Traccia n. 6. - C'era qualcosa fuori posto. L'appartamento era buio, il silenzio troppo compatto. Una delle porte del salotto era socchiusa. Ne filtrava una debole luce: la lampada sul tavolino degli scacchi.
Sospinse la porta e si affacciò nel grande salone.
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C'era qualcosa fuori posto. L'appartamento era buio, il silenzio troppo compatto. Una delle porte del salotto era socchiusa. Ne filtrava una debole luce: la lampada sul tavolino degli scacchi.
Sospinse la porta e si affacciò nel grande salone.
Infila le dita fra le pagine del libro per tenere il segno. Non vuole sapere cosa c’è nel grande salone di quell’appartamento.
Stasera è speciale, e lei vuole centellinarne ogni momento.
Si sistema meglio la coperta sulle ginocchia e fissa le fiamme nel camino.
Di fianco alla sua poltrona, il divano di cuoio riflette la luce calda. Sul tavolino, che li separa, si trova un bicchierino di amaro e mezza tazza di tisana all’arancio. Nel cassetto sotto al piano ci sono nascoste le sigarette ancora dai tempi in cui le proibivano di fumare in casa. All’epoca si sedeva sul bordo di pietra e sbuffava il fumo nella cappa. Subito dopo incendiava la piccola pira già pronta e nessuno se ne accorgeva. Una maestra della clandestinità innocente.
Il primo tiro è sempre il migliore.
Si guarda attorno.
A parte le due armature medievali a guardia della porta, non c’è nessuno.
Le scoccia chiamare il maggiordomo perché è senza posacenere, però le scoccia anche tirare fuori le gambe dalla copertina per raggiungere il camino.
Non le rimane altro che buttare giù l’ultimo sorso di tisana e fare quella cosa ributtante, ossia usare la tazza come posacenere.
Ha sempre amato la sensazione della sigaretta fra indice e medio. Appoggia bene il gomito al bracciolo e lascia ricadere la mano verso l’esterno. Con un gesto elegante recupera l’avambraccio e fa un altro tiro. Le piace come il pollice gioca con le unghie scarlatte del mignolo e dell’anulare mentre espira una nuvoletta di nicotina.
Torna al libro e si chiede pigramente quanto grande deve essere un appartamento per contenere un salotto e un salone. Il suo salone è talmente grande che la luce dietro alla poltrona non riesce ad illuminarne gli angoli più distanti. Sono immersi nel buio.
Se si aprisse di uno spiraglio la porta in fondo forse si potrebbe vedere un lembo del salottino verde, quella fra le armature invece rivelerebbe uno spicchio del tappetto bordeaux del corridoio. Quel tappeto che ingoia i passi di chiunque e che l’aveva salvata ogni volta che da ragazza tornava fuori orario. I tendaggi ricoprono le tre portefinestre. Stasera, prima di accomodarsi, aveva liberato le nappine così da nascondere i riflessi della luna sulla neve. Le piace l’oscurità avvolgente, la fa sentire al sicuro, protetta nel suo ruolo che a breve abbandonerà.
Quindi, riabbassando gli occhi sul libro, cosa poteva esserci di così interessante in quel salone: un cadavere, un malintenzionato oppure anche un’assenza, un quadro mancante, una sedia fuori posto.
“Contessa, la macchina è pronta.”
“Grazie, Sebastiano.”
“Le ricordo la cena di famiglia alle 20.30, i primi ospiti arriveranno alle 20.15. Ha esattamente 120 minuti.”
“L’abito è pronto?”
“L’attende in camera.”
La contessa si infila fra le due armature, percorre il corridoio fino alla terza porta a sinistra.
Entra in garage, consapevole che non l’avrebbe più fatto con quelle intenzioni.
Alla sua destra trovail giaccone con una tasca appesantita e gli anfibi, che indossa prima di salire nella Mini già accesa.
Non fa un gesto di troppo, ma segue il fluire di un rituale sincronizzato con la propria respirazione profonda e calma. Festina lente era il motto ereditato assieme ai debiti di gioco lasciati dal padre.
Il portone del garage si alza e in fondo al viale si apre il cancello.
Esce a velocità moderata, consona ad una contessa, di cui si suppone che non abbia nulla da fare, se non vivere di rendita e godersi la vita.
Si immette nella strada deserta e pochi minuti dopo parcheggia davanti alla chiesa di San Giuseppe, che frequenta con devozione a ogni festa comandata. Raggiunge il banco donato dalla sua famiglia con i guadagni di sua madre. La nobildonna aveva capito quanto era importante mantenere buoni rapporti con il clero e con i pari per conservare la propria posizione; era una maestra nel curare le relazioni, soprattutto quelle di letto che garantivano la sopravvivenza della famiglia.
La contessa aveva scelto un’altra carriera, altrettanto discreta, ma molto più remunerativa.
Nel primo confessionale a destra la contessa si infila la giacca da rider, capellino, passamontagna, si mette lo zaino in spalla ed esce per prendere la bicicletta.
Senza pensare al fratello e alla sorella, che dalle questioni famigliari si sono sempre tenuti distanti per continuare la loro vita da parassiti, pedala nella città semideserta fino ad arrivare da Hutong. Spera che il suo ordine sia già pronto. Ma così non è, bisogna aspettare dieci minuti. C’era da chiedersi quanti ordini potevano esserci il giorno di Santo Stefano.
Non c’è problema, ha ancora margine. Si sposta fuori dal raggio dei lampioni e si concede un’altra sigaretta ben attenta a non levarsi i guanti. Gli arabeschi del fumo le ricordano il locale dove aveva incontrato un’unica volta il suo contatto, quello che sarebbe diventato il tramite con il suo datore di lavoro. Il dialogo era stato breve, ad essere onesti era un ricatto. L’uomo dall’aria insignificante le aveva detto che per una giovane donna in grado di risolvere i problemi come aveva fatto con il proprio padre, si aprivano le porte per una carriera costante e duratura nel tempo, ma soprattutto molto redditizia. L’aveva anche rassicurata: non avrebbe dovuto investire molto tempo, doveva continuare a fare la propria vita e mettere al loro servizio la sua creatività.
Appena l’ordine è nello zaino, pedala verso il centro. Continua a pensare agli ultimi vent’anni, ai viaggi fatti per svolgere gli incarichi che riceveva attraverso quell’ometto banale. Ammette con sé stessa che si è divertita, anche se ora si rende conto di non aver più bisogno né del denaro e tantomeno dell’adrenalina. Si era fatta carico di tutti i problemi della sua casata e coperta dalla vita frivola di contessina rampante li aveva risolti a uno a uno.
Il mondo è piccolo e nel tempo aveva identificato l’uomo degli incarichi. Sapeva che era più anziano di lei di una decina di anni e ne aveva scoperto l’indirizzo grazie al suo fido maggiordomo Sebastiano. Già, Sebastiano, il giovane delinquente venezuelano che per essere felice aveva bisogno di essere al servizio di una donna, di obbedirle in tutto e per tutto. Dopo i primi cinque anni era stato un vero sollievo trovare un complice come lui. Si erano trovati subito bene, era un ottimo pianificatore, razionale e preciso, creativo quanto lei, ma incapace di mettere in atto i propri progetti. Era destinato a scomparire fra le baracche di un barrio di Caracas, se non avesse assistito ad un incarico di lei e si fosse offerto di migliorare la logistica.
Sebastiano si era anche assicurato che quell’uomo scialbo fosse l’unico contatto con l’organizzazione.
La contessa si ferma davanti ad un condominio di otto piani. Appoggia la bicicletta al muro e citofona a Bruno Occhielli. “Ultimo piano” una voce prima del clic della porta che si apre.
Ascensore. Otto.
Avvita il silenziatore e reinfila l’arma nella giacca.
Percorre il corridoio a passo deciso.
Ultima porta in fondo.
Bussa.
Il signor Occhielli è sorpreso che l’uomo delle consegne sia una donna e che questa lo spinga dentro con violenza. Il signor Occhielli è rimasto un nerd nonostante i suoi sessant’anni, ma dispone di quello che la contessa si immagina sia il salone di un appartamento. Il pavimento è di marmo bianco e lucido, come aveva desiderato la cognata nell’appartamento coniugale e come la contessa si immaginava fosse quello del romanzo.
“Contessa?” Una domanda retorica che contiene già tutte le risposte.
“Mi ritiro dal servizio.”
I loro occhi si incontrano per un istante, prima che la contessa gli spari direttamente al cuore.
Lui precipita a terra senza emettere un suono. Per sicurezza gli appoggia la canna in fronte e spara un’altra volta cancellando lo stupore dal suo volto. Il 2 gennaio attenderanno invano Bruno Occhielli al lavoro ufficiale, la ditta di spedizione dovrà fare a meno del suo miglior contabile.
La contessa avrebbe voluto inscenare un dialogo finale, ma la cautela l’ha trattenuta.
Nel suo ambito l’unico modo per ritirarsi dal servizio è di eliminare l’unico contatto con i propri datori di lavoro. È una regola non scritta, l’unica per diventare vecchi e godersi i frutti del proprio lavoro.
Ben attenta a non mettere i piedi nella pozzanghera rossa, ispeziona l’appartamento. Come previsto non c’è nessuno, nemmeno un gatto e nemmeno un salotto.
Esce dall’edificio sapendo che nelle prossime ventiquattro ore i filmati di sicurezza verranno sovrascritti e il rider con le ciocche bionde che sfuggono dal cappellino sparirà per sempre.
Tornata a San Giuseppe, entra in chiesa, si leva l’abbigliamento da lavoro, infila tutto nello zaino aggiungendo una busta con il denaro ed esce dalla porta laterale.
Vicino alla macchina l’attende un uomo.
“Grazie, Kunal, lo scherzo è ben riuscito, potrei rubarti il mestiere di rider. Nello zaino è rimasto del cibo.”
“Grazie, signora. Se hai bisogno ancora, io sono qui.”
“Buone feste a te e alla tua famiglia.”
Si abbracciano brevemente.
Non c’è traffico nemmeno al ritorno.
Appena infila il viale, il cancello alle sue spalle si chiude e si apre il garage.
Scesa dalla macchina si sfila la giacca e gli anfibi, a piedi nudi arriva in fondo al corridoio, sale al primo piano.
La porta della sua camera è socchiusa.
Sebastiano ha preparato tutto, in bagno scorre l’acqua calda della doccia.
Quindici minuti dopo la contessa si sta truccando seduta alla sua toeletta; si sistema lo chignon basso, controlla il suo conto alle Caiman. Ormai la famiglia è salva da qualche anno e per qualche generazione. Non le rimane che godersi i frutti del suo lavoro e divertirsi tenendo sulla corda i suoi parenti così affettuosi e attenti, sempre pronti a carpire informazioni sulla fondazione che li mantiene tutti.
Un ultimo sguardo allo specchio. Deve ammettere che il nero le dona davvero, così come gli abiti lunghi e morbidi. La lunga collana di perle e oro bianco le illumina l’incarnato, sembra quasi ringiovanita. Si sente come un qualsiasi altro neopensionato: sollevato e inebriato dal senso di libertà.
Sebastiano l’attende ai piedi delle scale.
“Contessa, ben arrivata, è splendida. È andato tutto secondo le sue aspettative?”
“Si, grazie.”
“Gradisce ispezionare la sala da pranzo? Mancano quindici minuti al primo ospite.”
“Sarà di sicuro quella stronza di mia cugina con marito e figli. Mi ritiro un momento davanti al camino, ho bisogno di rilassarmi prima di vedere tutti i parenti.”
Era una piccola bugia, la verità è che ora vuole sapere cosa si trova nel salone del libro.
“Sospinse la porta e si affacciò nel grande salone.
Tutto come al solito, tranne l’uomo riverso sulla poltrona che fissava l’ultima mossa sulla scacchiera. Un foro nella tempia non lasciava dubbi.”
Quindi anche nel romanzo era passato un collega.
Soddisfatta e serena, quasi di buonumore, rimette il segnalibro pronta per la tradizionale cena di Santo Stefano assieme alle sanguisughe che, per educazione, definiva famiglia.
Poco prima del dolce Sebastiano le porge una busta su un vassoio d’argento. Ha lo stesso aspetto delle buste che le inviava Bruno Occhielli.
Il vociare della tavolata si affievolisce per un momento, la cugina allunga il collo, ma non c’è mittente da sbirciare.
Sebastiano si mette alle sue spalle mentre lei apre la busta con il tagliacarte. Sempre il solito cartoncino color crema, ma la calligrafia è diversa.
Nessun obiettivo, solo una frase: “Dimissioni accettate.”
Restituisce tutto a Sebastiano.
“Zia, qualcosa di urgente? Brutte notizie?”
“No, cara.”, risponde alla nipote preferita “Mi confermano solo la partecipazione al torneo di golf sulla neve a St. Moritz, sai gli organizzatori sono molto precisi. Vero Sebastiano?”
Quasi come l’organizzazione dalla quale dovrá guardarsi in futuro.
Re: [CN25] La contessa
2Almissima wrote: Fri Jan 02, 2026 7:48 pmC'era qualcosa fuori posto. L'appartamento era buio, il silenzio troppo compatto. Una delle porte del salotto era socchiusa. Ne filtrava una debole luce: la lampada sul tavolino degli scacchi.L'intreccio tra la lettura del giallo e l'azione in tempo reale è efficace e crea un parallelo molto intelligente complimenti, @Almissima. Il finale, dove anche nel libro che la contessa sta leggendo compare un omicidio, chiude il cerchio in modo elegante. Trovata geniale.
Sospinse la porta e si affacciò nel grande salone.
Infila le dita fra le pagine del libro per tenere il segno. Non vuole sapere cosa c’è nel grande salone di quell’appartamento.
Stasera è speciale, e lei vuole centellinarne ogni momento.
La contessa mi piace da matti, è ben caratterizzata. Una killer professionista che si nasconde dietro l'apparenza di nobildonna frivola. Il suo cinismo controllato e la sua meticolosità emergono bene.
Le descrizioni degli ambienti (il salone, il camino, le armature) creano un'atmosfera decadente e gotica. mi sembra molto appropriata.
Ci sono passaggi troppo raccontati che trattengono la lettura:
Almissima wrote: Fri Jan 02, 2026 7:48 pmGià, Sebastiano, il giovane delinquente venezuelano che per essere felice aveva bisogno di essere al servizio di una donna, di obbedirle in tutto e per tutto. Dopo i primi cinque anni era stato un vero sollievo trovare un complice come lui. Si erano trovati subito bene, era un ottimo pianificatore, razionale e preciso, creativo quanto lei, ma incapace di mettere in atto i propri progetti. Era destinato a scomparire fra le baracche di un barrio di Caracas, se non avesse assistito ad un incarico di lei e si fosse offerto di migliorare la logistica.È quasi una storia nella storia, in un romanzo breve andrebbe bene ma in un racconto di pochi caratteri allunga e non serve alla trama.
Sebastiano si era anche assicurato che quell’uomo scialbo fosse l’unico contatto con l’organizzazione.
L'inizio è lento e contemplativo, poi accelera bruscamente quando la contessa va a compiere l'omicidio. Forse il ritmo andrebbe equilibrato. No se anche tu lo senti.
Il travestimento da rider con la parrucca bionda sembra elaborato ma poi si dice che Sebastiano ha organizzato tutto con Kunal (il vero rider?).
Il dettaglio dell'attesa da Hutong rallenta e non sento aumentare la tensione.
Almissima wrote: Fri Jan 02, 2026 7:48 pmNel suo ambito l’unico modo per ritirarsi dal servizio è di eliminare l’unico contatto con i propri datori di lavoro. È una regola non scritta, l’unica per diventare vecchi e godersi i frutti del proprio lavoro.Perchè? Non capisco perchè elimina il suo contatto per ritirarsi, a una certa età dovrebbe essere consentito. Perché è necessario ucciderlo? Perché proprio ora? Questa regola non scritta dovrebbe preoccupre chiunque faccia da tramite e poi alla fine:
La frase "Dimissioni accettate" è inquietante ma arriva troppo rapidamente.
Il riferimento finale all'organizzazione dalla quale dovrà guardarsi (per sempre?) nonostante l'omicidio appena commesso, introduce una minaccia che sembra chiamare un seguito al racconto.
Complimenti , un ottimo racconto.
Re: [CN25] La contessa
3Carissima @Almissima
Eccellente la scena della sigaretta, lei fuma e il lettore è lì davanti a respirare il fumo passivo.
Mi è piaciuto il rapido capovolgimento, la contessina che diventa una spietata assassina.
Come al solito il racconto scivola rapido senza intoppi.
Sempre un piacere leggerti
Eccellente la scena della sigaretta, lei fuma e il lettore è lì davanti a respirare il fumo passivo.
Mi è piaciuto il rapido capovolgimento, la contessina che diventa una spietata assassina.
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Re: [CN25] La contessa
4@Albascura Grazie per l'analisi approfondita, devo dire che hai ragione e ammetto che questo racconto é stat un parto difficile
@NanoVetricida
Grazie, ma tu mi vuoi bene, lo so
@NanoVetricida
Grazie, ma tu mi vuoi bene, lo so
Re: [CN25] La contessa
5ciao @Almissima, con questo tuo, chiudo la carrellata dei racconti di questo contest: ancora un omicidio.. 
La trama è buona, anche il percorso narrativo è coinvolgente. Ho pensato che avresti dato più spazio a quello che mi è apparso come una traccia proficua da poter gestire: il gioco degli scacchi. Però niente di questo, benché, secondo un classico cliché nel giallo, è sempre vincente. Sinonimo di intrigo, di sottile e psicologico gioco dove le capacità di saper giocare in incognito, sono sempre attuali e capaci di appassionare. Ciao.
La trama è buona, anche il percorso narrativo è coinvolgente. Ho pensato che avresti dato più spazio a quello che mi è apparso come una traccia proficua da poter gestire: il gioco degli scacchi. Però niente di questo, benché, secondo un classico cliché nel giallo, è sempre vincente. Sinonimo di intrigo, di sottile e psicologico gioco dove le capacità di saper giocare in incognito, sono sempre attuali e capaci di appassionare. Ciao.
Viaggio sconsolato tra i ricordi dello Stato.
Tratti di pioggia sopra Auschwitz. Tra oblio e orgoglio.
Io malata in fuga.
Tratti di pioggia sopra Auschwitz. Tra oblio e orgoglio.
Io malata in fuga.
Re: [CN25] La contessa
6Questo è innegabile
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Re: [CN25] La contessa
7Almissima wrote: Fri Jan 02, 2026 7:48 pmFestina lente era il motto ereditato assieme ai debiti di gioco lasciati dal padre.Il motto è da scrivere in altri caratteri o tra virgolette.
Il portone del garage si alza e in fondo al viale si apre il cancello.
Almissima wrote: Fri Jan 02, 2026 7:48 pmLa nobildonna aveva capito quanto era fosse importante mantenere buoni rapporti con il clero e con i pari per conservare la propria posizione;
Almissima wrote: Fri Jan 02, 2026 7:48 pmDopo i primi cinque anni era stato un vero sollievo trovare un complice come lui. Si erano trovati subito bene,Per non ripeterti, potresti mettere nella seconda frase: "Si eranto intesi da subito" o simili.
Almissima wrote: Fri Jan 02, 2026 7:48 pmEra una piccola bugia, la verità è che ora vuole sapere cosa si trova nel salone del libro.Sai, il salone del libro potrebbe richiamare altro al lettore. Ti suggerisco:
- ... vuole continuare la lettura del libro per sapere cosa c'è nel salone...
Almissima wrote: Fri Jan 02, 2026 7:48 pmQuindi anche nel romanzo era passato un collega.@Almissima
Soddisfatta e serena, quasi di buonumore, rimette il segnalibro pronta per la tradizionale cena di Santo Stefano assieme alle sanguisughe che, per educazione, definiva famiglia.
Poco prima del dolce Sebastiano le porge una busta su un vassoio d’argento. Ha lo stesso aspetto delle buste che le inviava Bruno Occhielli.
Il vociare della tavolata si affievolisce per un momento, la cugina allunga il collo, ma non c’è mittente da sbirciare.
Sebastiano si mette alle sue spalle mentre lei apre la busta con il tagliacarte. Sempre il solito cartoncino color crema, ma la calligrafia è diversa.
Nessun obiettivo, solo una frase: “Dimissioni accettate.”
Restituisce tutto a Sebastiano.
“Zia, qualcosa di urgente? Brutte notizie?”
“No, cara.”, risponde alla nipote preferita “Mi confermano solo la partecipazione al torneo di golf sulla neve a St. Moritz, sai gli organizzatori sono molto precisi. Vero Sebastiano?”
Quasi come l’organizzazione dalla quale dovrá guardarsi in futuro.
Sempre un piacere leggere uno dei tuoi sorprendenti noir vintage. Complimenti!
Re: [CN25] La contessa
8Grazie Almissima per il sempre pungente e ironico taglio di narrazione.
La Contessa è un personaggio da vero teatro gotico, con riferimento al reale solo quando prende in giro se stessa.
Non mi interessa soffermarmi sulla forma, ma qualche punteggiatura aggiustata cambierebbe la facilità di lettura. Ad esempio "Si era fatta carico di tutti i problemi della sua casata e coperta dalla vita frivola di contessina rampante li aveva risolti a uno a uno."
All'inizio mi ha disorientato la parte della lettura parallela del giallo, ma poi ha intrigato, proprio perché lei stessa è una perfetta protagonista di un possibile thriller fiction.
Ci avresti pure potuto giocare di più, sul confine del reale e del letto nel romanzo.
Ho molto apprezzato il gioco di frasi a doppio ricamo temporale, come "ormai la famiglia è salva da qualche anno e per qualche generazione." , ricorrono aggiungendo un che di sofisticato.
Si può intuire che fosse Sebastiano il vero guardiano dei suoi servizi, sin da quando presenti il loro incontro. Però non averlo fatto riapparire durante la vicenda dell'omicidio, ti ha concesso il finale aperto, che funziona.
La domanda sorge spontanea, Almissima: ti dovrai sudare la pensione quanto la cara Contessa?
La Contessa è un personaggio da vero teatro gotico, con riferimento al reale solo quando prende in giro se stessa.
Non mi interessa soffermarmi sulla forma, ma qualche punteggiatura aggiustata cambierebbe la facilità di lettura. Ad esempio "Si era fatta carico di tutti i problemi della sua casata e coperta dalla vita frivola di contessina rampante li aveva risolti a uno a uno."
All'inizio mi ha disorientato la parte della lettura parallela del giallo, ma poi ha intrigato, proprio perché lei stessa è una perfetta protagonista di un possibile thriller fiction.
Ci avresti pure potuto giocare di più, sul confine del reale e del letto nel romanzo.
Ho molto apprezzato il gioco di frasi a doppio ricamo temporale, come "ormai la famiglia è salva da qualche anno e per qualche generazione." , ricorrono aggiungendo un che di sofisticato.
Si può intuire che fosse Sebastiano il vero guardiano dei suoi servizi, sin da quando presenti il loro incontro. Però non averlo fatto riapparire durante la vicenda dell'omicidio, ti ha concesso il finale aperto, che funziona.
La domanda sorge spontanea, Almissima: ti dovrai sudare la pensione quanto la cara Contessa?
Re: [CN25] La contessa
9Almissima wrote: Fri Jan 02, 2026 7:48 pmUna maestra della clandestinità innocenteBella frase
Almissima wrote: Fri Jan 02, 2026 7:48 pmtrovailRefuso: trova il
Almissima wrote: Fri Jan 02, 2026 7:48 pmcapellinoRefuso: cappellino
Che bel racconto! Bella trama, ottima scrittura e buon uso dell'incipit.
Cosa possiamo chiedere di più?
Complimenti
Re: [CN25] La contessa
10Ci sono già molti commenti approfonditi, ai quali in buona parte mi associo.
Lo spunto del killer "impensabile" non è nuovo ma ben giocato, la contessa un personaggio riuscito, le note d'ambiente efficaci. Convincenti e scorrevoli narrazione e scrittura.
Quali critiche: alcune parti troppo raccontate, qualche eccesso descrittivo, manca almeno un accenno agli scacchi e il finale è troppo brusco e non mi sembra (sarò tarda...) chiarissimo. Interviene il livello superiore dell'organizzazione?
Lo spunto del killer "impensabile" non è nuovo ma ben giocato, la contessa un personaggio riuscito, le note d'ambiente efficaci. Convincenti e scorrevoli narrazione e scrittura.
Quali critiche: alcune parti troppo raccontate, qualche eccesso descrittivo, manca almeno un accenno agli scacchi e il finale è troppo brusco e non mi sembra (sarò tarda...) chiarissimo. Interviene il livello superiore dell'organizzazione?
...si sappia che dei desideri alcuni sono naturali, altri vani: e, dei naturali, necessari gli uni, solo naturali gli altri (Epicuro)
Re: [CN25] La contessa
13Ciao @Almissima, che genialata il racconto nel racconto con i parallelismi nella trama! Molto brava.
Lettura scorrevole, storia piacevole.
Qualche appunto:
Fai pensare che ci siano due persone, questa cosa per me è rimasta in sospeso.
Era sicura, e Sebastiano era d'accordo, che in quell'ambiente l'unico modo per tirarsi fuori era (...l
Il testo comunque funziona, buon contest.
Lettura scorrevole, storia piacevole.
Qualche appunto:
Almissima wrote: Fri Jan 02, 2026 7:48 pmSul tavolino, che li separa, si trova un bicchierino di amaro e mezza tazza di tisana all’arancio.Non mi sembra utile l'inciso che ti ho evidenziato, toglierei la prima virgola.
Fai pensare che ci siano due persone, questa cosa per me è rimasta in sospeso.
Almissima wrote: Fri Jan 02, 2026 7:48 pmfare quella cosa ributtante, ossia usare la tazza come posaceneremiiiiiii se hai ragione!
Almissima wrote: Fri Jan 02, 2026 7:48 pma fa sentire al sicuro, protetta nel suo ruolo che a breve abbandonerà.
Almissima wrote: Fri Jan 02, 2026 7:48 pmconsapevole che non l’avrebbe più fatto con quelle intenzioni.Per me non è necessario sottolineare nuovamente che sta per cambiare la sua vita segreta, lo hai scritto poco prima.
Almissima wrote: Fri Jan 02, 2026 7:48 pm Il pavimento è di marmo bianco e lucido, come aveva desiderato la cognata nell’appartamento coniugaleCome e perché è piombata in questo racconto la cognata con le sue preferenze di arredamento?
Almissima wrote: Fri Jan 02, 2026 7:48 pmNel suo ambito l’unico modo per ritirarsi dal servizio è di eliminare l’unico contatto con i propri datori di lavoro.Capisco che devi giustificare l'azione, ma anche se prima hai scritto che Sebastiano si era assicurato che ci fosse un unico intermediario, risulta poco credibile che possa cavarsela così. Vero che col finale mi dai ragione, ma forse, per evitare l'interruzione del flusso di lettura per una percezione di anomalia, potresti far precedere la frase che ti ho citato da:
Era sicura, e Sebastiano era d'accordo, che in quell'ambiente l'unico modo per tirarsi fuori era (...l
Almissima wrote: Fri Jan 02, 2026 7:48 pmGrazie, Kunal, lo scherzo è ben riuscito, potrei rubarti il mestiere di rider. Nello zaino è rimasto del cibo.”mmm, lasciamo questo testimone in giro? Ok, lo fai abbracciare dalla protagonista, lei si fida, ma quindi lui sa perfettamente chi sia. Rivaluterei.
Il testo comunque funziona, buon contest.
Re: [CN25] La contessa
14Ciao, @Almissima. Mi accodo ai complimenti sull'ottimo uso dell'incipit iniziale come pezzo del libro che sta leggendo la contessa, usato poi anche alla fine. Ho trovato il personaggio molto solido e ben costruito, sia tramite le informazioni che ci vengono date sulla sua storia e sulle sue relazioni sia tramite i gesti calcolati che hai inserito che la rendono visivamente distinguibile e particolare, ad esempio il piccolo rito della sigaretta, il libro e il cambio d'abito. Per non parlare della sua freddezza quando avviene il misfatto!
Dal punto di vista formale ho trovato la scrittura molto curata e visiva come sempre nei tuoi scritti, anche se a volte mi è sembrato che certe digressioni togliessero un po' al climax e introducessero argomenti che possono confondere dalla trama, soprattutto nella parte centrale. Ad esempio:
Un'altra cosa a cui farei attenzione sono i tempi verbali:
Nel complesso un buon racconto. Mi è piaciuto molto! Alla prossima!
Dal punto di vista formale ho trovato la scrittura molto curata e visiva come sempre nei tuoi scritti, anche se a volte mi è sembrato che certe digressioni togliessero un po' al climax e introducessero argomenti che possono confondere dalla trama, soprattutto nella parte centrale. Ad esempio:
Almissima wrote: Fri Jan 02, 2026 7:48 pmL’uomo dall’aria insignificante le aveva detto che per una giovane donna in grado di risolvere i problemi come aveva fatto con il proprio padre, si aprivano le porte per una carriera costante e duratura nel tempo, ma soprattutto molto redditizia.
Almissima wrote: Fri Jan 02, 2026 7:48 pmGià, Sebastiano, il giovane delinquente venezuelano che per essere felice aveva bisogno di essere al servizio di una donna, di obbedirle in tutto e per tutto. Dopo i primi cinque anni era stato un vero sollievo trovare un complice come lui. Si erano trovati subito bene, era un ottimo pianificatore, razionale e preciso, creativo quanto lei, ma incapace di mettere in atto i propri progetti. Era destinato a scomparire fra le baracche di un barrio di Caracas, se non avesse assistito ad un incarico di lei e si fosse offerto di migliorare la logistica.Forse avrei introdotto queste informazioni in altri pezzi del racconto, o prima o dopo, non mentre lei si sta dirigendo a compiere l'omicidio, per non spezzare il ritmo narrativo. Ma sono comunque informazioni preziose per rendere il personaggio e il contesto credibili e vivi.
Un'altra cosa a cui farei attenzione sono i tempi verbali:
Almissima wrote: Fri Jan 02, 2026 7:48 pmStasera, prima di accomodarsi, aveva liberato le nappine così da nascondere i riflessi della luna sulla neve. Le piace l’oscurità avvolgente, la fa sentire al sicuro, protetta nel suo ruolo che a breve abbandonerà.Perché il trapassato prossimo? Se la narrazione è al presente, avrebbe più senso un ha liberato, visto che l'azione è abbastanza recente (stasera).
Almissima wrote: Fri Jan 02, 2026 7:48 pmIl mondo è piccolo e nel tempo aveva identificato l’uomo degli incarichi. Sapeva che era più anziano di lei di una decina di anni e ne aveva scoperto l’indirizzo grazie al suo fido maggiordomo Sebastiano.Qui credo ci vadano "sa" ed "è".
Nel complesso un buon racconto. Mi è piaciuto molto! Alla prossima!