Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Mid wrote: Forse l'IA non sarebbe stata in grado di imitarne "l'anima"... non ancora.
L'anima non sarà mai possibile imitarla. 
Uscito sulla strada, un tale gli corse incontro e gettatosi ai suoi piedi gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?».
Gli disse Gesù: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono all’infuori di uno solo: Dio.»
Vangelo secondo Marco, 10, 17-18

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Ho visto che avete risposto alle mie illazioni, ma ne ho preparate delle altre. Sostanzialmente chi è contro l'IA ha ribadito la posizione di contrarietà. Io però ho il cervello in pappa e in questi giorni ho continuato a riflettere sulla questione.

1) penso che l'utilizzo della IA vada incontro per tutti a un BIAS cognitivo. Troviamo le risposte che vogliamo vederci e questo ci conferma le nostre opinioni. In realtà non fa altro che influenzare il nostro atteggiamento nei confronti dell'IA. Non riusciamo per curiosità a non interagire con essa e in questa relazione formiamo le nostre opinioni che sono sempre "filtrate" attraverso la medesima IA. Brutta rogna questa. 

2) Ieri sera ascoltavo un video di una ragazza sull'IA (vedo se lo trovo) e lei sostanzialmente spiega che l'IA di adesso si basa sui computer della tecnologia attuale, a funzionamento binario. Una serie di 1 o 0 dicotomici che vanno a costruire la risposta statisticamente più probabile dell'intelligenza artificiale.
Ma i computer non sono solo una serie di 1 e di zero. Stanno cominciando a costruire computer quantistici. I vecchi cassoni in una stanza che sputavano un foglio preforato. 
Bene ma qual è la differenza tra computer moderni e quantistici?
Immaginate un labirinto. I computer di oggi provano un percorso e quando non vanno avanti tornano alla partenza e ne provano un altro e così via, fino a trovare l'uscita.
I computer quantistici provano tutte le strade CONTEMPORANEAMENTE.
Quindi ai fini dell'IA, quanbdo essa sarà basata su computer quantistici all'istante valuterà tutte le risposte statisticamente più probabili.
Non so a voi, ma a me ricorda tanto Asimov e il ciclo delle fondazioni. Una matematica e una IA che prevederanno probabilisticamente gli eventi e le realtà. Se non è la psicostoria questa?

When people talk, listen completely. Most people never listen. - E. Hemingway

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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@Strikeiron c'è solo un piccolo problema. Già ora per far funzionare i server di IA bisogna abbattere intere aree verdi per ospitarli e utilizzare una quantità enorme di acqua per raffreddarli. I costi dell'IA in termini energetici ed economici sono elevatissimi, ma i colossi non ne ne parlano, tanto meno i governi che vi investono, dei quali conosciamo bene il pensiero riguardo gli impatti ambientali e tutti gli annessi e connessi. Con dei computer quantistici questi costi dovrebbero nel tempo diminuire (ma comunque a lungo termine)... sempre che riusciremo ad arrivarci e non avremo esaurito le risorse prima.
... Ma come sempre stiamo finendo OT rispetto all'argomento effettivo della discussione.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Può essere, ma esistono già progetti di recupero del surriscaldamento con trasformazione in energia elettrica. E in un mondo energivoro come l'attuale...
Con il mio ragionamento intendevo anche che l'applicazione dei computer quantistico cambierà la metodologia di risposta dell'IA. Anche nella scrittura.
When people talk, listen completely. Most people never listen. - E. Hemingway

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Due parole sulla "voce" dello scrittore. Mi sembra che molti ritengano di avere una voce (una scrittura) del tutto personale, unica, irripetibile. 
Secondo me si sopravvaluta questa diversità dagli altri: è vero, ognuno di noi è leggermente diverso dagli altri, ma nel contempo è molto simile a tante altre persone, allo stesso modo in cui nessuno di noi è fisicamente del tutto uguale agli altri, ma somiglia molto a tanti altri: una vecchia credenza (non quella che sta in una vecchia cucina) diceva che nel mondo siamo in sette a somigliarci, cioè che ognuno di noi avrebbe sei sosia (o quasi) e io mi sentirei di scommettere che a girare il mondo intero se ne troverebbero anche seicento o seimila.
In sostanza, salvo rarissimi geni universali, ognuno di noi è mentalmente e intellettualmente molto simile a tanti altri e questo vale anche per la scrittura: usiamo in gran parte frasi fatte, nel senso che quasi mai le abbiamo inventate noi, ma le abbiamo lette/ascoltate altrove; i nostri pensieri sono quasi sempre già stati pensati da altri prima di noi; e lo stesso vale per le trame, i personaggi, etc.
Tutto quello che di assolutamente nuovo si può portare nella letteratura riguarda solo la stretta attualità: ad esempio, oggi uno scrittore può parlare del conflitto Russia-Ucraina o della IA, o delle mattane di Trump, etc., tutte cose di cui uno scrittore di cinquant'anni fa non avrebbe potuto scrivere. 
Insomma, si può essere originali nei contenuti (ma solo fino a un certo punto, perché fanno presto a inflazionarsi) ma nella "voce" davvero molto poco, un 1% sarebbe già un ottimo risultato, personalmente firmerei per riuscirci.
Un argomento che sento spesso usare su questo forum e anche altrove per denotare l'originalità della "voce" è: "riconoscerei un tuo racconto anche se non lo avessi firmato", è stato detto anche a me più volte in questo forum e nel fu WD. 
Be', abbiate pazienza, perché questo sarebbe un segno di originalità o di talento?
Qualsiasi maestro elementare, dopo aver corretto dieci o venti temini dei suoi alunni, ne riconoscerebbe a occhi chiusi l'autore. Questo significa che quei bambini hanno una scrittura che manifesta particolare originalità o talento? No, ovviamente, significa soltanto che così come dopo che si è vista  una persona per venti volte la si riconosce fisicamente, dopo che la si è sentita parlare venti volte si riconosce la sua voce, allo stesso modo dopo che la si è letta per venti volte si riconosce il suo modo di scrivere, ma questo non implica alcunché sull'originalità o sul talento di quell'autore.
Strikeiron wrote: Tue Oct 20, 2026 8:24 pmNon so a voi, ma a me ricorda tanto Asimov e il ciclo delle fondazioni. Una matematica e una IA che prevederanno probabilisticamente gli eventi e le realtà. Se non è la psicostoria questa?
Se avessimo avuto la psicostoria, i responsabili della Fondazione avrebbero fatto le opportune correzioni e oggi al posto di gente come Trump e Putin avremmo statisti di ben altro livello, o per lo meno Marzullo e Lapo Elkann, che certamente avrebbero fatto meno danni.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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massimopud wrote: Mi sembra che molti ritengano di avere una voce (una scrittura) del tutto personale, unica, irripetibile. 
Secondo me si sopravvaluta questa diversità dagli altri: è vero, ognuno di noi è leggermente diverso dagli altri, ma nel contempo è molto simile a tante altre persone, allo stesso modo in cui nessuno di noi è fisicamente del tutto uguale agli altri, ma somiglia molto a tanti altri
L'originalità sta tutta lì.
Se prendi separatamente gli elementi della scrittura di ognuno, sono certamente uguali a quelli di altri individui.
È il mix di tutti gli elementi a essere originale. È per questo motivo che si riesce a riconoscere la "voce" di ognuno.

Il mio naso, con la stessa forma, ce l'hanno in tanti. Ma nella mia posizione, sulla mia faccia, associato agli stessi occhi, alla stessa bocca, alla stessa forma del viso... beh, pochissimi. Forse i 7 "sosia" di cui si dice. E anche in quei casi ci saranno sempre minime differenze, a voler guardare bene: perché i sosia non sono mai copie esatte.

massimopud wrote: ma questo non implica alcunché sull'originalità o sul talento di quell'autore.

Altra cosa da sottolineare: avere una voce propria non significa assolutamente avere "talento". Uno può essere originale e allo stesso tempo incapace.

Ci sarebbe poi tutto un discorso sul "talento", parola che non mi piace, perché ritengo che le capacità siano per la maggior parte questione di esercizio e allenamento, e solo in minima parte di predisposizione naturale... ma andrei OT. :) 

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Mid wrote: avere una voce propria non significa assolutamente avere "talento". Uno può essere originale e allo stesso tempo incapace.
E dunque che valore ha la "voce"? Che valore ha un'originalità quasi impercettibile, sia fisica che intellettuale? Perché dovremmo andare particolarmente orgogliosi di un mix di nasi, menti ciglia, verbi, sostantivi, aggettivi, leggerissimamente diverso tanti altri? 
Per una questione di orgoglio personale: "questo insieme di occhi, naso, mento, cistifellea, pancreas, ce l' ho soltanto io" ?
Mah, mi sembra una ben magra consolazione, altra frase fatta, per inciso, ma il mix di tutte le parole di questo post non lo è, quindi forse posso andarne fiero per la sua originalità.

Non vorrei sembrare cinico o disfattista, ma per citare una canzone, quasi sempre (letterariamente parlando, eh, sul piano umano non mi permetto di giudicare nessuno) siamo solo "la copia di mille riassunti".

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massimopud wrote: E dunque che valore ha la "voce"? Che valore ha un'originalità quasi impercettibile, sia fisica che intellettuale? Perché dovremmo andare particolarmente orgogliosi di un mix di nasi, menti ciglia, verbi, sostantivi, aggettivi, leggerissimamente diversi tanti altri?
Perché quel mix ci definisce. Noi siamo le parole che usiamo. Quelle parole le abbiamo scelte, consapevolmente o meno, e le abbiamo filtrate durante tutte le nostre esperienze.
Quanti milioni parole e frasi fatte abbiamo letto o ascoltato nella nostra vita? Eppure, quando scriviamo, scegliamo solo alcune di esse: quelle che sono rimaste con noi, quelle che secondo noi meglio veicolano il messaggio che vogliamo comunicare.

Per questo che, ritornando al discorso IA, credo che alcuni di noi siano così fortemente avversi al suo uso.
Per qualcuno lasciare che l'IA scriva al posto suo significa rinnegare le proprie scelte e le esperienze che hanno portato a quelle scelte.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Mid wrote: Perché quel mix ci definisce. 
Sì, però questa mi sembra una concezione dell'originalità di tipo quasi esclusivamente combinatorio, o meglio che dà un valore in sé a una nuova combinazione di enti, quali essi siano, semplicemente perché quella combinazione esatta non la trovi da nessun'altra parte.
Estremizzando un po' le cose: se io riscrivo "I promessi sposi", cambiando soltanto la punteggiatura, secondo una logica puramente combinatoria dell'originalità, avrei scritto una nuova opera originale, perché quel mix di parole, personaggi e punteggiatura non lo si trova da nessuna parte.
Però rimane il dubbio: che valore ha  un'originalità di questo tipo? Non credo che verrei acclamato come il nuovo Manzoni...

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  wrote:massimopudsiamo solo "la copia di mille riassunti".
massimopud, forse stai solo guardando da una prospettiva diversa tutto il problema. Non si tratta di combinazioni. Si tratta di esperienza , di percezione unica e irripetibile. 
leggi questo esmpio:


La città lo aspettava. Lo capì appena vide le facciate scolorite affacciate sull'acqua immobile. Nulla sembrava cambiato, eppure il vento portava l'odore dei morti e delle promesse non mantenute. Camminò verso il porto con la sensazione che il tempo non fosse trascorso, ma fosse rimasto lì, ad aspettarlo.


Arrivò verso sera. Il mare era fermo e le case parevano più basse di come le ricordava. Si fermò sulla piazza del porto. Gli accadde quello che capita tornando nei luoghi dell'infanzia: riconoscere tutto e non sentirsi più a casa. La città era la stessa. Era lui che era cambiato.


La prima cosa che notò fu che nessuno sorrideva. Non era il mare, né le barche attraccate al molo. Era la gente. Camminavano in fretta, evitando di guardarsi negli occhi. Tirò fuori dalla tasca il foglietto con l'indirizzo e avvertì quel vecchio formicolio alla base del collo. Lo stesso che provava quando stava per succedere qualcosa di sbagliato.

Ora dimmi ti sembrano brani  dello stesso autore?
Sono tre diversi autori o lo stesso?  
Io quando parlo della voce parlo dell'umanità che c'è dentro chi scrive, 

la scena è quasi la stessa ma uno guarda il mondo come se fosse tutto predestinato.
Uno lo guarda come fosse una ferita che si apre e l'ultimo l'avverte come una minaccia.
Non cambia solo lo stile, ma cambia la percezione della realtà.
La voce è il filtro attraverso l'autore interpreta la realtà e questo l'IA non può farlo può solo imitarlo. 
Last edited by Albascura on Wed Oct 21, 2026 2:54 pm, edited 2 times in total.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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massimopud wrote: Non vorrei sembrare cinico o disfattista, ma per citare una canzone, quasi sempre (letterariamente parlando, eh, sul piano umano non mi permetto di giudicare nessuno) siamo solo "la copia di mille riassunti".
Ma certo che è così. Se vai a confrontare i tratti somatici di alcuni personaggi di secoli addietro, ci troverai somiglianze con altri attuali con cui non esiste alcun nesso di parentela. Non credo che esista un'esclusività totale nel codice genetico umano (forse è un codice generico), esiste un rimescolamento, elementi che si attivano in alcuni e non in altri, sia a livello fisico che di predisposizione (attitudini). Anche in musica le note sono quelle e le scale pure, per cui esistono melodie che ne richiamano altre, eppure ci piacciono ugualmente. E forse ci piacciono proprio per quell' "orecchiabilità".
Per tornare al discorso del maestro che riconosce gli allievi senza leggerne i nomi sui temi, esistono brani musicali cantati dai più disparati cantanti eppure giureresti di riconoscerne l'autore quando è diverso dal cantante e riesci persino ad azzeccarlo alla perfezione.
Io non parlerei di originalità nella "voce", ma di carattere e cifra stilistica sì. Due persone possono anche essere sosia, o persino gemelli omozigoti, ma non avranno mai lo stesso identico carattere, modo di esprimersi e personalità. Esiste una personalità nella scrittura, che è frutto della personalità dello scrivente. Al di là dell'originalità o meno delle idee.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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massimopud wrote: se io riscrivo "I promessi sposi", cambiando soltanto la punteggiatura, secondo una logica puramente combinatoria dell'originalità, avrei scritto una nuova opera originale, perché quel mix di parole, personaggi e punteggiatura non lo si trova da nessuna parte.
Però rimane il dubbio: che valore ha  un'originalità di questo tipo? Non credo che verrei acclamato come il nuovo Manzoni...
Dipende dal valore artistico della tua riscrittura, ma come detto quello è un discorso diverso.

Controesempio: se io dico Romeo e Giulietta, il 99,99% della gente pensa solo all'opera di Shakespeare.
Quanti però sanno che è di fatto una "riscrittura" di un poema di Arthur Brooke (The tragical history of Romeus and Juliet), che era a sua volta una riscrittura di opere di autori italiani precedenti?
La "riscrittura" di Shakespeare è una delle opere più note al mondo. Shakespeare è acclamato come uno dei più grandi autori di tutti i tempi. Quindi c'è del merito anche in un certo lavoro combinatorio.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Albascura wrote: Ora dimmi ti sembrano brani  dello stesso autore?
Sono tre diversi autori o lo stesso?  
Non ho voluto giocare sporco e cercarli su Google, quindi confesso che non so dire se si tratta dello stesso autore o di tre autori diversi.

Quello che però in definitiva intendevo dire è che per definire originale - nel senso un po' più alto e meno formalistico del termine - una data opera, non basta che si discosti anche solo di un'inezia da tutto quello che già esiste, bisogna che se ne discosti in maniera significativa per forma, per contenuti o per entrambi. Ovviamente non è facile definire quel "significativa", perché non esistono bilance o metri, però per fare un esempio per noi comuni mortali inarrivabile: quando lessi per la prima volta Borges rimasi quasi folgorato, perché non avevo mai letto in vita mia nessuno che scrivesse in quel modo.
Ovviamente non si pretende Borges, però da un'opera che ha pretese di vera originalità, non bisognerebbe aspettarsi qualcosa di più di un onesto mix ben cucinato di esperienze vissute, libri letti e quant'altro?

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Mid wrote: Dipende dal valore artistico della tua riscrittura, ma come detto quello è un discorso diverso.
Massimopud wrote:Estremizzando un po' le cose: se io riscrivo "I promessi sposi", cambiando soltanto la punteggiatura, secondo una logica puramente combinatoria dell'originalità, avrei scritto una nuova opera originale, perché quel mix di parole, personaggi e punteggiatura non lo si trova da nessuna parte.
Senza contare che il Manzoni non inventò nulla. Attinse a piene mani dai registri dell'epoca, in cui fatti analoghi erano ricorrenti, da Nord a Sud Italia.
Dal punto di vista dell'originalità, non creò un bel nulla. Anche al mio paese si verificò una storia, nel 1700, con moltissimi elementi in comune (incluso il "matrimonio a sorpresa"). Ma Manzoni ebbe l'idea di trasformare quei fatti ricorrenti in un romanzo popolare e li narrò con il proprio stile e la propria personalità.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

142
massimopud wrote: Manzoni inventò o quasi una nuova lingua,
Sì, qui parlavo di storie, idee e contenuti originali. Quanto alla lingua, certo, Manzoni si è rivolto al popolo con un linguaggio semplice, trovando un compromesso tra una voce popolare e una letteraria. Ma il suo intento non è stato poi così diverso da quello di Dante. Potremmo dire che ha preso diverse ispirazioni tra finalità e contenuto e ne ha creato un qualcosa di differente. Ma andando a ritroso, non troveremo mai nulla di originale, se non, forse, il primo graffito.

Aggiungo: è chiaro che ho estremizzato, nell'accostameno Dante - Manzoni. Non vorrei sollevare un putiferio per nulla. Ma si partiva già, a mio parere, da un'estremizzazione, nel dire che le voci di chi scrive sono quasi tutte simili, a eccezione di qualche leone tigrato con la coda a pois (visto che "mosca bianca" è un luogo comune inflazionato e niente affatto originale :D)

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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forese non ho capito io, ma stiamo parlando di due cose diverse. L'originalità è quella che ti ha fatto dire "non ho mai letto nulla di simile", la voce autoriale è un'altra cosa.
Borges aveva una voce fortissima ed era anche originale.
Io non ragiono in termni di eccezionalità ma in termini di identità. Non serve essere Borges per avere una voce. 
L'originalita è quello che ti fa distinguere un testo da un altro che si ispira troppo ad altri testi, la voce invece è quello che ti rende uguale a te stesso da un romanzo a un altro. Quello che ti rende riconoscibile. 
massimopud wrote: Non ho voluto giocare sporco e cercarli su Google, quindi confesso che non so dire se si tratta dello stesso autore o di tre autori diversi
Il primo è Marquez, riconoscibile per il  suo modo leggendario di scrivere, dietro a ogni scena c'è sempre qualcosa di antico che continua a tramandare.

Pavese, il secondo, parla di se stesso attraverso i luoghi, anzi si esprime attraveso di noi per filtrare le immagini di ciò che vede.

E infine King, in tutti i suoi romanzi lo vedi, dietro la normalità c'è sempre qualcosa di inquietante che sta per emergere. È il suo modo di immergere il lettore.

L'originalità si misura con le idee nuove, la voce si misura con il modo di guardare le cose. Potremmo essere in dieci a guardare un tramonto Hollywoodiano  ma oguno lo ricorderà e lo descriverà secondo il suo stato d'animo, la sua personale e unica visione.
L'IA può farlo in un solo modo, imitando.
 

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Albascura wrote: o non ragiono in termni di eccezionalità ma in termini di identità. Non serve essere Borges per avere una voce. 
L'originalita è quello che ti fa distinguere un testo da un altro che si ispira troppo ad altri testi, la voce invece è quello che ti rende uguale a te stesso da un romanzo a un altro. Quello che ti rende riconoscibile. 
Be', messa così, possiamo anche essere d'accordo. Dunque la voce dell'autore è una caratteristica puramente identitaria, che non ha niente a che vedere con il valore letterario. È una caratteristica della persona, come dicevo in qualche post precedente, non dissimile dai tratti somatici o dalla voce vera e propria (quella sonora, insomma) e la cui riconoscibilità non dipende quindi dal talento o dall'originalità. Se è così, sono d'accordo.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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  wrote:massimopude la cui riconoscibilità non dipende quindi dal talento o dall'originalità. Se è così, sono d'accordo.
Non sono d'accordo. Ci vuole talento e originalità per far sentire la propria voce e renderla eccezionale, unica. Una cosa non annulla l'altra.

Per spiegarmi meglio, hai mai provato a recitare una poesia e rimanere senza voce? Anzi sentire la tua voce che trema? Avere l'impressione che gli altri non la capiscono come te?
Oppure una canzone che a te commuove fino alle lacrime e sentire, vedere che non è per tutti la stessa cosa? Eppure è la stessa canzone.


Ho visto un video dove Battiato canta "Amore che vieni amore che vai" di De Andrè. Penso che nessuno potrebbe cantarla così, nemmeno l'autore. Battiato la vive e si commuove.  E di talento, quello che unisce voce, originalità, visione, ossessioni personali, i due cantautori ne hanno da vendere. 
Questo è quello che rende un artista unico, chi legge, ascolta, guarda un'opera lo sente. Sono tutte queste cose che ci fanno cercare l'arte, non una sola.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Albascura wrote: Io non ragiono in termini di eccezionalità ma in termini di identità. Non serve essere Borges per avere una voce. 
Albascura wrote: ci vuole talento e originalità per far sentire la propria voce e renderla eccezionale, unica.
E però a questo punto ho le idee confuse, mi sembrano due affermazioni contraddittorie tra loro. 
Come dev'essere questa benedetta voce, eccezionale o semplicemente identitaria? E perché ci vogliono necessariamente talento e originalità per renderla riconoscibile? Sono assolutamente convinto che la riconoscibilità dipenda soprattutto dalla frequentazione: se leggi uno venti volte, alla ventunesima lo riconosci senz'altro, che scriva da Borges o che scriva da cane.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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  wrote: massimopudNon serve essere Borges per avere una voce. 
Nel senso che chiunque sia talentuoso, originale, e magari abbia un messaggio dentro da comunicare, anche se non è famoso o non raggiungerà mai il successo potrebbe avere le caratteristiche di un vero scrittore.
  wrote: massimopudCome dev'essere questa benedetta voce, eccezionale o semplicemente identitaria?
Non so spiegarti meglio, Forse dovresti chiederti cosa ti ha fatto amare tanto un libro, il tuo preferito. Ti è piaciuto così tanto solo per l'originalità? Solo per il messaggio che ti è arrivato? Solo per le metafore? quando riesci a vedere l'insieme che ti ha attratto riconoscerai anche la voce, 
Davvero vorrei farmi capire meglio. 
Ci riprovo, Centanni di solitudine è tra i romanzi più belli che ho letto. Lì c'era tutto la sua voce il suo talento, la sua visione e ho ritrovato tutto questo in tutti i suoi romanzi o racconti. Forse la voce autoriale non riescono nemmeno ad averla tutti, io di sicuro no. Scrivo sempre in modo diverso e sono consapevole di questo. Ma chi non riconoscerebbe, qui sul forum, un racconto di @Alberto Tosciri ? o di @Poeta Zaza ? loro ce l'hanno ed è riconoscibile insieme al loro talento, la loro originalità , ho citato loro due ma potrei citarne altri, @Kasimiro  per esempio. Certo come tutte le cose non piaceranno a tutti ma è innegabile la loro coerenza nello scrivere. 
Non so spiegarti meglio ti ripeto, ma io la riconosco questa cosa, la voce conta moltissimo per chi legge molto.
Io per ritrovare le stesse emozioni mi sono letto tutto di Marquez, Baricco, Allende, Hesse,  Michael McDowell, di questo tutto quello che è uscito in libreria e altri autori. 
Della voce ci si innamora. Conosco a memoria l'Incipit de Gli aghi d'oro di McDowell. 
Hai fatto caso quando certi romanzi ti restano dentro e Vorresti avere subito il prossimo da leggere? Credo dipenda da come scrivono dalla loro visione della realtà. Da come sanno mostrare e raccontare, oltre al talento e l'originalità.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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massimopud wrote: Due parole sulla "voce" dello scrittore. Mi sembra che molti ritengano di avere una voce (una scrittura) del tutto personale, unica, irripetibile. 
Secondo me si sopravvaluta questa diversità dagli altri: è vero, ognuno di noi è leggermente diverso dagli altri, ma nel contempo è molto simile a tante altre persone, allo stesso modo in cui nessuno di noi è fisicamente del tutto uguale agli altri, ma somiglia molto a tanti altri: una vecchia credenza (non quella che sta in una vecchia cucina) diceva che nel mondo siamo in sette a somigliarci, cioè che ognuno di noi avrebbe sei sosia (o quasi) e io mi sentirei di scommettere che a girare il mondo intero se ne troverebbero anche seicento o seimila.
In sostanza, salvo rarissimi geni universali, ognuno di noi è mentalmente e intellettualmente molto simile a tanti altri e questo vale anche per la scrittura: usiamo in gran parte frasi fatte, nel senso che quasi mai le abbiamo inventate noi, ma le abbiamo lette/ascoltate altrove; i nostri pensieri sono quasi sempre già stati pensati da altri prima di noi; e lo stesso vale per le trame, i personaggi, etc.
Tutto quello che di assolutamente nuovo si può portare nella letteratura riguarda solo la stretta attualità: ad esempio, oggi uno scrittore può parlare del conflitto Russia-Ucraina o della IA, o delle mattane di Trump, etc., tutte cose di cui uno scrittore di cinquant'anni fa non avrebbe potuto scrivere. 
Insomma, si può essere originali nei contenuti (ma solo fino a un certo punto, perché fanno presto a inflazionarsi) ma nella "voce" davvero molto poco, un 1% sarebbe già un ottimo risultato, personalmente firmerei per riuscirci.
Un argomento che sento spesso usare su questo forum e anche altrove per denotare l'originalità della "voce" è: "riconoscerei un tuo racconto anche se non lo avessi firmato", è stato detto anche a me più volte in questo forum e nel fu WD. 
Be', abbiate pazienza, perché questo sarebbe un segno di originalità o di talento?
Qualsiasi maestro elementare, dopo aver corretto dieci o venti temini dei suoi alunni, ne riconoscerebbe a occhi chiusi l'autore. Questo significa che quei bambini hanno una scrittura che manifesta particolare originalità o talento? No, ovviamente, significa soltanto che così come dopo che si è vista  una persona per venti volte la si riconosce fisicamente, dopo che la si è sentita parlare venti volte si riconosce la sua voce, allo stesso modo dopo che la si è letta per venti volte si riconosce il suo modo di scrivere, ma questo non implica alcunché sull'originalità o sul talento di quell'autore. Se avessimo avuto la psicostoria, i responsabili della Fondazione avrebbero fatto le opportune correzioni e oggi al posto di gente come Trump e Putin avremmo statisti di ben altro livello, o per lo meno Marzullo e Lapo Elkann, che certamente avrebbero fatto meno danni.
Il tuo mi ricorda un discorso non dissimile dalla storia del progetto Genoma. Ai tempi gli scienziati furono presi dalla furia iconoclasta di decifrare il genoma umano perché in quel caso, una volta decifrato tutto quanto, l'umanità avrebbe avuto i mezzi per debellare qualsiasi malattia. Poi, al termine della lettura, si scoprì che i geni umani erano molti meno di quanto si pensasse. Più o meno paragonabili in numero a quelli di un comune verme. Perché il problema non è quali geni ci siano, ma come interagiscano tra di loro e, ultimamente, di come interagiscano con l'ambiente (l'epigenetica). Ecco trasferiamo questo discorso al mondo della scrittura e l'intelligenza artificiale. L'IA sa tutte le combinazioni che ha letto e memorizzato che siano state scritte. Le sa imitare e disporre. Ma sicuramente non le sa riorganizzare per creare qualcosa di assolutamente originale. Ha i geni in mano ma non sa farli interagire. Almeno fin quando i computer non cambieranno scala tecnologica. Quello che avverrà allora non possiamo saperlo, ma di certo lo vivremo.

Per quanto riguarda la psicostoria non andava nel passato, ma soltanto nel futuro. Prevedeva la storia delle masse sociali. E di certo se qualcuno sia già capace di farlo non ce lo verrebbe a dire.
When people talk, listen completely. Most people never listen. - E. Hemingway

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