Il racconto parte dall’incipit n. 3 che mi è stato assegnato nel contest natalizio. Purtropp non ho fatto in tempo a partecipare, ma, per rispetto a tutti e soprattutto a @Marcello, non potevo mancare @Sira
Quel mattino il cielo sgombro di nubi e la temperatura tiepida facevano pensare alla primavera, tanto più che le previsioni meteo assicuravano che quel clima insolitamente dolce era destinato a durare anche nei giorni successivi. Era come se l'autunno volesse concedere una breve tregua prima dell'arrivo della stagione invernale.
Emily si svegliò nel cuore della notte coi polsi indolenziti e la testa vuota. L’odore acre delle candele spente le dava la nausea. Cercò di sollevare la testa, ma questa ricadde, pesante come un corpo morto, sul cuscino.
«Ho sete» sussurrò.
***
È il primo pomeriggio quando il taxi si ferma davanti al grande cancello in ferro battuto sormontato da un elegante fiore stilizzato.
«Da qui dovrà proseguire a piedi» dice l’autista prima di ripartire a gran velocità e sparire dietro la curva. Emily spinge l’inferriata che si apre senza un cigolio. Alla fine di un sentiero rivestito di ciottoli bianchi e lucenti, il casolare è ancora più suggestivo di quanto facessero sperare le immagini su internet.
La porta d’ingresso è socchiusa.
«È permesso?»
Silenzio. «C’è qualcuno? Sono la cliente della prenotazione on line!»
«Un attimo e sarò da lei. Entri pure». La risposta echeggia nella stanza.
Emily si guarda intorno: le mura di pietra, le travi di legno a vista sul soffitto, i fiori freschi sui tavolini. L’aria profuma di pulito e di legna che arde scoppiettando nel camino. Pace e serenità.
Aveva quasi abbandonato l’idea di una vacanza in Toscana, quando aveva ricevuto la mail con le foto del casolare dei suoi sogni. A volte sembra proprio che qualcuno ti legga nel pensiero, si era detta. In fondo, quella vacanza ci voleva proprio.
«Ben arrivata, mi scuso per l’attesa.» La padrona di casa indossa un abito in maglia rosso rubino che ne sottolinea le curve con dolcezza. I capelli, pettinati con cura in uno chignon alto, esaltano la lunghezza del collo, incorniciando il volto di una bellezza antica.
«Nessun problema, è così piacevole questo posto…»
«Milesia Altieri. Molto piacere di averla ospite qui da noi» la donna le offre una stretta di mano calda ed energica.
«Emily Jones. Il piacere è mio, signora Altieri.»
«Milesia» risponde la donna, «dammi pure del tu come si usa da queste parti.»
Emily sente un lieve rossore infiammarle le guance. «D’accordo… Milesia.»
La padrona di casa registra i suoi documenti. Emily le osserva le mani: sembrano fatte di cera tanto la pelle è liscia e bianca.
«Complimenti, parli un ottimo italiano, Emily».
«Grazie. Tutto merito del mio ex marito». Una fitta allo stomaco la coglie, come sempre, impreparata ogni volta che pronuncia la parola “ex”.
«Ah, capisco…» la signora Altieri sembra aver compreso di aver toccato un tasto infelice. «Seguimi» prosegue «ti mostro la camera, così potrai riposarti dal viaggio.»
L’ambiente è rustico, ma accogliente. Le pareti spesse, le tendine candide e ricamate, l’armadio che profuma di spigo. Fuori dal tempo, fuori dal traffico, via dai ricordi.
Più tardi, Milesia l’accoglie con un sorriso. Guarda di sfuggita l’orologio da polso: «Gradisci una delle nostre tisane?»
Emily annuisce. «Con piacere».
«Vanni, puoi apparecchiare in veranda?»
Un uomo di mezza età, piuttosto robusto, vestito con una camicia a quadri, pantaloni di velluto a coste larghe e scarponcini di cuoio, si materializza nella stanza. Tiene il capo chino e non lo solleva neppure quando Milesia gli parla. Ha i capelli neri e lucidi come le piume di un corvo, ma, nonostante questo, se le avessero chiesto d’indovinare la sua età, Emily non avrebbe saputo dirlo. Sembrava del tutto fuori posto, niente a che vedere con l’eleganza della Altieri. A quella vista, aggrotta le sopracciglia.
La padrona di casa coglie la sfumatura. «È un brav’uomo e un ottimo aiutante. È lui che cura la piantagione. Lavora per me da una vita» si affretta a rassicurarla.
La veranda, un loggiato chiuso da ampie vetrate scorrevoli, si apre sulla vista di un campo fiorito che ondeggia sospinto dal vento: sembra un immenso lago viola. Tutta intorno, la campagna è scaldata dai colori dell’autunno incipiente.
Le due donne siedono una di fianco all’altra.
«Zucchero o miele?»
«La preferisco al naturale. Cos’è? Ha un così buon odore.»
«Erbe speciali selezionate dai nostri campi. Buona, vero?»
Emily annuisce, bevendo a piccoli sorsi.
Nella stanza si sente solo il ticchettio di un orologio.
«Dimmi qualcosa di te. Perché questo viaggio?» Milesia è la prima a rompere il silenzio.
Emily indugia sul vapore azzurrino che esala dalla tazzina: «Un matrimonio fallito può bastare?»
«Sei nel posto giusto, mia cara» la padrona di casa le prende una mano e la stringe fra le sue, «fidati.»
Emily la ritrae subito, si alza di scatto e si affaccia alla vetrata.
«Cosa sono quei fiori? Sono stupendi!»
«È zafferano. Peccato che fra pochi giorni inizi la raccolta. Vieni, ti porto a vederli da vicino.»
«Grazie, sei davvero gentile. Ti farò un’ottima recensione!»
L’aria profuma di un delicato aroma dolce amaro. Emily la segue barcollando.
«Lo sai che ci vogliono centocinquanta fiori per ottenere un solo grammo di spezia?» Milesia si china per coglierne uno, ne accarezza i petali quindi li apre con delicatezza; tre stimmi rossi si mostrano turgidi sotto le sue dita esperte. Rivolge uno sguardo complice alla sua ospite. «Li vedi? Questi sono la parte preziosa: quella femminile. Quella polverina gialla è polline, ricopre il pistillo, quella maschile.» Dischiude le labbra per soffiarla via. «Non serve a niente.»
Emily sente il respiro corto e le palpebre pesanti. Cerca di restare concentrata, ma la voce della donna non le sembra che un’eco lontana. Sente le gambe sprofondare nel terreno, il cuore saltare i battiti come un vinile rotto… strizza invano gli occhi: le immagini si fanno sempre più sfocate. Un bisbiglio confuso le risuona in testa e percepisce in bocca un sapore acido. Trasalisce sentendosi afferrare forte per un braccio.
Via via che recupera la lucidità, riconosce la veranda. È illuminata da decine di candele: dalla vetrata, il colore viola del campo degrada nel rosso cupo del tramonto.
Si rende conto di avere i polsi legati dietro la schiena. Un rivolo di sudore che scende dalla fronte le fa bruciare gli occhi. Prova a gridare ma le esce solo un mugolio.
«Shh! Fai la brava, non devi sforzarti.» Milesia l’accarezza piano.
Non riesce a sottrarsi a lei. Le dita si fanno strada verso la sua bocca, le apre le labbra per poi scendere più giù fino a pizzicarle i capezzoli. «Emily, Emily… stai calma. Non agitarti. Ci sono io a prendermi cura di te, adesso.»
Quando Emily vede l’ombra di Vanni stagliarsi sulla parete sente il respiro abbandonarla di nuovo.
***
L’uomo era restato a sorvegliarla per tutto il tempo. Le porse un bicchiere d’acqua.
Emily provò ad alzarsi, ma le girava la testa.
«Ti prego, aiutami. Voglio andare via di qua.»
«No! No, signora. Non puoi.»
«Ascolta. Io non so cosa sia successo, ma devo andare via subito. Posso pagarti bene se mi aiuti.»
«Non posso farlo.»
«Potresti almeno restituirmi il cellulare?»
Senza darle una risposta, Vanni l’aiutò a mettersi in piedi. Accese una candela, tirò fuori una chiave dalla tasca dei pantaloni. Emily non l’aveva notata prima, ma nella veranda c’era una piccola porta. L’uomo l’aprì e la invitò a seguirlo in un lungo corridoio stretto e buio; nell’aria si avvertiva un forte odore di solvente. La luce tremula illuminò un primo dipinto appeso alla parete, poi un secondo, poi un terzo: tutti ritratti di donne che sembravano appartenere a epoche diverse. Giunti in una piccola stanza, anch’essa priva di finestre, lo strano maggiordomo illuminò una tela sul cavalletto: era il ritratto di una donna ancora senza volto.
«Lo vedi, signora, perché non te ne puoi andare? È già tutto pronto.»
Emily indietreggiò a piccoli passi, ma lui la prese per un braccio stringendoglielo forte.
Con uno scatto lei cercò di divincolarsi dalla presa, lo strattonò, ma quello non si spostò di un centimetro. Si affrettò a tapparle la bocca con la mano, l’avrebbe soffocata di certo se lei non fosse stata pronta a reagire sferrandogli un calcio. L’uomo allentò la presa.
«Lo sai, puttanella, qual è il segreto per avere fiori tanto belli?» grugnì. «Il concime, bella mia, è il concime. Niente è meglio di un buon cadavere di femmina.»
Emily sentì le gambe cedere e un turbinare di voci che sembrano provenire dalla parete esploderle dentro la testa.
«Le donne dei ritratti… sono tutte morte!» si accasciò sul pavimento come una bambola di pezza.
Vanni mimò un applauso. «Milesia lo aveva capito che sei in gamba, signora».
«Che volete da me?»
«La curiosità ha il suo prezzo…» Vanni fece roteare la lingua in modo osceno.
Emily strisciò cercando di guadagnare l’uscita, ma l’uomo la raggiunse con un’ampia falcata facendole sbattere con forza la testa sulla parete.
«Noi serviamo il Signore. Non. Puoi. Fuggire… Non puoi» disse con voce stentorea. «Però… però sei farai la brava, forse potrò aiutarti.»
Emily, sentiva il sapore ferroso del sangue bagnarle le labbra e le gambe non riuscivano a sorreggerla. «Che devo fare?»
Lui le accarezzò i capelli.
«Dovresti prendere il posto di Milesia… lei serve il Signore da più di trecento anni».
«In che senso prendere il suo posto?»
Vanni verificò che la porta fosse ben chiusa e abbassò il tono di voce. «È Milesia che gli procura le anime, io seppellisco solo i corpi e bado che il raccolto non sia mai messo a rischio. Mai. Così lei può restare giovane e bella e io posso vivere per l’eternità.»
«Perché non mi hai uccisa allora?»
Le infila una mano ruvida tra le cosce. «Tu sei più bella di lei. Non ti piacerebbe restare per sempre così? Io posso aiutarti a restare viva e sempre giovane, se… se ti comporterai bene con me».
***
Milesia siede davanti al camino acceso con un libro aperto sul grembo, lo sguardo perso nei giochi delle lingue di fuoco. Vanni entra sorreggendo un vassoio.
«Dov’eri finito? Mi stavo preoccupando.»
«È da un po’ che non piove, la terra è più dura del solito.»
«Era più bella delle altre, questa, non trovi?»
Il servitore annuisce.
«Sai, mi ricordava molto una mia vecchia fiamma.» Milesia avvicina le labbra alla tazzina di porcellana e soffia sul liquido bollente prima di bere. «Avremo un raccolto coi fiocchi il prossimo anno, vedrai. Il nostro Signore sarà soddisfatto, Vanni caro.»
***
Più tardi, Emily, seduta sul divano, allunga lo sguardo oltre la vetrata: Vanni è nel campo intento a scavare.
È assorta quando sente la voce di una donna provenire dall'ingresso.
«C’è qualcuno? Sono la cliente della prenotazione on line!»
«Ben arrivata! Emily, Emily Jones. Mi fa molto piacere di averla ospite qui da noi» risponde la padrona di casa offrendole una stretta di mano calda ed energica.
Re: Il segreto del campo di crochi
4Bel racconto @Monica, peccato tu non sia riuscita a postarlo in tempo, mi fa piacere però averti qui.
Piacevolissima lettura, grazie.
@Monica wrote: La veranda, un loggiato chiuso da ampie vetrate scorrevoli, si apre sulla vista di un campo fiorito che ondeggia sospinto dal vento: sembra un immenso lago viola. Tutta intorno, la campagna è scaldata dai colori dell’autunno incipiente.Bellissima immagine
@Monica wrote: Dovresti prendere il posto di Milesia… lei serve il Signore da più di trecento anni».Secondo me qui ci sarebbe stato bene un minimo di stupore/incredulità di Emily, sentendo che Milesia ha più di trecento anni.
«In che senso prendere il suo posto?»
Piacevolissima lettura, grazie.
Re: Il segreto del campo di crochi
6@Monica wrote: Quel mattino il cielo sgombro di nubi e la temperatura tiepida facevano pensare alla primavera, tanto più che le previsioni meteo assicuravano che quel clima insolitamente dolce era destinato a durare anche nei giorni successivi. Era come se l'autunno volesse concedere una breve tregua prima dell'arrivo della stagione invernale.Visto che l'incipit parla di una mattina, il mio consiglio è di non agganciarsi con la profonda notte...
Emily si svegliò nel cuore della notte coi polsi indolenziti e la testa vuota. L’odore acre delle candele spente le dava la nausea. Cercò di sollevare la testa, ma questa ricadde, pesante come un corpo morto, sul cuscino.
«Ho sete» sussurrò.
Oppure:
Emily si era svegliata nel cuore della notte ecc. ecc.
@Monica wrote: l’armadio che profuma di spigo.più comune "lavanda" per il lettore medio
@Monica wrote: d’indovinare la sua età, Emily non avrebbe saputo dirlodirla
@Monica wrote: L’aria profuma di un delicato aroma dolce amaro. Emily la segue barcollando.Uhm... Comincia il mistero...
@Monica wrote: se lei non fosse stata pronta a reagire sferrandogli un calcio. L’uomo allentò la presa.Addirittura!
«Lo sai, puttanella, qual è il segreto per avere fiori tanto belli?» grugnì. «Il concime, bella mia, è il concime. Niente è meglio di un buon cadavere di femmina.»
Emily sentì le gambe cedere e un turbinare di voci che sembrano provenire dalla parete esploderle dentro la testa.
Ben delineata la vicenda noir- fantastico.
Posso chiederti perché non hai rivelato l'attinenza dello zafferano tossico contro quello classico?
Dal Web, ho trovato questo:
I crochi (Crocus) sono splendide piante bulbose, simili a piccole coppe colorate (gialle, viola, bianche), che annunciano l'arrivo della primavera con fioriture precoci, spesso prima delle foglie, amano il sole e terreni ben drenati, e sono facili da coltivare in giardino, aiuole, o vasi, riproducendosi spontaneamente e fornendo una preziosa prima fonte di cibo per api. Esistono anche varietà autunnali, come il Crocus sativus da cui si ricava lo zafferano, e non vanno confusi con il tossico Colchicum autumnale, anch'esso a fioritura autunnale.
Oppure, non c'entra questo fatto del mondo vegetale, ma solo del mondo fantastico?
Brava, @@Monica - piaciuto molto!