinema del suo paese poco prima delle vacanze di Natale. Immagini chiare, consolanti e semplici. Com’erano lontane allora, le questioni dell’anima…  Si guardò intorno nella penombra; c’era poca gente. Per un attimo si concesse di pensare con sollievo che nessuno poteva leggere la sua anima.  Ma  se non gli uomini…
Il suo sguardo si posò sul grande crocifisso laterale, talmente vivo che gli dava l’impressione di sentire l’odore del sangue.
Chinò appena la testa, come a dire, quasi a bisbigliare: “Lo so, lo so”. 
Era come se quelle parole non fossero rivolte agli uomini, ma a quel Dio che gli avevano insegnato a pregare e che ora, nella desolazione, nel deserto della sua anima, gli sembrava assente.  Gli vennero in mente gli Esercizi Spirituali… oscurità dell’anima, turbamento interno, inclinazioni alle cose basse e terrene, inquietudine di varie agitazioni e tentazioni, mancanza di fede, mancanza di amore… mancanza… Si sentiva separato dal suo Creatore e Signore.

Raccolse il messale, spense alcune luci, diede disposizioni al sagrestano. Mancava ancora qualche ora alla messa di mezzanotte. Uscì dalla chiesa richiudendo lentamente il portone, come se temesse che il legno potesse gemere. L’aria notturna lo colpì al volto: era fredda, umida, carica dell’odore della terra invernale. Il cielo, basso e senza stelle, incombeva come una lastra scura. Le poche luci del paese tremolavano lontane. Ogni passo verso la canonica gli pesava più del precedente; la sensazione del vuoto e della solitudine che sapeva vi avrebbe trovato. Come sempre. Attraversava il suo deserto dell’anima, le mani affondate nel cappotto. Il rumore dei suoi passi sul selciato gli sembrava eccessivo, quasi indegno di quel silenzio. Pensò alla messa di mezzanotte, alle parole che avrebbe pronunciato tra poche ore, alla predica, uguale a quella dell’anno scorso, tanto non se ne sarebbe accorto nessuno. Mistero della fede. Le ripeté mentalmente, senza sentire nulla. Sentì un piccolo botto, seguito dalla risata di una ragazza in compagnia di amici, mentre camminavano nella via. Dalla sua parte solo silenzio.
L’atmosfera è potentissima. La prima parte è costruita con una cura sensoriale notevole: odori, luci, silenzi, freddo, memoria. La chiesa è resa con una precisione sensoriale, e il lettore entra subito nel vuoto interiore del protagonista. La crisi spirituale, la “notte dell’anima”, è resa con autenticità. Non c’è retorica, non c’è sentimentalismo. È un racconto che prende sul serio il dolore della fede quando diventa arida.

La transizione dal mondo reale alla visione è fluida, inquietante, quasi cinematografica. La scena della crocifissione è intensa
È scritta con coraggio. Non è gratuita, non è compiaciuta, non è violenza esplicita e sanguinosa, è esperienziale.
Il dolore è fisico, ma il cuore della scena è lo sguardo dell’Uomo.
Quello è il vero climax emotivo, ed è ben gestito.

Chi ha visto Jacob sull'altra croce? Nessuno. È lui che vede se stesso attraverso Cristo. Quello sguardo non è un personaggio. È la verità su di lui.
Padre Jacob vive una morte simbolica. In lui rinasce una fede diversa. Per questo straccia la predica dell’anno prima. Perché ora ha qualcosa da dire che non è copiato, non è rituale.

Se volessi revisionare il racconto, ma io lo trovo solido così com'è, modificherei la frase “Il buio si fece totale”  che è buona, ma potrebbe essere resa più personale, più legata al suo stato interiore, meno generica. È un momento chiave: merita un colpo di scalpello in più. Cos'altro dirti,  se non farti i miei
complimenti, @Alberto Tosciri. Come sempre.

Re: [CN25] L'ora nona

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Ho dimenticato una cosa importantissima. @Alberto Tosciri,  Il titolo! Solo quello alza l'asticella. il significato simbolico del momento in cui Cristo si rivolge al padre: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Bello, davvero bello. 
Sembra che il nostro Marcello te l'abbia servita in un piatto d'argento questa traccia. Grazie per questo racconto cosi notevole.

Re: [CN25] L'ora nona

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@Albascura

Dopo un commento così... come dire... bellissimo,  non mi aspettavo, non pensavo si  potessero usare parole come le tue per un mio racconto, davvero. Ti dico che mi ha fatto molto piacere, ti ringrazio.  A volte mi addentro in argomenti che non sono semplici, io non sono all'altezza, ma attorno ai quali  cammino e mi interrogo da molto tempo, con la paura di trovare risposte. Ma con il desiderio di farlo. Non è facile esporre il tumulto di un'anima. Ci vogliono scrittori davvero bravi e profondi.  Ci ho provato aggiungendo qualche riga alla bella traccia di un brano di Marcello, che mi ha dato queste suggestioni. Avrei voluto scrivere molto di più e meglio a dire il vero, ma sarei andato troppo oltre, in tutto.
Si salveranno solo coloro che resisteranno e disobbediranno a oltranza, il resto perirà.
(Apocalisse di S. Giovanni)

Re: [CN25] L'ora nona

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@Albascura

Dimenticavo anche io di aggiungere che trovo appropriato il tuo consiglio di modifica
Albascura wrote: Thu Jan 01, 2026 7:52 pmmodificherei la frase “Il buio si fece totale”
è un mio modo di spezzare un tempo,  separare un epoca da un altra che talvolta, con modalità diverse, ho usato anche in altri racconti, in particolare su argomenti religiosi, che prediligo, pur non scrivendone tanti. Però, hai ragione, si può certo esporre in altro modo.
Si salveranno solo coloro che resisteranno e disobbediranno a oltranza, il resto perirà.
(Apocalisse di S. Giovanni)

Re: [CN25] L'ora nona

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Ciao @Alberto Tosciri!
Prima di tutto voglio dire che provo un po’ di timore a commentare un tuo racconto: ti leggo da tempo e, come in altre occasioni, devo riconoscere che il tuo lessico… beh, provo decisamente invidia! Le immagini che le tue parole creano, inoltre, sono molto efficaci.

Detto questo, c’è un dettaglio che secondo me può rallentare la lettura, o che – per chi è come me – distrae parecchio: l’uso degli aggettivi. A volte sono infilati uno dietro l’altro, come perle in una collana. Io ho una regola personale, forse un po’ strana, che paragona gli aggettivi alle cravatte: meglio usarne una alla volta, o nessuna (e come ogni regola, qualche volta è consentito ignorarla). Nel tuo testo ne ho trovate parecchie accostate:
  • Le immagini? Chiare, consolanti e semplici.
  • L'aria notturna che lo colpisce al volto? Fredda, umida e carica dell'odore della terra invernale.
  • L'odore? Acre, improvviso e violento.
  • Il terreno sotto ai piedi? Ruvido, polveroso e irregolare.
  • Le ferite? Rosse, aperte e sanguinolente.
Non è un errore, ovvio. Però credo sia un dettaglio su cui vale la pena riflettere, perché a volte troppi aggettivi possono distrarre e costringere il lettore a rileggere la stessa frase.

In ogni caso, il tuo testo resta molto coinvolgente: un vero punto di forza. 
L’incipit che ti è capitato era parecchio più tosto del mio, e la frase 
Alberto Tosciri wrote: Thu Jan 01, 2026 6:19 pmIl cuore batteva disordinato
mi è piaciuta tanto.

Re: [CN25] L'ora nona

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L'ora nona, momento cruciale della morte del Cristo, nel tuo racconto corrisponde alla morte del prete stanco, indebolito nella fede. La sua rinascita sta nell'incontro con la morte e passione di Gesù; nel moneto in cui riesce a sentire tutto ciò nel suo stesso corpo, egli rinasce. Riscopre la sua antica fede. È insieme un atto di penitenza e redenzione. 
La tua scrittura è sempre molto intensa, scava nell'anima dei personaggi, non mai banale.
Concordo con @Albascura, i complimenti per il tuo testo sono d'obbligo, ma concordo anche con @Gustavo che sottolinea l'uso eccessivo di aggettivi. 
L'innesto della frase obbligatoria è perfetto!
Grazie per la bella lettura.

Re: [CN25] L'ora nona

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Ciao @Alberto Tosciri
Pensavo a una cosa... tu, in effetti, hai uno stile ben definito, imponente, molto dark, sia quando scrivi un racconto semplice (nel rispetto di una traccia più leggera), sia quando tocchi temi più forti, come quello trattato in questo racconto. 
Mi permetto di dire che, a mio parere, questo tuo stile così forte, classico, scuro tocchi le vette più alte quando tratti argomenti più aulici. 
Non tutti se lo possono permettere senza scadere nel noioso o addirittura nel ridicolo.
Hai costruito un tuo universo, unico, riconoscibile. 
Non so, non vorrei essere impiccione, ma spero un giorno di leggere un tuo romanzo.
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Re: [CN25] L'ora nona

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@Gustavo
Ti ringrazio per il commento.
Ti prego di non provare timore per niente nel commentare quello che scrivo. Altrimenti come posso imparare e migliorare?
(Coltivo ancora questa speranza…)
In quanto all’uso eccessivo di aggettivi, ti do ragione: talvolta ne metto forse più del necessario e riconosco che nella scrittura moderna, ma potrei citare già Defoe, Melville, Hemingway, si tende a essere sobri in descrizioni e uso di aggettivi. Talvolta lo sono anche io, ho la tendenza a essere alquanto prolisso, lo ammetto. Sono un inguaribile nostalgico dei vecchi romanzi ottocenteschi italiani, russi, inglesi e francesi.

@Adel J. Pellitteri
Ti ringrazio per il tuo apprezzamento e per l’interpretazione del racconto, rispondente in pieno a quello che avevo in mente per il personaggio del prete.


@NanoVetricida
Mi piace la definizione del mio modo di scrivere “dark”.
Un mio difetto, perché è un difetto, lo ammetto, è che non riuscirei a scrivere, ad esempio, di argomenti più “leggeri”, se vogliamo, più “divertenti”. Qualche volta ci ho provato, ma invariabilmente compivo variazioni sul tema.
NanoVetricida wrote: Fri Jan 02, 2026 6:54 pmHai costruito un tuo universo, unico, riconoscibile. 
Sai che mi fa piacere? Ti ringrazio.
NanoVetricida wrote: Fri Jan 02, 2026 6:54 pmNon so, non vorrei essere impiccione, ma spero un giorno di leggere un tuo romanzo.
Sto lavorando in effetti ad alcuni progetti e alla faticosa revisione, praticamente una riscrittura, di un romanzo, cosa che mi prende molto tempo, anche perché, come sempre, posso contare solo su me stesso. Diciamo stile e atmosfera tra Buzzati e realismo magico sudamericano, con influssi di Deledda, perché la storia è ambientata in una Sardegna arcaica, parallela. Uomini che cercano e uomini che nascondono in obbedienza a forze ancestrali alle quali obbediscono da sempre. Un mondo apparentemente normale ma con paradigmi che prendono tutt’altre strade.
NanoVetricida wrote: Fri Jan 02, 2026 6:54 pmspero un giorno di leggere un tuo romanzo.
Spero un giorno di avere questo onore.
Si salveranno solo coloro che resisteranno e disobbediranno a oltranza, il resto perirà.
(Apocalisse di S. Giovanni)

Re: [CN25] L'ora nona

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ciao @Alberto Tosciri la conversione avviene sempre nella notte di Natale.. Tratti la perdita della fede e il ritrovarla nel modo più classico: attraverso una visione. Come Paolo sulla via di Damasco, ecco Padre Jacob rimanere fulminato da una visione potente: il sacrificio del Messia. Non è una voce che tuona, una luce divina che lo sconvolge, ma il vedersi posto a sacrificio, sulla croce. Secondo me, è troppo ancorato ai dogmi cattolici, sinceramente.
E comunque ritengo che data la mia personale interpretazione del sacrificio della croce, sia tutta di parte. Però vorrei lasciarti con questa domanda; dato che so di poter confidare nella tua grande capacità di relazionarti con tutti:

Che senso avrebbe morire sulla croce per salvare il mondo? Considerato che questo mondo umano sarà salvato con altre azioni divine, in quel lungo periodo di preparazione dei popoli? Io credo, che la morte in croce, abbia il solo fine di mostrare Dio come il vincitore sulla morte, e lanciare a chi, come noi, ancora non crediamo alla rinascita, essendo, strano a dirsi, ferventi credenti. A questo punto, direi, su cosa scommettiamo in questa vita? Eppure, Pietro, o Paolo, forse, non ricordo, disse delle bellissime e potenti parole chiarificatrici: "se tutti quanti noi, abbiamo creduto in Cristo, solo per questa vita, non saremo che i più poveri su questa terra. Ciao, Alberto. 
Viaggio sconsolato tra i ricordi dello Stato.
Tratti di pioggia sopra Auschwitz. Tra oblio e orgoglio.
Io malata in fuga.

Re: [CN25] L'ora nona

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@Alberto Tosciri 
Mi associo ai complimenti di tutti, hai il dono di prendere il lettore per mano e portarlo nel tuo mondo. Ammetto che ho pensato a Dickens e per quanto non fossero tre gli spiriti che hanno visitato il padre, lo stesso c'è stata una rivelazione, un ritorno alla fede.
A mio avviso la scena migliore é quella della crocifissione intrisa di indifferenza, solo un lavoro da fare. Descrive perfettamente la natura dei carnefici che spersonalizzano le loro vittime, le oggettificano per poter eseguire gli ordini. Le mani dei crocefissi non sono come quelle dei loro aguzzini, hanno una natura inanimata, come pezzi di legno da inchiodare ad altri.
Mi piace come scrivi e mi sono chiesta come sarebbe potuta essere la nuova predica dopo questo consapevole bagno di dolore. Padre Jacob si sará rifatto all'uomo mite e rassegnato alla sua destra oppure a quello a sinistra?
Non amo molto la parte cristiana legata alla valle di lacrime e al dolore, preferisco una fede di gioia e speranza, ma non posso far a meno di riconoscere che se qualcosa mi avvicina al lato oscuro della religione sono proprio i tuoi testi cosí umani e veri, e in fondo privi di giudizio.
Grazie per questa lettura.

Re: [CN25] L'ora nona

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Bentrovato Alberto,  e scusami tanto!
Mi rendo conto infatti solo ora di aver dato il tuo nome al mio personaggio: un cattivo che finisce male...

Il clima in cui ti muovi è lontanissimo dal mio, ma lo trovo ricco e potente. E, a onta degli aggettivi un po' sovrabbondanti, narrazione e stile riescono a comunicarlo con efficacia.

Un caro saluto
...si sappia che dei desideri alcuni sono naturali, altri vani: e, dei naturali, necessari gli uni, solo naturali gli altri (Epicuro)

Re: [CN25] L'ora nona

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@bestseller2020
bestseller2020 wrote: Sat Jan 03, 2026 11:21 amSecondo me, è troppo ancorato ai dogmi cattolici, sinceramente.
In effetti sì, nonostante tutti i miei interrogativi a tal proposito.
bestseller2020 wrote: Sat Jan 03, 2026 11:21 amChe senso avrebbe morire sulla croce per salvare il mondo?
Io non sono certo un teologo, ma per come capii fin da bambino, gli uomini sono esseri molto materiali, credono solo a quello che vedono che toccano, che annusano. Per capire hanno bisogno di esempi, di cose che conoscono. Che senso aveva per un Dio, creatore del mondo e degli uomini, incarnarsi in un uomo, essere dileggiato e inchiodato?
Non poteva apparire in tutto il suo potere e magnificenza e convertire tutti in una sola volta?
Invece ha assunto forma umana e come uomo ha vissuto, in mezzo agli altri uomini che lo hanno visto, hanno mangiato con lui, hanno parlato con lui. Cose comuni per gli uomini. Come abituale è la morte. E lo videro morire. Tutte cose che capivano. Ma nessuno aveva mai visto un uomo risorgere dalla morte. Questo causava un corto circuito. Non si trattava più di sola fede in racconti e testimonianze scritte. Si trattava di aver visto. Si era testimoni disposti a morire per confermare un evento accaduto. Come fecero infatti gli apostoli e in seguito tantissimi altri che si fidarono della loro testimonianza e del loro martirio.
bestseller2020 wrote: Sat Jan 03, 2026 11:21 amIo credo, che la morte in croce, abbia il solo fine di mostrare Dio come il vincitore sulla morte, e lanciare a chi, come noi, ancora non crediamo alla rinascita, essendo, strano a dirsi, ferventi credenti.
Se un Dio sotto spoglie umane muore e risorge e dice che questo è il destino dell’uomo, cos’altro servirebbe ancora?
Dio, nella seconda persona trinitaria del Cristo, ha fatto il “lavoro sporco” (mi si perdoni il termine) sulla Terra, “sporcandosi” appunto come un uomo, a parte il peccato,  vivendo, morendo e resuscitando, affermando che questo sarà il destino degli uomini.
Certo, si tratta di avere fede, che è una grazia e non a tutti è dato ricevere questa grazia. C’è chi prega tutta la vita per averla.
Penso che ad ogni modo l’importante sia vivere nel timore di Dio, quando con “timore” non si vuol dire avere paura, ma rispettare il nome di Dio.
La frase: “Se abbiamo sperato in Cristo soltanto per questa vita, siamo i più miserabili di tutti gli uomini”  è di San Paolo, 1Corinzi, v.19, c.15.
San Paolo, “leone di Dio” è fra i miei santi preferiti. Da fariseo osservante aveva tutti i requisiti per ripudiare e combattere Cristo, come infatti fece nella sua giovinezza. Ma Dio ha sempre scelto i suoi apostoli fra gli uomini più improbabili, che però capirono  e per questo diventarono i più ferventi e i più affidabili nella divulgazione della sua parola, non solo per quanto riguarda la vita terrena, che non avrebbe senso, come dici giustamente, ma per la vita ultraterrena.

Ciao

@Almissima
Almissima wrote: Sat Jan 03, 2026 2:53 pmmi sono chiesta come sarebbe potuta essere la nuova predica dopo questo consapevole bagno di dolore.
Sarebbe interessante saperlo. Mi sono posto anche io la domanda. Ci vorrebbe un romanzo.
Almissima wrote: Sat Jan 03, 2026 2:53 pmNon amo molto la parte cristiana legata alla valle di lacrime e al dolore, preferisco una fede di gioia e speranza,
Certo. È giusto. La maggior parte degli uomini soffrono su questa Terra. Fame, guerre, ingiustizie… è sempre stato così.
La fede cristiana non piace perché taluni dicono che se Dio esiste, allora perché non elimina i problemi e non fa stare bene tutti? Certo io non ho risposte. Ma penso che un motivo deve esserci. Forse questo stato di cose è una transizione necessaria per qualcosa d’altro. Non significa che dobbiamo vivere rassegnati con la speranza di un ipotetico paradiso di latte e miele. Sarebbe assurdo.
Siamo noi che dobbiamo darci da fare per migliorare la nostra condizione.
Almissima wrote: Sat Jan 03, 2026 2:53 pmma non posso far a meno di riconoscere che se qualcosa mi avvicina al lato oscuro della religione sono proprio i tuoi testi cosí umani e veri, e in fondo privi di giudizio.
Questo mi lusinga come persona che scrive. Ti ringrazio.  Per l'argomento di cui ho però scritto mi pone ulteriori pensieri. Sai, anche altri utenti, negli anni, mi hanno talvolta fatto osservazioni come la tua che, certo mi fanno piacere ma mi ricordano anche che il mio desiderio di parlare di questi argomenti, un tempo lontano, era stato predisposto per fare ben altro nella mia vita. 


Mi permetto di lasciarti due pensieri che, tra altri, mi hanno aiutato a meditare.
Questo è di padre Anthony De Mello, un gesuita indiano: “Vidi una ragazzina che tremava di freddo. Aveva un vestitino leggero e ben poca speranza in un pasto decente. Mi arrabbiai e dissi a Dio: Perché non fai qualcosa?
Per un po’ Dio non disse niente. Poi improvvisamente quella notte mi rispose. “Certo che ho fatto qualcosa. Ho fatto te”.

Questo è di August Strindberg, detto da un personaggio di una sua opera che ora però non ricordo: “Oh Eterno, non lascio la tua mano, la tua dura mano, prima che tu mi abbia benedetto. Benedici me, tua umanità che soffre, soffre per il tuo dono della vita. Me per primo, che tanto ho sofferto per il dolore di non poter essere quello che volevo”.

Ciao

@sefora2

Bentrovata Sefora
sefora2 wrote: Sat Jan 03, 2026 4:45 pmBentrovato Alberto,  e scusami tanto!
Mi rendo conto infatti solo ora di aver dato il tuo nome al mio personaggio: un cattivo che finisce male...
non preoccuparti per niente se il nome del  personaggio cattivo del tuo racconto è come il mio... io non avrei mai potuto avere una barca a vela per andare in giro e nemmeno quel carattere...  
sefora2 wrote: Sat Jan 03, 2026 4:45 pmIl clima in cui ti muovi è lontanissimo dal mio, ma lo trovo ricco e potente. 
Lo so che il mio "clima" è lontanissimo.  Ma ti ringrazio tanto per l'apprezzamento.

 
sefora2 wrote: Sat Jan 03, 2026 4:45 pma onta degli aggettivi un po' sovrabbondanti, narrazione e stile riescono a comunicarlo con efficacia.
e ancora grazie. Sì, gli aggettivi. Talvolta lascio perdere il minimalismo e seguo me stesso...

Ciao
Si salveranno solo coloro che resisteranno e disobbediranno a oltranza, il resto perirà.
(Apocalisse di S. Giovanni)

Re: [CN25] L'ora nona

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Ciao @Alberto Tosciri un racconto molto potente, l'ho letto percependo e immedesimandomi in tutti i dettagli che la tua sensibilità artistica riesce a descrivere. Mi ha molto colpito il passaggio della “visione”, così soprannaturale e così reale. Un privilegio concesso solo a chi cerca delle risposte? Forse no. Credo che possa coinvolgere chiunque, anche chi non ha mai messo piede in una chiesa o abbia avuto una vita dissoluta con azioni deplorevoli.
Ho molto apprezzato.
Alla prossima.

Re: [CN25] L'ora nona

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Bel racconto @Alberto Tosciri,
come sai il tuo stile, che già una volta ho definito "pomposo", non è nelle mie corde, ma in questo racconto rende perfettamente il messaggio.
Bella la trama, la scelta della visione per spiegare la trasformazione e l'autoconsapevolezza è un classico forse abusato, ma in questo testo era inevitabile.

Per fare le pulci, ti segnalo:
Alberto Tosciri wrote: Thu Jan 01, 2026 6:19 pmUn profumo di sacrificio che gli ricordava i tempi in cui pregava con fervore, quando la preghiera lo portava a sentire la presenza viva di Dio nel profondo del cuore
Alberto Tosciri wrote: Thu Jan 01, 2026 6:19 pmSapeva solo che per la prima volta in vita sua aveva detto parole vere, nella quali credeva.
Quando ho letto la seconda frase nel finale, mi ha lasciata perplessa, ricordavo che all'inizio, pensando ai tempi passati, il Credo era fortemente sentito, suppongo anche esposto.
Alberto Tosciri wrote: Thu Jan 01, 2026 6:19 pmChinò appena la testa, come a dire, quasi a bisbigliare: “Lo so, lo so”. 
Questa frase invece mi stona, dal momento che un movimento sostituisce la voce, credo sia superfluo spiegare due modalità del tono.

Comunque, bella lettura, complimenti. 
<3

Re: [CN25] L'ora nona

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Ciao @Kasimiro

Mi fa piacere che il racconto ti sia piaciuto. In quanto alla “visione” penso che più che un privilegio possa essere considerata alla stregua di un “incontro”, un aiuto, per quanto non richiesto, non cercato, non sperato. 
Ma un incontro che cambia la vita.
Non è detto che sia riservato esclusivamente per uomini di chiesa, ma anche per persone di ogni categoria e che pure non conducano vite magari esemplari. La storia cristiana è piena di uomini  e donne che inizialmente  non erano degli esempi di vita retta e che poi, in seguito a “incontri” di varia natura, divennero  dei santi.


Ciao @Modea72 
Modea72 wrote: Mon Jan 05, 2026 3:38 amcome sai il tuo stile, che già una volta ho definito "pomposo", non è nelle mie corde, ma in questo racconto rende perfettamente il messaggio.
Io amo lo stile “pomposo” e aggiungerei pure “barocco”, anche se non sempre mi ci immergo, consapevole dei tempi attuali.
Modea72 wrote: Mon Jan 05, 2026 3:38 am

Quando ho letto la seconda frase nel finale, mi ha lasciata perplessa, ricordavo che all'inizio, pensando ai tempi passati, il Credo era fortemente sentito, suppongo anche esposto.
Sì, hai ragione. Avrei dovuto spiegare meglio che da giovane il prete forse “credeva” maggiormente e di conseguenza, nell’ambito delle sue funzioni, “esponeva” ritualmente questo suo credo, pur cominciando a nutrire in cuor suo dei dubbi.
Modea72 wrote: Mon Jan 05, 2026 3:38 am
Questa frase invece mi stona, dal momento che un movimento sostituisce la voce, credo sia superfluo spiegare due modalità del tono.
Giusta osservazione. Potevo esprimere il movimento e la parola in maniera diversa e più efficace.
Ti ringrazio.
Si salveranno solo coloro che resisteranno e disobbediranno a oltranza, il resto perirà.
(Apocalisse di S. Giovanni)

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