Anche io non ho una grande esperienza, ho letto negli anni, oltre a innumerevoli romanzi di ogni epoca e categoria, saggi, storia e quant’altro, numerosi testi su come si dovrebbe scrivere e ognuno ha una sua teoria e bisogna prendere quello che ci è più congeniale, adattarlo alle nostre esigenze, ma non è il caso certo di seguire un metodo piuttosto che un altro e tenerselo per sempre, si può anche cambiare come ci si evolve, come si va avanti.
Io amo una certa schematicità, non tanto come regole fisse ma come organizzazione, come comodità.
Concordo con molti scrittori (chi sono io per concordare con loro…) sul loro approccio nel creare storie nuove.
Parto dal presupposto che possiamo avere in mente una storia eccezionale, pazzesca a dir poco, ma se prima di scrivere, parlo per me, non si ha un canovaccio, una pur succinta trama degli avvenimenti e del loro susseguirsi, inevitabilmente la pagina bianca calerà su di noi, perché a un certo punto ci areneremo inevitabilmente, non sapremo come proseguire.
Ma la storia non nasce da sola.
Nei tutorial di Libroza, Carmen Laterza, che ho visto quasi tutti, ho sentito una spiegazione bellissima.
Cito dal tutorial numero 2 “RUOLI E FUNZIONI DEI PERSONAGGI IN UN TESTO NARRATIVO:
“I personaggi sono l’elemento cardine intorno al quale si svolge la vicenda. Infatti, come ha scritto il critico letterario americano Seymour Chatman, le storie esistono soltanto dove si presentano sia AVVENIMENTI che ESISTENTI. Lui con il termine esistenti intendeva proprio i personaggi. E continua dicendo: “Non vi possono essere avvenimenti senza esistenti.”
Con una metafora una storia può essere paragonata a una macchina e i personaggi come al motore di questa macchina. Se i personaggi non fanno nulla la storia non va da nessuna parte. Per raccontare una storia, sia un racconto breve o un romanzo, è necessario stabilire:
1) Quanti e quali personaggi animeranno la scena;
2) Quali relazioni intercorrono tra di loro;
3) Quali caratteristiche fisiche e caratteriali avrà ciascuno di loro;
4) Come si evolveranno nel corso della vicenda”.
È chiaro, dico io, che per fare questo ci vuole un lavoro preparatorio notevole. Chiaramente questo vale quando si inventa di sana pianta qualsiasi cosa. Ritengo che Hemingway non avesse bisogno di tutti questi preamboli, perché quasi tutto quello che scrisse lo aveva vissuto in prima persona, doveva solo riordinare i ricordi e metterli su carta. La questione è diversa quando si parla di vita vissuta.
Talvolta scrivo anche io nei racconti di ricordi del passato o di cose sentite dire e pur lavorandoci non devo stare molto a creare l’impalcatura, perché esiste già nella mia mente, ben chiara.
Ma se si tratta di inventare devo “costruirmi” innanzitutto dei personaggi, avendo un principio di idea dell’ambiente in cui agiranno. Conoscendo i personaggi, quelli principali, dettagliando la loro vita, e vi assicuro che servono pagine e pagine, conosceremo il carattere di questi personaggi, farci un’idea di come potranno comportarsi, reagire davanti a determinati avvenimenti. Poi siamo liberi di dettagliare le cose più assurde, di aggiungere particolari in corso d’opera, toglierne altri diventati contraddittori con il dipanarsi della storia, ma se facciamo agire un personaggio dobbiamo conoscerlo, anche se non andremo poi a dire tutto della sua scheda biografica, ma noi sappiamo che ha quelle caratteristiche, quel “vissuto” e saremo facilitati nel farlo muovere all’interno della storia proprio in base al suo vissuto.
Se poi facciamo discutere i vari personaggi fra di loro, perché no, possiamo farlo mentalmente ma anche per iscritto, allora avremo la soluzione a molti problemi, perché saranno i personaggi, con i loro differenti approcci, a suggerirci come potrà andare una storia.
Ci sarebbe da dire anche per gli ambienti in cui si svolgono le storie. In taluni casi, sempre dai tutorial di Libroza, si fanno schede anche per gli ambienti.
Quando hai scritto questa mole di lavoro preparatorio, quando hai presente cosa accadrà in ogni capitolo, in ogni scena, salvo sempre cambiamenti dell’ultima ora, allora si potrà cominciare davvero a scrivere.
La pagina bianca, il blocco dello scrittore a questo punto non avrà ragione d’essere. È come se qualcuno cercasse d’impedirti di ricordare la tua vita. A meno che non subentrino gravi motivi, questo non potrà succedere.
Uscito sulla strada, un tale gli corse incontro e gettatosi ai suoi piedi gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?».
Gli disse Gesù: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono all’infuori di uno solo: Dio.»
Vangelo secondo Marco, 10, 17-18