Due parole sulla "voce" dello scrittore. Mi sembra che molti ritengano di avere una voce (una scrittura) del tutto personale, unica, irripetibile.
Secondo me si sopravvaluta questa diversità dagli altri: è vero, ognuno di noi è leggermente diverso dagli altri, ma nel contempo è molto simile a tante altre persone, allo stesso modo in cui nessuno di noi è fisicamente del tutto uguale agli altri, ma somiglia molto a tanti altri: una vecchia credenza (non quella che sta in una vecchia cucina) diceva che nel mondo siamo in sette a somigliarci, cioè che ognuno di noi avrebbe sei sosia (o quasi) e io mi sentirei di scommettere che a girare il mondo intero se ne troverebbero anche seicento o seimila.
In sostanza, salvo rarissimi geni universali, ognuno di noi è mentalmente e intellettualmente molto simile a tanti altri e questo vale anche per la scrittura: usiamo in gran parte frasi fatte, nel senso che quasi mai le abbiamo inventate noi, ma le abbiamo lette/ascoltate altrove; i nostri pensieri sono quasi sempre già stati pensati da altri prima di noi; e lo stesso vale per le trame, i personaggi, etc.
Tutto quello che di assolutamente nuovo si può portare nella letteratura riguarda solo la stretta attualità: ad esempio, oggi uno scrittore può parlare del conflitto Russia-Ucraina o della IA, o delle mattane di Trump, etc., tutte cose di cui uno scrittore di cinquant'anni fa non avrebbe potuto scrivere.
Insomma, si può essere originali nei contenuti (ma solo fino a un certo punto, perché fanno presto a inflazionarsi) ma nella "voce" davvero molto poco, un 1% sarebbe già un ottimo risultato, personalmente firmerei per riuscirci.
Un argomento che sento spesso usare su questo forum e anche altrove per denotare l'originalità della "voce" è: "riconoscerei un tuo racconto anche se non lo avessi firmato", è stato detto anche a me più volte in questo forum e nel fu WD.
Be', abbiate pazienza, perché questo sarebbe un segno di originalità o di talento?
Qualsiasi maestro elementare, dopo aver corretto dieci o venti temini dei suoi alunni, ne riconoscerebbe a occhi chiusi l'autore. Questo significa che quei bambini hanno una scrittura che manifesta particolare originalità o talento? No, ovviamente, significa soltanto che così come dopo che si è vista una persona per venti volte la si riconosce fisicamente, dopo che la si è sentita parlare venti volte si riconosce la sua voce, allo stesso modo dopo che la si è letta per venti volte si riconosce il suo modo di scrivere, ma questo non implica alcunché sull'originalità o sul talento di quell'autore.
Strikeiron wrote: Tue Oct 20, 2026 8:24 pmNon so a voi, ma a me ricorda tanto Asimov e il ciclo delle fondazioni. Una matematica e una IA che prevederanno probabilisticamente gli eventi e le realtà. Se non è la psicostoria questa?
Se avessimo avuto la psicostoria, i responsabili della Fondazione avrebbero fatto le opportune correzioni e oggi al posto di gente come Trump e Putin avremmo statisti di ben altro livello, o per lo meno Marzullo e Lapo Elkann, che certamente avrebbero fatto meno danni.