Da quando sono subentrati a Bre e i miei titoli sono ora nel loro catalogo non ho ricevuto uno straccio di resoconto (né si capisce di pagamento) nonostante due di essi siano stati ripubblicati con diversa copertina (cosa che ho scoperto da solo su internet, non per comunicazione dell'editore).
Da parte mia non chiedo niente perché da anni ho adottato la politica di lasciar perdere: recuperare pochi euro non vale lo stress e alla mia età conta di più la tranquillità, però lo dico per i giovani che eventualmente volessero imbarcarsi su questa nave.
Re: [Casa Editrice] Santelli Editore
52Avrei una proposta: pubblicare nel forum un elenco delle CE che, free o non free, non pagano le royalties. Sulla base delle dichiarazioni degli autori, che se ne assumano la paternità, non contestate dalla CE con prove di avvenuto pagamento. Si può fare?
Mario Izzi
Sopravvissuti
(in)giustizia & dintorni (trilogia)
Dea
Non solo racconti
[/De gustibus non est sputazzellam (Antonio de Curtis, in arte Totò)]
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Re: [Casa Editrice] Santelli Editore
53@Cheguevara, qui sei OT, dovresti rivolgere la richiesta nella sezione "Cosa ci piacerebbe avere".
Anche se prevedo un fiume di email con poteste da parte di diverse CE e intimazione a rimuoverle dal forum. In pratica ne rimarrebbero ben poche da poter nominare e su cui confrontarsi.
Anche se prevedo un fiume di email con poteste da parte di diverse CE e intimazione a rimuoverle dal forum. In pratica ne rimarrebbero ben poche da poter nominare e su cui confrontarsi.
Re: [Casa Editrice] Santelli Editore
54Sapevo di essere OT, e sapevo anche che la mia proposta sarebbe stata difficilmente praticabile. Me ne scuso, ma la tentazione era forte.
Mario Izzi
Sopravvissuti
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Re: [Casa Editrice] Santelli Editore
55 p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px 'Helvetica Neue'; min-height: 15.0px} p.p2 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 13.0px 'Helvetica Neue'}
Ciao a Tutti,
vorrei portare anche la mia esperienza con Santelli, con uno dei suoi marchi, Brè Edizioni.
Stilando la lista di CE da contattare, mi imbatto nel gruppo Santelli di cui leggo un battage intenso di marketing quale CE tra le prime in Italia, accostandone il nome ai giganti Mondadori, Feltrinelli e compagnia bella, e in questo caso vengo contattata appunto dal Direttore Editoriale di Brè con email in cui si spiega che il libro è stato apprezzato e che viene deciso di pubblicarlo.
In neretto vengono indicate le parole e frasi clou che ingaggiano l’attenzione (giustamente, niente da dire): quindi Pubblicazione, Non a Pagamento, Messaggerie, Editing costituiscono il roseo preambolo.
Subito dopo viene grassettato anche il fatto che uno si debba impegnare a presentare il libro strettamente nella zona in cui vive, non chiedendo spostamenti nazionali ed internazionali.
Niente da dire, direi, visto che se uno scrive un libro, minimo è suo interesse che si diffonda, come concordavo a telefono con il responsabile.
Quindi il neretto mi insospettisce.
Mentre ci sentiamo quindi sottolineo che il libro palesemente voglia promuoverlo ma che, leggendo il contratto vedo in coda un modulo di richiesta copie in pre-ordine che, in cui vengono indicate con fare didascalico e “rassicurante” le “modalità d’uso” delle copie che acquisterai per tutta una serie di ragioni con elenco puntato, tutte plausibili visto che in teoria le copie di un libro servono solo a quello, insomma si capisce cosa farne di una copia di un libro avendo qualche sinapsi a posto.
Tuttavia, se proprio ti dovesse sfuggire, dopo averti proposto il contratto per blandirti pacifico, ecco che comunque il detto “pagar pegno” pare azzeccato.
Dico solo, a questo punto, che non ho soldi per pagare le copie in pre-ordine (ed è anche una questione di mancanza di coerenza se non sei EAP) ma che facendo una presentazione potrei stampare del materiale pubblicitario con un qwerty code che uno inquadra e tadah! compra il libro: perché la presentazione non è collegata all’acquisto copie, no?…
Eh, guarda un po’, invece sì: e che fai una presentazione senza le copie? Non si fa, non ha senso (opinabile) e comunque vendendo la Brè a Santelli, vengono imposte delle condizioni.
Ah. Ecco.
Obietto che Santelli non è solo Santelli, ma è definito Santelli Holding che, modesta nota, non si riferisce ad una piccola cooperativa di librai di montagna, ma ad un gruppo solido che pare sia tacca tacca con Mondadori, Feltrinelli e compagnia bella, come si diceva prima, no?
Eh, guarda un po’ ancora, in realtà non è grande, è un medio gruppo, non è grande (ma come?) e quasi, quasi a sentire questo plot twist dovrebbero instillarmi anche tenerezza per questi modesti imprenditori della holding, pensa te.
Quindi, in quanto direttore editoriale di uno dei marchi che la Santelli ha sotto la sua ala di medio conto, deve sottostare a certe condizioni di stipula, non può farci niente.
Parliamo dei massimi sistemi, proviamo ad ingaggiare una chiacchierata ipotetica su come vada il mondo, su come magari i battage pubblicitari su Ken Follett siano inutili quando dovrebbero concentrarsi su tot autori nuovi o più “piccoli”, che le fascette sui libri andrebbero implementate così da dare un input ai lettori, e che bisognerebbe riportarci sopra l’entusiasmo di un editore che scommette sull’autore, utilizzando termini entusiastici alla Ken Follett, perché anche se i lettori non sono pecoroni, con una produzione così vasta di libri ogni anno, bisogna, è d’obbligo indirizzare e fare una sintesi per il lettore stesso che vaga per gli scaffali strapieni, e quindi vai di fascette rosse e aggettivi, e vai di cartelli promo da appiccicare ai benedetti settori degli scaffali, ma che ci vuole?…
Eh, soldi per stampare i cartelli, le fascette, i vari materiali, ah ecco, credevo fosse nel pacchetto basico dell’editore, pensa che idiota sono.
Non lo può fare Santelli ma pure i grandi lo fanno solo con scrittori di punta, mi dice, e insomma l’inutilità diffusa dall’alto in basso.
Risultato? Sono una romantica, che ha una visione romantica del settore, ma forse anche della vita stessa.
Direi che una bella t-shirt ci starebbe.
Quindi invece che provare a cambiare la sorgente avvelenata di editori e gruppi editoriali cha fanno un pessimo lavoro adducendo inutili motivazioni, pubblicando troppo e male (e questo in modo democratico includendo giovani ed anziani imprenditori) bisogna solo accettare il fatto che Il Sistema è questo, baby: o fuori, o dentro.
Rimango della mia idea, dei miei principi che non pagheranno, ora o chissà, ma mi piace pensare che l’appiattimento possa essere scalzato con più consapevolezza, una persona dopo l’altra, con il rifiuto di compromessi sostanziali.
Ciao a Tutti,
vorrei portare anche la mia esperienza con Santelli, con uno dei suoi marchi, Brè Edizioni.
Stilando la lista di CE da contattare, mi imbatto nel gruppo Santelli di cui leggo un battage intenso di marketing quale CE tra le prime in Italia, accostandone il nome ai giganti Mondadori, Feltrinelli e compagnia bella, e in questo caso vengo contattata appunto dal Direttore Editoriale di Brè con email in cui si spiega che il libro è stato apprezzato e che viene deciso di pubblicarlo.
In neretto vengono indicate le parole e frasi clou che ingaggiano l’attenzione (giustamente, niente da dire): quindi Pubblicazione, Non a Pagamento, Messaggerie, Editing costituiscono il roseo preambolo.
Subito dopo viene grassettato anche il fatto che uno si debba impegnare a presentare il libro strettamente nella zona in cui vive, non chiedendo spostamenti nazionali ed internazionali.
Niente da dire, direi, visto che se uno scrive un libro, minimo è suo interesse che si diffonda, come concordavo a telefono con il responsabile.
Quindi il neretto mi insospettisce.
Mentre ci sentiamo quindi sottolineo che il libro palesemente voglia promuoverlo ma che, leggendo il contratto vedo in coda un modulo di richiesta copie in pre-ordine che, in cui vengono indicate con fare didascalico e “rassicurante” le “modalità d’uso” delle copie che acquisterai per tutta una serie di ragioni con elenco puntato, tutte plausibili visto che in teoria le copie di un libro servono solo a quello, insomma si capisce cosa farne di una copia di un libro avendo qualche sinapsi a posto.
Tuttavia, se proprio ti dovesse sfuggire, dopo averti proposto il contratto per blandirti pacifico, ecco che comunque il detto “pagar pegno” pare azzeccato.
Dico solo, a questo punto, che non ho soldi per pagare le copie in pre-ordine (ed è anche una questione di mancanza di coerenza se non sei EAP) ma che facendo una presentazione potrei stampare del materiale pubblicitario con un qwerty code che uno inquadra e tadah! compra il libro: perché la presentazione non è collegata all’acquisto copie, no?…
Eh, guarda un po’, invece sì: e che fai una presentazione senza le copie? Non si fa, non ha senso (opinabile) e comunque vendendo la Brè a Santelli, vengono imposte delle condizioni.
Ah. Ecco.
Obietto che Santelli non è solo Santelli, ma è definito Santelli Holding che, modesta nota, non si riferisce ad una piccola cooperativa di librai di montagna, ma ad un gruppo solido che pare sia tacca tacca con Mondadori, Feltrinelli e compagnia bella, come si diceva prima, no?
Eh, guarda un po’ ancora, in realtà non è grande, è un medio gruppo, non è grande (ma come?) e quasi, quasi a sentire questo plot twist dovrebbero instillarmi anche tenerezza per questi modesti imprenditori della holding, pensa te.
Quindi, in quanto direttore editoriale di uno dei marchi che la Santelli ha sotto la sua ala di medio conto, deve sottostare a certe condizioni di stipula, non può farci niente.
Parliamo dei massimi sistemi, proviamo ad ingaggiare una chiacchierata ipotetica su come vada il mondo, su come magari i battage pubblicitari su Ken Follett siano inutili quando dovrebbero concentrarsi su tot autori nuovi o più “piccoli”, che le fascette sui libri andrebbero implementate così da dare un input ai lettori, e che bisognerebbe riportarci sopra l’entusiasmo di un editore che scommette sull’autore, utilizzando termini entusiastici alla Ken Follett, perché anche se i lettori non sono pecoroni, con una produzione così vasta di libri ogni anno, bisogna, è d’obbligo indirizzare e fare una sintesi per il lettore stesso che vaga per gli scaffali strapieni, e quindi vai di fascette rosse e aggettivi, e vai di cartelli promo da appiccicare ai benedetti settori degli scaffali, ma che ci vuole?…
Eh, soldi per stampare i cartelli, le fascette, i vari materiali, ah ecco, credevo fosse nel pacchetto basico dell’editore, pensa che idiota sono.
Non lo può fare Santelli ma pure i grandi lo fanno solo con scrittori di punta, mi dice, e insomma l’inutilità diffusa dall’alto in basso.
Risultato? Sono una romantica, che ha una visione romantica del settore, ma forse anche della vita stessa.
Direi che una bella t-shirt ci starebbe.
Quindi invece che provare a cambiare la sorgente avvelenata di editori e gruppi editoriali cha fanno un pessimo lavoro adducendo inutili motivazioni, pubblicando troppo e male (e questo in modo democratico includendo giovani ed anziani imprenditori) bisogna solo accettare il fatto che Il Sistema è questo, baby: o fuori, o dentro.
Rimango della mia idea, dei miei principi che non pagheranno, ora o chissà, ma mi piace pensare che l’appiattimento possa essere scalzato con più consapevolezza, una persona dopo l’altra, con il rifiuto di compromessi sostanziali.