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7. Presentazioni
Prima di andare in cucina, Veronica si ferma a guardare il paesaggio. C’è un giardino sul retro, con una stalla e una piccola area protetta dove, immagina, si trovi l’orto. Dietro colline bianche a perdita d’occhio e tantissimi alberi.
Non si è accorta che Pietro è ancora dietro di lei.
-Dormito bene, stanotte?-
Sussulta
-Si, benissimo-
Cerca di suonare calma, ma sta sudando.
-Non eri tu che urlavi, poco fa?-
Lei da una risposta sbrigativa
-Non trovavo Mia, ora è tutto ok-
Va di corsa in cucina, appena non percepisce più la presenza dell’uomo sente le spalle rilassarsi.
Trova Maria ai fornelli, vicino a una bambina con i capelli rossi che sta lavando delle verdure
-Ciao!-
Dice sorridendo, Veronica è colpita da quanto somigli a sua madre
-Ciao-
Mentre risponde cerca di ricordare quanti figli Maria aveva detto di avere, per capire quanti altri bambini sconosciuti la saluteranno ancora.
Maria si rivolge alla figlia
-Sammi, vai a giocare con gli altri, ci pensa la nostra ospite a preparare il pranzo-
La bambina si asciuga le mani su uno strofinaccio, continua a sorridere guardando Veronica.
-Tua figlia è tanto carina-
dice
-Le ho prestato i miei vecchi vestiti spero che non me li rovina-
Poi se ne va in cerca dei fratelli, mentre Veronica si mette al suo posto.
Concentrarsi su un piccolo compito manuale la aiuta a fuggire per un momento dai suoi pensieri, prima che la schiaccino.
Non sa bene cosa provare, è grata e inquieta allo stesso tempo; una parte di lei vuole fidarsi, ma la vita le ha tolto troppo.
Presa dai suoi pensieri, non si rende conto che Maria le sta parlando.
-Dico, quanti anni aveva Mia quando c’è stato il disastro? -
Sente la domanda e ha bisogno di qualche minuto per rispondere. Dal giorno del fatto i giorni e gli anni si mischiano insieme, è difficile tenere il conto.
Poi si ricorda
-5, li aveva compiuti la settimana prima-
L'ultimo compleanno di Mia, l’ultima volta che erano state felici, le aveva regalato una bambola di pezza con lunghi capelli arcobaleno che la piccola adorava. La portava con sé a dormire tutte le notti.
Chissà che fine ha fatto, tra le macerie di casa non era stata ritrovata; Mia inizialmente pianse la perdita del pupazzo, troppo piccola per rendersi conta cosa avesse perso realmente.
Veronica sospira al riaffiorare dei ricordi.
Maria intanto continua a parlare.
- ...loro adesso non ci sono, sono in piazza a donare cibo, si alternano con me e Pietro-
Veronica intuisce che sta parlando dei figli grandi, non ha sentito né il loro nome né la loro età, ma non le va di chiedere. Si limita a mantenere il sorriso di circostanza e ad annuire; preferisce non fare domande per evitare di riceverne.
Si fa ora di pranzo e la famiglia si raduna in cucina, entra Mia per mano alla bambina con i capelli rossi, seguite dal piccolo, che ha occhi rossi e aria imbronciata.
Il bambino si aggrappa alle gambe della madre e piagnucola. Dice che mentre giocava con Mia la sorella si è intromessa e gliel’ha “rubata”.
Mia si limita a dire
-Io volevo giocare con tutti e due ma a lui non piaceva il gioco-
Per poi sedersi allegramente.
Veronica la osserva e nota come essere l’oggetto del desiderio dei fratellini le dipinga in faccia uno strano sorriso carico di soddisfazione, che non le ha mai visto prima.
Maria sorride, prende in braccio il figlio e gli fa il solletico finché non smette di piangere, poi lo bacia e lo mette seduto su una sedia. Si avvicina infine a Sammi, le dà un buffetto sulla guancia e le dice in tono bonario
-non tormentare tuo fratello-
la bambina risponde con una linguaccia, la madre le fa un’ultima carezza e le stampa un bacio in testa.
Fanno sembrare questi piccoli gesti come la cosa più naturale del mondo, Veronica sente uno strano senso di estraneità. Ogni gesto di affetto fa partire una piccola morsa allo stomaco, seguita da un’ acidità che arriva in gola e le riempie la bocca di un sapore amaro.
Forse per sentirsi meglio, si avvicina a Mia, le fa una carezza, ma non è un gesto spontaneo, le risulta macchinoso e fuori luogo, dopo si sente peggio.
Non è capace di lasciarsi andare.
Mia, dal canto suo, è talmente presa dalla conversazione con la sua nuova amichetta che nemmeno se ne accorge.
Entra una bambina bionda, si siede in silenzio, tiene lo sguardo basso, tanto che Veronica non riesce a intuire nemmeno di che colore abbia gli occhi.
Mia la guarda e dice
-Mamma guarda, lei è Emy, ha 12 anni è tanto simpatica-
La ragazzina farfuglia qualcosa che forse è un –piacere- o forse è un -Lasciatemi in pace per piacere- restando sempre con lo sguardo basso. Veronica si limita a salutarla, segretamente grata per la sua timidezza.
Infine, ecco Pietro. Immediatamente Veronica drizza la schiena e sente le spalle irrigidirsi.
La conversazione della sera precedente è ancora in sospeso tra loro due, e stavolta non può fuggire.
Lei è decisa ad ignorarlo, spera solo lui faccia lo stesso.
L’uomo, dal canto suo, sembra interessato solo ai suoi figli, intrattenendo con loro piccole conversazioni.
-Come è andata la mattina, perché vi sentivo urlare, mi raccomando non litigate-
Iniziano a mangiare, a tavola ci sono verdure e frittata, accompagnate da pagnotte fatte con farina di legumi, i tempi che stanno passando lo fa sembrare un banchetto regale.
I bambini fanno un allegro brusio e riempiono Mia di domande. Vogliono sapere dei suoi viaggi e lei racconta felice; Veronica la osserva in silenzio, braccia e corpo rigidi, pronta a saltare da un momento all’altro per interromperla nel caso dica troppo.
Ma è brava sua figlia, sa bene fino a dove può spingersi.
Sta raccontando di quella volta che sono finite in una città circondata da immensi campi di fiori colorati.
Beata innocenza.
Mia di quel posto ricorda i colori magici. Veronica invece di come l ‘ha tenuta impegnata con il paesaggio mentre lei si adoperava per trovare vestiti nuovi da indossare.
Non c’è niente di poetico nel rubare ai morti.
Mentre beve, a Mia cola un po’ di acqua al lato della bocca. Istintivamente Maria si china in avanti e la pulisce con un tovagliolo; un gesto materno, che avrebbe dovuto fare Veronica.
Ma lei quell’istinto non lo ha sentito; il suo disagio aumenta, gli occhi iniziano a pizzicare e sente le guance farsi bollenti. Il cibo in bocca, che fino a poco prima le sembrava delizioso, ora sembra non avere nessun sapore.
La porta di casa si apre.
Entrano due ragazzi, entrambi adulti. Si tolgono i vestiti coperti di neve e salutano la famiglia; sono entrambi alti e con i colori della madre, capelli rossi e occhi verdi.
Si presentano a Veronica e Mia, sono Dan e Anna, i gemelli figli maggiori di Pietro e Maria, hanno 26 anni.
Lui è di poche parole, sembra avere occhi solo per Emy, dopo un saluto sbrigativo si siede vicino a lei e la stringe forte.
Anna si mostra super entusiasta di conoscerle, fa un sacco di moine a Mia, bacia Veronica sulle guance e definisce i genitori due santi per averle salvate.
Pranzano raccontando come è andata la mattinata, la distribuzione è stata tranquilla, senza lotte e incursioni dei militari, nessuno è andato a casa affamato.
Finito il pranzo Pietro deve andare in giardino a controllare le mucche e le galline e chiede ai bambini di accompagnarlo. Prima che Veronica abbia avuto modo di dire qualcosa Mia è già con loro.
Sta per seguirla, il corpo è già orientato verso la porta, ma prima che riesca a fare un passo Maria la chiama e le chiede se può aiutarla a sparecchiare.
Sospira tra sé e si mette a fare le faccende di casa. Se quando hanno finito Mia non sarà ancora tornata andrà a cercarla, averla nel suo campo visivo è l’unica cosa che permette ai suoi battiti di essere regolari e al suo respiro di non soffocarla.
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