[CE2026] Filippo

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Bottiglia n.6
Colpo di scena: Dopo quella lunga e affannosa corsa, salì sul treno all'ultimo istante e si lasciò andare sul sedile. Si guardò attorno nello scompartimento gremito e mise alle orecchie le cuffie per isolarsi: una selezione di Spotify con musica anni '80. 
Con un po' di fresco e la stanchezza nelle ossa, si sarebbe addormentato presto e forse l'avrebbe persino fatta franca ai controlli.
"Voglio andare ad Alghero in compagnia di uno straniero", cantava la voce melodica e gorgheggiante. 
Solo che stavolta lo straniero era lui.


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Una grassa nuvola candida distrasse Filippo. Con il corpo immobile davanti allo specchio osservò il suo navigare nel cielo. Il pensiero appena completato non lo soddisfece. Il punto non era il cielo di quel turchese estivo, forse lo era di più la cornice della finestra, bianca come quel cumulonembo solitario. Appena si concentrò di nuovo ad annodare la cravatta, una striscia di tessuto grigio perla, lucida come l’acciaio, lo colse una fitta di nostalgia per non si sa ché. Di nuovo, non solo lo sguardo, ma tutta la testa si rivolse verso la finestra. Gli sembró un quadro di proporzioni perfette, i due colori, bianco e azzurro così giusti, senza macchie né striature, erano esattamente come gli ombrelloni a Rimini.
All’improvviso gli parve di sentire la voce che urlava “Coccomammaaaaa!”, la presa sulla paletta che si rafforzava e uno sguardo supplice alla madre che, come al solito, non gli avrebbe comprato nulla, perché il cocco-te-lo-preparo-io-che-in-quel-cesto-ci-sono-batteri-come-squali. Figurarsi gli spiedini di frutta candita che nemmeno si potevano nominare. Per levarsene la voglia si immaginava quei deliziosi chicchi d’uva ricoperti di germi zampettanti incollati allo zucchero croccante.
Quel ricordo attivò tutti i suoi centri nervosi. Iniziò a salivare ricordandosi tutti gli spiedini clandestini che aveva consumato grazie a suo padre, stupendosi ogni volta di non aver preso la peste o la lebbra, a catechismo si mormorava che ci fossero ancora in certi angoli della terra. Allo stesso tempo sentiva sulle labbra i primi baci appiccicosi scambiati all’ombra della pineta, sdraiati su un tappeto di aghi tiepidi che tendevano a pungere senza preavviso. La sua pelle, quella che era ancora davanti allo specchio e che ricopriva le mani ferme in un gesto a mezz’aria, rabbrividiva al ricordo della brezza lieve e profumata di salsedine. Quella brezza che sapeva di estate, gioventù e libertà.
Le orecchie, liberate dall’incantesimo di quel ricordo, gli annunciarono i tacchi della madre in corridoio. Quindi non si soprese quando si spalancò la porta. 
Non sussultò. 
Nemmeno cambiò posizione. 
Aveva la coscienza a posto, era in anticipo di due ore.
“Cosa fai lì imbambolato davanti alla finestra?”
Già cosa stava facendo? Ricordava? Sognava?
Decise che non aveva importanza, non doveva mica giustificarsi perché guardava il panorama.
Abbassò gli occhi sul prato, anche quello di un verde perfetto punteggiato di figurine biancovestite che si rincorrevano fra gli gazebo, bianchi a loro volta. Quelli erano disposti a rettangolo come un esercito consistente alla cui testa si trovava il gazebo generale, quello grande e importante; quello degli sposi.
“Allora Pipino, mi guardi? Mi rispondi? Dammi un segno di vita, per la miseria!” il tono era incalzante.
Con una stretta al cuore Filippo si volse verso la madre. 
Ah, come era elegante. 
Forse. 
Tutta un voile color pastello dal verde ospedale al rosa confetto, senza tralasciare il giallo urina (sarà permesso avere un pensiero così sgarbato?) e l’azzurrino che pareva un insulto a quel cielo intenso e vivo.
“Ciao, mamma, dimmi.” rispose mite e pacato, come era nella sua natura, com’era Filippo in tutto il suo essere.
“Allora, lasciatelo dire, i tuoi consuoceri…” 
Sembrò che quella parola riavviasse la realtà. All’improvviso un bussare alla porta della camera accompagnato dal cellulare che squillava in maniera insistente, quasi che la persona all’altro capo del filo (che concetto obsoleto!) avesse il potere, o meglio, il diritto di produrre quei drin più acuti e ravvicinati del solito.
“Avanti!” alla porta, “Pronto!” al telefono, Filippo non perse la compostezza.
“Amore!” la voce si fece strada come un trapano, “Amore, credimi, io alla tua mamma voglio un sacco di bene, ma cambiare il colore dei tovaglioli a due ore dalla cerimonia, perché il color champagne non le si abbina con l’abito e ne pretende di cremisi, che mi pare di essere alla laurea di un medico, è troppo! Troppissimo!”
Fece un sospiro per riordinare le idee e cercare di formulare una risposta diplomatica, mentre teneva d’occhio la suocera che guardava in cagnesco sua madre. Suocera che aveva evitato i colori pastello prediligendo una sinfonia di beige e blu, coronati dal cappello a tesa larga piazzato da abili mani sulla sua acconciatura. Di nuovo Filippo si distrasse dal presente chiedendosi se gli ospiti dietro di lei avrebbero sofferto di torcicollo per vedere gli sposi.
“Tesoro” cercò di temporeggiare Filippo al telefono, sperando di trovare le parole giuste per esprimere la sua indifferenza rispetto al colore dei tovaglioli senza urtare la sensibilità estetica della futura moglie. Era consapevole che si erano scatenate faide famigliari e guerre per molto meno.
La madre come batuffolo di zucchero filato di fianco alla sua filiforme consuocera, attaccò con il suo solito “Pipino, fai qualcosa!”
Ma che cosa? 
Era la domanda che Filippo si pose. A parte i tovaglioli, non gli parve che ci fossero altre questioni da dirimere.
Abbassò gli occhi per cercare di fare il punto della situazione. Da quello che vedeva, la situazione era che le sue brogue nere, in morbidissimo vitello inglese erano lucide, allacciate alla perfezione con i fiocchi simmetrici e della stessa dimensione. L’orlo dei pantaloni cadeva senza incertezza incalzato dalla piega dritta e affilata come la spada di un samurai. La giacca era ancora aperta, così la chiuse per darsi un tono.
“Sei sempre il solito, se non ci penso io qui!” disse la madre infilando la porta come un piccolo prussiano.
“Certo che tua madre… dovresti tenerla sotto controllo almeno il giorno delle tue nozze!” aggiunse la suocera indignata, uscendo a sua volta dalla camera di gran carriera.
“Amoreee! Filippo! Ma ci sei!” non voleva tacere quella voce.
“Scusa, ma…” cercó di riprendere Filippo.
I pochi brandelli di pensiero concernenti il colore dei tovaglioli che era riuscito a mettere insieme, furono spazzati via in un battibaleno.
“Capisco che anche tu sia emozionato, ma cerca di essere più reattivo!” nemmeno il tempo di un respiro “Senti, amore, guarda ho capito. Ci penso io. Mi spiace litigare con tua madre il giorno del matrimonio, ma i paletti devono essere messi subito e in maniera chiara. Altrimenti poi che succede? Ci prescrive come vestire i bambini che altrimenti non stanno bene col suo foulard? Non ti preoccupare sarò delicata.”
Il cellulare tacque.
Allo specchio Filippo vide lo sposo, bello, elegante, con la mascella pronunciata il giusto. Raddrizzò le spalle larghe per darsi un tono, cercò di assumere quell’atteggiamento da maschio alfa tanto decantato. Per un momento si immaginò di mischiarsi alle figurine giù sul prato, picchiare il pugno sul tavolo e dichiarare che i tovaglioli sarebbero stati verde pistacchio e guai a chi se ne fosse lamentato. O forse arancione zucca? Quale era il suo colore preferito?
Di nuovo lo sguardo si perse nel cielo. La grassa nuvola ormai aveva attraversato per metà il riquadro della finestra. Proprio in quel momento si ricordò la causa di quella stretta al cuore.
Era il padre che mancava. Quel padre che lui aveva amato disperatamente, il complice delle sue marachelle, quello che giocava a calcio e faceva finta di non vedere quando guardava le ragazzine o bigiava la scuola. Quello che prima di morire gli aveva detto che la vita era come le scarpe. 
“Se sono strette, dure, fanno male o ti fanno venire le bolle, non c’è cerotto o calzolaio che tenga, vanno cambiate e basta.”
Ecco il seme che quella nuvola aveva deposto dentro di lui. Nemmeno se ne rese conto Filippo che ancora era perso nei ricordi estivi del sole cocente e dei bagni rinfrescanti, dei rientri a scuola, poi all’università. Dell’odore di asfalto caldo, quando invece di passare l’estate in riviera la passava in città al lavoro. Degli anni passati a lavorare, ad essere troppo preciso, parsimonioso, attento e rispettoso. Ad essere così per bene, che la sua futura moglie gli chiedeva dove nascondesse la passione. Della sua anima ingobbita per ogni volta che si rendeva conto di aver deluso chi aveva davanti, perché lui era bello e di successo, ma di animo timido e delicato. Perché non era capace di fare la voce grossa, nemmeno per scherzo e nemmeno a letto dove gli chiedevano di essere sbattute come i cassetti della credenza. Mentre lui voleva planare lieve come una farfalla nei piaceri del corpo e della mente. Uomo parco e pacato, che trovava il piacere nei dettagli di una tavola apparecchiata bene, di un ricciolo sfuggito, di una pagina commovente.
Allontanandosi dalla finestra, di nuovo osservò le sue belle e morbide scarpe ed iniziò a spogliarsi.
Preciso come quelli che non sanno perché stanno facendo una certa cosa, Filippo, si levó ogni capo e accurato come una vetrinista ricompose tutto sulle grucce. Infine, indossando solo i suoi boxer da luna di miele, neri e aderenti il giusto, depose le scarpe con dentro i calzini ai piedi della sua composizione. Si trovò di fronte uno sposo vuoto, fatto di nulla, che dondolava lieve nelle correnti di aria condizionata. Come ultimo tocco strinse la cravatta, che poco prima aveva annodato, al collo vuoto.
Di nuovo la finestra richiamó il suo sguardo. Ora il cielo era vuoto, una distesa turchese sopra a quel succoso verde. Osservò la madre sventolare i tovaglioli rosso peccato, a cui rispose la suocera con uno sventolio altrettanto vigoroso, ma color champagne. Le due signore si avvicinarono l’un l’altra in maniera pericolosa, ma entrò in scena una figurina con una vestaglietta bianca e i bigodini. Pareva fosse a piedi nudi. Gabriella, la futura moglie di Filippo, strappò di mano i tovaglioli alle due suocere. Agitando un braccio chiamò qualcuno e, dopo un breve conciliabolo, quel qualcuno si allontanò di fretta con entrambe i tovaglioli. Chissà quale magica soluzione aveva trovato? Si sarà imposta e basta?
Testimone in mutande del salvataggio del suo matrimonio, per un momento Filippo percepì in modo completo e profondo il suo essere superfluo in quel quadro.
Con una certa insistenza si fece strada l’idea che avrebbe potuto benissimo allontanarsi. Mancava ancora un’ora e mezza alla cerimonia, aveva tempo in abbondanza.
Di nuovo il telefono. 
Rispose.
“Amore, ho risolto tutto. Mettiamo entrambe i tovaglioli piegati assieme. Una cosa chic. Nessuna delle due è soddisfatta, ma pazienza. Tu sei pronto?”
“Si, pronto a tutto.” gli sfuggi proprio quella risposta, come se a torso nudo avesse preso vita un Filippo piú selvaggio, quasi indomito.
“Bene, non balbettare, non arrossire e guarda sempre dritto nell’obiettivo oppure me, che altrimenti le foto vengono uno schifo e non abbiamo niente da far vedere ai nipoti. Ti sei messo quel deodorante della farmacia che altrimenti ti vengono le chiazze alle ascelle?”
“Si.” Una parola pesante come un macigno, quasi un’eco di quella che avrebbe dovuto scandire fra un’ora.
“Bene, aspettami all’altare, sarò bellissima!” e instagrammabile, pensò Filippo con una certa malignità.
Abituato a compiacere, stava allungando la mano verso il deodorante che si era dimenticato. Spalmò la cremina sotto le ascelle perfettamente glabre, come da richiesta della sposa, e si rifiutò di riflettere sulle altre parti del suo corpo orfane dei suoi peli. Considerò che se fosse stato una donna era pronto per andare in spiaggia.
In effetti la spiaggia non era una brutta idea. Per essere maggio il sole scaldava giá l’aria, ma non ci sarebbero stati tutti i vacanzieri, men che meno le famiglie con i bambini vocianti ancora rinchiusi nelle aule scolastiche.
Chi frequentava le spiagge a metà maggio?
Una domanda che meritava una risposta.
Filippo si rivestì con una certa urgenza, questa volta jeans, maglietta e giubbotto, che non si sa mai.
Si infilò i mocassini senza calze e prese la porta.
Sul retro dell’albergo era appena arrivato un ragazzo in bicicletta.
“Me la presti?” chiese al volo “Te la lascio in stazione.”
Non voleva fuggire, solo controllare una cosa.
Ma ad ogni pedalata l’aria gli sembrò più dolce, ricca di promesse e sorprese.
Allo sportello, le spalle dritte come si confà ad un over trenta di successo che sa quello che sta facendo, richiese un biglietto, sola andata, per Rimini.
“È fortunato, signore, sul binario tre fra quattro minuti parte un treno per Verona e lì dopo dieci minuti c’è la coincidenza.”
Filippo, senza bagagli, leggero come un fringuello, si avviò verso il binario, godendosi quel momento di trasgressione pura. Gli parve incredibile essere in un luogo all'insaputa di tutti, nemmeno la sua segretaria avrebbe potuto immaginarlo in una stazioncina. Piuttosto al volante della sua Tesla, cosí politicamente corretta, ecologica e a basso impatto che nemmeno ti disturbava quando ti passava di fianco, tranne quando prendeva fuoco oppure era ora di smaltire le sue efficienti batterie. Si rilassó, non era piú un suo problema, aveva lasciato alle spalle anche quella.
Considerò per un momento di gettare il proprio cellulare per sparire per sempre, come nei polizieschi tanto amati dalla madre, ma aveva pagato il biglietto con il bancomat; quindi, rinunciò all’idea di senza-tracce. Gli bastava essere altrove per un po’.
Pervaso da questa idea di avventura si sentì un uomo nuovo, capace di scelte sorprendenti e forse anche bizzarre.
L’annuncio gracchiante lo fece scattare:il treno era in partenza!
Non poteva perderlo.
Non ora, non questa volta. 
Non voleva essere raggiunto dal vecchio Filippo conciliante, quello che si sarebbe preoccupato degli ospiti, della sposa e delle suocere. Mentre accorciava le distanze, si augurava solo che gli invitati apprezzassero l’anatra all’arancia e i vol-au-vent ripieni di vero caviale, già tutto pagato e offerto da lui in persona.
Dopo quella lunga e affannosa corsa, salì sul treno all'ultimo istante e si lasciò andare sul sedile. Si guardò attorno nello scompartimento gremito e mise alle orecchie le cuffie per isolarsi: una selezione di Spotify con musica anni '80. 
Con un po' di fresco e la stanchezza nelle ossa, si sarebbe addormentato presto.
"Voglio andare ad Alghero in compagnia di uno straniero", cantava la voce melodica e gorgheggiante. 
Solo che stavolta lo straniero era lui.
 
 
Confessione

Ho cancellato un pezzo di frase dalla traccia, non volevo che Filippo combinasse qualcosa di sconveniente, come fanno di solito i miei personaggi.
 
 

Re: [CE2026] Filippo

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Ciao @Almissima eccomi..  :)

Il racconto tocca corde intime e universali con una prosa fluida, ricca di dettagli sensoriali e di una piacevole ironia di fondo. Il momento scelto per la narrazione è uno dei più densi e delicati dell'esistenza: le ore immediatamente precedenti al matrimonio. Quel breve lasso di tempo, quando si è a un passo da una scelta definitiva, ha il potere straordinario di far scorrere davanti agli occhi l'intero film di una vita. La nostalgia per la spensieratezza dell'infanzia, l'ombra rassicurante del padre perduto e la presa di coscienza della propria natura autentica — soffocata dalle aspettative altrui — rendono il travaglio interiore di Filippo credibile e profondamente umano. È un topos classico che ha fatto la fortuna di tanta grande letteratura e di celebri pellicole cinematografiche: la figura dello sposo (o della sposa) che, all'ultimo respiro, sceglie la fuga lasciando l'altare vuoto.
Accanto a questi pregi emotivi, emergono però alcuni aspetti tecnici e strutturali su cui vale la pena riflettere.

La scena dell'albergo risente di qualche forzatura temporale e pratica. A due sole ore dal "Sì", la compresenza nello stesso luogo della preparazione degli sposi, dei tavoli del ricevimento già allestiti sul prato e dell'assurda contesa all'ultimo minuto sul colore dei tovaglioli — elemento di norma concordato con mesi di anticipo con il catering — crea un piccolo corto circuito tra il rito in chiesa (evocato dalla sposa con «ti aspetto all'altare») e il banchetto. Questa compressione di eventi toglie un po' di verosimiglianza alla cornice.

Altro punto. Trattandosi di una gara con vincoli precisi, avevi il "colpo di scena", l'uso della traccia imposta merita un'attenzione particolare. Un vero colpo di scena per sua natura dovrebbe agire come una frattura improvvisa all'interno della trama per sparigliare le carte. Nel testo, invece, si ha la sensazione che si sia scelta una scorciatoia: il vincolo è stato trasformato in un semplice traguardo a cui far approdare la storia, facendo coincidere pigramente il colpo di scena con il finale obbligato della fuga in treno, disinnescando la vera sorpresa. In poche parole, hai fatto coincidere colpo di scena e finale, proprio con questo finale a sorpresa.
 
[li]Uno spunto alternativo per l'epilogo:  Proprio per dare pieno respiro alla narrazione e non limitarsi a chiudere il cerchio sulla stazione, soddisfacendo così la necessità di avere un finale alternativo,  sarebbe stato suggestivo spostare il punto di vista negli ultimi istanti. Immaginare la scena giù al ricevimento, con la futura moglie e gli invitati stanchi di attendere inutilmente all'altare che, tra imbarazzo e rassegnazione, decidono infine di mettersi a tavola e consumare quel banchetto già pagato, mentre Filippo scivola via verso la sua libertà. Un contrasto amaro e grottesco che avrebbe conferito al finale una forza cinematografica ancora più memorabile. D'altronde, madri e suocere, sposa, erano molto più interessate al buffet...  :D [/li]

Nel complesso resta una prova di scrittura fresca, scorrevole e capace di creare empatia con il protagonista. Ciao a presto
DISVANGELO: Il Regno Dei Cieli è Già Tra Voi
Viaggio sconsolato tra i ricordi dello Stato.
Io malata in fuga.

Re: [CE2026] Filippo

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Che bello l'incipit dove affiora un ricordo di Filippo bambino, mentre si specchia nel giorno del suo matrimonio!  :)
Almissima wrote: Fri Aug 28, 2026 11:12 pmUna grassa nuvola candida distrasse Filippo. Con il corpo immobile davanti allo specchio osservò il suo navigare nel cielo. Il pensiero appena completato non lo soddisfece. Il punto non era il cielo di quel turchese estivo, forse lo era di più la cornice della finestra, bianca come quel cumulonembo solitario. Appena si concentrò di nuovo ad annodare la cravatta, una striscia di tessuto grigio perla, lucida come l’acciaio, lo colse una fitta di nostalgia per non si sa ché. Di nuovo, non solo lo sguardo, ma tutta la testa si rivolse verso la finestra. Gli sembró un quadro di proporzioni perfette, i due colori, bianco e azzurro così giusti, senza macchie né striature, erano esattamente come gli ombrelloni a Rimini.
All’improvviso gli parve di sentire la voce che urlava “Coccomammaaaaa!”, la presa sulla paletta che si rafforzava e uno sguardo supplice alla madre che, come al solito, non gli avrebbe comprato nulla, perché il cocco-te-lo-preparo-io-che-in-quel-cesto-ci-sono-batteri-come-squali. Figurarsi gli spiedini di frutta candita che nemmeno si potevano nominare. Per levarsene la voglia si immaginava quei deliziosi chicchi d’uva ricoperti di germi zampettanti incollati allo zucchero croccante.
Bello bello!
Almissima wrote: Fri Aug 28, 2026 11:12 pm“Ciao, mamma, dimmi.” rispose mite e pacato, come era nella sua natura, com’era Filippo in tutto il suo essere.
“Allora, lasciatelo dire, i tuoi consuoceri…” 
Semmai, "i tuoi suoceri". Sono consuoceri per la mamma di Filippo...
Almissima wrote: Fri Aug 28, 2026 11:12 pmI pochi brandelli di pensiero concernenti il colore dei tovaglioli che era riuscito a mettere insieme, furono spazzati via in un battibaleno.
I casi sono due:
- o togli quell'unica virgola che va a separare il soggetto dal verbo;
- oppure la lasci, ma ne aggiungi un'altra dopo "pensiero", per creare un inciso.
Almissima wrote: Fri Aug 28, 2026 11:12 pmNon ti preoccupare virgola sarò delicata.
Almissima wrote: Fri Aug 28, 2026 11:12 pm“Amore, credimi, io alla tua mamma voglio un sacco di bene, ma cambiare il colore dei tovaglioli a due ore dalla cerimonia, perché il color champagne non le si abbina con l’abito e ne pretende di cremisi, che mi pare di essere alla laurea di un medico, è troppo! Troppissimo!”
Fece un sospiro per riordinare le idee e cercare di formulare una risposta diplomatica, mentre teneva d’occhio la suocera che guardava in cagnesco sua madre.
Mi sembra esagerata, scusa se te lo dico, @Almissima , la faccenda dei tovaglioli.
Magari si poteva creare una scenetta simpatica tra le due consuocere in pectore con i segnaposto a tavola, con gli invitati dello sposo prelevanti rispetto alla controparte... e poi come metterli? Una delle due che comincia a spostarne due o tre da un tavolo per avvicinarli alla tavola degli sposi... cose così. Ma solo per dirti che tu sei brava a costruire situazioni da sketch comico più "alte" di questa dei tovaglioli...  :si:
Almissima wrote: Fri Aug 28, 2026 11:12 pmle sue brogue nere, in morbidissimo vitello inglese
brogue in corsivo
Almissima wrote: Fri Aug 28, 2026 11:12 pmEra il padre che mancava. Quel padre che lui aveva amato disperatamente, il complice delle sue marachelle, quello che giocava a calcio e faceva finta di non vedere quando guardava le ragazzine o bigiava la scuola. Quello che prima di morire gli aveva detto che la vita era come le scarpe. 
“Se sono strette, dure, fanno male o ti fanno venire le bolle, non c’è cerotto o calzolaio che tenga, vanno cambiate e basta.”
Ecco il seme che quella nuvola aveva deposto dentro di lui.
Bello questo pezzo, @Almissima 
Almissima wrote: Fri Aug 28, 2026 11:12 pmAd essere così per bene, che la sua futura moglie gli chiedeva dove nascondesse la passione. Della sua anima ingobbita per ogni volta che si rendeva conto di aver deluso chi aveva davanti, perché lui era bello e di successo, ma di animo timido e delicato. Perché non era capace di fare la voce grossa, nemmeno per scherzo e nemmeno a letto dove gli chiedevano di essere sbattute come i cassetti della credenza. Mentre lui voleva planare lieve come una farfalla nei piaceri del corpo e della mente. 
Qui mi sembra manchi qualcosa: se la futura moglie lo trova poco passionale (in senso di passione per la vita tout court) perché lo sposa? Gli piace così, e allora perché recrimina? 
Almissima wrote: Fri Aug 28, 2026 11:12 pmAllontanandosi dalla finestra, di nuovo osservò le sue belle e morbide scarpe ed iniziò a spogliarsi.
Preciso come quelli che non sanno perché stanno facendo una certa cosa, Filippo, si levó ogni capo e accurato come una vetrinista ricompose tutto sulle grucce. Infine, indossando solo i suoi boxer da luna di miele, neri e aderenti il giusto, depose le scarpe con dentro i calzini ai piedi della sua composizione. Si trovò di fronte uno sposo vuoto, fatto di nulla, che dondolava lieve nelle correnti di aria condizionata. Come ultimo tocco strinse la cravatta, che poco prima aveva annodato, al collo vuoto.
Questo è già un colpo di scena!
Almissima wrote: Fri Aug 28, 2026 11:12 pm“Si.” Una parola pesante come un macigno, quasi un’eco di quella che avrebbe dovuto scandire fra di lì a un’ora.
Almissima wrote: Fri Aug 28, 2026 11:12 pm“Bene, aspettami all’altare, sarò bellissima!” e instagrammabile, pensò Filippo con una certa malignità.
Allora, la persona senza "passione" si rivela essere lei. Filippo sta evitando un matrimonio "piatto" e noioso. L'amore questo sconosciuto...
Almissima wrote: Fri Aug 28, 2026 11:12 pmFilippo si rivestì con una certa urgenza, questa volta jeans, maglietta e giubbotto, che non si sa mai.
Si infilò i mocassini senza calze e prese la porta.
Sul retro dell’albergo era appena arrivato un ragazzo in bicicletta.
“Me la presti?” chiese al volo “Te la lascio in stazione.”
Non voleva fuggire, solo controllare una cosa.
Ma ad ogni pedalata l’aria gli sembrò più dolce, ricca di promesse e sorprese.
Allo sportello, le spalle dritte come si confà ad un over trenta di successo che sa quello che sta facendo, richiese un biglietto, sola andata, per Rimini.
“È fortunato, signore, sul binario tre fra quattro minuti parte un treno per Verona e lì dopo dieci minuti c’è la coincidenza.”
Filippo, senza bagagli, leggero come un fringuello, si avviò verso il binario, godendosi quel momento di trasgressione pura. Gli parve incredibile essere in un luogo all'insaputa di tutti, nemmeno la sua segretaria avrebbe potuto immaginarlo in una stazioncina. Piuttosto al volante della sua Tesla, cosí politicamente corretta, ecologica e a basso impatto che nemmeno ti disturbava quando ti passava di fianco, 
Una fuga che ci sta! Ben messo il "colpo di scena" che chiuderà il racconto.

Grazie di questa lettura, @Almissima   :libro:

P.S.: Un appunto sul titolo. Trovo riduttivo dare ai racconti il nome del protagonista, perché non dà un'indicazione, anche se velata, alla storia che si dipana.
In questo caso, per esempio, io avrei messo per titolo: -  Le scarpe strette -.

:ciaociao:










 
Di sabbia e catrame è la vita:
o scorre o si lega alle dita.


Poeta con te - Tre spunti di versi

Re: [CE2026] Filippo

4
@bestseller2020 @Poeta Zaza 
Grazie per i vostri consigli.
Ammetto che scegliere di non uccidere nessuno mi ha creato delle difficoltá, per cui mi sono ritrovata a mettere il colpo di scena alla fine.
Per quanto riguarda la questione dei tovaglioli, l'ho tratta dalla realtá, peró in effetti mancava mezza giornata e non solo due ore al matrimonio.
Pensavo si capisse che il matrimonio venisse celebrato in forma religiosa su quel prato e "ti aspetto all'altare" non era inteso in maniera letterale, avrei dovuto essere piú chiara.
E, infine, per quanto riguarda la punteggiatura, grazie di esserci PoetaZaza, e ti sono grata in modo particolare per il suggerimento che riguarda il titolo: hai perfettamente ragione.

Re: [CE2026] Filippo

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Almissima wrote:preso la peste o la lebbra, a catechismo...
Io qui ci avrei visto meglio un punto "...o la lebbra. A catechismo..."
Almissima wrote:“Ciao, mamma, dimmi.” rispose mite e pacato, come era nella sua natura...
Per caso, in questo formato di dialogo non andrebbe "Ciao mamma, dimmi," rispose...?
Almissima wrote: Fri Aug 28, 2026 11:12 pm“Avanti!” alla porta, “Pronto!” al telefono, Filippo non perse la compostezza.
Non mi torna la punteggiatura. Io avrei visto meglio staccare con dei punto e virgola o con dei punti a battere la temporarizzazione degli eventi.
Almissima wrote: Fri Aug 28, 2026 11:12 pm“Capisco che anche tu sia emozionato, ma cerca di essere più reattivo!” nemmeno il tempo di un respiro “Senti, amore, guarda ho capito.
Il "nemmeno il tempo di un respiro" mi dà l'impressione che manchi la punteggiatura.
Almissima wrote: Fri Aug 28, 2026 11:12 pmMettiamo entrambe i tovaglioli piegati assieme.
penso volessi mettere "entrambi"?

Ciao @Almissima , una cosa mi ha sorpreso molto. Due messaggi in bottiglia diversi, due racconti postati a un'ora e mezza di differenza temporale, senza alcun contatto tra noi ed entrambi parlano di una fuga da un matrimonio! Mi sembra molto da "campo unificato" dell'Ayurveda! Le storie stanno là e connettendoci vengono fuori le medesime basi; una coincidenza che mi fa sorridere.
È sicuramente un bel racconto il tuo che lascia il segno nella leggerezza del suo protagonista, nelle occasioni mancate (il cocco in spiaggia, il padre che non è presente ma è onnipresente nei ricordi) e quella sensazione di essere testimoni della propria vita, non protagonisti. E quindi abbiamo la presa di coscienza di Filippo che decidere di evadere dalla propria vita, di cambiare letteralmente il paio di scarpe troppo strette per infilarsi un altro paio di scarpe, più morbide e senza calzini. Il tuo racconto è pieno di metafore e di rimandi e questo è il suo principale punto di forza, oltre alle immagini ironiche.
Prima su tutte il cappello e l'acconciatura della suocera, incastro visivo per chi le siederà dietro al matrimonio. Ma anche l'immagine dei germi visibili sulla frutta candita. È l'ironia che pervade il racconto e lo rende più leggero, esattamente come leggero si sente Filippo, guardando quella nuvola.
Grazie, a rileggersi.
When people talk, listen completely. Most people never listen. - E. Hemingway

Re: [CE2026] Filippo

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[font="Google Sans", Arial, sans-serif]Ciao @Almissima un racconto scritto con sensibilità e ironia. Tagliente nelle riflessioni, trasmette un senso di densa malinconia. Nel momento cruciale di un'esistenza ingabbiata e paralitica, Filippo cerca rifugio nel ricordo, trovando proprio in esso la spinta per liberarsi. Molto bella la cura nella descrizione dei dettagli.[/font]
Una piacevole lettura
A rileggerti

Re: [CE2026] Filippo

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Ehilà @Almissima
Almissima wrote: Fri Aug 28, 2026 11:12 pm“Si.” Una parola pesante come un macigno, quasi un’eco di quella che avrebbe dovuto scandire fra un’ora.
“Bene, aspettami all’altare, sarò bellissima!” e instagrammabile, pensò Filippo con una certa malignità.
Abituato a compiacere, stava allungando la mano verso il deodorante che si era dimenticato. Spalmò la cremina sotto le ascelle perfettamente glabre, come da richiesta della sposa, e si rifiutò di riflettere sulle altre parti del suo corpo orfane dei suoi peli. Considerò che se fosse stato una donna era pronto per andare in spiaggia.
qui c'è tutto un mondo 
quel sì è bellissimo, anche se forse "fra un'ora" è sbagliato... l'idea resta eccellente 
ottima anche la malignità non detta di Filippo
"Abituato a compiacere" forse è un inutile spiegone, non so 
le ascelle glabre per volere di lei sono un motivo più che sufficiente per andare ad Algherooo
Mi piace molto il contrasto tra la malinconia di una scelta così difficile e la leggerezza della tua scrittura 
Non ne capisco niente, è solo il mio parere, ma più punti sulla leggerezza e più viene fuori il tuo stile 
Sempre un piacere leggerti 
Il Giorno Zero - Distruttori di Terre
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Re: [CE2026] Filippo

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Ciao @Almissima

il racconto costruisce in modo magistrale il crescente senso di disagio dello sposo. La figura del padre defunto, nonostante appaia poco nella storia, trovo che sia la più rilevante. L’uomo rappresenta la libertà di scelta. Lo ha insegnato al figlio fin da piccolo, con quegli spiedini di frutta mangiati di nascosto, un fuori regola che gli ha fatto capire che, non è vero che si prendono le brutte malattie… uno spauracchio espresso dalla madre che gli impediva di gustare una delle delizie della vita. Quindi la figura del padre è quella che spicca maggiormente e risulta fondamentale nella scelta di libertà di Filippo. Anche la nuvola sul cielo terso è, alla fine, un simbolo, un presagio… il resto sono descrizioni deliziose e caricaturali che divertono e al contempo ti fanno dire… hai fatto bene, Filippo!  Bel lavoro!

Re: [CE2026] Filippo

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Ciao @Almissima

Mi sono goduto questo racconto, che riesce a bilanciare un'ironia frizzante con una sottile malinconia esistenziale. La fuga dal matrimonio è un grande classico, ma tu l'hai raccontata con una sensibilità tutta tua.
Tra i tanti dettagli riusciti, ce n'è uno in particolare che trovo visivamente folgorante: la scena in cui Filippo si spoglia e ricompone l'abito sulle grucce, stringendo la cravatta sul collo vuoto. In quell'immagine di "uno sposo fatto di nulla che dondola nelle correnti dell'aria condizionata" , visivamente molto efficace, c'è tutta la sintesi della sua vita fino a quel momento: un involucro perfetto costruito per compiacere gli altri, mentre la sua anima era già altrove.
Bellissimo anche il contrasto, quasi fisico direi, tra l'imposizione delle convenzioni (l'assurdità del colore dei tovaglioli, ma soprattutto il dettaglio amarissimo delle ascelle rasate per volere della sposa) e il richiamo della sabbia, del cocco e degli spiedini di frutta clandestini. Il padre non è solo il ricordo nostalgico, ma l'ago della bussola morale che gli ricorda che non si può vivere con le "scarpe strette" solo per non sfigurare nelle foto su Instagram.
Un racconto che fa sorridere con intelligenza e lascia un bellissimo senso di respiro e di libertà. Complimenti.
Uscito sulla strada, un tale gli corse incontro e gettatosi ai suoi piedi gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?».
Gli disse Gesù: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono all’infuori di uno solo: Dio.»
Vangelo secondo Marco, 10, 17-18

Re: [CE2026] Filippo

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@Almissima
...Mentre lui voleva planare lieve come una farfalla nei piaceri del corpo e della mente. Uomo parco e pacato.
Un tipo  con la Tesla, la segretaria... di successo,  di solito non è pacato. E alla fine lo dimostra a tutti, proprio nel giorno del suo matrimonio. Ce ne fossero di individui così coerenti. 
Penso anch'io che la storia dei tovaglioli è poco convincente.  Piacevole lettura. 
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