Racconto cancellato su richiesta dell'utente
Re: [Lab17] DAM
2sbatti wrote: Dovrebbe andare meglio adesso che può dormire, mangiare, curarsi di più. Quindi perché va peggio?Ciao @sbatti. Sono entusiasta del tuo racconto! A partire dall’acronimo scelto per il titolo. Hai scelto un tema attuale e lo hai intrecciato ottimamente con le nostre paure più profonde. Bell’antagonista originale e ben condotto.
Forse è che prima Leo smetteva di piangere solo in braccio a lei, vuoi per stanchezza o vuoi perché era la sua unica opzione, mentre adesso sembra rifiutarla. Con DAM sta bene, e forse il padre è una novità eccitante: le poche volte che ci gioca la sera, Leo fa dei gorgoglii felici invece degli strepiti che riserva a lei.
È stato tutto inutile. Si è slabbrata fisicamente ed emotivamente per dare luce a qualcosa che non ha bisogno di lei. E adesso è come un contenitore vuoto di plastica usa e getta: ha fatto il suo dovere e non la vuole più nessuno. Persino sua madre non viene più a trovarla, perché Licia non ha più bisogno di aiuto col bambino. Potrebbe uscire lei, ma come ritorni alla vita dopo mesi di clausura, e come spieghi che stai male proprio perché le cose vanno bene?
Così piange, per tutto il tempo che passava a confortare e allattare e cambiare e che ora le avanza. Torna a rispondere male a DAM, che però non si arrende con lei.
Il core trovo che sia nel passaggio che ho citato qui sopra. Fantastico. Da madre, mi sono perfettamente immedesimata nella situazione. Attuale, fresco, con un messaggio profondo ed emozionale scritto con una bella tecnica.
L’incipit è l’unico punto in cui sono un po’ inciampata. Mi ci sono volute più letture per entrare nel mood.
sbatti wrote: Sembra… Licia non lo saAsciutto e, alla luce della lettura complessiva, funzionale. Forse aggiungerei qualcosa, giusto una parola. Per esempio. “Sembra che cosa… Licia non lo sa.
Complimenti e a rileggerci.
Re: [Lab17] DAM
3Cara Sbatti, devo darti una notizia terribile
mettiti seduta, fai un respiro profondo e perdonami in anticipo per quanto sto per dire
Il tuo racconto è identico, uguale, spiccicato a Robbie di Asimov: stessa idea di base e stesso conflitto tra madre e robot
Sono sicuro al duecento percento che non lo hai letto, altrimenti avresti cercato di creare una qualsiasi differenza con la storia originale
Questo significa che hai avuto un'ideona, non è facile avere le stesse idee di quel tipo con i basettoni
purtroppo quando si parla di robot quel vecchio pazzo ha già pensato e scritto tutto
l'unica differenza tra i due racconti è nel finale, il tuo è ottimo, quello di Asimov è a lieto fine, anche perché il primo principio della robotica enuncia: un robot non può ferire un essere umano o, per inerzia, permettere che un essere umano venga danneggiato
Tralasciando questo "piccolo" particolare il racconto mi è piaciuto molto, scrivi molto bene, perché riesci a tenere uno stile colloquiale in un contesto assurdo, mi piace questo contrasto. Belli soprattutto i dialoghi attraverso i quali si riesce a inquadrare la psicologia dei personaggi.
Ti segnalo un piccolo refuso: I giorni seguente e ti rinnovo i complimenti per il finale: "e sa, anche da umana, che sono sessantadue centimetri che cadono da un metro e venti d’altezza", è un'opera d'arte, bellissimo, ti resta il tatuaggio sul costato.
Chiudo con una polemica: ma perché tutti i bimbi di oggi si chiamano Leo? Ma che è un'epidemia? Titanic ha fatto strage di cuori trent'anni fa e le neomamme non hanno pensato ad altro fino alla scelta del nome? Eddaaaaaaaai
mettiti seduta, fai un respiro profondo e perdonami in anticipo per quanto sto per dire
Il tuo racconto è identico, uguale, spiccicato a Robbie di Asimov: stessa idea di base e stesso conflitto tra madre e robot
Sono sicuro al duecento percento che non lo hai letto, altrimenti avresti cercato di creare una qualsiasi differenza con la storia originale
Questo significa che hai avuto un'ideona, non è facile avere le stesse idee di quel tipo con i basettoni
purtroppo quando si parla di robot quel vecchio pazzo ha già pensato e scritto tutto
l'unica differenza tra i due racconti è nel finale, il tuo è ottimo, quello di Asimov è a lieto fine, anche perché il primo principio della robotica enuncia: un robot non può ferire un essere umano o, per inerzia, permettere che un essere umano venga danneggiato
Tralasciando questo "piccolo" particolare il racconto mi è piaciuto molto, scrivi molto bene, perché riesci a tenere uno stile colloquiale in un contesto assurdo, mi piace questo contrasto. Belli soprattutto i dialoghi attraverso i quali si riesce a inquadrare la psicologia dei personaggi.
Ti segnalo un piccolo refuso: I giorni seguente e ti rinnovo i complimenti per il finale: "e sa, anche da umana, che sono sessantadue centimetri che cadono da un metro e venti d’altezza", è un'opera d'arte, bellissimo, ti resta il tatuaggio sul costato.
Chiudo con una polemica: ma perché tutti i bimbi di oggi si chiamano Leo? Ma che è un'epidemia? Titanic ha fatto strage di cuori trent'anni fa e le neomamme non hanno pensato ad altro fino alla scelta del nome? Eddaaaaaaaai
Il Giorno Zero - Distruttori di Terre
https://www.amazon.it/Giorno-Zero-Marco ... 259&sr=8-1
https://www.amazon.it/Giorno-Zero-Marco ... 259&sr=8-1
Re: [Lab17] DAM
5Mah, mi permetterei di dire che il racconto di Sbatti è addirittura più bello, però sì, va letto
non sono un grande appassionato di fantascienza, ma ricordo di aver letto "tutti i miei robot" due o tre anni fa, quando le prime versioni di AI sono approdate sui nostri cellulari e restai scioccato da come tutti i dilemmi etici che adesso stanno sorgendo nei cervelli di noi comuni mortali fossero stati già abbondantemente sviscerati da Asimov 70 anni fa.
Affrontati con questo spirito, i racconti di Asimov diventano addirittura inquietanti
Mi scuso ancora con Sbatti se sono stato antipatico
non sono un grande appassionato di fantascienza, ma ricordo di aver letto "tutti i miei robot" due o tre anni fa, quando le prime versioni di AI sono approdate sui nostri cellulari e restai scioccato da come tutti i dilemmi etici che adesso stanno sorgendo nei cervelli di noi comuni mortali fossero stati già abbondantemente sviscerati da Asimov 70 anni fa.
Affrontati con questo spirito, i racconti di Asimov diventano addirittura inquietanti
Mi scuso ancora con Sbatti se sono stato antipatico
Il Giorno Zero - Distruttori di Terre
https://www.amazon.it/Giorno-Zero-Marco ... 259&sr=8-1
https://www.amazon.it/Giorno-Zero-Marco ... 259&sr=8-1
Re: [Lab17] DAM
6No, rettifico. Per quanto in Robbie sia trattato il tema del robot-tata, il racconto che mi era venuto in mente era Soddisfazione garantita, in cui una donna senza figli resta sola a casa con il robot domestico e prova le stesse inquietudini di Licia, fino a innamorarsene.
Ho fuso nel mio cervello fuso i due racconti, dai Sbatti forse sto esagerando, la somiglianza c'è solo nei miei ricordi andati a male. Chiedo venia per aver sollevato un polverone che forse non esiste.
Ho fuso nel mio cervello fuso i due racconti, dai Sbatti forse sto esagerando, la somiglianza c'è solo nei miei ricordi andati a male. Chiedo venia per aver sollevato un polverone che forse non esiste.
Il Giorno Zero - Distruttori di Terre
https://www.amazon.it/Giorno-Zero-Marco ... 259&sr=8-1
https://www.amazon.it/Giorno-Zero-Marco ... 259&sr=8-1
Re: [Lab17] DAM
7Ciao @NanoVetricida, ammetto che sono molto ignorante in robotica, fantascienza e affini, almeno per quanto riguarda la letteratura. La cosa da cui ho tratto ispirazione per l'idea del robot-tata è in realtà una serie inglese quasi sconosciuta che si chiama "Humans" (anche se lì i robot domestici fanno tutto, mentre io volevo che il mio fosse stato progettato specificatamente per le neo-mamme e i loro bambini) e dal romanzo "Klara and the Sun" anche se preferivo il robot senza sembianze umane. Però sono contenta e anche lusingata dal paragone e sicuramente mi andrò a recuperare entrambi i racconti. Grazie mille per i complimenti! Un piccolo appunto che forse ti farà ridere: anche io odio i nomi comunissimi, tra cui Leo, ma ho scelto di chiamare il bambino Leonardo perché ho immaginato che con un padre scienziato/inventore, quest'ultimo avesse scelto di rendere omaggio a Da Vinci. Forse la connessione sarebbe stata più chiara se Leo non fosse un nome così comune ahah
Ringrazio anche @@Monica per le belle parole spese. Il fatto che tu ti sia identificata, in quanto madre, è il complimento più bello che potessi ricevere. Io non sono madre quindi mi fa piacere che sia risultata comunque come una rappresentazione realistica.
Ringrazio anche @@Monica per le belle parole spese. Il fatto che tu ti sia identificata, in quanto madre, è il complimento più bello che potessi ricevere. Io non sono madre quindi mi fa piacere che sia risultata comunque come una rappresentazione realistica.
Re: [Lab17] DAM
8Ciao @sbatti
Benvenuta.
Il mondo della robotica non è il mio forte, a dire il vero. Preferisco mondi desertici come la saga di Dune di Herbert o il realismo magico sudamericano alla Marquez.
Però leggendo il tuo racconto breve, denso e stratificato, mi è sembrato che riesci a fondere con grande efficacia il genere fantascientifico con una narrazione intima e drammatica sul post-partum e sulla crisi identitaria della maternità contemporanea.
Licia è una madre che vive un’escalation di stanchezza fisica, emotiva e psicologica. Il racconto tratteggia in modo realistico e crudo l’esperienza del post-partum: la privazione di sonno, il senso di inadeguatezza, l’isolamento sociale, fino al rischio di depressione post-natale.
Avrei infierito un po’ di più sul marito, Mirko, volutamente sfumato. La sua figura rappresenta l’uomo tecnofilo, pragmatico, distaccato dalla dimensione emotiva del ruolo genitoriale. È presente solo come tramite della tecnologia, non come partner o padre reale. Ne vedo tanti di Mirko il fine settimana , ragazzotti con barba e tatuaggi d’ordinanza, palestrati, che vanno a spasso con la compagna stanca dal sorriso felice, trainano un costoso passeggino, per far vedere al mondo che sono genitori, con dentro quello che credono sia opera loro, al quale hanno dato un nome da reality. E mi dispiace per lo stereotipo di essere umano che ne verrà fuori, privo di anima, come loro.
Ma bando alle pseudo amarezze.
DAM non è solo un dispositivo, ma un’inquietante presenza ibrida tra badante, sorvegliante e confidente. La tecnologia, qui, viene rappresentata in tutta la sua ambiguità: può essere salvezza, ma anche supplente affettiva, competizione e disumanizzazione.
Siamo arrivati a questo e stiamo andando gioiosamente avanti. Chi ci dovrebbe fermare, non lo fa.
Licia è un personaggio scritto con profondità e coerenza psicologica. La sua voce è disillusa, ironica, aspra: un linguaggio vivido e colloquiale che esprime frustrazione, ma anche intelligenza e spirito critico. La maternità per lei non è solo amore, ma anche perdita: di tempo, di identità, di centralità.
DAM è una creatura disturbante proprio perché è a metà fra umano e macchina. È programmato per "aiutare", ma finisce per occupare il posto di Licia nel legame con il figlio. È un assistente empatico, ma anche un doppio invadente che amplifica la crisi della protagonista. Le sue battute comiche ("Ha-ha"), che poi sono le tue, creano un contrasto sottile tra ironia e inquietudine. Questo è interessante.
Il tuo stile è asciutto, contemporaneo, punteggiato da dialoghi serrati e da pensieri interiori di Licia che scorrono senza filtri. L’alternanza tra ironia e dolore la trovo ben calibrata, così come il ritmo narrativo, che mantiene alta la tensione pur senza bisogno di eventi spettacolari, fino al colpo di scena finale. Un finale ambiguo, ma potentemente evocativo; trasmette un senso di tragico disfacimento: un tonfo che suggella la scomparsa della centralità materna, e forse dell’umano stesso. Un vero colpo. A fidarsi della tecnologia.
Il linguaggio è realistico, diretto, a tratti volutamente volgare, e ci sta (in modo coerente con la voce di Licia). Questo uso della lingua crea un contrasto potente con la voce sintetica e programmata di DAM, aumentando l’effetto di alienazione.
Il racconto può essere letto anche come una parabola laica sulla sostituzione dell’umano con l’artificiale.
Licia, che perde progressivamente la propria funzione di madre, è la personificazione di una società che delega tutto alla tecnologia, fino a ritrovarsi svuotata. E senz’anima. Amo ripetere concetti caduti in disuso
Un possibile punto debole del racconto è l’ambiguità tra realismo psicologico e fantascienza. Alcuni lettori potrebbero percepire DAM come troppo avanzato, troppo "umano" per essere verosimile, anche in un’ambientazione futura.
Tuttavia, questa forzatura appare più come una scelta narrativa consapevole, funzionale alla metafora dell’automatismo emotivo.
Il finale può apparire repentino o eccessivamente tragico per chi cerca un’analisi più psicologica e meno simbolica. Ma proprio questa brutalità del colpo di scena finale serve a spostare il racconto verso un registro più cupo, quasi distopico.
Il tutto è disturbante, acuto e dolorosamente attuale. È una riflessione profonda sull'identità materna nell’era della tecnologia, capace di sollevare interrogativi etici e affettivi che restano aperti. Il dialogo, la storia, non è conclusa. Attraverso un tono ironico e insieme tragico, riesci a far percepire quanto possano essere fragili i confini tra aiuto e sostituzione, tra presenza e sorveglianza, tra umano e artificiale.
Disturbante, destabilizzante. Target centrato, direi.
Benvenuta.
Il mondo della robotica non è il mio forte, a dire il vero. Preferisco mondi desertici come la saga di Dune di Herbert o il realismo magico sudamericano alla Marquez.
Però leggendo il tuo racconto breve, denso e stratificato, mi è sembrato che riesci a fondere con grande efficacia il genere fantascientifico con una narrazione intima e drammatica sul post-partum e sulla crisi identitaria della maternità contemporanea.
Licia è una madre che vive un’escalation di stanchezza fisica, emotiva e psicologica. Il racconto tratteggia in modo realistico e crudo l’esperienza del post-partum: la privazione di sonno, il senso di inadeguatezza, l’isolamento sociale, fino al rischio di depressione post-natale.
Avrei infierito un po’ di più sul marito, Mirko, volutamente sfumato. La sua figura rappresenta l’uomo tecnofilo, pragmatico, distaccato dalla dimensione emotiva del ruolo genitoriale. È presente solo come tramite della tecnologia, non come partner o padre reale. Ne vedo tanti di Mirko il fine settimana , ragazzotti con barba e tatuaggi d’ordinanza, palestrati, che vanno a spasso con la compagna stanca dal sorriso felice, trainano un costoso passeggino, per far vedere al mondo che sono genitori, con dentro quello che credono sia opera loro, al quale hanno dato un nome da reality. E mi dispiace per lo stereotipo di essere umano che ne verrà fuori, privo di anima, come loro.
Ma bando alle pseudo amarezze.
DAM non è solo un dispositivo, ma un’inquietante presenza ibrida tra badante, sorvegliante e confidente. La tecnologia, qui, viene rappresentata in tutta la sua ambiguità: può essere salvezza, ma anche supplente affettiva, competizione e disumanizzazione.
Siamo arrivati a questo e stiamo andando gioiosamente avanti. Chi ci dovrebbe fermare, non lo fa.
Licia è un personaggio scritto con profondità e coerenza psicologica. La sua voce è disillusa, ironica, aspra: un linguaggio vivido e colloquiale che esprime frustrazione, ma anche intelligenza e spirito critico. La maternità per lei non è solo amore, ma anche perdita: di tempo, di identità, di centralità.
DAM è una creatura disturbante proprio perché è a metà fra umano e macchina. È programmato per "aiutare", ma finisce per occupare il posto di Licia nel legame con il figlio. È un assistente empatico, ma anche un doppio invadente che amplifica la crisi della protagonista. Le sue battute comiche ("Ha-ha"), che poi sono le tue, creano un contrasto sottile tra ironia e inquietudine. Questo è interessante.
Il tuo stile è asciutto, contemporaneo, punteggiato da dialoghi serrati e da pensieri interiori di Licia che scorrono senza filtri. L’alternanza tra ironia e dolore la trovo ben calibrata, così come il ritmo narrativo, che mantiene alta la tensione pur senza bisogno di eventi spettacolari, fino al colpo di scena finale. Un finale ambiguo, ma potentemente evocativo; trasmette un senso di tragico disfacimento: un tonfo che suggella la scomparsa della centralità materna, e forse dell’umano stesso. Un vero colpo. A fidarsi della tecnologia.
Il linguaggio è realistico, diretto, a tratti volutamente volgare, e ci sta (in modo coerente con la voce di Licia). Questo uso della lingua crea un contrasto potente con la voce sintetica e programmata di DAM, aumentando l’effetto di alienazione.
Il racconto può essere letto anche come una parabola laica sulla sostituzione dell’umano con l’artificiale.
Licia, che perde progressivamente la propria funzione di madre, è la personificazione di una società che delega tutto alla tecnologia, fino a ritrovarsi svuotata. E senz’anima. Amo ripetere concetti caduti in disuso
Un possibile punto debole del racconto è l’ambiguità tra realismo psicologico e fantascienza. Alcuni lettori potrebbero percepire DAM come troppo avanzato, troppo "umano" per essere verosimile, anche in un’ambientazione futura.
Tuttavia, questa forzatura appare più come una scelta narrativa consapevole, funzionale alla metafora dell’automatismo emotivo.
Il finale può apparire repentino o eccessivamente tragico per chi cerca un’analisi più psicologica e meno simbolica. Ma proprio questa brutalità del colpo di scena finale serve a spostare il racconto verso un registro più cupo, quasi distopico.
Il tutto è disturbante, acuto e dolorosamente attuale. È una riflessione profonda sull'identità materna nell’era della tecnologia, capace di sollevare interrogativi etici e affettivi che restano aperti. Il dialogo, la storia, non è conclusa. Attraverso un tono ironico e insieme tragico, riesci a far percepire quanto possano essere fragili i confini tra aiuto e sostituzione, tra presenza e sorveglianza, tra umano e artificiale.
Disturbante, destabilizzante. Target centrato, direi.
Si salveranno solo coloro che resisteranno e disobbediranno a oltranza, il resto perirà.
(Apocalisse di S. Giovanni)
(Apocalisse di S. Giovanni)
Re: [Lab17] DAM
9Mi è piaciuto davvero molto. Non essendo una lettrice di fantascienza pura, a me ha ricordato L'uomo bicentenario: non esattamente lo stesso contesto, ma le basi ci sono.
Altro tema attuale e controverso, e qui ho riso di gusto:
C'è solo un appunto che non mi convince, proprio sul finale:
In ogni caso l'eutanasia di DAM non è la soluzione che cerca Licia: lo sarebbe solo se DAM si portasse dietro Leo
Licia dice che vuole tornare a "prima" di fare la madre, in questo modo torna solo a fare la madre esaurita.
Senza appesantire con stereotipi, hai dato comunque quel senso di tenerezza che ci fa apprezzare DAM non solo per la macchina che è, ma per quell'evoluzione che ha creduto di non poter diventare per assolvere il suo compito.

Altro tema attuale e controverso, e qui ho riso di gusto:
sbatti wrote: “La prossima versione falla più umana, così ti sostituisce del tutto.”Il ritmo e lo stile sembrano volutamente mantenuti sempre su un livello informale e colloquiale, perciò non farei caso a sottigliezze, l'unico passaggio è questo
sbatti wrote: Altro che non sembra che tu abbia allucinazionidove metterei le virgolette alla citazione, perchè anche in italico si perde un po'.
C'è solo un appunto che non mi convince, proprio sul finale:
sbatti wrote: Non voglio più, DAM.”Intanto non si capisce bene: DAM si resetta o carica un tipo di programma diverso?
“Cosa non vuoi più?”
“Tutto. Questa vita. Fare la madre. Voglio tornare a com’era prima.”
In ogni caso l'eutanasia di DAM non è la soluzione che cerca Licia: lo sarebbe solo se DAM si portasse dietro Leo
Licia dice che vuole tornare a "prima" di fare la madre, in questo modo torna solo a fare la madre esaurita.
Senza appesantire con stereotipi, hai dato comunque quel senso di tenerezza che ci fa apprezzare DAM non solo per la macchina che è, ma per quell'evoluzione che ha creduto di non poter diventare per assolvere il suo compito.
Re: [Lab17] DAM
10Ciao @Alberto Tosciri, ti ringrazio per questo commento molto dettagliato e per i complimenti soprattutto sullo stile, a cui tengo in modo particolare. Mi sarebbe piaciuto approfondire Mirko, ma purtroppo per esigenze di spazio non l'ho fatto: anche lui è l'antagonista di Licia, più silenzioso, subdolo e inconsapevole. A tutti gli effetti, usa la moglie e il figlio come tester della sua creazione. Ma la sua assenza è anche dovuta al fatto che Licia lo percepisce distante e, seguendo lei, anche il lettore lo vede come una semplice comparsa.
Mi ha fatto piacere che il racconto ti sia piaciuto, @Sienna. In quel passaggio non ho usato le virgolette perché era un pensiero/ricordo e le virgolette le ho usate per i dialoghi, quindi temevo sarebbe stato confusionario. Mentre per il finale, forse non è chiaro e ti ringrazio di avermelo fatto presente, ma te lo chiarisco: DAM sta benissimo. Durante la conversazione con Licia assimila una nuova informazione e, nell'aiutarla, individua Leo come nemico: è Leo (62 cm) a cadere dall'altezza di DAM (1.20). Spero di aver risolto il tuo dubbio e ancora grazie!
Mi ha fatto piacere che il racconto ti sia piaciuto, @Sienna. In quel passaggio non ho usato le virgolette perché era un pensiero/ricordo e le virgolette le ho usate per i dialoghi, quindi temevo sarebbe stato confusionario. Mentre per il finale, forse non è chiaro e ti ringrazio di avermelo fatto presente, ma te lo chiarisco: DAM sta benissimo. Durante la conversazione con Licia assimila una nuova informazione e, nell'aiutarla, individua Leo come nemico: è Leo (62 cm) a cadere dall'altezza di DAM (1.20). Spero di aver risolto il tuo dubbio e ancora grazie!
Re: [Lab17] DAM
11E coraggioso, direi, a far "cadere" Leo
Re: [Lab17] DAM
12@sbatti Grande racconto sull'antagonismo tra madre umana e madre robot, vissuto, ovvio, solo dalla prima.
Hai una penna strabiliante e ti faccio i miei sinceri complimenti. Ho letto tutto d'un fiato!
Però, mi spiace dirtelo, ma, secondo me, la traccia dell'antagonista non è stata rispettata. Si trattava di contrapporre due personaggi "umani" tra di loro.
Bello che tu perseveri a frequentare i Contest. Al prossimo!
Hai una penna strabiliante e ti faccio i miei sinceri complimenti. Ho letto tutto d'un fiato!
Però, mi spiace dirtelo, ma, secondo me, la traccia dell'antagonista non è stata rispettata. Si trattava di contrapporre due personaggi "umani" tra di loro.
Bello che tu perseveri a frequentare i Contest. Al prossimo!
Re: [Lab17] DAM
13Ciao @Poeta Zaza, grazie per aver commentato e dei complimenti!
Se avessi avuto più spazio forse avrei centrato meglio il tema, questo è vero. Però ho riletto con attenzione la traccia che era aperta anche a una rappresentazione più ambigua di Bene o Male. Per come la vedo io, Licia, Mirko e DAM sono tutti e tre in contrapposizione: all'inizio DAM è un nemico perché è sconosciuto, poi diventa alleato e il conflitto silenzioso è con Mirko (che è davvero poco presente, lo ammetto). In ultima fase, Licia diventa antagonista di sé stessa (purtroppo è quello che succede quando si è depressi) e i suoi pensieri vengono messi in atto da DAM contro il bambino. Se mi capiterà di rivedere il racconto, probabilmente lo allungherò e terrò presente che per te il conflitto non è abbastanza esplicito: grazie per la dritta, non sono abituata a seguire delle tracce e capita andare fuori tema.
Se avessi avuto più spazio forse avrei centrato meglio il tema, questo è vero. Però ho riletto con attenzione la traccia che era aperta anche a una rappresentazione più ambigua di Bene o Male. Per come la vedo io, Licia, Mirko e DAM sono tutti e tre in contrapposizione: all'inizio DAM è un nemico perché è sconosciuto, poi diventa alleato e il conflitto silenzioso è con Mirko (che è davvero poco presente, lo ammetto). In ultima fase, Licia diventa antagonista di sé stessa (purtroppo è quello che succede quando si è depressi) e i suoi pensieri vengono messi in atto da DAM contro il bambino. Se mi capiterà di rivedere il racconto, probabilmente lo allungherò e terrò presente che per te il conflitto non è abbastanza esplicito: grazie per la dritta, non sono abituata a seguire delle tracce e capita andare fuori tema.