traccia 5, colpo di scena
Sul punto di varcare la soglia del locale si bloccò. L'uomo che stava entrando nel ristorante greco all'angolo, dove l'aveva già visto? Era stato poco prima, ma dove esattamente?
Ancora un'ultima bracciata, dagliene ancora una, non lasciare che l'acqua ti metta la ruggine. Se lo ripeteva, per spronarsi a chiudere la sua serie di cento vasche giornaliere. Aveva quasi sessant'anni, ma non aveva mai mancato neppure un giorno quell'appuntamento.
In vita sua era passato da una passione all'altra, da un lavoro all'altro, da una moglie all'altra. Ma la piscina c'era sempre, era la costante della sua vita. Da quando il bimbo era diventato adolescente, nulla aveva potuto restituirgli la sua posizione nel mondo quanto l'attività a mollo nell'acqua. Prima, per tutta la pubertà, era stato il grasso e goffo ragazzino che non trovava pace con sé stesso, né con il resto del mondo. Ma quando entrava in acqua era tutto diverso, un'altra dimensione, fatta di spinte d'Archimede, leve controintuitive e sponde da cui rimbalzare. Già dai primi corsi di nuoto e di pallanuoto gli era stato chiaro, come lo era stato per tutti gli altri: dentro la piscina non aveva rivali. Col passare degli anni, la sua grande massa non era calata, anzi. Era solo diventato più calvo e glabro. Gli unici peli sul suo corpo erano quelli che infoltivano gli spessi e curati basettoni, illusorie estensioni della bocca larga.
A un certo punto tutti si erano dimenticati il suo nome. Per chiunque conoscesse, lui si chiamava il Tricheco. Forse per il caratteraccio durante le contese di pallanuoto, o forse solo per contrasto tra i movimenti goffi all'asciutto e quelli sinuosi sott'acqua.
Spingendo con entrambe le gambe contro la parete della piscina, si proiettò a raso del fondo, sentendo il flusso lungo il corpo, immaginandosi la planata di un rapace. Poi risalì la scaletta metallica a bordovasca e si avviò agli spogliatoi, rabbrividendo al contatto con l'aria. Doveva partire al più presto quella mattina, aveva da finire un lavoro, che pensava di aver concluso già settimane fa. Ed ora che mancavano due giorni a Natale, nessuno poteva più aspettare. Erano già tre anni che si era specializzato nell'addobbo funambolico degli abeti natalizi, metodo Copenaghen, lo chiamavano. Nessuna complicanza quantistica, ma al momento lui era uno dei pochi al mondo a saperlo eseguire. A partire da novembre, chiedevano il suo servizio in tutta Italia e non solo. Ma mai gli era capitato di farlo due volte per lo stesso albero, a pochi giorni di distanza.
Il Tricheco smise di concedersi elucubrazioni da spogliatoio e partì direttamente alla volta di Castelrotto, per raccogliere risposte.
Rokja abitava con la nonna ormai da un paio d'anni, da quando ne aveva otto. Era una Sudtirolese d'adozione, anche se lì era nata. Questo perché nessuno della sua famiglia era della regione, suo padre naturale non era neppure di quel continente, suo nonno era di Murano. A Castelrotto tutti si conoscono, non ci sono abitanti senza una storia condivisa. Ma lei da un paio d'anni era sempre stata sola, anche se andava a genio a quasi tutti i suoi compagni, sia quelli di scuola che quelli di pattinaggio. Il suo sguardo era magnetico, profondo e bruno. Era sempre l'ultima a distoglierlo da quello dell'altro, questo bastava per farla sembrare una strana, una di cui ti puoi fidare fino a un certo punto, non di più.
Quel pomeriggio, dopo l'ultimo allenamento dell'anno, non aveva avuto voglia di tornare subito a casa. Negli scorsi giorni era rimasta chiusa in camera sua per ore, con il solo obbiettivo di concludere il suo personale progetto, prima di Natale. Ora che aveva finito, si sentiva libera di gironzolare per le viette innevate del paese, senza fretta ne scopo. Mentre osservava i camini fumanti, i turisti che scendevano dall'ultimo autobus, le falci appese accanto ai grembiuli blu dei contadini, capi che c'era qualcosa di magico nella disposizione stessa delle casupole del centro. Era un disegno che aveva la stessa forma nella sua testa, perché il paese era casa sua.
Entrò dal fornaio, che faceva anche da salumiere del paese. Lena, la cassiera sempre attenta, notò il suo bighellonare senza meta. "Non ti aspettano a casa?" le chiese con famigliarità. "Non prima di cena" rispose poco convinta, curiosando tutt'attorno, esplorando il negozio. "Anche stamattina quando sei passata qui davanti portavi quel berretto verde, è il nuovo colore della squadra?". La memoria di Lena era incredibile. Dalla posizione in cui era sempre seduta, dietro la cassa, poteva vedere solo la parte superiore della vetrina. Quella mattina Rokja era passata di fretta di fronte al negozio. Eppure Lena l'aveva notata, registrato il colore del cappello e archiviato nella sconcertante memoria fotografica.
"Esatto, dall'anno prossimo avremo anche i pattini verdi" ammise, dissimulando la sorpresa. Lena le sorrise bonaria, come sempre. Per quello era il suo negozio preferito dove bighellonare.
"Ci si vede" la salutò, avviandosi alla porta.
Sul punto di varcare la soglia del locale si bloccò. L'uomo che stava entrando nel ristorante greco all'angolo, dove l'aveva già visto? Era stato poco prima, ma dove esattamente?
Rokja non aveva la memoria di Lena, ma le sue giovane connessioni celebrali si illuminarono in un attimo.
Quattro settimane prima, prima dell'innaugurazione dei mercatini natalizi, quell'uomo aveva addobbato l'albero comunale della piazza, il più grande e prestigioso del paese. Lo aveva fatto in un modo che avrebbe alimentato le leggende natalizie del paese per qualche anno a venire. Poi, com'era apparso, se n'era andato.
Perché era tornato a Castelrotto? Come la scorsa volta, era sceso dalla corriera, la sacca rossa da palestra o da piscina caricata sulla spalla come fosse cacciagione.
Poco dopo uscì dal ristorante, che affittava pure qualche camera, in tenuta di lavoro. Rokja lo seguì, verso la piazza. Anche per lei fu una sorpresa trovare il grande albero di nuovo in piedi, ma spoglio di addobbi. La bambina si sedette su una delle panchine assolate e lo guardò tendere le sue funi di lavoro. Le lanciava con un cappio, acchiappando ogni volta la punta, poi le tendeva come stesse allestendo un tendone da circo, incastrandole a terra. Rimase a osservarlo, mentre infilava l'imbragatura e fissava i moschettoni. Era pronto a ripetere la magia.
Quella ragazzina con i pattini da ghiaccio a tracolla cominciava a innervosirlo. Gli capitava spesso che qualcuno si fermasse ad osservalo all'opera con gli abeti, era un vero spettacolo vedere qualcuno della sua stazza salire, scendere e volteggiare intorno ad un abete, in uno stile inimitabile dell'addobbo che pareva un ballo.
Ma lei se ne stava su quella panchina da almeno un'ora, con lo sguardo fisso su di lui. Il Tricheco era uno di poche parole, ma forse anche lei.
Aveva ripreso a nevicare. Bello, poetico, d'atmosfera. Ma gli rallentava dannatamente il lavoro, vista la quantità di fiocchi che gli si infilavano negli occhi. Indossò la maschera da snowboard.
"Ehi tu, lassù. Vieni un attimino qui a terra" lo intimò una voce, non certo da ragazzina.
Il Tricheco si spinse più forte contro il solido tronco e mollò la cima, planando al suolo con una naturalezza inaspettata. Sia la piccoletta che il nuovo arrivato erano rimasti a bocca aperta.
"Buon pomeriggio sindaco, volevo ringraziarla per..." cominciò, ma Walder lo interruppe "Lasci perdere i convenevoli, quando rimetterà in sesto il mio albero? Se entro domani non sarà finito, saremo costretti a sospendere il mercatino natalizio anche nel giorno della vigilia. Lei sa cosa vuol dire?". Il Tricheco annuì, non c'era nulla di difficile da intendere, l'anima economica del Natale batteva ogni smanceria.
"E i mancati ricavi si sommano al danno diretto sull'albero e sugli addobbi. Erano dei ladri professionisti, non c'è dubbio" sputacchiò con aria schifata, come parlasse di scarafaggi. "Mi ha detto che l'albero è stato abbattuto da qualche teppista, si potrebbe trattare di puro vandal..." provò a mediare il Tricheco, ma fu di nuovo interrotto da Walder "Che vandalismo o teppismo?! Quando ho parlato con lei al telefono, non avevamo ancora finito di raccogliere gli addobbi dai dintorni. Si è trovato tutto, tutto fino all'ultima stellina e pallina, eccetto un pezzo. L'unico che avesse davvero un valore. La nostra punta di splendente vetro ambrato" disse con una maschera di disperazione. "Sarà andata in frantumi con l'impatto a terra" suppose il Tricheco, ricordando quanto fosse delicata. "Nient'affatto, non abbiamo trovato neppure un frammento. Valeva almeno centomila euro, lo sa?" strillò senza ritegno il sindaco. "Ecco perché la scorsa volta mi assillava, chiedendomi di fare molta attenzione nel fissaggio" disse mentre si sistemava la maschera sulla testa pelata. "Qualcuno si è permesso di rubarla, era un oggetto quasi sacro per noi, l'opera più nota dell'unico concittadini maestro vetraio. Era emigrato direttamente da Murano, un raro sopravvissuto della sua stirpe di Maestri, sa?"
ll Tricheco annuì di nuovo. Poi il suo senso pratico prese il sopravvento "E quindi ora io che ci metto in cima?".
Walder divenne paonazzo, ritenendola una provocazione, "Ho messo i segugi migliori sulle tracce della punta ambrata, confido che tra oggi e domani abbiano già ritrovato il nostro tesoro".
Segugi? Che stava blaterando? Davvero questo era il sindaco di un comune tanto prestigioso?
"Sono arrivati stamattina, più tardi penso passeranno anche da lei, per una deposizione" aggiunse, prima di girare i tacchi, "Non ho avuto sua risposta riguardo al lavoro, considero la consegna pattuita per domani" e sparì.
Il Tricheco ne fu lieto e riprese il lavoro.
Il gran campanile dalla cipolla nera scandì le cinque in punto. La neve non cadeva più, il sole era ormai dietro il crinale. Rokja vide l'omone calarsi e sganciare i moschettoni. "Ancora qui?" le chiese, come se si fosse accorto ora della sua permanenza sotto l'albero, "Questo è il momento giusto per uno spuntino". Si diresse a gran passi dal panettiere che stava nell'unica via di accesso alla piazza. Lei, con i pattini ancora a tracolla, lo seguì come fosse stata invitata.
Drin dlon, sprizzò di gioia il campanello attaccato alla porta, sotto la spinta vigorosa dell'addobbatore. "Tricheco!" lo salutò con altrettanta leggiadria una voce femminile dietro il banco.
"Se questo disastro dell'albero ha portato qualcosa di buono, di sicuro è il tuo ritorno nella stessa stagione" lo fece sentire benvenuto Lena. Lui le sorrise, con tutti i denti che aveva in bocca.
Rokja era entrata senza far rumore, nella scia dell'omone, e osservava la scena con sorpresa. Quei due si conoscevano, lo si capiva da quanta confidenza gli concedeva Lena, più che a ogni altro cliente forestiero affezionato. Si punzecchiarono e pettinarono per almeno altri cinque minuti.
"Nella seconda infornata avevi un po' di quel tuo pane speciale alla segale? Il più croccante cha abbia mai addentato" la lusingò l'omone, in un balletto di moine da liceali. Lena aveva all'incirca la sua stessa età, tra i cinquanta e i sessanta.
"Quello con i semi di girasole sparsi sopra, come piacciono a te, nei giorni in cui le gengive non ti dolgono" annuì la cassiera.
"La solita memoria di elefante, vero Lena?" constato quello che lei chiamava il Tricheco. "Meglio la memoria che il sedere"
Lui ridacchiò, poi si fece piu serio "A proposito di memoria. Eri in negozio quando l'albero è stato abbattuto? Ricordi di aver visto qualcuno per strada?" "Ero da sola e avevo due clienti, non mi potevo assentare. Comunque da quando ho sentito il fracasso a quando è arrivata la polizia, qua davanti non è passato nessuno, me ne ricorderei".
"Non ne dubito" commentò l'omone un po' deluso. "Però questo non quadra, visto che il sindaco mi ha detto che è sparita la punta del maestro veneziano".
"Muranese" lo corresse una vocina alle sue spalle. Era la prima volta che Rokja parlava in sua presenza, e già si era sentita una stupida. Le era venuto in spontaneo di correggerlo.
I basettoni dell'omone si incresparono un istante, percorsi dall'intuizione. "Sai Lena, anche a me dopotutto fa piacere essere tornato a Castelrotto. A casa ero solo come un cane, almeno qui ho questa ragazzina che mi segue ovunque. Tu con chi passerai le feste? Sei sposata?".
"Sposata?" squillò la voce della cassiera dall'infallibile memoria "Certo, ho pure tre figli e sei nipoti che mi forzeranno a giocare per tutte le feste".
"Meglio così" tagliò corto l'uomo, afferrando il sacchetto con la pagnotta alla segale che aveva acquistato. "Grazie e a più tardi".
Rokja aspettò che la porta si chiudesse dietro di lui e si avvicinò al bancone. "Di nuovo qui?" le chiese Lena "lo conosci quello?" "Certo, un pezzo d'uomo così non si lascia passare senza un buon amo" "Ma gli hai appena detto che sei sposata, con nipoti! È una gran bugia" "Mai dire a un uomo di quell'età che non sei sposata. Se gli interessi, potrebbe farsi strani pensieri".
Rokja rise dentro e si ritrasse fuori: quanto erano stupidi quei giochi pseudo psicologici da adulti. Meglio tornarsene a casa ora. Tra se e se pensò che forse poteva fidarsi del Tricheco.
"Quelli come voi li conosco! Sono stato a Berlino est negli anni 80, ero l'unico assaggiatore di vodka occidentale di cui si fidassero" rispose ad alta voce il Tricheco , quando Klaus D.F. lo incalzò con l'ennesima domanda provocatoria. Intervenne l'altro, Klaus D.D. "Non fa senso nascondere informazioni, signor Tricheco. Se il mio collega le chiede un alibi per il ventidue dicembre è perché vuole verificare accuratamente".
Il Tricheco però aveva smesso di ascoltare le scuse del Klaus buono. Erano identici, come i loro nomi. Sapeva che entrambi erano relitti dell'agenzia, non c'erano dubbi.
Il sindaco aveva fatto bene a chiamarli segugi. Quei due tedeschi sarebbero corsi ai fianchi di un orso sino al confine del mondo, pur di trovare quel che gli era stato richiesto. Loro non indagavano, seguivano la pista e ritrovavano, a qualunque costo. Così erano stati addestrati.
Uno dei due Klaus sospettava che la punta ambrata l'avesse fatta sparire lui, dopo essersi reso conto del suo valore durante l'addobbo precedente. L'altro invece seguiva la pista del racket sudtirolese, che si stava vendicando sul comune per aver affidato il lavoro di addobbo ad un professionista che veniva da fuori provincia.
Rokja osservava la discussione, impaurita, senza muoversi dalla sua solita panchina.
Il Tricheco continuò a discutere con i due segugi, senza mai spostare lo sguardo su di lei per un istante. Poi Klaus e Klaus rimontarono sul loro furgone scoppiettante e se ne andarono a torchiare altri abitanti di Castel rotto.
Il Tricheco era paonazzo, ma si accinse a ritornare sull'albero.
Si accorse che la ragazzina si era alzata dalla panchina e ora gli porgeva qualcosa. Era una punta, intagliata nel legno, una copia quasi esatta di quella di vetro scomparsa.
"Ma questa è..." sussurrò il Tricheco.
"Quella di mio nonno è sicuramente piu' bella, ma a me serviva la sua come modello per poter scolpire la mia.
Il Tricheco mostrò il suo sorriso a tutti denti. Sapeva sin da quando aveva parlato con Lena che era stata la ragazzina a raccogliere la punta caduta, ma ora sapeva anche il perché.
"E' fantastica" commentò sinceramente, soppesando il manufatto perfettamente levigato, nel legno bruno. "Tuo nonno sarebbe fiero. Punta in alto piccola, punta sempre in alto."
Re: [CN25] Punta in alto
2ciao @Artemis
Avevi a che fare con un colpo di scena:
Un bel racconto di Natale, il migliore per il clima natalizio. Brava/o.
Avevi a che fare con un colpo di scena:
Artemis wrote: Fri Jan 02, 2026 11:59 pmSul punto di varcare la soglia del locale si bloccò. L'uomo che stava entrando nel ristorante greco all'angolo, dove l'aveva già visto? Era stato poco prima, ma dove esattamente?In fin dei conti, non è un gran colpo di scena; io lo vedrei più come un grande indizio che apre un nuovo scenario. Quindi non era facile per te agganciarti a questo fatto. Però vedo che il colpo funziona, anche grazie al fatto che capovolgi l'attenzione dal Tricheco a questa splendida bambina, dalla curiosità che ti rende più gradevole il clima natalizio. La vedo come una piccola "impicciona", quella che sconclusiona sempre le carte, crea zizzania. Alla fine si rivela la protagonista di questo racconto, con la rivelazione "innocente" di aver raccolto la punta del maestro venezia... ops! di Murano..
Viaggio sconsolato tra i ricordi dello Stato.
Tratti di pioggia sopra Auschwitz. Tra oblio e orgoglio.
Io malata in fuga.
Tratti di pioggia sopra Auschwitz. Tra oblio e orgoglio.
Io malata in fuga.
Re: [CN25] PUNTA IN ALTO
3Buongiorno, @Artemis.
Il tuo racconto ha una bella atmosfera natalizia e personaggi interessanti.
la prima frase è un pensiero, lo metterei in corsivo, tra virgolette.
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forse mi sbaglio ma non cè accenno all'albero abbattuto. Dove dici aveva un lavoro da finire, forse sarebbe meglio dire da rifare?
Quello che di pregio ha questo racconto è l'ambientazione sudtirolese, molto evocativa. Il personaggio del Tricheco è ben caratterizzato.
[li]Il rapporto Tricheco-Lena ha potenziale, si potrebbe scrivere di più su di loro. La scena della memoria fotografica di Lena è un'ottima trovata. Lei potrebbe aver intuito qualcosa sulla fine che ha fatto la punta ambrata.[/li]
[li]Il finale con la punta di legno è toccante. L'ambiente natalizio si avverte molto. l'immaginazione galoppa, le tue descrizioni sono belle a volte cinematografiche. Certo il climax è un po' debole ma ci vorrà poco a farlo diventare più avvincente.[/li]
[li]Complimenti e grazie per l'ottima storia.[/li]
PS mi scuso per le strane prentesi apparse, non sono riuscita a roglierle.
Il tuo racconto ha una bella atmosfera natalizia e personaggi interessanti.
la prima frase è un pensiero, lo metterei in corsivo, tra virgolette.
wrote:ArtemisAncora un'ultima bracciata, dagliene ancora una, non lasciare che l'acqua ti metta la ruggine.[li]
wrote:ArtemisNessuna complicanza quantistica,non ho capito cosa intendi. Forse la fisica conosciuta non vale con il suo corpo? In acqua o appeso alle corde lui ribalta le leggi fisiche? Non so…
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wrote:ArtemisNegli scorsi giorni era rimastaNei giorni scorsi, Negli mi sembra strano.
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wrote:Artemisle chiese con famigliarità.refuso: Familiarità.
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wrote:Artemisconnessioni celebrali sialtro refuso: Cerebrali.
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wrote:ArtemisQuattro settimane prima, prima dell'innaugurazione dei mercatini natalizi, quell'uomo aveva addobbato l'albero comunale della piazza, il più grande e prestigioso del paese.una ripetizione che si potrebbe eliminare riformulando la frase.
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wrote:ArtemisPoco dopo uscì dal ristorante, che affittava pure qualche camera, in tenuta di lavoro. Rokja lo seguì, verso la piazza. Anche per lei fu una sorpresa trovare il grande albero di nuovo in piedi, ma spoglio di addobbi. La bambina si sedette su una delle panchine assolate e lo guardò tendere le sue funi di lavoro. Le lanciava con un cappio, acchiappando ogni volta la punta, poi le tendeva come stesse allestendo un tendone da circo, incastrandole a terra. Rimase a osservarlo, mentre infilava l'imbragatura e fissava i moschettoni. Era pronto a ripetere la magia.Meglio fissandole a terra, se le incastra devo immaginare che l'incastro faccia parte del pavimento della piazza. A questo punto sono andata a rileggere perchè non mi ricordavo dove parlavi dell'albero caduto a terra.
wrote:ArtemisDoveva partire al più presto quella mattina, aveva da finire un lavoro, che pensava di aver concluso già settimane fa. Ed ora che mancavano due giorni a Natale,[/li]
forse mi sbaglio ma non cè accenno all'albero abbattuto. Dove dici aveva un lavoro da finire, forse sarebbe meglio dire da rifare?
wrote:Artemisera un vero spettacolo vedere qualcuno della sua stazza salire, scendere e volteggiare intorno ad un abete, in uno stile inimitabile dell'addobbo che pareva un ballo.Invece di Ma lei se ne stava li... Per quello lei sene stava lì. Perchè era bello e piacevole guardare le acrobazie del Tricheco.
Ma lei se ne stava su quella panchina da almeno un'ora,
wrote:Artemis"Ancora qui?" le chiese, come se si fosse accorto ora della sua permanenza sotto l'alberoÈ incongruente. Ancora quì, presume che lui l'abbia notata molto prima.
wrote:Artemis"Questo è il momento giusto per uno spuntino". Si diresse a gran passi dal panettiere che stava nell'unica via di accesso alla piazza.Ho dovuto rileggere: pensavo che la bambina avesse risposto al Tricheco. Quindi la non dice a?
wrote:Artemislo fece sentire benvenuto Lena.O una virgola dopo benvenuto o Lena lo fece sentire il benvenuto.
wrote:ArtemisSi punzecchiarono e pettinaronoPettinarono è un verbo che distrae, se lo metti in corsivo credo sia meglio. Per far intendere che è una metafora.
wrote:Artemisconstatorefuso: constatò
wrote:ArtemisAnche per lei fu una sorpresa trovare il grande albero di nuovo in piedi, ma spoglio di addobbi.Forse quì volevi seminare il dubbio che lei fosse al corrente di qualcosa riguado al furto? se è così la semina arriva troppo presto, la punta ambrata non è stata ancora nominata e non si capisce perchè è sorpresa.
wrote:ArtemisSapeva sin da quando aveva parlato con Lena che era stata la ragazzina a raccogliere la punta caduta, ma ora sapeva anche il perché.Come poteva saperlo? la soluzione arriva come un fulmine a ciel sereno. Troppo. Noi lettori non abbiamo avuto indizi sufficienti per seguire il ragionamento.
Quello che di pregio ha questo racconto è l'ambientazione sudtirolese, molto evocativa. Il personaggio del Tricheco è ben caratterizzato.
[li]Il rapporto Tricheco-Lena ha potenziale, si potrebbe scrivere di più su di loro. La scena della memoria fotografica di Lena è un'ottima trovata. Lei potrebbe aver intuito qualcosa sulla fine che ha fatto la punta ambrata.[/li]
[li]Il finale con la punta di legno è toccante. L'ambiente natalizio si avverte molto. l'immaginazione galoppa, le tue descrizioni sono belle a volte cinematografiche. Certo il climax è un po' debole ma ci vorrà poco a farlo diventare più avvincente.[/li]
[li]Complimenti e grazie per l'ottima storia.[/li]
PS mi scuso per le strane prentesi apparse, non sono riuscita a roglierle.
Re: [CN25] Punta in alto
4Artemis wrote: Fri Jan 02, 2026 11:59 pmDa quando il bimbo era diventato adolescente, nulla sapeva restituirgli aveva potuto restituirgli la sua posizione nel mondo quanto l'attività a mollo nell'acqua.Ti suggerisco un "tempo continuato" visto che la vita del protagonista è in corso.
Artemis wrote: Fri Jan 02, 2026 11:59 pmSpingendo con entrambe le gambe contro la parete della piscina, si proiettò a raso del fondo, sentendo il flusso lungo il corpo, isuperfluo
Artemis wrote: Fri Jan 02, 2026 11:59 pmDoveva partire al più presto quella mattina, aveva da finire un lavoro, che pensava di aver concluso già settimane prima fa.Preferibili i due punti dopo "mattina" perché aprono a una spiegazione, che è quella che vai a dare.
Artemis wrote: Fri Jan 02, 2026 11:59 pmEra una Sudtirolese d'adozione, anche se lì era nata.sudtirolese
Artemis wrote: Fri Jan 02, 2026 11:59 pmNegli scorsi giorni Nei giorni precedenti, era rimasta chiusa in camera sua per ore, con il solo obbiettivo di concludere il suo personale progetto, prima di Natale.
Artemis wrote: Fri Jan 02, 2026 11:59 pmsenza fretta ne né scopo.
Artemis wrote: Fri Jan 02, 2026 11:59 pmCome la scorsa volta precedente, era sceso dalla corrierami suona meglio
Artemis wrote: Fri Jan 02, 2026 11:59 pmRokja lo seguì, verso la piazza. Anche per lei fu una sorpresa trovare il grande albero di nuovo in piedi, ma spoglio di addobbi. La bambina si sedette su una delle panchine assolate e lo guardò tendere le sue funi di lavoro. Le lanciava con un cappio, acchiappando ogni volta la punta,La bambina? Sono sorpresa, l'avevi descritta più come una ragazza, m'era parso...
Artemis wrote: Fri Jan 02, 2026 11:59 pmqualcuno si fermasse ad osservalopiccolo refuso
Artemis wrote: Fri Jan 02, 2026 11:59 pmMa lei se ne stava su quella panchina da almeno un'ora, con lo sguardo fisso su di lui. Il Tricheco era uno di poche parole, ma forse anche lei.Ci hai girato intorno prima di ripresentarlo: ok.
Artemis wrote: Fri Jan 02, 2026 11:59 pmEcco perché la scorsa volta mi assillava, chiedendomi di fare molta attenzione nel fissaggio" disse il Tricheco mentre si sistemava la maschera sulla testa pelata. "Qualcuno si è permesso di rubarla, era un oggetto quasi sacro per noi, l'opera più nota dell'unico concittadini maestro vetraio. Era emigrato direttamente da Murano, un raro sopravvissuto della sua stirpe di Maestri, sa?"
Artemis wrote: Fri Jan 02, 2026 11:59 pmNon ho avuto una sua risposta riguardo al lavoro ai tempi, considero la consegna pattuita per domani" e sparì.
Artemis wrote: Fri Jan 02, 2026 11:59 pmconstato quello che leiconstatò
Artemis wrote: Fri Jan 02, 2026 11:59 pmLe era venuto in spontaneo di correggerlo.
Artemis wrote: Fri Jan 02, 2026 11:59 pmTra se e seTra sé e sé
Artemis wrote: Fri Jan 02, 2026 11:59 pmche si stava vendicando sul comune Comune per aver affidato il lavoro di addobbo ad un professionista che veniva da fuori provincia.
Artemis wrote: Fri Jan 02, 2026 11:59 pmSi accorse che la ragazzina si era alzata dalla panchina e ora gli porgeva qualcosa. Era una punta, intagliata nel legno, una copia quasi esatta di quella di vetro scomparsa.Bel finale!
"Ma questa è..." sussurrò il Tricheco.
"Quella di mio nonno è sicuramente piu' bella, ma a me serviva la sua come modello per poter scolpire la mia.
Il Tricheco mostrò il suo sorriso a tutti denti. Sapeva sin da quando aveva parlato con Lena che era stata la ragazzina a raccogliere la punta caduta, ma ora sapeva anche il perché.
"E' fantastica" commentò sinceramente, soppesando il manufatto perfettamente levigato, nel legno bruno. "Tuo nonno sarebbe fiero. Punta in alto piccola, punta sempre in alto."
Un racconto natalizio gradevole e ben scritto.
Grazie della piacevole lettura, @Artemis
Re: [CN25] Punta in alto
5Grazie per i commenti molto dettagliati, ora mi sentirò inadeguato con i miei.
Mi scuso con voi e con chi leggerà per i refusi e le piccole incorrezioni, purtroppo ho dovuto stendere il tutto di getto. Riguardo alla trama, avrei voluto renderla più chiara e accompagnare il lettore alla scoperta dei possibili scenari di abbattimento dell'albero, ma ho dovuto tagliare le curve.
Anche Klaus e Klaus sono personaggi eclettici che altrimenti avrei approfondito.
Ho voluto sperimentare da un paragrafo all'altro, il cambio di prospettiva alternato tra il Tricheco e Rokja. forse disorienta un po'.
Quando fa quella domanda a Lena, il Tricheco provoca indirettamente Rokja a correggerlo, ma soprattutto sfrutta la memoria fotografica come telecamera di sorveglianza, per verificare che solo qualcuno della statura di Rokja (senza cappello verde) avrebbe avuto accesso inosservato alla piazza. Rileggendo, effettivamente non si capisce.
Copenaghen è un lieve riferimento all'altra vera Scuola di Copenaghen.
grazie ancora
Mi scuso con voi e con chi leggerà per i refusi e le piccole incorrezioni, purtroppo ho dovuto stendere il tutto di getto. Riguardo alla trama, avrei voluto renderla più chiara e accompagnare il lettore alla scoperta dei possibili scenari di abbattimento dell'albero, ma ho dovuto tagliare le curve.
Anche Klaus e Klaus sono personaggi eclettici che altrimenti avrei approfondito.
Ho voluto sperimentare da un paragrafo all'altro, il cambio di prospettiva alternato tra il Tricheco e Rokja. forse disorienta un po'.
Quando fa quella domanda a Lena, il Tricheco provoca indirettamente Rokja a correggerlo, ma soprattutto sfrutta la memoria fotografica come telecamera di sorveglianza, per verificare che solo qualcuno della statura di Rokja (senza cappello verde) avrebbe avuto accesso inosservato alla piazza. Rileggendo, effettivamente non si capisce.
Copenaghen è un lieve riferimento all'altra vera Scuola di Copenaghen.
grazie ancora
Re: [CN25] Punta in alto
6Racconto carino, scorrevole, trama originale, ma l'epilogo mi lascia un po' perplessa. La ragazzina mi sembra troppo piccola per riprodurre in legno un capolavoro in vetro.

Re: [CN25] Punta in alto
7Ciao @Artemis
Ho letto con piacere il tuo racconto, l'atmosfera natalizia è molto buona, il mistero della "punta in alto" tiene incollato il lettore fino alla fine. Hai avuto la sfortuna di avere una traccia non semplicissima da sbrogliare, ma devo dire che te la sei cavata bene. Tra i vari refusi che ti hanno fatto notare, mi permetto di aggiungere anche quel drin dlon che a me, personalmente, non dispiace... anzi, potrei addirittura decidere di cambiare il suono scialbo e banale del mio campanello in tuo onore.
A rileggersi.
Ho letto con piacere il tuo racconto, l'atmosfera natalizia è molto buona, il mistero della "punta in alto" tiene incollato il lettore fino alla fine. Hai avuto la sfortuna di avere una traccia non semplicissima da sbrogliare, ma devo dire che te la sei cavata bene. Tra i vari refusi che ti hanno fatto notare, mi permetto di aggiungere anche quel drin dlon che a me, personalmente, non dispiace... anzi, potrei addirittura decidere di cambiare il suono scialbo e banale del mio campanello in tuo onore.
A rileggersi.
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Re: [CN25] Punta in alto
8Ciao @Artemis,
un racconto in perfetto stile natalizio.
All'inizio mi aveva fatto riflettere la minuziosa e immersiva descrizione della piscina in rapporto al protagonista, mi sono chiesta quanto delle nostre esperienze personali inseriamo nei nostri racconti, quanta varietà di vita e di interessi adattiamo ai nostri protagonisti, insomma, mi hai subito affascinata, poi però hai cambiato completamente registro e della piscina non se ne è più saputo nulla.
Il racconto è piacevole, ma lo trovo un po' slegato, per esempio non ho capito come mai Lena fosse così in confidenza con Tricheco, perché lui sapesse che era stata la ragazzina a prendere il puntale (e come abbia fatto a non rompersi, visto che avevano buttato giù l'albero).
Citi poi molti personaggi che appaiono a macchie, senza dare continuità alla storia.
Ti segnalo anche diversi refusi:
Alla prossima.
un racconto in perfetto stile natalizio.
All'inizio mi aveva fatto riflettere la minuziosa e immersiva descrizione della piscina in rapporto al protagonista, mi sono chiesta quanto delle nostre esperienze personali inseriamo nei nostri racconti, quanta varietà di vita e di interessi adattiamo ai nostri protagonisti, insomma, mi hai subito affascinata, poi però hai cambiato completamente registro e della piscina non se ne è più saputo nulla.
Il racconto è piacevole, ma lo trovo un po' slegato, per esempio non ho capito come mai Lena fosse così in confidenza con Tricheco, perché lui sapesse che era stata la ragazzina a prendere il puntale (e come abbia fatto a non rompersi, visto che avevano buttato giù l'albero).
Citi poi molti personaggi che appaiono a macchie, senza dare continuità alla storia.
Ti segnalo anche diversi refusi:
Artemis wrote: Fri Jan 02, 2026 11:59 pmcon il solo obbiettivo di concludere il suo personale progetto, prima di NataleSo che ormai è accettato, ma almeno nei libri secondo me è meglio obiettivo
Artemis wrote: Fri Jan 02, 2026 11:59 pmOra che aveva finito, si sentiva libera di gironzolare per le viette innevate del paese, senza fretta ne scopo.né
Artemis wrote: Fri Jan 02, 2026 11:59 pmprima dell'innaugurazione dei mercatini natalizi,inaugurazione
Artemis wrote: Fri Jan 02, 2026 11:59 pml'opera più nota dell'unico concittadini maestro vetraioconcittadino
Artemis wrote: Fri Jan 02, 2026 11:59 pmLa solita memoria di elefante, vero Lena?" constato quello che lei chiamava il Tricheco. "Meglio la memoria che il sedere"constatò
Artemis wrote: Fri Jan 02, 2026 11:59 pmera venuto in spontaneo di correggerlo.Nel complesso il racconto non è male, personalmente mi ero appassionata all'inizio, ma forse quella è un'altra storia che ci racconterai, questa, a mio parere, non è all'altezza di altri tuoi racconti che ho avuto il piacere di leggere.
Alla prossima.
Re: [CN25] Punta in alto
9@Artemis
Mi sono distratta un attimo e sei pieno di commenti.
Il tuo racconto mi é piaciuto moltissimo e mi risuona nell'anima come puoi ben immaginare.
L'ambientazione é perfetta. Come puoi immaginare ho letto il racconto guardando dalla finestra le luci di Castelrotto, almeno alla sera non si vede che manca del tutto la neve. Ho sentito il pizzicorino dell'aria fredda e il peso delle nuvole basse come di solito sono in inverno.
La trama é ben congegnata e trovo adorabile l'idea di una bambina che ruba il puntale di un albero per replicarlo.
Mi sono rimaste alcune curiositá che non sono riuscita a soddisfare nemmeno ad una seconda lettura. Come ha fatto la bambina a buttare giú un albero cosí grande senza rompere il famoso puntale? Perché la bambina alla fine non restituisce il puntale di vetro e invece offre il suo scolpito nel legno?
Mi sono piaciuti tutti i personaggi, a partire dal burbero Tricheco che del nuoto aveva fatto una religione e come professione decorava alberi. Chissá il resto dell'anno di cosa poteva vivere un uomo cosí.
Bella Lena: attenta, pettgola e furba come tutte le panettiere dei paesi. Me la sono proprio vista davanti le guance rosse e lo sguardo malozioso, accogliente il giusto da farti star bene, ma non cosí tanto tanto da permetterti delle confidenze.
Deliziosa Rokja che abita il suo paese come un folletto. L'ho proprio immaginata come scappa da un vicolo all'altro sbirciando curiosa quel che succede; una bambina indipendente, sana e felice, pronta a combinare marachelle se ne ha l'occasione.
Il sindaco nella sua indignazione l'ho trovato cosí vero. Nei dialoghi gli ho anche attribuito quella cantilena degli altoatesini di lingua tedesca quando parlano italiano. Capisco davvero la sua preoccupazione per i banchetti dei concittadini, anche se non mi é del tutto chiaro, perché il mercatino dovesse rimanere chiuso in assenza dell'albero decorato. Non mi pare ci fossero pericoli per i visitatori.
Infine i due Klaus mi hanno richiamato alla mente Pincopanco e Pancopinco, i due gemelli di "Alice nel paese delle meraviglie". La loro comparsa da un ritmo diverso al racconto, ho avuto la sensazione di pssare da una dimensione piuttosto reale con una spolverata di favole a un cartone animato. I due investigatori, a mio avviso, erano troppo caricaturali per u racconto cosí breve, un po' come i cattivi di "Mamma, ho perso l'aereo". Come hai detto tu in un post precedente, meritavano piú spazio per esprimersi al meglio e per essere meglio assorbiti dalla trama.
Infine non ti segnalo i refusi dovuti alla fretta, dato che ci ha pensato chi mi ha preceduto.
Il racconto é bello e delicato, si legge con soddisfzione. Forse avrei specificato meglio la provenienza della bambina, il suo rapporto col nonno. Rimane un mistero il perché per lei fosse tanto importante replicare quel puntale. In nessuna parte del racconto ci lasci un indizio sulla sua capacitá di scolpire il legno (piú gardenese che di Castelrotto) e questo é un po' un peccato.
Nel complesso peró é una bellissima storia di Natale, di quelle che guarderei anche in versione filmica con coperta e ciocciolata calda.
Grazie per questa lettura gradevole e rasserenante, ci hai portati per mano in un bellissimo mondo.
Mi sono distratta un attimo e sei pieno di commenti.
Il tuo racconto mi é piaciuto moltissimo e mi risuona nell'anima come puoi ben immaginare.
L'ambientazione é perfetta. Come puoi immaginare ho letto il racconto guardando dalla finestra le luci di Castelrotto, almeno alla sera non si vede che manca del tutto la neve. Ho sentito il pizzicorino dell'aria fredda e il peso delle nuvole basse come di solito sono in inverno.
La trama é ben congegnata e trovo adorabile l'idea di una bambina che ruba il puntale di un albero per replicarlo.
Mi sono rimaste alcune curiositá che non sono riuscita a soddisfare nemmeno ad una seconda lettura. Come ha fatto la bambina a buttare giú un albero cosí grande senza rompere il famoso puntale? Perché la bambina alla fine non restituisce il puntale di vetro e invece offre il suo scolpito nel legno?
Mi sono piaciuti tutti i personaggi, a partire dal burbero Tricheco che del nuoto aveva fatto una religione e come professione decorava alberi. Chissá il resto dell'anno di cosa poteva vivere un uomo cosí.
Bella Lena: attenta, pettgola e furba come tutte le panettiere dei paesi. Me la sono proprio vista davanti le guance rosse e lo sguardo malozioso, accogliente il giusto da farti star bene, ma non cosí tanto tanto da permetterti delle confidenze.
Deliziosa Rokja che abita il suo paese come un folletto. L'ho proprio immaginata come scappa da un vicolo all'altro sbirciando curiosa quel che succede; una bambina indipendente, sana e felice, pronta a combinare marachelle se ne ha l'occasione.
Il sindaco nella sua indignazione l'ho trovato cosí vero. Nei dialoghi gli ho anche attribuito quella cantilena degli altoatesini di lingua tedesca quando parlano italiano. Capisco davvero la sua preoccupazione per i banchetti dei concittadini, anche se non mi é del tutto chiaro, perché il mercatino dovesse rimanere chiuso in assenza dell'albero decorato. Non mi pare ci fossero pericoli per i visitatori.
Infine i due Klaus mi hanno richiamato alla mente Pincopanco e Pancopinco, i due gemelli di "Alice nel paese delle meraviglie". La loro comparsa da un ritmo diverso al racconto, ho avuto la sensazione di pssare da una dimensione piuttosto reale con una spolverata di favole a un cartone animato. I due investigatori, a mio avviso, erano troppo caricaturali per u racconto cosí breve, un po' come i cattivi di "Mamma, ho perso l'aereo". Come hai detto tu in un post precedente, meritavano piú spazio per esprimersi al meglio e per essere meglio assorbiti dalla trama.
Infine non ti segnalo i refusi dovuti alla fretta, dato che ci ha pensato chi mi ha preceduto.
Il racconto é bello e delicato, si legge con soddisfzione. Forse avrei specificato meglio la provenienza della bambina, il suo rapporto col nonno. Rimane un mistero il perché per lei fosse tanto importante replicare quel puntale. In nessuna parte del racconto ci lasci un indizio sulla sua capacitá di scolpire il legno (piú gardenese che di Castelrotto) e questo é un po' un peccato.
Nel complesso peró é una bellissima storia di Natale, di quelle che guarderei anche in versione filmica con coperta e ciocciolata calda.
Grazie per questa lettura gradevole e rasserenante, ci hai portati per mano in un bellissimo mondo.