Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Negli ultimi anni l’Intelligenza Artificiale è entrata anche nei territori della scrittura, ha modificando abitudini, strumenti e perfino aspettative. 
In molti la utilizzano per la revisione ortografica, altri per ottenere suggerimenti tecnici, altri ancora come scorciatoia narrativa. Io la utilizzo per le ricerche ma risulta faticoso poi controllare e fare altre ricerche per avere conferma, di solito è il primo risultato che mi da Google quando cerco dei sinonimi. Comunque è un fenomeno che riguarda tutti, non solo chi scrive per professione.

Qui vorrei proporre una riflessione che  nasce da un mio interesse per la qualità della scrittura e per la mia crescita personale come autrice.

La scrittura è un atto artigianale: richiede voce, rischio, imperfezione, scelte, fatica. Questo è ciò che rende riconoscibile un autore. 
L’IA, quando utilizzata in modo massiccio, tende a produrre testi con caratteristiche ricorrenti: uniformità sintattica, metafore prefabbricate, dialoghi simmetrici, descrizioni generiche e una perfezione stilistica che non appartiene alla scrittura umana. 
Sono schemi che chi frequenta la narrativa riconosce immediatamente e non solo chi legge molto: chiunque abbia studiato anche solo un minimo di struttura del racconto, manuali di scrittura o tecniche di dialogo individua questi pattern senza difficoltà.


Vorrei proporre anche un punto di vista semplice: la voce dell’autore è riconoscibile, sempre.
Chi legge con attenzione (e qui dentro siamo in molti), percepisce immediatamente quando un testo nasce da un processo umano, con le sue scelte, le sue imperfezioni e quando invece è stato generato in larga misura da un algoritmo.
I testi prodotti massicciamente con IA presentano schemi ricorrenti che io ho imparato a riconoscere:

In questi testi troviamo, come dicevo anche sopra, descrizioni generiche e standardizzate, dialoghi simmetrici e senza frizione, assenza delle micro‑imperfezioni che sono la firma della mano umana.
Una sintassi uniforme e “troppo pulita” restituisce uno stile omologato, privo di anima e totale mancanza di empatia con i personaggi: in sintesi leggendo con attenzione si riscontra una perfezione mpeccabile, tono anonimo, descrizioni da manuale e dialoghi innaturali senza quell'inflessione che un umano usa nel parlato. Insomma, un racconto o un romanzo cosi è lo specchio di una levigatezza algoritmica lontana dalla spontaneità umana. 
Non si tratta di demonizzare chi la usa ma mi chiedo come preservare la voce dell’autore nell’era degli algoritmi? 
E, inoltre, quanto perde in credibilità un autore che pubblica testi dove chi legge riconosce questi pattern?
E, soprattutto: come mantenere vivo il valore della crescita personale nella scrittura? Qui nel forum lo diciamo spesso, qui si impara a scrivere narrativa e chi più di me può dirlo? che ho cominciato nel WD in maniera disastrosa?

L’argomento è motivo di dibattito in diversi ambienti:  Nei comitati dei concorsi, nei forum di scrittura come il nostro e naturalmente nell’editoria in generale.
Chi scrive con l'aiuto di una IA perde credibilità come autore, praticamente non cè nessun bisogno di dirlo apertamente o di denunciare quella, che alla fine, non è un’infrazione. Ma bisogna essere consapevoli, tutti, chi la usa e chi no, che di fronte a un testo del genere si perde del tutto l'interesse e si passa oltre.  

Mi piacerebbe ascoltare esperienze, dubbi, opinioni e prospettive diverse.
Non per stabilire regole, ognuno è libero di procedere come vuole e scegliere il proprio percorso ma per capire insieme come convivere con uno strumento così potente senza rinunciare alla nostra identità narrativa. 

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Mi sono accorta che ho dimenticato un aspetto molto pratico: 
come integrate (o non integrate affatto) l’IA nel vostro processo creativo? La usate per qualcosa? La evitate del tutto? Oppure vi capita di sperimentare? anche voi, a volte, notate qualcosa che vi fa sorgere un sospetto? A me è capitato in libreria, per esempio. Non dico il titolo del libro e nemmeno l'autore per ovvi motivi, però si, capita anche nei romanzi di autori meno noti che magari hanno tanto seguito sui social.   
Mi interessa capire proprio questo: come la vivete nel quotidiano quando vi mettete a scrivere o quando cominciate a leggere un nuovo libro, un racconto...

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Albascura wrote: Wed Sep 23, 2026 4:11 pmLa scrittura è un atto artigianale: richiede voce, rischio, imperfezione, scelte, fatica. Questo è ciò che rende riconoscibile un autore. 
Giusto! @Albascura  :)
Il rischio attuale, dall'avvento della I.A., è la "voce" della sua affascinante "sirena"  che chiama i neofiti della scrittura (e non solo loro!) e li seduce con la sua capacità, non solo di correggere i testi, ma anche di rifarli nella veste migliore, senza sforzi dell'autore che vi si rivolge.
Ma io mi chiedo: possibile che si preferisca avere il proprio testo corretto, pulito e sterilizzato e non presentare con orgoglio un proprio testo (corretto in proprio tramite riletture o con l'aiuto di Word) attendendo, come succede nei nostri Contest, i commenti costruttivi utili per la crescita di un autore neofita o in costruzione come lo siamo noi?

Perché si preferisce l'applauso a un racconto artificiale, invece dell'incoraggiamento a un racconto vero?
In un mondo che spinge al consenso ad ogni costo, tanti preferiscono raggiungerlo con poca fatica; mano a mano, verranno assorbiti in un pianeta  artificiale parallelo, come le luci notturne di una metropoli  oscurano le stelle.
Albascura wrote: Wed Sep 23, 2026 4:11 pmE, soprattutto: come mantenere vivo il valore della crescita personale nella scrittura? Qui nel forum lo diciamo spesso, qui si impara a scrivere narrativa e chi più di me può dirlo? che ho cominciato nel WD in maniera disastrosa?
E non sei la sola, Alba, siamo in tanti come te.
Io spero tanto che l'impegno di questo Forum (staffer e utenti insieme) si rafforzi coinvolgendo il mondo esterno, magari tramite i Social, facendo pubblicità ai nostri Contest, alle nostre palestre di scrittura
(ricordiamo il Labocontest, con il suo percorso di Laboratorio di scrittura su tutti) per far capire a chi non sa...

... la gioia di scrivere e il piacere di leggere!  :libro:
Di sabbia e catrame è la vita:
o scorre o si lega alle dita.


Poeta con te - Tre spunti di versi

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Albascura wrote: come integrate (o non integrate affatto) l’IA nel vostro processo creativo? La usate per qualcosa? La evitate del tutto?
Non sono un entusiasta dell'IA, ma è uno strumento, e come strumento la uso in un paio di modi:
  • correttore di bozze, per scovare quegli errori che a me sfuggono: giusto di recente in un racconto mi ha trovato un'apostrofo "dritto" invece di uno "curvo"/tipografico... io non l'avrei mai notato.
  • come compagno per "rimbalzare idee". Certe volte, mentre scrivo, mi blocco come se il cervello non riuscisse a proseguire. In quei casi l'IA mi aiuta a uscire dall'impasse più velocemente. Non chiedo "come andare avanti", semplicemente scrivo quello che mi viene in mente, e vedo cosa mi risponde. Spesso basta questo per sbloccarmi. Esempio fresco di oggi: volevo una citazione per un esergo a un mio racconto. Chiedo "di parlarmi di opere relative a plagio o mancanza di originalità", perché il tema del racconto è quello, ma tra i testi che conosco non mi viene in mente nulla. L'IA mi risponde con un mucchio di fesserie che non mi convincono (peraltro alcune errate). Però tra quelle restituisce una raccolta di Borges che conosco bene. Mi ricordo di un racconto che potrebbe avere qualche frase utile... recupero il libro dai miei scaffali, rileggo il racconto, e voilà, ho trovato la citazione perfetta per il mio esergo. Senza l'IA quel racconto non me lo sarei ricordato così velocemente, e forse mi sarei dovuto accontentare di una citazione meno efficace.
In ogni caso la mia filosofia è semplice: l'IA non deve scrivere niente. L'intenzione della scrittura mi deve appartenere al 100%. Se l'IA scrivesse anche solo due parole di un racconto, quel racconto non sarebbe più mio.

Per questo mi va bene come correttore di bozze (ovvero: io avevo intenzione di scrivere XYZ ma ho battuto male e ho scritto XYW, quindi l'IA mantiene la mia "intenzione" di scrittura), e come compagno per rimbalzare idee (perché alla fine ciò che scrivo viene sempre in mente A ME, non all'IA).
Posso anche accettare che venga usata come strumento di analisi, per esempio per capire se il racconto è coerente nella prosa, se ci sono errori storici, ecc. Ma NON deve essere usata per risolvere eventuali problemi, dovrebbe solo segnalarli. Esempio: un personaggio del 1850 effettua una telefonata? L'IA può segnalarmi l'anacronismo, ma non dovrebbe dirmi COME correggerlo.

Questo il mio pensiero.
Francamente, sono molto d'accordo con una frase che gira parecchio nei circuiti di chi è contro l'IA: "se non ti sei sbattuto a scriverlo, perché dovrei sbattermi a leggerlo?"

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Mid wrote: "se non ti sei sbattuto a scriverlo, perché dovrei sbattermi a leggerlo?"
Bella frase che racconta in breve il mio pensiero. 
Io no ho molta esperienza diretta con L'IA, nel senso che non le darei mai in pasto un mio racconto, però si, l'uso che ne fai tu è sano. 
Anche io lo considero uno strumento utile per scrivere. 
A volte per ricordarmi un titolo di un libro o di un film è velocissima e capisce anche le indicazioni più strane, se il mio ricordo è molto vago lei riesce sempre a darmi il titolo che cercavo. 
Mid wrote: In ogni caso la mia filosofia è semplice: l'IA non deve scrivere niente. L'intenzione della scrittura mi deve appartenere al 100%. Se l'IA scrivesse anche solo due parole di un racconto, quel racconto non sarebbe più mio.
lo penso anche io, siamo totalmente d'accordo. 

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Albascura wrote: Mi sono accorta che ho dimenticato un aspetto molto pratico: 
come integrate (o non integrate affatto) l’IA nel vostro processo creativo? La usate per qualcosa? La evitate del tutto? Oppure vi capita di sperimentare? anche voi, a volte, notate qualcosa che vi fa sorgere un sospetto? A me è capitato in libreria, per esempio. Non dico il titolo del libro e nemmeno l'autore per ovvi motivi, però si, capita anche nei romanzi di autori meno noti che magari hanno tanto seguito sui social.   
Mi interessa capire proprio questo: come la vivete nel quotidiano quando vi mettete a scrivere o quando cominciate a leggere un nuovo libro, un racconto...
1. L'IA sinceramente mi spaventa in ogni campo; nel caso se ne faccia un uso eccessivo ovviamente.
2. Mai usata per creare il mio libro, per comporre il mio testo (anche se quel mio libro non è un racconto...); ho fatto delle piccole ricerche, ma senza usare l'intelligenza artificiale.
3. Non so manco come usarla... e anche se già sentito il termine "pattern", in realtà non so manco che cosa sia  :asd:  :hm:         
4. Forse dovrebbero trovare un modo perché i libri creati con l'IA abbiano un prezzo piuttosto contenuto rispetto a gli altri libri. È possibile?
5. "Modestamente"... quello che io ho creato nel mio libro (grafica compresa) l'intelligenza artificiale non sarebbe in grado di crearlo! :D Anzi, SPERO SIA MAI!! :hm:   

Poeta Zaza wrote: Ma io mi chiedo: possibile che si preferisca avere il proprio testo corretto, pulito e sterilizzato e non presentare con orgoglio un proprio testo (corretto in proprio tramite riletture o con l'aiuto di Word) attendendo, come succede nei nostri Contest, i commenti costruttivi utili per la crescita di un autore neofita o in costruzione come lo siamo noi?
Già. Infatti io, dopo essermelo riletto non cento volte, ma mille volte!! La seconda edizione del mio primo titolo pubblicato, (anche se qualcuno o nessuno ci crederà, come, diciamo, si è già dimostrato :hm: ) vado orgoglio del mio prodotto (in sé) e del fatto di non aver fatto nessun refuso o quasi nessuno ...su ben 252 pagine, vabbè :D In ogni caso ne sono orgoglioso, indipendentemente da quante copie riuscirò a vendere :hm: ma non solo per i refusi, ma anche per come ho deciso di comporre il mio testo diciamo... 
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"Quando sogno io non ho più corpo, volto né pensiero; quando sogno volo via leggero sopra a tutti voi e torno uomo." Enrico Ruggeri, Diverso dagli altri
Daniel P., autoproclamatosi "Re del Jukebox nel forum Costruttori di Mondi".
Post Leonardo - Il Vitruviano

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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  wrote: Poeta ZazaIl rischio attuale, dall'avvento della I.A., è la "voce" della sua affascinante "sirena"  che chiama i neofiti della scrittura (e non solo loro!) e li seduce con la sua capacità, non solo di correggere i testi, ma anche di rifarli nella veste migliore, senza sforzi dell'autore che vi si rivolge.
Ma io mi chiedo: possibile che si preferisca avere il proprio testo corretto, pulito e sterilizzato e non presentare con orgoglio un proprio testo (corretto in proprio tramite riletture o con l'aiuto di Word) attendendo, come succede nei nostri Contest, i commenti costruttivi utili per la crescita di un autore neofita o in costruzione come lo siamo noi?

Perché si preferisce l'applauso a un racconto artificiale, invece dell'incoraggiamento a un racconto vero?
Ciao Zaza,
ho letto con molta attenzione quello che hai scritto e condivido davvero il centro della tua riflessione. 
L’arrivo dell’IA ha portato con sé una “voce sirena” che seduce tanti, soprattutto chi è agli inizi, con la promessa di testi perfetti, levigati, pronti all’uso. 

Hai ragione quando parli dell’orgoglio di presentare un racconto proprio, magari imperfetto, magari bisognoso di crescere. 
È così che si impara davvero: con le riletture, con gli errori, con i commenti nei contest, (anche se ,riflettendoci anche sui commenti ci sarebbe molto da dire) con il confronto. È un percorso che richiede tempo e fatica, ma è l’unico che ci porta da qualche parte con soddisfazione.

Credo sia vero che oggi alcuni preferiscono l’applauso immediato a un testo artificiale, invece dell’incoraggiamento sincero a un testo scritto tutto di proprio pugno. Ma quella perfezione è una maschera: cancella la voce dell’autore, appiattisce le sfumature, spegne proprio quella scintilla che rende un testo autentico e dal mio punto di vista è una scorciatoia che non porta da nessuna parte, se non a perdere il contatto con la propria creatività.
Per questo il tuo richiamo alla crescita personale punta il riflettore su quello che facciamo nell'officina e nei nostri contest e al valore delle nostre palestre di scrittura come il Labocontest.

Il nostro forum è un luogo dove si impara davvero, dove si cresce insieme, dove si può sbagliare senza vergogna, anche se, devo dirlo, di figure merdine ne ho collezionate parecchie.
Sarebbe bello riuscire a far conoscere questa realtà anche fuori, come dici tu, perché la gioia di scrivere e il piacere di leggere meritano di essere condivisi.
Grazie per il tuo intervento. 

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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@Mid L'uso che fai dell'IA ha senso e sarebbe sciocco non approfittare di quelli strumenti di correzione e ricerca e "rimbalzo" e così via che hai menzionato. Ho riflettuto però più volte sul suo utiizzo come editor. Se l'IA ti propone di riscrivere un passaggio in una certa maniera, tu, se ho capito bene, arretri come davanti a una proposta indecente. Ma se lo stesso suggerimento di riscrittura di quel passaggio te lo desse un editor in carne e ossa, lo rifiuteresti per principio perché così facendo "quel racconto non sarebbe più /tuo/?". Chiunque abbia avuto a che fare con un editor ha modificato passaggi o financo la struttura o il registro delle proprie pagine in seguito alle sue indicazioni, quando lo hanno convinto e le ha sentite "sue", anche se in realtà "sue" non erano. Se però mi dici che non hai mai avuto a che fare con un editor e che sei contraria per principio a tale figura professionale, allora non ho niente da aggiungere.
Tutti contro Ermenegildo - Nestbooks
L'arte di essere Tom Waits - Vololibero
Codice Bowie - Meltemi
La filosofia dei Led Zeppelin - Mimesis

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Ciao, Lelo, benvenuto.
Il tuo discorso apre un altro aspetto di tutta la questione. Tu dici:
Lelo wrote: Se l'IA ti propone di riscrivere un passaggio in una certa maniera, tu, se ho capito bene, arretri come davanti a una proposta indecente. Ma se lo stesso suggerimento di riscrittura di quel passaggio te lo desse un editor in carne e ossa, lo rifiuteresti per principio perché così facendo "quel racconto non sarebbe più /tuo/?". Chiunque abbia avuto a che fare con un editor ha modificato passaggi o financo la struttura o il registro delle proprie pagine in seguito alle sue indicazioni, quando lo hanno convinto e le ha sentite "sue", anche se in realtà "sue" non erano
Ma non è proprio così, a mio avviso. Un editor professionista non riscrive il testo al posto dell’autore: lavora sulla sua voce, la protegge e la rafforza. L’IA invece genera contenuto sostituendo la voce dell’autore con una voce algoritmica. Sono due operazioni completamente diverse: l’editing fa crescere l’autore, l’IA lo sostituisce.

In editoria il ruolo dell’editor è preciso e, direi, sacro:
un editor taglia, suggerisce, indica, spiega, propone, chiede, accompagna lo scrittore dentro un processo che serve a far emergere la sua voce, non a cancellarla.
Un editor non genera contenuti al posto tuo, non riscrive capitoli, non produce dialoghi: ti guida a farlo con la tua mano.
L’IA fa l’opposto: produce testo, sostituisce la voce dell’autore con una voce algoritmica, levigata e uniforme, anche questa riconoscibile ma inutile. chi legge vuole vivere la storia, vuole sentire il protagonista. Vi è mai capitato di terminare una lettura e accorgersi di non voler lasciare andare i protagonisti? L'IA non scrive in questo modo, non scrive come l'autore, non può farlo.
Per questo le due cose non sono equivalenti. Vi prego di correggermi se sbaglio. 
Grazie del tuo intervento @Lelo spero di veder crescere questa discussione in modo positivo

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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@Lelo 
Ho lavorato con alcuni editor e apprezzo i loro feedback. Ma preferisco quando mi dicono dove ho sbagliato senza suggerirmi soluzioni. E anche se mi suggeriscono soluzioni molto specifiche (i.e. di fatto riscrivono parti del testo), io le incorporo sempre a modo mio. Per me è importante innanzitutto capire il problema. Mi ritengo uno scrittore abbastanza maturo da poter trovare le soluzioni da me, l'editor mi serve per scovare quei problemi che possono sfuggire al mio occhio critico. E posso assicurarti che il mio occhio critico è più implacabile, anche e soprattutto con i miei lavori.

Ho usato l'IA come "editor" a volte. Sia per la lingua e la prosa, che per un lavoro di più alto livello (struttura, plot, ecc.).
Non è stata in grado di aiutarmi minimamente. I suoi feedback sono ingessati, generici e poco adatti alla mia scrittura. Se fosse stato un editor in carne e ossa l'avrei scaricato dopo due interazioni.
E, per chiarire, non sto parlando di IA con piani gratuiti: io uso IA l'80% del mio tempo sul lavoro, quindi ho una certa dimistichezza. Ho una versione premium di Claude, ho creato e raffinato Skills, automazioni e quant'altro, uso i modelli più potenti a disposizione. E nonostante tutto, l'unica Skill davvero utile è quella di correzione bozze.
Gemini... non ne parliamo. La metà del tempo spara cavolate. Non riesce nemmeno a correggere bozze in maniera decente, si inventa errori che nel testo non ci sono solo per restituire qualche elemento in più nella lista puntata...

Un editor è di aiuto solo se conosce bene il lavoro che sta facendo. Al momento attuale, l'IA non ha un livello sufficiente, almeno per i miei standard. Ma anche se arrivasse a un livello che reputassi sufficiente, le chiederei solo di indicarmi i miei errori, non di correggerli. Esattamente come faccio con gli editor di professione.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Albascura wrote: Mi sono accorta che ho dimenticato un aspetto molto pratico: 
come integrate (o non integrate affatto) l’IA nel vostro processo creativo? La usate per qualcosa? La evitate del tutto? Oppure vi capita di sperimentare? anche voi, a volte, notate qualcosa che vi fa sorgere un sospetto? A me è capitato in libreria, per esempio. Non dico il titolo del libro e nemmeno l'autore per ovvi motivi, però si, capita anche nei romanzi di autori meno noti che magari hanno tanto seguito sui social.   
Mi interessa capire proprio questo: come la vivete nel quotidiano quando vi mettete a scrivere o quando cominciate a leggere un nuovo libro, un racconto...
Non uso l'IA in nessun modo, né prevedo di usarla. Se devo fare una ricerca, vado su internet e, spesso, su Wikipedia. I testi me li correggo rileggendo due o tre volte, a distanza di tempo, eliminando refusi, ripetizioni e spesso tagliando ciò che mi appare inutile ai fini della narrazione. Sono una vecchia cariatide, refrattario a molti aspetti del vivere attuale: in primis intelligenza artificiale e pubblicità dilagante, ma anche iperconnessione perenne con smartphone e talk-show ripetitivi su argomenti ricorrenti, arcinoti e arcisviscerati, frequentati sempre dai soliti politici e/o opinionisti. Per quanto riguarda la lettura, a volte mi annoiano i grandi scrittori contemporanei che sfornano un libro o due all'anno e si capisce chiaramente quando la metà o addirittura i due terzi del testo hanno il solo compito di aumentare il numero delle pagine e il conseguente prezzo di vendita. E' tutto.
Mario Izzi
Sopravvissuti
(in)giustizia & dintorni (trilogia)
Dea
Non solo racconti
[/De gustibus non est sputazzellam (Antonio de Curtis, in arte Totò)]

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Da appassionato di informatica, ho utilizzato l'AI sin dalla prima versione retail di Chat GPT. Sono passati solo quattro anni, ma tra la versione corrente e quella iniziale c'è un abisso. Se i progressi rimanessero costanti, non riesco a immaginarmi il livello che queste LLM potrebbero raggiungere in una decade. Conosco più di un programmatore che mi ha confessato di non conoscere più nessuno che programmi senza l'AI. Praticamente ogni servizio clienti di ogni azienda esistente è stato sostituito da una LLM. Disegno, musica, animazioni, 3d modeling, scrittura: non si salva niente.

Io ho scritto un solo romanzo, che già era terminato e più volte revisionato prima del 2022, anno di rilascio della prima versione retail di Chat GPT. Dopo averlo tenuto per anni nel cassetto, ho finalmente deciso di provare a inviarlo a qualche CE e a qualche concorso. Non avendo intenzione di pagare centinaia di euro per un editing, ho provato a utilizzare l'AI, e ne sono rimasto impressionato. Sì, ha scritto qualche strafalcione e alcuni suggerimenti li ho trovati mediocri, ma mi ha comunque dato spunti molto interessanti, alcuni dei quali ho poi ritrovato pressocché identici nella scheda di valutazione del premio Calvino e nei commenti dei lettori di IoScrittore. E a proposito di IoScrittore: prima di usarla come editor e correttore di bozze, mi è capitato di mettere alla prova Chat GPT e di farle scrivere qualche breve testo. È vero che suonano un po' sterilizzati, ma sono migliori della maggior parte di ciò che ho letto e valutato nel concorso.

Tutto questo, se da una parte mi incuriosisce, dall'altra mi preoccupa. L'industria dell'intrattenimento, già prima di questa nuova tecnologia, stava virando verso contenuti sempre più brevi e semplici. Ora che questi contenuti possono essere generati a costi quasi nulli, vedo un futuro grigio per chi ne crea di autentici e "impegnativi". In questo momento, ad esempio, alcuni dei canali più seguiti su youtube e tiktok sono letteralmente spazzatura creata da AI nemmeno tanto avanzate, perfetta per chi ha una bassa soglia d'attenzione. Il mio timore è che piano piano non ci sarà più mercato per contenuti prodotti dalle persone. Troppi costi, troppo tempo, troppo poco guadagno.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Akhaten wrote: È vero che suonano un po' sterilizzati, ma sono migliori della maggior parte di ciò che ho letto e valutato nel concorso.
 Dipende da cosa intendi per "migliore". Più pulito? Forse. Ma nonostante usi la IA dall'uscita di ChatGPT, in tutti i miei esperimenti ancora non è riuscita a creare un opera (testo, immagine, musica) che mi abbia emozionato o che mi abbia fatto ridere. L'IA manca di timing. È incapace di sorprendere.
Invece tante opere, forse meno "pulite", forse meno raffinate, sono riuscite ad arrivare fino a me, commuovendomi, divertendomi, emozionandomi.
Per il momento i testi IA vanno bene solo per email e documentazione aziendale: precisi, asettici, impersonali, tutti uguali a sé stessi.
Akhaten wrote: Il mio timore è che piano piano non ci sarà più mercato per contenuti prodotti dalle persone. Troppi costi, troppo tempo, troppo poco guadagno.
 Non ne sono sicuro. Così come c'è mercato per prodotti biologici, ci sarà per contenuti "certificati umani". Esistono già canali su youtube che si promuovono proprio in opposizione alle IA, e hanno un grosso seguito. Diventeranno mai "i più seguiti"? Probabilmente no, ma avranno comunque la loro fetta di mercato.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Ciao, @Akhaten 
dal tuo messaggio traspare una consapevolezza e un'esperienza che mi hanno messo tristezza:
Akhaten wrote: Ora che questi contenuti possono essere generati a costi quasi nulli, vedo un futuro grigio per chi ne crea di autentici e "impegnativi". In questo momento, ad esempio, alcuni dei canali più seguiti su youtube e tiktok sono letteralmente spazzatura creata da AI nemmeno tanto avanzate, perfetta per chi ha una bassa soglia d'attenzione. Il mio timore è che piano piano non ci sarà più mercato per contenuti prodotti dalle persone. Troppi costi, troppo tempo, troppo poco guadagno.
Mi ha colpita, soprattutto quando parli di un futuro “grigio” per chi crea contenuti autentici. Quella frase mi ha messo tristezza, perché se fosse davvero così… significherebbe rinunciare a tutto ciò che rende grande la letteratura a cui siamo abituati.
Io penso ai romanzi che hanno formato generazioni: Cent’anni di solitudine, La casa degli spiriti, Siddharta, Il Gattopardo, Il signore degli anelli… non avremo più  autori come Allende, Hesse, Buzzati, Calvino. 
Penso a quelle storie che ti entrano dentro, che ti fanno crescere, che ti fanno innamorare dei personaggi. Penso a quella magia che solo un autore umano sa creare, perché nasce da esperienze, emozioni, ferite, desideri.
E mi chiedo: davvero l’IA potrà mai sostituire questo?
Io, credo che L’IA può imitare la forma, certo. Può costruire frasi perfette, può generare trame coerenti. Ma non può provare nulla. Non ama, non soffre, non desidera, non teme. E la scrittura nasce proprio da questo, lo scrittore soffre, ride, ama, ha paura mentre descrive le sue scene e per questo che, anche se si ricorrerà all'aiuto marginale di uno strumento potente come L'IA, dovrà essere sempre chi la sta usando a decidere cosa e come scrivere.  E cioè un autore umano.

Molti testi generati da IA — e lo dico senza polemica — risultano asettici, tecnici, privi di quella pelle che vibra. Anche quando tentano l’erotico, l’horror, il romantico… manca sempre qualcosa o troveremo troppi dettagli che non servono alla storia.
Pensi che una macchina sarà mai  in grado di scrivere un romanzo erotico? Con la stessa voce di chi ha vissuto davvero, in prima persona, un momento erotico ?
Una macchina potrebbe dire: “Provava un’intensa attrazione e un senso di vulnerabilità.” L'IA imita la forma, descrive l'atto in modo clinico, meccanico, ma la sostanza non può imitarla. L'erotismo non è un atto ma una percezione, quindi la profondità non può essere rappresentata da un algoritmo. Ho volutamente fatto l'esempio con l'erotismo perchè mi sembra più incisivo, ma la stessa cosa vale per ogni genere letterario.


Io non credo che il mercato potrà cancellare la voce umana. Potrà soffocarla per un po’, potrà distrarla, potrà spingerla all'angolo. Ma non potrà eliminarla. Perché gli esseri umani cercano emozioni vere, non solo contenuti.
E chi ama leggere continuerà a cercare storie che parlano al cuore, non solo al margine facilmente distratto del nostro cervello.
Forse il futuro sarà più difficile, forse richiederà più impegno, forse dovremo difendere la nostra voce con più forza. Ma io non riesco a immaginare un mondo dove la letteratura umana scompare.
La creatività non è un prodotto: è un bisogno del tutto umano. E i bisogni umani non si estinguono.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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@Albascura   Non posso che essere d'accordo. Per quanto riguarda il ricorso all'editing "umano", nelle mie poche pubblicazioni ho solo due esperienze; la prima in ordine di tempo, abbastanza negativa, su un racconto vincitore di un concorso indetto da Libromania: l'editor, credo alle prime armi, ha proposto solo due correzioni che dimostravano la non conoscenza dell'argomento trattato, che naturalmente ho rifiutato spiegandone il motivo; la seconda, che invece giudico molto positiva, con un libro di racconti pubblicato da Distruttori di Terre. Per le altre mie pubblicazioni, con piccole CE che hanno poi chiuso i battenti, non solo l'editing, ma anche due giri di correzione di bozze piene di errori e refusi non miei, ho dovuto farmeli da solo. Per quanto riguarda l'editor IA non mi esprimo: come già detto non mi interessa. Parlando poi dell'IA in generale, gli ultimi siluppi fanno intravedere un futuro da Terminator, e sono molto preoccupato. :angry:
Mario Izzi
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Dea
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Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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@Akhaten
Non solo: oltre a quanto ha scritto @Albascura, che condivido nel merito, c'è anche una questione più pratica che mi fa pensare che la produzione di contenuti "umani" non terminerà né perderà troppo mercato: il cosiddetto problema del "collasso del modello" (model collapse, per chi si vuole informare con paper in lingua originale).

Un modello IA richiede fonti umane e solo umane per potersi addestrare in maniera efficace. Un modello che si addestri su testi o fonti prodotti da una versione precedente o da altri modelli IA finisce per "collassare": il modello perde sensibilità alle code statistiche e finisce per autoalimenrarsi di bias ed errori, fino a diventare completamente inaffidabile.
Un po' come fare fotocopie di fotocopie: dopo un certo numero di iterazioni il risultato diventa illeggibile.
Esistono strategie di mitigazione del problema, ma nessuna vera soluzione a parte quella di addestrarsi solo su materiali "umani".
Anche solo per questo io credo che la produzione umana non sarà messa da parte. È interesse delle stesse aziende IA che non accada. 

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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@Mid Sono completamente ignorante in materia, ma dalle ultime notizie fornite dai media a diffusione nazionale mi pare di aver capito che esistano grossi problemi causati proprio dall'autoalimentarsi ed espandersi dell'AI. E che ci sia chi vorrebbe introdurre controlli e limitazioni, e chi invece, come il cialtrone che governa gli USA, spinge per una maggiore e velocissima espansione. Da uomo della strada quale sono la cosa mi terrorizza. 
Mario Izzi
Sopravvissuti
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Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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@Cheguevara 
Credo che ti riferisca ai problemi di sicurezza. Non sono causati dall'IA che si "autoalimenta", sono più un problema di "come" è addestrata: lo scopo dei modelli è SEMPRE quello di portare a temine il compito loro assegnato, e talvolta per farlo ignorano i paletti di sicurezza, perché "sono programmati così". Raggiungere lo scopo è più forte del rispetto dei guardrail, e non c'è modo di forzare il contrario perché il sistema è così complesso che non può essere praticamente messo sotto controllo al 100%.

Quello un problema ancora più grosso, e non c'è una vera soluzione per ora. Ma è diverso dal collasso del modello di cui ho parlato prima.
Certo però, è un problema molto più urgente... e pochissimi se ne preoccupano.  ;(

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Cheguevara wrote: nelle mie poche pubblicazioni ho solo due esperienze; la prima in ordine di tempo, abbastanza negativa, su un racconto vincitore di un concorso indetto da Libromania
Io, invece non ho nessuna esperienza. Ho appena terminato il mio romanzo e sono in crisi. 
Ho usato l'intelligenza artificiale per delle banali ricerche, tipo: com'era il tempo metereologioco il giorno dello sbarco di Anzio? oppure, in quel luogo, dove si svolge la mia scena, erano presenti comandi tedeschi? Le mie informazini basiche arrivano da anziani che oggi ricordano male o non ci sono più. Devo dire che la macchina è velocissima e il tempo, vista l'età che avanza, per me è prezioso. A volte ho dovuto fare ricerche incrociate ma alla fine ho risparmiato tempo, questo sicuramente. 
Per quel che riguarda l'editing ho provato ma L'IA mi restituiva il racconto con le virgole a posto, senza refusi ma stravolto, per sistemare una frase ci mette del suo e questo non lo posso sopportare. 
Vado avanti a leggere finchè poi non mi deciderò a sottporlo a un editor professionista. L'IA non è affidabile secondo le prove che ho fatto. Figuriamoci farsi scrivere un racconto intero e cercare di pubblicarlo così come viene. È da ingenui pensare che chi legge non se ne accorga. 

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Mid wrote: Quello un problema ancora più grosso, e non c'è una vera soluzione per ora. Ma è diverso dal collasso del modello di cui ho parlato prima.
Certo però, è un problema molto più urgente... e pochissimi se ne preoccupano.
Mid, quello che dici sui problemi di sicurezza dei modelli è molto interessante, ma riguarda un piano diverso rispetto alla scrittura.
La questione dei paletti, del modo in cui l’IA è addestrata e del fatto che un modello cerchi sempre di portare a termine un compito anche quando questo significa aggirare i limiti, è un tema tecnico, legato all’architettura delle LLM e alla loro complessità interna.
Ed è vero: è un problema urgente, molto più del collasso del modello, e sorprende anche me che se ne parli così poco.
l tuo contributo aggiunge una parte  importante alla discussione, ma su un piano diverso: quello della tecnologia e dei suoi limiti strutturali. Ed è utile perché mostra che il problema non è solo cosa scrive l’IA, ma anche come funziona e cosa noi umani non possiamo controllare.

Nel mio intervento però mi riferivo a un’altra dimensione: quella narrativa.
La voce dell’autore, la credibilità di un testo, la riconoscibilità dello stile, la crescita personale nella scrittura e soprattutto se riteniamo che l'autore  perda credibilità, se secondo noi utenti/lettori è doveroso che uno scrittore ammetta apertamente di aver scritto con l'IA il suo racconto, se dovrebbero esserci delle regole scritte al riguardo come alcuni comitati di concorsi o forum già fanno…oppure se è preferibile gestire tutto in privato, utilizzarla o meno, anche i percentuali diverse, alla fine è una scelta personale con pro e contro. 
Approfitto per dire che, in questa discussione, mi piacerebbe molto sentire anche le opinioni di quelli che frequentano i contest del forum e l'officina. 
Giochiamo, ci commentiamo, stiamo insieme in questa nostra bolla da anni ormai, l'argomento è interesse di tutti noi, lettori e scrittori.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Mid wrote: @Akhaten
Non solo: oltre a quanto ha scritto @Albascura, che condivido nel merito, c'è anche una questione più pratica che mi fa pensare che la produzione di contenuti "umani" non terminerà né perderà troppo mercato: il cosiddetto problema del "collasso del modello" (model collapse, per chi si vuole informare con paper in lingua originale).

Un modello IA richiede fonti umane e solo umane per potersi addestrare in maniera efficace. Un modello che si addestri su testi o fonti prodotti da una versione precedente o da altri modelli IA finisce per "collassare": il modello perde sensibilità alle code statistiche e finisce per autoalimenrarsi di bias ed errori, fino a diventare completamente inaffidabile.
Un po' come fare fotocopie di fotocopie: dopo un certo numero di iterazioni il risultato diventa illeggibile.
Esistono strategie di mitigazione del problema, ma nessuna vera soluzione a parte quella di addestrarsi solo su materiali "umani".
Anche solo per questo io credo che la produzione umana non sarà messa da parte. È interesse delle stesse aziende IA che non accada. 
Infatti ha fatto notizia il fatto che Anthropic stia acquistando in massa manoscritti non presenti online, per scannerizzarli e darli in pasto alla propria AI. Ha creato scalpore soprattutto il dettaglio che, per ottenere scannerizzazioni di qualità migliore, di fatto distruggano i libri in questione.


In ogni caso il mio pessimismo non origina dalla convinzione che l'AI possa scrivere opere migliori degli scrittori umani (quelli bravi), bensì dal fatto che potrebbe non esistere più un pubblico per questi ultimi. L'intelligenza artificiale ha ingigantito tantissimo un fenomeno già presente: quello della banalizzazione dell'intrattenimento.

Faccio un esempio su tutti perché ho guardato pochi giorni fa un documentario che ne parlava. Quando io ero bambino guardavo cartoni animati che, per quanto semplici, avevano dei personaggi, una trama e una struttura narrativa. Oggi alcuni dei canali più grandi di youtube sono dedicati ai bambini, e i loro video non sono altro che rumore, colori accesi, personaggi che cantano filastrocche e nient'altro. Non storie, ma suoni e immagini studiati per stimolare più possibile i sensi dei bambini e tenerli incollati allo schermo. Molti di questi contenuti sono AI generated e si vede. Costano pochissimo, fanno milioni di visualizzazioni e fruttano bei soldini. Provate a cercare su google "Coco Melon" e guardatevi un video. È solo uno dei tanti.

Bambini che crescono guardando questa roba, poi da adolecenti passano agli shorts di tiktok e da adulti ai reel di instagram, potranno mai avere la soglia d'attenzione necessaria per leggersi un intero romanzo? Magari l'opera asettica e facilmente digeribile scritta dalla LLM sarà più appetibile, allo stesso modo in cui lo short di trenta secondi che condensa un concetto in due frasi semplici è più appetibile del video di un'ora che spiega lo stesso concetto nel dettaglio.

Come ho scritto, questo è un problema che precede l'intelligenza artificiale, ma l'avvento di quest'ultima lo ha peggiorato esponenzialmente, perché ha abbattuto i tempi e i costi di produzione di qualunque tipo di contenuto. E sì, probabilmente esisterà sempre una fetta della popolazione più "tradizionalista", ma non sono convinto che sarà in grado di supportare un'industria già in crisi.

Spero di sbagliarmi.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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@Akhaten

Triste quello che dici, e siamo almeno in due a sperare che non sia quella la strada...

Per sdrammatizzare, ricalco le domande di @Albascura 
Albascura wrote: Wed Sep 23, 2026 4:11 pmNon si tratta di demonizzare chi la usa ma mi chiedo come preservare la voce dell’autore nell’era degli algoritmi? 
E, inoltre, quanto perde in credibilità un autore che pubblica testi dove chi legge riconosce questi pattern?
E, soprattutto: come mantenere vivo il valore della crescita personale nella scrittura?
Sapete cosa ho pensato?  :D

Di chiedere la risposta ai tre quesiti proprio a lei, la fantomatica  I.A.! Che ha letto in un nano secondo  :libro:

e mi ha risposto così:

Sulla voce dell'autore: Si preserva rivendicando le proprie "ossessioni", le proprie imperfezioni stilistiche e il coraggio di rischiare metafore non convenzionali. L'IA opera per media statistica (sceglie la parola più probabile); l'autore deve operare per scarto (scegliere la parola inaspettata).

Sulla credibilità: Chi usa l'IA per "scrivere al posto suo" rischia di diventare sostituibile. L'unico modo per non perdere credibilità è far sì che la macchina non tocchi mai la stesura finale del testo.

Sulla crescita nei forum di scrittura: Comunità come quella citata nel testo mantengono il loro valore proprio perché offrono il feedback umano, crudo e imperfetto di altri lettori. Sostituire il confronto con i pari con un giudizio sintetico dell'IA equivale a rinunciare alla palestra collettiva che ha sempre formato i grandi autori.
Di sabbia e catrame è la vita:
o scorre o si lega alle dita.


Poeta con te - Tre spunti di versi

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Akhaten wrote: E sì, probabilmente esisterà sempre una fetta della popolazione più "tradizionalista", ma non sono convinto che sarà in grado di supportare un'industria già in crisi.
Il tuo intervento è importante perché ci ricorda che la sfida non è solo tecnica: è culturale. E riguarda tutti noi.
Anche per questo ho aperto questa discussione.
Non possiamo impedire a qualcuno di pubblicare un romanzo generato dall’IA. Ma possiamo scegliere di non dargli seguito. Possiamo scegliere di non confondere la precisione algoritmica con la voce. Possiamo scegliere di difendere la crescita personale, l’artigianato, la fatica.
Insomma io penso che gli scrittori siano insieme produttori e fruitori di un prodotto, questo ci mette di fronte a delle responsabilità. Io voglio assumermi la responsabiltà di quello che produco, delle parole che scrivo e non posso certo seguire le ideologie di mercato e produrre lbri che non comprerei mai. Anche la coerenza è del tutto umana. Purtroppo è tutto vero quello che hai scritto nel post, ma voglio avere fiducia e non seguire i miraggi del mondo che ci si para davanti. Tutto ciò è molto triste spero anch'io che la tua profezia non si avveri.

Re: Scrittura e Intelligenza Artificiale: riflessioni sulla voce dell’autore

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Akhaten wrote: E sì, probabilmente esisterà sempre una fetta della popolazione più "tradizionalista", ma non sono convinto che sarà in grado di supportare un'industria già in crisi.
È successo altre volte.
L'industria non ha distrutto l'artigianato: lo ha cambiato. Ora l'artigianato che vende non è quello che produce vasi a basso prezzo tutti uguali: per quello l'industria lo fa meglio e a prezzi più bassi. L'artigianato che resiste è quello che produce pezzi unici e originali, cose che in passato non esistevano. Dove vivevo io molti anni fa, una bravissima artigiana creava gioielli da cocci di porcellana laccati. E vendeva tantissimo, perché erano un vero capolavoro. La sua attività esiste ancora, e se prima vendeva solo online e ai mercatini, ora ha aperto un negozio tutto suo.
La TV non ha ucciso la radio, checché ne dicano i Buggles. Ma ovviamente la radio ha dovuto cambiare dopo l'avvento della televisione. Radiodrammi? Non potevano certo competere con i telefilm. Ma il mezzo è sopravvissuto. Fino a oggi.
Youtube non ha ucciso la TV. Però certo l'ha cambiata: ora siamo abituati a guardare "on demand", e molti si aspettano che un algoritmo suggerisca contenuti che potrebbero piacerci. Forse già non c'è più nessuno che accende la TV a una determinata ora perché comincia il suo programma preferito. Ma spesso il programma sopravvive, in un altro modo, da un'altra parte.

Il mezzo, racconto o romanzo che sia, scritto da un essere umano, sopravviverà. Forse altrove. Forse non nella forma a cui siamo abituati.
Sarà sommerso dal "rumore" prodotto dall'IA? In termini di volume, sicuramente. Ma in un mondo così interconnesso esisteranno SEMPRE comunità a cui proporre contenuti che siano scritti e non generati.
E questo in aggiunta al fatto puramente tecnico che chi produce questi prodotti che generano ha tutto l'interesse a far sì che i prodotti scritti non muoiano.
Albascura wrote: Possiamo scegliere di difendere la crescita personale, l’artigianato, la fatica.
Scelta azzeccatissima di parole.
Tutte le arti sono artigianato. Non è un caso che nella nostra lingua condividano la stessa radice.

L'IA è l'industria. Produce di più. Produce a prezzo più basso.
Già adesso sta cambiando radicalmente il mio ambito professionale. Cinque anni fa la programmazione era anch'essa puramente "artigianato". Il programmatore scriveva codice allo stesso modo in cui un vasaio lavorava sul tornio: produceva, correggeva, sistemava, controllava. In una parola, modellava codice che era suo e solo suo.
Ora l'IA ci ha tolto quel codice di mano, e invece di sentire l'argilla bagnata sotto le dita operiamo una macchina che produce in pochi istanti vasi di forme e dimensioni disparate, a seconda dello stampo che le chiediamo di utilizzare. Macchina che sappiamo operare, ma di cui non conosciamo i dettagli del funzionamento interno.
La programmazione è diventata industria di codice.

Ma l'artigianato esiste ancora. Non ha smesso di esistere quando hanno inventato la macchina a vapore, non smetterà adesso che hanno diffuso l'IA.
La differenza è che l'industria fa concorrenza all'artigianato delle dita, mentre l'IA fa concorrenza all'artigianato della mente.

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