Il calore nel gelo cap.9

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Conversazioni notturne 2/2


Le prime luci dell’alba entrano timide dalla finestra, il vento si è calmato, sembra aver rinunciato alla sua caccia; forse sta cercando una preda migliore, forse sta solo aspettando.
La neve scende ancora, con calma, fiocchi grandi e morbidi continuano a prendere posto uno sull’altro.

Veronica si rigira nel letto, sta iniziando a svegliarsi, ma il sonno ancora non la lascia andare. Mentre si muove, intravede un’ombra davanti alla finestra. Qualcuno è seduto sulla sedia, si alza e cerca di mettere a fuoco.
Irene è lì, che guarda il panorama con sguardo sereno. Veronica è felice di vederla, vorrebbe chiamarla, ma le sue labbra non emettono suono.
La ragazza si gira comunque a mandarle un sorriso, è ancora così bella.

Il cinguettio di un pettirosso fuori dalla finestra rompe il silenzio e porta il nuovo giorno. Veronica si sveglia e si gira d’istinto a guardare la sedia, con il cuore che salta veloce nel petto.
Ovviamente, è vuota.
“Stupida”
Si gira verso Mia, che stavolta è lì, dove dovrebbe essere. Dorme serena, chissà se da lei Irene è passata.

In cucina, Maria e Pietro sono impegnati con le scorte di cibo da distribuire, è il loro turno in piazza e devono finire
d'inscatolare
-Serve una mano?
Maria sorride

-No cara, prenditi pure qualcosa per colazione-
Dopo mangiato, Veronica si sposta in salotto, dove trova Dan intento ad armeggiare con il camino.
-Già sveglia? -
Le chiede il ragazzo.
-Non vado molto d’accordo con il sonno-
Risponde lei
-Tu? -
Lui ride senza rispondere, per poi andarsene con un segno di saluto, appena il fuoco inizia a scoppiettare.

È ancora presto, tutti i bambini stanno dormendo e la casa è immersa nel silenzio.
Uno alla volta si risvegliano, la vita inizia.
La giornata è simile alla precedente, scandita da piccole routine: da una parte quelle dei bambini, dall’altra quelle degli adulti.
I loro mondi si incontrano di fronte al tavolo, dove condividono i racconti della giornata.
Lucas non trova un certo gioco, i militari hanno fatto alcune ronde, ma per fortuna non hanno interferito; ogni gruppo ha le sue priorità.

Veronica cerca di tenersi occupata come può, cercando sempre di avere Mia sott’occhio. Deve riconoscere che, rispetto alla giornata precedente, il corpo sembrerebbe essere meno in tensione.

La notte arriva presto, come la sera prima, Mia si addormenta mentre racconta la sua giornata, con la voce roca e le guance rosse
"L'avevo mai vista così felice?"
Appena il silenzio diventa assoluto, ecco nuovamente i pensieri, stavano solo aspettando il momento giusto per attaccare.
Quando la loro morsa si fa troppo pressante, Veronica scende in cucina.
-Camomilla? -
Pietro ha già due tazze pronte.
Si sistemano davanti al caminetto, stasera la camomilla sembra più dolce.

-Come mai avete deciso di fare così tanti figli?-
Veronica soppesa la tazza calda tra le sue mani.
Pietro la guarda e sorride.
-I gemelli non abbiamo propriamente deciso di 
averli-
Ride
-Avevamo 17 anni-
Chiude gli occhi e scuote la testa con dolcezza
-Quando hanno iniziato a farsi grandi, ci è venuta un po’ di nostalgia, stavolta ci sentivamo pronti-
Fa una pausa per bere
-Emy era una bambina così dolce, che ci ha fatto pensare che in fondo i bambini fossero facili-
Ride nuovamente
- Dopo neanche due anni, ecco 
Sammi, l’esatto opposto-
Ha l'aria divertita, la mente persa in chissà quali ricordi di dieci anni prima.
-Ci siamo detti, come è possibile che abbiamo due bambine così diverse? Proviamoci di nuovo, e vediamo se il prossimo è una via di
mezzo-
Si incupisce per un momento, dopo Sammi è nato Thomas.
-Con i 40 che iniziavano a bussare, poi, ci siamo detti: ultima pazzia? Ed ecco Lucas-
Posa la tazza, si gira a guardare le foto e sospira con affetto.
Poi un lampo gli attraversa lo sguardo, improvvisamente, gli occhi si fanno duri, la voce cupa, grave
-Se solo avessimo saputo, non avremmo portato in questo schifo di mondo così tante anime-
Veronica si rigira la tazza tra le mani, non sa cosa rispondere. Lei si sente spesso al limite delle sue possibilità, e deve occuparsi di una sola bambina.
-Eravamo due insegnanti, sai? In ogni ragazzo che incontravamo, vedevamo il futuro e la possibilità di essere qualsiasi cosa-
Sospira profondamente, beve una lunga sorsata, poi poggia la tazza vuota sul tavolo.
-Invece, adesso dobbiamo pregare ogni notte che i militari non ce li portino via-
L’ultima frase è detta a fatica, mentre digrigna i denti.
-E anche se non li toccheranno, che futuro hanno? Dove andranno?-
Si copre gli occhi con le mani
-Due di loro sono già adulti, dovrebbero studiare, avevano iniziato l’università. Invece sono bloccati qui-
Fa un lungo sospiro e scuote la testa
-A mungere mucche!-
Prende di nuovo la tazza vuota, se la passa da una mano all’altra.
-Una volta pregavo, sai? Tutte le domeniche mi trovavi in chiesa-
Adesso ha il volto arrossato e la bocca piegata all'ingiù, come se avesse visto qualcosa che lo disgusta.
-Ero sicuro, che quando univo le mani e mi concentravo, ci fosse veramente qualcuno lì ad ascoltarmi-
Fa una risata amara, posa nuovamente la tazza, poi la riprende.
-Dopo Tho...-
Deglutisce e chiude gli occhi, Veronica nota che la mano che tiene la tazza ora sta tremando
-Dopo... ltragedia-
Riesce a riprendere il discorso
-Pregare mi dava forza, dovevo credere che lui fosse in paradiso-
Lacrime iniziano a scorrergli sulle guance, Veronica continua a guardarlo in silenzio
-Mi guardavo in giro in cerca di segni, e mi convincevo di trovarlo, sentivo la sua presenza in ogni tramonto e in ogni farfalla-
Si asciuga le lacrime, continua a guardare la tazza con occhi rossi, chiuso in un dolore che solo lui riesce a toccare.
Veronica già conosce l'innaturale strazio di un genitore sopravvissuto al figlio. Gli occhi di Pietro sono gli stessi con cui sua madre l’ha guardata per tutta la vita.
Loro non parlavano mai di quella cosa; chissà se qui la famiglia riesce a condividere il dolore, o se ne sono prigionieri come la sua.
Pietro, intanto, ha ripreso a parlare
-Poi il disastro, la civiltà perduta, cinque figli sul groppone senza futuro-
Si appoggia sullo schienale della poltrona, scuote lentamente la testa con gli occhi chiusi, non ha più lacrime per questa sera.
-Ho provato di nuovo a pregare, mi sono sentito come un malato di mente che parla da solo-
Sospira mentre guarda Veronica
-Ho troppe colpe da espiare-
Il tono basso, poco più di un sussurro; questo commento era solo per sé stesso.
Veronica si sofferma su quest'ultima frase
-Non dovresti sentirti in colpa per aver voluto una famiglia-
Posa la sua tazza, vuota a metà
-Non potevi immaginare, non hai colpe-
L’uomo non la guarda, si limita a sospirare con lo sguardo verso il camino, che si sta spegnendo lentamente
-Io-
deglutisce
-Ho molto sulla coscienza, ci sono cose che ho fatto, di cui non vado fiero-
Prova ad attizzare il fuoco
-Ho provato a giustificarmi, ma non esistono scuse per certe azioni-
sospira
-O mancanza di 
azioni-
Poi,resta in silenzio
Veronica non fa domande, in fondo, non avrebbe parole adatte a lenire quel dolore.
Rimugina un po' su quanto ha appena ascoltato.
-Io non ho mai creduto ci fosse nessuno ad ascoltare le preghiere-
Gli dice
-Da piccola mi portavano a catechismo e a messa-
Pietro si gira a guardarla
-Ma sinceramente non ho mai creduto in nessuna provvidenza divina-
Nel dire ciò, ripensa alla sua vita; la sofferenza ha sempre fatto parte di lei. Fin da piccola è sempre stata dell’idea che un mondo così carico di dolore non può essere frutto della bontà di un Dio.
Tutto le cose che ha perduto negli anni hanno solo confermato ciò che già sapeva.
Siamo soli al mondo.

Si è fatto tardi, i due si alzano, posano le tazze e vanno a dormire.

La sera successiva, dopo che Mia si addormenta, Veronica non prova neanche a mettersi a letto, si alza immediatamente e scende le scale; stavolta spera di trovare Pietro
Lui è già in cucina, con due tazze pronte. Veronica sorride, accetta la bevanda e la assaggia, poi si spostano in salotto.

Le loro anime stavano solo aspettando
d'incontrarsi.
Time doesn't hear if you ask it to wait

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