Traccia 2 - Non ho bisogno di denaro (Alda merini)
ISOTOPO ZERO
Ho bisogno che ognuno lo veda questo fiume di veleno
diluito nella stessa acqua
acqua che vi bevete ogni giorno
tutti
Ho bisogno che voi lo vediate
perché io lo vedo
La pioggia che lava le montagne
corre su tutti i versanti
devia a destra piega a sinistra
cieca a ogni razza e bandiera
fino al mare
Acqua che cancella i confini
ma che agli oceani consegna un isotopo di dolore
Una tossina estranea nella linfa
che si deposita nei tessuti dei vostri figli
senza distinzione di colore o religione
Ho bisogno che gettiate le maschere
Bruciate le mappe spegnete i satelliti
un punto cardinale è solo una riga sulla carta
una coordinata sullo schermo
Non definisce la distanza tra un vagito e una frontiera
Un neonato non ha latitudine
è un punto di luce che rompe la notte dei monitor
Chiedo la tregua degli atomi
dai monti alle coste
dall’estuario alla faglia profonda
Chiedo un’armonia fossile un silenzio di silicio
Ho bisogno che la materia ritorni alla radice di ogni elemento
e il diritto della polvere a restare soltanto polvere
sotto la pioggia limpida
Re: [CP20] Isotopo zero
2Ciao @Albascura.. bella poesia, forte e potente.
La mia unica osservazione è sulla mancanza di una visione antropologica, almeno mi pare di avvertire. Correggimi se sbaglio.
"ISOTOPO ZERO" è una poesia civile di rara potenza viscerale, splendida nella difesa dell'infanzia indifesa. Tuttavia, soffre di un evidente corto circuito concettuale: pur identificando nell'uomo l'origine del veleno, manca di una reale proposta antropologica di riscatto. Risolve la tragedia invocando un azzeramento minerale ("armonia fossile") che scivola nel nichilismo, cancellando l'umanità stessa pur di purificare la materia. Insomma, proponi il mondo allo stato primordiale senza l'avvento umano? Ciao
La mia unica osservazione è sulla mancanza di una visione antropologica, almeno mi pare di avvertire. Correggimi se sbaglio.
"ISOTOPO ZERO" è una poesia civile di rara potenza viscerale, splendida nella difesa dell'infanzia indifesa. Tuttavia, soffre di un evidente corto circuito concettuale: pur identificando nell'uomo l'origine del veleno, manca di una reale proposta antropologica di riscatto. Risolve la tragedia invocando un azzeramento minerale ("armonia fossile") che scivola nel nichilismo, cancellando l'umanità stessa pur di purificare la materia. Insomma, proponi il mondo allo stato primordiale senza l'avvento umano? Ciao
Re: [CP20] Isotopo zero
3Ciao, @bestseller2020
Grazie per la lettura e per il commento.
La tua disamina puntuale, quasi algoritmica, acutizza il dubbio che mi sorgeva durante la scrittura dei miei versi. Dubbio che avevo accantonato durante la rilettura.
Ma dopo aver fatto un esame attento di quello che avevo scritto mi sono detta:
Un lettore che si ferma alla superficie del testo o addirittura al responso dell'IA, se ne facesse ricorso, perchè il rischio esiste, potrebbe interpretare il finale non come un desiderio di pace, ma come un'invocazione nichilista alla scomparsa del genere umano?
Il rischio c'era e quindi l'ultima strofa l'avevo cambiata con questa:
Ho bisogno di pace nel mondo
Dal fiume al mare
Dai monti alle rive
Ho bisogno di pace nel mondo
In tutto il mondo
Forse è più diretta ma non volevo rinunciare alla mia visione ermetica originale. Buttare li la parola Pace e amen, no, sminuiva la passione che ci ho speso.
Quello che hai individuato come un 'corto circuito', tuttavia, è in realtà il nucleo del paradosso tragico su cui l'intera poesia è costruita.
La mancanza di una proposta antropologica tradizionale e rassicurante è una mia scelta deliberata. Di fronte a un 'fiume di veleno' che ha ormai contaminato persino i tessuti dei nostri figli, la mia poesia non vuole farsi carico di un programma politico o di un facile ottimismo. Il mio intento non è consolidare le vecchie categorie dell'umanesimo che ci hanno portato fin qui, ma volevo denunciare il fallimento di un certo modo di stare al mondo.
Il ritorno all' 'armonia fossile' e al 'silenzio di silicio' non è un invito all'estinzione, né un desiderio di un pianeta privo di presenza umana.
È l’invocazione di una sosta radicale. Unreset necessario affinché la materia di cui l'uomo è parte, non padrone.
Il riscatto non sta nella scomparsa dell' essere umano, ma nella sua radicale rinascita: con l'appello finale ”chiedo la tregua degli atomi” punto a riscrivere nel fango un DNA di luce. Questo significa che non voglio che l'uomo viega cancellato, ma ricondotto alla sua radice elementare e pura, liberato dalle mappe, dai satelliti e dai conflitti atomici, liberato dall'isotopo tossico, da quel veleno che io vedo.
La speranza, qui, non nasce da una rassicurante dottrina antropologica, ma dalla mia convinzione che solo tornando alla terra, alla polvere originaria sotto una pioggia limpida, l'umanità possa ritrovare la propria autentica traiettoria.
Ti ringrazio ancora per questo scambio, che dimostra come la poesia possa ancora accendere riflessioni profonde sul nostro destino comune.
Alla prossima
Grazie per la lettura e per il commento.
La tua disamina puntuale, quasi algoritmica, acutizza il dubbio che mi sorgeva durante la scrittura dei miei versi. Dubbio che avevo accantonato durante la rilettura.
Ma dopo aver fatto un esame attento di quello che avevo scritto mi sono detta:
Un lettore che si ferma alla superficie del testo o addirittura al responso dell'IA, se ne facesse ricorso, perchè il rischio esiste, potrebbe interpretare il finale non come un desiderio di pace, ma come un'invocazione nichilista alla scomparsa del genere umano?
Il rischio c'era e quindi l'ultima strofa l'avevo cambiata con questa:
Ho bisogno di pace nel mondo
Dal fiume al mare
Dai monti alle rive
Ho bisogno di pace nel mondo
In tutto il mondo
Forse è più diretta ma non volevo rinunciare alla mia visione ermetica originale. Buttare li la parola Pace e amen, no, sminuiva la passione che ci ho speso.
Quello che hai individuato come un 'corto circuito', tuttavia, è in realtà il nucleo del paradosso tragico su cui l'intera poesia è costruita.
La mancanza di una proposta antropologica tradizionale e rassicurante è una mia scelta deliberata. Di fronte a un 'fiume di veleno' che ha ormai contaminato persino i tessuti dei nostri figli, la mia poesia non vuole farsi carico di un programma politico o di un facile ottimismo. Il mio intento non è consolidare le vecchie categorie dell'umanesimo che ci hanno portato fin qui, ma volevo denunciare il fallimento di un certo modo di stare al mondo.
Il ritorno all' 'armonia fossile' e al 'silenzio di silicio' non è un invito all'estinzione, né un desiderio di un pianeta privo di presenza umana.
È l’invocazione di una sosta radicale. Unreset necessario affinché la materia di cui l'uomo è parte, non padrone.
Il riscatto non sta nella scomparsa dell' essere umano, ma nella sua radicale rinascita: con l'appello finale ”chiedo la tregua degli atomi” punto a riscrivere nel fango un DNA di luce. Questo significa che non voglio che l'uomo viega cancellato, ma ricondotto alla sua radice elementare e pura, liberato dalle mappe, dai satelliti e dai conflitti atomici, liberato dall'isotopo tossico, da quel veleno che io vedo.
La speranza, qui, non nasce da una rassicurante dottrina antropologica, ma dalla mia convinzione che solo tornando alla terra, alla polvere originaria sotto una pioggia limpida, l'umanità possa ritrovare la propria autentica traiettoria.
Ti ringrazio ancora per questo scambio, che dimostra come la poesia possa ancora accendere riflessioni profonde sul nostro destino comune.
Alla prossima
Re: [CP20] Isotopo zero
4Ciao @Albascura
Una rielaborazione potente, molto intima della poesia della Merini, del pensiero a cui hai fatto ricorso come prompt ma, chiaramente, adattandolo al tuo sentire. Nella Merini, se male non ho capito perché non sono pratico di poesia, pur amando la poesia, il bisogno è un anelito intimo, una libertà poetica. Mentre nei tuoi versi il bisogno diventa una necessità collettiva, potrei quasi dire “biologica”, un grido di allarme all’umanità e una richiesta di responsabilità.
Ho apprezzato il linguaggio scientifico (isotopo, tossina,silicio, latitudine) e gli elementi naturali come il fiume, la pioggia, il mare.
Questa scelta rende il veleno di cui parli qualcosa di spaventosamente concreto. Molto originale, molto vero a pensarci che la geopolitica e i confini umani diventano una “tossina estranea” che inquina l’acqua universale e contagia il futuro (i tessuti dei vostri figli).
“Un punto cardinale è solo una riga sulla carta."
"Non definisce la distanza tra un vagito e una frontiera.”
È un’efficace sintesi dell’assurdità dei confini rispetto alla vita umana che, in teoria, non dovrebbe avere confini. Ma penso che sarebbe utopia. I confini ci sono sempre stati con l’umanità, fin dai tempi antidiluviani. Gli uomini non permettevano a estranei al loro clan di entrare nei loro terreni di caccia, di coltura o nell’ambito del villaggio. Se estranei entravano, li combattevano. È la storia dell’Uomo. Oggi se ne vorrebbe fare a meno, sia della storia dell’Uomo che dei suoi confini ma l’alternativa, è sotto gli occhi di tutti in questi giorni, non è armonia, pace, fratellanza, convivenza, ma ulteriori contrasti, aggravati dal fatto che la difesa istintiva, primordiale dell’uomo davanti a queste azioni, considerate minacce, viene impedita. Ostacolata dai suoi stessi capi, politici, intellettuali, religiosi, per quanto riguarda l’Occidente.
Mi sentivo di dirlo, in quanto i tuoi versi mi hanno dato da pensare, ma senza nessuna intenzione di contrapposizione. Le poesie come la tua servono a far pensare.
Mappe, satelliti, bandiere, punti cardinali sulla carta come astrazioni umane sarebbe veramente forte, ma ci tocca vedere che l’impatto della violenza è drammaticamente violento.
Paradossalmente l’acqua ignora le frontiere, “La pioggia che lava le montagne/corre su tutti i versanti/ e proprio per questo veicola le nostre tossine ideologiche e materiali fin nei tessuti dei figli, come dici. E continui dicendo che “Un neonato non ha latitudine.” Questo mi ha colpito. Sintesi molto efficaci contro ogni discriminazione. Ma qual è l’alternativa? Spogliare l’uomo dalle sue sovrastrutture per restituirlo alla sua nuda innocenza?
Sarebbe l’Eden. Forse l’uomo lo ha meritato un tempo, ma oggi no, non più. Forse non ancora.
L’invocazione di “armonia fossile”, “silenzio di silicio” lo interpreto non come un auspicio all’estinzione, parafrasato forzando dalle letture indiane di Evola, ma come una sorta di richiesta di sosta radicale. Un reset ontologico, spogliare l’umanità del suo delirio di dominio per ricondurla alle sue radici primigenie, elementari, pure.
Una poesia forte, cruda, che dimostra come la parola poetica possa ancora costringerci a interrogarci sul nostro destino comune.
Una rielaborazione potente, molto intima della poesia della Merini, del pensiero a cui hai fatto ricorso come prompt ma, chiaramente, adattandolo al tuo sentire. Nella Merini, se male non ho capito perché non sono pratico di poesia, pur amando la poesia, il bisogno è un anelito intimo, una libertà poetica. Mentre nei tuoi versi il bisogno diventa una necessità collettiva, potrei quasi dire “biologica”, un grido di allarme all’umanità e una richiesta di responsabilità.
Ho apprezzato il linguaggio scientifico (isotopo, tossina,silicio, latitudine) e gli elementi naturali come il fiume, la pioggia, il mare.
Questa scelta rende il veleno di cui parli qualcosa di spaventosamente concreto. Molto originale, molto vero a pensarci che la geopolitica e i confini umani diventano una “tossina estranea” che inquina l’acqua universale e contagia il futuro (i tessuti dei vostri figli).
“Un punto cardinale è solo una riga sulla carta."
"Non definisce la distanza tra un vagito e una frontiera.”
È un’efficace sintesi dell’assurdità dei confini rispetto alla vita umana che, in teoria, non dovrebbe avere confini. Ma penso che sarebbe utopia. I confini ci sono sempre stati con l’umanità, fin dai tempi antidiluviani. Gli uomini non permettevano a estranei al loro clan di entrare nei loro terreni di caccia, di coltura o nell’ambito del villaggio. Se estranei entravano, li combattevano. È la storia dell’Uomo. Oggi se ne vorrebbe fare a meno, sia della storia dell’Uomo che dei suoi confini ma l’alternativa, è sotto gli occhi di tutti in questi giorni, non è armonia, pace, fratellanza, convivenza, ma ulteriori contrasti, aggravati dal fatto che la difesa istintiva, primordiale dell’uomo davanti a queste azioni, considerate minacce, viene impedita. Ostacolata dai suoi stessi capi, politici, intellettuali, religiosi, per quanto riguarda l’Occidente.
Mi sentivo di dirlo, in quanto i tuoi versi mi hanno dato da pensare, ma senza nessuna intenzione di contrapposizione. Le poesie come la tua servono a far pensare.
Mappe, satelliti, bandiere, punti cardinali sulla carta come astrazioni umane sarebbe veramente forte, ma ci tocca vedere che l’impatto della violenza è drammaticamente violento.
Paradossalmente l’acqua ignora le frontiere, “La pioggia che lava le montagne/corre su tutti i versanti/ e proprio per questo veicola le nostre tossine ideologiche e materiali fin nei tessuti dei figli, come dici. E continui dicendo che “Un neonato non ha latitudine.” Questo mi ha colpito. Sintesi molto efficaci contro ogni discriminazione. Ma qual è l’alternativa? Spogliare l’uomo dalle sue sovrastrutture per restituirlo alla sua nuda innocenza?
Sarebbe l’Eden. Forse l’uomo lo ha meritato un tempo, ma oggi no, non più. Forse non ancora.
L’invocazione di “armonia fossile”, “silenzio di silicio” lo interpreto non come un auspicio all’estinzione, parafrasato forzando dalle letture indiane di Evola, ma come una sorta di richiesta di sosta radicale. Un reset ontologico, spogliare l’umanità del suo delirio di dominio per ricondurla alle sue radici primigenie, elementari, pure.
Una poesia forte, cruda, che dimostra come la parola poetica possa ancora costringerci a interrogarci sul nostro destino comune.
Si salveranno solo coloro che resisteranno e disobbediranno a oltranza, il resto perirà.
(Apocalisse di S. Giovanni)
(Apocalisse di S. Giovanni)
Re: [CP20] Isotopo zero
5Ben ritrovata, @Albascura 
Hai scritto un testo di grande spessore e qualità, scivolando, secondo me, soltanto nella scelta di questo "isotopo" che, sì, sarà più d'effetto, ma
non comprensibile, in senso lato, come può essere la parola "atomo" (ad esempio) al suo posto.
Qui:
Cosa volevi trasmettere esattamente con "Isotopo zero"?
Secondo me, questa scelta, che il lettore medio come me non capisce, "sporca" un po' un testo, ripeto, egregio per qualità e di cui mi complimento
con l'Autrice. Grande @Albascura
Hai scritto un testo di grande spessore e qualità, scivolando, secondo me, soltanto nella scelta di questo "isotopo" che, sì, sarà più d'effetto, ma
non comprensibile, in senso lato, come può essere la parola "atomo" (ad esempio) al suo posto.
Qui:
Albascura wrote: Tue Jul 28, 2026 5:03 pmAcqua che cancella i confiniPascoli parlava di "atomo opaco del Male" riferito alla Terra, per esempio, e tutti abbiamo capito il concetto.
ma che agli oceani consegna un isotopo di dolore
Cosa volevi trasmettere esattamente con "Isotopo zero"?
Secondo me, questa scelta, che il lettore medio come me non capisce, "sporca" un po' un testo, ripeto, egregio per qualità e di cui mi complimento
con l'Autrice. Grande @Albascura
Re: [CP20] Isotopo zero
6wrote:Poeta ZazaTiringrazio di cuore per i complimenti e per il bellissimo richiamo a Pascoli e al suo 'atomo opaco del Male'. la tua è un osservazione acuta che mi permette di spiegare la mia scelta insolita o meno immediata.
Pascoli parlava di "atomo opaco del Male" riferito alla Terra, per esempio, e tutti abbiamo capito il concetto.
Cosa volevi trasmettere esattamente con "Isotopo zero"?
Secondo me, questa scelta, che il lettore medio come me non capisce, "sporca" un po' un testo,
La parola 'isotopo' al posto di " atomo" risponde proprio alla contemporaneità della poesia. Volevo usare un lessico moderno, scientifico. Pascoli col suo atomo del male, forse, amava anche lui usare termini meno desueti.
Se l'atomo di Pascoli rappresenta l'unità minima e filosofica della materia, l'isotopo a me è servito per evocare limmagine di una contaminazione invisibile, la radioattività, l'alterazione profonda che penetra nei tessuti e che si tramanda nel tempo. L'isotopo è un elemento modificato, spesso instabile, che lascia una traccia indelebile. Dovevo rappresentare il veleno che ci tramandiamo, la parola atomo, secondo me, non definiva l'idea di contaminazione esterna all'umanità pura. Con questo non dico che la contaminazione arrivi per forza dall'esterno, non affermo aspetti scientifici, sento soltanto che qualcosa di innaturale risiede nell'odio.
Il titolo 'Isotopo Zero' nasce da un paradosso scientifico: in natura non esiste un isotopo zero. Nel testo, invece, diventa il simbolo dell'azzeramento radicale, il ritorno alla materia nella sua versione originaria e pura, prima di qualsiasi alterazione, che io invoco nel finale.
Re: [CP20] Isotopo zero
7Alberto Tosciri wrote: Fri Jul 31, 2026 5:54 pmGli uomini non permettevano a estranei al loro clan di entrare nei loro terreni di caccia, di coltura o nell’ambito del villaggio. Se estranei entravano, li combattevano. È la storia dell’Uomo.No, non è sempre stato. I nativi americani, per esempio, combattevano duramente per proteggere i loro territori di caccia e la selvaggina. Tuttavia, il loro modo di intendere il conflitto e il territorio era radicalmente diverso da quello degli europei: per i nativi la terra non era una "proprietà privata" da possedere, ma una madre da rispettare e una risorsa vitale da condividere all'interno del ciclo della natura. La terra non aveva confini prima dei coloni europei.
"Come potete comprare o vendere il cielo, il calore della terra? L'idea ci sembra strana. Se noi non possediamo la freschezza dell'aria e lo scintillio dell'acqua, come potete voi comprarli? Ogni parte di questa terra è sacra per il mio popolo." Capo seattle.
"Se parli con gli animali, essi parleranno con te e vi conoscerete l'un l'altro. Se non parli con loro, non li conoscerai, e ciò che non conosci, lo temerai. Ciò che si teme, si distrugge." Capo Dan George
"Non ereditiamo la terra dai nostri antenati, la prendiamo in prestito dai nostri figli." (Proverbio Navajo)
e via dicendo… ma questi era uomini senza un dio guerriero, geloso o vendicatore, per questo sono stati sterminati.
Anche se prima del diluvio ci fossero stati, a Eridu o a Shuruppak, patria di Noé, uomini del genere, non avranno avuto nemmeno il tempo di entrare nella storia, o nelle pagine della bibbia. Ma io voglio credere che siano esistiti uomini del genere, anche prima del diluvio, voglio credere che non siamo irrecuperabili.