viewtopic.php?f=8&t=6313&p=75526#p75526
La mia memoria è sempre stata fumosa, ma di quella sera d’autunno ricordo nitidamente i tuoi occhi celesti.
Quello sguardo racchiudeva una vita di sbagli, una vita di incomprensioni, una vita d’amore per me. E quel sorriso — sì, quel sorriso — ti accompagnava in quelle ingiuste sofferenze.
Anima candida, sapevo che quel momento sarebbe arrivato. Ci avevo pensato tante volte, per troppi anni. E sapevo che ci sarei arrivato così: senza averci mai provato davvero. Senza averti mai accettata per come sei, con i tuoi limiti. Ero troppo orgoglioso. Non ho mai abbassato lo scudo, neanche quando eri ormai una flebile lucina, sempre più piccola, sempre più debole.
Dovevamo arrivare fino all’ultimo atto perché capissi che potevo fare di più. Molto di più.
Dovetti uscire da quella stanza d’ospedale per non mostrarti quanto la mia anima fosse devastata. Chiusi la porta e scoppiai a piangere, come da bambino, quando frignavo perché non mi compravi ciò che volevo.
Piegato su me stesso, realizzai che non ci sarebbero state più occasioni per fare ciò che avrei dovuto fare tanti anni prima: raccogliere il testimone e prendermi cura di te.
Eppure, quando rientrai per l’ultima volta in quella stanza, il tuo sguardo non cambiò. Eri sempre felice, sempre orgogliosa di avermi lì, accanto, nonostante tutto. E questo mi fece ancora più male.
Ci sono amori che trascendono la comprensione, figli di una natura antica e viscerale. Forti come il cordone che ci legava. Un cordone che non si è mai davvero spezzato.
Tu non sei stata all’altezza del tuo ruolo. E io resto un misero egoista pieno di sé.
Ora ho capito cosa mi hai insegnato.
Fai buon viaggio.
Re: L'occasione perduta
2Non so se lo considererei un racconto, ma è sicuramente un bell' epitaffio.
Re: L'occasione perduta
3Ciao @edotarg, ho letto due volte il tuo racconto e queste sono le mie impressioni.
La trama è minima: più che un racconto tradizionale sembra un monologo interiore. Non c’è una vera successione di eventi, se non la scena in ospedale e la presa di coscienza finale. Ne emerge un forte senso di rimpianto e un mancato incontro emotivo fra i due protagonisti (madre e figlio, come suggerisce il riferimento al "cordone").
Il linguaggio intimistico, da un lato l'ho trovato ridondante — penso ad esempio alle tre ripetizioni "una vita di... una vita di... una vita d'...)
Quindi che dire? Il testo, pur brevissimo, è molto intenso. Mi ha colpito, davvero. Tanto che ora mi viene voglia di passare un po’ più di tempo con mia mamma, così magari evito i sensi di colpa del tuo protagonista.
Alla prossima lettura!
La trama è minima: più che un racconto tradizionale sembra un monologo interiore. Non c’è una vera successione di eventi, se non la scena in ospedale e la presa di coscienza finale. Ne emerge un forte senso di rimpianto e un mancato incontro emotivo fra i due protagonisti (madre e figlio, come suggerisce il riferimento al "cordone").
edotarg wrote: Forti come il cordone che ci legava. Un cordone che non si è mai davvero spezzato.Lessico e grammatica funzionano. La punteggiatura — ma qui è solo un’impressione personale — mi è sembrata troppo curata: tante virgole e qualche trattino spezzano il ritmo più del necessario.
Il linguaggio intimistico, da un lato l'ho trovato ridondante — penso ad esempio alle tre ripetizioni "una vita di... una vita di... una vita d'...)
edotarg wrote: Quello sguardo racchiudeva una vita di sbagli, una vita di incomprensioni, una vita d’amore per me.ma dall'altro mi sembra che funzioni bene per veicolare la natura emotiva della scena.
Quindi che dire? Il testo, pur brevissimo, è molto intenso. Mi ha colpito, davvero. Tanto che ora mi viene voglia di passare un po’ più di tempo con mia mamma, così magari evito i sensi di colpa del tuo protagonista.
Alla prossima lettura!
Re: L'occasione perduta
4Ciao @edotarg il tuo è un monologo sincero, una confessione intimistica fatta più a te stesso. In poche righe descrivi una vita intera. Un pentimento tardivo, ma lucido. Bello il sorriso della madre che tutto perdona ed è felice anche della sola presenza del figlio. È davvero così.
Molto bello.
Complimenti
Molto bello.
Complimenti
Re: L'occasione perduta
5Bel racconto, toccante, tragico e reale.
Racchiude in poche righe una vita di sofferenza e amore, il legame ambivalente che ci lega ai nostri genitori.
Non siamo mai soddisfatti di come ci hanno cresciuto, non ci accontentiamo mai di quello che ci hanno dato, li diamo per scontati e quando ce ne rendiamo conto, purtroppo, è troppo tardi.
Ci sono molte emozioni in queste poche righe, riesci a trasmettere in modo molto chiaro un dolore universale, e a parlare allo stesso tempo a chi questo dolore lo ha già vissuto, e chi invece vive nella paura di quando arriverà.
Se posso aggiungere una riflessione personale: i genitori non sono mai perfetti, i figli nemmeno. Il compito dei genitori è crescere i figli nel meglio delle loro possibilità, ed è impossibile farlo in modo perfetto. Il compito dei figli è trovare la propria strada e vivere la propria vita, non prendersi cura dei genitori. E penso che la madre di questa storia lo sa bene, ed è per questo che continua a guardare suo figlio con amore e felicità, perché è felice che abbia vissuto la sua vita, che sia andato per la sua strada e sia tornato per dirle addio.
Forse un giorno quando il figlio capirà cosa gli stavano dicendo quegli occhi celesti, capirà che non deve avere rimpianti, e sarà il modo più bello per onorarli, quegli occhi.
Racchiude in poche righe una vita di sofferenza e amore, il legame ambivalente che ci lega ai nostri genitori.
Non siamo mai soddisfatti di come ci hanno cresciuto, non ci accontentiamo mai di quello che ci hanno dato, li diamo per scontati e quando ce ne rendiamo conto, purtroppo, è troppo tardi.
Ci sono molte emozioni in queste poche righe, riesci a trasmettere in modo molto chiaro un dolore universale, e a parlare allo stesso tempo a chi questo dolore lo ha già vissuto, e chi invece vive nella paura di quando arriverà.
Se posso aggiungere una riflessione personale: i genitori non sono mai perfetti, i figli nemmeno. Il compito dei genitori è crescere i figli nel meglio delle loro possibilità, ed è impossibile farlo in modo perfetto. Il compito dei figli è trovare la propria strada e vivere la propria vita, non prendersi cura dei genitori. E penso che la madre di questa storia lo sa bene, ed è per questo che continua a guardare suo figlio con amore e felicità, perché è felice che abbia vissuto la sua vita, che sia andato per la sua strada e sia tornato per dirle addio.
Forse un giorno quando il figlio capirà cosa gli stavano dicendo quegli occhi celesti, capirà che non deve avere rimpianti, e sarà il modo più bello per onorarli, quegli occhi.
Time doesn't hear if you ask it to wait