8.Incipit
Il negozio del centro commerciale era pieno di cartelli che suggerivano di fare attenzione, di non introdurre borse e buste nei camerini, che la videosorveglianza era sempre presente con telecamere attive in ogni direzione. Per non parlare dei dispositivi antitaccheggio applicati su ogni articolo.
In più c'erano quei dannati robot-vigilantes con il monitor al posto del torace, che recava la scritta lampeggiante “Non rubare”, ribadita anche, a volume assordante, da una gracchiante voce metallica.
Non rubare, non rubare, non rubare...
Ma come poteva? Era più forte di lei, la sua era una malattia alla quale non poteva opporsi.
Cleptomania, questa era la diagnosi.
La sua tessera sanitaria parla chiaro: era am-ma-la-ta!
Ma il poliziotto dall’altra parte del tavolo se ne frega. Fra di loro il fermaglio incriminato. Nemmeno le serviva, aveva i capelli corti.
Lui continua a giocherellarci mentre scarica il rapporto dal robot di sorveglianza del negozio.
Adelia van Derwahn è indignata: come può ignorare la sua patologia. Ha il diritto di restituire ciò che aveva rubato senza subire alcuna conseguenza, e questo da quando la comunità europea aveva deciso di riconoscere certe malattie mentali come attenuanti a crimini minori.
Non che fossero diventati tutti più buoni. Semplicemente faceva parte della ristrutturazione del sistema giuridico. Era un po’ come essere condannati a priori, ma senza scontare la pena e evitando intasare i tribunali.
Per mantenere lo status di cleptomane ogni settimana incontra una psicologa e ogni anno si presenta davanti a una commissione per la revisione della sua tessera sanitaria. Adelia ci tiene davvero molto al suo stato. Tanto lei sa di essere sana come un pesce. Dal suo punto di vista lei non soffre di alcuna patologia, le serve solo per non finire in galera. In una di quelle terribili prigioni digitali, dove non si avevano contatti umani e tutto era informatizzato.
Ci aveva passato una settimana per sbaglio. Aveva scelto il cibo attraverso un tastierino, poi si era aperta una fessura da cui passava il vassoio. Per l’ora d’aria e qualsiasi altra cosa dovesse fare fuori dalla sua cella, si sbloccava la porta e da sola doveva seguire il corridoio. Tutte le porte erano bloccate tranne quella che le serviva, che fosse il bagno o il cortile. Almeno lì aveva sperato di incontrare qualcuno. Ma niente, era sola. Per una settimana non aveva sentito voce umana, nemmeno un rumorino attraverso le pareti. Quando l’avevano fatta uscire aveva l’irrazionale paura che non ci fosse più nessuno sulla faccia della terra.
Quindi era determinata a non farsi incarcerare mai più, perché sarebbe impazzita, e lei non é pazza e nemmeno cleptomane.
Finalmente il poliziotto ha in mano una stampa del rapporto e lo legge con lentezza seguendo le righe col dito.
“Mi piace la carta, sa?”
Sono le prime parole che le rivolge.
Continua: „Di questi tempi si legge tutto da tablet, ma vuole mettere la sensazione della carta fra le dita, signora van Derwahn o la posso chiamare Adelia?”
Lei fa spallucce, ma sa di aver abboccato al suo discorso. Il fermaglio lo aveva preso per la sua setosa consistenza e per il sottile piacere di sottrarlo a qualcuno che non sarebbe stato in grado di apprezzarne la bellezza. A lei piacciono oggetti piccoli e privi di valore, ma che danno un certo piacere. Oggetti che le facciano sognare del passato, quando ancora c’era disordine nelle città e le cose si regolavano fra esseri umani.
“Allora, Adelia, lo sappiamo tutti e due che lei non è cleptomane, lei è un’artista del furto. Pianifica ogni suo intervento per il solo piacere di farlo. Un chiaro sintomo della sua patologia. Adesso compilo il modulo per il suo rilascio e l’accompagnerò all’uscita. Lei è libera, però prima che lei firmi per la sua libertà, gradirei invitarla ad una passeggiata nel parco.”
Adelia annuisce e firma. Chissenefrega della passeggiata, lo avrebbe seminato alla prima panchina con qualche pretesto. Povero deficiente!
Escono dal commissariato e imboccano il viale principale camminando affiancati. Costeggiano il parco. Adelia lo urta un paio di volte e per non perdere la mano, gli sfila il portafoglio.
Capita sempre più di rado essere così vicini ad una persona.
“Quindi anche abile borseggiatrice.” Dice con un sorriso. Lei studia i suoi documenti, prima di restituirglieli.
“Brando? Brando Ranieri?”
“Si, sono io. Brando, perché ai miei, che erano appassionati di cinema, Marlon sembrava troppo.”
Le sfugge un semplice “Ah.”
“E come bonus le confesso che sono il responsabile per il reclutamento di nuove leve per l’AIB. Analogic Investigation Bureau, l’ufficio per non perdere il contatto con la realtà.”
“Non capisco.”
“Lo sa come abbiamo fatto a beccarla? È stato merito di un nostro collaboratore che si è inventato l’anomalia del piacere. L’IA lavora sui grandi numeri, sulle statistiche. Si ruba per fame, per bisogno o per arricchirsi. La minima percentuale di persone che lo fa per il puro piacere della sottrazione non viene presa in considerazione dagli algoritmi, dato che costa di più riprogrammare che sostituire il bene rubato.
Quindi abbiamo indagato alla vecchia maniera, senza robot, ma incrociando i dati, verificando ore di filmati per vedere chi c’era quando. E così all’orizzonte è comparsa lei, e alcuni altri che abbiamo già reclutato. L’abbiamo seguita e studiata e rilevato la soddisfazione e la creatività con la quale lei sottrae oggetti e, appena passato il brivido, l’indifferenza con la quale se ne libera.”
Adelia lo fissa e Brando mettendole un pollice sotto al mento le chiude la bocca.
Quanto tempo era che non veniva toccata con tanta delicatezza da un’altra persona?
“Quello che le offro è un lavoro, dove lei può continuare a fare ciò che le piace. Testerà i nuovi sistemi antifurto, non solo nei negozi, ma negli uffici, nelle case private, ovunque lei voglia. Quello che riesce a portare via è suo, oltre ad uno stipendio ragguardevole.”
“Ma io sono cleptomane.”
“Il suo status rimane, così come il sussidio dello stato, ma potrà divertirsi a fare ciò che vuole nella più totale impunità.”
Per la prima volta Adelia è davvero felice, un brivido di eccitazione la pervade all’idea di tornare a casa.
Lei l’aveva deciso fin da piccola: sarebbe stata Arsenio Lupin!
Re: [CDP2026] Adelia
2Ciao @Almissima
purtroppo soffro di questo disturbo per cui quando l'autore mi piace divento insopportabile, comincio a fargli le pulci e a rompere le scatole fino a quando non ricevo un ordine restrittivo
anche tu, come molti, come me, hai sofferto (almeno credo) la traccia
la tua era simpatica da un lato, il tema della cleptomania non era affatto male, ma doveva essere integrata con i robot-vigilantes che era uno scoglio difficile da affrontare (o almeno io lo avrei trovato tale) e fuorviante
Ho avuto l'impressione che restare nei confini della traccia ti abbia limitato
Eppure, ribadisco, per la centesima volta, che tu hai un dono, sei capace di oliare le parole e farle scorrere lisce dall'inizio alla fine, non mi capita di sentire questa leggerezza quando leggo gli altri racconti. Sarà solo un gusto personale, ma io adoro questa cosa. E' come una canzone, ce ne sono alcune che subito ti piacciono, altre che devi sforzarti un po' per entrare nel loro mondo, e poi la stragrande maggioranza che skippi dopo i primi cinque secondi perché fanno effettivamente schifo. Beh, le tue canzoni, ti conquistano dall'inizio, e questo è strepitoso. Qualcuno (non io) potrebbe pensare che scrivi facile e per questo diventa subito tutto così scorrevole. Io invece penso che la fai sembrare facile. E' questo è diverso. E' il talento degli artisti.
Ciò detto perdonami se a volte sono odioso, però è perché davvero sono tuo fan e da te mi aspetto sempre il top.
purtroppo soffro di questo disturbo per cui quando l'autore mi piace divento insopportabile, comincio a fargli le pulci e a rompere le scatole fino a quando non ricevo un ordine restrittivo
anche tu, come molti, come me, hai sofferto (almeno credo) la traccia
la tua era simpatica da un lato, il tema della cleptomania non era affatto male, ma doveva essere integrata con i robot-vigilantes che era uno scoglio difficile da affrontare (o almeno io lo avrei trovato tale) e fuorviante
Ho avuto l'impressione che restare nei confini della traccia ti abbia limitato
Eppure, ribadisco, per la centesima volta, che tu hai un dono, sei capace di oliare le parole e farle scorrere lisce dall'inizio alla fine, non mi capita di sentire questa leggerezza quando leggo gli altri racconti. Sarà solo un gusto personale, ma io adoro questa cosa. E' come una canzone, ce ne sono alcune che subito ti piacciono, altre che devi sforzarti un po' per entrare nel loro mondo, e poi la stragrande maggioranza che skippi dopo i primi cinque secondi perché fanno effettivamente schifo. Beh, le tue canzoni, ti conquistano dall'inizio, e questo è strepitoso. Qualcuno (non io) potrebbe pensare che scrivi facile e per questo diventa subito tutto così scorrevole. Io invece penso che la fai sembrare facile. E' questo è diverso. E' il talento degli artisti.
Ciò detto perdonami se a volte sono odioso, però è perché davvero sono tuo fan e da te mi aspetto sempre il top.
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Re: [CDP2026] Adelia
3@NanoVetricida
Questo racconto è stato un cesareo senza anestesia in un momento dove è meglio non fare figli.
Le tue parole mi consolano, perché riconoscono la fatica che ho fatto a rimanere li; ma ammetto che questa storia non l'ho sentita, l'ho costruita perché volevo esserci.
Questo racconto è stato un cesareo senza anestesia in un momento dove è meglio non fare figli.
Le tue parole mi consolano, perché riconoscono la fatica che ho fatto a rimanere li; ma ammetto che questa storia non l'ho sentita, l'ho costruita perché volevo esserci.
Re: [CDP2026] Adelia
4commenti
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Re: [CDP2026] Adelia
5Ariciao @Almissima;
Il racconto è piacevole da leggere e scorre con facilità fino alla conclusione. L’intreccio funziona, ma nel complesso resta prevedibile e con un’impostazione piuttosto “scolastica". I personaggi sono ben delineati nelle loro funzioni narrative, tuttavia mancano forse di incisività e profondità emotiva. Da lettore ho osservato più che sentire, come se mancasse un po’ di anima che rendesse il tutto più coinvolgente.
Giudizio finale: sei brava ma non ti sei applicata
Il racconto è piacevole da leggere e scorre con facilità fino alla conclusione. L’intreccio funziona, ma nel complesso resta prevedibile e con un’impostazione piuttosto “scolastica". I personaggi sono ben delineati nelle loro funzioni narrative, tuttavia mancano forse di incisività e profondità emotiva. Da lettore ho osservato più che sentire, come se mancasse un po’ di anima che rendesse il tutto più coinvolgente.
Giudizio finale: sei brava ma non ti sei applicata
Re: [CDP2026] Adelia
6@Jack Cupo
Confessa che vai a fare pausa caffè con la mia prof!
Comunque è vero, tutto vero
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Re: [CDP2026] Adelia
7Ciao @Almissima,
anche tu hai costruito un mondo distopico dove gli oggetti sono il motore della narrazione.
Ho percepito chiaramente che il cuore del tuo racconto non è il furto, ma l'anomalia del piacere umano in un mondo governato da algoritmi. Esplori magnificamente la sopravvivenza dell'irrazionale: Adelia non ruba per bisogno, ma per la "setosa consistenza" e il brivido del contatto. È una storia di resistenza analogica in un mare di dati digitali freddi.
Trovo brillantissimo il ribaltamento del concetto di malattia: la cleptomania come diagnosi di comodo accettata da tutti è una critica sottile e ferocissima a come la società moderna tenda a medicalizzare ogni comportamento fuori norma. E la sensorialità che metti in campo — il piacere della carta, il pollice sotto al mento — segna perfettamente il confine tra ciò che è ancora vivo e ciò che è "morto" (IA/Robot).
Se mi posso permettere un piccolo appunto tecnico, con tutto l'affetto: nella parte finale la voce di Brando si concede a uno spiegone necessario per chiudere il cerchio, ma che rompe un po' l'atmosfera sospesa della prima parte.
Inoltre, il finale da canaglia gentiluomo (il richiamo ad Arsenio Lupin) rende la chiusura più leggera, ma forse stempera un po' la critica sociale verso quella prigione digitale che avevi costruito così bene all'inizio. Quel silenzio assoluto nella cella automatizzata era un elemento agghiacciante e potentissimo: descrivere Adelia disposta a tutto pur di non tornarci era la sua vera condanna. Con questo finale, quell'effetto claustrofobico si perde un po'. Se avessi insistito sulla prigione, il testo avrebbe guadagnato di profondità.
anche tu hai costruito un mondo distopico dove gli oggetti sono il motore della narrazione.
Ho percepito chiaramente che il cuore del tuo racconto non è il furto, ma l'anomalia del piacere umano in un mondo governato da algoritmi. Esplori magnificamente la sopravvivenza dell'irrazionale: Adelia non ruba per bisogno, ma per la "setosa consistenza" e il brivido del contatto. È una storia di resistenza analogica in un mare di dati digitali freddi.
Trovo brillantissimo il ribaltamento del concetto di malattia: la cleptomania come diagnosi di comodo accettata da tutti è una critica sottile e ferocissima a come la società moderna tenda a medicalizzare ogni comportamento fuori norma. E la sensorialità che metti in campo — il piacere della carta, il pollice sotto al mento — segna perfettamente il confine tra ciò che è ancora vivo e ciò che è "morto" (IA/Robot).
Se mi posso permettere un piccolo appunto tecnico, con tutto l'affetto: nella parte finale la voce di Brando si concede a uno spiegone necessario per chiudere il cerchio, ma che rompe un po' l'atmosfera sospesa della prima parte.
Inoltre, il finale da canaglia gentiluomo (il richiamo ad Arsenio Lupin) rende la chiusura più leggera, ma forse stempera un po' la critica sociale verso quella prigione digitale che avevi costruito così bene all'inizio. Quel silenzio assoluto nella cella automatizzata era un elemento agghiacciante e potentissimo: descrivere Adelia disposta a tutto pur di non tornarci era la sua vera condanna. Con questo finale, quell'effetto claustrofobico si perde un po'. Se avessi insistito sulla prigione, il testo avrebbe guadagnato di profondità.
Re: [CDP2026] Adelia
8Ciao @Almissima, ho trovato la scrittura molto scorrevole seppure questo personaggio non mi sia rimasto impresso come i tuoi soliti. Trovo che la questione cleptomania che però non è davvero tale ma sia più il bisogno di contatto fisico con gli oggetti molto interessante.
Ti segnalo che, soprattutto all'inizio, c'è un po' di confusione tra presente e imperfetto, in particolare:
Ti segnalo che, soprattutto all'inizio, c'è un po' di confusione tra presente e imperfetto, in particolare:
Almissima wrote: Wed Apr 08, 2026 10:42 pmCleptomania, questa era la diagnosi.
La sua tessera sanitaria parla chiaro: era am-ma-la-ta!
Almissima wrote: Wed Apr 08, 2026 10:42 pmMa il poliziotto dall’altra parte del tavolo se ne frega. Fra di loro il fermaglio incriminato. Nemmeno le serviva, aveva i capelli corti.Per il resto l'ho trovato un buon racconto e aderente alla traccia, con una buona costruzione della distopia. A rileggerti!
Re: [CDP2026] Adelia
9Ciao @Almissima
Mi accodo ai commenti positivi. Il racconto però è troppo breve per la trama che avevi per le mani. Avresti potuto dilatare al meglio la parte finale.
Ciao, a presto
Mi accodo ai commenti positivi. Il racconto però è troppo breve per la trama che avevi per le mani. Avresti potuto dilatare al meglio la parte finale.
Ciao, a presto
Viaggio sconsolato tra i ricordi dello Stato.
Tratti di pioggia sopra Auschwitz. Tra oblio e orgoglio.
Io malata in fuga.
Tratti di pioggia sopra Auschwitz. Tra oblio e orgoglio.
Io malata in fuga.
Re: [CDP2026] Adelia
10Cara @Almissima,
avrei voluto leggere di più perché il tuo racconto mi stava piacendo.
Mi è piaciuta molto la descrizione delle prigioni digitali e la paura di Adelia di esser rimasta sola sulla terra.
Mi è piaciuta l'idea del poliziotto che legge con lentezza seguendo le righe col dito per poi dire "Mi piace la carta, sa?". L'ho trovato un bell'attacco per iniziare il dialogo.
Mi è piaciuta anche la spiegazione dell'indagine, su come hanno individuato l'anomalia.
Mi è piaciuto meno il contatto fisico, un po' improvviso e confidenziale. Lo avrei inserito con minore disinvoltura.
Anche il brivido di eccitazione per il ritorno a casa mi è sembrato fuori luogo, avrebbe avuto più senso provarlo all'idea di entrare impunita in un altro posto, uno in cui magari non aveva mai osato accedere perché troppo rischioso. Avrebbe concluso il racconto con un cliffhanger, invece Arsenio Lupin per me smorza il finale.
È stato bello rileggerti
avrei voluto leggere di più perché il tuo racconto mi stava piacendo.
Mi è piaciuta molto la descrizione delle prigioni digitali e la paura di Adelia di esser rimasta sola sulla terra.
Mi è piaciuta l'idea del poliziotto che legge con lentezza seguendo le righe col dito per poi dire "Mi piace la carta, sa?". L'ho trovato un bell'attacco per iniziare il dialogo.
Mi è piaciuta anche la spiegazione dell'indagine, su come hanno individuato l'anomalia.
Mi è piaciuto meno il contatto fisico, un po' improvviso e confidenziale. Lo avrei inserito con minore disinvoltura.
Anche il brivido di eccitazione per il ritorno a casa mi è sembrato fuori luogo, avrebbe avuto più senso provarlo all'idea di entrare impunita in un altro posto, uno in cui magari non aveva mai osato accedere perché troppo rischioso. Avrebbe concluso il racconto con un cliffhanger, invece Arsenio Lupin per me smorza il finale.
È stato bello rileggerti
"Fare o non fare, non c'è provare." Yoda - Star Wars