Laboratorio sul tempo
[Lab 20] La danza del tempo
Non ho ancora trovato l'uomo del mio tempo. Ogni volta, scopro che siamo su "onde diverse" di quel mare.
Eccola, l'aforista della domenica, ad assistere a un Laboratorio teatrale con coinvolgimento del pubblico.
Dal palco, l'attore conduttore si accinge a scegliere due in platea, per fare una scenetta a sorpresa.
“Ecco, la moretta con la sciarpina rossa là in mezzo, alza la mano! Sì tu! Vieni qui sul palco” e lei accetta e si avvicina.
“Mi serve un uomo… Vediamo… Mi sposto dall'altra parte e scelgo… Tu con la camicia a scacchi verde e due tipi sguaiati che ti ridono intorno! Vieni su?” e lui accetta e si avvicina.
“Magnifico, abbiamo i nostri protagonisti! Che ne dite, iniziamo?” I due si scrutano imbarazzati, annuisce prima lei e lui a ruota.
“Vi conoscete? No? Allora presentatevi! Bene. Ora voi dovrete fingere di essere una coppia al ristorante che ha già ordinato" e a questo punto i due si siedono all'unico tavolino, sparecchiato. "Sì, abbiamo avuto un problema di perdita stoviglie col Trovarobe neoassunto, pertanto il tavolo sembra sgombro perché lo è: quindi metteteci fantasia, ragazzi! Per ottenere un risultato più spontaneo, sarete ignari di ciò che vi sta per accadere all’interno di questa recita. Mi raccomando: improvvisazione e naturalezza, come se vi conosceste da vent’anni. Direi che ci siamo, iniziate pure!” e a questo punto l’attore si allontana lasciandoli da soli.
Non ho ancora trovato l'uomo del mio tempo. Ogni volta, scopro che siamo su "onde diverse" di quel mare.
Eccola, l'aforista della domenica, ad assistere a un Laboratorio teatrale con coinvolgimento del pubblico.
Dal palco, l'attore conduttore si accinge a scegliere due in platea, per fare una scenetta a sorpresa.
“Ecco, la moretta con la sciarpina rossa là in mezzo, alza la mano! Sì tu! Vieni qui sul palco” e lei accetta e si avvicina.
“Mi serve un uomo… Vediamo… Mi sposto dall'altra parte e scelgo… Tu con la camicia a scacchi verde e due tipi sguaiati che ti ridono intorno! Vieni su?” e lui accetta e si avvicina.
“Magnifico, abbiamo i nostri protagonisti! Che ne dite, iniziamo?” I due si scrutano imbarazzati, annuisce prima lei e lui a ruota.
“Vi conoscete? No? Allora presentatevi! Bene. Ora voi dovrete fingere di essere una coppia al ristorante che ha già ordinato" e a questo punto i due si siedono all'unico tavolino, sparecchiato. "Sì, abbiamo avuto un problema di perdita stoviglie col Trovarobe neoassunto, pertanto il tavolo sembra sgombro perché lo è: quindi metteteci fantasia, ragazzi! Per ottenere un risultato più spontaneo, sarete ignari di ciò che vi sta per accadere all’interno di questa recita. Mi raccomando: improvvisazione e naturalezza, come se vi conosceste da vent’anni. Direi che ci siamo, iniziate pure!” e a questo punto l’attore si allontana lasciandoli da soli.
Per fortuna dei due, le luci sulla scena impediscono loro di vedere per intero il pubblico e le sue reazioni, che potrebbero metterli in imbarazzo più di quanto lo siano già.
Lui decide di spezzare il silenzio: “Ti cedo la mia mortadella in cambio del prosciutto che a te piace poco. Okay?"
Lei ribatte, facendo il gesto richiestole dal compagno, mentre lui finge di fare spostamenti con una forchetta immaginaria da un piatto all'altro e viceversa: "Speriamo che non facciano porzioni minuscole per il primo e il secondo: ho tanta fame, stasera. E tu?"
L'uomo fa segno alle guance piene perché sta masticando (e invece riflette), poi alza si presume un bicchiere, verso la donna, beve e dice:
"Nel caso, faremo il bis, ti pare?"
All'’improvviso, tre scoppi fortissimi esplodono dietro le quinte… I due saltano su dalle sedie, rovesciandole, cercano con gli occhi il conduttore ma non lo trovano. Fiamme non ne vedono ma anche il pubblico è in piedi. I due si guardano per decidere cosa fare, mentre dalle quinte esce un uomo con la faccia sporca di fuliggine e gli abiti a brandelli, tra cui un camicione con cucita la scritta “TR" che pende da una parte e ROBE dall'altra.” che strilla:
Lui decide di spezzare il silenzio: “Ti cedo la mia mortadella in cambio del prosciutto che a te piace poco. Okay?"
Lei ribatte, facendo il gesto richiestole dal compagno, mentre lui finge di fare spostamenti con una forchetta immaginaria da un piatto all'altro e viceversa: "Speriamo che non facciano porzioni minuscole per il primo e il secondo: ho tanta fame, stasera. E tu?"
L'uomo fa segno alle guance piene perché sta masticando (e invece riflette), poi alza si presume un bicchiere, verso la donna, beve e dice:
"Nel caso, faremo il bis, ti pare?"
All'’improvviso, tre scoppi fortissimi esplodono dietro le quinte… I due saltano su dalle sedie, rovesciandole, cercano con gli occhi il conduttore ma non lo trovano. Fiamme non ne vedono ma anche il pubblico è in piedi. I due si guardano per decidere cosa fare, mentre dalle quinte esce un uomo con la faccia sporca di fuliggine e gli abiti a brandelli, tra cui un camicione con cucita la scritta “TR" che pende da una parte e ROBE dall'altra.” che strilla:
"Uhu uhu - me l'hanno dato per nuovo, allora perché mai è scoppiato?" attraversando incespicando la scena da sinistra a destra, con le mani nei capelli.
I due giovani si guardano straniti e straniati dal contesto. Lei è la prima a riprendersi e a stare al gioco: "Niente primo, mi sa...", abbozzando un mesto, ironico sorriso, e in sincrono lui conclude: "... e niente secondo, suppongo."
Intanto, sulla scena irrompe IL REGISTA (scritto in maiuscolo sul camicione che indossa) che chiede ai due: “Sento puzza di bruciato. Siete stati voi?”
La ragazza risponde: “N-n-non si… non sia…” e il ragazzo, in sincrono “...amo stati no.. noi…”
La ragazza risponde: “N-n-non si… non sia…” e il ragazzo, in sincrono “...amo stati no.. noi…”
Il regista alza il megafono che ha con sé e, rivolto alla platea, chiede:
"Chi è stato a sabotare il fornello a gas?"
Alle sue spalle, i due ragazzi si sbellicano dalle risate in perfetto silenzio e complicità, spettatori loro stessi di un altro spettacolo, perché taluni singoli spettatori interagiscono con l'indagine, buttando lì ipotesi strampalate e assurde ma che mietono buonumore e partecipazione corale.
Le scene sul palco è doppia, col regista in primo piano che arringa il pubblico, e in secondo piano il sollazzo dei due scomposti sulle sedie. Pian piano, però, i due ragazzi scivolano su un terzo piano, dove interpretano se stessi: si guardano con curiosità, di sottecchi, un occhio allo spettacolo del pubblico col regista, un occhio allo studio di una persona che entra nel mondo dell'altra, non per finzione, ma nella vita reale.
Questo terzo spettacolo nello spettacolo viene colto da qualcuno degli spettatori in platea, nelle prime file.
Dopo una ventina di minuti di teatro stravagante come da Laboratorio, mentre il regista, applaudito a scena aperta, sparisce a destra. dall'altra parte entra, come da scritta, lo SCENEGGIATORE, col braccio al collo e mugulante dalla rabbia: “Avete ceffato il copione!”, rivolto proprio a loro. La ragazza lo guarda basita, a occhi spalancati, e lui a musu duro sbotta: “Cazzo guardi?”e subito dopo, appena vede il compagno di recita ridere di gusto, gli fa: “Minchia ridi?”
E ancora, camminando avanti e indietro sul palco, con furia:
"In questa compagnia, mi cambiano addirittura le basi del mio testo! Mi licenzio!" urla mentre si strappa la scritta cucita sul petto, buttandola a terra.
In quel momento, entra il conduttore-cameriere con una cartellina recuperata per l'occasione, gridando: "Chi paga il conto?"
Il pubblico si alza in piedi e tutti applaudono convinti: si sono divertiti.
Tempo prima*******
"Mara, ti aspetto giovedì al molo, alle tre."
Il messaggio, anonimo, era scritto in grande, su un foglio da album, piegato in quattro e infilato nella tasca del suo giaccone.
D'abitudine, il vestiario pesante si lasciava nei ganci in corridoio, più o meno corrispondenti alle rispettive classi della Scuola Media. Lei frequentava la seconda B, femminile, e il suo cappotto verde scuro, con fascia grigia alla vita, era l'unico nei paraggi.
Lusingata per l'attenzione, si era chiesta perché mancasse la firma. E, non ultimo, chi era lei, secca e imbranata, per beccarsi un appuntamento? Arrossì per il piacere.
E certo che sì, avrebbe superato la timidezza e si sarebbe presentata, per curiosità, sul posto. Quel pomeriggio doveva tenere lei il fratellino, ma la cosa le faceva gioco. A Piero piaceva stare sulla sabbia e cercare conchiglie tra gli scogli accanto al molo. Anche d'inverno, in una giornata mite come quella che si prospettava, come tante, in quel posto di mare, riparato da un entroterra montuoso che l'abbracciava.
Arrivarono sul posto in orario. C'era un vecchio pescatore in azione passiva, e un ragazzo sul muretto, forse di terza, intento a leggere, con berretto e occhiali da sole.
Lei non lo riconobbe, e scese sulla spiaggetta col bimbo dietro.
Il ragazzo non diede segni di avere atteso proprio lei, quindi Mara era un po' sconcertata. Ma poteva ancora arrivare, il suo ammiratore.
Semicoperto dalla sabbia, in un anfratto, qualcosa, immobile, attirò l'attenzione di Piero, che lo indicò alla sorella.
Il pubblico si alza in piedi e tutti applaudono convinti: si sono divertiti.
Tempo prima*******
"Mara, ti aspetto giovedì al molo, alle tre."
Il messaggio, anonimo, era scritto in grande, su un foglio da album, piegato in quattro e infilato nella tasca del suo giaccone.
D'abitudine, il vestiario pesante si lasciava nei ganci in corridoio, più o meno corrispondenti alle rispettive classi della Scuola Media. Lei frequentava la seconda B, femminile, e il suo cappotto verde scuro, con fascia grigia alla vita, era l'unico nei paraggi.
Lusingata per l'attenzione, si era chiesta perché mancasse la firma. E, non ultimo, chi era lei, secca e imbranata, per beccarsi un appuntamento? Arrossì per il piacere.
E certo che sì, avrebbe superato la timidezza e si sarebbe presentata, per curiosità, sul posto. Quel pomeriggio doveva tenere lei il fratellino, ma la cosa le faceva gioco. A Piero piaceva stare sulla sabbia e cercare conchiglie tra gli scogli accanto al molo. Anche d'inverno, in una giornata mite come quella che si prospettava, come tante, in quel posto di mare, riparato da un entroterra montuoso che l'abbracciava.
Arrivarono sul posto in orario. C'era un vecchio pescatore in azione passiva, e un ragazzo sul muretto, forse di terza, intento a leggere, con berretto e occhiali da sole.
Lei non lo riconobbe, e scese sulla spiaggetta col bimbo dietro.
Il ragazzo non diede segni di avere atteso proprio lei, quindi Mara era un po' sconcertata. Ma poteva ancora arrivare, il suo ammiratore.
Semicoperto dalla sabbia, in un anfratto, qualcosa, immobile, attirò l'attenzione di Piero, che lo indicò alla sorella.
Lei glielo spiegò in questo modo:
"È un granchio che, per crescere, deve cambiare il suo guscio, se no scoppia: gli cade il vecchio e gli cresce il nuovo, più largo. È come cambiarsi di vestito, hai capito?"
A Mara erano venute in mente le parole dell'insegnante di Scienze:
"Per crescere, i granchi devono cambiare periodicamente il loro guscio. Questo è il momento più delicato della loro vita, durante il quale si nascondono sotto la sabbia o le rocce in attesa che il nuovo esoscheletro si indurisca."
Mara aveva dodici anni, quasi tredici, e in quel momento si scoprì un po' coetanea di quel granchio: anche lei era nel periodo in cui doveva farsi le ossa per crescere, e sentiva che stava cambiando; lasciare lo scheletro da bambina per far posto alla futura donna sconosciuta.
"Mala, Mala! Un altlo glancio..." gridò Piero.
Con la coda dell'occhio, la ragazzina vide il ragazzo sussultare, come di sorpresa, e chiudere il libro, voltandole le spalle.
Poi, di colpo, era scappato via.
Mara, mortificata, aveva comunque poi scrollato le spalle, guardando il suo mare imperturbabile, perché lui l'aiutava a dare la giusta misura alle cose che le succedevano.
Era un rapporto antico, il loro, dacché, alla sua nascita, la nonna ostetrica, l'aveva presa e avvolta in un panno, per presentarla al mare dal terrazzino della casa paterna, a pochi metri dalla battigia.
Aveva fiducia in lui, tanto da avere imparato a nuotare da sola, a dieci anni, in un giorno di mare grosso, condotta da lui, che l'alzava e l'abbassava con dolcezza.
Che cosa sarà mai? si chiedeva comunque il giorno, venerdì, a scuola, nel cortile, prima di entrare.
D'improvviso, le venne in mente la bella della scuola, tale Bianca Mara Rossi: boccoli biondi, occhi azzurri, terza B.
Eccola! Aveva il giaccone come il suo, causa evidente dell'errore. Non cercò mai lui, visto come si era comportato. Arrossiva al solo pensiero.
*******Tempo dopo
Ecco, il Laboratorio teatrale è stato un successo.
Rientra l’attore-presentatore-cameriere e si complimenta coi due interpreti che, felici e divertiti, si prendono per mano e s’inchinano al pubblico, insieme agli altri del cast.
I nuovi "attori" passano la serata coi due gruppi di amici, tutti insieme. Si presentano meglio, e Luca è il primo ad associare il vezzo di spostarsi i capelli dietro l'orecchio da un solo lato del viso di questa tosta e bella Mara ad un istante di vent’anni prima, a un errore al suo primo appuntamento.
Lui è felice di vedere come il tempo e l'indole abbiano trasformato la goffaggine in fascino naturale, perché sa, per esperienza, che altre coetanee hanno coltivato solo scelte di apparenza e superficialità, i cui risultati hanno smesso di attirarlo.
“Ma tu sei Mara Mala del molo?”
Ridono tutti alla rievocazione fatta a due voci. Alla fine, si scambiano i recapiti e si salutano.
Che bella serata! pensa Mara, arrivata al portone di casa, cercando le chiavi..
Mettendosi le mani in tasca, tocca un pezzo di carta. C’è scritto:
"Mara, ti aspetto giovedì al molo, alle tre.
P.S.: Vieni da sola”
Firmarsi mai? si chiede ridendo da sola mentre entra in casa sua.
Davanti al suo mare.
È la danza del tempo
quella d’onde
che di slancio
carezzano le coste,
dando ritmi leggeri
o tempestosi
a questa terra,
scandendoci la vita
dall’eterno,
sotto lo sguardo aperto
di quel cielo
che avvolgente e complice
respira.
"È un granchio che, per crescere, deve cambiare il suo guscio, se no scoppia: gli cade il vecchio e gli cresce il nuovo, più largo. È come cambiarsi di vestito, hai capito?"
A Mara erano venute in mente le parole dell'insegnante di Scienze:
"Per crescere, i granchi devono cambiare periodicamente il loro guscio. Questo è il momento più delicato della loro vita, durante il quale si nascondono sotto la sabbia o le rocce in attesa che il nuovo esoscheletro si indurisca."
Mara aveva dodici anni, quasi tredici, e in quel momento si scoprì un po' coetanea di quel granchio: anche lei era nel periodo in cui doveva farsi le ossa per crescere, e sentiva che stava cambiando; lasciare lo scheletro da bambina per far posto alla futura donna sconosciuta.
"Mala, Mala! Un altlo glancio..." gridò Piero.
Con la coda dell'occhio, la ragazzina vide il ragazzo sussultare, come di sorpresa, e chiudere il libro, voltandole le spalle.
Poi, di colpo, era scappato via.
Mara, mortificata, aveva comunque poi scrollato le spalle, guardando il suo mare imperturbabile, perché lui l'aiutava a dare la giusta misura alle cose che le succedevano.
Era un rapporto antico, il loro, dacché, alla sua nascita, la nonna ostetrica, l'aveva presa e avvolta in un panno, per presentarla al mare dal terrazzino della casa paterna, a pochi metri dalla battigia.
Aveva fiducia in lui, tanto da avere imparato a nuotare da sola, a dieci anni, in un giorno di mare grosso, condotta da lui, che l'alzava e l'abbassava con dolcezza.
Che cosa sarà mai? si chiedeva comunque il giorno, venerdì, a scuola, nel cortile, prima di entrare.
D'improvviso, le venne in mente la bella della scuola, tale Bianca Mara Rossi: boccoli biondi, occhi azzurri, terza B.
Eccola! Aveva il giaccone come il suo, causa evidente dell'errore. Non cercò mai lui, visto come si era comportato. Arrossiva al solo pensiero.
*******Tempo dopo
Ecco, il Laboratorio teatrale è stato un successo.
Rientra l’attore-presentatore-cameriere e si complimenta coi due interpreti che, felici e divertiti, si prendono per mano e s’inchinano al pubblico, insieme agli altri del cast.
I nuovi "attori" passano la serata coi due gruppi di amici, tutti insieme. Si presentano meglio, e Luca è il primo ad associare il vezzo di spostarsi i capelli dietro l'orecchio da un solo lato del viso di questa tosta e bella Mara ad un istante di vent’anni prima, a un errore al suo primo appuntamento.
Lui è felice di vedere come il tempo e l'indole abbiano trasformato la goffaggine in fascino naturale, perché sa, per esperienza, che altre coetanee hanno coltivato solo scelte di apparenza e superficialità, i cui risultati hanno smesso di attirarlo.
“Ma tu sei Mara Mala del molo?”
Ridono tutti alla rievocazione fatta a due voci. Alla fine, si scambiano i recapiti e si salutano.
Che bella serata! pensa Mara, arrivata al portone di casa, cercando le chiavi..
Mettendosi le mani in tasca, tocca un pezzo di carta. C’è scritto:
"Mara, ti aspetto giovedì al molo, alle tre.
P.S.: Vieni da sola”
Firmarsi mai? si chiede ridendo da sola mentre entra in casa sua.
Davanti al suo mare.
È la danza del tempo
quella d’onde
che di slancio
carezzano le coste,
dando ritmi leggeri
o tempestosi
a questa terra,
scandendoci la vita
dall’eterno,
sotto lo sguardo aperto
di quel cielo
che avvolgente e complice
respira.