Credo il racconto sia stato incollato una volta di troppo, viene ripetuto una seconda volta... magari @Sira o qualcun altro degli staffer può sistemarlo.
Allora, le mie impressioni: idea e tematica originali e affrontate con maestria. Ci sono tuttavia dei problemi nella stesura che andrebbero sistemati: elementi superflui, immagini che andrebbero rese meglio, e piccoli inciampi nella lingua. Niente di troppo grave però, almeno dal mio punto di vista, e si tratta di cose che sono facilmente sistemabili.
Passo a illustrarle.
bonsaitales92 wrote: Sun Dec 10, 2023 9:27 am8 dicembre 2008, giorno dell’Immacolata. -> La data iniziale è davvero necessaria? A meno che non ci sia un significato recondito (che non ho colto), direi che è superflua e si può eliminare, basta dire che si tratta del giorno dell'Immacolata. O, ancora meglio, visto il titolo, basta scrivere "8 dicembre", senza anno e senza nient'altro.I problemi che ho segnalato sopra hanno rotto di tanto in tanto la sospensione di incredulità, quindi secondo me andrebbero sistemati per rendere il testo più fluido e coerente.
Lasciò la porta aperta e se ne andò, attraversando il corridoio, totalmente estranea alla situazione. -> "Totalmente indifferente alla situazione." L'uso di "estranea", qui, mi pare scorretto semanticamente.
Ma la mia testardaggine volle scoprire l’arcano, trascorrendo una buona mezz’ora a scrivere messaggi ai miei compagni di scuola. Mi diedero per matto. -> Non è la testardaggine a trascorrere mezz'ora scrivendo messaggi, quindi il verbo al gerundio è quantomeno fuorviante. Scriverei: "Ma la mia testardaggine volle scoprire l'arcano, così trascorsi..."
L'espressione corretta non è "dare per matto" ma "prendere per matto", quindi: "mi presero per matto".
La TV era accesa sui suoi canali preferiti, mandava in onda la santa messa e gli Ave Maria. -> "Santa Messa" andrebbe in maiuscolo.
Restò a gambe incrociate, e poi su per le gradinate, giocando a Crash. -> Capisco che tu abbia voluto inserire il riferimento al videogioco per dare un tocco di realismo e per poter introdurre la frase successiva ("poteva cadere infinite volte"), ma questo piccolo riferimento causa parecchi problemi.
1) È superfluo. Si può introdurre la frase seguente senza un riferimento a un gioco in particolare: "il protagonista del suo gioco poteva cadere infinite volte".
2) Non è comprensibile a chi non conosce Crash Bandicoot, che è famoso ma non ai livelli di altri videogiochi.
3) Crash è un gioco esclusivo per Sony, quindi solo per Play Station e PSP, mentre in seguito tu specifichi che la bambina gioca con il Game Boy. Errore.
Meglio eliminare del tutto il riferimento, o usarne uno più noto e della Nintendo (es. Super Mario).
Mamma sembrava inconsapevole di quell’alterazione spazio-temporale, papà invece dormiva beato. -> Nessuna alterazione temporale è presente nel racconto, quindi l'aggettivo "spazio-temporale" è impreciso. Capisco il riferimento alla relatività e al fatto che spazio e tempo siano una cosa sola, ma forse questo termine fisico è superfluo nell'economia del racconto, si potrebbe perfino eliminare.
Nel frattempo mia sorella volò via dalla finestra, giocando con il suo amato gameboy. -> Vedi sopra. Inoltre, dovrebbe essere "Game Boy" (maiuscolo e separato).
Fu così che non la rivedemmo più. Nessuna tragedia: non mi sforzai minimamente di andarla a cercare, anche perché a quest’ora credo debba essere già molto oltre l’orbita terrestre, ma conoscendola suppongo debba farvi ritorno non appena si sarà scaricata la console.
Dopo quattro ore circa dal mio risveglio, iniziai seriamente a preoccuparmi. Mi sentii sopraffatto dal paradosso. Involontariamente iniziai ad avvicinarmi al suolo. Pensai solo cose negative, in preda al panico. Se mamma non risponde da persona adulta, giuro che mi metto a urlare. Ma cosa avrebbe risolto? Non lo so, forse si sarebbe “resa conto” della situazione. -> Continui salti di tempo verbale, dal passato remoto al presente e viceversa. Questa parte va riscritta per omogeneizzare i tempi verbali, altrimenti si confonde il lettore.
Poi afferrò il Vangelo, furiosa, e me lo scagliò contro, cadendo però velocemente a terra come pesasse quintali.
“Dovresti leggerlo, TU e tua sorella” puntandomi l’indice “siete privi di valori. Non è così che vi ho educati!” sentenziò, e sbatté la porta, adirata. -> Tre note qui. Primo, "furiosa" e "adirata" sono superflui. È chiaro dal contesto e dalle sue azioni che la mamma è arrabbiata, non serve rimarcarlo con aggettivi che appesantiscono solo la prosa. In secondo luogo, l'ultima frase della mamma è scorretta grammaticalmente "Dovreste leggerlo" (al plurale), perché il soggetto è plurale ("TU e tua sorella" = voi, seconda persona plurale). Questa però è un'inezia, perché nel discorso diretto è accettabile avere errori grammaticali, specie in casi come questo (la madre è alterata... chi è arrabbiato non pensa certo alla grammatica). Terzo, "cadendo però velocemente a terra come pesasse quintali" sembra riferirsi alla madre. L'uso del gerundio è impreciso, sarebbe meglio "il quale cadde velocemente a terra".
Dal punto di vista strutturale mi è mancata la crescita di tensione per giungere al climax (ovvero il momento in cui il figlio lancia le sue imprecazioni, la madre si arrabbia, e si scopre la natura del fenomeno). La prosa serena e tranquilla dei paragrafi precedenti non aiuta a trasmettere la preoccupazione del protagonista al lettore. E scrivere semplicemente "Dopo quattro ore circa dal mio risveglio, iniziai seriamente a preoccuparmi" non basta a far muovere il racconto. Si dovrebbe "mostrare" questa preoccupazione, non solo farla menzionare al personaggio.
Esempio:
"Cammino lungo il marciapiede. Le auto mi sfrecciano accanto, le vetrine risplendono di luci. Ho paura che qualcuno mi segua."
Della "paura" menzionata dal personaggio non traspare granché.
Invece:
"Cammino rasente il muro per confondermi tra le ombre. Le auto mi sfrecciano accanto, e ho come l'impressione che da dietro i finestrini tutti mi osservino. Le vetrine risplendono, ma cerco di evitarle: affondo la testa nel cappotto, volto il viso così che le luci non svelino i miei lineamenti. Il mio sguardo saetta tutt'intorno: controllo ogni passante, mi assicuro che nessuno mi stia alle calcagna."
Non serve nemmeno scrivere "Ho paura che qualcuno mi segua."
È chiaro dal contesto, e la tensione è mille volte più alta che nell'esempio precedente.
In generale il racconto mi è piaciuto, e la chiusa è particolarmente efficace.
Per migliorarlo, credo che andrebbero sistemati i problemi che ho menzionato, e andrebbe montata meglio la tensione per arrivare al climax.
In ogni caso, un buon lavoro.
A rileggerti.