[Lab 19] L’eredità della bellezza

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L’eredità della bellezza

Si dice in città che il caffè Michelangelo verrà chiuso entro pochi mesi, ed è un vero peccato: poter discutere d’arte sorseggiando caffè e magari qualcosa di più forte è un luogo prezioso per gli artisti. 
Ho sempre creduto che certi incontri possano cambiare la vita e se c’è un posto dove posso fare quello giusto è proprio qui: davanti alla porta d’ingresso del caffè più chiacchierato del momento.
Per l’occasione ho indossato il mio abito migliore, anche se il corpetto m’impedisce quasi di respirare, e un delizioso cappellino di paglia di Firenze ornato con un piccolo bouquet di rose di seta dalle tinte pastello.
È già più di un’ora che attendo quando lo vedo arrivare in lontananza. Abbigliato in modo impeccabile, cammina con incedere sicuro, le spalle dritte. Se non fosse per i folti baffi che ora spiccano sul volto, direi che non è cambiato troppo: lo sguardo serio e un certo cipiglio che incute timore è lo stesso che aveva da ragazzo.
Devo riuscire a fermarlo prima che entri nel locale. M’incammino verso di lui e, quando sono abbastanza vicina da poter quasi sciogliere il fiocco di seta che orna il colletto della sua camicia, lui si blocca all’istante borbottando quello che mi pare un improperio. Poi, mi squadra da piedi a capo e, appena incrocia il mio sguardo, sgrana gli occhi e si toglie il cappello piegando la bocca in un mezzo sorriso: «Signorina Elide Predella? Ma… siete proprio voi?»

Per uno strano giro del destino, anni fa, mi trovai a frequentare le lezioni di pittura all’Accademia di belle arti insieme a Stefano Bardini. Allora era solo uno studente come tanti, ma fu l’unico a non abbassare lo sguardo quando mi vide entrare. Non mi è mai più capitato d’incontrare un ragazzo così poco incline al sorriso. All’epoca, Bardini voleva imparare a dipingere; come me, del resto. A volte, ci confrontavamo sugli esiti dei nostri lavori, ma presto convenimmo entrambi di non avere lo speciale talento per emergere nel mondo degli artisti.
Non è diventato un pittore famoso, ma ha saputo comunque mettere a frutto gli studi. Ha iniziato a collezionare e commerciare opere d’arte diventando una delle più riconosciute autorità in materia. Neppure io ho avuto fortuna come pittrice, ma so riconoscere un pezzo di valore quando lo incontro, e Bardini è proprio la persona giusta per un certo affare che mi sta a cuore.

Mi sistemo il cappellino prima di porgergli la mano.
«Se dopo tutto questo tempo vi ricordate ancora di me, posso ritenermi soddisfatta!»
«Sappiate che, in realtà, ho sentito spesso parlare di voi negli ultimi tempi.»
«Non per i miei dipinti, immagino…»
«No. Non per quelli, ma, in certi ambienti, si dice che frequentiate salotti molto importanti e che abbiate un certo fiuto per le opere di pregio.»
Sento un vivo rossore colorarmi le guance. Mi schiarisco la voce.
«Mai quanto voi! Siete diventato l’antiquario più famoso d’Europa. Ma come ci siete riuscito?»
«È una lunga storia, signorina Elide e, purtroppo,» estrae l’orologio dalla tasca del panciotto, «si è fatto tardi ormai. Mi ha fatto piacere rivedervi, ma ora ho un appuntamento. Mi dovete scusare.»
Non posso permettermi di lasciarlo andare. Mi faccio coraggio e lo trattengo prendendolo per un braccio. «Non prendetemi per impudente, vi prego. Devo parlarvi di una faccenda riservata. Molto riservata… se capite cosa intendo.»
«Comprendo,  ma il mio cliente aspetta e non posso tardare oltre.»
«D’accordo. Visto che non posso entrare nel caffè, dato che le donne non sono ammesse, Vi attenderò qui davanti all’ingresso per tutto il tempo necessario.»
Lo vedo lisciarsi i baffi per qualche istante con lo sguardo perso nei pensieri.
«In realtà, le donne possono accedere, se accompagnate. Entrerete insieme a me, ma badate bene: non è ammesso alle signore di prendere parte alle discussioni artistiche o filosofiche.»
Tengo a freno lingua. In fondo, se il caffè Michelangelo chiuderà i battenti, non mi dispiacerà così tanto.
Il locale è proprio come l’ho sempre immaginato: arredato con sobrietà, gli ampi specchi alle pareti hanno l’effetto di ampliare la sala. Nei tavoli di marmo gli uomini discutono, fumano e bevono. Cammino a piccoli passi seguendo Bardini come un’ombra cucita al suo abito. Mi sembra di essere Mosè quando separò le acque del Nilo: al nostro passaggio le sedie si spostano, le voci si abbassano, gli sguardi s’incollano alle nostre figure. Bardini m’invita ad accomodarmi a un tavolino dove siedono le altre due dame presenti. Vorrei tendere l’orecchio per ascoltare i discorsi dei letterati e dei pittori, ma, in questo angolo remoto della sala, è consentito di parlare solo di crinoline, cappellini, e qualche pettegolezzo talmente distante dai miei interessi che mi limito a sorridere e annuire come un’ebete per non creare problemi al mio cavaliere.

Usciamo che il sole già tramonta in un tripudio di sfumature aranciate che colorano le facciate degli antichi palazzi fiorentini.
«Allora, Elide, cosa avete da dirmi di così urgente?»
Prendo un lungo respiro. Non voglio rischiare di essere fraintesa.
«Vado subito al punto… di recente sono stata invitata per un the a Villa Demidov…»
«Intendete dire alla villa del principe Anatoly Pavlovich Demidov?»
«Sì, proprio quella. Ma non sono stata presentata al principe, se vi interessa. Tuttavia, ho concluso per la famiglia vari affari: vendite di suppellettili non particolarmente pregiate, ma per le quali, grazie alle mie conoscenze, sono riuscita a spuntare ottimi prezzi; per questo sono entrata nelle loro grazie.»
«La collezione Demidov, per quanto ne so, ha un immenso valore. Non mi avrete cercato per offrirmi un semplice samovar.»
Mi guardo intorno, non vorrei proprio affrontare questo discorso per strada. Sospiro. «Certo che no, anche se i samovar dei Demidov non si possono certo definire semplici, ma voi lo sapete bene. Ecco si tratta di un dipinto… ma non è un vero quadro. Si tratta della parte di un antico stendardo processionale.»
Bardini sta per estrarre di nuovo l’orologio dalla tasca, ma lo trattengo con la mano. «Il fatto è che ehm.. non sono del tutto sicura… ma secondo me si tratta di un Pollaiolo originale. Per questo vorrei il vostro parere.»
Ora è lui che si guarda intorno. Mi fa cenno di abbassare la voce e non proseguire oltre. «Posso invitarvi a casa mia? Lì potremo parlare più comodamente.»
Mi limito ad annuire, mentre, dentro di me, tiro un sospiro di sollievo.
Una domestica inamidata ci apre la porta e, notata la mia presenza, si rivolge con sussiego al padrone di casa:
«La signorina si trattiene per la cena?»
Bardini mi guarda con aria interrogativa.
«No, no» rispondo senza indugiare oltre «mi attendono a casa.»
Tutto nella stanza parla di bellezza. Gli odori di cere e oli impregnano l’ambiente conferendogli un gusto antico. Starei ore a guardare uno a uno ogni dipinto, ogni suppellettile, ogni oggetto sistemato con cura anche se in uno spazio che mi pare un po’ angusto. L’antiquario sembra leggermi nel pensiero.
«Ho in animo di acquistare un’abitazione più consona. Ormai non ho quasi più alcuno spazio utile per custodire tutte queste opere. Sapete, per me non sono semplici oggetti da commerciare. L’arte necessita di vivere in spazi adeguati. Ritengo che l’ideale sarebbe che ogni opera fosse  esposta in un ambiente che replichi, per quanto possibile, quello originale del tempo in cui è stata creata, per valorizzarla al massimo.»
Mi spiace interromperlo. Parla come in preda a un sogno a occhi aperti, la voce quasi un sussurro e gesticola come se già si trovasse nel luogo che descrive.
«Occorrono grandi fonti di luce, un’illuminazione apposita per ogni sala e… vorrei che le pareti fossero dipinte di una particolare tonalità di blu, simile a quella utilizzata dai Della Robbia…»
«O come in certe dimore della nobiltà russa e nei sontuosi palazzi di San Pietroburgo» concludo per ricondurlo all’argomento che mi preme.
«Certo. Dunque,  parlatemi del vostro presunto Pollaiolo. Potete descrivermelo?»
«Si tratta di San Michele nell’atto di sconfiggere il drago» mi alzo per aiutarmi la con la mimica. Bardini si alza di scatto dalla sedia.
«Impossibile che sia quello originale.»
«La famiglia Demidov pare l’abbia acquistato dalla famosa collezione Campana.»
Scuote la testa. «Per quanto ne sappiamo, è andato perduto insieme ad altre opere dello stesso autore.»
«Oh, se solo voi lo vedeste… L’arcangelo guerriero sembra l’incarnazione della Giustizia divina che piomba come un fulmine sul drago per trafiggerlo e sconfiggere il male. Il braccio sollevato nell’atto di colpire, le ali distese che fendono lo spazio e l’armatura brunita che riflette la luce come metallo cesellato. Tutti i dettagli sono così vividi… Ricordate la formazione orafa del maestro Piero? Fa parte dei nostri studi.»
Lo vedo illuminarsi. «In effetti è proprio così, inoltre i Pollaiolo, sia Piero che Antonio, erano dediti allo studio del movimento e dell’anatomia…» mi guarda dritto negli occhi «E dello sfondo cosa mi sapete dire?»
«È ampio, c’è una veduta paesaggistica a volo d’uccello che rivelerebbe l’influenza della pittura fiamminga, ben nota ai Pollaiolo. È una ulteriore conferma.»
Sono certa di aver stuzzicato la sua curiosità. Da qualche minuto si è alzato e continua a passeggiare avanti e indietro per la sala. Proseguo il mio soliloquio «Tutto il patrimonio della famiglia Demidov finirà all’asta, prima o poi… sarebbe davvero un peccato che questa opera straordinaria finisse nelle mani di qualche acquirente straniero. Per questo vi ho cercato. Voi avete la competenza per valutarla e il denaro per acquistarla. Sarete d’accordo con me che debba restare in Italia.»
«E voi che ci ricavate? Quanto vi paga la vostra amica russa?»
«In realtà, come vi ho detto, non mi è stato chiesto di trovare un acquirente. Si tratta di una mia iniziativa, ma se siete interessato, come spero, posso mettervi in contatto con lei. Non facciamo il nostro lavoro solo per denaro. Ne convenite?»
«E sia. Se vedendola mi convincerò che avete ragione, anche se mi costerà una fortuna, l’acquisterò.»
«E, scusate la mia tracotanza, intendete poi rivenderla?»
«Mia cara Elide, non avete appena detto che nel nostro lavoro non contano solo i guadagni? Se davvero è opera dei Pollaiolo, non la rivenderò, statene sicura. Magari un giorno, spero lontano, la lascerò in eredità alla città di Firenze. Che ne dite?»
Il mio senso del pudore m’impedisce di abbracciarlo. Erano proprio le parole che speravo di sentire. Mi limito a congiungere le mani a mo’ di preghiera per ringraziarlo.
«A questo punto, posso procurarvi un appuntamento con Marija Pavlovna Demidova, la figlia del principe, già entro il prossimo mese.»
Sento lo sguardo dell’antiquario posarsi su di me con un nuovo interesse, ma non come certi uomini guardano le donne. Oltretutto io non sono proprio una gran bellezza e, da sempre, mi ritengo immune al fascino maschile.
«Che ne direste, signorina Predella,» avverto una certa enfasi nella sua voce mentre pronuncia il mio cognome «di lavorare per me in modo, come dire, esclusivo?»
«Che intendete dire?»
«Vedete, ormai sono troppo conosciuto e alle aste, quando si sa che sono io il compratore, le offerte tendono a lievitare, ma se invece foste voi ad acquistare per mio conto, potremmo acquisire un gran numero di opere al giusto prezzo.»
Lo guardo pensierosa.
«Naturalmente vi corrisponderei adeguate provvigioni e pagherei le spese dei viaggi.»
Il mio stomaco inizia a gorgogliare. Arrossisco di nuovo e le parole mi rotolano fuori dalle labbra senza che riesca a controllarle: «Che ne direste di suggellare il nostro patto con una cena? È sempre valida la vostra offerta?»
Il suono argentino della campanella rimbomba nella sala. La domestica inamidata appare sulla soglia in un attimo.
«La signorina si trattiene a cena. Potete apparecchiare per due.»

Ho sempre creduto che certi incontri possano cambiare la vita. Bardini e io non saremo diventati artisti famosi, ma credo la Musa dell’arte avrà di sicuro un posto per noi nel proprio cuore.

Re: [Lab 19] L’eredità della bellezza

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Il racconto è ambientato alla fine dell’800 e trae spunto da un fatto (o leggenda?) storico. Stefano Bardini è stato un grande antiquario fiorentino (il museo Bardini, sua ex abitazione, è ricchissimo di opere d’arte che fanno parte del patrimonio artistico della città). A lui dobbiamo l’attribuzione  e la conservazione di numerose opere di famosi artisti rinascimentali e in particolare la “leggenda” vuole che abbia ritrovato una preziosa opera dei Pollaiolo (uno standardo) che oggi è stato restaurato ed è visitabile presso il museo Bardini. 
Il resto della storia è tutto inventato di sana pianta. Ho immaginato un personaggio femminile che abbia consentito a Bardini di acquistare il pregiato capolavoro facendo appello al suo amore per l’arte non per il guadagno, ma per il  nobile scopo di mantenere l’opera nella città rinascimentale a beneficio di tutti coloro che l’avrebbero ammirata anche in futuro. 
Il finale che ho pensato è “circolare” in quanto la protagonista, Elide, all’inizio del racconto cerca d’incontrare Bardini per la sua convinzione che sia l’unica persona in grado di aiutarla a preservare l’opera perduta certa del suo vero amore per l’arte.  Alla fine, tutto si ricongiunge a conferma della sua intuizione iniziale. 

Re: [Lab 19] L’eredità della bellezza

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Ciao @Monica,
l'ambientazione è ben curata, con un’atmosfera coinvolgente: sono piombata in quel fine Ottocento, in un caffè che era incontro tra artisti, uomini d’affari e intellettuali, dove le donne erano escluse o, al massimo, ammesse solo per parlare di crinoline e merletti.

Elide funziona: non è decorativa, agisce, media, intuisce e conduce la trattativa. In un contesto storico che la esclude, il suo ruolo è coerente e interessante.

Alcuni punti che, a mio avviso, risultano un po’ deboli:

Motivazione di Bardini molto idealizzata: il suo amore per l’arte è nobile ma poco problematizzato; resta sempre coerente, etico, illuminato. Questo lo rende credibile storicamente, ma narrativamente un po’ “facile”.

Elide troppo efficace: intuisce tutto, argomenta bene e ottiene ciò che vuole senza veri scarti o errori. Potrebbe giovare una piccola crepa, un momento di esitazione o una mossa sbagliata.

Finale: chiude in modo armonico tutte le linee aperte, forse fin troppo, lasciando poco spazio a un residuo emotivo o a un’ombra di ambiguità. La circolarità funziona concettualmente, ma tutto si sistema in modo molto ordinato.

Complimenti ancora per il racconto, Monica. È stato un vero piacere leggerlo e immergermi in quest’atmosfera.

Re: [Lab 19] L’eredità della bellezza

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Brava, una buona prova!
 Lo spunto è interessante, l'ambientazione convincente e i personaggi ben riusciti, anche se alquanto idealizzati. 
La narrazione riesce per così dire "fredda", ma lo trovo abbastanza  giusto in relazione al periodo e alle caratteristiche dei protagonisti. 
Scrittura efficace e appropriata.
...si sappia che dei desideri alcuni sono naturali, altri vani: e, dei naturali, necessari gli uni, solo naturali gli altri (Epicuro)

Re: [Lab 19] L’eredità della bellezza

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@@Monica bentrovata!   :libro:

Sei una vera specialista nei racconti ambientati nel mondo dell'arte. Brava brava!
@Monica wrote: Il racconto è ambientato alla fine dell’800 e trae spunto da un fatto (o leggenda?) storico. Stefano Bardini è stato un grande antiquario fiorentino (il museo Bardini, sua ex abitazione, è ricchissimo di opere d’arte che fanno parte del patrimonio artistico della città). A lui dobbiamo l’attribuzione  e la conservazione di numerose opere di famosi artisti rinascimentali e in particolare la “leggenda” vuole che abbia ritrovato una preziosa opera dei Pollaiolo (uno standardo) che oggi è stato restaurato ed è visitabile presso il museo Bardini. 
Il resto della storia è tutto inventato di sana pianta. Ho immaginato un personaggio femminile che abbia consentito a Bardini di acquistare il pregiato capolavoro facendo appello al suo amore per l’arte non per il guadagno, ma per il  nobile scopo di mantenere l’opera nella città rinascimentale a beneficio di tutti coloro che l’avrebbero ammirata anche in futuro. 
Il finale che ho pensato è “circolare” in quanto la protagonista, Elide, all’inizio del racconto cerca d’incontrare Bardini per la sua convinzione che sia l’unica persona in grado di aiutarla a preservare l’opera perduta certa del suo vero amore per l’arte.  Alla fine, tutto si ricongiunge a conferma della sua intuizione iniziale. 
Condivido e apprezzo il tuo auto-commento.  :)
Di sabbia e catrame è la vita:
o scorre o si lega alle dita.


Poeta con te - Tre spunti di versi

Re: [Lab 19] L’eredità della bellezza

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Ciao @@Monica
Che bello il racconto storico, la fantasia colora e riempie eventi realmente accaduti. Mi piace. Molto bella l'ambientazione, sia nello spazio, sia nel tempo: si respira davvero l'atmosfera di oltre un secolo fa. Fantastico il messaggio: si suda per l'arte, si fatica per conservarla, per tutelarne un futuro, come un bene superiore alle stesse vite dei personaggi. 
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Re: [Lab 19] L’eredità della bellezza

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Ciao @@Monica.
@Monica wrote: Per l’occasione ho indossato il mio abito migliore, anche se il corpetto m’impedisce quasi di respirare, e un delizioso cappellino di paglia di Firenze ornato con un piccolo bouquet di rose di seta dalle tinte pastello.
A dire che mi son detto: come cavolo si è vestita questa? Poi, proseguendo:
@Monica wrote: Devo riuscire a fermarlo prima che entri nel locale. M’incammino verso di lui e, quando sono abbastanza vicina da poter quasi sciogliere il fiocco di seta che orna il colletto della sua camicia, lui si blocca all’istante borbottando quello che mi pare un improperio. Poi, mi squadra da piedi a capo e, appena incrocia il mio sguardo, sgrana gli occhi e si toglie il cappello piegando la bocca in un mezzo sorriso: «Signorina Elide Predella? Ma… siete proprio voi?»
Adesso capisco che siamo in tempi lontani. Ma non vi è un indizio certo per stabilire il secolo, l'anno. Sono solo i dettagli dei loro vestiti che svelano anche se non in modo preciso. Bisognerebbe essere esperti di costumi d'epoca per poter azzardare una data. Per quanto ne so, il fiocco di seta dovrebbe essere dell'epoca romantica, quindi, fine Ottocento. Forse, un indizio poteva tornare utile... 

@Monica wrote: Signorina Elide Predella? Ma… siete proprio voi?»

E poi
@Monica wrote: A volte, ci confrontavamo sugli esiti dei nostri lavori, ma presto convenimmo entrambi di non avere lo speciale talento per emergere nel mondo degli artisti.
Ti segnalo questi due passi, i quali mi sono serviti per capire l'ambientazione. Il primo indizio è l'aver usato il termine "signorina". Il secondo è l'atteggiamento di gentile distacco e l'uso del lei. Roba d'altri tempi.
@Monica wrote: Neppure io ho avuto fortuna come pittrice, ma so riconoscere un pezzo di valore quando lo incontro, e Bardini è proprio la persona giusta per un certo affare che mi sta a cuore.
Piccola osservazione: non bisogna essere pittori per cogliere i tratti del vero capolavoro. In effetti è vero che molti critici non lo sono per niente, pittori, scultori, e così via. 
@Monica wrote: «O come in certe dimore della nobiltà russa e nei sontuosi palazzi di San Pietroburgo» concludo per ricondurlo all’argomento che mi preme.
Penso che San Pietroburgo sia la patria degli amanti dell'arte. Spero un giorno di poter visitare l'ermitage..
@Monica wrote: «Si tratta di San Michele nell’atto di sconfiggere il drago» mi alzo per aiutarmi la con la mimica. Bardini si alza di scatto dalla sedia.
«Impossibile che sia quello originale.»
Questa scena è coerente con l'epoca in questione. Oggi, dopo il grande lavoro di catalogazione delle opere d'arte, risalire alla data di un quadro che sbuca fuori da qualche soffitta richiede l'uso della ricerca storica, di analisi tecniche scientifiche. Sgarbi docet.
@Monica wrote: La signorina si trattiene a cena. Potete apparecchiare per due.»
Insomma, un racconto per niente facile da scrivere. Bisogna stare attenti all'epoca e come la si descrive attraverso i costumi in corso. Hai fatto in sintesi un ottimo lavoro del resto. Ripeto che forse introdurre un indizio valido a identificare immediatamente l'epoca poteva tornare utile: lo dico da amante della storia contemporanea. Il finale? Tutto porterebbe a questo rapporto di lavoro, ma che lascia irrisolto la questione amorosa possibile tra i due. Io ce li vedo bene assieme..  :D

Ciao a presto <3
Viaggio sconsolato tra i ricordi dello Stato.
Tratti di pioggia sopra Auschwitz. Tra oblio e orgoglio.
Io malata in fuga.

Re: [Lab 19] L’eredità della bellezza

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@Monica  Il tuo racconto è un inizio di romanzo storico o comunque sembra un episodio di una più lunga novella. La scrittura, al pari di altri tuoi racconti che mi è capitato di leggere, è elegante e l'atmosfera della Firenze ottocentesca è resa con una precisione quasi pittorica.
L'inserimento del Caffè Michelangelo e della figura storica di Stefano Bardini non è solo un decoro, ma dà spessore e credibilità alla trama. Il contrasto tra l'entusiasmo artistico dei "macchiaioli" (che si intuisce dal contesto del caffè) e la rigidità sociale (il corpetto che stringe, l'esclusione delle donne dai discorsi seri) è gestito molto bene.
Elide Predella è una protagonista non banale. Non è la "solita" eroina ribelle in modo stereotipato tipica di molti romanzi contemporanei (come vengono definiti Young Adult?); è consapevole dei propri limiti artistici ("non avere lo speciale talento"), ma possiede un'intelligenza pratica e un occhio critico che la rendono moderna.
Mentre Stefano Bardini appare autorevole e coerente con la sua figura storica. Il suo "sogno" di creare un museo che replichi l'ambiente originale dell'opera prefigura quello che oggi è il Museo Stefano Bardini.
La prosa è fluida e il ritmo è ben calibrato: l'incontro, la tensione sociale al caffè e infine l'intimità intellettuale nella casa di Bardini creano un crescendo che cattura il lettore. L'uso della prima persona permette di sentire la frustrazione di Elide quando è costretta a parlare di "crinoline" mentre vorrebbe discutere d'arte.
Il riferimento alla formazione orafa dei Pollaiolo e alla prospettiva fiamminga (il paesaggio a volo d'uccello) dà al lettore l'impressione di trovarsi davanti a veri esperti d'arte.
Rende credibile il motivo per cui un uomo cinico e pragmatico come Bardini si lasci convincere: Elide non parla da dilettante, ma da studiosa.
Il passaggio dal "Voi" formale e distaccato a una complicità professionale è gestito con grande maestria.
Bardini riconosce che il fatto di essere una donna e "meno conosciuta" è la forza tattica di Elide. La sua invisibilità sociale diventa un vantaggio competitivo nel mercato dell'antiquariato.
La richiesta della cena è un tocco di realismo che rompe la tensione intellettuale con un bisogno umano (la fame e l'emozione), rendendo Elide un personaggio "vero".
Il tema del patriottismo artistico ("deve restare in Italia") riflette perfettamente il clima dell'epoca e la reale missione che Bardini si prefissò: recuperare il patrimonio italiano disperso. Il titolo, L’eredità della bellezza, trova qui il suo compimento: non si tratta solo di possedere, ma di tramandare.
Nel passaggio «Impossibile che sia quello originale», potresti aggiungere un piccolo gesto di Bardini (ad esempio, posare l'orologio con forza sul tavolo) per sottolineare lo shock dell'esperto e dare un tocco più realistico all'immagine che crei.
È un racconto breve ma solido, ben documentato e con un'ottima voce narrante. Riesce a rendere avvincente una "trattativa d'affari" trasformandola in una missione per la salvaguardia del bello.

Re: [Lab 19] L’eredità della bellezza

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@Monica 
L'ho riletto ora perché avevo dimenticato di commentarlo subito e, alla rilettura, la mia impressione è che tu con la scrittura abbia realizzato un quadro particolareggiato e profondo. Leggevo in un commento di un'altra persona che Elide è magari un po' troppo perfetta e far percepire una crepa nel suo atteggiamento o un'incertezza nei suoi tentativi avrebbe giovato. Sono d'accordo anch'io con questa interpretazione: avrebbe aggiunto un po' di suspence.
A rileggerti!
When people talk, listen completely. Most people never listen. - E. Hemingway

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