Stufa, stufa, stufa.
Sono stufa di dover rispondere sempre alle stesse domande di parenti, giornalisti e soci.
Come si fa a 90 anni ad essere ancora a capo della flotta più imponente d’Europa?
Signora non si sente stanca?
La Virginia nazionale mollerà mai le redini?
Studio il rossetto che si accumula fra le rughe delle mie labbra. Fa il paio con la cipria che si compatta nelle fessure che mi solcano il viso e mi rendo conto che devo scegliere chi prenderà il mio posto.
Escludo i figli che sono vecchi, certo hanno esperienza, ma non danno continuità.
Rimangono nipoti e pronipoti, tutti laureati, ma non vedo la determinazione e nemmeno la capacità di prendere decisioni difficili e portarsele dentro.
“Cesira!”
La mia badante accorre nel suo abito da sera tutto lustrini. Ha sempre amato vestirsi in maniera vistosa, del resto a spingere la sedia a rotelle della star si è sempre al centro dell’attenzione.
“Si, signora.”
“Sistemami un po’ il trucco che sembro una di quelle bambole dei film dell’orrore. Per sistemare, intendo levare. La truccatrice pensava a Dolly Parton probabilmente.”
Si da dá fare mentre riflessa nello specchio vedo l’immagine di questa vecchia canuta e stortolenta, nemmeno più riesco a star seduta dritta. A niente servono le ore e ore di fisioterapia.
“Certo, signora”
Il batuffolo di cotone imbevuto di struccante è un balsamo sulla pelle incartapecorita. Riprende da capo a truccarmi, tralascia la cipria, si concentra sugli occhi, un po’ di belletto sulle guance e finalmente solo un velo di burro cacao ad ammorbidire le labbra.
Dio, se sono vanitosa!
“Vammi a prendere le Louboutin!”
Sedia a rotelle si, ma non rinuncio certo ai tacchi a spillo che fanno risaltare le mie caviglie scheletriche, oltre al fatto che sono un’edizione speciale tutto oro e strass che a spuntare sotto la copertina nera fanno il loro figurone.
È ora di andare alla mia festa di compleanno. Ho deciso di festeggiare i novanta in maniera sfarzosa, me lo merito e non so se arrivo ai cento.
Cesira mi spinge per i corridoi della nave più bella della mia flotta. Sa che prima di arrivare al salone delle feste deve portarmi a poppa e lasciarmi sola. Mi piace stare lì anche se non riesco più a sporgermi a guardare le enormi eliche che rimestano il mare. Ma sento il rumore della schiuma che ricade in mare, il lieve odore del carburante, gli sbuffi delle onde che ci seguono. Mi faccio parcheggiare in angolo appartato, non illuminato per poter vedere anche le stelle.
Mi sorprende sentire dei passi. Sono Adele, mia pronipote e suo marito, un gran depravato. Sono belli a vederli da lontano, lei con un abito a sirena chiaro cosparso di brillantini e lui con uno smoking che gli sta a pennello. È proprio un bell’uomo, ma non so come faccia lei a non accorgersi delle orrende abitudini di suo marito, che oltretutto è un arrampicatore sociale di prima categoria. Non voglio disquisire sulle sue abitudini, che di questi tempi ognuno è libero di fare quello che vuole, ma qualche domanda sulle mogli precedenti se le sarebbe dovute fare la mia Adele, che sembrava la più promettente ad ambire alla successione. Eppure, si accompagna con questo perdigiorno che aveva già svuotato i conti delle due mogli precedenti e ora si dava da fare con lei. Ma la cosa peggiore, e stasera avrei dovuto certo informarla, non era la sua passione per i festini, il lusso e le droghe, bensì l’attenzione verso i minorenni maschi e femmine. Ho raccolto abbastanza prove per denunciarlo, e la volevo preparare al battage mediatico.
Mi ricorda tanto mio marito, da cui ho ereditato la società. Anche lui aveva questo vizio. Li invitava nelle scuderie con il pretesto dell’equitazione e uno per uno li seduceva. Lo faceva da solo e assieme a certi amici.
Erano gli anni Cinquanta. Molti di loro non parlavano degli abusi, altri invece tornavano con i genitori, che foraggiati con sostanziosi assegni se ne andavano in silenzio.
Tutti lo sapevano, tranne io, che ero la madre dei suoi tre figli.
Io, che non avevo capito che i miei genitori avevano benedetto il matrimonio con un uomo più vecchio di quasi quarant’anni a fronte di 35 milioni di lire.
Io, la poveretta a cui era sfuggito di essere il paravento dietro a cui nascondersi in società.
Adele e Riccardo, così si chiama il pervertito, sono appoggiati al parapetto. Si sono portati due bicchieri e brindano nella sera tiepida. Lei ha una bottiglia di champagne da cui continua riempire il bicchiere di lui. Intuisco poi degli strani movimenti e mi sembra gli offra delle pasticche, forse qualcosa per sopravvivere meglio alla serata in mio onore.
Vedo che il rollio della nave crea qualche difficoltà a Riccardo, che per rimanere in equilibrio si aggrappa bene. Il tacco di Adele si é incastrato nell’orlo dell’abito. Lei si china, si leva le scarpe e con un movimento fluido prende il marito per le caviglie e lo cappotta da bordo. Lui urla dalla sorpresa e rimane aggrappato con una mano al parapetto. La bottiglia di champagne cala più volte fino ad andare in frantumi. Quando ormai le rimane in mano solo il collo della bottiglia rotto, infierisce con quella. Deve aver mollato la presa, visto che poco dopo la getta in mare.
La osservo mentre si rimette le scarpe, si liscia l’abito e si sporge a controllare.
Ha fatto la stessa cosa che feci io più di sessant’anni fa e che mi trasformò nell’armatrice più importante d’Italia.
Rimane da verificare ancora una cosa.
“Signora?” Cesira è alle mie spalle pronta a spingermi nel salone.
“Ciao, Adele.” La saluto appena usciamo dall’angolo buio. “Cosa ci fai qui sola?”
“Mi godevo la serata, nonna. Tu sei pronta per dare il via ai festeggiamenti?”
Non un capello fuori posto, nemmeno un attimo di esitazione.
“E tuo marito?”
“Dovrebbe già essere nel salone ad aspettarmi. Vengo con te, nonna.”
Ci sono 450 invitati che mi applaudono e festeggiano. Mi faccio portare sul palco e abbagliata dai lampadari di cristallo faccio il mio tremolante discorso di benvenuto e ringraziamenti, tenendo d’occhio Adele.
Appena termino, la cena ha inizio e i camerieri servono le entrée.
Adele si avvicina :“Nonna, non trovo mio marito. Il cellulare suona a vuoto. Credo di dover chiedere aiuto al capitano per fare una ricerca, non vorrei si fosse sentito male da qualche parte.”
“Certo Adele, informalo subito.”
Brava ragazza. La perquisizione della nave durerà almeno un’ora e saremo lontanissimi dagli avanzi frullati di Riccardo, qualsiasi ricerca in mare sarà infruttuosa e io penso proprio di aver trovato chi prenderà il mio posto in azienda: una donna dal sangue freddo capace di prendere decisioni difficili.
Un altro disperso nelle acque internazionali, di cui ci ricorderemo con amore e devozione.
Re: [Lab 19] Virginia
2Posto che mi piace sempre quando qualcuno muore nei miei racconti, in questo in particolare mi piaceva l'idea di questa complicitá clandestina fra generazioni.
Adele non saprá mai di essere stata vista, cosí come non sa che la bisnonna fece la stessa scelta per liberarsi del marito ricco e pedofilo.
Ci sono situazioni (tutto il caso Epstein probabilmente mi ha influenzato) dove non é possibile trovare una soluzione, dove non esiste una punzione sufficiente, dove non c'é risarcimento possibile al danno subito; sono quelle situazioni estreme che portano una persona normale a prendere delle decisioni anomale che in linea di massima non sono condivisibili, ma che danno un certo sollievo a tutti.
L'importante é non esserne testimoni e nemmeno vantarsene.
Adele non saprá mai di essere stata vista, cosí come non sa che la bisnonna fece la stessa scelta per liberarsi del marito ricco e pedofilo.
Ci sono situazioni (tutto il caso Epstein probabilmente mi ha influenzato) dove non é possibile trovare una soluzione, dove non esiste una punzione sufficiente, dove non c'é risarcimento possibile al danno subito; sono quelle situazioni estreme che portano una persona normale a prendere delle decisioni anomale che in linea di massima non sono condivisibili, ma che danno un certo sollievo a tutti.
L'importante é non esserne testimoni e nemmeno vantarsene.
Re: [Lab 19] Virginia
3Carissima @Almissima
Anche tu hai (giustamente) costruito il racconto partendo dal finale. Il lavoro è ben riuscito, si nota la tecnica con cui hai imbastito il discorso. La descrizione della novantenne scaltra a cui nulla sfugge è credibile, mi è piaciuta. Il racconto è condito da quei piccoli dettagli
Anche tu hai (giustamente) costruito il racconto partendo dal finale. Il lavoro è ben riuscito, si nota la tecnica con cui hai imbastito il discorso. La descrizione della novantenne scaltra a cui nulla sfugge è credibile, mi è piaciuta. Il racconto è condito da quei piccoli dettagli
Almissima wrote: Studio il rossetto che si accumula fra le rughe delle mie labbrache contraddistinguono la tua scrittura e di cui io sono affascinato. Sin da subito è evidente il richiamo al caso Epstein e un po' di riferimento all'attualità per me non guasta mai, complimenti. Altro pro è la fluidità di scrittura che ti fa scorrere liscio fino alla fine, e questo per me è una peculiarità fondamentale che nei tuoi racconti non manca mai. C'erano un paio di virgole mancanti e un "dà-da" invertiti, ma queste cosucce per me non depauperano un bel racconto. Vorrei trovare qualcosa di negativo da dirti, ma non ci riesco. Sempre in gambissima, Almissima.
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Re: [Lab 19] Virginia
4Almissima wrote: Sun Feb 08, 2026 6:39 pmaltri invece tornavano con i genitori, che virgola foraggiati con sostanziosi assegni virgola se ne andavano in silenzio.inciso
Almissima wrote: Sun Feb 08, 2026 6:39 pmLui deve Deve aver mollato la presa, visto che poco dopo la getta in mare.
Almissima wrote: Sun Feb 08, 2026 6:39 pmMi faccio portare sul palco e virgola abbagliata dai lampadari di cristallo virgola faccio il mio tremolante discorso di benvenuto e ringraziamenti, tenendo d’occhio Adele.inciso
Almissima wrote: Sun Feb 08, 2026 6:39 pmBrava ragazza. La perquisizione della nave durerà almeno un’ora e saremo lontanissimi dagli avanzi frullati di Riccardo, qualsiasi ricerca in mare sarà infruttuosa e io penso proprio di aver trovato chi prenderà il mio posto in azienda: una donna dal sangue freddo capace di prendere decisioni difficili.Dopo "Riccardo" ti consiglio il punto e virgola, per una pausa più lunga.
Almissima wrote: Sun Feb 08, 2026 6:39 pmUn altro disperso nelle acque internazionali, di cui ci ricorderemo con amore e devozione.Un bel finale chiuso, sì, con le onde che si chiudono su un pervertito in meno sulla Terra.
Brava come sempre, @Almissima
Re: [Lab 19] Virginia
6Ciao @Almissima mi è piaciuta molto la luce cruda e piena di disincanto che illumina l'intero racconto. Si parte con la novantenne donna in carriera che desolata non vede nella sua progenie nulla di buono, tema di stretta attualità dopo l'ultima figura di palta fatta in tv da uno dei rampolli della casta industriale nostrana, e poi fotografa vizi e vizietti proprio di quella classe industriale cui lei stessa fu venduta dalla propria famiglia. In tempi di Eptein's files direi che è tanta roba e una bella scelta narrativa.
La scrittura è come piace a me, secca e spietata quando necessario. Il finale è effettivamente a sorpresa, uno magari si aspetterebbe la nonna che fa la paternale alla nipote sullo squallore dei maschi e invece si trova davanti ad un altro vizietto di famiglia, quello di far sparire quelle palle al piede chiamate mariti per poter tener saldo il timone della famiglia e degli affari.
Un buon lavoro.
A rileggerci.
L.
La scrittura è come piace a me, secca e spietata quando necessario. Il finale è effettivamente a sorpresa, uno magari si aspetterebbe la nonna che fa la paternale alla nipote sullo squallore dei maschi e invece si trova davanti ad un altro vizietto di famiglia, quello di far sparire quelle palle al piede chiamate mariti per poter tener saldo il timone della famiglia e degli affari.
Un buon lavoro.
A rileggerci.
L.
"Scrivo per autodifesa"
Re: [Lab 19] Virginia
7Bel racconto e bella scrittura @Almissima
Il finale ci sta benissimo e direi che ne usciamo tutti soddisfatti! Protagonista compresa
Il finale ci sta benissimo e direi che ne usciamo tutti soddisfatti! Protagonista compresa
Re: [Lab 19] Virginia
8@Almissima
Bel racconto.
solo due appunti. Punto uno: rileggilo, mi sa che andrebbero un po' riviste le interpunzioni per farlo scorrere meglio in lettura.
Punto due: il climax è una fucilata ed è molto bello. Rileggendo il tuo racconto la seconda volta mi sono accorto però di una cosa:
A rileggersi!
Bel racconto.
solo due appunti. Punto uno: rileggilo, mi sa che andrebbero un po' riviste le interpunzioni per farlo scorrere meglio in lettura.
Punto due: il climax è una fucilata ed è molto bello. Rileggendo il tuo racconto la seconda volta mi sono accorto però di una cosa:
wrote:Ha fatto la stessa cosa che feci io più di sessant’anni fa e che mi trasformò nell’armatrice più importante d’Italia.C'è una ripetizione. Io mi sono messo un po' nei tuoi panni e ho cercato di pensare come si potrebbe scrivere la stessa frase senza la ripetizione, ma io personalmente mi troverei inguaiato. Poi mi è venuta un'idea, d'istinto: la prima frase starebbe benissimo nel finale. Terrebbe alta la suspence sul fatto che Virginia non dice niente ed asseconda la nipote e la soluzione arriverebbe alla fine, facendo capire tutto quanto. Ovvio che non devi volermene, scrivo a istinto io.
Rimane da verificare ancora una cosa.
A rileggersi!
When people talk, listen completely. Most people never listen. - E. Hemingway
Re: [Lab 19] Virginia
9Il racconto richiama ovviamente la cronaca recente, ma la versione gialla e la scelta delle due protagoniste -specie la matriarca- lo rendono divertente nel suo cinismo brutale.
La scittura è vivace e appropriata, ma -immagino per la fretta- mostra qualche peccca, credo segnalata.
La punteggiatura crea degli impacci, ci sono un po' di ripetizioni, il costrutto di alcune frasi andava forse rivisto.
Per es. trovo eccessivi i tre "Stufa" iniziali; l'aggancio tra il trucco e la scelta del successore suona stonato.
(Studio il rossetto che si accumula fra le rughe delle mie labbra fa il paio con la cipria che si compatta nelle fessure che mi solcano il viso. Mi rendo conto che devo scegliere chi prenderà il mio posto.)
In " Eppure, si accompagna con questo perdigiorno che aveva già svuotato i conti delle due mogli precedenti e ora si dava da fare con lei". occorre il presente.
Nella frase segnalata da Strikerion c'è un anche la ripetizione ha fatto, feci.
Occorrebbe, penso, almeno un aggettivo a commento della scena :
Incredibile, perfetto (come ti pare)! Proprio così, sessanta anni fa, sono diventata ecc.
E tieni la frase successiva.
Buono il finale e giudizio complessivo di gradimento!
Mi sono un po' dilungata anche perché finora non ho scritto commenti "approfonditi", come richiesto!
La scittura è vivace e appropriata, ma -immagino per la fretta- mostra qualche peccca, credo segnalata.
La punteggiatura crea degli impacci, ci sono un po' di ripetizioni, il costrutto di alcune frasi andava forse rivisto.
Per es. trovo eccessivi i tre "Stufa" iniziali; l'aggancio tra il trucco e la scelta del successore suona stonato.
(Studio il rossetto che si accumula fra le rughe delle mie labbra fa il paio con la cipria che si compatta nelle fessure che mi solcano il viso. Mi rendo conto che devo scegliere chi prenderà il mio posto.)
In " Eppure, si accompagna con questo perdigiorno che aveva già svuotato i conti delle due mogli precedenti e ora si dava da fare con lei". occorre il presente.
Nella frase segnalata da Strikerion c'è un anche la ripetizione ha fatto, feci.
Occorrebbe, penso, almeno un aggettivo a commento della scena :
Incredibile, perfetto (come ti pare)! Proprio così, sessanta anni fa, sono diventata ecc.
E tieni la frase successiva.
Buono il finale e giudizio complessivo di gradimento!
Mi sono un po' dilungata anche perché finora non ho scritto commenti "approfonditi", come richiesto!
...si sappia che dei desideri alcuni sono naturali, altri vani: e, dei naturali, necessari gli uni, solo naturali gli altri (Epicuro)