Inventario delle cose da dividerci
1. n°1 pianta di aloe
“Non cresce e non muore da cinque anni.”
“Mi ricorda qualcosa.”
“Dici? Nel suo caso, non è colpa di nessuno.”
“Molto divertente.”
“Ho fatto di tutto. Il concime bio, l’acqua minerale, il vaso più grande, il vaso più piccolo…”
“Lo so. Non ti stavo accusando. Comunque, se ci tieni tanto, te la puoi tenere.”
“Ti pare? Non ci tengo. È senso del dovere.”
“E vuoi darla a me?”
“Se te ne occupi tu, muore sicuro. Nemmeno le guardi, le piante.”
“È assurdo. Nessun altro ha avuto lo stesso problema. Quella di mia sorella è cresciuta subito.”
“Lo so, l’ho vista. Forse è la luce. Ma l’ho pure spostata mille volte!”
“Diamola a lei, no?”
“Non fa un po’ brutto? Cioè, alla fine è la nostra bomboniera. Era.”
“Magari neanche la riconosce.”
“Beh — tu non glielo dire.”
“Ok. Allora è fatto. Facile.”
2. n°1 macchina da caffè Pavoni, modello Botticelli Specialty
“Questa la prendo io.”
“Non mi pare giusto.”
“Ah no? L’ho comprata io e costa un occhio.”
“Sì, l’hai comprata per me. È proprio da pezzenti riprendersi un regalo.”
“Non me lo riprenderei se tu la usassi. Ma visto che puoi farne a meno…”
“Tu manco lo bevi, il caffè.”
“Infatti la vendo.”
“Non l’hai venduta finora…”
“Era il tuo regalo.”
“Lo è ancora.”
“No, è una cosa che sta prendendo polvere. Non ci hai mai fatto neanche una tazzina.”
“Ci ho provato. Ci vuole una laurea per farla funzionare.”
“L’hai voluta tu.”
“Quando mai?”
“Dicevi sempre che volevi il caffè come al bar.”
“Sì, berlo. Non fabbricarlo a mani nude in duecentocinquanta step.”
“Potevi dirmelo e la mandavamo indietro. Sta là che ti fissa mentre usi la Nespresso, è cattiveria.”
“Verso la macchina?”
“Certo. Ma anche verso di me.”
“È che pensavo che un giorno avrei imparato.”
“E hai intenzione di imparare adesso?”
“Vabbè. Vendiamola e smezziamoci i soldi.”
3. n°1 tavolo ovale allungabile in rovere; n° 6 sedie in rovere e impiallacciatura di frassino e rattan
“In teoria, per le sedie potremmo pure fare metà e metà.”
“Ci sto.”
“Che poi, quando mai le abbiamo usate tutte e sei insieme?”
“Infatti. Anche se credo ne comprerò un’altra.”
“Un’altra? Ma diversa?”
“No, uguale. Quattro è meglio di tre.”
“Sì, se hai un tavolo da quattro.”
“Se tagliassimo questo, sarebbe da quattro?”
“Non lo so. Sarebbe una mezzaluna. Un mezzo ovale.”
“È carino, no?”
“Si potrebbe mettere contro un muro.”
“Possiamo farlo dividere.”
“Poi però…”
“Però?”
“No, niente.”
“No, dillo.”
“È che saprei sempre che tu hai l’altra metà. È un po’ stucchevole.”
“Ti serve un tavolo per ricordarti di me?”
“Come al solito non capisci niente.”
“Se lo guardassi intero, non ti ricorderesti che l’abbiamo comprato insieme?”
“No. A quel punto diventerebbe solo mio.”
“Allora tienitelo intero.”
4. n°1 cantinetta per vino, contenente n° 15 bottiglie di vino
“Per questa non ho spazio. Forse manco tu.”
“Non lo so ancora, in realtà. Spero di non rimanere da mamma per sempre.”
“Beh, non la puoi mettere in cantina fino ad allora. Con l’umidità che c’è…”
“Hai ragione. E per le bottiglie?”
“Aspetta. Quindi? La lasciamo qua?”
“Boh. L’agenzia ha detto che ammobiliata poteva attrarre di più. E questo è un mobile.”
“Giustamente, togliamo il tavolo e le sedie ma lasciamo la cantinetta.”
“Hai detto tu che non avevamo spazio. Anche quando ti dò ragione cerchi scuse per litigare!”
“Se dici cose senza senso…”
“Allora vendiamola.”
“Però mi dispiace.”
“Ti dispiacerebbe anche se stesse in cantina.”
“Ti ricordi di quando abbiamo comprato il ribolla?”
“Come no.”
“Quella trattoria, il gelato fatto al momento.”
“Era tutto buonissimo.”
“Sì. Ci siamo stati troppo poco, in Friuli.”
“Avremmo dovuto tornarci.”
“E infatti il vino non l’ho mai voluto aprire, per non finirlo.”
“Non li vuoi mai aprire, infatti abbiamo quindici bottiglie intatte.”
“Uno aspetta un’occasione.”
“Il divorzio ti basta?”
“Ma ce lo facciamo un bicchiere?”
5. n°1 vasca idromassaggio a due posti con led
“E questa può stare in cantina?”
“Solo i topi e i ragni ci possono stare, là dentro.”
“Sarebbe per poco tempo. Non possiamo lasciarla qua.”
“Questa certezza che hai di farti la reggia. Con quali soldi, poi.”
“Non ti dà fastidio aver risparmiato per anni per rifare il bagno e adesso non potertelo godere?”
“Direi. Ti ricordo che l’ho disegnato io.”
“Appunto.”
“Ma è enorme. Ed è anche una fatica pulirla ogni volta.”
“Ma se la prendo io, che ti frega che devo pulirla?”
“Ah, perché, pulisci?”
“Neanche ti rispondo.”
“Comunque, è a due posti. La vuoi perché sai già chi infilarci?”
“Sai solo provocare.”
“Una volta era una qualità che apprezzavi.”
“Era in altri contesti.”
“Bei tempi.”
“Già. Anche in questa vasca.”
“Potremmo — sai, ultimo bicchiere, ultimo bagno…”
“Stai scherzando, spero.”
“Speri?”
“Sei proprio incoerente.”
“Un’altra delle mie qualità.”
“Per un bagno mi serve tutta la bottiglia.”
“Beh, non possiamo mica lasciargliela aperta.”
6. n°1 quadro, arte contemporanea
“Di questo non ci serve discutere: puoi tenertelo.”
“Che dici? Andrea è amico tuo.”
“Ti è sempre piaciuto, molto più che a me. Il quadro, non Andrea.”
“Ma se è la prima cosa che fai vedere a chi entra in casa.’
“Perché tutti ne restano impressionati. Io non l’ho mai capito.”
“Come?”
“Che devo dirti?”
“Ma come non l’hai mai capito? Ne parli sempre come se l’avessi dipinto tu. L’uso del colore, la texture…”
“Ripeto solo quello che mi ha detto lui.”
“Comunque, vale un sacco di soldi. Questo sì che sarebbe da vendere.”
“Pensavo lo adorassi.”
“In realtà…”
“Non l’hai mai capito neanche tu?”
“No, mi ha sempre fatto schifo, proprio.”
“Schifo?”
“Schifo. I colori, la texture…”
“Assurdo! E perché non me l’hai mai detto?”
“Perché hai sempre mentito. A quanto pare.”
“Anche tu!”
“E perché ti arrabbi?”
“Perché io ero indifferente, almeno. È diverso. Tu hai tenuto una cosa che ti faceva schifo appesa sopra al nostro letto.”
“Comme ci comme ça. Ce lo dobbiamo tenere, Andrea si offenderebbe troppo.”
“Io non lo tengo. Adesso fa schifo anche a me.”
“Ho ancora questa influenza su di te?”
“È come hai detto del tavolo: adesso ogni volta che lo guarderò mi ricorderò di questa conversazione.”
“Anche intero?”
“Soprattutto intero.”
“Se lo tagliamo fa molto Marina Abramovic e Ulay.”
“Quei due delle sedie?”
“Sì. E della Muraglia Cinese.”
“Aspetta. Tu hai intenzione di invitare Andrea a casa tua?”
“Non penso. Di sicuro prenderà le tue parti.”
“Appunto. Quindi se gli dico che l’hai tenuto tu, non saprà mai che è una bugia.”
“Va bene. Però mi trovi qualcuno che se lo prende sottobanco. E i soldi me li tengo io.”
“Perché dovresti?”
“Perché mi accollo il senso di colpa dell’operazione.”
“Facciamo sessanta quaranta.”
“Settanta trenta. Prendere o lasciare.”
“Va bene.”
7. n°1 materasso matrimoniale ortopedico
“Ma questo non possiamo lasciarlo, no? Lo cambiano.”
“Sì, ma ce l’abbiamo solo da cinque mesi.”
“Pur sempre usato.”
“Praticamente nuovo.”
“È talmente comodo…”
“Quasi quasi lo porto da mamma.”
“Ma lei ce l’ha già! Ha tutto ortopedico. Ospedaliero, praticamente.”
“La camera degli ospiti no, è normale. E poi vorrei vedere te, alla sua età.”
“Non è giusto. Lo voglio io.”
“Vuoi il nostro materasso?”
“Sì. Lo sai che ho mal di schiena. E la cervicale.”
“Anch’io ho mal di schiena.”
“Il mio è peggio.”
“Ti lamenti solo molto di più.”
“E poi che significa, nostro. È tutto nostro.”
“Ma ci abbiamo dormito insieme.”
“Ah, è di nuovo una questione di ricordi.”
“Sei tu che hai messo in mezzo l’argomento.”
“Non ho particolari ricordi su questo materasso. Anzi, manco mi accorgevo che eravamo in due.”
“Quindi che facciamo, lanciamo una moneta?”
“Non capisco perché dovrebbero dormirci degli estranei invece di me.”
“Nessun estraneo, o tu o io.”
“Hai detto camera degli ospiti.”
“È quella che userò io. Pensavi che avrei dormito nel lettino con le coperte dei supereroi?”
“Pensavo proprio quello, sì.”
“Beh, ti sbagliavi.”
“Quindi per te non vale.”
“Cosa?”
“Questa regola — che è nostro, che ci abbiamo dormito insieme.”
“Stai cercando di farmi cambiare idea così puoi prendertelo?”
“Per capire.”
“Non lo so. Forse no. Con altre lenzuola, magari mi dimentico che era qui.”
“Ora mi hai fatto venire il magone. Lasciamolo qua, e se non lo vogliono lo buttano.”
“Meglio buttato che a casa mia?”
“Sì.”
“Che palle. Come vuoi.”
8. n° 1 posacenere fatto a mano
“Almeno questo ti piaceva sul serio, o ti faceva schifo?”
“Ma no, mi piaceva.”
“Beh, facci quello che vuoi.”
“Me lo tengo. È il regalo più bello che mi hai fatto.”
“Compresa la macchina del caffè?”
“Lascia perdere.”
“Ragioni in modo strano.”
“Sei tu che sei insensibile.”
“Ma se te l’ho fatto io…”
“Trovi strano che mi piaccia più una cosa fatta da te di un’altra che non ho mai chiesto?”
“In realtà non hai chiesto neanche questo.”
“No. Però preferisco fumare che litigare con quell’attrezzo.”
“Mi sento in dovere di ricordarti che ti rovinerai i polmoni.”
“E il tuo delfino di ceramica me lo ricorderà ogni giorno che non ci sarai.”
“È veramente brutto.”
“Anche tu. Eppure.”
“Non la pensavi così un’ora fa.”
“Mi ha sempre fatto tenerezza.”
“Il delfino.”
“Sì. Perché si vede proprio che non ci sai fare, però ci hai provato apposta per me. Lo guardavo e mi immaginavo te al corso di ceramica che impastrocchiavi, e poi te lo tenevi nel cassetto per mesi per non rovinare la sorpresa.”
“Perché al passato? Adesso che ti immagini?”
“Hai ragione. No, è uguale. Solo che non ci penso da un po’.”
“Comunque è stato più facile farlo che togliermi la pittura dalle mani.”
“Almeno è stato divertente?”
“Molto. L’insegnante ci ha anche provato con me.”
“Quante cazzate che spari.”
9. n°1 Fiat Panda (2020)
“Ah, la macchina te la cedo volentieri.”
“Gentile. Mi sembra il minimo, è intestata a me.”
“L’autista ce l’hai? O farai delle selezioni?”
“So guidarla, sai?”
“No, veramente non lo so.”
“Di nuovo con le provocazioni. Il vino ti fa male.”
“Quando scambi la realtà per una provocazione, so che ci ho preso.”
“Solo perché tu hai sempre insistito per guidare, non vuol dire che non posso ricominciare.”
“Prenderai lezioni?”
“La smetti? Ho la patente.”
“Resta il fatto che non guidi da dieci anni.”
“Sono solo fuori allenamento.”
“Quindi ti rimetti su strada dall’oggi al domani.”
“Beh, mi serve.”
“Ok. Dimmi il giorno, poi, così evito di uscire.”
“Bastava dire, la voglio, ti faccio un’offerta.”
“A parte che pago benzina e assicurazione, quindi ne ho diritto quanto te. Ma comunque, te l’ho detto, tienitela. Mi diverte il pensiero di te che paghi per tenerla parcheggiata.”
“Saranno anche cazzi miei per cosa pago, no?”
“Ah, sì, ormai sì.”
“Perfetto. Allora a posto così.”
10. n°1 bambino, 97 cm
“Almeno a questo ci pensa il giudice.”