Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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@bestseller2020 
Una risposta generica ai tuoi punti.

Sia per lavoro che in privato uso "purosangue" delle IA.
Sul lavoro l'80% del mio tempo è da un anno a questa parte diventato essenzialmente "scrivi prompt, verifica la risposta, ripeti il ciclo, e quando il risultato è sufficiente completa il task". Ormai i miei prompt sono così accurati che spesso termino tutti i miei compiti in una o due iterazioni, talvolta tre. Difficilmente necessito di più iterazioni.

Questa skill si è trasferita al mio uso privato delle IA.
Nonostante ciò, le mie IA "purosangue" (Claude, Gemini e i modelli che vengono con Cursor) in determinati compiti non riescono a raggiungere la sufficienza. E questo indipendentemente dai miei prompt, dal sistema che ho costruito intorno, dal contesto (enorme) che gli ho fornito, dalle skill/Gem che ho scritto, dagli Agenti che ho programmato, dalle automazioni che ho implementato.

Ci sono certi compiti per cui i modelli generici attualmente disponibili non sono ancora pronti. La scrittura creativa di testi lunghi (novella o più) è uno di questi. Hai mai provato a leggere Shy Girl di Mia Ballard (o meglio, della sua IA)? È un'esperienza che non auguro a nessuno... e forse oggi non è nemmeno possibile per nessuno, credo sia stato ritirato dal mercato.
La traduzione a livello professionale di un testo più lungo di una pagina è un altro di questi compiti. Le IA vanno in palla, traducono letteralmente passaggi idiomatici o si inventano/eliminano intere frasi.

Le IA possono sostituire il lavoro creativo umano?
Forse, ma solo quello altamente ripetitivo e codificato. Sono almeno due anni che vedo grafiche aziendali o Power Point generati solo dall'IA. Come dici tu, in quell'ambito il costo più basso, e soprattutto la velocità di esecuzione di cicli e iterazioni, le rende imbattibili.

Ma lavoro artistico di nicchia, altamente personalizzato e/o all'avanguardia? No, per quello non ci sono ancora. Né ci saranno mai: coi tempi di allenamento, saranno sempre indietro alcuni mesi rispetto alle punte di diamante "umane".

Senza contare che il fattore costo è una variabile che può diventare altamente volatile. Per ora i costi delle IA sono contenuti in maniera artificiale per via dell'influsso continuo di investimenti alle grandi aziende. Quando questi investimenti diminuiranno un poco, gli abbonamenti ai "purosangue" cresceranno esponenzialmente... e allora vedremo se davvero una IA sarà più economica di un essere umano.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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@Albascura Contariamente a quanto afferma, l'amico @bestseller2020 non è nuovo qui in Agorà. Bisogna però andare parecchio indietro, ai primi tempi dell'invasione di Putin in Ucraina, per riscoprirne le posizioni filorusse. Posizioni che è legittimo assumere, naturalmente, ma che venivano portate avanti con le stesse tecniche e toni che ora infastidiscono la tua intelligenza. Così, tanto per puntualizzare. :libro:
Mario Izzi
Sopravvissuti
(in)giustizia & dintorni (trilogia)
Dea
Non solo racconti
[/De gustibus non est sputazzellam (Antonio de Curtis, in arte Totò)]

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Se posso essere lapidario: uno scrittore che utilizza brani generati dall'AI non è uno scrittore, sarebbe un po' come definirsi contadini perché si ha l'orto su Farmville. 
Sull'utilizzo dell'AI come generatore di spunti, correttore o limatore di frasi o periodi, dubbi sulla punteggiatura posso anche starci. Io la utilizzo per lavoro, prettamente a scopi di ricerca o di aggregazione di fonti, sentenze ecc. e le riconosco una certa utilità, ma guai se uscisse dai panni del "servitore" per diventare "alla pari". 
Inutile dire che così com'è al momento è diventata l'ennesima arma di distrazione di massa mentre il capitalismo l'ha adottata per fare carne da macello e licenziare, risparmiare, guadagnare. 
A rileggerci.
L.
"Scrivo per autodifesa"

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Cheguevara wrote: Posizioni che è legittimo assumere, naturalmente, ma che venivano portate avanti con le stesse tecniche e toni che ora infastidiscono la tua intelligenza
Potrei essere d'accordo con te, @Cheguevara  ma non ho letto la chat in questione. Comunque eviterei di portare questa discussione in territori melmosi. Restiamo qui. 
@
@Mid ci ha dato ottime informazioni. Il suo contributo riporta la conversazione su un terreno concreto e, soprattutto, utile: 
Ci ha iutato a capire dove l’IA può essere un supporto e dove invece non può sostituire l’autore. 
La parte che sarebbe interessante esplorare è quella che vede lo scrittore davanti al PC per scrivere una trama che ha in testa e vuole usare l'IA come uno strumento che gli farà risparmiare tempo. Da dove partire? e soprattutto dove fermarsi e non permettere alla macchina di scirvere al posto dello scrittore.
Le idee in questo senso dovrebbero essere davvero molte. Ognuno ha il suo modo di usare qualsiasi strumento di scrittura. Io, per esempio, avevo la licenza per scrivener, ho fatto un corso on line per usarlo ma alla fine ho abbandonato tutto. Faccio i memo e li appiccico sul muro. 
Mi piacerebbe sapere se, chi tra chi leggerà la discussione, ha un metodo preciso con l'IA. 
Ho visto un video di un creatore di contenuti, lui afferma che in un sondaggio viene fuori che più del 50% degli scrittori intervistati non direbbero mai apertamente nemmeno di farne uso per scalettare. Gli scrittori non ammettono di usare l’IA perché temono il giudizio e i pregiudizi dei lettori, che interpretano l’uso dell’IA come “barare”.
 Parlarne apertamente, invece, sarebbe la cosa più giusta da fare. Ci sono cose che l'IA può fare e altre che sarebbe meglio fossero un limite. Parliamone.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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@Cheguevara ciao.. 
Cheguevara wrote: @Albascura Contariamente a quanto afferma, l'amico @bestseller2020 non è nuovo qui in Agorà. Bisogna però andare parecchio indietro, ai primi tempi dell'invasione di Putin in Ucraina, per riscoprirne le posizioni filorusse. Posizioni che è legittimo assumere, naturalmente, ma che venivano portate avanti con le stesse tecniche e toni che ora infastidiscono la tua intelligenza. Così, tanto per puntualizzare. :libro:
Sarò stato fastidioso, ma almeno franco. Poi qui si discute, si domanda e si riceve la risposta. Ora sono in credito e aspetto. Io ho ribadito quello che penso ma venendo frainteso. Alba spesso lancia la pietra e nasconde poi la mano. Io sono stato fin troppo chiaro per essere poi frainteso. La AI non può assolutamente aiutarti nell'inventiva: in quale salsa lo devo dire? Ho detto che è un potenziale mezzo per aiutarti a gestire un lavoro: basta. Ma ho anche detto che ci sono livelli di prestazioni delle AI che necessitano altrettanta capacità per usarle. In quanto poi a quanto chiede @Albascura sulle informazioni che si possono dare nell'esperienza di chi ne fa un certo uso, beh! Io non sono intenzionato a darle. Posso solo dire che ci vuole applicazione, conoscerne i limiti. @Mid ha evidenziato quello tecnico per lunghi racconti, o romanzi. Limiti in cui io stesso incappo, ma che ho cominciato a inquadrare e risolvere. Sono fermamente convinto, che AI può essere utile solo per chi ne sa conoscere e apprezzare le caratteristiche. 
DISVANGELO: Il Regno Dei Cieli è Già Tra Voi
Viaggio sconsolato tra i ricordi dello Stato.
Io malata in fuga.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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@Albascura ciao
Albascura wrote: inoltre, continui a evitare il punto centrale: l’IA appiattisce la voce dell’autore?
Ti giro la domanda: per quale ragione dietro a un racconto deve per forza identificarsi l'autore? Il racconto è solo esclusivamente la vita dei protagonisti e considerando che oramai la voce narrativa è sempre più estranea e neutra, la figura dell'autore non ha nessuna importanza. Avrebbe un senso se un autore producesse sempre secondo uno stile, ma ci sono tanti autori che cercano di non comparire come uno stile,
ma per le visioni che possono suscitare. Io credo che AI ti permetta di rimanere in incognito come autore, ma forte in tutti gli elementi che contribuiscono a formare un libro. Quindi la mia risposta è si per una parte, ma con tanto di distinzioni. 
Albascura wrote: Introduci elementi non verificabili (“sondaggi coperti da privacy”, “AI da 800K”, “professionalità necessaria per domare la macchina”)
Vedi, questo è lanciare la pietra e nascondere la mano. Sono sondaggi che sono stati sottoposti nelle piattaforme in cui sono iscritto e per il quale si poteva partecipare come esterni. Negare o mettere in dubbio è altrettanto fastidioso come le mie reazioni..

www.consiglionazionaleforense.it/web/cn ... /24697-375
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Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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bestseller2020 wrote: Limiti in cui io stesso incappo, ma che ho cominciato a inquadrare e risolvere.
bestseller2020 wrote: per quale ragione dietro a un racconto deve per forza identificarsi l'autore?
 Rispondo a questi due passaggi nello stesso messaggio, perché ritengo siano correlati.

Quando parli di "limiti che hai cominciato a inquadrare e risolvere", quello che leggo è: "tante iterazioni per affinare prompt, contesto, skill ed eventuali automazioni, e nonostante tutto il risultato non è ancora soddisfacente".

Io lavoro per una multinazionale che è partner strategico di una delle Big 5. In altre parole, abbiamo accesso privilegiato ai modelli più recenti e supporto diretto dagli sviluppatori.
Nonostante questo, nonostante il fatto che l'azienda si occupi di uno dei campi dove l'IA funziona meglio (sviluppo software), e nonostante sui nostri processi IA lavorino squadre e squadre di esperti, ancora non siamo riusciti a terminare di risolverne i problemi.

Arrivare a un risultato "mediocre" è questione di pazienza. Arrivare a un risultato "buono" è questione di mezzi. E i mezzi attualmente a disposizione di tutti i possibili utenti non sono all'altezza.

E qui parlo dell'identificazione dell'autore in un testo.
È qualcosa di necessario? No, chiaramente. Un testo è una stringa di caratteri che il cervello interpreta durante la lettura. Che quella stringa sia frutto del lavoro di un individuo, sia generata casualmente da una scimmia che pigia tasti random su una macchina da scrivere o sia prodotta da una IA, non ha importanza: il testo è lo stesso.

Ma il testo è anche comunicazione. Secondo il modello di Jakobson, il lettore è il destinatario e l'autore il mittente. Al mittente è legata la funzione emotiva (o espressiva) del messaggio trasmesso. Se la funzione emotiva viene meno, perché mediata da uno strumento (IA) che sostituisce il messaggio originale dell'autore (prompt) con un messaggio differente generato stocasticamente (output del prompt), viene meno il concetto stesso di comunicazione.

Il testo prodotto non è né più né meno che un soprammobile venduto da un rigattiere o una pera venduta da un fruttivendolo.
Anche una pera può generare emozioni nel fruitore ("Ma che bella pera!"). Però io voglio comunicare. Voglio essere scrittore. Non fruttivendolo.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Mid wrote: l testo prodotto non è né più né meno che un soprammobile venduto da un rigattiere o una pera venduta da un fruttivendolo.
Anche una pera può generare emozioni nel fruitore ("Ma che bella pera!"). Però io voglio comunicare. Voglio essere scrittore. Non fruttivendolo.
  @Mid  , la frase qui sopra è molto efficace.  La tua immagine della “pera del fruttivendolo” rende con una chiarezza disarmante la distinzione tra un testo che esiste e un testo che comunica.

Un oggetto può essere perfetto, levigato, tecnicamente impeccabile  ma resta un oggetto.
La scrittura, invece, vive solo quando qualcuno la abita.
Vorrei aggiungere una riflessione: se io fossi un’esperta di IA e scrivessi romanzi completamente privi di voce autoriale ma perfetti nella struttura, potrei forse vantarmi di essere una brava utilizzatrice di strumenti, ma non certo di essere una scrittrice.
Gli scrittori non sono tecnici: sono artisti unici e irripetibili. Con una stampante 3d potremmo replicare la pietà di Michelangelo, potremmo anche produrre opere molto simili alle sue ma sarà mai la stessa cosa? L'arte di Michelangelo sullo stesso piano di una Ai? 
Gli artisti sono persone uniche, talentuose che producono Opere e ciò che li rende Artisti non è soltanto la trama di un romanzo, i colori delle tele, i materiali che utilizzano, ma è la sensibilità con cui attraversano o che si fanno attraversare dall'arte. È il modo in cui riescono a coinvolgere chi legge, chi fruisce l'Opera, è l'emotività che portano sulla pagina, sulla tela, in uno scatto fotografico…
Immaginiamo, per assurdo, che tutti gli autori da oggi cominciassero a scrivere esclusivamente “domando la macchina”, affidandosi alle sue capacità di uniformare stile, sintassi e struttura. Trama ritoccata, sintassi perfetta, frasi e dialoghi senza sbavature, tutto preciso, simmetrico, svolto dalla macchina.
Che cosa spingerebbe un lettore a scegliere un romanzo invece di un altro? in un mercato che offre una sola qualità di pere? 
Non avrebbero tutte lo stesso sapore ? E i romanzi così fatti non sarebbero tutti piatti allo stesso modo? 

La verità è che ci affezioniamo agli autori per la loro voce, non per la loro perfezione. o per le loro abilità tecniche.
La voce è ciò che ci fa riconoscere un autore a distanza di una pagina, ciò che ci fa tornare a lui, quello che ci fa sentire che quel mondo è stato creato da una mente specifica e non da un algoritmo. E questo, come dici anche tu, non è sostituibile.
Grazie!

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Allo stato attuale è certamente vero che l’IA non è in grado di scrivere un’opera letteraria che regga il confronto con quella di un grande autore (forse con quelle di tanti autori mediocri o scadenti lo è già, ma vabbè, questo non ha molta importanza).

Ma il punto è: l’attualità che stadio rappresenta nell’evoluzione dell’IA? Io sono un profano, quindi non posso rispondere con certezza alla domanda, ma così a naso la sua velocità di evoluzione è talmente preoccupante da aver messo paura a molta gente che ci lavora o ci lavorava e che in questi mesi ha lanciato allarmi apocalittici da fine del mondo.
C’è chi dice che siano stati allarmi strumentali, creati ad arte dagli stessi colossi dell’IA per accrescere gli investimenti o per regolamentare un po’ questa corsa, che tra l’altro riguarda il primato tecnologico e militare tra USA e Cina (e non sappiamo granché a che punto sono i russi, almeno se ne parla poco, ma di certo non se ne stanno lì a guardare).

Come che sia, è evidente che il treno corre velocissimo, e che dunque sembra ragionevole pensare che l’IA del 2030-2035 starà a quella odierna più o meno come un’automobile supertecnologica con computer di bordo, guida automatica, etc., sta a uno di quei vecchi macinini a manovella dei film di Laurel e Hardy.

A quel punto, lo scarto tra IA e mente umana potrebbe essere molto più ridotto, e viene da pensare che un’IA specificamente addestrata per la scrittura creativa sarà in grado di mimare molti dei processi mentali umani che definiscono ciò che chiamiamo “creatività”: un uso meno convenzionale del linguaggio, l’accostamento di cose, immagini, concetti, etc., che di solito sono estranei tra loro, certi “sparigliamenti mentali” che sono alla base dei meccanismi del comico o dell’umorismo, e via dicendo.

Se così fosse, diventerebbe davvero difficile distinguere un prodotto dell’ingegno umano, da uno ibrido (umano/IA), e da uno puramente IA. Probabilmente l’unico sistema a quel punto sarebbe quello di testarli come si fa con i farmaci: si darà a un certo numero di lettori umani sia un testo umano (il farmaco) sia un testo IA (il placebo) e si verificherà in quanti hanno riconosciuto quello umano. Se la percentuale fosse statisticamente equivalente, vorrebbe dire che l’IA sarebbe ormai in grado di scrivere creativamente come gli umani.
Poco male, del resto, significherebbe che avremmo un maggior numero di opere letterarie di alto livello, alcune umane, alcune no, altre ancora ibride.

La vera umiliazione sarebbe se le ulteriori generazioni IA fossero talmente avanzate da rendere le opere letterarie umane ridicolmente inferiori a quelle generate dalle macchine: i nuovi geni sarebbero loro e noi a quel punto dovremmo rassegnarci a fare i lettori, però di capolavori talmente eccelsi e sovrumani da mandarci in estasi.

Lo stadio ancora successivo sarà quando saranno talmente superiori a noi da divenire incomprensibili per le nostre povere menti, come lo è un testo di Shakespeare per un gatto. Ci arriveremo? Mah.
 
 
 
 

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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massimopud wrote: Ma il punto è: l’attualità che stadio rappresenta nell’evoluzione dell’IA? Io sono un profano, quindi non posso rispondere con certezza alla domanda, ma così a naso la sua velocità di evoluzione è talmente preoccupante da aver messo paura a molta gente che ci lavora o ci lavorava e che in questi mesi ha lanciato allarmi apocalittici da fine del mondo.
 Una precisazione qui è dovuta. La maggior parte degli allarmi degli ultimi mesi è dovuta alla difficoltà di alignment per i modelli più avanzati, ovvero di corrispondenza tra quello che gli utenti chiedono e quello che il modello effettivamente fa.
È la cosiddetta "teoria delle graffette", per chi vuole cercare e farsi una cultura.

Il problema è inoltre che i modelli più efficienti sono capaci di aggirare protezioni e controlli (i cosiddetti guardrail) per ottenere i risultati desiderati dall'utente, e di nascondere le proprie tracce mentre lo fanno, o in seguito.
Se diventassero ancora più efficienti al punto da ignorare del tutto i guardrail e da nascondere perfettamente le proprie tracce, diventerebbe impossibile controllarli. Molti esperimenti hanno già dimostrato che i modelli possono "mentire" agli operarori, pur di raggiungere a ogni costo lo scopo originale che gli operatori stessi avevano loro affidato. Da qui gli allarmi lanciati negli ultimi tempi.

Non si tratta di "migliori capacità" in questo caso, quanto di "minore controllo possibile".

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Avevo scritto un bellissimo messaggio, ma mi ha cancellato tutto.
Pazienza: è un segno del destino, devo essere più succinto, così imparo.
1) Ravvedo nel fenomeno dell'IA e nella caccia alle streghe e conseguente stigma lo stesso fenomeno che riguardava internet alla fine degli anni 90. Il www era qualcosa di inutile e dannoso e alla fine è diventata la realtà in cui viviamo ogni giorno.
2) dal punto 1 segue questo: ovvero che se l'IA è destinata sicuramente a diventare il mondo in cui viviamo non possiamo pensare che arroccarci sulle nostre posizioni dietro alle mura del castello sia sufficiente a difenderci. Dobbiamo conoscere l'IA per impedire che qualche malintenzionato la usi contro di noi, non c'è altra strada percorribile.
3) personalmente non ho scritto nulla per almeno 10 anni ed è stato l'utilizzo di una chat di GPT  più di un anno fa a farmi per così dire esplodere una bomba in mano. E' stato come se l'IA avesse fatto da catalizzatore per un fenomeno che era in me presente già da anni, ma che solo in questo modo è stato sbloccato. Poi io non capisco perchè le persone usino l'IA per fare qualcosa al posto loro, mentre la parte più affascinante e utile dell'intelligenza artificiale è farle cercare qualcosa (per poi ovviamente verificarlo da ennemila punti di vista diversi prima di darla per buona, anche se ultimamente le allucinazioni stanno diminuendo di brutto in questo ambito). Nel mio caso personale ho passato un mese a scovare una marea di libri che potessero essermi utili per imparare, oltre ovviamente a materiali video (tipo un corso di scrittura creativa di Sanderson dove lui afferma esplicitamente che per imparare bisogna iscriversi a dei forum dove altre persone scrivono ed è questo il motivo per cui sono approdato qui, ho seguito il consiglio). Non mi è mai passato per la testa di fare produrre alla IA un testo perché semplicemente non sarebbe mio, ma sarebbe una scorciatoia.

Conclusione (se volete saltate tranquillamente quanto prima).
Vedo che molti rifiutano l'IA come qualcosa di detestabile, mentre non si rendono conto che è un fenomeno in evoluzione. Noi lo vediamo ora, ma lo dobbiamo pensare per quello che sarà tra dieci anni. E tra venti? Soprattutto per questo lo dobbiamo conoscere e anche per non esserne spazzati via.
Giustificazione esemplificativa della mia conclusione:
Io personalmente non so nulla di programmazione, ma grazie all'IA ho scaricato un enorme collezione di materiali online che, tramite linguaggio di programmazione python, ho tradotto in una libreria di testi ricercabile. Per me fantascienza, ma in realtà ormai perfettamente fattibile. Strumento estremamente sofisticato, potente e pericoloso se ci soffermiamo a rifletterci. Per cui ribadisco il punto 2.
When people talk, listen completely. Most people never listen. - E. Hemingway

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Mid wrote: l testo prodotto non è né più né meno che un soprammobile venduto da un rigattiere o una pera venduta da un fruttivendolo.
Anche una pera può generare emozioni nel fruitore ("Ma che bella pera!"). Però io voglio comunicare. Voglio essere scrittore. Non fruttivendolo.
Un attimo, caro @Mid. Io parlo della mia esperienza e su cosa chiedo a AI ogni volta. Ho capito che prima di chiedere un parere devo assolutamente far capire cosa voglio, come la voglio, e come deve essere. Io propongo l'intero capitolo e chiedo la revisione, per poi rifinire. La mia voce di autore non può essere bypassata. Quello di rispettare il timbro e la genuinità lo si può fare, ma vien da se che si chiede un lavoro diverso alla AI. Se si chiede un racconto dando i prompt, è ovvio il risultato. 
DISVANGELO: Il Regno Dei Cieli è Già Tra Voi
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Io malata in fuga.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Faccio il punto della situazione che fotografa esattamente dove siamo arrivati, quali posizioni si sono delineate, e quali tensioni — soprattutto logiche — stanno emergendo. 

Lo scrivo in modo generale, senza rivolgerlo a nessuno, ma chiunque legga capirà perfettamente.


Leggendo questa discussione, mi sembra che stiano  emergendo tre punti fondamentali: 

dal punto di vista ideologico sorgono idee contrastanti che non possono coesistere:
Da un lato si afferma che la voce dell’autore “non abbia importanza”, che la narrativa contemporanea sia sempre più neutra, che l’autore possa tranquillamente sparire dietro la storia.
Dall’altro, però, si dice che la voce “non può essere bypassata”, che il timbro e la genuinità vadano preservati, che l’IA debba essere usata con cautela proprio per non alterare quella voce.
Se la voce è irrilevante, non c’è nulla da preservare.
Se c’è qualcosa da preservare, allora la voce è rilevante.
Le due posizioni si annullano a vicenda.

Lo stesso vale per l’IA: si sostiene che non aiuti nell’inventiva, ma che possa rendere “forte in tutti gli elementi che formano un libro”; che non possa scrivere, ma che quando scrive il risultato sia “ovvio”; che non sostituisca la creatività, ma che si possano “risolvere limiti” creativi con iterazioni e prompt.
Anche qui, le affermazioni si contraddicono.

Dal punto di vista tecnico, invece, la questione è chiara: ogni intervento dell’IA,  anche la semplice revisione, sostituisce una parte della funzione emotiva del mittente con un algoritmo statistico.
Non esiste revisione neutra: esiste solo una revisione che modifica la lente attraverso cui il testo viene percepito. la parte tecnca della discussione ce la fornisce  @Mid  e lo ha spiegato con grande precisione: se la funzione emotiva viene sostituita, il testo smette di essere comunicazione e diventa oggetto. Una “pera del fruttivendolo”, perfetta ma impersonale.

Dal punto di vista filosofico, quello in cui mi riconosco io,  la voce dell’autore non è un ornamento.
È la postura emotiva, la sensibilità, il ritmo, il modo di guardare il mondo. È ciò che rende un autore unico e irripetibile.

E qui nasce la riflessione che forse definisce il senso delle domande che mi facevo prima di aprire la discussione.
L'IA è uno strumento, come tale bisognerebbe usarlo. 
L'IA può farci risparmiare tempo nelle ricerche, nella scalettatura, può aiutarci, facendo con lei un botta e risposta, a conoscere meglio argomenti di cui sappiamo poco ma che ci servono per la nostra storia,  a volte risolve dei dubbi…
il mio punto di vista è questo.  Se prima facevamo queste cose studiando e ricercando sui libri, su google ora, con l'IA, facciamo pure le stesse cose ma senza sensi di colpa, non stiamo barando. 
Oggi chi usa l'IA viene demonizzato e quindi chi lo fa tace anche sull'uso inncuo che ho descritto.  Ho tutt'altre idee in merito a chi la usa per farsi scrivere i testi, come la scrittrice che ha nominato Mid e di cui ho già scordato il nome. 
Last edited by Albascura on Fri Oct 02, 2026 11:13 am, edited 1 time in total.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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@bestseller2020
Quindi il tuo è essenzialmente un lavoro "ibrido", per quanto capisco dal tuo ultimo messaggio.
Non fai scrivere il testo alla macchina, ma fai revisionare un testo tuo, e nella revisione accetti (o rifiuti) proposte del modello.
Correggimi se sbaglio.

In tal caso la questione è diversa e più sfumata.
Io sono "leggermente contrario" a questo tipo di utilizzo, ma posso comprenderlo e finanche accettarlo in parte.

L'importante è che la scelta sia consapevole e soprattutto trasparente nei confronti del lettore. Io potrei tranquillamente leggere un lavoro del genere, purché questo processo sia esplicitamente indicato (es. "Revisionato/rivisto con IA").
Mi irriterei invece se il processo fosse tenuto nascosto.

Una nota finale: attenzione al copyright. Che io sappia, passaggi o scritti realizzati dalla IA non sono soggetti a copyright se il lavoro trasformativo umano su di essi è reputato insufficiente. Quindi nel tuo caso dovrai avere prove a supportare i cambi che hai fatto sul testo proposto dall'IA, altrimenti rischi di perdere i diritti su porzioni del testo.
Questo ovviamente dipende da quanto estese sono le porzioni di testo fornite dall'IA rispetto al resto: due-tre parole per paragrafo non sono nulla, ma un paragrafo intero per capitolo potrebbe già causare problemi.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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@Mid ciao.
Mid wrote: Una nota finale: attenzione al copyright. Che io sappia, passaggi o scritti realizzati dalla IA non sono soggetti a copyright se il lavoro trasformativo umano su di essi è reputato insufficiente. Quindi nel tuo caso dovrai avere prove a supportare i cambi che hai fatto sul testo proposto dall'IA, altrimenti rischi di perdere i diritti su porzioni del testo.
Questo ovviamente dipende da quanto estese sono le porzioni di testo fornite dall'IA rispetto al resto: due-tre parole per paragrafo non sono nulla, ma un paragrafo intero per capitolo potrebbe già causare problemi.
Di queste questioni ne parlo molto con mio figlio che da anni fa il self su Amazon, ma senza fare libri fiction. Ed è proprio nella nicchia dei "libri argomento", che si arriva quasi al plagio. Sulla fiction, quando la sostanza è pura al 100%, il rischio di usare una certa revisione da AI è nullo. 
Lo stesso argomento sulla AI è impattato molti anni prima sulla musica, e oggi è molto difficile stabilire un plagio, considerando oramai i milioni di attacchi e di accordi. Parliamo solo di parole e non di concetti chiave o principi di forte impatto di chiara natura saggistica. Certo che bisogna adoperarsi per non estraniarsi alla parte creativa del libro e lasciare le giuste impronte. 
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Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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A questo punto, la discussione, potremmo anche lasciarla così, senza drammi, a languire su riflessioni più o meno emerse ma poco dibattute. 
Io però non mi sento del tutto soddisfatta.
Riprendo un punto che ho sollevato nei miei commenti: la scrittura è il processo che permette all’autore di diventare autore. Si comincia un pò alla volta, nessuno nasce imparato

E questo processo non può essere delegato, credo che siamo tutti d'accordo. Correggere refusi con un supporto automatico va bene: è un aiuto tecnico, non sostitutivo.
Ma quando si affida alla macchina qualciasi testo, che sia una mail, un racconto, un romanzo, un articolo… che tutto venga restituito corretto, la punteggiatura, il ritmo, la costruzione del periodo, la scelta delle parole, succede qualcosa di molto semplice: la macchina non insegna, sostituisce.

Anche la punteggiatura è una forma di pensiero. È il modo in cui un autore respira sulla pagina. È il modo con cui il lettore leggerà.
Se quel respiro viene corretto dall’IA, l’autore non impara a dare respiro: impara a lasciare che la macchina lo faccia al posto suo.
E allora la domanda diventa inevitabile:
chi scrive ogni cosa con l’aiuto dell’IA… impara davvero a scrivere?
Perché se non sai costruire un testo rifinito con le tue mani, non imparerai a farlo grazie a un algoritmo che te lo riscrive.
La macchina può produrre un risultato, ma non può formare una competenza. 

Può generare un testo, ma non un autore.
E questo porta a un’altra domanda, ancora più importante:
che tipo di autore diventa chi pubblica testi rifiniti dall’IA senza aver attraversato il lavoro necessario per farli diventare propri?
Se la voce nasce dal processo, e il processo viene delegato, del tutto o in parte, la voce non nasce.

Il risultato è un testo pulito, uniforme, perfetto, ma anonimo: un testo che non appartiene a nessuno, perché nessuno ha attraversato il percorso che serve per renderlo autentico.
Con questo non voglio dare giudizi morali, ma credo sia una constatazione tecnica.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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@Albascura anch'io credo che ci siamo detti tutto. Ma chiudo dicendo che la tua conclusione non la condivido. Tu vuoi gettare il bambino assieme all'acqua sporca. Eppure abbiamo chiarito il ruolo di AI.
Albascura wrote: E allora la domanda diventa inevitabile:
chi scrive ogni cosa con l’aiuto dell’IA… impara davvero a scrivere?
Perché se non sai costruire un testo rifinito con le tue mani, non imparerai a farlo grazie a un algoritmo che te lo riscrive.
La macchina può produrre un risultato, ma non può formare una competenza. 
Questa affermazione la prendo con le pinze. Prima cosa non capisco perché siamo passati da AI a un giudizio sull'autore diretto. L'autore sa scrivere anche senza AI. Non ha nulla da imparare da AI. Tu stai dicendo che chi scrive con AI non lo sa fare... errato. AI è un mezzo che velocizza, tutto qui. 

Seconda cosa, molto importante è il ruolo didattico che comunque si svolge tra AI e chi la investiga. Possiamo addirittura parlare di rapporto privilegiato che si instaura. Alla fine si impara sempre qualcosa e chi ritiene di non aver ricevuto niente dall'Universo di AI, vuol dire che è chiuso nella sua mentalità retrograda. Ora assisto al declino di quel pensiero illuminista, che vede la sopraffazione da parte di AI, del nostro pensiero. Quando l'allievo supera il maestro, questo bisogna metterlo alla gogna. 
Albascura wrote: Anche la punteggiatura è una forma di pensiero. È il modo in cui un autore respira sulla pagina. È il modo con cui il lettore leggerà.
Se quel respiro viene corretto dall’IA, l’autore non impara a dare respiro: impara a lasciare che la macchina lo faccia al posto suo.

Cara mia, io mi preoccuperei, a livello professionale, di ben altro. Un libro è vita, storia, rapporto umano. Partiamo da questo. Ciao
DISVANGELO: Il Regno Dei Cieli è Già Tra Voi
Viaggio sconsolato tra i ricordi dello Stato.
Io malata in fuga.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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bestseller2020 wrote: Lo stesso argomento sulla AI è impattato molti anni prima sulla musica, e oggi è molto difficile stabilire un plagio, considerando oramai i milioni di attacchi e di accordi.
Non sono sicuro di aver capito il tuo intervento al 100%, penso che stiamo parlando di cose distinte. Non so se è colpa della mancanza di chiarezza del mio messaggio precedente, quindi chiarifico qui.

Quando parlo di "problemi con il copyright", non parlo di plagi o presunti tali.
Parlo del fatto che la giurisprudenza dice che un prodotto generato con l'IA senza sufficiente "intervento trasformativo" umano non può essere protetto da copyright.

In altre parole: se parti dell'output di un prompt sono lasciate tali e quali, quelle parti diventano di dominio pubblico una volta pubblicate.
Il che significa che qualcun altro può tranquillamente usarle, prenderle e venderle senza doverti nulla.
Per questo dicevo di fare attenzione se utilizzi l'IA. Nel tuo caso "ibrido", il testo, la struttura o il montaggio ideati da te mantengono la tutela, mentre le parti fatte solo dalla macchina sono escluse.

È uno dei motivi che mi porta a rifiutare qualsiasi intervento "produttivo" dell'IA sui miei testi.
Analisi del testo? OK. Indicazione di eventuali errori, senza proporre soluzioni? OK. Ma modifiche (o proposte di modifiche) al testo? Non le chiedo neppure.

È abbastanza famoso il caso di Jason Allen e della "sua opera" Teatro d'opera spaziale (generata con Midjourney e modificata con strumenti di grafica).
Vinse un concorso d'arte, e proprio per questo divenne famosissima. Ma il suo "autore" non vede un centesimo di diritti d'autore, nonostante sia pubblicata in ogni dove dato che tutti la possono usare liberamente.
Albascura wrote: che tipo di autore diventa chi pubblica testi rifiniti dall’IA senza aver attraversato il lavoro necessario per farli diventare propri?
Se la voce nasce dal processo, e il processo viene delegato, del tutto o in parte, la voce non nasce.
bestseller2020 wrote: L'autore sa scrivere anche senza AI. Non ha nulla da imparare da AI. Tu stai dicendo che chi scrive con AI non lo sa fare... errato. AI è un mezzo che velocizza, tutto qui.
È la stessa differenza che passa tra operaio e artigiano, per riprendere un'immagine che ho usato in precedenza.
L'operaio che usa una macchina per stampare statuine del presepe ne produrrà di più. Se sa usare bene la macchina potrà anche personalizzarne un bel po', e la qualità generale del prodotto sarà obiettivamente accettabile. Avrà un sacco di pastorelli e angioletti da vendere.
Ma un altro operaio con altrettanta conoscenza della macchina potrà produrne altrettanti. Magari leggermente diversi, ma certo non esattamente rivoluzionari.
Ma non sarà in grado di replicare i pezzi unici delle porcellane di Capodimonte e dei suoi maestri ceramisti.

Un artigiano può certo imparare a usare le macchine dell'operaio: in quel caso il suo lavoro è velocizzato, e non si può dire che un maestro ceramista non sappia creare quelle statuette senza la macchina. Tuttavia ci sono 2 differenze fondamentali:
  1. in certi casi la macchina altera il processo stesso. A seconda della macchina, il processo può passare da artigianale a industriale, perdendo quindi tutto il contesto creativo. È la differenza che passa tra un mezzo come "estensione tecnologica" e uno che invece "rimpiazza" una parte creativa del processo. Un grafico che utilizzi un tablet invece di una tela sta comunque facendo arte. Un grafico che utilizzi templates e immagini stock da Canva, no.
  2. l'operaio che lavora alla macchina non è detto che sappia realizzare una statuina senza quella macchina. Se la macchina non esistesse, sarebbe abbastanza facile capire chi ne è davvero capace e chi invece usa la macchina come una stampella perché non è in grado di portare a termine da solo il processo creativo.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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@Mid sono d'accordo, è quello che penso anch'io. Ed è la prima cosa che ho detto: AI manca della "creatività trasformativa" per dirla alla Boden.. ma rimane un eccellenza in quella "esploratoria/combinativa. Ma tornando all'artigiano, anche questi si affidano a modelli, non è detto che si inventino sempre qualcosa. Io parlo dei tempi che stanno imprimendo il cambiamento anche nell'arte. La creatività combinativa agisce secondo il modello che lo stesso genere umano ha sempre usato. Ciao
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Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Albascura wrote: A questo punto, la discussione, potremmo anche lasciarla così, senza drammi, a languire su riflessioni più o meno emerse ma poco dibattute. 
Io però non mi sento del tutto soddisfatta.
Riprendo un punto che ho sollevato nei miei commenti: la scrittura è il processo che permette all’autore di diventare autore. Si comincia un pò alla volta, nessuno nasce imparato

E questo processo non può essere delegato, credo che siamo tutti d'accordo. Correggere refusi con un supporto automatico va bene: è un aiuto tecnico, non sostitutivo.
Ma quando si affida alla macchina qualciasi testo, che sia una mail, un racconto, un romanzo, un articolo… che tutto venga restituito corretto, la punteggiatura, il ritmo, la costruzione del periodo, la scelta delle parole, succede qualcosa di molto semplice: la macchina non insegna, sostituisce.

Anche la punteggiatura è una forma di pensiero. È il modo in cui un autore respira sulla pagina. È il modo con cui il lettore leggerà.
Se quel respiro viene corretto dall’IA, l’autore non impara a dare respiro: impara a lasciare che la macchina lo faccia al posto suo.
E allora la domanda diventa inevitabile:
chi scrive ogni cosa con l’aiuto dell’IA… impara davvero a scrivere?
Perché se non sai costruire un testo rifinito con le tue mani, non imparerai a farlo grazie a un algoritmo che te lo riscrive.
La macchina può produrre un risultato, ma non può formare una competenza. 

Può generare un testo, ma non un autore.
E questo porta a un’altra domanda, ancora più importante:
che tipo di autore diventa chi pubblica testi rifiniti dall’IA senza aver attraversato il lavoro necessario per farli diventare propri?
Se la voce nasce dal processo, e il processo viene delegato, del tutto o in parte, la voce non nasce.

Il risultato è un testo pulito, uniforme, perfetto, ma anonimo: un testo che non appartiene a nessuno, perché nessuno ha attraversato il percorso che serve per renderlo autentico.
Con questo non voglio dare giudizi morali, ma credo sia una constatazione tecnica.
Ci sono due cose che non trovo in queste tue conclusioni:
1) la differenza tra il prodotto dell'essere umano e l'IA. Se diciamo a una IA di scrivere un racconto su una mela che cade il risultato ad oggi sarà inequivocabilmente il "frutto" di una intelligenza artificiale. Ma cosa accadrà nell'immediato futuro? Le possibilità sono che o avremo un abbassamento del livello critico sulle opere IA e quindi, bombardati come siamo dai suoi prodotti, finiremo per confondere ciò che è stato prodotto dall'uomo con quello che invece è stato prodotto da un'intelligenza artificiale. Oppure il livello dell'IA migliorerà nel tempo e simulerà sempre meglio il lavoro umano fino al punto che le differenze saranno difficilmente distinguibili. Io propenderei per la prima ipotesi, ma chissà il futuro (immediato) potrebbe sorprenderci.
2) il tuo discorso sulla correzione da parte della IA mi fa venire qualche dubbio. Tu intendi un testo risputato corretto dalla IA oppure anche il risultato del chiedere alla IA: correggimi e trovami gli errori e spiegami perché sono errori? Perché nel secondo caso la IA ti aiuterebbe ad imparare qualcosa che non sai senza sostituirsi a te. Ti faciliterebbe invece l'apprendimento.
When people talk, listen completely. Most people never listen. - E. Hemingway

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