[CE2026] Una storia quasi vera

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Bottiglia n.15
Incipit: Quando arrivò quella mattina, trovò la porta di casa socchiusa. Era certo di averla chiusa a chiave prima di uscire. Il cuore le saltò in gola: non riusciva a ricordare quando fosse stata l'ultima volta che aveva avuto paura di rientrare a casa.
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Quando arrivò quella mattina, trovò la porta socchiusa. Era certa di averla chiusa a chiave prima di uscire. Il cuore le saltò in gola: non riusciva a ricordare quando fosse stata l’ultima volta che aveva avuto paura per rientrare a casa.
Quella volta che aveva dimenticato le chiavi nella serratura all’esterno in modo che, chiunque passasse, potesse entrare, o quella volta che nel disordine i ladri non avevano visto i gioielli nascosti sotto il finto bidet, oppure la volta che aveva dimenticato di serrare col lucchetto tutte le finestre?
Lasciamo perdere!
La distrazione, si sa, è sempre pronta a uscir fuori; non c’è santo o preghiera che tenga, mani giunte o dita incrociate…
Si girava e rigirava e non aveva ancora trovato una scusa, una spiegazione, al fatto di avere trovato la porta socchiusa. Poteva esserci chiunque o, forse, poteva dare la colpa al vento. No no. La testa non la aiutava. E scavava nei ricordi per farsi tornare in mente se, davvero, avesse chiuso a chiave, prima di uscire.
O era successo l’altro ieri? Proprio non era sicura.
 
Era stata una bambina distratta.
Ora, nel 2026, una donna distratta.
Era una donna distratta.
Una donna troppo distratta.
Distratta da animali, da bastoni, da canzoni, da distanze, da emozioni, da funzioni, da guardoni, da hard disk, da idranti, da limoni, da maglioni, nozioni, opzioni, Qui Quo Qua, rabbini, sistemi, tenzoni, unioni, visioni, zirconi.
Da qualunque cosa.
 
Le opinioni sul suo conto galoppavano.
 
La città era piccola: più o meno diciannovemila abitanti.
Circondata da zone verdi, molto verdi, poco asfalto, marciapiedi, scuole, una stazione, autobus, cura delle aiuole, ordinata e pulita. Ogni legge rispettata. Tentativi di spostare l’attenzione alla cura degli umani, posti di ritrovo per chi volesse ritrovarsi. Una cittadina come tutte. Pronta a inginocchiarsi. Tutti disposti a farsi in quattro per il bene della comunità.
 
E la distrazione della donna o, come la definivano i suoi concittadini, il suo essere fuori di testa, andava peggiorando.
Come rimediare? Come difendersi?
Il gas era già stato chiuso dall’azienda di turno, su denuncia di chi abitava lì intorno.
I vicini di casa, occupanti gli appartamenti sopra e sotto il suo, avevano pensato alla loro sicurezza.
Isolamento.
Questa era la soluzione definitiva e, fugato ogni dubbio, i cittadini si adeguarono, rinchiudendola in uno spazio di indifferenza.
 
Così fecero o, meglio, fece la comunità.
 
Così da sola, lei, oltre a non dover trovare una spiegazione per la porta socchiusa, non pensò. 
E  tutti si uniformarono.
 

Re: [CE2026] Una storia quasi vera

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confusa wrote:
Era una donna distratta.
Una donna troppo distratta.
Distratta da animali, da bastoni, da canzoni, da distanze, da emozioni, da funzioni, da guardoni, da hard disk, da idranti, da limoni, da maglioni, nozioni, opzioni, Qui Quo Qua, rabbini, sistemi, tenzoni, unioni, visioni, zirconi.
Pezzo in evidenza esilarante, davvero bello, originale e ricco di verve.
Mentre le rime beffarde inanellano il concreto e l’astratto, gli “hard disk” e i “Qui Quo Qua” fanno le capriole cercando a zig zag la strada per uscire. 
Uniformerei il resto a questa altezza. 

Ti segnalo che hai dimenticato il link al commento. 
Un saluto.
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Re: [CE2026] Una storia quasi vera

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@Ippolita Grazie! Ma ti segnalo di aver sbagliato! Avevo intenzione  di  partecipare al Contest Estivo, con questo racconto.Essendoci tempo. ne scriverò un altro, postandolo nel posto giusto!

Re: [CE2026] Una storia quasi vera

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confusa wrote: @Ippolita Grazie! Ma ti segnalo di aver sbagliato! Avevo intenzione  di  partecipare al Contest Estivo, con questo racconto.Essendoci tempo. ne scriverò un altro, postandolo nel posto giusto!
@Sira te lo sposterà di certo e volentieri! Non c'è bisogno che tu ne scriva un altro, @confusa  :hug:
Di sabbia e catrame è la vita:
o scorre o si lega alle dita.


Poeta con te - Tre spunti di versi

Re: [CE2026] Una storia quasi vera

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Ciao @confusa 
ho trovato questo racconto molto interessante per la costruzione e soprattutto per il contenuto che è molto denso e merita più di una lettura per essere compreso in tutte le sfumature. Apprezzo moltissimo l’originalità e la personalità che emerge dallo scritto. Una interpretazione affatto banale dell’incipit fornito. Bel lavoro 👏

Re: [CE2026] Una storia quasi vera

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@Monica Grazie! Per le tue parole. Oltre ad essere felice per aver, tu, apprezzato la storia, mi piacerebbe spiegare che, in realtà si tratta di una storia tragi-comica. Questo, per ora, è il mio modo di scrivere. Il solo che conosca e che incontri i tuoi gusti fa onore più a te che a me. Scrivo, soprattutto, per il mio piacere. La soddisfazione che piaccia ad altri, è, per me, enorme,

Re: [CE2026] Una storia quasi vera

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Troppo forte, @confusa :saltello:
confusa wrote: Mon Aug 17, 2026 12:16 pm
Una donna troppo distratta.
Distratta da animali, da bastoni, da canzoni, da distanze, da emozioni, da funzioni, da guardoni, da hard disk, da idranti, da limoni, da maglioni, nozioni, opzioni, Qui Quo Qua, rabbini, sistemi, tenzoni, unioni, visioni, zirconi.
Così distratta da dimenticarsi la P ?
(Ho capito che c'entrava l'alfabeto da "hard disk"!)
confusa wrote: Mon Aug 17, 2026 12:16 pm
Così da sola, lei, oltre a non dover trovare una spiegazione per la porta socchiusa, non pensò. 
E  tutti si uniformarono.
Strepitoso il finale!
Davvero una storia tragicomica sull'indifferenza sociale.
Mi batti sull'originalità, @confusa - per me un valore che cerco in ogni testo, mio o altrui.
Per me è un sì!  :si:   (y)
Di sabbia e catrame è la vita:
o scorre o si lega alle dita.


Poeta con te - Tre spunti di versi

Re: [CE2026] Una storia quasi vera

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Ciao @confusa   :)
Ho letto con interesse il tuo flash.. 

Il testo affronta un nodo narrativo e umano di grande interesse, ma l'impostazione scelta dalla voce narrante risente di un limite evidente: un giudizio a senso unico, privo di reale contraddittorio e appiattito su una visione unilaterale.

Il ribaltamento ingiusto delle responsabilità e l'altra faccia della medaglia. La narrazione adotta un tono sarcastico e sferzante verso la comunità (descritta come conformista e «pronta a inginocchiarsi»), dipingendo i vicini quasi come i "cattivi" della situazione. Se però il comportamento della protagonista non deriva da una patologia clinica accertata, ma da una cronica e pericolosa incuria quotidiana, la prospettiva risulta falsata. Chi cura il proprio spazio, rispetta le regole civiche e pretende sicurezza non è un automa ipocrita, ma una persona con il sacrosanto diritto di non rischiare la vita per fughe di gas o porte lasciate aperte sul pianerottolo. Chiedere l'intervento delle utenze e proteggersi con il distacco non è un atto di crudeltà gratuita, ma una legittima misura di autodifesa di fronte a una condotta oggettivamente rischiosa. Romanticizzare la negligenza a discapito di chi cerca di vivere civilmente toglie credibilità al racconto.

Le radici della solitudine: emarginazione o auto-esclusione? Il brano liquida la condizione della donna come una semplice condanna inflitta dall'esterno, senza scavare nella sua storia personale. Spesso la solitudine cronica non nasce solo dal rifiuto altrui, ma da forme di auto-emarginazione volontaria: individui che scelgono il ritiro, rifiutano i compromessi minimi della convivenza o non tollerano alcuna intromissione nel proprio spazio. Mostrare anche questo lato avrebbe dato tridimensionalità al personaggio, evitando di ridurlo a una vittima passiva e innocente.

La critica alla società: tra sicurezza, performance e legami umani Il racconto sfiora un tema enorme: i messaggi distorti che la società contemporanea veicola. Viviamo in un modello fondato su competitività, efficienza e decoro formale, dove chi rallenta o non performa diventa un peso da neutralizzare per via burocratica. Tuttavia, demonizzare la vita associata in blocco è una scorciatoia: il vivere civile richiede un equilibrio costante tra libertà individuale e doveri verso gli altri. Quando manca la responsabilità personale, la delega alla sicurezza diventa inevitabile.
Un racconto diventa maturo e potente quando non si limita a puntare il dito con ironia acritica, ma mette in scena la reale complessità del dramma: l'attrito insolubile tra il diritto del singolo a essere se stesso e il diritto della collettività a proteggere la propria incolumità.
Spero di esserti stato d'aiuto. Ciao a presto. <3
DISVANGELO: Il Regno Dei Cieli è Già Tra Voi
Viaggio sconsolato tra i ricordi dello Stato.
Io malata in fuga.

Re: [CE2026] Una storia quasi vera

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@bestseller2020 Grazie! Per l'attenta lettura e per il dettagliato commento! Cos'è un racconto? Non devo convincere nè insegnare a vivere, la tua opinione è sacrosanta ma il mio intento era di mostrare un altro punto di vista. Hai fatto bene a condividere le tue idee. Ho centrato l'obiettivo facendo, con le parole, riflettere.

Re: [CE2026] Una storia quasi vera

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@confusa 
Una lettura realistica, ironica e inquietante allo stesso tempo per far emergere isolamento della diversitá.
Mi aspettavo la storia di una donna distratta, forse un po' maniaca del controllo, e mi sono ritrovata con una donna isolata, sola, come fosse in una prigione di vetro fatta di pura e trasparente indifferenza.
Questo flusso di pensiero, a tratti filastrocca, a volte ossessiva descrive la dispersione mentale di questa donna, che prima ancora che compassione fa tenerezza. Solo in un secondo momento la solitudine e l'emerginazione colpiscono il lettore.
"Gli altri" li considero quasi un nucleo unico, come fossero un personaggio. Tutti perfetti, puliti, ordinati, ma privi di una briciola di empatia. Registrano questi comportamenti fuori dalle righe, le compulsioni e ossessioni della protagonista che cerca di nasconderle sotto al fragile ventaglio della distrazione. Ma si percepisce come la protgonista venga classificata come "non pericolosa" e quindi non meritevole di ulteriori attenzioni o di una presa in carico. Viene semplicemente abbandonata a se stessa e ai suoi vorticosi pensieri.
Mi chiedo quanta diversitá siamo disposti a tollerare nelle altre persone, posto che non abbiamo la possibilitá di leggerne i pensieri come in questo racconto? Quanto empatici siamo per immaginare che certe stranezze sono il sintomo di ben altro? Quanto tempo siamo davvero disposti ad investire per ascoltare una persona di quel tipo?
Credo che questo sia uno di questi dove il fatto che sia piú raccontato che mostrato, ci porti davvero a passeggio nel cervello di qualcun altro.
Ci parli di etichette e conformismo, e il grande pregio di questo racconto é che mi ha fatto riflettere su quanto mi distingua io da "gli altri".
A mio avviso é un ottimo racconto di forte impatto emotivo, anche se per come sono fatta io una porta socchiusa nasconde sempre un crimine oppure un mistero, quindi mi hai molto sorpreso.
L'unica cosa che forse, ma non ne sono sicura, avrebbe potuta essere diversa sono "gli altri", forse ci avrei messo qualche voce o qualche reazione. Peró é anche vero che l'indifferenza si presenta sempre come un fronte unico.
Grazie per questa lettura davvero gradevole.

Re: [CE2026] Una storia quasi vera

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@confusa
Confusa e... distratta. Doppia commozione, per me. Ho rivisto nel tuo racconto mia suocera e altri anziani.Non più liberi, se mai lo sono stati; quasi in gabbia per la loro protezione e quella dei vicini e i sentimenti? Ci sono le priorità prima, sempre. Questo ho percepito. Brava.
Via dei bambini felici - Segui le tue parole

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