[CN25] Un meraviglioso Natale

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Traccia 9 finale
Alcuni minuti dopo, l'uomo si alzò e agitò il giornale in direzione dei ragazzi prima di scomparire dietro l'angolo.
Cosa ti avevo detto? Ha lasciato 10 euro. Non mi sbagliavo, ho visto subito che era un signore gentile. Peccato che al giorno d'oggi non se ne trovino più tanti come lui.


Gabriele e Peter erano due ragazzi perennemente fuori dal comune.  Si erano ficcati in testa che non se ne sarebbero andati finché non avessero parlato con il sindaco. Ed essendo un comune situato molto a nord, nel periodo natalizio c'era un freddo da far tremare anche le statue.
“È inutile che state lì a congelarvi, tanto lui non esce mai, e nessuno l'ha mai visto entrare. Per quel che mi riguarda non esiste” disse un signore avvinghiato in una pelliccia rappezzata con peli di diverse bestie.
Il municipio aveva un aspetto imponente. Un tetro edificio in stile neoclassico con possenti colonne sulla facciata e grandi finestre incorniciate.
“Cosa volete chiedere al sindaco? Gracchiò una vecchietta con i vestiti rattoppati. “Sono la sua segretaria personale. Se mi offrite una limonata, vi ci porto subito.”
I due ragazzi non la degnarono di uno sguardo. O non avevano sentito, oppure facevano finta di non averlo fatto, nel timore che assecondare quella piccola richiesta ne aprisse la strada ad altre ben più impegnative, come un pasto caldo o, peggio ancora, una conversazione.

Due bambini giocavano nella piazza a lanciarsi palle di Natale staccate dall'albero spezzato in due. Altri si inseguivano a colpi di palle di neve, mentre dei senzatetto in disparte si lanciavano palle di rifiuti organici non più commestibili.
Due temerari signori in tenuta mimetica da jogging cantavano marce guerresche mentre si lanciavano una palla medica da dieci chili. Uno dei due scivolò, la sfera lo colpì in pieno ventre e dalla bocca uscì una fontanella di vomito verdastro che sembrò quasi un’installazione artistica, illuminata dal chiarore della luna. L’uomo si rialzò soddisfatto, diede un morso a una barretta proteica e riprese a correre.
“Maledizione, con queste scarpe si scivola. Ci vorrebbero le chiodate come quelle che usavo per i cento metri in pista.”
“Ma ti bagnerai tutti i piedi.”
“E quando nuoti? Ti bagni tutto il corpo, forse?”
Gabriele e Peter distolsero per un attimo lo sguardo. Poi tornarono immobili a fissare il municipio come guardiani che aspettano il cambio turno.
Dopo un po', Gabriele ruppe il silenzio: “Sai che la gattaiola l'ha inventata Newton?”
“Ma dai! Quello della forza di gravità?”
“Sì, proprio lui”
“Ragazzi?” li chiamò una voce. “È la notte di Natale! Cosa ci fate qui al freddo?”
“Aspettiamo che il sindaco ci riceva.”
“Ma non è possibile stasera! È  tutto chiuso, non c'è nessuno.”
“Ci sono tutte le luci accese, Non direi” rispose Gabriele.
“Già, non vorranno mica sprecare tanta energia elettrica per niente” aggiunse Peter.
“Le tengono per sicurezza.”
Un suono di una sirena improvviso squarciò l'aria. La piazza si svuotò in un lampo.
“Correte! Riparatevi” urlò qualcuno.
“Guarda! La stella cometa!” gridò Peter.
“Non è una stella cometa. Non senti il fischio? Sarà uno dei soliti fuochi d'artificio.”
“Potrebbe apparire anche quella vera stanotte.”
“Seeee... e magari anche Babbo Natale.”
“Infatti” disse Peter indicando alle sue spalle.”
Un signore con una lunga barba bianca era accovacciato su dei cartoni, con un cane addormentato sotto una coperta.
“Sì, e quella sarà la renna in incognito” sogghignò Gabriele.

Nella piazza svettava un pupazzo di neve dall'aspetto inquietante con sembianze umane.
“Sembra quasi che abbia un braccio vero” osservò Peter.
“Già, avranno usato un manichino, molto artistici.”
“Però manca la carota.”
“L'ho mangiata io!” urlò con un vocione l'uomo con la barba.
“Hai visto? Anche la gamba sembra vera.”
“Questo sì che è un pupazzo di neve serio.”
Altri fischi nel cielo.
“Eccone un'altra! Ma quante sono? Già ho capito, fuochi d'artificio...” sospirò Peter.
“Guarda!” disse Gabriele. “C'è un braccio per terra, forse volevano fare un altro pupazzo di neve.”
“E anche una gamba! Costruiamolo noi?”
“No, lascia stare, la neve è tutta grigia, verrebbe uno schifo.”

“Perché volete parlare con il sindaco?” domandò il barbuto.
“Vogliamo sapere quando finiranno questi festeggiamenti” spiegò Peter. “Sono anni che vanno avanti.”
“E saranno anche costosi, tutti questi fuochi” aggiunse Gabriele.
“Altroché se sono costosi. Milioni per un solo razzo.”
“Una volta mangiavamo lo zucchero filato. Ora dobbiamo sciogliere la neve per bere.”
“Anche la festa stufa, alla lunga.”
Il signore con la barba rovistò in un grande borsone e tirò fuori due soffici nuvole color rosa di zucchero filato su bastoncini di caramello.
“Ohhh...” sospirarono i due ragazzi, sciogliendosi come neve al sole. “Finalmente qualcosa di bello.”
Improvvisamente il cielo si riempì di oggetti volanti misteriosi.
“Ancora quelle zanzare giganti” sbuffò Gabriele. ”Ma il freddo non avrebbe dovuto farle sparire?”
“Saranno modificate geneticamente. Guarda, sputano fuoco!”
“Quanto mi piacerebbe essere ai tropici...”
Il barbuto si alzò con il cane al seguito e fece cenno ai ragazzi di seguirlo. Camminarono tra fischi, boati e vampate di luce, fino a una porta semidistrutta. L’uomo l’aprì: attraversarono un corridoio, poi un'altra porta di ferro, e infine una scala illuminata da una luce fioca che scendeva sempre più giù. Alla fine arrivarono a una porta da cui filtrava una luce abbagliante.
Quando la varcarono i due ragazzi rimasero senza parole: ombrelloni, sdraio, palme, il mare che si stendeva quieto e un sole caldo come un abbraccio.
Il signore si mise a leggere il giornale, rilassato. Peter e Gabriele, attratti dal banco pieno di cornetti alla crema, iniziarono a sbavare.
Con un gesto, il barbuto fece avvicinare un cameriere con un vassoio colmo di dolci. Nel frattempo, il cane iniziò a trasformarsi: dalle sue orecchie spuntarono corna, un filo di fumo uscì dalle narici e il pelo divenne lucido. Anche le vesti dell’uomo cambiarono, tingendosi di un rosso vivo.

“Hai visto? E tu che non ci credevi.” mormorò Peter.
“A me sembra più Il genio della lampada...”
Il cameriere si schiarì la voce: “Tutto bene?”
“Benissimo” risposero in coro.
Depositò sul tavolino una piccola cartella.
Peter la aprì: “Oh,oh.” .
“Che cos'è?” chiese Gabriele.
“Il conto.”
“Il conto? Lo sapevo!” sbottò Gabriele. “Era tutto un tranello. Quel tipo mi è sembrato sospetto da subito.”
“Sì, però lo zucchero filato te lo sei mangiato volentieri.”
“Appunto! Magari ci fanno pagare anche quello.”
Peter sospirò: “Però una cosa di questo posto è meravigliosa.”
“Sì, i cornetti erano favolosi.”
“Non parlavo dei cornetti.”
“Il succo di ribes?”
“No... Il silenzio. Non me lo ricordavo più.”
Alcuni minuti dopo, l'uomo si alzò e agitò il giornale in direzione dei ragazzi prima di scomparire dietro l'angolo.
Cosa ti avevo detto? Ha lasciato 10 euro. Non mi sbagliavo, ho visto subito che era un signore gentile. Peccato che al giorno d'oggi non se ne trovino più tanti come lui.

Re: [CN25] Un meraviglioso Natale

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@Kasimiro il tuo racconto, molto originale, è la satira di un Natale ridotto a festa ripetitiva, dispendiosa e senza anima. Le immagini sono visionarie, allegoriche, grottesche. Il paradiso tropicale che sovverte il mondo in superficie, ha il suo "perché",  Non è tutto oro quello che luce, c'è il conto da pagare anche lì, eppure l'uomo con il suo cane si trasformano in Babbo Natale con tanto di renna. 
La grande difficoltà nei contest con una frase obbligata (diversa dalla traccia generica) è proprio quella di innestare a pennello il paragrafo imposto dentro la storia. Il tuo mi sembra un lavoro discretamente riuscito.
Certo c'è un accumulo di immagini che appesantiscono un po', ma nulla di grave.
Kasimiro wrote: Thu Jan 01, 2026 9:54 pm “Cosa volete chiedere al sindaco? Gracchiò una vecchietta con i vestiti rattoppati. “Sono la sua segretaria personale. Se mi offrite una limonata, vi ci porto subito.”
I due ragazzi non la degnarono di uno sguardo. O non avevano sentito, oppure facevano finta di non averlo fatto, nel timore che assecondare quella piccola richiesta ne aprisse la strada ad altre ben più impegnative, come un pasto caldo o, peggio ancora, una conversazione.
La parte che mi è piaciuta di più, di grande tragicità.

Re: [CN25] Un meraviglioso Natale

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Il racconto è abbastanza ben scritto. Oltre ad alcune  pulci di poco conto,  noto solo un signore avvinghiato in una pelliccia, difficile da immaginare, sarà avvoltolato, e la ripetizione facevano finta di non averlo fatto.
Quanto allo spunto, apprezzo  la disamina tragicomica del Natale, che condivido e a mio modo "pratico".

Il contesto fantasioso  riesce  però alquanto affrettato e confuso e, a mio parere, non giustifica alcuni  passaggi arbitrari. 
Ho dato al contesto più o meno il senso che segue, ovviamente discutibile.
 I poveri ragazzi vivono fin da piccoli  in un paese in guerra, devastato,  con droni e razzi a getto continuo sul capo; ogni istituzione  (il sindaco) è fuggita o morta e tra coloro che   ancora sopravvivono c'è chi di matto. Nella  macabra "normalità"   arti umani fungono  da supporto ai pupazzi di neve, eccetera. 
Il babbo Natale guida , il luogo caldo, i dolci e soprattutto il silenzio, rapprentano  sogni o miraggi, dei quali tocca pagare il conto. 
Che lo facciano con i soldi del signore gentile della traccia obbligata, non tanto mi convince.

Insomma, pur poco assidua, , ricordo tue prove migliori...
Alla prossima!
...si sappia che dei desideri alcuni sono naturali, altri vani: e, dei naturali, necessari gli uni, solo naturali gli altri (Epicuro)

Re: [CN25] Un meraviglioso Natale

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Kasimiro wrote: Thu Jan 01, 2026 9:54 pmI due ragazzi non la degnarono di uno sguardo. O non avevano sentito, oppure facevano finta di non averlo fatto
superfluo
Kasimiro wrote: Thu Jan 01, 2026 9:54 pmMaledizione, con queste scarpe si scivola. Ci vorrebbero le chiodate come quelle che usavo per i cento metri in pista.”
“Ma ti bagnerai bagneresti tutti i piedi.”
“E quando nuoti? Ti bagni tutto il corpo, forse?”
Kasimiro wrote: Thu Jan 01, 2026 9:54 pmQuando la varcarono virgola i due ragazzi rimasero senza parole:
Kasimiro wrote: Thu Jan 01, 2026 9:54 pmDepositò sul tavolino una piccola cartella.
Peter la aprì: “Oh,oh.” .
“Che cos'è?” chiese Gabriele.
“Il conto.”
“Il conto? Lo sapevo!” sbottò Gabriele. “Era tutto un tranello. Quel tipo mi è sembrato sospetto da subito.”
“Sì, però lo zucchero filato te lo sei mangiato volentieri.”
“Appunto! Magari ci fanno pagare anche quello.”
Peter sospirò: “Però una cosa di questo posto è meravigliosa.”
“Sì, i cornetti erano favolosi.”
“Non parlavo dei cornetti.”
“Il succo di ribes?”
“No... Il silenzio. Non me lo ricordavo più.”
Un finale così, col desiderio del silenzio, non me l'aspettavo! Sei stato bravo a congegnarlo in questo modo. Bravo, @Kasimiro   :)
Di sabbia e catrame è la vita:
o scorre o si lega alle dita.


Poeta con te - Tre spunti di versi

Re: [CN25] Un meraviglioso Natale

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Ciao @Kasimiro
Il tuo racconto mi è piaciuto molto, atmosfera un po' alla Mattatoio n. 5, il tono è ironico e tagliente dall'inizio alla fine. 
Non sono sicuro di aver capito tutto, perché in alcuni punti è un po' criptico. 
Però nel complesso, lo trovo tra i migliori letti finora. Complimenti, a rileggerci 
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Re: [CN25] Un meraviglioso Natale

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@Kasimiro 
Il racconto si legge bene, ma la trama rimane poco chiara con diversi punti sospesi.
Mi associo anch'io all'interpretazione che i due si trovano in un paese in guerra da tamente tanto tempo, da non distinguere piú un attacco da banali fuochi d'artificio.
E sospetto fortemente che la morte si sia travestita da Babbo Natale...

Re: [CN25] Un meraviglioso Natale

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Grazie a tutti per i commenti, critiche e apprezzamenti. Mi sono lasciato andare più a delle sensazioni perdendo forse omogeneità e struttura. Una cosa che mi sembra sia stata colta da tutti è la poca speranza che accompagna il racconto. Provo sempre a buttar giù cose come mi vengono, spesso sperimentando, cosa c'è di meglio per questo spazio? Poi con le vostre critiche ci sarà il tempo per sistemare.
Alla prossima

Re: [CN25] Un meraviglioso Natale

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Ciao @Kasimiro, che racconto particolare!
Mentre lo leggevo pensavo: ma neanche Lewis Carrol!
Molto meno fiabesco del solito, sensazioni polifoniche che colpiscono senza pause, lasciandomi anche con diversi interrogativi.
Diverse cose non mi sono risultate chiare. 
Ho interpretato una situazione di guerra, potrebbe essere ambientato in Siria, dove bambini e adolescenti non hanno vissuto null'altro e tutta la realtà risulta distorta.
Sono sincera, non è un testo che, una volta letto, mi ha fatto dire mi è piaciuto, ma sicuramente mi ha fatto pensare e mi ha posto diversi interrogativi e questo lo trovo decisamente pregevole.
Alla prossima. 
<3

Re: [CN25] Un meraviglioso Natale

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Ciao, @Kasimiro 
Un Natale distopico: tra ironia e speranza. Il tuo racconto è una parabola contemporanea sulla guerra, sulla perdita della normalità e sulla capacità umana di trovare di speranza anche nelle situazioni più disperate. 
Hai dimostrto grande abilità nel bilanciare toni inconciliabili: il grottesco e il tragico, l'ironico e il commovente, il surreale e il realistico. Il risultato è un testo che disturba e commuove. Mi hai lasciato con domande aperte sulla natura della resilienza umana e sul prezzo della sopravvivenza in tempi di crisi.
Hai prodotto una narrazione  che gioca con i contrasti tra l'immaginario natalizio tradizionale e una realtà distopica inquietante, il tutto filtrato attraverso una lente di sottile ironia.

Il contesto è quello di un comune del nord Italia durante il periodo natalizio, ma i "festeggiamenti" cui si fa riferimento sono chiaramente bombardamenti. Sei riuscito a costruire  questa rivelazione in modo grduale, attraverso dettagli che assumono un significato sinistro: i "fuochi d'artificio" sono missili, le "zanzare giganti che sputano fuoco" sono droni militari, e il "pupazzo di neve con sembianze umane" è un cadavere coperto di neve. Anche l'albero di Natale è "spezzato in due", è una metafora della normalità infranta dalla guerra.

La forza del racconto è l'uso del grottesco e dell'assurdo con cui  rappresenti l'orrore. 

Gli abitanti continuano le loro attività quotidiane in mezzo al caos: i jogger che si lanciano palle mediche cantando marce guerresche, i bambini che giocano con le palle dell'albero distrutto, i senzatetto che si tirano "palle di rifiuti organici". Questa normalizzazione dell'anormale crea un effetto straniante che amplifica la denuncia sociale.

Gabriele e Peter: l'innocenza ostinata
I due ragazzi incarnano una forma di resistenza passiva attraverso la loro assurda ostinazione di voler parlare con un sindaco fantasma. 
La loro attesa davanti al municipio illuminato ma vuoto è il simbolo della voglia di risposte da istituzioni assenti, che continuano a "bruciare energia" ma non danno protezione né spiegazioni. 

Il personaggio del "signore con la barba bianca" è volutamente ambiguo? 
Inizialmente scambiato ironicamente per Babbo Natale, si rivela essere una figura che porta i ragazzi in un paradiso sotterraneo, ma il suo cane si trasforma in una creatura demoniaca con corna e le sue vesti diventano rosse. Questa ambiguità riflette la complessità morale del racconto: la salvezza ha un prezzo? Questa è davvero tosta oppure non voglio capirla? Non lo so.

La scoperta del mondo sotterraneo tropicale rappresenta il culmine narrativo. Questo spazio è il contrario perfetto della superficie: caldo contro freddo, abbondanza contro miseria, silenzio contro boati. Ma è anche uno spazio commerciale, non gratuito, come rivela il conto finale. Il fatto che sia sotterraneo suggerisce che la normalità e il benessere siano stati letteralmente sepolti, accessibili solo a chi può permetterselo o a chi ha la fortuna di incontrare il "barbuto". Oddio a cosa mi fa pensare ma non voglio dirlo.

Il momento più toccante arriva quando Peter riconosce che ciò che apprezza di più non sono i cornetti o il succo, ma "il silenzio". In un mondo devastato dalla guerra, l'assenza di esplosioni diventa il lusso supremo. Questo passaggio rivela la profondità psicologica dei personaggi: dietro l'apparente distacco ironico, c'è il trauma di chi ha dimenticato cosa sia la pace. A me tutto questo fa pensare ai bambini di Gaza.

La chiusa è magistrale nella sua ironia: Gabriele fraintende completamente la natura del barbuto, interpretando i 10 euro lasciati come un gesto di gentilezza piuttosto che come il pagamento del conto. Questa incomprensione finale può essere letta in due modi: come l'innocenza salvifica dei ragazzi che riescono ancora a vedere il bene, oppure come l'incapacità di riconoscere la realtà anche quando si presenta esplicitamente (il conto da pagare).

La scrittura è asciutta, quasi cronachistica, con dialoghi essenziali che aumentano il senso di straniamento. Hai  evitato il patetico e il sentimentale, affidato agli elementi contrastanti il compito di veicolare l'orrore. 
La scelta di non specificare mai direttamente che si tratta di una guerra fino quasi alla fine del racconto è molto efficace. Ci hai costretto a ricostruire la realtà attraverso indizi disseminati nel testo.
Complimenti! Eri tra i miei preferiti  :( Bellissimo testo.

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