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by Didalinda
Ciao @Adel J. Pellitteri ,
Complimenti per questa poesia. Hai colto in modo ammirevole lo spirito dello scatto di Cartier-Bresson, ma la cosa che più colpisce è come il testo riesca a vivere di una propria forza autonoma.
Dal punto di vista della struttura, la scelta di aprire e chiudere con lo stesso verso ('Una strada, due ruote') è molto efficace: crea un’architettura circolare che riproduce visivamente la curva della scala e della strada, trasformando una composizione geometrica in un ciclo esistenziale.
È come se il destino del protagonista fosse racchiuso in quel perimetro perfetto.
Nella parte centrale, il ritmo accelera grazie all'uso sapiente degli asindeti (altalena, giostra, cinema...).
Questo elenco di sostantivi simula la velocità della vita che scorre sotto le ruote; i puntini di sospensione dopo 'bacio' sono l’unico momento in cui il respiro si ferma, prima del salto nell’età adulta.
A voler fare un piccolo gioco di specchi con il testo, mi chiedo se non sarebbe interessante rallentare ancora di più la corsa della bicicletta proprio in quel nucleo centrale: a volte la fretta del tempo si avverte ancora di più se ci si sofferma un istante in più su un dettaglio.
Anche la scelta di parole così universali e dolci potrebbe essere stuzzicata dall'inserimento di un elemento più ruvido e materico legato alla foto, come il grigio dell'asfalto o il freddo del ferro della ringhiera.
Ho trovato comunque di grande precisione linguistica l’immagine dell’infanzia che si sveste dell’innocenza tra le ultime case. Questa è l'espressione che mi è piaciuta di più . Non è una perdita casuale, ma un atto quasi cerimoniale di passaggio per arrivare a quel finale così concreto, quasi ruvido: il 'mestiere cui mettere mano'. Questo contrasto tra l'etereo del ricordo e la fatica del fare chiude magnificamente la parabola della crescita.
Mentre "svestirsi dell'innocenza" è un'immagine originale e profonda, l'accostamento cinema-bacio-primo amore è molto tradizionale, quasi un luogo comune del racconto sull'adolescenza. In una poesia che cerca di descrivere un viaggio universale, questi termini risultano un po' "già sentiti".
Un'ultima nota sul tempo: mi affascina quel senso di fatalismo che emerge dai tuoi versi. Non è l'uomo a muoversi, ma è l'infanzia che si mette in cammino e il futuro che viene incontro. Questa inversione dà l'impressione che il tempo sia una forza inarrestabile che ci attraversa, rendendo il viaggio un evento necessario e solenne.