Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Poeta Zaza wrote: @Akhaten

Triste quello che dici, e siamo almeno in due a sperare che non sia quella la strada...

Per sdrammatizzare, ricalco le domande di @Albascura  Sapete cosa ho pensato?  :D

Di chiedere la risposta ai tre quesiti proprio a lei, la fantomatica  I.A.! Che ha letto in un nano secondo  :libro:

e mi ha risposto così:

Sulla voce dell'autore: Si preserva rivendicando le proprie "ossessioni", le proprie imperfezioni stilistiche e il coraggio di rischiare metafore non convenzionali. L'IA opera per media statistica (sceglie la parola più probabile); l'autore deve operare per scarto (scegliere la parola inaspettata).

Sulla credibilità: Chi usa l'IA per "scrivere al posto suo" rischia di diventare sostituibile. L'unico modo per non perdere credibilità è far sì che la macchina non tocchi mai la stesura finale del testo.

Sulla crescita nei forum di scrittura: Comunità come quella citata nel testo mantengono il loro valore proprio perché offrono il feedback umano, crudo e imperfetto di altri lettori. Sostituire il confronto con i pari con un giudizio sintetico dell'IA equivale a rinunciare alla palestra collettiva che ha sempre formato i grandi autori.
Mi sembrano risposte compiacenti per ingraziarsi, o non inimicarsi, l'essere umano che le ha poste. Ma forse sono io a essere prevenuto.
Mario Izzi
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Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Albascura wrote: Il tuo intervento è importante perché ci ricorda che la sfida non è solo tecnica: è culturale. E riguarda tutti noi.
Anche per questo ho aperto questa discussione.
Non possiamo impedire a qualcuno di pubblicare un romanzo generato dall’IA. Ma possiamo scegliere di non dargli seguito. Possiamo scegliere di non confondere la precisione algoritmica con la voce. Possiamo scegliere di difendere la crescita personale, l’artigianato, la fatica.
Insomma io penso che gli scrittori siano insieme produttori e fruitori di un prodotto, questo ci mette di fronte a delle responsabilità. Io voglio assumermi la responsabiltà di quello che produco, delle parole che scrivo e non posso certo seguire le ideologie di mercato e produrre lbri che non comprerei mai. Anche la coerenza è del tutto umana. Purtroppo è tutto vero quello che hai scritto nel post, ma voglio avere fiducia e non seguire i miraggi del mondo che ci si para davanti. Tutto ciò è molto triste spero anch'io che la tua profezia non si avveri.
Noi siamo ancora in grado di non confondere la precisione algoritmica con la voce. Sarà lo stesso quando coloro che oggi sono bambini o non ancora nati, raggiungeranno l'età della ragione? Oppure l'algoritmo sarà talmente dominante nella loro cultura, da preferirlo alla voce, ormai antica, di chi è stato?
Mario Izzi
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@Mid Vero che l'artigianato è sopravvissuto all'imporsi dell'industria, ma la quantità di beni prodotti dagli artigiani è risibile rispetto ai beni prodotti dall'industria, e la loro incidenza sul PIL è pari allo zero virgola. Se accadrà la stessa cosa col dominio dell'IA, i libri prodotti dall'ingegno umano rischiano di fare la stessa fine. Io, per ragioni anagrafiche, non ci sarò, e non mi dispiace affatto.
Mario Izzi
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Cheguevara wrote: @Mid Vero che l'artigianato è sopravvissuto all'imporsi dell'industria, ma la quantità di beni prodotti dagli artigiani è risibile rispetto ai beni prodotti dall'industria, e la loro incidenza sul PIL è pari allo zero virgola. Se accadrà la stessa cosa col dominio dell'IA, i libri prodotti dall'ingegno umano rischiano di fare la stessa fine. Io, per ragioni anagrafiche, non ci sarò, e non mi dispiace affatto.
Conta che già adesso in Italia l'editoria vale al massimo lo zero-virgola del PIL. Qui c'è qualche dato in più.

Non conta la quantità, ma la qualità.
Già prima dell'avvento dell'IA gli scaffali erano sommersi di migliaia di testi che sprecavano solo carta, inchiostro e spazio. L'ultimo numero che ricordo, risalente a 7-8 anni fa, era di 80.000 titoli pubblicati ogni anno solo in Italia. 220 al giorno.

Un lettore "fortissimo" legge all'anno circa 50 titoli. Io, che pure mi ritengo forte, arrivo a malapena a una trentina.
Già allora bastava un giorno di pubblicazioni per darmi 7 anni di letture. In 6-7 giorni avrei abbastanza libri da leggere per tutto il resto della mia vita.

Ora con l'IA probabilmente avremo centinaia di migliaia di libri ogni anno. Migliaia al giorno.
Cambierà qualcosa? Io non credo.
I libri che varrà la pena leggere continueranno a essere pochissimi. Forse sarà più difficile trovarli a mano tra molti altri titoli, ma sono sicuro che resteranno siti e community focalizzati su letture di qualità.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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@Mid OK, sarà più difficile trovarli, e sarà più difficile che ci siano persone a cercarli, quando la gente sarà vissuta, dall'inizio, nel mondo dell'IA. Un'esigua minoranza, un'elite, una setta di devoti. Pare uno scenario fantascientifico eppure, se pensiamo alla fantascienza di qualche decennio fa, la realtà ha superato, in molti casi, la fantasia. Un futuro che non mi piace e nel quale, come già spiegato, per fortuna non sarò presente. :(
Mario Izzi
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Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Ho aperto questa discussione per un mio interesse personale come autrice, dicevo nel post di apertura.
Prima di scrivere il post iniziale ho passato una settimana a fare ricerche, perché la domanda che mi girava in testa era semplice ma enorme:
perché alcuni divulgatori, youtuber e creatori di contenuti promuovono l’uso dell’IA, mentre altri la demonizzano? 
Dov’è il confine? Chi ha ragione? E perché chi cerca “regole” poi vende corsi per mascherare l’uso dell’IA? L'incoerenza di alcuni che scrivono nei loro blog, forum, che fanno video informazione sulla scrittura, autori affermati che hanno già pubblicato, certe volte mi ha lasciato allibita. Naturalmente non posso fare nomi, o citare fonti in questo senso e mi dispiace.
Più cercavo, più mi accorgevo che l’argomento non è locale, non è marginale. È molto più grande di quanto sembri dal silenzio di questa discussione.
Fuori da qui il dibattito è vivo, acceso, globale.

    Il New York Times ha vietato l’uso dell’IA ai freelance per proteggere l’autenticità dei testi.Studi universitari mostrano che la riscrittura IA riduce la variabilità stilistica dal 21% al 50%, appiattendo la voce dell’autore.Case editrici come Hachette, Macmillan e McGraw Hill stanno facendo causa a Meta perché l’IA ha “imparato” da milioni di libri protetti da copyright.Copywriter professionisti parlano di testi “vampiri di attenzione”: scorrono bene, ma non lasciano nulla. 
    Le fonti:
    https://it.actualidadliteratura.com/Il-dibattito-sulla-scrittura-autentica--la-regolamentazione-e-le-nuove-pratiche/?utm_source=copilot.com#google_vignette
    https://www.theguardian.com/technology/2026/may/05/publishers-sue-meta-copyright-ai 
Ma ho trovato molto altro,  in giro è pieno di persone che si interrrogano su questo argomento. Qui dentro, invece, abbiamo superato le 600 visite, ma hanno partecipato solo sei persone.
Perché?
Forse perché questo tema tocca direttamente chi scrive,  perché parlare di voce, credibilità, crescita personale significa esporsi?
Forse perché molti usano l’IA come strumento e non sanno se dirlo. O perché non è facile ammettere che la levigatezza dell’algoritmo può diventare una trappola?
Io non voglio demonizzare nessuno.
Credo che l’IA possa essere uno strumento utile, se usato con consapevolezza ed è questo che conta, credo anche che ogni autore debba scegliere il proprio percorso valutando pro e contro. Ho fatto un elenco: 

Pro dell’IA (quando si usa come uno strumento): 
sblocca la pagina bianca
aiuta a riordinare idee
suggerisce varianti
corregge refusi 
accelera il lavoro

Contro dell’IA (quando sostituisce l’autore): 
appiattisce la voce
uniforma lo stile
indebolisce la crescita personale
rende l’autore sostituibile
cancella le imperfezioni che rendono unico un testo

E allora rilancio la domanda, a chi ha letto in silenzio e a chi ha già partecipato:
Come possiamo, come comunità, cercare, almeno, di preservare la nostra voce, il nostro stile senza demonizzare chi usa l’IA? 
Come possiamo riconoscere i testi omologati, neutralizzati, senza trasformare la discussione in una caccia alle streghe? 
Possiamo difendere la crescita personale nella scrittura in un’epoca in cui tutto è immediato? in un epoca in cui, con l'utilizzo di uno strumento, rischiamo di lasciarci sovrastare?
Mi piacerebbe sentire anche la vostra opinione. Di quelli che frequentano l'officina, i contest e anche degli staffer.
Anche solo una frase, un dubbio, un’esperienza.
Se fuori da qui il dibattito è vivo, di largo interesse, non vedo perché noi dovremmo restare in silenzio.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Non partecipo ai contest perché non ho nulla da dimostrare e, alla mia età, neanche da migliorare: quello che  fatto, è fatto. Ma non mi stupisce che siamo solo in sei a dibattere su quest'argomento: quando si parlava di politica, interna o estera, eravamo addirittura in meno, i quattro amici al bar, di due dei quali al momento si sono perse le tracce. Perché? Non saprei, forse perché siamo il Paese in cui la metà della gente se ne frega anche di andare a votare. O forse perché a chi è perennemente connesso al suo smartphone non avanza tempo, neanche per i figli, figurarsi per discutere, qualsiasi sia la tematica.  :aka:
Mario Izzi
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Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Cheguevara wrote: Non partecipo ai contest perché non ho nulla da dimostrare
Che, capisco bene ciò che intendi quando dici che non partecipi ai contest perché non hai nulla da dimostrare.
È una posizione legittima, e in fondo ognuno vive il forum secondo il proprio percorso.
Vorrei però aggiungere che  i contest non nascono per dimostrare qualcosa.

Molti di noi partecipano per motivi molto diversi, per divertirsi, per mettersi alla prova, per confrontarsi, per uscire dalla comfort zone, o semplicemente perché scrivere un racconto su un tema dato è un gioco creativo che fa bene alla testa, inoltre, questi giochi sono una miniera di idee.

Io stessa partecipo, ma non certo per dimostrare qualcosa, a chi poi? agli altri? a me stessa?: lo faccio perché mi piace, perché mi stimola, perché mi permette di vedere come reagisco a un vincolo narrativo, ad altri generi letterari anche lontanissimi da me.

Per me, e credo per tutti, non è una gara di bravura, né un esame. È un modo per restare in movimento. L'allenamento paga, e qui è gratis.
E forse questo si collega anche al tema della discussione: la crescita personale non è un obbligo, ma un’attitudine. se mentro scrivo il mio romanzo mi alleno, con un gruppo di amici, secondo me non è voler dimostrare ma semplicemente partecipare. 
E guarda Che, che ti aspetto al prossimo contest. Non mancare, ci conto.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Tutti nascono come originali, ma molti muoiono come fotocopie (San Carlo Acutis).

Mi sto ricredendo dal mio pessimismo sulle conseguenze dell'avvento dell'I.A.

Pensavo a un progressivo abbandono dei centri di "costruzione della scrittura" come il nostro, per esempio.

In realtà, la nicchia di un "vero scrivere", la ricerca di apprendere, con fatica e sudore, il proprio stile, vale la candela per tutti: questa la mia

considerazione a mente fredda.

E in molti, anche se non subito, torneranno e altri ci cercheranno, e sarà perché avranno bisogno di uno scrivere "reale". E di leggere "sano":  :libro:

Non c'è niente di grande che non sia frutto di sacrificio: per aspera ad astra...

Impegniamoci con le nostre forze nell'obiettivo di rendere appetibile la frequentazione dei Mondi di cui scriviamo.

In un mondo di racconti artificiali, penso e spero che i laboratori di scrittura come Costruttori di Mondi restino territori incontaminati (con marginali

sterpaglie),  mondi che invoglino a essere visitati allo scopo della conquista e del perfezionamento dello stile di ognuno:  l'originale.
Di sabbia e catrame è la vita:
o scorre o si lega alle dita.


Poeta con te - Tre spunti di versi

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Albascura wrote: Molti di noi partecipano per motivi molto diversi, per divertirsi, per mettersi alla prova, per confrontarsi, per uscire dalla comfort zone, o semplicemente perché scrivere un racconto su un tema dato è un gioco creativo che fa bene alla testa, inoltre, questi giochi sono una miniera di idee.
Sottolineo e sottoscrivo. Alcuni dei miei pezzi migliori sono venuti fuori da questi contest. :) 
La pressione di una data di scadenza così ravvicinata è un bello sprone. L'idea di ricevere commenti e feedback ancora di più.
Certo, molti di quei racconti NON sono maturi per la pubblicazione alla fine dei contest, ma credo che lo possano diventare con un po' di editing. Come dici, sono sempre stati davvero una miniera di idee.
Albascura wrote: Contro dell’IA (quando sostituisce l’autore): 
...
rende l’autore sostituibile
Questo è un altro punto che volevo sottolineare.
Nel futuro, con il miglioramento dei modelli IA, alcuni scrittori finiranno davvero per essere sostituiti. È inevitabile.
Ma credo si tratterà principalmente di chi scrive con target di intrattenimento puro, e in generi specifici e molto codificati. Il motivo? Più un genere è codificato, più è facile "programmare" un contenuto perché aderisca a queste specifiche.
Succede già con le IA che generano musica. Prova a chiedere un pezzo country o epic metal a Udio: lo genera in 5 minuti, ed è difficile distinguerlo da un pezzo "vero" se non si ha l'orecchio allenato.
Prova però a chiedere un fusion jazz/rock/flamenco: sputerà fuori un coacervo orribile e cacofonico, oppure qualcosa di più semplice che NON si avvicina per niente a quanto richiesto.

A chi si avvicina adesso alla scrittura, il mio consiglio è: specializzatevi in aree di nicchia, più letterarie e meno codificate.
Io posso immaginarmi un'IA che tra qualche anno riuscirà a scrivere un fantasy classico o un thriller decente. Ma qualcosa tipo "La strada" di McCarthy? "Non lasciarmi" di Ishiguro? "I figli della mezzanotte" di Rushdie? "Fiori per Algernon" di Keyes? Ne dubito. 

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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@Albascura Forse ho dato l'impressione di snobbare i contest per saccenza, ma ti assicuro che non è così. E' che sono fatto a modo mio, sono uno che scrive solo di cose che sa per esserci passato, per cui la scrittura non è esercizio, ma sfogo. E' per questo che non scrivo più niente da un paio d'anni, perché non mi pare di avere qualcosa da dire: di novità ce ne sono tante, ma sono percorsi che non conosco, strade che non ho praticato. Eppoi, una sana stanchezza dopo aver fatto di tutto e di più in una vita non breve, ci sta. Partecipare alle discussioni è diverso: basta guardarsi intorno per farsi un'opinione e difenderla discutendo viene normale. Un saluto.
Mario Izzi
Sopravvissuti
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Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Ci sarebbe da discutere tanto su AI.
Io la trovo utile come segretaria tutto fare. Ma per esperienza devo dire che bisogna imparare ad usarla consapevolmente. Io la trovo simile a un cavallo da domare, in quanto fa quello che vuole. Bisogna saper dare indicazioni continue, e ricontrollare sempre tutto ed essere pronti a capire gli errori che prende a fare quando non gli tieni testa. Sinceramente se riesci a domarla, questa AI, è un valido aiuto. Ma se non hai fantasia, originalità, perspicacia, inventiva, inutile chiederla ad AI di limitare le tue mancanze.. Questa ricalca sempre la figura di chi la usa. Un fedele specchio della tua immagine. Si comporta come ti comporti tu. Se sei mediocre, mediocri saranno le risposte che riceverai, per le tue domande o richieste mediocri. Il frutti di AI non sono per tutti. Questo è un dato di fatto. Ciao a tutti.
DISVANGELO: Il Regno Dei Cieli è Già Tra Voi
Viaggio sconsolato tra i ricordi dello Stato.
Io malata in fuga.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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@Albascura ciao.. Io non frequento Agorà e solo dall'avviso del labcontest mi accorgo del tuo post. Ho già detto qualcosa sopra ma vorrei essere più preciso, dato che ho il tempo per farlo: ho lo stufato che cuoce e devo aspettare..
Facciamoci una domanda seria. Cosa chiediamo noi a AI? Se è colmare le lacune su sintassi, punteggiatura, è senz'altro un valido aiuto. Ma se chiediamo di avere inventiva.. lasciamo perdere. Mi viene da fare riferimento a quello che è successo da poco nel mondo fatato di Hollywood: migliaia di sceneggiatori licenziati dalle case di produzione. E per questo senza che nessuno abbia potuto dimostrare che un bravo sceneggiatore potesse dimostrarsi migliore in tutti i sensi. Sono i costi di produzione che hanno costretto le case ad usare AI. Ma vedi, fare sceneggiatura con AI ha costi e tempi ridottissimi e risultati ottimi. Ma ripeto quello che ho già detto sopra: se sei mediocre anche AI sarà mediocre. Le sceneggiature a Hollywood sono fatte sì con AI, ma dietro l'AI, ci sono persone preparatissime, mica sceneggiatori in erba.. Solo chi ha ingegno e capacità può sostituire altre persone, facendo il lavoro in tempo minore e con risultato.. Poi, sappiate che AI è un mezzo potente per chi ha la capacità di comprendere il suo funzionamento. Certo, AI nel campo della narrativa, mai sarà in grado di sostituire l'autore, ma in campo legale, già in UK è di normale uso e qui da noi, spesso mi è capitato di partecipare a sondaggi sulla sua utilità nel nostro sistema giudicante.. quindi, di entrare nelle decisioni di merito. Per gli avvocati però è solo un archivio di velocità estrema; in pochi secondi hai riferimenti normativi e la giurisprudenza che fa testo.. ma anche per questo campo, bisogna essere capaci a usarla. Chiudo dicendo che è un mezzo potentissimo e pericoloso dato che ci sono altrettanto persone potenti e pericolose. AI non è pericolosa in quanto tale, ma per l'utilizzo di cui si può farne. Quindi, mai da sola potrà fermare il mondo o distruggerlo: ci vorrà sempre qualcuno che le dia il giusto imput..
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Io malata in fuga.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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bestseller2020 wrote: Ci sarebbe da discutere tanto su AI.
Infatti! facciamolo in piena serenità.
bestseller2020 wrote: Io la trovo simile a un cavallo da domare, in quanto fa quello che vuole.
L'IA non fa quello che vuole, risponde ai prompt. Questa metafora sembra potente ma non è realistica. Scusami :bandiera:
bestseller2020 wrote: Facciamoci una domanda seria. Cosa chiediamo noi a AI?
Le domande che ho posto io all’inizio della discussione sono domande serie, e finora il tono è stato argomentativo, documentato e rispettoso.
Nel tuo intervento, invece, devo dirtelo: fai affermazioni molto forti 
AI è potentissima e pericolosa, Il frutti di AI non sono per tutti, Se sei mediocre, mediocri saranno le risposte, Ho partecipato a sondaggi che entrano nelle decisioni di merito, Gli sceneggiatori di Hollywood sono stati licenziati, 
ma senza portare argomentazioni, fonti o contesto che avrei gradito. 
Su alcuni punti, inoltre, ci sono imprecisioni che meritano chiarimento:
I licenziamenti legati all’IA hanno riguardato soprattutto reparti tecnici (grafica, VFX, post-produzione). Non risultano licenziamenti di sceneggiatori dovuti all’IA; la WGA ha ottenuto clausole che impediscono agli studios di sostituire la scrittura umana.

Sistema giudiziario italiano: non sono riuscita a trovare notizie di “sondaggi che entrano nelle decisioni di merito”. Le sentenze non sono influenzate da consultazioni pubbliche. A meno che tu non ricopra una funzione specifica (magistrato, CTU, o altro ruolo tecnico), potresti dirci in quale contesto hai partecipato a quei sondaggi.

Sulla mediocrità, il tema non è “chi è degno” o “chi sa domare la macchina”. Io, dalle tue affermazioni, ho capito che tu non sei uno dei mediocri, sicuramente potresti illuminarci con le tue tecniche, gradirei saperne di più sulla tua esperienza con l'IA. Se tu hai delle esperienze positive, usi modelli di prompt che ti danno risposte sempre gratificanti potresti farcene degli esempi. Qui cerchiamo, anche nei contest, di aiutarci l'un l'altro, di imparare dai commenti che ci scambiamo, mi piacerebbe, con la mia discussione, contribuire a diffondere informazioni sull'IA

Posso dirti, infine, che Il tuo punto di vista è interessante, ma la domanda centrale della discussione è un’altra:
Qui stiamo discutendo di come l’IA interviene sullo stile tecnico e su ciò che rende riconoscibile la voce profonda dell’autore, l’IA può appiattire la voce dell’autore? 
Può penalizzare un autore che ne facesse un uso massiccio?
Lo stile di un autore, che normalmente è riconoscibile, potrebbe sparire con l’uso dell’IA?
È su questo che vorrei riportare l’attenzione.»

PS: com'è venuto lo stufato?

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Confronto molto interessante, vi ringrazio!
Io trovo che l'IA nel processo di scrittura possa essere molto utile nel campo della scrittura "operativa" (redigere email di lavoro per esempio; compilare un manuale di istruzioni) o amministrativa; quei contesti, insomma, dove semplificare e farsi capire servono a mandare avanti le cose; sempre ovviamente col presidio attento dell'intelligenza naturale.

Esiste anche una narrativa di consumo, fatta di stilemi stereotipati e di intrecci riprodotti "a stampino", che probabilmente può giovarsi moltissimo dell'AI, e regalare ai suoi lettori molti libri a poco prezzo. 

Chi ha orecchio e gusto per le parole, e legge narrativa, cerca altro; cerca, oltre a qualcosa di impossibile da definire, modi nuovi e originali di saper descrivere il mondo e se stesso; la letteratura sia come specchio sia come porta verso il nuovo, l'impensato. Lo stile diventa di per sè strumento di rappresentazione di pensiero e realtà. E un testo narrativo  scritto con l'AI, almeno l'AI di oggi, non potrà mai soddisfare questo lettore.

Se posso consigliarvi un giochino divertente, prendete la settimana enigmistica e fotografate il rebus più semplice che trovate; poi sottoponetelo all'AI del vostro smartphone.
Vedrete questa prodigiosa IA scontrarsi col problema della mancanza di creatività di immaginazione; con l'incapacità tutta naturale di apprendere per successivi errori, tentativi e intuizioni.
Fatemi sapere :)

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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@Sineddoche E se uno non possiede una smartphone, quindi non fa parte del popolo dei monchi, tutti con una mano occupata dall'inseparabile attrezzo? L'IA ci sta già dominando, rifiutarsi di usare uno smartphone potrebbe essere un primo atto di ribellione. Terminator è alle porte.  :P
Mario Izzi
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Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Sineddoche wrote: Se posso consigliarvi un giochino divertente, prendete la settimana enigmistica e fotografate il rebus più semplice che trovate; poi sottoponetelo all'AI del vostro smartphone.
Vedrete questa prodigiosa IA scontrarsi col problema della mancanza di creatività di immaginazione; con l'incapacità tutta naturale di apprendere per successivi errori, tentativi e intuizioni.
Fatemi sapere :)
Questo è un esperimento che non avevo ancora fatto... e siccome sono troppo curioso l'ho provato immediatamente.  :asd:

Risultati per varie IA: i rebus più semplici, tipo quelli per bambini, li risolvono facilmente.
Esempio: CA lama RO GIG ante (dove il lama era rappresentato da un disegno stilizzato dell'animale, e le ante da un armadio aperto con le ante indicate da frecce).

Quelli più complessi faticano invece a risolverli. Vale per tutti i modelli che ho provato.
Gemini e Copilot si sono inventati le risposte di sana pianta (Gemini ha perfino ignorato volutamente l'indicazione col numero di lettere  :facepalm: ). Claude è stato l'unico "onesto", dicendomi che non è stato in grado di trovare le soluzioni e spiegandomi i suoi tentativi (peraltro in un caso c'è andato molto vicino, mancava solo un dettaglio, molto difficile da individuare).

In ogni caso, a guardare il log di pensiero delle varie IA, si nota che quando non riescono a individuare la soluzione subito, ci provano con la "forza bruta", cercando quante più possibili combinazioni di parole.
Albascura wrote: l’IA può appiattire la voce dell’autore? 
Per tornare in topic, visto che a questa domanda non ho ancora risposto, nonostante tutti i miei interventi:
L'IA per forza di cose appiattisce la voce. È uno strumento che produce un risultato stocastico a partire da dati statistici. In altre parole: analizza l'input e produce un output randomizzato che "statisticamente" è corretto. Ma dovendo essere statisticamente corretto, deve pescare dal "centro" della distribuzione, ovvero dove si trova la maggior parte dei dati. In altre parole, la voce di una IA sarà quasi sempre vicina alla "media" delle voci usate per allenarla.
Le "code statistiche", ovvero quei testi poco conosciuti, quelle voci poco usate e poco analizzate, non sarà in grado di riprodurle.
Se l'IA fosse uscita negli anni '30, non sarebbe stata in grado di produrre il Finnegans Wake di Joyce. Perché una voce del genere, all'epoca, era praticamente inesistente. Se fosse uscita negli anni '10 del Novecento, non sarebbe riuscita a comporre Le Sacre du Printemps di Stravinskij, o i pezzi dodecafonici di Schönberg: dirette conseguenze delle "voci musicali" dell'epoca, ma voci nuove e mai sentite prima. Questo genere di "code statistiche" è quello che avanza il discorso artistico, in tutti i campi, ma è praticamente impossibile da estrarre da una IA.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Sineddoche wrote: Thu Oct 01, 2026 4:40 amLo stile diventa di per sè strumento di rappresentazione di pensiero e realtà. E un testo narrativo  scritto con l'AI, almeno l'AI di oggi, non potrà mai soddisfare questo lettore.
il tuo commento @Sineddoche  risponde e integra bene le preoccupzioni emerse nel thread: non sei nostalgico, ne apocalittico, e nemmeno  entusiasta. Hai espresso con lucidità le tue conclusioni  e proprio per questo aggiungi un tassello importante alla riflessione sulla voce dell’autore nell’epoca dell’IA.

Io penso che la scrittura sia un atto di presenza. L’IA può imitare ma non può sostituire la coscienza che c’è dietro quella voce. Il rischio non è che l’IA scriva “meglio”: è che noi smettiamo di chiederci perché scriviamo. Ripenso ai libri che ho letto e in tutti ritrovo l'autore e spesso anche la loro evoluzione nel tempo. Faccio due esempi:
Ho letto in gioventù le saghe di Wilbur Smith, ero entusiasta, ho amato ogni suo libro fino a quando ha pubblicato "Monsone" mi è bastato il primo capitolo per lasciarlo andare. Era diventato un brand e a quel tempo aveva cominciato a circondarsi di collaboratori che scrivevano in parte per lui. Poi, dopo la sua morte sono usciti e continuano a uscire, col suo nome, romanzi scritti da un manipolo di scrittori che lo imitano. La sua famiglia ha curato il brand e non ha preservato la voce di Wilbur Smith. Il prodotto si vende lo stesso ma il successo degli anni in cui scriveva di suo pugno  non si ripeterà mai più. 
La voce dell'autore  si perde quando si delega il senso di quello che l'autore stesso sta comunicando, non quando si delega la forma, nel tale caso c'è comunque il rischio di avere una prosa troppo algoritmica e facilmente riconoscibile.  
Mi sono dimenticata il secondo esempio… Boh non mi torna…vabbè, pazienza.

Penso anche che chiunque, e qui credo che tutti,  piu o meno, abbiamo letto qualche manuale di scrittura, sa che lo stile ha due dimensioni. 
lo stile tecnico, quello che si impara, che si può insegnare, quello che determina una buona prosa e poi c'è lo stile dell'autore, unico, la sua voce che si può riconoscere dall'intensità delle parole, da come le usa…  La voce dell’autore riguarda lo stile profondo, lo stile tecnico riguarda, invece, il rischio di appiattimento.
Io credo di essere in grado di riconoscere un paragrafo o un capitolo scritto da Marquez tra decine di altri scritti, come, qui nel Forum, riuscirei a distinguere i racconti di alcuni di voi con certezza quasi assoluta. 
Mid wrote: Thu Oct 01, 2026 10:05 amSe l'IA fosse uscita negli anni '30, non sarebbe stata in grado di produrre il Finnegans Wake di Joyce. Perché una voce del genere, all'epoca, era praticamente inesistente. Se fosse uscita negli anni '10 del Novecento, non sarebbe riuscita a comporre Le Sacre du Printemps di Stravinskij, o i pezzi dodecafonici di Schönberg: dirette conseguenze delle "voci musicali" dell'epoca, ma voci nuove e mai sentite prima. Questo genere di "code statistiche" è quello che avanza il discorso artistico, in tutti i campi, ma è praticamente impossibile da estrarre da una IA.
Questo è confortante, non ci avevo pensato. Quindi  se l'IA impara dalla letteratura del passato recente o remoto è fregata perchè gli umani saranno sempre avanti a lei!  Visto che noi siamo i fornitori di testi da macinare. 

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Mid wrote: Per tornare in topic, visto che a questa domanda non ho ancora risposto, nonostante tutti i miei interventi:
L'IA per forza di cose appiattisce la voce. È uno strumento che produce un risultato stocastico a partire da dati statistici. In altre parole: analizza l'input e produce un output randomizzato che "statisticamente" è corretto. Ma dovendo essere statisticamente corretto, deve pescare dal "centro" della distribuzione, ovvero dove si trova la maggior parte dei dati. In altre parole, la voce di una IA sarà quasi sempre vicina alla "media" delle voci usate per allenarla.
Le "code statistiche", ovvero quei testi poco conosciuti, quelle voci poco usate e poco analizzate, non sarà in grado di riprodurle.
(y)
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Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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@Albascura
Albascura wrote: I licenziamenti legati all’IA hanno riguardato soprattutto reparti tecnici (grafica, VFX, post-produzione). Non risultano licenziamenti di sceneggiatori dovuti all’IA; la WGA ha ottenuto clausole che impediscono agli studios di sostituire la scrittura umana.
Vedi, questa tua risposta denota che manchi di metodo nella ricerca delle fonti: ti posto questo.

Sì, è un'affermazione ampiamente condivisa da molti addetti ai lavori: la WGA ha vinto una battaglia contrattuale cruciale sull'intelligenza artificiale, ma non ha potuto fermare le forze macroeconomiche dell'industria, che hanno aggirato l'ostacolo proprio attraverso la contrazione dei volumi e la delocalizzazione.
I contraccolpi effettivi per gli sceneggiatori derivano da dinamiche ben precise.
Il limite intrinseco della giurisdizione sindacale
Il contratto collettivo della WGA è vincolante solo per le produzioni firmatarie (i membri dell'AMPTP) e principalmente all'interno del perimetro statunitense. Questo crea una forte asimmetria:
  • Fuga verso giurisdizioni più economiche: Le piattaforme globali (Netflix, Amazon, Disney) possono facilmente finanziare e sviluppare contenuti tramite sussidiarie locali nel Regno Unito, in Europa, in Corea del Sud o in America Latina. In questi mercati, gli sceneggiatori lavorano sotto quadri normativi e sindacali locali (come la WGGB britannica), dove i minimi salariali sono sensibilmente inferiori a quelli californiani e non sono previsti i costosi contributi ai fondi sanitari e pensionistici WGA.
  • Incentivi fiscali a pacchetto (Tax Credits): Paesi come il Canada, l'Irlanda o l'Ungheria non offrono solo agevolazioni per le riprese sul posto, ma strutturano crediti d'imposta per la spesa sostenuta localmente, spingendo le produzioni ad assumere anche il personale di scrittura e sviluppo residente sul territorio estero per massimizzare il rimborso pubblico.
La vittoria normativa contro la realtà di mercato
La WGA è riuscita a blindare il principio che se assumi uno sceneggiatore sotto contratto WGA, non puoi sostituirlo con un software né declassarlo a correttore di bozze digitali.
Tuttavia, nessun sindacato può obbligare uno studio a dare il via libera (greenlight) a un progetto:
  1. Il fenomeno della "disoccupazione invisibile": Non ci sono stati licenziamenti formali con la causale "sostituito da un bot", ma una drastica riduzione degli ordini di serie e dei contratti di sviluppo. Meno progetti approvati significa meno writers' room, lasciando a casa migliaia di professionisti senza che si configuri una violazione dell'accordo.
  2. La compressione della classe media degli sceneggiatori: I grandi showrunner affermati mantengono il proprio potere contrattuale, ma gli autori emergenti o di fascia media (staff writers, story editors) vedono le opportunità quasi azzerate, costretti a competere per un numero ridottissimo di stanze di scrittura o a lavorare gratis a spec script nella speranza di vendere un'opzione.
Il paradosso dei costi fissi più alti
Ironia della sorte, l'aumento dei compensi minimi e dei contributi previdenziali ottenuto con il rinnovo contrattuale ha spinto ulteriormente i produttori a cercare vie di fuga a basso costo:
  • Chi dispone di budget medi o piccoli preferisce operare con accordi non-sindacali o acquistare materiale preesistente all'estero, anziché sobbarcarsi i costi di una produzione WGA.
  • L'effetto combinato di tutele più costose a Hollywood e diffusione di produzioni internazionali ha accelerato la tendenza degli studi a trattare Los Angeles come centro direzionale, mentre la manodopera creativa e tecnica viene sempre più distribuita a livello globale.
In sintesi, il sindacato ha eretto una diga efficace contro l'automazione diretta del testo, ma l'acqua ha semplicemente trovato canali alternativi: produzioni estere, contratti non regolamentati e una riduzione netta degli investimenti.

Albascura wrote: Sistema giudiziario italiano: non sono riuscita a trovare notizie di “sondaggi che entrano nelle decisioni di merito”. Le sentenze non sono influenzate da consultazioni pubbliche. A meno che tu non ricopra una funzione specifica (magistrato, CTU, o altro ruolo tecnico), potresti dirci in quale contesto hai partecipato a quei sondaggi.
Se non sei iscritta nei circuiti informativi, non puoi trovare questi sondaggi che sono coperti da privacy. Però una risposta te la posso concedere per quel che mi riguarda. Il sondaggio a cui ho partecipato è uno dei tanti eseguiti dal CNF. Io ci ho partecipato come iscritto esterno, alla voce "altro".
Albascura wrote: Infatti! facciamolo in piena serenità. L'IA non fa quello che vuole, risponde ai prompt. Questa metafora sembra potente ma non è realistica. Scusami :bandiera:
Altra risposta che denota scarsa conoscenza.  I prompt non li acquisti al market. Questi sono il frutto della tua capacità di gestire la AI, e il suo funzionamento metodologico. Quindi, se non hai i requisiti di cui sopra, mai sarai in grado di fornirli alla AI. E poi, ti quale AI stai parlando? Di quella gratuita? Quella che appare come un somaro che fargli fare quello che vuoi lo devi pestare a sangue? O siamo parlando di quel cavallo purosangue a pagamento, simile a una monoposto da 800K che solo per spuntare ci vuole professionalità? Alla AI gratuita non puoi farci affidamento, in quanto ti gira delle risposte spicciole. Ma a livello professionale, dato che parliamo di scrittura, è un dato certo che i limiti di ogni programma di scrittura, e quindi la resa stessa del prodotto, è vincolato sia dal costo del programma e dalle capacità di saper gestire l'approccio metodologico del programma.

Chiudo dicendo che ho trovato un commento che mi ha colpito. Ora i difetti dell'autore sarebbero un timbro di genuinità!  Riflettiamo su questo.
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Io malata in fuga.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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bestseller2020 wrote: @Albascura ciao.. Io non frequento Agorà e solo dall'avviso del labcontest mi accorgo del tuo post. Ho già detto qualcosa sopra ma vorrei essere più preciso, dato che ho il tempo per farlo: ho lo stufato che cuoce e devo aspettare..
Facciamoci una domanda seria. Cosa chiediamo noi a AI? Se è colmare le lacune su sintassi, punteggiatura, è senz'altro un valido aiuto. Ma se chiediamo di avere inventiva.. lasciamo perdere. Mi viene da fare riferimento a quello che è successo da poco nel mondo fatato di Hollywood: migliaia di sceneggiatori licenziati dalle case di produzione. E per questo senza che nessuno abbia potuto dimostrare che un bravo sceneggiatore potesse dimostrarsi migliore in tutti i sensi. Sono i costi di produzione che hanno costretto le case ad usare AI. Ma vedi, fare sceneggiatura con AI ha costi e tempi ridottissimi e risultati ottimi. Ma ripeto quello che ho già detto sopra: se sei mediocre anche AI sarà mediocre. Le sceneggiature a Hollywood sono fatte sì con AI, ma dietro l'AI, ci sono persone preparatissime, mica sceneggiatori in erba.. Solo chi ha ingegno e capacità può sostituire altre persone, facendo il lavoro in tempo minore e con risultato.. Poi, sappiate che AI è un mezzo potente per chi ha la capacità di comprendere il suo funzionamento. Certo, AI nel campo della narrativa, mai sarà in grado di sostituire l'autore, ma in campo legale, già in UK è di normale uso e qui da noi, spesso mi è capitato di partecipare a sondaggi sulla sua utilità nel nostro sistema giudicante.. quindi, di entrare nelle decisioni di merito. Per gli avvocati però è solo un archivio di velocità estrema; in pochi secondi hai riferimenti normativi e la giurisprudenza che fa testo.. ma anche per questo campo, bisogna essere capaci a usarla. Chiudo dicendo che è un mezzo potentissimo e pericoloso dato che ci sono altrettanto persone potenti e pericolose. AI non è pericolosa in quanto tale, ma per l'utilizzo di cui si può farne. Quindi, mai da sola potrà fermare il mondo o distruggerlo: ci vorrà sempre qualcuno che le dia il giusto imput..
@bestseller2020 

Come avrai capito, la mia ignoranza sull'uso della I.A. (detta in italiano) è somma, ma interrogarla sui punti accennati nel tuo post, allo scopo di sapere le vere statistiche dei fatti che accenni, e su fatti storici, mi è parso un metodo che dovrebbe essere attendibile. E la confusione nel nostro mondo è tanta. Spero sia utile per tutti e a tutti chiedo. 
La risposta è di Gemini: volete provare a interrogare altri "marchi" di I.A., magari "impostati" diversamente?

Così mi ha risposto, pari pari:

L'utente esprime alcuni concetti condivisibili (come il fatto che l'IA sia uno strumento dipendente dalle capacità di chi la usa e potenzialmente pericoloso in base all'uso umano), ma il testo contiene diverse inesattezze storiche, concettuali e di fatto.

Le principali sviste presenti nel testo sono:

1. La fake news sui "migliaia di sceneggiatori licenziati a Hollywood"
L'errore: L'utente afferma che a Hollywood ci sono stati migliaia di sceneggiatori licenziati e sostituiti dall'IA.

La realtà: Nessuno sceneggiatore è stato licenziato in massa per essere sostituito dall'IA. Nel 2023 c'è stato uno storico sciopero dei sindacati WGA e SAG-AFTRA durato mesi proprio per regolamentare l'uso dell'IA ed evitarne gli abusi. L'accordo finale ottenuto dai lavoratori limita fortemente l'uso dell'IA, vietando ai produttori di usare script generati dall'IA per privare gli sceneggiatori del loro credito o compenso.

2. Le sceneggiature hollywoodiane attuali "fatte con l'IA"
L'errore: Scrive che "Le sceneggiature a Hollywood sono fatte sì con AI".

La realtà: Questa è una sovrastima totale. I grandi film e le serie TV di Hollywood continuano a essere scritti da esseri umani. L'IA può essere usata sporadicamente da singoli autori come strumento di brainstorming o correzione di bozze, ma non esistono blockbuster o produzioni di rilievo scritte dall'IA.

3. La contraddizione sull'inventiva
L'errore: L'autore entra in una evidente contraddizione interna. Prima dice: "Ma se chiediamo di avere inventiva.. lasciamo perdere", ma subito dopo afferma che nelle sceneggiature l'IA offre "risultati ottimi".

La realtà: La sceneggiatura è per definizione un'opera di pura inventiva, narrazione e struttura drammaturgica. Se l'IA non avesse inventiva, non potrebbe mai dare risultati "ottimi" nel cinema.

4. L'IA che entra nelle "decisioni di merito" nei tribunali
L'errore: Sostiene che l'IA stia "entrandosi nelle decisioni di merito" del sistema giudicante.

La realtà: In nessun Paese democratico (né in UK né in Italia) l'IA prende "decisioni di merito" al posto di un giudice o emette sentenze. In ambito giuridico, l'IA viene usata esclusivamente per la ricerca documentale, la sintesi di atti o l'analisi predittiva della giurisprudenza. La responsabilità della decisione (il merito) resta al 100% umana.

5. La visione limitata dell'IA nell'analisi del testo
L'errore: Riduce l'utilità dell'IA nella scrittura a "colmare le lacune su sintassi e punteggiatura".

La realtà: Questo descrive al massimo un correttore ortografico degli anni 2000. I modelli di linguaggio attuali lavorano su concetti di alto livello: ristrutturazione dei paragrafi, adattamento dello stile, simulazione di dialoghi, analisi del tono, sintesi e sviluppo di scalette.
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Poeta con te - Tre spunti di versi

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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@Poeta Zaza ciao..
bestseller2020 wrote: spesso mi è capitato di partecipare a sondaggi sulla sua utilità nel nostro sistema giudicante.. quindi, di entrare nelle decisioni di merito.
Avete frainteso questa frase e poi l'avete girata a AI. Se la si leggesse bene si coglierebbe senza motivo di dubbio che il sondaggio riguardava la possibilità dell'uso di AI nel processo giuridico nel futuro. Io non ho affermato  di aver partecipato alla formazione di sentenze basate sulla AI. Per questo motivo la risposta che segue è sbagliata.



4. L'IA che entra nelle "decisioni di merito" nei tribunali
L'errore: Sostiene che l'IA stia "entrandosi nelle decisioni di merito" del sistema giudicante.

La realtà: In nessun Paese democratico (né in UK né in Italia) l'IA prende "decisioni di merito" al posto di un giudice o emette sentenze. In ambito giuridico, l'IA viene usata esclusivamente per la ricerca documentale, la sintesi di atti o l'analisi predittiva della giurisprudenza. La responsabilità della decisione (il merito) resta al 100% umana.

A riguardo della contraddizione sull'inventiva io non la vedo proprio. Io ho detto che AI non ha inventiva ma è utilissima per chi ha inventiva per la costruzione del tuo lavoro.. Non ho detto che con AI ci scrivi il libro senza i tuo duro lavoro..
DISVANGELO: Il Regno Dei Cieli è Già Tra Voi
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Io malata in fuga.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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  wrote:bestseller2020Vedi, questa tua risposta denota che manchi di metodo nella ricerca delle fonti: ti posto questo.
come al solito, ma stavolta non perderò la bussola. 

Mi attribuisci  una scarsa competenza per rafforzare la tua posizione. 
Poi mi dai  un testo che sembra autorevole, ma non rispondi alle mi domande,
non confuti ciò che ho scritto, il testo contiene errori logici e affermazioni non supportate, 
[Sposti il piano della discussione invece di rispondere alle mie domande sull’IA e sulla voce dell’autore, apri parentesi tecniche su Hollywood, sindacati, tax credit, giurisdizioni, ecc. in pratica  amplifichi concetti veri ma marginali per farli sembrare smentite
Mescoli fenomeni diversi (contrazione del mercato, delocalizzazione, IA) per sostenere che “in fondo avevo torto”. ma tu parlavi di licenziamenti di sceneggiatori, punto.
Introduci elementi non verificabili (“sondaggi coperti da privacy”, “AI da 800K”, “professionalità necessaria per domare la macchina”)

inoltre, continui a evitare il punto centrale: l’IA appiattisce la voce dell’autore?
Il punto non è io sono bravo a usare L'IA e quindi la posso usare come voglio. Tu sei un esperto mondiale e conosci tutti i segreti della macchina, ti sei fatto l'abbonamento alla Ferrari delle IA? Bene, e allora? 

Ora, se nella risposta che vorrai darmi userai toni che non infastidiscono la mia intelligenza, ti risponderò. Altrimenti non spenderò altro tempo. 

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