La minuscola Peugeot verde si inerpicava sulla statale tutta tornanti e buche, nello sfiancante tentativo di raggiungere l’ultima frazione di quella lunga giornata. Una prova che superava ogni giorno, da vent’anni. Gino Paoli cantava dall’autoradio “Senza fine, tu sei un attimo senza fine, non hai ieri non hai domani, tutto è ormai nelle tue mani, mani grandi, mani senza fine" e suor Teresa, alla guida, annuiva come fosse l’assioma della sua vita consacrata.
Ogni giorno percorreva quella strada, senza interruzione di stagione o calamità. Un peregrinaggio quotidiano da una frazione all'altra, da una casetta all'altra della sua piccola parrocchia sulle pendici della Sila. La Calabria non era la sua terra, ma l'aveva adottata. Sembrava ancora giovane, ma era a quel punto della vita in cui ormai, se ti guardi indietro, il tuo paese d'origine ti appare un altro mondo.
Arrivò da Concetta a un'ora dal tramonto. L'anziana donna l'aspettava come sempre sull'uscio, sapendo che sarebbe venuta. Si scambiavano gentilezze, dicevano una preghiera assieme, si aggiornavano sulle novità del paese. E la giornata di Concetta cambiava, prendeva peso.
Negli ultimi tre giorni la signora aveva un ospite, la nipote ventenne, che nel resto dell'anno viveva su al nord con padre e madre. Alcuni giorni col padre, altri con la madre.
"Resta qui con noi Nuzza" l'aveva invitata Suor Teresa "Non ci scambiamo certo segreti, io e tua nonna", ma la ragazza aveva declinato scuotendo il capo, mettendosi in disparte con le cuffie alle orecchie.
"Il caffè è pronto, Suò" puntualizzò Concetta, come se fosse la cosa più importante del mondo, il gesto d'accoglienza assoluto. Lo versò nelle tazze di porcellana e affiancò dolcetti al sesamo, per gradire. "Allora, che c'è di nuovo in basso?" chiese, riferendosi come al solito al centro del paese, che in linea retta era a breve distanza, ma quasi tutta in altitudine.
Suor Teresa si prese un istante per trovare le parole giuste "Suor Maria ieri ha lasciato il convento per andare a servire in una comunità agricola emiliana. Era l'ultima consorella, non c'è più niente per me laggiù, penso che me ne andrò presto anch'io". Fu un duro colpo, lo lesse nello sguardo dell'anziana, che divenne all'istante affaticato.
"Senza la tua guida spirituale, il nostro piccolo paese si spegnerà" le disse Concetta, con una lucidità che non si aspettava. Il dolore per quel potenziale allontanamento, le aveva permesso di uscire per un attimo dalla nebbia della senilità. "Hai tenuto a battesimo mia figlia e buona parte delle sue amiche, hai delle responsabilità" la riproverò. Qualcosa aveva richiamato anche l'attenzione di Nuzza, che si tolse le cuffie, ma restò muta.
Suor Teresa provò ad addolcire la pillola "Abbiamo ancora molto tempo da trascorrere assieme. Ma non mi va di vivere tutta sola in quella grande casa fatiscente", ma non sortì l'effetto atteso. Anzi, Concetta si accese in volto "Fatiscente, in decadimento, come tutti i tuoi parrocchiani! Lo sai, Suor Teresa, il mio tempo su questa terra è ben diverso dal tuo". Suor Loredana si allarmò e Nuzza venne verso di loro, temendo che la nonna avesse un malore. Poi tutto passò. Concetta si calmò, senza motivo, come se i pensieri pesanti fossero stati soffiati lontano.
Quella sera Suor Teresa restò più a lungo del solito. Chiacchierarono di cose futili e di cose utili, come sempre. Sciolse la lunga treccia sale e pepe di Concetta, in preparazione alla notte. Quando si sentì meno in colpa per averla turbata, si accorse che un tramonto violaceo salutava il paese dal mare.
"Nuzza, te la senti di guidare la mia auto? Non vedo molto bene al buio e non mi fido dei tornanti, anche se li conosco a memoria" propose. Imprevedibilmente la nipote confermò "Certo. Vado e torno, nonna. Non stare in pensiero". Concetta si dimostrò permissiva "Visto che si sente sola, puoi dormire da Suò e darle una mano con il giro di domani".
La Peugeot scivolava lungo le strettoie del borgo, con autonomo senso dell'orientamento, nonostante al volante ci fosse una ragazzina di fuori. Lungo tutto il tragitto, Suor Teresa non parlò, le sembrò il modo migliore per mettere Nuzza a suo agio. "A che ora è la fine del Mondo? Che rete è? Che ora è?" gracchiava il mangiacassette, quando arrivarono in piazza.
"Accidenti, sono le otto e mi stavo scordando di Sandru". Ci andarono a piedi. Lui aspettava Suor Teresa, come tutti gli altri, con la moka già sul fornello a gas. Lei gli donò della marmellata artigianale e del conforto morale, per la gamba di legno che doleva come una vera. Poi gli riscaldò l'acqua per della tinozza, per il bagno.
"A lui non l'hai detto, che te ne vuoi andare" sottolineò Nuzza, sul cancello di casa. "Con tua nonna è diverso, ci conosciamo da quando sono arrivata in questo paese" "E' da molto?" "Abbastanza" "Ti mancherà?" "Tantissimo" "A me sta stretto dopo tre giorni" e finalmente entrambe si lasciarono andare in un risolino d'intesa. Suor Teresa estrasse la lunga chiave arrugginita e con gran clangore entrarono nello spoglio edificio adibito a convento. Era stato una scuola, un filatoio e infine un dormitorio per religiose. Per tutto il secolo scorso, soltanto l'esistenza di quella comunità aveva indotto qualcuno a trasferirsi in quella magnifica terra depressa.
"Suor Teresa, ti devo chiedere una cosa. Ho trovato questa a casa della nonna" e gli porse una vecchia fotografia incorniciata, degli anni settanta, se non precedente. Vi si riconosceva Concetta, allora una giovane madre. Al suo fianco, nella foto, intenta a impastare del pane, c'era una suora, all'incirca sua coetanea. "Non riesco a capire come sia possibile: sei tu quella con la nonna".
Suor Teresa squadrò la fotografia intensamente "Qualcuno che mi assomiglia, io non so impastare" negò con naturalezza, restituendo il ricordo a Nuzza. "Con tutto il rispetto, non mi prendere in giro. So' riconoscere le persone, soprattutto se non sono per nulla cambiate. Sei ancora la stessa della foto" si ribellò la ragazza.
La suora la fissò negli occhi e replicò in tono militaresco "Con tutto il rispetto, forse non ero neppure nata allora". Poi le voltò le spalle, raggiunse l'armadio, ne estrasse biancheria pulita per il letto e le indicò la stanza in fondo al corridoio "E' l'unica a cui arriva ancora l'acqua calda. Domattina sveglia alle sei, il giro di assistenza domiciliare parte alle sette".
Nuzza si rigirò nel letto rigido, ma non era quello il problema. Si alzò per raggiungere il bagno e sentì dei rumori oltre la finestra. Al di là, c'era una colata di catrame, che faceva da tetto del piano di sotto. E su quella superficie piatta, come fosse in spiaggia, stava sdraiata Suor Teresa. Aprì le ante della finestra e si accorse che ascoltava una radiolina, rigirava una moneta sulle dita come un prestigiatore e guardava le stelle.
Nuzza scavalcò e mise i piedi nudi sul catrame "Posso?". Suor Teresa le fece segno di avvicinarsi e sdraiarsi. "L'hai mai visto un cielo così in Pianura Padana?" "Direi di no" ammise subito, stesa a pochi centimetri dalla suora. Potevano sussurrare e sentirsi, nonostante il sottofondo della radiolina.
"Anch'io quaggiù ho visto cose che altrove non esistevano" ammise Suor Teresa "Cose che accadevano a chi dal nord si trasferiva qui. Praticamente soltanto consorelle".
Nuzza non rispose. Ma sotto il silenzio covava il tizzone ardente di una domanda scomoda. Si fece avanti "Nonna ha detto che hai tenuto a battesimo mia madre. Ma mia madre è più vecchia di te di almeno quindici anni. Non capisco" "I vecchi come tua nonna si confondono, incrociano i ricordi, li ricostruiscono se li aggrada, ma per loro sono reali" la interruppe Suor Teresa.
"Non ha senso, ma questo confermerebbe che quella della fotografia..." "Pensavo che voi nativi digitali foste allergici alla carta fotografica" la interruppe, con sarcasmo.
"Credi davvero che una suora immortale se ne stia confinata in questo paese per sempre?” "Lo hai detto tu, i vecchi come mia nonna non hanno il senso del presente e del passato. In questo paese ci sono solo loro, quale luogo migliore per passare inosservata?".
"D'accordo, solo per gioco, basiamoci su quest’ipotesi assurda. Perchè?"
"Forse ti mangi il loro cervello prima di portarli al cimitero, ti allunga la vita".
"Bella questa. Oppure mi approprio delle loro eredità, per vivere la mia lunga vita in un lusso sfrenato" disse, guardando con ironica soddisfazione lo sfarzo di quel tetto catramato.
Risate diffidenti, reciproche.
"L'ombelico del mondo, dove non si sa dove si va a finire, e risalendo dentro sé stessi alla sorgente del respirare" cantava qualcuno dalla radio disturbata. Come il gallo che canta tre volte, pensò Suor Teresa. Era il momento.
"Io non sono quello che tu credi io sia" e si fece più seria, "Però quel che succede qui, resta qui, non viene con me".
Non poteva andare oltre. Non poteva rivelare a quella ragazzina ciò che per decenni era stato il segreto della loro comunità, che era stato imposto come tale dalla Santa Sede. Non poteva dirle che i papi avevano ritenuto troppo pericoloso rivelarlo al mondo. Alcuni di loro, pensavano potesse annientare l'umanità.
"Buona notte, a domani, puntuale" tagliò corto, levandosi dal tetto e andando verso il letto.
Erano le cinque, Nuzza dormiva nella stanza più lontana della casa. Suor Teresa le aveva lasciato un biglietto: una sola frase, ma che le avrebbe dato l'opportunità di riprendere da dove lei stava lasciando. Non aveva nessun problema a guidare nel buio, era stata solo una scusa, per portarla con sè.
Scese le scale di soppiatto, con una sola valigia, il necessario per ricominciare altrove, senza il dono. La serratura della Peugeot scattò con un clang fragoroso nel silenzio della notte paesana. Si mise al volante e avviò il motore.
"E il nostro giro dei vecchietti?" disse una voce dal sedile posteriore. Quasi le venne un colpo, "Nuzza! Che ti salta in mente? Volevo..."
"Ti sei già compromessa, Suo'. Ti dichiaro in stato di fermo per tentata divulgazione di segreto di stato"
Re: [Lab 19] Silantropia
2Ecco subito il mio commento riguardo allo sperimentare col finale.
Molto interessante il dover pensare una storia, concentrandosi sul finale, visto che di solito non procedo così, anche se mai lo trascuro. Infatti il finale ad effetto è uno dei miei tocchi d'autore preferiti, quando leggo e quando scrivo. Non vi rinuncerei mai volentieri.
Per la storia Silana non volevo un finale aperto, ma un finale che riaprisse, che cambiasse il punto di vista con cui il lettore aveva letto la storia sino a quel momento.
Molto interessante il dover pensare una storia, concentrandosi sul finale, visto che di solito non procedo così, anche se mai lo trascuro. Infatti il finale ad effetto è uno dei miei tocchi d'autore preferiti, quando leggo e quando scrivo. Non vi rinuncerei mai volentieri.
Per la storia Silana non volevo un finale aperto, ma un finale che riaprisse, che cambiasse il punto di vista con cui il lettore aveva letto la storia sino a quel momento.
Non so se ci sono riuscito, ma volevo dar l'impressione che fosse sempre Suor Teresa a tenere tutto sotto controllo, ad essere l'unica depositaria del suo segreto.
E' forse così anche nella vita di tutti i giorni, pensiamo di avere la verità in tasca riguardo ad un argomento, fino a quando qualcuno ci da lo spunto giusto.
Ho preferito non rivelare sino in fondo le modalità con cui Suor Teresa e alcune religiose acquisiscono il loro dono (lo si può inturire anche senza l'ultimo indizio, scritto sul biglietto lasciato a Nuzza e nella mia testa), proprio per dare al lettore la riapertura di postume elucubrazioni.
Ho preferito non rivelare sino in fondo le modalità con cui Suor Teresa e alcune religiose acquisiscono il loro dono (lo si può inturire anche senza l'ultimo indizio, scritto sul biglietto lasciato a Nuzza e nella mia testa), proprio per dare al lettore la riapertura di postume elucubrazioni.
Complimenti a tutti quelli che vi ci stanno cimentando, ho letto parecchi pezzi (e finali) interessanti. Appena posso, vi darò un commento.
Re: [Lab 19] Silantropia
3Artemis wrote: Il dolore per quel potenziale allontanamento, le aveva permesso di uscire per un attimo dalla nebbia della senilità.Quella virgola separa il soggetto dall'azione, la toglierei.
Artemis wrote: Suor Loredana si allarmò e Nuzza venne verso di loro, temendo che la nonna avesse un maloreDa dove esce questa Suor Loredana, visto che c'era solo sr Teresa sinora?
Artemis wrote: Ho trovato questa a casa della nonna" e gli porsele porse
Artemis wrote: i si riconosceva Concetta, allora una giovane madre. Al suo fianco, nella foto, intenta a impastare del pane, c'era una suora, all'incirca sua coetanea. "Non riesco a capire come sia possibile: sei tu quella con la nonna".Giovane madre perché ha un bambino accanto?
Artemis wrote: So' riconoscere le persone, soprattuSo senza accento
Artemis wrote: La suora la fissò negli occhi e replicò in tono militaresco "Con tutto il rispetto, forse non ero neppure nata allora". Poi le voltò le spalle, raggiunse l'armadio, ne estrasse biancheria pulita per il letto e le indicò la stanza in fondo al corridoio "E' l'unica a cui arriva ancora l'acqua calda. Domattina sveglia alle sei, il giro di assistenza domiciliare parte alle sette".Interessante svolta della storia...
Artemis wrote: pensò Suor Teresa. Era il momento.Risposta sibillina...
"Io non sono quello che tu credi io sia" e si fece più seria, "Però quel che succede qui, resta qui, non viene con me".
Artemis wrote: Non poteva andare oltre. Non poteva rivelare a quella ragazzina ciò che per decenni era stato il segreto della loro comunità, che era stato imposto come tale dalla Santa Sede. Non poteva dirle che i papi avevano ritenuto troppo pericoloso rivelarlo al mondo. Alcuni di loro, pensavano potesse annientare l'umanità.Addirittura!
Artemis wrote: Erano le cinque, Nuzza dormiva nella stanza più lontana della casa. Suor Teresa le aveva lasciato un biglietto: una sola frase, ma che le avrebbe dato l'opportunità di riprendere da dove lei stava lasciando. Non aveva nessun problema a guidare nel buio, era stata solo una scusa, per portarla con sè.Suor Teresa ha il dono dell'immortalità, che perde volutamente allontanandosi dal suo convento?
Scese le scale di soppiatto, con una sola valigia, il necessario per ricominciare altrove, senza il dono. La serratura della Peugeot scattò con un clang fragoroso nel silenzio della notte paesana. Si mise al volante e avviò il motore.
"E il nostro giro dei vecchietti?" disse una voce dal sedile posteriore. Quasi le venne un colpo, "Nuzza! Che ti salta in mente? Volevo..."
"Ti sei già compromessa, Suo'. Ti dichiaro in stato di fermo per tentata divulgazione di segreto di stato"
La giovane Nuzza sa del suo "dono" e cercherà di fermarla? O la sostituirà?
Un finale aperto di un racconto fantasy? Non me lo aspettavo proprio.
Ben scritto. Piaciuto!
Bravo @Artemis
Re: [Lab 19] Silantropia
4Ciao @Artemis
Hai sempre un'idea molto buona, persino impegnativa da svolgere..
La minuscola Peugeot verde si inerpicava sulla statale tutta tornanti e buche, nello sfiancante tentativo di raggiungere l’ultima frazione di quella lunga giornata. Una prova che superava ogni giorno, da vent’anni. Gino Paoli cantava dall’autoradio “Senza fine, tu sei un attimo senza fine, non hai ieri non hai domani, tutto è ormai nelle tue mani, mani grandi, mani senza fine" e suor Teresa, alla guida, annuiva come fosse l’assioma della sua vita consacrata.
Ogni giorno percorreva quella strada, senza interruzione di stagione o calamità. Un peregrinaggio quotidiano da una frazione all'altra, da una casetta all'altra della sua piccola parrocchia sulle pendici della Sila. La Calabria non era la sua terra, ma l'aveva adottata. Sembrava ancora giovane, ma era a quel punto della vita in cui ormai, se ti guardi indietro, il tuo paese d'origine ti appare un altro mondo.
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In neretto quello che eliminerei. O meglio ancora, darei una organizzata a tutto il pezzo.
Arrivò da Concetta a un'ora dal tramonto. L'anziana donna l'aspettava come sempre sull'uscio, sapendo che sarebbe venuta. Si scambiavano gentilezze, dicevano una preghiera assieme, si aggiornavano sulle novità del paese. E la giornata di Concetta cambiava, prendeva peso.
Negli ultimi tre giorni la signora aveva un ospite, la nipote ventenne, che nel resto dell'anno viveva su al nord con padre e madre. Alcuni giorni col padre, altri con la madre.
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Vuoi dire che i genitori sono separati? E poi, perché dici "nel resto dell'anno" senza dirci cosa farebbe, o dove vivrebbe, in che modo e per fare ché nel restante tempo? A meno che viva dalla nonna e vada dai genitori poi. ma questo punto, Nuzza non può essere un ospite, ma una figura assidua in quella casa..
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"Senza la tua guida spirituale, il nostro piccolo paese si spegnerà" le disse Concetta,
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La trovo non consona.. la cambierei con altro, qualcosa di più quotidiano, tipo, senza le tue visite, o senza il tuo conforto.. Guida spirituale è un gergo che non vedo in quel contesto di campagna, tra gente umile...
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Suor Loredana si allarmò e Nuzza venne verso di loro, temendo che la nonna avesse un malore. Poi tutto passò. Concetta si calmò, senza motivo, come se i pensieri pesanti fossero stati soffiati lontano.
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Ti segnalo qualcosa da sistemare..
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"Nuzza, te la senti di guidare la mia auto? Non vedo molto bene al buio e non mi fido dei tornanti, anche se li conosco a memoria" propose. Imprevedibilmente la nipote confermò "Certo. Vado e torno, nonna. Non stare in pensiero". Concetta si dimostrò permissiva "Visto che si sente sola, puoi dormire da Suò e darle una mano con il giro di domani".
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Forse meglio "inspiegabilmente". Ma aggiungerei che Nuzza, avendo dato poca importanza alla presenza di Suor Teresa, acconsenta di accompagnarla senza almeno storcere il naso, sembra strano, o brontolare di non avere nessuna intenzione di passare la notte al convento.. Tutto alquanto strano. Ma conoscendo il finale a sorpresa, si capisce il perché. Però, dal punto di vista prettamente rilegato alla trama, questo è un buco...un vuoto che andrebbe reso colmato nella narrazione..
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Suor Teresa estrasse la lunga chiave arrugginita e con gran clangore entrarono nello spoglio edificio adibito a convento. Era stato una scuola, un filatoio e infine un dormitorio per religiose. Per tutto il secolo scorso, soltanto l'esistenza di quella comunità aveva indotto qualcuno a trasferirsi in quella magnifica terra depressa.
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Queste informazioni arrivano tardive; sarebbe meglio descrivere dove abita suor Teresa già nella parte iniziale, quella dedicata alla sua figura e al suo quotidiano.
"Suor Teresa, ti devo chiedere una cosa. Ho trovato questa a casa della nonna" e gli porse una vecchia fotografia incorniciata, degli anni settanta, se non precedente. Vi si riconosceva Concetta, allora una giovane madre. Al suo fianco, nella foto, intenta a impastare del pane, c'era una suora, all'incirca sua coetanea. "Non riesco a capire come sia possibile: sei tu quella con la nonna".
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Punto di svolta!
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Suor Teresa squadrò la fotografia intensamente "Qualcuno che mi assomiglia, io non so impastare" negò con naturalezza, restituendo il ricordo a Nuzza. "Con tutto il rispetto, non mi prendere in giro. So' riconoscere le persone, soprattutto se non sono per nulla cambiate. Sei ancora la stessa della foto" si ribellò la ragazza.
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Altro punto di svolta. Lei, negando, allarga il mistero del perché Nuzza le abbia mostrato la foto. A questo punto, cosa ci cela dietro la foto?
Nuzza si rigirò nel letto rigido, ma non era quello il problema.
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Qui cerchi di attirare l'attenzione su qualcosa di misterioso che è a conoscenza di Nuzza. Sinceramente, vedo il personaggio di Nuzza poco incisivo, per dedicargli il compito di districare il mistero. Certo, conoscendo il finale, capisco come veicoli la risoluzione, ma come sopra detto, è una questione di organizzazione dei tempi e di lavoro sui personaggi. Nuzza è troppo giovane, presa dalla sua età. Ora è lì al convento, non doveva neanche esserci, e ora ha il bandolo della matassa? Ripeto, dovevi renderla più credibile, prima di farla intervenire come protagonista: sempre a mio parere, sia inteso..
Nuzza non rispose. Ma sotto il silenzio covava il tizzone ardente di una domanda scomoda. Si fece avanti "Nonna ha detto che hai tenuto a battesimo mia madre. Ma mia madre è più vecchia di te di almeno quindici anni.
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Ecco il fulcro dei dubbi di Nuzza svelati al lettore..
"Credi davvero che una suora immortale se ne stia confinata in questo paese per sempre?” "Lo hai detto tu, i vecchi come mia nonna non hanno il senso del presente e del passato. In questo paese ci sono solo loro, quale luogo migliore per passare inosservata?".
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Nuzza si lancia all'attacco. Ma il suo argomentare è fragile e pare aprire al possibile finale
"Forse ti mangi il loro cervello prima di portarli al cimitero, ti allunga la vita".
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Questa allusione di Nuzza appare forte; invia al possibile scenario horror..
"Io non sono quello che tu credi io sia" e si fece più seria, "Però quel che succede qui, resta qui, non viene con me".
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Rivelazione che non si coglie, rimanendo sospesa per l'aria e che non aiuta..
Non poteva andare oltre. Non poteva rivelare a quella ragazzina ciò che per decenni era stato il segreto della loro comunità, che era stato imposto come tale dalla Santa Sede. Non poteva dirle che i papi avevano ritenuto troppo pericoloso rivelarlo al mondo. Alcuni di loro, pensavano potesse annientare l'umanità.
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Mannaggia! @Artemis Questa spiegazione uccide il finale.. Lo dovevi far trasparire attraverso il finale stesso..
era stata solo una scusa, per portarla con sè.
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Sì! Va bene. Ma non si capisce quale sia il perché.. Sopra hai rivelato il succo della trama, ma tante cose rimangono non spiegate

Hai sempre un'idea molto buona, persino impegnativa da svolgere..
La minuscola Peugeot verde si inerpicava sulla statale tutta tornanti e buche, nello sfiancante tentativo di raggiungere l’ultima frazione di quella lunga giornata. Una prova che superava ogni giorno, da vent’anni. Gino Paoli cantava dall’autoradio “Senza fine, tu sei un attimo senza fine, non hai ieri non hai domani, tutto è ormai nelle tue mani, mani grandi, mani senza fine" e suor Teresa, alla guida, annuiva come fosse l’assioma della sua vita consacrata.
Ogni giorno percorreva quella strada, senza interruzione di stagione o calamità. Un peregrinaggio quotidiano da una frazione all'altra, da una casetta all'altra della sua piccola parrocchia sulle pendici della Sila. La Calabria non era la sua terra, ma l'aveva adottata. Sembrava ancora giovane, ma era a quel punto della vita in cui ormai, se ti guardi indietro, il tuo paese d'origine ti appare un altro mondo.
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In neretto quello che eliminerei. O meglio ancora, darei una organizzata a tutto il pezzo.
Arrivò da Concetta a un'ora dal tramonto. L'anziana donna l'aspettava come sempre sull'uscio, sapendo che sarebbe venuta. Si scambiavano gentilezze, dicevano una preghiera assieme, si aggiornavano sulle novità del paese. E la giornata di Concetta cambiava, prendeva peso.
Negli ultimi tre giorni la signora aveva un ospite, la nipote ventenne, che nel resto dell'anno viveva su al nord con padre e madre. Alcuni giorni col padre, altri con la madre.
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Vuoi dire che i genitori sono separati? E poi, perché dici "nel resto dell'anno" senza dirci cosa farebbe, o dove vivrebbe, in che modo e per fare ché nel restante tempo? A meno che viva dalla nonna e vada dai genitori poi. ma questo punto, Nuzza non può essere un ospite, ma una figura assidua in quella casa..
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"Senza la tua guida spirituale, il nostro piccolo paese si spegnerà" le disse Concetta,
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La trovo non consona.. la cambierei con altro, qualcosa di più quotidiano, tipo, senza le tue visite, o senza il tuo conforto.. Guida spirituale è un gergo che non vedo in quel contesto di campagna, tra gente umile...
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Suor Loredana si allarmò e Nuzza venne verso di loro, temendo che la nonna avesse un malore. Poi tutto passò. Concetta si calmò, senza motivo, come se i pensieri pesanti fossero stati soffiati lontano.
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Ti segnalo qualcosa da sistemare..
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"Nuzza, te la senti di guidare la mia auto? Non vedo molto bene al buio e non mi fido dei tornanti, anche se li conosco a memoria" propose. Imprevedibilmente la nipote confermò "Certo. Vado e torno, nonna. Non stare in pensiero". Concetta si dimostrò permissiva "Visto che si sente sola, puoi dormire da Suò e darle una mano con il giro di domani".
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Forse meglio "inspiegabilmente". Ma aggiungerei che Nuzza, avendo dato poca importanza alla presenza di Suor Teresa, acconsenta di accompagnarla senza almeno storcere il naso, sembra strano, o brontolare di non avere nessuna intenzione di passare la notte al convento.. Tutto alquanto strano. Ma conoscendo il finale a sorpresa, si capisce il perché. Però, dal punto di vista prettamente rilegato alla trama, questo è un buco...un vuoto che andrebbe reso colmato nella narrazione..
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Suor Teresa estrasse la lunga chiave arrugginita e con gran clangore entrarono nello spoglio edificio adibito a convento. Era stato una scuola, un filatoio e infine un dormitorio per religiose. Per tutto il secolo scorso, soltanto l'esistenza di quella comunità aveva indotto qualcuno a trasferirsi in quella magnifica terra depressa.
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Queste informazioni arrivano tardive; sarebbe meglio descrivere dove abita suor Teresa già nella parte iniziale, quella dedicata alla sua figura e al suo quotidiano.
"Suor Teresa, ti devo chiedere una cosa. Ho trovato questa a casa della nonna" e gli porse una vecchia fotografia incorniciata, degli anni settanta, se non precedente. Vi si riconosceva Concetta, allora una giovane madre. Al suo fianco, nella foto, intenta a impastare del pane, c'era una suora, all'incirca sua coetanea. "Non riesco a capire come sia possibile: sei tu quella con la nonna".
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Suor Teresa squadrò la fotografia intensamente "Qualcuno che mi assomiglia, io non so impastare" negò con naturalezza, restituendo il ricordo a Nuzza. "Con tutto il rispetto, non mi prendere in giro. So' riconoscere le persone, soprattutto se non sono per nulla cambiate. Sei ancora la stessa della foto" si ribellò la ragazza.
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Altro punto di svolta. Lei, negando, allarga il mistero del perché Nuzza le abbia mostrato la foto. A questo punto, cosa ci cela dietro la foto?
Nuzza si rigirò nel letto rigido, ma non era quello il problema.
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Qui cerchi di attirare l'attenzione su qualcosa di misterioso che è a conoscenza di Nuzza. Sinceramente, vedo il personaggio di Nuzza poco incisivo, per dedicargli il compito di districare il mistero. Certo, conoscendo il finale, capisco come veicoli la risoluzione, ma come sopra detto, è una questione di organizzazione dei tempi e di lavoro sui personaggi. Nuzza è troppo giovane, presa dalla sua età. Ora è lì al convento, non doveva neanche esserci, e ora ha il bandolo della matassa? Ripeto, dovevi renderla più credibile, prima di farla intervenire come protagonista: sempre a mio parere, sia inteso..
Nuzza non rispose. Ma sotto il silenzio covava il tizzone ardente di una domanda scomoda. Si fece avanti "Nonna ha detto che hai tenuto a battesimo mia madre. Ma mia madre è più vecchia di te di almeno quindici anni.
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Ecco il fulcro dei dubbi di Nuzza svelati al lettore..
"Credi davvero che una suora immortale se ne stia confinata in questo paese per sempre?” "Lo hai detto tu, i vecchi come mia nonna non hanno il senso del presente e del passato. In questo paese ci sono solo loro, quale luogo migliore per passare inosservata?".
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Nuzza si lancia all'attacco. Ma il suo argomentare è fragile e pare aprire al possibile finale
"Forse ti mangi il loro cervello prima di portarli al cimitero, ti allunga la vita".
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Questa allusione di Nuzza appare forte; invia al possibile scenario horror..
"Io non sono quello che tu credi io sia" e si fece più seria, "Però quel che succede qui, resta qui, non viene con me".
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Rivelazione che non si coglie, rimanendo sospesa per l'aria e che non aiuta..
Non poteva andare oltre. Non poteva rivelare a quella ragazzina ciò che per decenni era stato il segreto della loro comunità, che era stato imposto come tale dalla Santa Sede. Non poteva dirle che i papi avevano ritenuto troppo pericoloso rivelarlo al mondo. Alcuni di loro, pensavano potesse annientare l'umanità.
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Mannaggia! @Artemis Questa spiegazione uccide il finale.. Lo dovevi far trasparire attraverso il finale stesso..
era stata solo una scusa, per portarla con sè.
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Sì! Va bene. Ma non si capisce quale sia il perché.. Sopra hai rivelato il succo della trama, ma tante cose rimangono non spiegate
Artemis wrote: il nostro giro dei vecchietti?" disse una voce dal sedile posteriore. Quasi le venne un colpo, "Nuzza! Che ti salta in mente? Volevo..."Insomma, Nuzza è al soldo del vaticano per controllare le eventuali "immortali" allo scopo di mantenere questo segreto.. Okay, la trama è intrigante, e il finale lascia aperta la porta di un sequel di tipo fantasy.. Bisognerebbe capire con quali armi Nuzza bloccherebbe in stato di fermo questa "immortale" che sicuramente potrebbe tirare fuori un revolver, o fulminarla con uno sguardo magnetico. Se è immortale ne avrà sistemi per liberarsi di una mocciosa ventenne. Quindi, buona la idea, ma come l'hai sviluppata no, devi lavorarci tanto e sistemare tutto per bene.. Devi dare una giusta collocazione a Nuzza, la giusta forza, la giusta personalità. Idem per Teresa. Però sei in bilico tra il fantasy e il sacro profano.. Trova una strada che vada bene, senza miscelare i due tipi. Ciao, spero di esserti stato utile..
"Ti sei già compromessa, Suo'. Ti dichiaro in stato di fermo per tentata divulgazione di segreto di stato"
Viaggio sconsolato tra i ricordi dello Stato.
Tratti di pioggia sopra Auschwitz. Tra oblio e orgoglio.
Io malata in fuga.
Tratti di pioggia sopra Auschwitz. Tra oblio e orgoglio.
Io malata in fuga.
Re: [Lab 19] Silantropia
5Ciao @Artemis, un racconto che mi ha sorpreso soprattutto per il finale, quindi considera centrato il tema del contest. Leggendo mi sono venuti dei dubbi circa il realismo della situazione di Suor Teresa, cioè sul fatto che non so quanto sia possibile che un monastero venga lasciato completamente vuoto eccetto che per una persona, per quanto il paese possa essere piccolo, ma immagino che la risposta risieda nella chiave fantasy che hai scelto di dare. Sono anche in dubbio sul fatto che Nuzza sia la prima a porsi le domande che si pone: se sua madre stessa ha conosciuto la suora per tutta la sua vita, come è possibile che non si sia mai interrogata sul suo non invecchiamento? Così come le sue amiche e altri abitanti? Forse avrebbe avuto più senso se questa suora fosse stata più eremita e non così coinvolta nella vita sociale della comunità, ma è solo un’idea che ti lancio. Il mistero, nel complesso, secondo me funziona e l’ambientazione è originale. Personalmente non ho capito quale sia il segreto per l’immortalità, o non sono proprio sicura, ma funziona anche così senza esplicitarlo.
Ci sono un po’ di imperfezioni grafiche che ti segnalo:
A rileggerti!
Ci sono un po’ di imperfezioni grafiche che ti segnalo:
Artemis wrote: "Nonna ha detto che hai tenuto a battesimo mia madre. Ma mia madre è più vecchia di te di almeno quindici anni. Non capisco" "I vecchi come tua nonna si confondono, incrociano i ricordi, li ricostruiscono se li aggrada, ma per loro sono reali" la interruppe Suor Teresa.
"Non ha senso, ma questo confermerebbe che quella della fotografia..." "Pensavo che voi nativi digitali foste allergici alla carta fotografica"
Artemis wrote: "Con tua nonna è diverso, ci conosciamo da quando sono arrivata in questo paese" "E' da molto?" "Abbastanza" "Ti mancherà?" "Tantissimo" "A me sta stretto dopo tre giorni"In questi punti si dovrebbe andare a capo per ogni riga di dialogo.
A rileggerti!
Re: [Lab 19] Silantropia
6Ciao @Artemis
Dopo il racconto delle gemelle che, per inciso, con il senno di poi è uno dei racconti migliori mai letti sul forum, ho sempre paura di non capire i tuoi racconti. Più nello specifico, non capisco se il mistero dell'immortalità è volutamente nascosto o se c'è qualcosa da capire che io non ho capito. E leggendo il tuo autocommento le paranoie aumentano. Io voglio leggere un racconto tranquillo, non voglio impazzire appresso ai tuoi giochetti, smettila...
Il testo scorre semplice e il finale è simpatico, un cambio prospettiva che lascia a bocca aperta il lettore. Il racconto mi è piaciuto, l'unico dubbio che mi pongo, ti pongo e pongo agli altri è il seguente: quanto è deontologicamente corretto attirare l'attenzione sul mistero dell'immortalità e strabiliare il lettore con un altro colpo di scena?
Emozionalmente funziona, sono rimasto piacevolmente colpito dal racconto; ideologicamente aspetto il parere degli esperti.
Il titolo, infine, è un bel gioiellino. Complimenti
Dopo il racconto delle gemelle che, per inciso, con il senno di poi è uno dei racconti migliori mai letti sul forum, ho sempre paura di non capire i tuoi racconti. Più nello specifico, non capisco se il mistero dell'immortalità è volutamente nascosto o se c'è qualcosa da capire che io non ho capito. E leggendo il tuo autocommento le paranoie aumentano. Io voglio leggere un racconto tranquillo, non voglio impazzire appresso ai tuoi giochetti, smettila...
Il testo scorre semplice e il finale è simpatico, un cambio prospettiva che lascia a bocca aperta il lettore. Il racconto mi è piaciuto, l'unico dubbio che mi pongo, ti pongo e pongo agli altri è il seguente: quanto è deontologicamente corretto attirare l'attenzione sul mistero dell'immortalità e strabiliare il lettore con un altro colpo di scena?
Emozionalmente funziona, sono rimasto piacevolmente colpito dal racconto; ideologicamente aspetto il parere degli esperti.
Il titolo, infine, è un bel gioiellino. Complimenti
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Re: [Lab 19] Silantropia
7@Artemis
A prescindere dall'improvvisa apparizione e scomparsa di Suor Loredana il tuo racconto fila via che è un piacere.
Mi è piaciuto tutto.
Mi sono piaciute le descrizioni che contengono tutta la stanchezza della suora quando viaggia verso i suoi assistiti, mi sono piaciute le atmosfere, le persone che aspettano sulla soglia il suo arrivo.
In fondo i vecchi senza sapere, sanno; fanno affidamento su di lei, ma la Santa Sede a sua volta sa, che vivere e lavorare in eterno può essere molto logorante.
Suor Teresa in fondo è un'anima candida, non sospetta niente.
L'unica cosa che un pochina mi è rimasta ostica è: in base a quale principio la suora decide che la ragazza prenderà il suo posto (magari anche senza prendere i voti)?
Il finale a sorpresa però mi è piaciuto moltissimo, perché mi ha davvero sorpreso tanto.
Complimenti!
A prescindere dall'improvvisa apparizione e scomparsa di Suor Loredana il tuo racconto fila via che è un piacere.
Mi è piaciuto tutto.
Mi sono piaciute le descrizioni che contengono tutta la stanchezza della suora quando viaggia verso i suoi assistiti, mi sono piaciute le atmosfere, le persone che aspettano sulla soglia il suo arrivo.
In fondo i vecchi senza sapere, sanno; fanno affidamento su di lei, ma la Santa Sede a sua volta sa, che vivere e lavorare in eterno può essere molto logorante.
Suor Teresa in fondo è un'anima candida, non sospetta niente.
L'unica cosa che un pochina mi è rimasta ostica è: in base a quale principio la suora decide che la ragazza prenderà il suo posto (magari anche senza prendere i voti)?
Il finale a sorpresa però mi è piaciuto moltissimo, perché mi ha davvero sorpreso tanto.
Complimenti!
Re: [Lab 19] Silantropia
8Artemis wrote: un ospiteun’ospite (la nipote)
Artemis wrote: Suor Loredana.
? Chi è?
Artemis wrote: " "E' da molto?" "Abbastanza" "Ti mancherà?" "Tantissimo" "A me sta stretto dopo tre giorni"Avrei messo i dialoghi con gli “a capo” per facilitare la lettura, ma se il senso che volevi era quello di “pour parler” può andare
Artemis wrote: E' da molto?È
Artemis wrote: Suor Teresa estrasse la lunga chnon userei l’articolo determinativo, ma indeterminativo: “una chiave” visto che non ne hai mai parlato prima.
Artemis wrote: nonna" e gli porse una vecchia fe le porse (femminile)
Artemis wrote: So'Perché l’accento?
Artemis wrote: Si fece avanti "Nonna ha deprima del discorso diretto si sente la necessità della punteggiatura. Si fece avanti: “Nonna… ecc.”
Re: [Lab 19] Silantropia
9Artemis wrote: cantava qualcuno dalla radio disturbata.E da dove spunta la radio sul tetto catramato?
Ciao @Artemis
il tuo racconto “mistery” ha tutti gli ingredienti di una storia che appassiona e, in effetti, mi sono appassionata leggendola. Bella la scelta di una suora come protagonista, e, come hai descritto nell’autocommento, il finale a sorpresa funziona. Ti fa proprio fare un “piccolo salto” sulla sedia. Quindi, ai fini del laboratorio, bene!
Per quanto riguarda la scrittura, il racconto beneficerebbe da una bella revisione, ci sono tante piccole inesattezze formali sulle quali l’occhio “inciampa”
Anche dal punto di vista della trama, tutto appare molto compresso, ci sono delle frasi di dialogo con effetto spiegone (soprattutto la storia “clou” del segreto) e non appaiono sufficientemente indagati i caratteri dei personaggi. Soprattutto Nuzza che vive un cambiamento repentino dalla indifferenza iniziale a una confidenza con la suora che si sviluppa in brevissimo tempo.
La storia è “ganza” come potenziale, per cui ci lavorerei senz’altro ancora.
Re: [Lab 19] Silantropia
10Ciao @Artemis
Anch'io ho gradito la suora, e l'ambiente di "rarefazione" dei religiosi in cui si muove. Qualcuno immortale magari tamponerebbe un po' la situazione!
La prima parte del racconto scorre abbastanza, pur con le pecche rilevate da Monica.
Non scorrevolissima la scena sul tetto (anche a causa della grafica), peraltro necessaria per ragguagliare il lettore e meglio delineare le due donne.
Poi, in tutta franchezza, alcune scelte successive mi rimangono poco chiare. Poco convincente mettere in mezzo il Vaticano , ma ok per il mistery/horror del finale, anche se parecchie cosucce rimangono sospese.
La suora va via perché il "dono" cessa? Cosa vuole la ragazza? E cosa c'entra con lei il "segreto di stato"?
Insomma, uno spunto interessante, cui magari rimettere mano. A rileggerti!
Anch'io ho gradito la suora, e l'ambiente di "rarefazione" dei religiosi in cui si muove. Qualcuno immortale magari tamponerebbe un po' la situazione!
La prima parte del racconto scorre abbastanza, pur con le pecche rilevate da Monica.
Non scorrevolissima la scena sul tetto (anche a causa della grafica), peraltro necessaria per ragguagliare il lettore e meglio delineare le due donne.
Poi, in tutta franchezza, alcune scelte successive mi rimangono poco chiare. Poco convincente mettere in mezzo il Vaticano , ma ok per il mistery/horror del finale, anche se parecchie cosucce rimangono sospese.
La suora va via perché il "dono" cessa? Cosa vuole la ragazza? E cosa c'entra con lei il "segreto di stato"?
Insomma, uno spunto interessante, cui magari rimettere mano. A rileggerti!
...si sappia che dei desideri alcuni sono naturali, altri vani: e, dei naturali, necessari gli uni, solo naturali gli altri (Epicuro)