Laboratorio sul Finale
[Lab19] Lo schiaffo
Anna aveva sentito le ruote stridere sull'asfalto prima ancora di capire cosa stesse succedendo. Poi la giravolta, il tonfo sordo, l'airbag, il silenzio improvviso. Si era portata subito le mani sul ventre. Otto mesi: il suo bambino.
Poi, qualcuno l'aiuta a uscire dall'abitacolo: a due passi c'è un muretto e ce la fa accomodare.
Con la coda dell'occhio, vede l'altra auto coinvolta, con un'altra donna alla guida. Ancora là, le mani alle "dieci e dieci" sul volante, le nocche bianche. Un passante, che ha anche chiamato i vigili, ricostruisce la scena: una macchia d'olio, un'auto che slitta e invade l'altra carreggiata; scivolano entrambe testa e coda in derapage. Per fortuna, andavano piano entrambe e nessuno si fa male. Qualcuno le porta un po' d'acqua.
È la donna che ha fermato la sua auto nelle vicinanze per soccorrere la donna gravida: si chiama Marisa.
Anna si rivolge a Marisa con gratitudine per la sua vicinanza e parla ininterrottamente, forse per superare lo choc.
Arriva il marito: fa due più due, senza allargare il campo visivo alla donna in macchina. Uno sguardo di controllo sulle condizioni della moglie e poi...
"Ma come cazzo guida? Non guarda dove va?!" si para di fronte a Marisa e le allunga uno schiaffo sulla guancia, più eloquente che forte. Ha le vene del collo pulsanti.
La malcapitata trasale, diventa viola, sbarra gli occhi, fissi sul volto dell'uomo manesco, basita e muta...
Anna afferra il marito, lo strattona e gli molla lei un vero manrovescio:
"Ma sei scemo, Donato?! Lei non c'entra niente, è quell'altra che mi ha investito, ma guai se tocchi pure lei! Non puoi farti giustizia da solo e per giunta ingiustamente, rozzo cafone che non sei altro!”
Marisa, intanto, scivola sul muretto perdendo i sensi.
La scena si fa caotica e l'uomo manesco si sente un verme. Lui e Anna riescono con sollecita premura a fare rinvenire e a rimettere seduta Marisa, che apre gli occhi e focalizza Donato. Questi si butta in ginocchio:
"Le chiedo perdono mille volte: anche fosse stata lei, mai mai mi sarei dovuto permettere di alzare le mani! Non l'ho mai fatto in vita mia su una donna, glielo giuro!" e gli vengono le lacrime agli occhi, sconvolto più della sua vittima per l'errore e la colpa.
"Confermo che è un uomo buono e gentile... di solito. In questi giorni è sbalestrato per lo stress sul lavoro e adesso è arrivato temendo per me..."
Marisa sembra allucinata, ma scuote la testa come per schiarirsi le idee e abbozza un sorriso:
"Tranquilli, sono a posto... Magari, se possiamo sederci al bar dieci minuti: ho bisogno di una cioccolata calda, per favore."
Mentre le signore si accomodano al bar, lui, edotto dalla moglie sulla dinamica dello scontro, torna all'auto della moglie e all'altra donna coinvolta, per intercettare i vigili.
Si sente svuotato dalla furia del lui di prima, sostituita da un timido e tiepido raggio di sole. Con garbo, si avvicina alla donna coinvolta nel sinistro e le chiede gentilmente se vuole uscire dalla macchina e mettersi più comoda sul muretto, mentre aspettano i vigili che non dovrebbero tardare, e possono parlare della dinamica con più comodo.
Marisa lo controlla dal bar, e le piacciono le nuove buone maniere di Donato. Cerca somiglianze nei suoi gesti, nei tratti del viso. Chissà, il modo di tenersi la mano sulla guancia mentre ascolta...
La logorroica Anna, nel frattempo, parla del suo lavoro in merceria, della gravidanza, dello stress del marito, di tutto e di più. Nel flusso di parole, Marisa si assenta per la maggior parte, ascoltandone solo quei rivoli che sembrano scorrere con una cadenza speciale nelle sue orecchie:
"... mia suocera è un gigante di madre ma non è la madre davvero..."
"Perché?" chiede in un soffio Marisa.
"Donato è stato adottato alla nascita. Purtroppo, i miei suoceri stanno adesso a trecento chilometri da noi, mentre i miei sono qui in paese, ma mia madre deve assistere mio padre invalido... e col bimbo in arrivo..."
Marisa è altrove, ventitré anni prima... Un esserino tra le mani, uno sguardo d'insieme, un bacio sulla testolina e lo strappo è compiuto.
Era diciottenne, quella decisione rimpianta mille volte ma senza ritorno.
Perché Marisa aveva detto "sì" al medico che le aveva proposto la procedura del Parto in anonimato. Una richiesta sola: di farlo battezzare Donato.
La sua migliore amica, Nadia, continua a dirle: Gli hai dato comunque il dono di esistere, l'hai donato alla vita. Voglio vederti un giorno senza più quelle ombre di colpa negli occhi ogni volta che prendi un bambino in braccio.
"Donato, sul lavoro, è stato accusato dal capo di un errore che in realtà aveva fatto un collega, ma non può o non vuole accusarlo. Non so perché: intanto si rode, si dichiara innocente ma il capo non gli crede. La cosa è recente ma, se quello non parla, vado a parlargli io..." continua a raffica Anna, accigliata e infervorata, fino a accorgersi che parla sempre lei. Accarezza la mano di Marisa e le chiede di lei, del suo lavoro.
Marisa lavora come analista finanziaria in un Fondo Investimento e il lavoro le piace. No, non è sposata, e le piace visitare il mondo durante le ferie.
Anche la sua famiglia risiede in un'altra regione. Ha poche ma buone amiche con cui farsi compagnia.
Guarda fuori e dice a Anna: "Sono arrivati i vigili".
"Lasciamo che Donato se la cavi da solo."
Poco dopo, si avvicina al tavolino un vigile per il verbale e Anna fa le sue dichiarazioni e firma. Il marito si porta vicino a lei e le riassume il verbale.
Marisa offre un caffé al vigile, e ordina un vassoio di pasticcini di cui lei sente il bisogno, ora che è finita la cioccolata, di gustare e di offrire.
Anna esce a invitare la signora coinvolta nell'incidente, che accetta solo il caffé.
Quando gli altri lasciano il bar, compreso Donato, che torna al lavoro dopo avere posteggiato l'auto della moglie, le due donne si trattengono ancora a parlare e a finire le paste.
Intanto, Marisa torna al momento dello schiaffo di Donato. Lui si è chinato dall'alto su di lei, e ha proteso la gola.
E lei ha visto la macchia, quella che aveva il suo bambino nello stesso punto: una voglia rossa a forma di apostrofo... Quella gola pulsante d'accuse, non lo schiaffo, l'ha fatta svenire... E lei cosa aveva fatto a lui, se non dargli un calcio per toglierselo d'intorno, per non avere responsabilità non volute?
Non era mille volte peggio la sua di colpa? L'amica Nadia aveva un bel dire ma anche basta: lei sente che la vita le dà una seconda occasione.
Nel mentre, riaccoglie le parole di Anna che parla di un suo grande cruccio:
"Vorrei farmi aiutare, ma non da una baby sitter giovane... Cerco una nonna davvero..."
Marisa adesso è lucida, pronta e consapevole, con un sorriso che la illumina:
"L'hai trovata."
[Lab19] Lo schiaffo
Anna aveva sentito le ruote stridere sull'asfalto prima ancora di capire cosa stesse succedendo. Poi la giravolta, il tonfo sordo, l'airbag, il silenzio improvviso. Si era portata subito le mani sul ventre. Otto mesi: il suo bambino.
Poi, qualcuno l'aiuta a uscire dall'abitacolo: a due passi c'è un muretto e ce la fa accomodare.
Con la coda dell'occhio, vede l'altra auto coinvolta, con un'altra donna alla guida. Ancora là, le mani alle "dieci e dieci" sul volante, le nocche bianche. Un passante, che ha anche chiamato i vigili, ricostruisce la scena: una macchia d'olio, un'auto che slitta e invade l'altra carreggiata; scivolano entrambe testa e coda in derapage. Per fortuna, andavano piano entrambe e nessuno si fa male. Qualcuno le porta un po' d'acqua.
È la donna che ha fermato la sua auto nelle vicinanze per soccorrere la donna gravida: si chiama Marisa.
Anna si rivolge a Marisa con gratitudine per la sua vicinanza e parla ininterrottamente, forse per superare lo choc.
Arriva il marito: fa due più due, senza allargare il campo visivo alla donna in macchina. Uno sguardo di controllo sulle condizioni della moglie e poi...
"Ma come cazzo guida? Non guarda dove va?!" si para di fronte a Marisa e le allunga uno schiaffo sulla guancia, più eloquente che forte. Ha le vene del collo pulsanti.
La malcapitata trasale, diventa viola, sbarra gli occhi, fissi sul volto dell'uomo manesco, basita e muta...
Anna afferra il marito, lo strattona e gli molla lei un vero manrovescio:
"Ma sei scemo, Donato?! Lei non c'entra niente, è quell'altra che mi ha investito, ma guai se tocchi pure lei! Non puoi farti giustizia da solo e per giunta ingiustamente, rozzo cafone che non sei altro!”
Marisa, intanto, scivola sul muretto perdendo i sensi.
La scena si fa caotica e l'uomo manesco si sente un verme. Lui e Anna riescono con sollecita premura a fare rinvenire e a rimettere seduta Marisa, che apre gli occhi e focalizza Donato. Questi si butta in ginocchio:
"Le chiedo perdono mille volte: anche fosse stata lei, mai mai mi sarei dovuto permettere di alzare le mani! Non l'ho mai fatto in vita mia su una donna, glielo giuro!" e gli vengono le lacrime agli occhi, sconvolto più della sua vittima per l'errore e la colpa.
"Confermo che è un uomo buono e gentile... di solito. In questi giorni è sbalestrato per lo stress sul lavoro e adesso è arrivato temendo per me..."
Marisa sembra allucinata, ma scuote la testa come per schiarirsi le idee e abbozza un sorriso:
"Tranquilli, sono a posto... Magari, se possiamo sederci al bar dieci minuti: ho bisogno di una cioccolata calda, per favore."
Mentre le signore si accomodano al bar, lui, edotto dalla moglie sulla dinamica dello scontro, torna all'auto della moglie e all'altra donna coinvolta, per intercettare i vigili.
Si sente svuotato dalla furia del lui di prima, sostituita da un timido e tiepido raggio di sole. Con garbo, si avvicina alla donna coinvolta nel sinistro e le chiede gentilmente se vuole uscire dalla macchina e mettersi più comoda sul muretto, mentre aspettano i vigili che non dovrebbero tardare, e possono parlare della dinamica con più comodo.
Marisa lo controlla dal bar, e le piacciono le nuove buone maniere di Donato. Cerca somiglianze nei suoi gesti, nei tratti del viso. Chissà, il modo di tenersi la mano sulla guancia mentre ascolta...
La logorroica Anna, nel frattempo, parla del suo lavoro in merceria, della gravidanza, dello stress del marito, di tutto e di più. Nel flusso di parole, Marisa si assenta per la maggior parte, ascoltandone solo quei rivoli che sembrano scorrere con una cadenza speciale nelle sue orecchie:
"... mia suocera è un gigante di madre ma non è la madre davvero..."
"Perché?" chiede in un soffio Marisa.
"Donato è stato adottato alla nascita. Purtroppo, i miei suoceri stanno adesso a trecento chilometri da noi, mentre i miei sono qui in paese, ma mia madre deve assistere mio padre invalido... e col bimbo in arrivo..."
Marisa è altrove, ventitré anni prima... Un esserino tra le mani, uno sguardo d'insieme, un bacio sulla testolina e lo strappo è compiuto.
Era diciottenne, quella decisione rimpianta mille volte ma senza ritorno.
Perché Marisa aveva detto "sì" al medico che le aveva proposto la procedura del Parto in anonimato. Una richiesta sola: di farlo battezzare Donato.
La sua migliore amica, Nadia, continua a dirle: Gli hai dato comunque il dono di esistere, l'hai donato alla vita. Voglio vederti un giorno senza più quelle ombre di colpa negli occhi ogni volta che prendi un bambino in braccio.
"Donato, sul lavoro, è stato accusato dal capo di un errore che in realtà aveva fatto un collega, ma non può o non vuole accusarlo. Non so perché: intanto si rode, si dichiara innocente ma il capo non gli crede. La cosa è recente ma, se quello non parla, vado a parlargli io..." continua a raffica Anna, accigliata e infervorata, fino a accorgersi che parla sempre lei. Accarezza la mano di Marisa e le chiede di lei, del suo lavoro.
Marisa lavora come analista finanziaria in un Fondo Investimento e il lavoro le piace. No, non è sposata, e le piace visitare il mondo durante le ferie.
Anche la sua famiglia risiede in un'altra regione. Ha poche ma buone amiche con cui farsi compagnia.
Guarda fuori e dice a Anna: "Sono arrivati i vigili".
"Lasciamo che Donato se la cavi da solo."
Poco dopo, si avvicina al tavolino un vigile per il verbale e Anna fa le sue dichiarazioni e firma. Il marito si porta vicino a lei e le riassume il verbale.
Marisa offre un caffé al vigile, e ordina un vassoio di pasticcini di cui lei sente il bisogno, ora che è finita la cioccolata, di gustare e di offrire.
Anna esce a invitare la signora coinvolta nell'incidente, che accetta solo il caffé.
Quando gli altri lasciano il bar, compreso Donato, che torna al lavoro dopo avere posteggiato l'auto della moglie, le due donne si trattengono ancora a parlare e a finire le paste.
Intanto, Marisa torna al momento dello schiaffo di Donato. Lui si è chinato dall'alto su di lei, e ha proteso la gola.
E lei ha visto la macchia, quella che aveva il suo bambino nello stesso punto: una voglia rossa a forma di apostrofo... Quella gola pulsante d'accuse, non lo schiaffo, l'ha fatta svenire... E lei cosa aveva fatto a lui, se non dargli un calcio per toglierselo d'intorno, per non avere responsabilità non volute?
Non era mille volte peggio la sua di colpa? L'amica Nadia aveva un bel dire ma anche basta: lei sente che la vita le dà una seconda occasione.
Nel mentre, riaccoglie le parole di Anna che parla di un suo grande cruccio:
"Vorrei farmi aiutare, ma non da una baby sitter giovane... Cerco una nonna davvero..."
Marisa adesso è lucida, pronta e consapevole, con un sorriso che la illumina:
"L'hai trovata."