Atrax robustus - Pt. 19

1
viewtopic.php?f=37&t=7449


Atrax robustus - Pt. 19


C’era ancora tempo prima di pranzo e della chiamata del pomeriggio.
Lorenzo Maria si sentiva elettrico, quasi ubriaco di una gioia maligna e lucidissima.
Quella stava diventando una giornata eccellente.
Oltre al piano già in moto per umiliare Luigi, gli era venuta un’idea così perfida da strappargli un mezzo sorriso.
Si complimentò mentalmente con se stesso – la sua cattiveria si stava raffinando – e si mise a digitare un testo sul pc.
Provò tre versioni diverse, cancellando, riscrivendo, assaporando ogni parola come un veleno ben distillato.
Quando fu soddisfatto, salvò il file e si alzò.
Fischiettando piano un motivetto in voga, aprì il primo cassetto della scrivanie e infilò un paio di guanti monouso.
Ne teneva sempre una scatola a portata di mano per il lavoro di laboratorio.
Non ci sarebbero state impronte digitali su quanto stava producendo.
Dal cassetto di fondo estrasse una scatola di Smythson.
Carta da lettera di lusso inglese, color panna, lievemente goffrata.
Ne caricò un foglio sulla stampante laser, inviò il comando e rimase a guardare mentre la macchina lavorava con un ronzio sommesso.
Poi stampò l’indirizzo sulla busta – solo quello del destinatario e il proprio di casa, ovviamente senza mittente.
Nessuna traccia, tutto perfettamente anonimo.
Inumidì il francobollo con la lingua, lo incollò con cura e infilò la busta nella tasca interna della giacca.
Guardò l’orologio. Ottimo. Sorrise tra sé e uscì dall’ufficio con passo leggero, come un uomo che stia andando a gustarsi un pranzo meritato.

Erano le tre del pomeriggio quando Lorenzo Maria guardò l’ora e trasse una boccata soddisfatta dalla sua pipa: era il momento giusto.
Prese il cellulare e compose il numero.
Al terzo squillo rispose una voce maschile, calda e un po’ rauca, con una leggera inflessione torinese.
- Pronto?
- Buongiorno, parlo con Luca della Compagnia dei Saltapasti?
- Sì, sono io.
- Buongiorno Luca, mi perdoni se la importuno. Mi chiamo Lorenzo Maria De Angelis, sono professore ordinario di Agraria all’Università di Torino. Mi scuso in anticipo per il giro un po’ contorto… Ho chiamato la segreteria della Cascina dicendo che cercavo un ragazzo per uno spot pubblicitario. In realtà era una piccola bugia di convenienza, altrimenti avrei dovuto spiegare mezz’ora di cose alla segretaria.
Gli sfuggì una risatina autoironica, poi proseguì con tono più confidenziale:
- In verità non appartengo a un’agenzia pubblicitaria, sono un privato.
Poi continuò rapido, prima che l’altro potesse reagire:
- Sono un appassionato amatoriale di poesia. Ho appena fatto stampare un libercolo con i miei versi. Niente di che, un’edizioncina per amici e conoscenti. Il prossimo venerdì, al Circolo Golf La Mandria, voglio omaggiare i soci con una piccola lettura durante l’aperitivo di fine stagione. Il problema è che io… mi vergognerei a morte a salire sul palco a leggermi da solo. Quindi sto cercando un ragazzo sui venti-venticinque anni, di bella presenza – tanto vale dirselo, le signore del club apprezzano un bell’aspetto – con una buona voce e una capacità recitativa adeguata. Nulla di speciale: bella dizione e un po’ di presenza scenica. Sarebbero una decina di poesie, massimo dodici-tredici minuti in tutto. Pagherei ovviamente un cachet dignitoso, in contanti, senza complicazioni burocratiche. Se poi il ragazzo volesse, può anche tenersi una copia del libro con dedica.
Ci fu un secondo di silenzio dall’altra parte. Poi Luca ridacchiò.
- Ah, ho capito… un poeta amatoriale che non vuole fare la figura del dilettante, eh?
Lorenzo Maria sorrise: il ghiaccio si stava rompendo.
- Esattamente. Lei ha capito tutto.
L’altro sembrò divertito.
- Guardi, tra i giovani che seguo in Artefatti ce ne sono un paio che potrebbero fare al caso suo. Uno in particolare… ha una bella presenza, voce calda, e non si emoziona sul palco. Si chiama Giorgio Ferri. Ha ventidue anni, studia Lettere e fa già qualche lavoretto di doppiaggio e reading. Le mando il contatto via messaggio o preferisce che gli parli io prima?
- Non voglio darle altro disturbo, è già stato molto cortese. Mi basta il contatto, mi metterò direttamente in comunicazione con il ragazzo.
- Ok - disse Luca. - Le invio i dati e il numero telefonico. Se lo chiama dovrebbe trovarlo reperibile intorno alle 19:30, dopo le lezioni. Penso che sarà soddisfatto del personaggio. In caso contrario mi richiami, che la indirizzo su uno degli altri.
- Perfetto, è gentilissimo. La ringrazio. Attendo la sua mail. Buon pomeriggio.
La telefonata si chiuse e, nel giro di una ventina di minuti, ricevette l’email con il contatto del giovane.
Il docente era stato assai sollecito: gli aveva girato anche l’immagine di un compositing del ragazzo, perché se ne facesse un’idea.
Si trattava di un collage di cinque foto che mostravano la versatilità scenica del soggetto: primo piano, mezzo busto e figura intera mettevano in evidenza le caratteristiche fisiche dell’allievo teatrale.
In effetti il ragazzo era notevolmente attraente.
Nei diversi scatti si percepiva, oltre all’avvenenza, un’espressione ferma e acuta dello sguardo: un volto non solo bello, ma di carattere.
Ottimo, pensò. Non era solo un bel bamboccio; appariva dotato di sagacia e determinazione.
Era certo che avrebbe interpretato al meglio ciò che aveva intenzione di fargli recitare.
E soprattutto non avrebbe mostrato perplessità né si sarebbe fatto troppe domande.
Tirò un respiro profondo e si appoggiò allo schienale della poltrona.
Tutto procedeva con la precisione che aveva immaginato.
Provava un piacere quieto, quasi da esperto giocatore di scacchi: la soddisfazione di chi vede le pedine sistemarsi esattamente dove desiderava.
Stava scoprendo quanto gli venisse naturale.
Non c’era euforia, solo una lucidità tagliente, un senso di controllo che non aveva mai sperimentato prima.
Il ragazzo sarebbe stato perfetto.
Sorrise appena, solo con gli occhi.
La trappola era pronta.
Adesso non restava che aspettare che ci cadessero le prede.

Pensò che fosse tempo di occuparsi di altre due cose per portare avanti il programma che aveva in mente.
La prima era di preparare una nuova partita del suo digestivo alle erbe.
Si era disfatto di tutte le bottigliette della riserva che teneva in casa, dopo quella serata in cui aveva scoperto quanto tramassero sua moglie e il buon avvocato Luigi.
Prima che la moglie si accorgesse della loro sparizione, avrebbe dovuto prepararne di nuove, con l’aggiunta di un ingrediente diverso.
Per ora lei non aveva notato nulla, o aveva finto di non notare; in ogni caso, aveva già pronta una giustificazione.
Le avrebbe detto di aver trovato strano il gusto dell’ultima produzione e di aver ipotizzato che qualche ingrediente ne avesse rovinato il consueto sapore armonioso: forse una cattiva qualità delle erbe o una contaminazione con qualche pianta cresciuta nelle vicinanze.
Pertanto aveva preferito buttarle e distillarne di nuove.
Inoltre aveva in mente di provare una combinazione diversa, anche per rinnovare un bouquet che dopo tutti quegli anni lo aveva stancato.
Una giustificazione solida, che avrebbe fugato ogni possibile interrogativo.

L’altra cosa era sentire l’amico biologo australiano, David Anderson, per accertarsi che la fornitura pattuita di Atrax robustus stesse procedendo senza intoppi.
In serata, prima di lasciare l’ufficio, avrebbe chiamato il giovane attore per concordare un incontro a quattr’occhi in cui illustrargli cosa si aspettava dalla sua capacità recitativa.

(Continua)

Return to “Racconti a capitoli”