Uovo numero 5, epilogo.
[CDP 2026] Il ballo dell'amore perduto
Matej odiava l’umanità, e ovviamente il sentimento era reciproco. Non era un vezzo da snob. Era una constatazione. Come dire che la pioggia cade.
Aveva provato a voler bene agli uomini, ma ogni volta gli era rimasto un pugno di sabbia nel cuore e qualche debito in più.
Lavorava in una biblioteca che nessuno frequentava, un edificio antico tra colonne soffocate di rampicanti. Finestre dai vetri martellati lasciavano entrare una luce stanca.
Catalogava libri che nessuno avrebbe mai letto, solitario come chi ordina i resti di una civiltà già dimenticata. Le giornate si srotolavano tutte uguali, pagine bianche che riempiva con le parole degli altri. Vite tra le sue mani, un mondo parallelo di voci che non chiedevano risposta.
Aveva letto qualunque cosa. Romanzi dimenticati, trattati di teologia, manuali di botanica, fisica, lingue morte. Aveva attraversato guerre senza sparare un colpo, amato donne senza toccarle, creduto in dei che non erano i suoi. Ogni libro gli aveva lasciato qualcosa: un pensiero, un dubbio, una crepa. Non era una saggezza ordinata, ma un accumulo confuso, polvere negli angoli della mente. Col tempo, quella polvere cominciò a disegnare figure, connessioni, domande più grandi.
Mentre fuori il mondo continuava a ignorarlo, Matej imparava. Imparava che ogni verità è fragile, che ogni fede è un tentativo, che ogni uomo chiama Dio con un nome diverso per non sentirsi solo. E più leggeva, più gli sembrava che tutte quelle parole — così diverse, così lontane — stessero cercando di dire la stessa cosa, senza però mai riuscirci.
Era diventato, suo malgrado, un uomo colto. Non nel modo elegante dei professori o dei salotti, ma in quello ruvido, scavando da solo. Sapeva cose inutili e fondamentali insieme. Eppure, nonostante tutto questo sapere, non aveva trovato una risposta che bastasse. La conoscenza non lo aveva salvato, né gli aveva insegnato a essere felice. Gli aveva dato soltanto parole più precise per nominare il vuoto, pensieri più articolati per giustificare la sua solitudine.
I libri, almeno, non lo tradivano. Non ridevano. Non mentivano.
Non andavano via.
Suzanne arrivò in un pomeriggio immobile di metà inverno. Entrò con il passo incerto ma deciso di chi ha dimenticato qualcosa ma non sa cosa. Matej se ne accorse quando attraversò la prima lama di luce obliqua che tagliava in due il corridoio.
Quando le si presentò davanti sollevò appena lo sguardo, concedendole un sorriso arido, camuffato sulla bocca ma non negli occhi. Sembrava una mezza matta, con i capelli folti e scuri raccolti in alto, trattenuti da una sciarpa di seta dai colori accesi. Poteva avere venticinque anni, forse trenta, ma in lei traspariva qualcosa di incompiuto.
Vestiva in modo eccentrico, stracci e piume che parevano recuperati dalle bancarelle al mercato dell’usato. Eppure, addosso a lei, tutto trovava un ordine segreto, uno stile che non apparteneva alla moda ma a qualcosa di più ostinato e personale.
– Cerco un libro – gli si rivolse senza nemmeno salutare, la voce luminosa che tradiva l’origine francofona.
– È una biblioteca. È un buon inizio.
Lei non sorrise subito, guardandolo con frenata impazienza.
– Non uno qualsiasi. Balletto russo – aggiunse, e gli allungò un bigliettino sgualcito.
L’accento francese le smussava le parole rendendole più lente e dense. Non era una voce sicura, tratteneva qualcosa di intimo, ma su Matej ebbe un effetto ipnotico.
Prese il bigliettino, lo lesse ed espresse il proprio tacito disappunto scuotendo lievemente la testa. Poi sgranò gli occhi, come colto da una folgorazione improvvisa. Si alzò e sparì tra gli scaffali. Riapparve dopo dieci minuti con un volume sottobraccio, la copertina scolorita e le pagine ispessite dal tempo.
– È questo – certificò con sicurezza.
La ragazza inclinò la testa verso il tomo e lo scrutò dubbiosa. Lo aprì, e alla prima illustrazione lo ruotò di centottanta gradi.
– Ma è in cirillico… – si lamentò imbronciando le labbra come una bambina.
Matej girò attorno al tavolo e si sedette di fianco a lei. Sfogliò qualche pagina, e senza aggiungere altro iniziò a tradurre ad alta voce, ruvido ma preciso. Le parole scorrevano come acqua torbida da un tubo di piombo spaccato.
La sorpresa le si disegnò sul viso.
– Vengo dall’est – le rivelò. – Storia lunga – tagliò corto, osservando l’espressione sbalordita con la quale lei decideva se credergli o meno.
Quel giorno la ragazza restò fino alla chiusura. Tornò quello successivo, e poi quelli dopo ancora. Si sedeva sempre allo stesso tavolo, posava il libro e aspettava. Quando lui le si avvicinava, a volte lo guardava con aria stralunata, come se cercasse nel suo volto una risposta che lui non sapeva dare; altre volte lo sguardo semplicemente se ne andava, perso in qualcosa che non era il mondo. Quando tornava, lo fissava con occhi scialbi e immobili, come se stesse cercando di capire se lui fosse reale o solo un’altra delle sue visioni.
– Come ti chiami? – le chiese finalmente dopo una settimana.
Lei glielo disse e rise. Una risata improvvisa, limpida, un vento caldo che gli sbrinò il cuore.
Dopo due settimane, le disse anche il proprio nome.
Col passare dei giorni, la biblioteca cambiò. La luce sembrava meno stanca, le ore meno ostili.
Matej si innamorò senza accorgersene. O forse se ne accorse subito, ma fece finta di niente. Era un amore che non chiedeva nulla. Di quelli che non si confessano nemmeno a sé stessi, perché già si sa che non possono esistere.
Un pomeriggio, mentre traduceva un passaggio complicato, lei lo interruppe.
– Tu credi in Dio? – gli chiese dal nulla.
Matej alzò lo sguardo. Bastava una sua domanda per farlo sentire come un cieco che si muove tra spazzatura e fiori.
– Sì – rispose semplicemente. Aveva un mondo nel cuore e non riusciva ad esprimerlo con le parole.
Suzanne lo fissò con una luce impenetrabile.
– Ma il tuo è diverso dal mio – stabilì lei, agitando l’indice davanti al suo naso.
Matej corrugò la fronte.
– Diverso come? Dio è uno.
Una frase sembrò formarsi sulle labbra socchiuse, ma non uscì alcun suono.
– Il tuo è nei libri – riprese Suzanne. – Nelle cose che sai.
– E il tuo?
Gli prese la mano e la posò sul proprio petto.
– Qui.
Matej sentì il battito, irregolare ma ostinato. Il desiderio gli corse sulle dita, che si ritrassero come scottate.
Suzanne lo guardò con occhi spenti, e se ne andò.
Da quel giorno smise di venire, lasciando Matej incastrato nei cocci dell’incomprensione.
Si buttò a capofitto nello studio. Voleva capire, Dio non poteva ridursi a un battito, a un corpo, a una presenza.
Testi sacri, lingue morte, teologia, filosofia. Giorni e notti si confusero. Ogni libro apriva una crepa nuova, ogni riga letta finiva solo con l’allargare il vuoto lasciato da quell’amore impossibile.
Dormiva poco, mangiava meno, annotava, confrontava. Ma non riusciva a capire perché l’amore non si creasse, perché Dio avesse tanti nomi. Vagava per i corridoi come un folle sconsolato, pronunciando frasi indistinte, alzando le spalle e allargando le braccia.
Le settimane divennero mesi che divennero anni.
Poi un pomeriggio, senza preavviso, lei ricomparve.
– Ho imparato tutti i passi del balletto. Ti va di provarli insieme? – chiese porgendogli la mano, come se l’avessero concordato la sera prima.
Matej esitò.
– Non posso. Sto studiando – rifiutò abbassando lo sguardo sul voluminoso tomo aperto davanti a sé.
– E cosa stai studiando di tanto importante? – insistette, continuando a far vibrare le dita tese.
– Imparo l’enciclopedia a memoria.
Suzanne scoppiò a ridere, limpida, contagiosa.
– E a che punto sei arrivato?
Matej fece scorrere il dito lungo le righe.
– Allora, vediamo: “Maiale: mammifero artiodattilo suide…”
– Matej…
– “Majakovskij: poeta, drammaturgo e pittore russo…”
– Matej…
– “Malfatto…”
Lei lo troncò con un altro sorriso, il più bello che avesse mai ricevuto.
– Matto.
Matej fece un passo avanti e, finalmente, le strinse la mano.
Ballò, per la prima volta in vita sua.
Il corpo di Suzanne oscillava tra la grazia e la follia, e lui seguiva quel movimento con tutto sé stesso. In quel contatto incerto, qualcosa dentro di lui si spezzò e si ricompose.
E tutto quel sapere trovò ordine.
“Io sono il signore tuo Dio, non avrai altro Dio fuori di me.”
E dunque, dopo tanto cercare, forse l'aveva capito. Del resto, anche la sua etimologia lo diceva: Deus, in origine, più che un nome era un aggettivo qualificativo, una caratteristica, una proprietà. Le sue radici affondavano nel termine deiwos, luce, luminoso. In un mondo che va al di là del materiale, o meglio nella forma più dettagliata della materia, tutto è luce ed energia, tutto è Uno e nulla c'è al di fuori, perché non esiste un dentro e un fuori.
Re: [CDP2026] Il ballo dell'amore perduto
2Secondo me neppure la notte ti lascia da solo
Il Giorno Zero - Distruttori di Terre
https://www.amazon.it/Giorno-Zero-Marco ... 259&sr=8-1
https://www.amazon.it/Giorno-Zero-Marco ... 259&sr=8-1
Re: [CDP2026] Il ballo dell'amore perduto
4Ciao @Jack Cupo, ho dato una prima letta a tutti i racconti e l'atmosfera di questo mi ha colpito.
La frase che ti è toccata non era facile e si sente che il tuo racconto, anche tolta quella frase in fondo si regge su da sola. La frase prima del finale, in realtà, rileggendola, a me sembra proprio un finale. Anzi IL finale del tuo racconto. Ma ripeto, con materiale del genere era dura.
Forse, e mi viene in mente adesso, proprio perché quel brano parla di luce si poteva "manipolare" quelle frasi contrastandole con l'ambiente della biblioteca o ambiente del sapere dove tutto c'è ma è nascosto, lo devi cercare, non è nella luce. Quindi devi usare la luce per scoprirlo, oppure la ragazza stessa porta la luce e quindi Dio nella sua vita.
Fantastica l'ironia delle prime battute nell'incontro e questa creazione dell'atmosfera tra i due personaggi.
Mi è suonata un po' anomalo il pezzo in cui dici che lei gli aveva sbrinato il cuore. De gustibus, si sente la tua personale scelta autoriale in questo. A me suona strano, avrei scelto altre parole.
Adesso faccio un'altra riflessione (non richiesta!): alla fine dici che in lui tutto si spezza e si ricompone, ma potevi anche intendere che in lui tutto era già spezzato e quel ballo finalmente, quel contatto umano, lo ricompone.
Grazie della lettura, mi è piaciuto. Bella idea e bella caratterizzazione dei personaggi.
Spero di non averti offeso con queste mie.
Alla prossima!
La frase che ti è toccata non era facile e si sente che il tuo racconto, anche tolta quella frase in fondo si regge su da sola. La frase prima del finale, in realtà, rileggendola, a me sembra proprio un finale. Anzi IL finale del tuo racconto. Ma ripeto, con materiale del genere era dura.
Forse, e mi viene in mente adesso, proprio perché quel brano parla di luce si poteva "manipolare" quelle frasi contrastandole con l'ambiente della biblioteca o ambiente del sapere dove tutto c'è ma è nascosto, lo devi cercare, non è nella luce. Quindi devi usare la luce per scoprirlo, oppure la ragazza stessa porta la luce e quindi Dio nella sua vita.
Fantastica l'ironia delle prime battute nell'incontro e questa creazione dell'atmosfera tra i due personaggi.
Mi è suonata un po' anomalo il pezzo in cui dici che lei gli aveva sbrinato il cuore. De gustibus, si sente la tua personale scelta autoriale in questo. A me suona strano, avrei scelto altre parole.
Adesso faccio un'altra riflessione (non richiesta!): alla fine dici che in lui tutto si spezza e si ricompone, ma potevi anche intendere che in lui tutto era già spezzato e quel ballo finalmente, quel contatto umano, lo ricompone.
Grazie della lettura, mi è piaciuto. Bella idea e bella caratterizzazione dei personaggi.
Spero di non averti offeso con queste mie.
Alla prossima!
When people talk, listen completely. Most people never listen. - E. Hemingway
Re: [CDP2026] Il ballo dell'amore perduto
5Ciao @Strikeiron,
grazie di essere passato e per le tue osservazioni. Figurati se mi offendo, tutt'altro, sono qui proprio per imparare e migliorare con i vostri suggerimenti.
Passando al racconto, in effetti l'epilogo avuto in sorte dal mio uovo era alquanto rognoso da portare a compimento. Ci ho messo più di due giorni per trovare uno spunto che potesse essere un minimo aderente e coerente con quel finale che mi attendeva minaccioso al varco con quell'impostazione da conclusione di saggio. Non so se ci sono riuscito, non mi è venuto in mente niente di più brillante, e quindi ho deciso di impiccarmi con la corda insaponata da @Sira: De André andata e ritorno, con qualche easter eggs disseminato qua e là. Sicuramente avrei potuto fare meglio, ma alla fine sono soddisfatto, mi aspettavo peggio. Al netto dei cuori sbrinati, s'intende!
Ciao, a rileggerci.
grazie di essere passato e per le tue osservazioni. Figurati se mi offendo, tutt'altro, sono qui proprio per imparare e migliorare con i vostri suggerimenti.
Passando al racconto, in effetti l'epilogo avuto in sorte dal mio uovo era alquanto rognoso da portare a compimento. Ci ho messo più di due giorni per trovare uno spunto che potesse essere un minimo aderente e coerente con quel finale che mi attendeva minaccioso al varco con quell'impostazione da conclusione di saggio. Non so se ci sono riuscito, non mi è venuto in mente niente di più brillante, e quindi ho deciso di impiccarmi con la corda insaponata da @Sira: De André andata e ritorno, con qualche easter eggs disseminato qua e là. Sicuramente avrei potuto fare meglio, ma alla fine sono soddisfatto, mi aspettavo peggio. Al netto dei cuori sbrinati, s'intende!
Ciao, a rileggerci.
Re: [CDP2026] Il ballo dell'amore perduto
7Ciao @Jack Cupo
avevo letto già ieri il tuo pezzo, anche questo racconto paga il peso di una traccia davvero complicata
io, in tutta onestà, non sarei stato in grado di farla
l'incipit è davvero magistrale, ben scritto con un'atmosfera che ti resta addosso, mi è piaciuto molto
l'idea dei continui riferimenti al matto di de andrè, pur essendo quel disco tra i miei preferiti in assoluto, in linea di principio non mi fa impazzire, però è più un gusto personale che una critica. Ciononostante, devo dire, che tu sei riuscito a inserire i riferimenti con il giusto ritmo, senza forzature, e alla fine non mi hanno disturbato come temevo
Il finale, invece, l'ho trovato un po' stonato, ma qui non è colpa tua, era proprio difficile, se non impossibile portare a termine la missione.
Che dirti, anche stavolta non riesco a valutare il pezzo senza decontestualizzarlo: se dovessi leggere il racconto senza pensare alla traccia mi lascerebbe un po' stranito, se devo valutare anche la costruzione sei stato molto bravo.
avevo letto già ieri il tuo pezzo, anche questo racconto paga il peso di una traccia davvero complicata
io, in tutta onestà, non sarei stato in grado di farla
l'incipit è davvero magistrale, ben scritto con un'atmosfera che ti resta addosso, mi è piaciuto molto
l'idea dei continui riferimenti al matto di de andrè, pur essendo quel disco tra i miei preferiti in assoluto, in linea di principio non mi fa impazzire, però è più un gusto personale che una critica. Ciononostante, devo dire, che tu sei riuscito a inserire i riferimenti con il giusto ritmo, senza forzature, e alla fine non mi hanno disturbato come temevo
Il finale, invece, l'ho trovato un po' stonato, ma qui non è colpa tua, era proprio difficile, se non impossibile portare a termine la missione.
Che dirti, anche stavolta non riesco a valutare il pezzo senza decontestualizzarlo: se dovessi leggere il racconto senza pensare alla traccia mi lascerebbe un po' stranito, se devo valutare anche la costruzione sei stato molto bravo.
Il Giorno Zero - Distruttori di Terre
https://www.amazon.it/Giorno-Zero-Marco ... 259&sr=8-1
https://www.amazon.it/Giorno-Zero-Marco ... 259&sr=8-1
Re: [CDP2026] Il ballo dell'amore perduto
8Ciao @Jack Cupo,
Il tuo racconto mi è piaciuto moltissimo: è un pezzo riflessivo, malinconico e con un’atmosfera quasi fuori dal tempo.
Hai costruito una biblioteca che è molto più di un semplice scenario; sembra un vero e proprio limbo, un purgatorio dove l’anima di Matej resta ferma a catalogare resti di civiltà dimenticate, vivendo vite "per procura" tra guerre mai sparate e donne mai toccate. Quei vetri martellati all'inizio danno subito l'idea di una protezione che è anche una prigionia rispetto al mondo esterno.
Suzanne è il "ponte" perfetto. Mi ha colpito molto il dettaglio del libro in cirillico: è lei la chiave che lo costringe a scavare nel suo passato per poter comunicare.
E poi, bellissima l’ossessione per la lettera "M"! Il fatto che lui passi gli anni incastrato tra Maiale e Majakovskij fa pensare che sia rimasto intrappolato nel suo stesso nome (Matej), finché Suzanne non lo sblocca chiamandolo "Matto". È come se lei lo scuotesse per farlo procedere finalmente nell'alfabeto della vita, portandolo fuori dall'auto-analisi.
Il momento in cui lei gli mette la mano sul petto è il cuore del racconto: lo scontro tra il Dio-astrazione di lui e il Dio-biologia di lei. Sei stato bravissimo a usare la traccia obbligatoria per chiudere questo cerchio simbolico: siamo passati dalla "luce stanca" delle prime righe alla scoperta finale del deiwos.
In pratica, Matej smette di essere un catalizzatore di ombre per diventare parte della luce. Ballando, smette di guardare il mondo da fuori e diventa finalmente "Uno" con il tutto. Insomma, una storia molto meno semplice di quanto sembri e con un cuore che pulsa forte.
Gran bel lavoro!
Il tuo racconto mi è piaciuto moltissimo: è un pezzo riflessivo, malinconico e con un’atmosfera quasi fuori dal tempo.
Hai costruito una biblioteca che è molto più di un semplice scenario; sembra un vero e proprio limbo, un purgatorio dove l’anima di Matej resta ferma a catalogare resti di civiltà dimenticate, vivendo vite "per procura" tra guerre mai sparate e donne mai toccate. Quei vetri martellati all'inizio danno subito l'idea di una protezione che è anche una prigionia rispetto al mondo esterno.
Suzanne è il "ponte" perfetto. Mi ha colpito molto il dettaglio del libro in cirillico: è lei la chiave che lo costringe a scavare nel suo passato per poter comunicare.
E poi, bellissima l’ossessione per la lettera "M"! Il fatto che lui passi gli anni incastrato tra Maiale e Majakovskij fa pensare che sia rimasto intrappolato nel suo stesso nome (Matej), finché Suzanne non lo sblocca chiamandolo "Matto". È come se lei lo scuotesse per farlo procedere finalmente nell'alfabeto della vita, portandolo fuori dall'auto-analisi.
Il momento in cui lei gli mette la mano sul petto è il cuore del racconto: lo scontro tra il Dio-astrazione di lui e il Dio-biologia di lei. Sei stato bravissimo a usare la traccia obbligatoria per chiudere questo cerchio simbolico: siamo passati dalla "luce stanca" delle prime righe alla scoperta finale del deiwos.
In pratica, Matej smette di essere un catalizzatore di ombre per diventare parte della luce. Ballando, smette di guardare il mondo da fuori e diventa finalmente "Uno" con il tutto. Insomma, una storia molto meno semplice di quanto sembri e con un cuore che pulsa forte.
Gran bel lavoro!
Re: [CDP2026] Il ballo dell'amore perduto
9Ciao @Didalinda;
grazie per essere passata e per il bellissimo commento, troppo buona.
Mi vedo però costretto a segnalare le easter eggs che ho disseminato nello scritto, onde evitare di prendermi meriti non miei.
Come scritto già da qualche altra parte, vista che Sira si è ispirata per il contest a uno dei capolavori di De André, ho rilanciato con un racconto che a De André attinge a piene mani, partendo dal titolo per proseguire con i personaggi, ispirati alle canzoni "Un matto" (come rilevato dal sempre attento @NanoVetricida ), e "Suzanne". La parte che ruota intorno alla lettera M è presa pari pari dalla canzone (Per stupire mezz'ora basta un libro di storia/
Io cercai di imparare la Treccani a memoria/ E dopo maiale, Majakovskij, malfatto/ Continuarono gli altri fino a leggermi matto).
Magari fossi capace io di scrivere un tale passaggio di mio pugno.
Ciao, a rileggerci!
grazie per essere passata e per il bellissimo commento, troppo buona.
Mi vedo però costretto a segnalare le easter eggs che ho disseminato nello scritto, onde evitare di prendermi meriti non miei.
Come scritto già da qualche altra parte, vista che Sira si è ispirata per il contest a uno dei capolavori di De André, ho rilanciato con un racconto che a De André attinge a piene mani, partendo dal titolo per proseguire con i personaggi, ispirati alle canzoni "Un matto" (come rilevato dal sempre attento @NanoVetricida ), e "Suzanne". La parte che ruota intorno alla lettera M è presa pari pari dalla canzone (Per stupire mezz'ora basta un libro di storia/
Io cercai di imparare la Treccani a memoria/ E dopo maiale, Majakovskij, malfatto/ Continuarono gli altri fino a leggermi matto).
Magari fossi capace io di scrivere un tale passaggio di mio pugno.
Ciao, a rileggerci!
Re: [CDP2026] Il ballo dell'amore perduto
10Ariciao @NanoVetricida 
grazie per il supplemento di commento, anche se la zampata notturna valeva già da sola per una recensione di due cartelle!
Sono d'accordo con te, come detto trovare uno spunto che permettesse di arrivare con coerenza a quel finale non è stato affatto facile, ed è fisiologico che risenta di alcune forzature obbligate.
I riferimenti al personaggio di De André, però, non sono continui, sono totali. Ho cioè immaginato che fosse proprio lui, il matto, che viene a farsi un giro tra le mie righe. Ho preso in prestito lui e Suzanne da Faber, come del resto lui li aveva presi in prestito da Edgar Lee Masters e Leonard Cohen. Mi sono preso anche la licenza di trasferirlo da Spoon River a un paese balcanico, così da uniformarlo alla canzone "Il testamento di Tito" per il comandamento che mi è stato assegnato (genti diverse, venute dall'est...)
Ho provato a sommare tutte queste variabili, consapevole che il rischio minestrone illeggibile fosse dietro l'angolo, ma alla fine sono contento, è venuto meno peggio di quanto mi aspettassi.
grazie per il supplemento di commento, anche se la zampata notturna valeva già da sola per una recensione di due cartelle!
Sono d'accordo con te, come detto trovare uno spunto che permettesse di arrivare con coerenza a quel finale non è stato affatto facile, ed è fisiologico che risenta di alcune forzature obbligate.
I riferimenti al personaggio di De André, però, non sono continui, sono totali. Ho cioè immaginato che fosse proprio lui, il matto, che viene a farsi un giro tra le mie righe. Ho preso in prestito lui e Suzanne da Faber, come del resto lui li aveva presi in prestito da Edgar Lee Masters e Leonard Cohen. Mi sono preso anche la licenza di trasferirlo da Spoon River a un paese balcanico, così da uniformarlo alla canzone "Il testamento di Tito" per il comandamento che mi è stato assegnato (genti diverse, venute dall'est...)
Ho provato a sommare tutte queste variabili, consapevole che il rischio minestrone illeggibile fosse dietro l'angolo, ma alla fine sono contento, è venuto meno peggio di quanto mi aspettassi.
Re: [CDP2026] Il ballo dell'amore perduto
11@Jack Cupo
Beata la mia ignoranza!
Non fosse stato per i commenti precedenti, tutti i riferimenti a De André sarebbero passati in cavalleria nella mia ingenua lettura del tuo racconto. E forse è meglio così, in fondo si scrive anche per le signore Pine, illetterate come me.
Dunque, ecco l'ingenuo commento, a me è piaciuto tutto: lo stile, l'ambiente, il bibliotecario un filo psicopatico, le luci e i cuori aridi. Per quanto riguarda la trama: la cara Suzanne, dall'accento francese che per qualche motivo, legge anche il cirillico, per me non era vera con il suo abbigliamento fatto di piume e colori. Non era reale per come è arrivata e andata, lasciando l'indizio che avrebbe messo ordine nell'anima del protagonista.
L'invito a ballare con lei al suo ritorno, ha reso Suzanne, nel mio immaginario, qualcosa di simile ad un angelo, una creatura di un altro mondo venuta per rapire Matej e portarlo verso un altro ordine.
Quindi a me è piaciuto tutto, soprattutto la polverosa biblioteca nella quale vivrei senza rimpianti.
Grazie per la lettura
Beata la mia ignoranza!
Non fosse stato per i commenti precedenti, tutti i riferimenti a De André sarebbero passati in cavalleria nella mia ingenua lettura del tuo racconto. E forse è meglio così, in fondo si scrive anche per le signore Pine, illetterate come me.
Dunque, ecco l'ingenuo commento, a me è piaciuto tutto: lo stile, l'ambiente, il bibliotecario un filo psicopatico, le luci e i cuori aridi. Per quanto riguarda la trama: la cara Suzanne, dall'accento francese che per qualche motivo, legge anche il cirillico, per me non era vera con il suo abbigliamento fatto di piume e colori. Non era reale per come è arrivata e andata, lasciando l'indizio che avrebbe messo ordine nell'anima del protagonista.
L'invito a ballare con lei al suo ritorno, ha reso Suzanne, nel mio immaginario, qualcosa di simile ad un angelo, una creatura di un altro mondo venuta per rapire Matej e portarlo verso un altro ordine.
Quindi a me è piaciuto tutto, soprattutto la polverosa biblioteca nella quale vivrei senza rimpianti.
Grazie per la lettura
Re: [CDP2026] Il ballo dell'amore perduto
12Ciao @Almissima,
grazie per la lettura e il commento lusinghiero!
L'unico aspetto deludente è che tu non conosca questi gioielli di De André, ma fai sempre in tempo a porre rimedio.
A parte questo, quando ci riesco mi piace provare a scrivere a strati, fornire chiavi di lettura diverse che diano modo a ogni lettore di aprire le porte che gli sono più prossime. Non è facile, ma quando questi tentativi ricevono parole di apprezzamento come le tue, è una gran bella soddisfazione.
PS: Suzanne non legge il cirillico, al contrario. Quando apre il libro e guarda la prima illustrazione si accorge che ce l'aveva al contrario, così lo ruota di centottanta gradi e se ne lamenta con Matej. E' lui che legge il cirillico.
grazie per la lettura e il commento lusinghiero!
L'unico aspetto deludente è che tu non conosca questi gioielli di De André, ma fai sempre in tempo a porre rimedio.
A parte questo, quando ci riesco mi piace provare a scrivere a strati, fornire chiavi di lettura diverse che diano modo a ogni lettore di aprire le porte che gli sono più prossime. Non è facile, ma quando questi tentativi ricevono parole di apprezzamento come le tue, è una gran bella soddisfazione.
PS: Suzanne non legge il cirillico, al contrario. Quando apre il libro e guarda la prima illustrazione si accorge che ce l'aveva al contrario, così lo ruota di centottanta gradi e se ne lamenta con Matej. E' lui che legge il cirillico.
Re: [CDP2026] Il ballo dell'amore perduto
13@Jack Cupo ciao. Condivido che la traccia dentro l'uovo aveva anche una bella sorpresa: quella che non sai che fartene!
Eppure ci hai provato e questo racconto mi sa molto di favola, anche se vi è di mezzo il Padreterno. Favola perché ci vedo il classico "La bella e la bestia".
L'incontro tra bruttezza e bellezza. Tra il sapere e la fede. Ma la cosa più difficile era dare senso a un racconto avendo già il finale: senza scampo.
Fosse stato un incipit, beh! Avresti avuto altre chance.. Però ci sei riuscito. Nel merito del racconto, ripeto che ci vedo solo una favola a lieto fine, non ha una morale, un principio cardine su cui si muovono i protagonisti. Mi pare una specie di miracolo d'amore, di quelli che capitano a uno su un milione.
La scrittura e il percorso narrativo è perfetto. Ne deduco che la luce di Dio, o Dio come luce stessa, sia il messaggio celato tra le righe. Quella luce che può per grazia divina, squarciare le ombre di una vita infelice e illuminarla di luce nuova. Ciao e a presto.
Eppure ci hai provato e questo racconto mi sa molto di favola, anche se vi è di mezzo il Padreterno. Favola perché ci vedo il classico "La bella e la bestia".
L'incontro tra bruttezza e bellezza. Tra il sapere e la fede. Ma la cosa più difficile era dare senso a un racconto avendo già il finale: senza scampo.
Fosse stato un incipit, beh! Avresti avuto altre chance.. Però ci sei riuscito. Nel merito del racconto, ripeto che ci vedo solo una favola a lieto fine, non ha una morale, un principio cardine su cui si muovono i protagonisti. Mi pare una specie di miracolo d'amore, di quelli che capitano a uno su un milione.
La scrittura e il percorso narrativo è perfetto. Ne deduco che la luce di Dio, o Dio come luce stessa, sia il messaggio celato tra le righe. Quella luce che può per grazia divina, squarciare le ombre di una vita infelice e illuminarla di luce nuova. Ciao e a presto.
Viaggio sconsolato tra i ricordi dello Stato.
Tratti di pioggia sopra Auschwitz. Tra oblio e orgoglio.
Io malata in fuga.
Tratti di pioggia sopra Auschwitz. Tra oblio e orgoglio.
Io malata in fuga.
Re: [CDP2026] Il ballo dell'amore perduto
14Ciao @bestseller2020 ,
grazie di essere passato e per le parole di apprezzamento, fanno sempre piacere.
È stato proprio come hai descritto tu, impaludato nel dover dare un senso al racconto avendo un finale così "particolare" già scritto.
Così, traendo spunto da De André, ho scelto questi due personaggi, in originale protagonisti di due canzoni dalle sfumature fiabesche.
Era inevitabile che finissero col diventare protagonisti di una favola surreale.
La tua lettura del finale è perfetta per come hai letto tu la storia.
Per chi conosce bene le canzoni di cui sopra, invece, la chiave di lettura può essere leggermente diversa, meno da "La bella e la bestia" e più poetica e surreale.
Ma è gratificante ricevere riflessioni profonde e accurate come le tue, grazie ancora.
grazie di essere passato e per le parole di apprezzamento, fanno sempre piacere.
È stato proprio come hai descritto tu, impaludato nel dover dare un senso al racconto avendo un finale così "particolare" già scritto.
Così, traendo spunto da De André, ho scelto questi due personaggi, in originale protagonisti di due canzoni dalle sfumature fiabesche.
Era inevitabile che finissero col diventare protagonisti di una favola surreale.
La tua lettura del finale è perfetta per come hai letto tu la storia.
Per chi conosce bene le canzoni di cui sopra, invece, la chiave di lettura può essere leggermente diversa, meno da "La bella e la bestia" e più poetica e surreale.
Ma è gratificante ricevere riflessioni profonde e accurate come le tue, grazie ancora.
Re: [CDP2026] Il ballo dell'amore perduto
15Sapeva cose inutili e fondamentali insieme. Eppure, nonostante tutto questo sapere, non aveva trovato una risposta che bastasse. La conoscenza non lo aveva salvato, né gli aveva insegnato a essere felice. Gli aveva dato soltanto parole più precise per nominare il vuoto, pensieri più articolati per giustificare la sua solitudine.
Il racconto mi è piaciuto, questa considerazione in particolare.
Ci sono già molti commenti, sarei ripetitiva. Ri- conosco i testi di De Andrè.
Il racconto mi è piaciuto, questa considerazione in particolare.
Ci sono già molti commenti, sarei ripetitiva. Ri- conosco i testi di De Andrè.
...si sappia che dei desideri alcuni sono naturali, altri vani: e, dei naturali, necessari gli uni, solo naturali gli altri (Epicuro)