[CN 25] Di pistacchi e di segreti

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Incipit n. 11 Al risveglio, la prima sgradevole sensazione era stata quella della bocca impastata. Non appena aveva fatto l'atto di alzarsi, erano sopraggiunte le trafitture alle tempie: il vino e i liquori, a cui non era abituato, facevano sentire il loro effetto.

Al risveglio, la prima sgradevole sensazione era stata quella della bocca impastata. Non appena aveva fatto l'atto di alzarsi, erano sopraggiunte le trafitture alle tempie: il vino e i liquori, a cui non era abituato, facevano sentire il loro effetto. Decise di buttarsi sotto una doccia bollente, per lasciarsi scivolare via di dosso gli effluvi dell’alcol. Poi, un ultimo getto gelido: una stilettata di lucidità. 
Non aveva dimenticato ciò che aveva capito il giorno prima: il demonio, mascherato da seme della pazzia, si era impossessato dell’anima di alcuni fedeli. E lui? Invece di vigilare aveva alzato il gomito: come aveva potuto? 
Si asciugò i capelli con energia e si osservò allo specchio: una pettinata veloce, una sistemata alla barba. Controllò i denti uno a uno, facendo smorfie, e completò il rito con gargarismi al collutorio. 
Tutta quella calma non era casuale: era il preludio di un agire futuro.
In canonica non c’era traccia di Donna Noemi. Doveva già essere andata per compere: erano giorni di festa, con il Natale alle porte.
Si cambiò e uscì diretto al Bar della Lisca, in quei giorni agghindato con luci, renne e pupazzi di neve.
“Padre!! Caffè? Oggi lo accompagno con i miei omini di pan di zenzero al pistacchio… ricetta di mia moglie, da non perdere!” lo accolse il barista, addentandone uno con entusiasmo.
Il profumo dei biscotti era dolciastro, più pungente del solito. 
Don Gaetano lo zittì con un cenno secco. “Acqua minerale, caffè lungo, cornetto al cioccolato” disse indicando il croissant più grande della vetrina. “Piuttosto… se avessi una pastiglia per il mal di testa…”.
“Non si preoccupi, Padre! Penso a tutto io!”.
Si sedette fuori: l’inverno, per ora, era arrivato solo sul calendario. Si stropicciò il volto con le mani e tirò fuori la lingua, asciutta e allappata, come se avesse morso un caco acerbo. Inghiottì l’acqua tutta d’un fiato e ne ordinò un secondo bicchiere.
La pastiglia cominciava a fare effetto: portentoso prodigio chimico, capace di sciogliere i nodi del cervello come lacci di scarpe. 
Al tavolino a fianco si sedette Frettùni, uomo all’altezza del suo soprannome. Lo salutò con una rapida stretta di mano. Ordinò un caffè e accettò il biscotto della casa.
Cominciava a rasserenarsi, Don Gaetano. Strofinò il crocifisso al collo e avvertì, nitida, la sensazione di un compito da portare a termine.
“Don Gaetano!” esclamò Donna Noemi alle sue spalle. 
Il prete spostò la sedia per farla accomodare. 
“Padre… io ancora non… ma ora? Che cosa dobbiamo fare ora?!”.
Lui le fece segno di abbassare la voce. Quello che avevano visto il giorno prima – strane esuberanze, piccole follie dei fedeli – andava affrontato con la calma dei virtuosi.
“Noemi, è il momento delle decisioni. Lo hai visto anche tu… è lapalissiano”. 
Scandì bene l’ultima parola. Gli occhi di lei, neri come stelle spente, si persero affascinati. Il vecchio parroco si sentì ascoltato e potente. 
“Lapalissiano” riprese con calma “vuol dire ovvio. Talmente ovvio da sembrare ridicolo”.
Fece una pausa.
“Viene dal nome di un generale francese: La Palice”.
Poi, compiaciuto: “Morì in battaglia. Sulla lapide scrissero: Se non fosse morto, desterebbe ancora invidia. Ma con la grafia dell’epoca qualcuno lesse: Se non fosse morto, sarebbe ancora in vita”. 
Gli occhi della donna brillavano. Lui non capiva se fosse affascinata dalla cultura o se avrebbe ascoltato incantata anche i racconti di quando, da ragazzino, faceva esplodere le rane con le sigarette. 
Mentre parlava, il bar si riempiva piano piano. La mattina della vigilia di Natale cominciava con la calma pigra degli eventi in attesa. Il barista correva avanti e indietro per soddisfare le ordinazioni, finché non si piantò davanti al loro tavolino, si tolse il grembiule e dichiarò ad alta voce: “Basta! Non mi è mai interessato il bar. Io voglio aprire una scuola di danza!”. 
E iniziò a esibirsi in goffi passi di salsa fra i tavolini, facendo cadere tazzine, brioche e biscotti. 
Donna Noemi si portò la mano alla bocca: “Ommioddio!”.
Per un attimo fu il caos.
Frettùni si alzò di scatto e, senza pensarci due volte, atterrò il barista con un ginocchio nello stomaco. 
Don Gaetano si alzò, si schiarì la voce, ed esclamò: “Fermi tutti! È vero! È il demonio e io lo so. Ascoltatemi bene!”.
Tutti si voltarono. Lentamente si sfregò le ginocchia e, mentre lo faceva, notò che attorno a lui – dal bar agli avventori della strada – si era formato un capannello di devoti in attesa delle sue parole. 
Il barista e Frettùni, seduti a terra, lo fissavano come gli altri, come se nulla fosse appena successo.
“Non sono sicuro che siate pronti a ricevere la verità… non credo che il vostro cuore sia abbastanza puro da comprendere certe…”.
“Eh no, così non vale!” sbottò qualcuno fra i presenti. “Cos’è che non saremmo in grado di capire?”.
“E va bene, ve lo dico” rispose il prete. “In fondo sono stato io a sbilanciarmi per primo. Stiamo correndo tutti il rischio di diventare pazzi. E la colpa è del…”. 
Poco prima era arrivato il postino, in bicicletta. Ordinò qualcosa al barista e, nell’attesa, rubò un omino di pan di zenzero dal bancone. Non appena lo addentò, un lampo di strana euforia gli attraversò lo sguardo. All’improvviso si sbracciò come un forsennato, agitando lettere e cercando i destinatari. 
La gente si distraeva per tutto quel movimento. Il prete rischiava di perdere il filo del discorso – proprio nel punto più importante. 
“Io cerco Beatrice! Non c’è Beatrice?!” strillò il postino.
Beatrice era la figlia del panettiere.
“Chi se ne importa! La leggo lo stesso… sarà del solito Ivano!” disse, strappando il bordo della busta per estrarne il contenuto. 
A terra cadde un braccialetto con quattro quadratini di legno: LOVE, un pensiero natalizio per la figlia del panettiere.  
Mentre spiattellava a voce alta i piccoli segreti e i regali miserelli del giovane Ivano, lui, paonazzo dalla rabbia, alzò un pugno al cielo e urlò: “Zitto! Stai zittoo! Smettilaaa!”.
Ma il postino non si fermò e tirò fuori un’altra lettera: “E sentite un po’ qui cosa ha combinato il caro barista” disse, abbracciandolo come un fratello. “Si scrive da solo le lettere minatorie! Guardate!”. 
Agitando il foglio di ritagli, rise di gusto:
“Sapete perché? Perché si spacca tutto alle corse dei cavalli! Così può giustificare le perdite… e non regalare nulla a Natale alla moglie!!”.
Don Gaetano era interdetto. Il cuore gli tamburellava nel petto; ogni parola urlata rimbalzava come un’eco di caos. “La situazione è peggiore di quanto immaginassi” mormorò, cercando di riprendere il controllo. 
Cercò lo sguardo di Donna Noemi. Era l’unica che sembrava consapevole della follia che si era scatenata. Gli altri… erano tutti ammattiti. 
Il prete li osservò uno per uno, controllò che il crocifisso fosse al suo posto e lo spinse verso il cuore, in cerca di protezione. Doveva intervenire. 
Affidarsi soltanto alle proprie capacità sembrava l’unica strada. Sollevò gli occhi al cielo, sperando che da un momento all’altro una nuvola scaricasse acqua santa per sciogliere gli influssi negativi. Ma nulla accadde. 
Nessuno gli dava più retta: la sua autorità era evaporata. Camminò fra i tavolini, e alcuni ragazzini, che fino a poco prima gareggiavano a chi mangiava più omini di pan di zenzero al pistacchio, lo seguirono, imitandolo, scimmiottandolo. Treni in corsa senza freni.
Per un momento dubitò che a impazzire non fosse il paese… ma lui. 
Il volto di Donna Noemi era teso, impaurito, ma ancora fedele. Don Gaetano la prese per il polso e la trascinò con sé. 
“Dobbiamo mettere fine a tutto questo… dobbiamo… dobbiamo…” balbettò, impotente.
Gli occhi di carbone della donna si inondarono d’acqua. Anche il prete era zuppo: per un attimo credette che la pioggia santa fosse arrivata… poi alzò lo sguardo e vide due marmocchi ridere a crepapelle, bocca verde di pistacchio e secchiello vuoto in mano: gliel’avevano rovesciato addosso.

Re: [CN 25] Di pistacchi e di segreti

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Ciao   @Gustavo
Ho letto volentieri il  simpatico  e incalzante racconto. Originale il diavoletto birichino, perché di un buon diavolo si tratta e non di un demone infernale, che crea caos nel bar del paese. E' arrivato per liberare i fedeli, sembra, non per dannarli. Danzano, fanno scherzi. Niente vomito verde e linguaggio volgare. D'altronde è Natale. Bravo. Mi è piaciuto. 
Suggerimenti, mah! Ci provo: Inghiottì l'acqua...  secondo me o togli 'ne'   oppure ne ordinò un altro.
Frettuni uomo all'altezza del suo soprannome non ho capito.
Buon Anno
Via dei bambini felici - Segui le tue parole

Re: [CN 25] Di pistacchi e di segreti

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Grazie @Ro...se per la lettura e per il commento, e benvenuta sul forum: ho visto che sei fresca d’iscrizione! 

Sul punto di Frettùni hai ragione a sollevare il dubbio. Il soprannome voleva semplicemente richiamare la fretta: nei bar di paese è frequente che alle persone vengano affibbiati soprannomi, e mi piaceva l’idea di inserirne uno anche nel mio racconto. Ho provato a suggerirlo attraverso piccoli gesti – la stretta di mano rapida, l’ordinazione veloce, la reazione impulsiva contro il barista – ma evidentemente sono indizi troppo deboli. In una versione precedente il tratto era più esplicito, poi ho asciugato il testo e probabilmente ho tolto troppo. Il tuo commento mi fa pensare che qui serva un minimo di chiarezza in più. 

Grazie ancora per le osservazioni e buone feste!

Re: [CN 25] Di pistacchi e di segreti

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ciao @Gustavo e buone feste  :)
Gustavo wrote: Fri Dec 26, 2025 5:38 pmAl risveglio, la prima sgradevole sensazione era stata quella della bocca impastata. Non appena aveva fatto l'atto di alzarsi, erano sopraggiunte le trafitture alle tempie: il vino e i liquori, a cui non era abituato, facevano sentire il loro effetto. Decise di buttarsi sotto una doccia bollente, per lasciarsi scivolare via di dosso gli effluvi dell’alcol. Poi, un ultimo getto gelido: una stilettata di lucidità. 
Beh! La doccia bollente e l'ultimo getto gelido ti ammazza  :) Forse era meglio da subito una doccia fredda per svegliarsi..
Gustavo wrote: Fri Dec 26, 2025 5:38 pm
n canonica non c’era traccia di Donna Noemi. Doveva già essere andata per compere: erano giorni di festa, con il Natale alle porte.
Si cambiò e uscì diretto al Bar della Lisca, in quei giorni agghindato con luci, renne e pupazzi di neve.
Piccola rappresentazione del clima natalizio, era d'obbligo. 
Gustavo wrote: Fri Dec 26, 2025 5:38 pmLa pastiglia cominciava a fare effetto: portentoso prodigio chimico, capace di sciogliere i nodi del cervello come lacci di scarpe. 
Bella frase di effetto.
Gustavo wrote: Fri Dec 26, 2025 5:38 pmLui le fece segno di abbassare la voce. Quello che avevano visto il giorno prima – strane esuberanze, piccole follie dei fedeli – andava affrontato con la calma dei virtuosi.
Vedo che la calma gli arriva dopo essersi fatto prendere dall'alcool. 
Gustavo wrote: Fri Dec 26, 2025 5:38 pm
Lapalissiano” riprese con calma “vuol dire ovvio. Talmente ovvio da sembrare ridicolo”.
Fece una pausa.
“Viene dal nome di un generale francese: La Palice”.
Pausa commediale, nel bel mezzo del mistero infernale.

Gustavo wrote: Fri Dec 26, 2025 5:38 pm
“E va bene, ve lo dico” rispose il prete. “In fondo sono stato io a sbilanciarmi per primo. Stiamo correndo tutti il rischio di diventare pazzi. E la colpa è del…”. 
Poco prima era arrivato il postino, in bicicletta. Ordinò qualcosa al barista e, nell’attesa, rubò un omino di pan di zenzero dal bancone. Non appena lo addentò, un lampo di strana euforia gli attraversò lo sguardo. All’improvviso si sbracciò come un forsennato, agitando lettere e cercando i destinatari. 
La gente si distraeva per tutto quel movimento. Il prete rischiava di perdere il filo del 
Il dialogo del prete appare mozzato dal cambio di scena per l'arrivo del postino. Poi questo alternare dei tempi verbali non mi appare corretto. Vi è un problema di consecutio temporum secondo me.. magari leggendolo in modo diverso, potrebbe passare, vedi tu se sistemarlo.
Gustavo wrote: Fri Dec 26, 2025 5:38 pmGli occhi di carbone della donna si inondarono d’acqua. Anche il prete era zuppo: per un attimo credette che la pioggia santa fosse arrivata… poi alzò lo sguardo e vide due marmocchi ridere a crepapelle, bocca verde di pistacchio e secchiello vuoto in mano: gliel’aveva
Insomma, non capisco dove stia il demonio.. In certi momenti penso che siano i biscotti allucinogeni a scatenare la follia collettiva. Infatti, tutti ne prendono uno per poi dare i numeri. I due marmocchi, invece, appaiono improvvisamente a gavettone compiuto e non ci vedo nulla di satanico.
Potrebbero essere gli aiutanti del demonio? Potrebbero essere due ragazzi del posto? A te le risposte, ciao
Viaggio sconsolato tra i ricordi dello Stato.
Tratti di pioggia sopra Auschwitz. Tra oblio e orgoglio.
Io malata in fuga.

Re: [CN 25] Di pistacchi e di segreti

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Ciao @bestseller2020,
grazie per la lettura attenta e per i commenti puntuali, che ho trovato stimolanti.

Sul dialogo interrotto dall’arrivo del postino: volevo che la rivelazione non arrivasse mai, continuamente sabotata dal caos, come se la realtà stessa non permettesse una spiegazione ordinata. Riconosco però il dubbio sulla consecutio: è un punto che rileggerò con attenzione. Avevo in mente un piccolo stacco visivo fra i paragrafi, ma sono stato io poco accorto nel non renderlo chiaro.

Quanto al demonio… in realtà non volevo che fosse “individuabile”. Anzi, mi interessava proprio l’ambiguità che segnali: il prete crede che sia il demonio, il lettore dovrebbe credere che siano i biscotti, o forse si tratta soltanto di un’esplosione contagiosa di libertà.

Grazie ancora per il tempo che hai dedicato al racconto e per gli spunti – fanno bene al testo, anche quando mettono in crisi chi l’ha scritto  :lol:
Un saluto!

Re: [CN 25] Di pistacchi e di segreti

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Ciao @Gustavo piacere di leggerti, credo per la prima volta.
Gustavo wrote: Fri Dec 26, 2025 5:38 pm
Controllò i denti uno a uno, facendo smorfie, e completò il rito con gargarismi al collutorio. 
Tutta quella calma non era casuale: era il preludio di un agire futuro.
Interessante questa frase. Trasmette tensione e mistero. Uno forte stimolo per la continuazione della lettura.
Gustavo wrote: Fri Dec 26, 2025 5:38 pmIn canonica non c’era traccia di Donna Noemi. Doveva già essere andata per compere: erano giorni di festa, con il Natale alle porte.
  Vedo che dai una caratterizzazione al personaggio, come signora di rispetto, dando un'idea di un'ambientazione d'altri tempi.
Gustavo wrote: Fri Dec 26, 2025 5:38 pm
Si cambiò e uscì diretto al Bar della Lisca, in quei giorni agghindato con luci, renne e pupazzi di neve.
“Padre!! Caffè?
L'uso di due punti esclamativi viene normalmente considerato improprio, ma in caso di contesti più informali può essere usato per enfatizzare. Forse anche questo un piccolo segnale di una situazione atipica.
Gustavo wrote: Fri Dec 26, 2025 5:38 pmOggi lo accompagno con i miei omini di pan di zenzero al pistacchio… ricetta di mia moglie, da non perdere!” lo accolse il barista, addentandone uno con entusiasmo.
Mi incuriosiscono anche a me. Il pistacchio... Donna Noemi... indizi di un'ambientazione siciliana?
Gustavo wrote: Fri Dec 26, 2025 5:38 pmSi stropicciò il volto con le mani e tirò fuori la lingua, asciutta e allappata, come se avesse morso un caco acerbo.
Gustavo wrote: Fri Dec 26, 2025 5:38 pmLa pastiglia cominciava a fare effetto: portentoso prodigio chimico, capace di sciogliere i nodi del cervello come lacci di scarpe. 
Belle immagini
Gustavo wrote: Fri Dec 26, 2025 5:38 pmAl tavolino a fianco si sedette Frettùni, uomo all’altezza del suo soprannome. Lo salutò con una rapida stretta di mano. Ordinò un caffè e accettò il biscotto della casa.
Conferma che siamo nel sud Italia. Però con un soprannome così, lo vedrei più in piedi che freme davanti al banco.
Gustavo wrote: Fri Dec 26, 2025 5:38 pm
“Viene dal nome di un generale francese: La Palice”.
Poi, compiaciuto: “Morì in battaglia. Sulla lapide scrissero: Se non fosse morto, desterebbe ancora invidia. Ma con la grafia dell’epoca qualcuno lesse: Se non fosse morto, sarebbe ancora in vita”. 
Gli occhi della donna brillavano. Lui non capiva se fosse affascinata dalla cultura o se avrebbe ascoltato incantata anche i racconti di quando, da ragazzino, faceva esplodere le rane con le sigarette. 
Oh my god! Qui siamo nella cultura sadica adolescenziale (se così si può chiamare) di altri tempi. Ho assistito anch'io a cose simili e mi sono sempre ribellato. Comunque il paragone tra La Palice e le rane è molto efficace.
Gustavo wrote: Fri Dec 26, 2025 5:38 pm
Frettùni si alzò di scatto e, senza pensarci due volte, atterrò il barista con un ginocchio nello stomaco. 
Don Gaetano si alzò, si schiarì la voce, ed esclamò: “Fermi tutti! È vero! È il demonio e io lo so. Ascoltatemi bene!”.
Tutti si voltarono. Lentamente si sfregò le ginocchia e, mentre lo faceva, notò che attorno a lui – dal bar agli avventori della strada – si era formato un capannello di devoti in attesa delle sue parole. 
Il barista e Frettùni, seduti a terra, lo fissavano come gli altri, come se nulla fosse appena successo.
Sostituirei con "stesi a terra"
Gustavo wrote: Fri Dec 26, 2025 5:38 pm
Ma il postino non si fermò e tirò fuori un’altra lettera: “E sentite un po’ qui cosa ha combinato il caro barista” disse, abbracciandolo come un fratello. “Si scrive da solo le lettere minatorie! Guardate!”. 
Agitando il foglio di ritagli, rise di gusto:
“Sapete perché? Perché si spacca tutto alle corse dei cavalli! Così può giustificare le perdite… e non regalare nulla a Natale alla moglie!!”
Qui il postino sembra proprio prendere le veci di satana.
Gustavo wrote: Fri Dec 26, 2025 5:38 pmpoi alzò lo sguardo e vide due marmocchi ridere a crepapelle, bocca verde di pistacchio e secchiello vuoto in mano: gliel’avevano rovesciato addosso.
Certo che un gavettone a Natale... difficile trovare qualcosa di più terribile.

Un racconto che si legge con piacere dall'inizio alla fine. Forse il finale mi è parso sfuggente, sospeso, che va bene. Anch'io propendo per i finali lasciando libera interpretazione. Però in questo caso mi ha dato la sensazione di essere troncato, che può essere voluto.
Mi è piaciuta la follia che pervade le abitudini e la quotidianità di un paese del sud Italia, complice un ipotetico demonio. Perdona il paragone, ma mi ha ricordato qualcosa di un film diventato cult: l'esorciccio, in cui i posseduti venivano colti da euforia, tra balli di rock e roll e pulsioni sessuali.
Scritto bene, una scrittura fluida che inserisce battute con efficacia e mai scontate.
Piaciuto.

Re: [CN 25] Di pistacchi e di segreti

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Ciao @Gustavo, ho letto divertita il tuo racconto, il finale mi è piaciuto meno, sembra tu ti sia dilungato appositamente per non svelare nulla, lasciando il racconto, a mio parere,incompleto.
Gustavo wrote: Fri Dec 26, 2025 5:38 pm
Si asciugò i capelli con energia e si osservò allo specchio: una pettinata veloce, una sistemata alla barba. Controllò i denti uno a uno, facendo smorfie, e completò il rito con gargarismi al collutorio. 
Tutta quella calma non era casuale: era il preludio di un agire futuro.
Già da qui mi aspetto qualche esorcismo, delle rivelazioni.
Gustavo wrote: Fri Dec 26, 2025 5:38 pmIl profumo dei biscotti era dolciastro, più pungente del solito. 
Gustavo wrote: Fri Dec 26, 2025 5:38 pmFrettùni (...) [font="Open Sans", "Segoe UI", Tahoma, sans-serif]accettò il biscotto della casa.[/font]
Gustavo wrote: Fri Dec 26, 2025 5:38 pmIl barista correva avanti e indietro per soddisfare le ordinazioni, finché non si piantò davanti al loro tavolino, si tolse il grembiule e dichiarò ad alta voce: “Basta! Non mi è mai interessato il bar. Io voglio aprire una scuola di danza!”. 
Gustavo wrote: Fri Dec 26, 2025 5:38 pmFrettùni si alzò di scatto e, senza pensarci due volte, atterrò il barista con un ginocchio nello stomaco. 
Gustavo wrote: Fri Dec 26, 2025 5:38 pmil postino, in bicicletta. Ordinò qualcosa al barista e, nell’attesa, rubò un omino di pan di zenzero dal bancone.
Gustavo wrote: Fri Dec 26, 2025 5:38 pmalcuni ragazzini, che fino a poco prima gareggiavano a chi mangiava più omini di pan di zenzero al pistacchio
Sei estremamente esplicito nel rivelarci che tra gli ingredienti dei biscotti ci deve essere qualche sostanza con buona pace del demonio, anche se all'inizio il barista dice che sono i biscotti della mattina, mentre gli episodi partono dal giorno precedente... 
Il mistero è sulle attività nascoste della moglie del barista?

Crei molti quesiti ma ci abbandoni senza finale.
Gustavo wrote: Fri Dec 26, 2025 5:38 pm
"Noemi, è il momento delle decisioni. Lo hai visto anche tu… è lapalissiano”. 
Scandì bene l’ultima parola. Gli occhi di lei, neri come stelle spente, si persero affascinati. Il vecchio parroco si sentì ascoltato e potente. 
“Lapalissiano” riprese con calma “vuol dire ovvio. Talmente ovvio da sembrare ridicolo”.
Fece una pausa.
“Viene dal nome di un generale francese: La Palice”.
Poi, compiaciuto: “Morì in battaglia. Sulla lapide scrissero: Se non fosse morto, desterebbe ancora invidia. Ma con la grafia dell’epoca qualcuno lesse: Se non fosse morto, sarebbe ancora in vita”. 
Gli occhi della donna brillavano. Lui non capiva se fosse affascinata dalla cultura o se avrebbe ascoltato incantata anche i racconti di quando, da ragazzino, faceva esplodere le rane con le sigarette. 
Questa parte è molto interessante, mi piacciono moltissimo gli aneddoti nei racconti. 
Il diavolo si è forse impossessato del parroco che vuole circuire donna Noemi?
A questo punto i biscotti diventano strumenti di esorcismo?

Rimango con una discreta confusione e la sensazione di incompiuto.

Mi piacerebbe rileggerlo con un finale.
<3

Re: [CN 25] Di pistacchi e di segreti

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Ciao @Gustavo
Avevo già letto il tuo racconto, credo o di aver sognato di scrivere i commenti o di averli scritti e di non essere riuscito a inviarli 
Il tuo racconto è scritto molto bene, tutto bello, dallo stile alla costruzione
Il finale è moooolto misterioso, non sono sicuro di averlo capito
però credo che sia voluto: il diavolo si impossessa dell'anima di alcuni fedeli già al primo rigo, tutto il racconto è un'attesa di qualcosa che non accade, un Maestro e Margherita di provincia, non sveli, illudi 
noi 
poveri 
lettori 

Questa è MANIPOLAZIONE!
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Re: [CN 25] Di pistacchi e di segreti

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@Kasimiro,
grazie per la lettura attenta e generosa: si sente che hai seguito il racconto passo passo, ed è una bella soddisfazione.
Molto utile la tua osservazione su Frettùni: l’idea del soprannome nasceva da quel tipo di personaggio sempre pronto a scattare, ma hai ragione, forse seduto al tavolino perde qualcosa. Me lo segno.
Quanto al demonio, non volevo che fosse mai davvero individuabile: mi interessava un’ambiguità capace di oscillare tra il soprannaturale e qualcosa di molto più terreno. Sud Italia sì – nella mia testa era la Calabria – ma una parte di Sicilia c’è: mi sono ispirato anche alla storia della segale cornuta di Alicudi.
Sul finale sospeso: è una scelta consapevole, ma capisco la sensazione di tronco. Il tuo commento mi fa riflettere su quanto si possa tendere il filo senza spezzarlo.
Grazie per il tempo e la cura che hai dedicato al commento.
Un saluto!

@Modea72,
grazie per la lettura e per il commento.
Hai colto bene un aspetto centrale: il finale resta volutamente sospeso e non risolve i quesiti che il racconto apre. È una scelta consapevole, ma capisco che possa lasciare una sensazione di incompiuto – ed è utile saperlo da chi legge.
Terrò presente la tua osservazione, soprattutto sul rischio di spingere troppo l’ambiguità senza dare un appiglio finale.
Grazie ancora per il tempo dedicato!

@NanoVetricida,
grazie! Sì, il finale è fatto apposta per tenere tutti sull’attenti… dai che un po’ di mistero non guasta!  :lol:

Re: [CN 25] Di pistacchi e di segreti

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Gustavo wrote: Fri Dec 26, 2025 5:38 pmalzò lo sguardo e vide due marmocchi ridere a crepapelle, bocca verde di pistacchio e secchiello vuoto in mano: gliel’avevano rovesciato addosso
Mi hai ricordato lo scherzo fatto in una chiesa di Chieti (ma credo che la notizia sia stata una bufala) dove all'incenso è stata mescolata marijuana intossicando prete e fedeli. 

Racconto molto carino. La scena si segue passo passo, grazie alle descrizioni nitide. Certo il finale "troppo" aperto mi rimanda alla fatidico problema degli autori: "e mo' come lo concludo?"
Innesto dell'incipit perfetto. Da lì la storia si snoda senza intoppi con belle espressioni:
Gustavo wrote: Fri Dec 26, 2025 5:38 pmprodigio chimico, capace di sciogliere i nodi del cervello come lacci di scarpe
Gustavo wrote: Fri Dec 26, 2025 5:38 pm
Ma il postino non si fermò e tirò fuori un’altra lettera: “E sentite un po’ qui cosa ha combinato il caro barista” disse, abbracciandolo come un fratello. “Si scrive da solo le lettere minatorie! Guardate!”. 
Agitando il foglio di ritagli, rise di gusto:
“Sapete perché? Perché si spacca tutto alle corse dei cavalli! Così può giustificare le perdite
E belle trovate, come questa riportata sopra.


Meno convincente la digressione sulla parola "lapalissiano". 

Ottimo testo, complimenti

Re: [CN 25] Di pistacchi e di segreti

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@Adel J. Pellitteri,  
grazie mille per la lettura e per il commento!
La storia dell’incenso “rinforzato” non la conoscevo: inquietante e decisamente in linea con l’atmosfera del racconto. Ci sta tutta. 
Sul finale aperto mi avete ripreso in diversi... io lo consideravo un punto di forza  O_o  ma è chiaro, a questo punto, che devo mettere a fuoco dove l'ambiguità funziona e dove invece lascia perplessi. Me lo sono segnato.

Accolgo anche l’osservazione su lapalissiano: per qualcuno funziona, per altri spezza il ritmo, ed era giusto segnalarlo.
Grazie ancora per i complimenti e per l’attenzione al testo!

Re: [CN 25] Di pistacchi e di segreti

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@Gustavo 
Premetto che il tuo racconto fila via che é un piacere e l'ho molto apprezzato.
Mentre lo leggevo pensavo anch'io alla storia della segale cornuta e mi piaceva molto in questa versione.
"Di piastacchi e di segreti" come titolo é peró fuorviante, nel senso che é vero che il postino ne svela parecchi, ma é anche vero che i pistacchi non hanno alcun tipo di effetto collaterale e per me questo é un grave manco nella storia.
Avrei voluto un piccolo indizio per permettere ad un lettore attento di capire il fattore scatenante di questa follia di gruppo: cosa aveva resa questi pistacchi tossici?
Inoltre la perpetua ascolta con qualcosa di piú che ammirazione il parroco e il parroco spiega con intenzione non proprio educativa tutta la questione lapalissiana, sembra voglia essere seduttivo e ammirato, ma é una parentesi cosí breve da rimanere sospesa e rimanere incompleta.
Per il resto trovo il tuo racconto perfetto.

Re: [CN 25] Di pistacchi e di segreti

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@Almissima,  
capisco il tuo punto sui pistacchi… in realtà pensavo che lasciare qualche indizio “scientifico” avrebbe tolto parte del divertimento e del mistero, ma lo terrò a mente per un futuro racconto. 
Quanto alla parentesi lapalissiana, hai ragione: è breve e sospesa. Il parroco non cerca davvero di sedurre, ma è vero che quel momento gioca sull’ammirazione che riceve… forse avrei potuto sfumarlo meglio.
Grazie per le belle parole sul racconto!

Re: [CN 25] Di pistacchi e di segreti

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Gustavo wrote: Fri Dec 26, 2025 5:38 pmPadre!! Caffè?
”Padre, caffè?” (Perché due punti esclamativi?)
Gustavo wrote: Fri Dec 26, 2025 5:38 pma tutto io!”.
Doppia punteggiatura. Il punto non serve.
Gustavo wrote: Fri Dec 26, 2025 5:38 pmdobbiamo fare ora?!”.
Tripla punteggiatura. Non ci vuole il punto (almeno).
Gustavo wrote: Fri Dec 26, 2025 5:38 pmPerché si spacca tutto alle corse dei cavalli!
si spacca potresti sostituirlo con un altro verbo più aderente (si gioca?  sperpera? )
Gustavo wrote: Fri Dec 26, 2025 5:38 pmSollevò gli occhi al cielo, sperando che da un momento all’altro una nuvola scaricasse acqua santa per sciogliere gli influssi negativi. Ma nulla accadde. 
Bellissimo questo passaggio!

Ciao @Gustavo

racconto scanzonato e originale. Mi sono molto divertita a leggerlo. Nonostante la brevità trovo che i personaggi siano ben caratterizzati. Tra l’ironico e il tragicomico hai scelto un genere affatto facile e con un ottimo risultato. Il finale è convincente, un “vero pistacchio sul pasticcino!”
Complimenti!

Re: [CN 25] Di pistacchi e di segreti

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@@Monica,
grazie per la lettura. Scanzonato è una parola che mi piace tantissimo, ahah, non vedo l'ora di usarla in un prossimo racconto. 

Capitolo punteggiatura. 
E' un argomento che mi interessa parecchio e al quale presto attenzione: ritengo che i segni di interpunzione contribuiscano a rendere musicale la lingua. Inoltre, sono i veri e propri svincoli del testo: se non ci fossero, chissà che ingorgo.
@Monica wrote: Wed Jan 07, 2026 4:22 pm(Perché due punti esclamativi?)
Qui la risposta è semplice: perché sono una testa di rapa. Durante la scrittura devo aver messo più enfasi del necessario, e in fase di pulizia non ho fatto caso al doppio pennacchione.

Procedendo nelle segnalazioni, invece, ho qualche dubbio. Ho rispolverato alcuni testi di scrittura, e da buon allievo sono andato in cerca del capitolo "Virgolette" de L'Italiano, lezioni semiserie di Beppe Severgnini. Dice così: I segni di interpunzione si mettono di solito dopo aver chiuso le virgolette. Fanno eccezione i punti esclamativi e interrogativi alla frasi citate. Poi riporta un paio di esempi, in cui la sequenza è proprio esclamativo-chiuse virgolette-punto; come in questo mio pezzo:
Gustavo wrote: Fri Dec 26, 2025 5:38 pmPenso a tutto io!”.
A questo punto non so: che siano entrambe accettabili? Mannaggia a te! Avevo una certezza, ora traballa.  :lol:

Sulla coesistenza fra punto esclamativo e interrogativo, il mio pensiero è che si possano usare, ma il meno possibile. Qui me lo sono concesso. E l'ordine deve variare: se prevale la curiosità scrivo ?!; se a prevalere è la sorpresa allora metto !?

Poi ci sarebbe da ragionare... la parola che segue deve per forza avere la maiuscola? No – o almeno così dice il manuale – se il ragionamento continua e la pausa è breve, la minuscola è più adatta. Ma in un racconto da pubblicare su Costruttori di Mondi, mi fiderei? col cavolo, mi rispondo.

Ad ogni modo, grazie per i complimenti e per le segnalazioni che ho trovato molto utili, e che mi hanno costretto a rispolverare i manuali di punteggiatura. Nella ricerca ho trovato un articolo di Ugo Ojetti della prima metà del secolo scorso: te lo condivido perché mi ha fatto sorridere. Lui detestava il punto esclamativo, e scriveva così: Odio questo gran pennacchio su una testa tanto piccola, questa spada di Damocle sospesa su una pulce, questo gran spiedo per un passero, questo palo per impalare il buon senso, questo stuzzicadenti pel trastullo di bocche vuote, questo punteruolo da ciabattini, questa siringa da morfinomani, quest'asta della bestemmia, questo pugnalettaccio dell'enfasi, questa daga dell'iperbole, quest'alabarda della retorica.
E dopo una tirata del genere non metteva neppure un punto esclamativo! Questa è coerenza. 

Re: [CN 25] Di pistacchi e di segreti

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Ciao, @Gustavo , Perdona il mostruoso ritardo.
Anche tu come kasimiro ha scritto un racconto che funziona come satira sociale travestita da racconto fantastico.
Secondo  la mia interpretazione, dagli eventi che accadono, emerge un ritratto spietato di una comunità piccolo-borghese con i suoi segreti, le sue ipocrisie, le sue piccole miserie. La 'possessione demoniaca' diventa metafora dello svelamento improvviso delle verità nascoste: i segreti, le bugie quotidiane e i desideri repressi che la vita sociale impone di mascherare, di nascondere ad ogni costo.
  wrote:GustavoAl risveglio, la prima sgradevole sensazione era stata quella della bocca impastata. Non appena aveva fatto l'atto di alzarsi, erano sopraggiunte le trafitture alle tempie: il vino e i liquori, a cui non era abituato, facevano sentire il loro effetto. Decise di buttarsi sotto una doccia bollente, per lasciarsi scivolare via di dosso gli effluvi dell’alcol. Poi, un ultimo getto gelido: una stilettata di lucidità. 
Non aveva dimenticato ciò che aveva capito il giorno prima: il demonio, mascherato da seme della pazzia, si era impossessato dell’anima di alcuni fedeli. E lui? Invece di vigilare aveva alzato il gomito: come aveva potuto? 
Si asciugò i capelli con energia e si osservò allo specchio: una pettinata veloce, una sistemata alla barba. Controllò i denti uno a uno, facendo smorfie, e completò il rito con gargarismi al collutorio. 
Tutta quella calma non era casuale: era il preludio di un agire futuro.
In canonica non c’era traccia di Donna Noemi. Doveva già essere andata per compere: erano giorni di festa, con il Natale alle porte.
Si cambiò e uscì diretto al Bar della Lisca, in quei giorni agghindato con luci, renne e pupazzi di neve.
“Padre!! Caffè?
Nell'incipit entriamo subito nella focalizzazione interna del protagonista, questo mi piace ma non sappiamo chi è fino a che il barista non chiede:  “Padre!! Caffè? perchè ?
 …facevano sentire il loro effetto. Don Gaetano decise di buttarsi sotto una doccia bollente, per lasciarsi scivolare via di dosso gli effluvi dell’alcol. 
Mi sembra che sapere che il protagonista è un prete sia più immediato. Chi legge capisce subito il contesto.

  wrote:Gustavo
Cominciava a rasserenarsi, Don Gaetano. Strofinò il crocifisso al collo e avvertì, nitida, la sensazione di un compito da portare a termine.
“Don Gaetano!” esclamò Donna Noemi alle sue spalle. 
Il prete spostò la sedia per farla accomodare. 
“Padre… io ancora non… ma ora? Che cosa dobbiamo fare ora?!”.
Lui le fece segno di abbassare la voce. Quello che avevano visto il giorno prima – strane esuberanze, piccole follie dei fedeli – andava affrontato con la calma dei virtuosi.
“Noemi, è il momento delle decisioni. Lo hai visto anche tu… è lapalissiano”. 
Scandì bene l’ultima parola. Gli occhi di lei, neri come stelle spente, si persero affascinati. Il vecchio parroco si sentì ascoltato e potente. 
“Lapalissiano” riprese con calma “vuol dire ovvio. Talmente ovvio da sembrare ridicolo”.
Fece una pausa.
“Viene dal nome di un generale francese: La Palice”.
Poi, compiaciuto: “Morì in battaglia. Sulla lapide scrissero: Se non fosse morto, desterebbe ancora invidia. Ma con la grafia dell’epoca qualcuno lesse: Se non fosse morto, sarebbe ancora in vita”. 
Gli occhi della donna brillavano. Lui non capiva se fosse affascinata dalla cultura o se avrebbe ascoltato incantata anche i racconti di quando, da ragazzino, faceva esplodere le rane con le sigarette. 
Questa parte a me risultava superflua alla prima lettura, poi rileggendo con più attenzione…la scena rivela la vanità e l'inadeguatezza del prete. Lui si rifugia nella cultura libresca invece di agire, si pavoneggia invece di risolvere il problema. È un momento di anticlimax deliberato: quando Don Gaetano dovrebbe essere un leader spirituale che affronta il male, si comporta come un professore compiaciuto. Forse nelle tue intenzioni prepari il lettore
alla totale impotenza finale del prete?: è un uomo che preferisce le parole all'azione, l'apparenza di saggezza alla sostanza. La sua autorità è vuota, fatta solo di pose e citazioni.

  wrote:Gustavo
Cercò lo sguardo di Donna Noemi. Era l’unica che sembrava consapevole della follia che si era scatenata. Gli altri… erano tutti ammattiti. 
Il prete li osservò uno per uno, controllò che il crocifisso fosse al suo posto e lo spinse verso il cuore, in cerca di protezione. Doveva intervenire. 
Affidarsi soltanto alle proprie capacità sembrava l’unica strada. Sollevò gli occhi al cielo, sperando che da un momento all’altro una nuvola scaricasse acqua santa per sciogliere gli influssi negativi. Ma nulla accadde. 
Nessuno gli dava più retta: la sua autorità era evaporata. Camminò fra i tavolini, e alcuni ragazzini, che fino a poco prima gareggiavano a chi mangiava più omini di pan di zenzero al pistacchio, lo seguirono, imitandolo, scimmiottandolo. Treni in corsa senza freni.
Per un momento dubitò che a impazzire non fosse il paese… ma lui. 
Il volto di Donna Noemi era teso, impaurito, ma ancora fedele. Don Gaetano la prese per il polso e la trascinò con sé. 
Donna Noemi rappresenta l'unico punto fermo in mezzo al caos. 
In generale la trama mi piace ma restano diverse parti che si potrebbero sviluppare:  non sappiamo mai cosa sia successo esattamente, Don Gaetano "aveva alzato il gomito" il giorno prima? In quale contesto? I biscotti sono davvero avvelenati/drogati o è suggestione collettiva? Frettùni atterra il barista e poi... nulla. Come se non fosse successo. Il postino impazzisce ma nessuno cerca di fermarlo . Mancano reazioni umane credibili dei presenti,
Il finale si interrompe bruscamente. Cosa succede dopo?

L'ambientazione è carente di particolari. Che paese è? Che atmosfera c'è nella normalità? Servirebbe qualche dettaglio in più per far sentire il contrasto tra la normalità pre-follia e il caos.

Così com'è, la storia, a me risulta scritta come la scriverebbe Frettuni.  Veloce e  pratica.
La storia è comunque godibile lo stesso. il mio commento potrebbe servire nel caso in cui uno volesse ragionarci e farne un racconto più lungo.
Alla prossima e grazie per la lettura.

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