[LAB21] Conosco i miei polli

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Conosco i miei polli 


Nel pollaio nessuno aveva mai visto niente del genere. Una mattina, vicino al fienile, era comparso un enorme tubo, un silos, un contenitore alto come il cielo della fattoria. Non era lì il giorno prima. Nessuno aveva sentito ruote, passi, trattori. Era semplicemente apparso.
In basso, a portata di becco, tranne che per le galline nane — che fissavano affascinate il punto più in alto del tubo, dove il margine si confondeva col cielo — c’era un pannello pieno di pulsantini, led che strisciavano su barrette con lucine che andavano dal blu, al verde, al giallo e rosso. Su un lato c’era una tastierina piena di simboli. Le galline, i galli e i polli riuscivano a leggerlo, sì, perché decifravano gli impulsi e quei grafemi secondo il crestico antico: la lingua sacra dei polli, ma non a capirlo. E soprattutto non riuscivano a interagire davvero: premevano, tastavano, picchiettavano, ma quell’attrezzo non rispondeva.
Da quel momento il pollaio smise di essere un pollaio. Diventò un laboratorio, un campo di battaglia, un luogo di culto.
— Ah, ne ho vista di roba simile, io, in Patagonia, —
disse il gallo Araucana; mentre attraversava tutta l’aia gonfiando il petto come se stesse attraversando mezzo mondo.
— Pare che voi non abbiate decifrato i segnali delle scie del cielo, — ribatté il galletto Amburghese. 
— È da giorni che ve lo dico: si stanno preparando, è un complotto e questa cosa è un’arma chimica. —
— È vero! L’altoparlante l’ha detto ieri, — intervenne il gallo Livornese, quello che si dava sempre arie da manager e cercava di dare ordini a tutti. 
— Voi non ascoltate mai le direttive. DA OGGI IL SISTEMA VERRÀ SOSTITUITO CON L’INTEGRAZIONE DI PROCESSI AUTOMATIZZATI, L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE SOSTITUIRÀ LE MANSIONI GENERALI DI APPROVVIGIONAMENTO, APERTURA DEI CANCELLI ECC. ADEGUATEVI AL SISTEMA! L’altoparlante ha detto questo! Parola per parola! —
— Ma sticavoli der sistema, ma che stai a dì, — sbottò lo scodato, er gallo de Casal Bruciato. Scosse la cresta, si rimboccò le maniche e si avvicinò al pannello. 
— Mo te faccio vede io. A Romolè, vamme a pija la cassetta dei ferri e passame ’n cacciavite. Eppoi va a cercà tu sorella, quella sta sempre su quer palo a cincischià. 
Intanto che er gallo de Casal Bruciato esplorava viti e contatti, alcune galline giravano in tondo, studiavano il pannello da una distanza di sicurezza, come se un alieno dovesse sbucare fuori da un momento all'altro. Le Padovane progettarono attacchi diagonali a sorpresa. Le galline Siciliane tentarono di scardinare il pannello con il becco.
Le galline Moroseta, tutte piume e misticismo, crearono un gruppo solitario in un angolo remoto. Fondarono una congregazione di preghiera permanente. Lì, sul momento, decisero orari e cicli di rosario a quattordici grani per invocare l’aiuto divino.
Intanto Agrippina, la sorella di Romoletto, più curiosa che coraggiosa, osservava tutto dall’ultimo palo dello steccato: quello più alto, quello più lontano da tutti e da tutto. Gli altri e le altre, spesso, la guardavano storto: — Che bisogno c’è di volare così in alto? Siamo polli. Le zampe servono per razzolare. — Ma lei non ci faceva caso: era una scodata, razza rustica del Lazio, sì, ma…
Lei guardava il silos. “Bello è bello,” pensava. “ ’Sto colore uguale a quello der cielo che se fonde co’ la natura come ’na lucetta che s’arende ar sole. Ma a me non me freghi: domani diventi plastica buttata, ’na robbaccia che manco er tempo te se vole portà via. Vale più un sasso invece: lo rigiri e almeno sotto ce trovi un verme che lavora, senza sta’ la… a fa’ tanto er fenomeno.”
Nel pomeriggio, dopo ore di tentativi, nessuno aveva capito nulla. Il logo sulla fiancata dell’enorme coso era stato decifrato dal gallo Araucana: lo stesso disegno era sui sacchi di grano che veniva sparso sulle mangiatoie delle mucche.
Scodato, il gallo de Casal Bruciato, era già steso dalla fatica e non aveva combinato niente. 
— A Romolè, metti apposto i ferri e nnamose a riposà va’. Ma quella matta de tu sorella, ndò sta? Mannaggia la pupazza, se la becco la sistemo io, la sistemo. — 
Romolè non rispose, si limitò a dare un’alzata di spalle e muto seguì il padre. 
Le ore passavano e tutti rimuginavano sul logo stampato sul fianco del silos, sui segnali colorati dei led, sui simboli indecifrabili sulla tastierina nonostante il crestatico antico. Forse lì dentro c’era del cibo? Forse grano? Ma nessuna idea si trasformò in azione. 
La popolazione del pollaio, stremata dal troppo pensare, si addormentò lì, sotto il pannello misterioso, per il sonnellino pomeridiano. 
Agrippina, intanto, per non farsi trovare da suo padre e da Romoletto, passava dal suo posatoio sul palo, ai rami lontani del ciliegio in fiore che spingeva, con il suo tronco, la rete di confine dell’intera fattoria.
Dall’alto della sua postazione notò qualcosa, che oltre alla curiosità, la natura l'aveva dotata di una vista da aquila. Scese dal palo, si avvicinò all’enorme recipiente senza dare nell’occhio. Osservò da vicino il materiale poroso e scoprì una sottile crepa, una linea nella giuntura della plastica azzurra. Era una fessura minuscola che probabilmente correva per tutta l’altezza, ma che finiva in basso a formare un buchino quasi invisibile. E dentro, incastrato nei bordi, c’era un chicco di grano.
Si assicurò che nessuno la guardasse, prese un bastoncino e allargò il buchino quel tanto che bastò per far cadere due o tre grani. L’idea arrivò come un lampo: una ciotolina, un altro colpo di bastoncino, il buco un po’ più largo, la ciotola si riempì. Poi un sassolino del diametro giusto per richiudere tutto. Mangiò a sazietà. Si leccò il becco. E se ne tornò sul suo palo a riposare.
Il sole calava dietro la collina come sempre, ma quel pomeriggio, tra i polli, i galli e le galline serpeggiava una sensazione strana. Non era paura, non era fame, non era stanchezza. Era qualcosa di più sottile, una specie di prurito nella mente. Avevano riposato, sì, ma il sonnellino non li aveva ristorati: quel dormiveglia pomeridiano li aveva lasciati con una intuizione latente che non riuscivano a trattenere. Si svegliarono uno alla volta, scuotevano la cresta, si guardavano attorno come se il mondo fosse diverso. Si osservavano disorientati, con quella tipica espressione da polli che non sanno cosa sta succedendo ma sentono che sta succedendo qualcosa.
Mentre il cielo diventava blu scuro, non parlavano, non mangiavano, e nel silenzio quella sensazione cresceva, si allargava, diventava un incanto collettivo. 
All’improvviso, una voce roca ruppe l’estasi mistica.
 — Agrippinaaaaa, se stasera non torni a casa, appena te pijo t’arivorto come ’na carzetta. A Romolè, valla a pija tu, peppiacere, che stanotte a quella se la magna la faina. 
— Uffaaa, mammagari se la magna sta faina. Na vorta pe tutte ce la levamo dammezzo i piedi, ’sta scema!
Poi silenzio. 
E si rimisero tutti a dormire.
Quella notte, mentre tutto il pollaio russava, chi vicino al silos, chi sul proprio scranno, nessuno vide chi si avvicinò al pannello. La luna illuminava appena la plastica e l’ombra furtiva scomparve in un secondo.
Il mattino dopo, attaccato storto con un grumo di fango, sul pannello luccicante c’era un foglietto. La popolazione lo vide mentre, ancora mezza addormentata, si stava stiracchiando e avvicinando.
Romoletto arrivò per primo, staccò il foglietto e lesse a voce alta:
— Chi aspetta er chicco campa de chiacchiere e more de fame, co’ l’occhi rivolti a chi nun je risponde. Chi cerca er buco s’inventa, s’infila, s’empegna, alla fine più de chi predica magna.  — 

Pasquino ve lo dice chiaro.

— E mo? Che sarebbe sto Pasquino? — disse Romoletto, guardando suo padre zampettare di corsa verso di lui. Lo scodato de Casal Bruciato bestemmiò in romanesco, perché quel dialetto… ma disse subito: «Oh, io c’ho solo du’ fiji: Romoletto, che stava a dormì co’ me, e quella scema che sta sempre sur palo.» E infatti, tutti si voltarono: Agrippina stava proprio là, con la sua aria da tonta.


Nessuno ne sapeva niente. Pasquino? Mai sentito… Qualcuno giurò di aver visto un’ombra. Qualcun altro disse che era stato solo il vento. Il gallo Livornese parlò di sabotaggio, dei poteri forti. Le Moroseta lo considerarono un segno divino. Nessuno aveva idea di chi fosse Pasquino e quella mattina erano troppo stanchi: troppo confusi, troppo presi dai tentativi di decifrare le parole dell’altoparlante, tradurre i simboli dal crestico antico, monitorare il pannello, il logo…
All’improvviso, un fischio metallico fece sobbalzare tutti. Quelli ancora mezzo addormentati sbatterono le ali, qualcuno beccò il terreno per riflesso.
Dal tetto del silos tremante si sollevò un tubo. Si allungò, si piegò, si aprì in una tromba rivolta verso il centro dell’aia.
TZAC. TZAC. TZAC.
Tre scatti secchi, e dalla tromba vennero sputati semi. Una pioggia breve, precisa, cinque secondi appena. Poi tutto tacque: il tubo si ritirò, il pannello si spense, il silos tornò immobile come se non fosse mai successo nulla.
Galli, galline e polli restarono immobili. Stupiti. Occhi fissi e becco aperto.
Una vecchia gallina, la scodata Tiburtina, una all’antica che — chissene frega der pannello, der silos, basta che se magna — ruppe il sortilegio: «Cooooooccodè… cooooo… coccodè…» E cominciò a beccare i semi sparsi sul terreno.
Gli altri si misero a beccare anche loro: in fondo avevano cercato la risposta a un enigma che non avevano risolto ma che non serviva più risolvere per il momento.
Da quel giorno la storia si ripeté ogni mattina. La tromba saliva, sputava semi, si ritirava. Le galline mangiavano. Poi passavano il resto della giornata a studiare il pannello, a premerlo, a pregarlo, a supplicarlo, a insultarlo, a interpretarlo, fino a quando un giorno non apparve una grata a maglia fitta che impedì loro l’accesso al pannello. Potevano continuare a guardarlo, vederlo in azione, calcolare i tempi delle lucine rosse di quelle blu e gli altri colori, potevano stare lì a illudersi di avere in mano il senso di quel marchingegno. Di farne parte addirittura. E forse avevano ragione, perchè senza di loro non avrebbe avuto motivo di stare lì.
Agrippina, no. Lei mangiava quando voleva grazie al suo segreto. E se qualcuno mai gli avesse chiesto: «Perché non hai avvertito gli altri della tua scoperta?» avrebbe risposto soltanto:
«Eh!…conosco i miei polli.»
Poi avrebbe camminato verso lo steccato fino al suo palo preferito, e, saltellando con grazia, sarebbe andata ad appollaiarsi su uno dei  rami assolati del ciliegio, quelli lontano dal confine. Se ne sarebbe stata lì, a osservare, da fuori del recinto, il brulicare quotidiano del sistema fattoria.










Re: [LAB21] Conosco i miei polli

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Niente da fare, lo spoiler non funziona. 
Scrivo qui sotto chi è Pasquino: 
Pasquino è una statua consunta, un pezzo di marmo che da secoli se ne sta all’angolo di una piazza romana. Eppure, proprio da quel corpo sbrecciato è uscita la voce più tagliente della città. Di notte, quando Roma dormiva, qualcuno infilava sotto la sua base un foglio: una battuta, una protesta, una verità che nessuno aveva il coraggio di dire apertamente. Al mattino, la gente si radunava e leggeva. Non chiedeva mai chi l’avesse scritto. Non importava. Si diceva soltanto: “Ha parlato Pasquino.” 

Re: [LAB21] Conosco i miei polli

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Ciao @Albascura
Ben ritrovata, che piacere rileggerti. 
Hai scritto una piccola fattoria degli animali 2.0
La critica feroce, più che all'intelligenza artificiale, mi sembra rivolta alla società (volatile o meno che sia) e al suo atteggiamento nei confronti delle novità. Ognuno dice la sua, tra un complottismo e l'altro, chi starnazza più forte si fa valere sugli altri, e quello da tutti additato come il fesso della situazione è quello più sveglio. 
Dal tuo racconto, però, l'AI in sé e per sé mi pare ne esca bene. Il sistema automatico funziona senza intoppi, i galli, stupidi o smaliziati che siano, continuano a mangiare. 
Anche Agrippina, pur avendo scritto il biglietto (almeno così mi pare di aver capito), non è un'eroina... scopre la falla e se la tiene per sé, e al diavolo i suoi compagni di cella. 
È un racconto che senz'altro fa riflettere. Una domanda: perché si parte dai trattini e si finisce con le virgolette? È un messaggio criptato o una semplice svista? 
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Re: [LAB21] Conosco i miei polli

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NanoVetricida wrote: È un racconto che senz'altro fa riflettere. Una domanda: perché si parte dai trattini e si finisce con le virgolette? È un messaggio criptato o una semplice svista? 
Ero partita con le virgolette e poi ho deciso che mi trovavo meglio con i trattini, mi fai notare tu che non ho corretto tutto.
NanoVetricida wrote: Anche Agrippina, pur avendo scritto il biglietto (almeno così mi pare di aver capito), non è un'eroina... scopre la falla e se la tiene per sé, e al diavolo i suoi compagni di cella.

Il problema è la mentalità del pollaio.
Se dicesse: "Ehi, c'è un buco qui."cosa succederebbe?
Probabilmente il pollaio trasformerebbe il buco in una religione, costruirebbe teorie sul buco, litigherebbe sulla proprietà del buco si accalcherebbe intorno al buco. Perché il racconto non critica l'ignoranza. Critica l'incapacità di osservare da altri punti di vista. Se pensi a Pasquino si capisce cosa intendo. 
NanoVetricida wrote: Dal tuo racconto, però, l'AI in sé e per sé mi pare ne esca bene. Il sistema automatico funziona senza intoppi, i galli, stupidi o smaliziati che siano, continuano a mangiare. 
 Il mio riferimento alle IA è più sottile… e poi infatti le IA funzionano.  
  wrote:NanoVetricidaLa critica feroce, più che all'intelligenza artificiale, mi sembra rivolta alla società (volatile o meno che sia) e al suo atteggiamento nei confronti delle novità. Ognuno dice la sua, tra un complottismo e l'altro, chi starnazza più forte si fa valere sugli altri, e quello da tutti additato come il fesso della situazione è quello più sveglio. 

La mia satira si concentra sulle reazioni del pollaio:
Ogni membro del pollaio interpreta la novità secondo i propri schemi: il complottista vede un complotto, il manager cerca procedure, il religioso cerca segni divini, il tecnico smonta, l'intellettuale interpreta. Nessuno osserva davvero l'oggetto che ha davanti.
Da questo punto di vista, Agrippina non è più intelligente perché possiede informazioni superiori, ma perché adotta un metodo diverso: invece di interpretare, guarda. Non risolve il mistero decifrando simboli o costruendo teorie. Non cerca di sentirsi parte o la rivelatrice di quell'attrezzo Lei nota una crepa. È qualcuno che comprende il sistema e sceglie di restarne ai margini.
Per questo motivo io non volevo che leggeste una contrapposizione tra "polli stupidi" e "Agrippina intelligente".  Per questo lei è come Pasquino. È una che ci vede lungo, si dice a Roma.

In fondo il silos è quasi un pretesto narrativo. il vero oggetto di osservazione è il pollaio di fronte alla novità tecnologica.
Poi non direi che Agrippina è "quella più sveglia" Se fosse davvero l'eroina positiva della favola, probabilmente condividerebbe la scoperta.   
Agrippina vede più degli altri, ma questo non la rende necessariamente migliore degli altri. La rende soltanto meno illusa. 
Come Pasquino, che smuoveva le folle senza mai firmare le sue pasquinate.
Nel corso del tempo, poi, le pasquinate sono diventate di decine di autori, chi sapeva vedere scriveva satira contro il potere e lasciava il foglietto sotto la statua. I romani non hanno ancora perso il vizio.

Agrippina/Pasquino dice:
La macchina parlò.
Tutti a bocca aperta.
Nessuno se ricordò d'avé 'na lingua e na capoccia.


PS: naturalmente capisco che il racconto può essere interpreto più come tu e sicuramente anche gli altri lo vedranno. La tua interpretazione non è sbagliata, 

Re: [LAB21] Conosco i miei polli

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NanoVetricida wrote: La critica feroce, più che all'intelligenza artificiale, mi sembra rivolta alla società ... 
Ciao, riguardo a questo che hai scritto, ho letto che anche nel tuo commento al racconto di Best fai presente la stessa critica: ti manca l' attacco critico negativo alle IA. Ma correggetemi se sbaglio, a me non sembra che la traccia chiedesse per forza una disamina negativa che uscisse dalla trama. No, la traccia era l'IA, in generale. Nel bene e nel male. 

Re: [LAB21] Conosco i miei polli

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Ciao @Albascura
Sì, è vero, e in realtà, pur non avendolo scritto in nessuno dei due commenti, sono persino d'accordo con entrambe le analisi fatte: AI, Internet, Rivoluzione industriale, Ruota, sono tutte ottime e preziose invenzioni, il problema nasce proprio dal cattivo utilizzo che se ne fa
Il punto, ma non è una critica, per amor del cielo, è solo un pour parler è che sia nel tuo racconto sia nel racconto di @bestseller2020 la stessa dinamica sociale potrebbe avvenire anche senza l'AI che dovrebbe essere protagonista del contest... i polli potrebbero avere lo stesso atteggiamento anche nei confronti di un mulino a vento, i babbuini potrebbero sostituire l'amore materno anche in un esperimento scientifico degli anni '50 (in realtà il ragionamento di Bestseller è più profondo perché l'AI interverrebbe nella gestione della vita di tutti a 360 gradi) 
Ciò non riduce la potenza dei vostri racconti, solo mi piaceva rompervi le balle su questa cosa qui 
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Re: [LAB21] Conosco i miei polli

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NanoVetricida wrote: è solo un pour parler è che sia nel tuo racconto sia nel racconto di @bestseller2020 la stessa dinamica sociale potrebbe avvenire anche senza l'AI che dovrebbe essere protagonista del contest...

Però, @NanoVetricida,  se usiamo il tuo criterio, allora credo che a quasi tutti i racconti del contest si potrebbe rivolgere la stessa osservazione, compreso il tuo.
Nel caso di Martina, l'IA potrebbe essere sostituita da un video, da un sito internet, da un'enciclopedia o perfino da un'amicizia sbagliata. 
Resterebbe però invariata la dinamica sociale che lascia sola una persona fragile proprio nel momento in cui avrebbe bisogno di persone adulte in grado di aiutarla.
Pensare che  l'IA sia sostituibile possa essere un criterio sufficiente per valutare quanto sia centrale in una storia. Non loso…

Leggendo il tuo racconto, ho avuto l'impressione che la vera storia non fosse l'IA e le sue risposte, ma la solitudine di Martina e l'incapacità della famiglia, della scuola di accorgersi del suo disagio. Il fatto che si rivolga all'IA mi è sembrato piuttosto il sintomo di un problema più profondo e molto attuale. 
In fondo, lo stesso potrebbe dirsi di chi oggi usa l'IA per curarsi, scrivere, studiare o seguire una dieta: il bisogno resta umano, mentre cambia lo strumento a cui ci si affida. E lo strumeto giusto molto spesso non è l'intelligenza artificiale, poi ognuno è libero di farne ciò che vuole, di usare questa novità come meglio crede, tranne i minorenni.

Re: [LAB21] Conosco i miei polli

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Ciao @Albascura :) 

Dopo tutte le nostre discussioni sul topic non potevo esimermi dal leggere i racconti del Lab, e cominciare dal tuo mi sembra la scelta più ovvia.

Non so perché, ma ho letto il racconto come se leggessi un fumetto di Zerocalcare. Mi han divertito parecchio la tua scrittura e lo stile umoristico. E sotto sotto si sente comunque il "peso" dei temi sociali... più che una critica all'IA, come ti hanno già detto, pare più una critica alla società in generale. Che non toglie comunque valore al racconto.

Non ho tempo di fare le pulci al testo, purtroppo, quindi dovrai accontentarti di questo mio commento superficiale.
Una cosa però voglio dirtela: ricordo ancora alcuni tuoi pezzi degli anni passati, forse per qualche MI o altri contest... e il tuo stile si è affinato parecchio. Parlo proprio della prosa. Più impatto nelle parole, più nettezza nelle espressioni.
Ora, io spero che quanto ho letto non sia stato rivisitato con l'IA :D ma è un cambiamento che ho percepito leggendoti, e la mia lunga assenza dal forum forse lo rende più evidente.

Complimenti e a rileggerti. :) 

Re: [LAB21] Conosco i miei polli

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  wrote:MidDopo tutte le nostre discussioni sul topic non potevo esimermi dal leggere i racconti del Lab, e cominciare dal tuo mi sembra la scelta più ovvia.
Grazie! 
  wrote:MidNon so perché, ma ho letto il racconto come se leggessi un fumetto di Zerocalcare.
Non sei il primo che me lo dice, non per questo racconto, ma per le avventure le Poppy. Ne postai una nell'epoca WD. Credo sia per il romanesco, per i personaggi, Poppy è una specie di polpo alieno… Zerocalcare e l'armadillo, boh.
  wrote:MidOra, io spero che quanto ho letto non sia stato rivisitato con l'IA :D ma è un cambiamento che ho percepito leggendoti, e la mia lunga assenza dal forum forse lo rende più evidente.
Il cambiamento, ma meglio dire miglioramento, lo devo soprattutto alla mia testardaggine, ho sempre fatto un mestiere manuale e ho sempre preteso la perfezione da me stessa. Ma per quello che riguarda la scrittura devo ringraziare la mia lettrice beta e paziente consigliera @Poeta Zaza.  
Inoltre un consiglio speciale,  determinante, del nostro Marcello, mi ha spinto a cambiare punto di vista verso il mio modo di scrivere. 
Dopo quel suo commento ho fatto la spesa alla Audino editore. Ho seguito diversi corsi, leggo molto, mi sono iscritta ad altri gruppi tipo il nostro forum, ho persino seguito un corso gratuito per imparare a usare l'IA. Volevo prendere il nemico alle spalle, è stato interessante ma, alla fine, mi son detta: potevo spendere il mio tempo per un corso da mastro birraio, almeno avrei brindato alla fine.
Mid wrote: Tue Oct 13, 2026 1:47 pmOra, io spero che quanto ho letto non sia stato rivisitato con l'IA 
Rivisitato? No non lo farei mai. Per le razze delle galline ho digitato la ricerca su google, naturalmente il primo risultato che appare lo da la AI. Ho dato un'occhiata ma ho lasciato stare e ho cercato per immagini.
Ma, Avete mai visto le galline Moroseta? sono bellissime, hanno una cuffietta sul capo, le piume sembrano seta. Io le ho collocate subito col messale tra le ali e il rosario al collo, è stato automatico.

Re: [LAB21] Conosco i miei polli

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Ciao @Albascura,
Voglio partire da questa tua affermazione:

[font="Open Sans", "Segoe UI", Tahoma, sans-serif]Io non uso mai e non userò mai l'IA per scrivere nemmeno una frase di un mio testo, ma la uso volentieri per fare ricerche, trovare sinonimi, o bellissima funzione il microfono, mi faccio leggere i capitoli ad alta voce, prendo appunti degli errori che ascolto e nel mio documento Google, in seguito, correggo. [/font]
[font="Open Sans", "Segoe UI", Tahoma, sans-serif]Questi miei tre espedienti valgono ai fini del contest?[/font]


[font="Open Sans", "Segoe UI", Tahoma, sans-serif]La risposta di Poldo è stata affermativa. Ma mi domando a cosa serva prendere le distanze così, con tanta foga. In fin dei conti, è un mezzo come tanti, e come ha detto @NanoVetricida , potremmo paragonare AI alla invenzione della ruota. Ma la storia non ha  mai visto un trasportatore di carretto lamentarsi per l'avvento delle auto, o un contadino, per l'avvento delle macchine agricole.. Oggi noi, invece, assistiamo a una alzata di spade contro AI. Ai è anche un enorme business, miliardi di soldi investiti. Dovremmo paragonare AI ai robot? Toglieranno il lavoro a tutti?[/font]

[font="Open Sans", "Segoe UI", Tahoma, sans-serif]Poldo comunque non ha vietato di parlare di AI. Ha semplicemente scritto di usare AI per il nostro lavoro; giusto per poter accedere a una giusta conclusione. Tu con questo atteggiamento non porti niente  questo contest...  Io ho affermato, nella mia risposta a @NanoVetricida che ho usato AI per costruire l'ambientazione futuristica, e il registro asettico del racconto, la stessa neutralità della voce narrante. Ci sarei arrivato lo stesso a quel risultato, ma sinceramente, ho impiegato pochissimo tempo per realizzarlo. Da questa affermazione mia, si trarrà la conclusione sul responso di questo contest su AI; ognuno con la sua idea. Ci si chiedeva di stare al gioco, tutto qui. Ma vedo che a te non piace giocare :D[/font]

[font="Open Sans", "Segoe UI", Tahoma, sans-serif]Entrando nel merito dei tuo racconto, direi che è abbastanza sui generis. Certo, mica poteva avere la potenza del stupendo "La fattoria" di Orwell.. Anche se si trattava di maiali. Non so, poi hai usato il romanesco, dialetto che a mio parere, mette sempre ogni rappresentazione in caciara.. :D[/font]

[font="Open Sans", "Segoe UI", Tahoma, sans-serif]Ciao.. :sss:[/font]
DISVANGELO: Il Regno Dei Cieli è Già Tra Voi
Viaggio sconsolato tra i ricordi dello Stato.
Io malata in fuga.

Re: [LAB21] Conosco i miei polli

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Io la caciara la vedo solo nel tuo incasinato post.

Giuseppe Gioachino Belli
Il padre assoluto del romanesco letterario. I suoi Sonetti romaneschi sono considerati un capolavoro della letteratura italiana. Belli usa il romanesco per osservare il popolo, il potere, la religione e le contraddizioni sociali.
Trilussa (Carlo Alberto Salustri)
Probabilmente il più famoso autore in romanesco dopo Belli. 
Ettore Petrolini
Teatro, maschere popolari, lingua romana. Molta della comicità romana moderna discende da lui.
Pier Paolo Pasolini In opere come Ragazzi di vita e Una vita violenta usa il romanesco e il parlato delle borgate non per fare caciara, ma per dare autenticità e identità ai personaggi.
Gigi Proietti Pur non essendo principalmente uno scrittore, ha portato la lingua romana a livelli altissimi di espressività teatrale.
Alberto Moravia Non scrive in romanesco stretto, ma la romanità attraversa moltissimi suoi personaggi e dialoghi.
Ennio Flaiano Romanissimo nello sguardo ironico e satirico, anche quando non usa apertamente il dialetto.
Zerocalcare  Usa una lingua fortemente romanizzata per parlare di temi sociali, politici ed esistenziali. Nessuno direbbe che per questo le sue storie sono "solo caciara".

bestseller2020 wrote: Tue Oct 13, 2026 7:24 pmNon so, poi hai usato il romanesco, dialetto che a mio parere, mette sempre ogni rappresentazione in caciara.. :D[/font]


La tua è una preferenza non è un'analisi.

Del racconto non dici niente. Il mio racconto non è il vero oggetto del tuo intervento. Questo è uno dei tuoi soliti attacchi.

Comunque,  ti ringrazio del passaggio, anche se in realtà credo che stiamo parlando di due cose diverse. Io non stavo discutendo l'esistenza dell'IA né il suo utilizzo come strumento. Quello che mi interessa, sia nel racconto sia nelle discussioni che ne nascono, è l'atteggiamento umano verso gli strumenti e di come cambiano le nostre vite, la nostra scrittura in particolare .
Nel pollaio il silos è quasi un pretesto: ciò che osservo sono le reazioni dei polli. Trovo curioso che anche nei commenti gran parte dell'attenzione finisca sull'IA e molto meno sui comportamenti che l'IA suscita. In fondo è proprio il meccanismo che cercavo di raccontare.

Guarda, io vedo tre tipi di scirttori approcciarsi alla macchina "da quando è apparsa nel pollaio."

lo scrittore affermato, quello che ha pubblicato già una decina di romanzi con grandi CE. Quello che si è fatto il mazzo a forza di scalette, revisioni, ecc. quello che oggi può vantare un'esperienza notevole. Questo scrittore vede una luce, non un aiuto per fare quello che già sa fare da tempo, vede un valido strumento per scrivere più velocemente, perchè lui le stronzate che scrivela macchina sa vederle, la sa indirizzare e ne trae vantaggio.

il secondo scrittore,  l'aspirante scrittore, è quello che vuole diventare uno scrittore affermato come il primo ma senza scorciatoie.  A lui piace metterci la faccia, le mani sulla tastiera fino ai polsi. Questo è quello che fatica di più di tutti, perchè oltre a imparare a scrivere deve mettere il suo talento in mano alla IA e riuscire a non farsi inglobare. 

Poi c'è lo scrittore illuso. Quello che " finalmente c'è la IA, alle mie lacune ci pensa lei, la mia grammatica la corregge lei, fa tutto lei e io pubblico lo stesso tanto non se ne accorge nessuno che il testo non è mio."  
Ecco io aspiro a essere come il primo. Voglio farcela con le mie forze, con la mia esperienza. 
E con questo mi esprimo per quel che riguarda la mia affermazione che a te non è piaciuta. 
bestseller2020 wrote: Tue Oct 13, 2026 7:24 pmTu con questo atteggiamento non porti niente  questo contest...
Ne sei certo?
bestseller2020 wrote: Tue Oct 13, 2026 7:24 pmIo ho affermato, nella mia risposta a @NanoVetricida che ho usato AI per costruire l'ambientazione futuristica, e il registro asettico del racconto, la stessa neutralità della voce narrante. Ci sarei arrivato lo stesso a quel risultato, ma sinceramente, ho impiegato pochissimo tempo per realizzarlo. Da questa affermazione mia, si trarrà la conclusione sul responso di questo contest su AI; ognuno con la sua idea. Ci si chiedeva di stare al gioco, tutto qui. Ma vedo che a te non piace giocare
Sei tu che hai questa impressione. Io sto al gioco, eccome, altrimenti non sarei qui a scrivere questo post dedicato a te. 

PS: Viste le nostre passate discussioni io avrei partecipato senza nessun bisogno di venire sotto il tuo racconto a provocarti. Non avrei sentito la necessità perchè io sono serena. Non devo spiegazioni nè per le mie idee, nè per quello che ho scritto e neanche per come mi piace scrivere. 
Ma, visto che ormai mi hai provocato sarò costretta a ricambiare la visita. 
A presto. 

Re: [LAB21] Conosco i miei polli

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bestseller2020 wrote: @Albascura ti aspetto serenamente.. <3
Ho il commento per il tuo racconto pronto, @bestseller2020 
Ma dopo il tuo post in O.T. aspetto che @Poldo chiarisca la mia posizione, aspetto che tutti pubblichino i loro racconti e magari che commentino il mio racconto.  Se verrò squalificata per qualche mio comportamento scorretto, sia dallo Staff, che dagli altri partecipanti, ne prenderò atto. 

Re: [LAB21] Conosco i miei polli

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@Albascura ciao. Vedo di riscriverti un commento con calma. Scusa per il mio post incasinato, ma è stato l'editor che è impazzito.

Albascura wrote: Giuseppe Gioachino Belli
Il padre assoluto del romanesco letterario. I suoi Sonetti romaneschi sono considerati un capolavoro della letteratura italiana. Belli usa il romanesco per osservare il popolo, il potere, la religione e le contraddizioni sociali.
Trilussa (Carlo Alberto Salustri)
Probabilmente il più famoso autore in romanesco dopo Belli. 
Ettore Petrolini
Teatro, maschere popolari, lingua romana. Molta della comicità romana moderna discende da lui.
Pier Paolo Pasolini In opere come Ragazzi di vita e Una vita violenta usa il romanesco e il parlato delle borgate non per fare caciara, ma per dare autenticità e identità ai personaggi.
Gigi Proietti Pur non essendo principalmente uno scrittore, ha portato la lingua romana a livelli altissimi di espressività teatrale.
Alberto Moravia Non scrive in romanesco stretto, ma la romanità attraversa moltissimi suoi personaggi e dialoghi.
Ennio Flaiano Romanissimo nello sguardo ironico e satirico, anche quando non usa apertamente il dialetto.
Zerocalcare  Usa una lingua fortemente romanizzata per parlare di temi sociali, politici ed esistenziali. Nessuno direbbe che per questo le sue storie sono "solo caciara".
Ma gli autori che citi parlano di società umana e non di galline. Io ti ho voluto dire che il romanesco in un contesto da pollaio non mi è piaciuto.
Come già di ho scritto, la trama ricorda "la fattoria degli animali" di Orwell. Certo, i personaggi sono diversi, ma ci sono molte analogie. Se non conoscessi questo libro, dacci uno sguardo. Sul percorso narrativo che hai scelto devo dire che non è male, anche se, ripeto, l'idea di dare una voce dialettale, non mi è piaciuta. Chiudo dicendo che capisco che è solo un racconto breve, ma purtroppo il mio giudizio è stato inficiato dall'aver letto Orwell. Ciao
DISVANGELO: Il Regno Dei Cieli è Già Tra Voi
Viaggio sconsolato tra i ricordi dello Stato.
Io malata in fuga.

Re: [LAB21] Conosco i miei polli

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  wrote: bestseller2020poi hai usato il romanesco, dialetto che a mio parere, mette sempre ogni rappresentazione in caciara.. :D
Nessun fraintendimento, @bestseller2020, hai espresso esattamente quello che volevi dire. Sei stato molto chiaro. Ti sei espresso benissimo.
Ora non ho bisogno che tu ti inventi un altro commento.

Nel romanzo di Orwell gli animali servono a raccontare la politica. In La fattoria degli animali il centro del racconto è il potere: come nasce, come si consolida, come manipola il linguaggio e come finisce per tradire gli ideali iniziali. 

(Te lo dico in romanesco:  Ma che c'azzecca Orwell? Ce stanno li polli,  mo, allora pure tutte le favole co' l'animali derivano da Orwell? Lì se parlava de potere e dittature, qua se ride de come la gente se fa i film in testa appena vede 'na cosa nuova.")

Qui, invece, gli animali servono a raccontare noi: il nostro bisogno di dare spiegazioni a tutto, di schierarci, di credere a una teoria piuttosto che a un'altra quando ci troviamo davanti a qualcosa di nuovo e difficile da capire.
Una volta superata la tendenza alla superficialità le differenze diventano molto più importanti delle somiglianze. Non ci sono analogie tra le due storie.

Re: [LAB21] Conosco i miei polli

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Ciao @Albascura, 
Avevo letto tempo fa il tuo racconto ed ero rimasto stupito dalla varietà e quantità di razze di gallina da te citate nel testo. Poi ho letto che ti sei fatta una ricerca con la IA e ho capito. Del tuo racconto mi è piaciuta molto l'idea della metafora tra il pollaio e la società attuale. Ho trovato particolarmente arguto il fatto che nel testo te citi i complottisti ed altre amene varietà umane. 
Personalmente mi è dispiaciuto invece che, nel tuo racconto, venga lasciata da parte la minaccia data dalla presenza di quel silos. Io mi sarei aspettato qualche conseguenza futuribile e catastrofica nella quale solo la gallina stramba, quella che rimane fuori dal pollaio (sotto i rami del ciliegio) riesce in qualche modo a salvarsi/sottrarsi. Tifavo per l'ecatombe avicola e invece...
Invece la minaccia diventa quotidianità e abitudine. Distribuzione "casuale" dei semi (d'altronde un indizio era all'inizio con il simbolo dei sacchi del mangime che è anche sul silos). In effetti ci sta con tutta l'atmosfera del tuo racconto.
A rileggersi.
When people talk, listen completely. Most people never listen. - E. Hemingway

Re: [LAB21] Conosco i miei polli

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Strikeiron wrote: Avevo letto tempo fa il tuo racconto ed ero rimasto stupito dalla varietà e quantità di razze di gallina da te citate nel testo
Ciao, @Strikeiron, mi ha beccata nel punto debole del racconto. Sì, cavolo troppe galline. Avrei dovuto presentare da subito e fare agire di più Agrippina.
Si chiama eccesso di informazioni a scapito della storia. Il fatto è che mi sono lasciata andare, ne avrei messe anche di più. Durante la ricerca sono rimasta affascinata dalle particolarità di questo simpatico animale. 
Grazie per il commento. 

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