[MI189] Linea 333

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Traccia n.6 - "La telefonata"
Da qualche giorno il protagonista riceve ogni notte una telefonata. Dall’altra parte nessuno parla, ma si sente chiaramente qualcuno respirare.

Linea 333
Detesto gli uomini. Non tutti, solo quelli che conosco.
Hanno una visione bidimensionale delle donne: tutte innamorate o puttane.
Non concepiscono neanche l’idea di un incontro casuale che non sia squallido. O c’è amore o deve essere sporco.
No, grazie. Non lo voglio.
Per fortuna c’è lui. Il solo, l’unico e qualsiasi, simultaneamente.
Ogni giorno — o meglio, ogni notte — alle 3:33 mi chiama. E stiamo insieme. Come in tutte le relazioni non è stato facile all’inizio. Subito mi ero spaventata. Sì, sono stupida e paurosa, ma diciamolo: di maniaci è pieno il mondo.
Lui chiamava e respirava. Lento. Profondo. Solo quello.
La prima volta mi sono arrabbiata.
«E che cazzo!»
Mi aveva svegliata in pieno sonno e, devo ammetterlo, gli ho urlato contro.
Poi ho smesso di chiedere «chi sei?» o «cosa vuoi?» e ho iniziato ad ascoltarlo. In una relazione ci vuole anche quello.
Lì ho capito con certezza che era un uomo.
Un timbro indiscutibilmente maschile.
Lento e profondo, che aumentava il ritmo fino a diventare una corsa… e poi la quiete. Ed è stato proprio lì che qualcosa si è mosso dentro di me.
Dalla telefonata successiva abbiamo iniziato a respirare insieme.
Bocca nella bocca.
Un crescendo di guaiti soffocati che mi hanno scombussolata.
Da quanto tempo non mi sentivo così?
Certi uomini ti squadrono dall’alto in basso e ti fanno passare ogni fantasia. E poi dicono sempre la parola sbagliata.
Lui no.
Non sbaglia mai.
Nel silenzio è perfetto.
E grazie a Dio che hanno inventato il cordless: posso girarmi, muovermi, cambiare posizione.
Me lo immagino ogni sera diverso.
A volte è un vampiro affascinante, con un ansito selvaggio e predatore, quasi mi sento azzannata — e penso: “Ma davvero sto immaginando Damon di Vampire Diaries alle 3:33 del mattino?”.
Mi lascio guidare dal ritmo del suo respiro, mentre le mie mani esplorano il mio corpo, e ogni gesto sembra incarnarlo.
È un brivido che mescola desiderio e fantasia, e il suo ritmo lo rende reale. Respira dentro la mia bocca.
Io dentro la sua.
Sento quasi il calore del fiato mentre con una mano mi sfioro e mi concentro su di lui.
Certo, per lui è lo stesso. Oddio, anche lui si starà toccando, desiderandomi, prendendo tutto il mio ansito che si smuove, si increspa, si innalza, esplode… e poi decresce.
Ecco.
L’abbiamo fatto.
Lui non chiede nulla.
Ma io gli do tutto.
Le mie ossessioni — preferisco di lato, parte destra — e le mie fantasie, tutto ciò che mi appartiene, glielo do.
L’altra sera era un neanderthal: ruvido, con spalle pesanti e il soffio più rozzo, selvatico, quasi animale. Avevo letto un articolo sulle donne sapiens che si accoppiavano con i neanderthal e mi ero immaginata così.
Poi una notte è successo l’inspiegabile.
Erano le 3:33.
Ho risposto ed ero già molto presa.
Mi immaginavo un personaggio poco raccomandabile della camorra — avevo visto qualche episodio di Gomorra quella sera.
E allora, nel buio della camera, con le tapparelle abbassate e le tende oscuranti… ho sentito una presenza.
Un peso sul materasso. Ero nel dormiveglia. Mi piace passare dal sonno al piacere.
E lui — dico lui perché l’ho sentito ergersi tra le gambe — ha iniziato a invadermi le orecchie. Brividi sono corsi lungo la schiena, increspandola.
Ho appoggiato una mano sulla sua spalla.
L’altra era intenta a meravigliarsi della presenza che si ergeva sotto le coperte, ravanando.
È stato naturale.
Un calore vivo sulle labbra.
Vortico attorno a lui, risucchiandolo.
Ho preso tutto.
Il mio cuore è esploso dentro il suo.
Non sapevo se era il mio, battendo così forte, a far tremare la stanza, creando una cassa di risonanza in cui vibravamo all’unisono. Poi sono crollata.
Tra le sue braccia — ne sono certa — ma al mattino era scomparso. Così è andata avanti per qualche volta.
E confesso, non mi giudicate, che vivevo solo per quegli attimi delle 3:33. Non l’ho detto a nessuno. Dirlo ad alta voce lo avrebbe reso reale.
E di certo non può esserlo. Ho una porta blindata, serramenti antisfondamento. Tutto chiuso.
Eppure lui si materializzava, dopo lo squillo del telefono e la mia risposta, direttamente accanto a me.
Non gli parlavo.
Non gli ho mai detto niente.
Perché complicarsi la vita con inutili domande quando si è felici?
Poi però mi è entrato un tarlo.
Stavo davvero diventando pazza?
Lui esisteva solo nei miei sogni?
Così una notte — o una mattina — ho risposto e, dopo aver sentito il respiro passare dalla cornetta al mio orecchio… e poi sul mio viso, ho acceso la luce.
La stanza non era la mia. Non c’erano finestre.
Né porte.
Solo un letto.
E un telefono nero sul comodino.
Ho riagganciato.
Per un attimo silenzio.
Poi il telefono ha squillato. Ho risposto.
Ho provato a parlare.
Non ci sono riuscita. Potevo solo respirare. Dall’altra parte una voce maschile, confusa e irritata, ha chiesto:
«Chi cazzo sei?»

Re: [MI189] Linea 333

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Ciao @Didalinda
Hai costruito un bel matrix a tinte forti, un Attraverso la cornetta... 
Erotico e delirante, non di ovvia comprensione, o almeno io l'ho dovuto rileggere un paio di volte per capirlo. 
Bella l'immagine del gioco che scompare appena si accende la luce, ho visto quel telefono nero. 
"Nel silenzio è perfetto" e "Dirlo ad alta voce lo avrebbe reso reale" sono due espressioni che mi hanno colpito, incarnano il senso del racconto con due belle pennellate. 
Il racconto è breve e rapido, mantiene il ritmo e arriva alla fine che lascia storditi. 
Un ottimo lavoro con due livelli di lettura, mi è piaciuto molto. Complimenti.   
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Re: [MI189] Linea 333

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Ciao @NanoVetricida,
grazie del commento.
L'idea era quella di declinare il mito di Amore e Psiche, l'amante nascosto, con un finale alla Dylan Dog.

Re: [MI189] Linea 333

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Didalinda wrote: che non sia squallido. O c’è amore o deve essere sporco.
Inserire la parola “amore” dopo il concetto di squallore non sembra coerente con la frase. Meglio lasciare “Deve essere sporco” . Così amplificheresri il concetto. Scrivendo “O c’è amore” il significato appare distorto.

Ciao @Didalinda
una telefonata “bollente” e conturbante che in poche righe si capovolge e ti stravolge. Lo trovo un ottimo lavoro sia per il ritmo impresso dalla paratassi, alcune espressioni molto efficaci in grado di far visualizzare e vivere la scena. Ottima la chiusa che ti lascia stordito. Bella interpretazione della traccia!

Re: [MI189] Linea 333

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Ciao @Monica,
grazie della lettura!
Capisco cosa intendi, è un ottimo suggerimento.
Felice che l’andamento ti sia piaciuto. Ho cercato di normalizzare l’assurdo, far scivolare nel perturbante e chiudere con il twist finale… come se davvero il telefono alle 3:33 potesse bussare alla porta dei sogni.

Re: [MI189] Linea 333

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Ciao @Didalinda,
Anch'io ho dovuto leggere un po' di volte per capire bene e, ogni volta, questo mi fa riflettere sulla mia capacità di comprensione del testo.
Ho trovato l'inizio del tuo racconto conturbante nella costruzione della passione sessuale della protagonista e questa fisicità trasporta bene verso il colpo di scena, costruito sull'inversione dei ruoli. Non ho capito a dire il vero se questa inversione di presenze, accennata nel tuo racconto, sia limitata a due persone soltanto fin dall'inizio o sia semplicemente una catena nella quale sia la posizione in cui ci si va a trovare a determinare chi "conduce" il gioco, in un certo qual modo. Comunque una bella costruzione di regole del mondo, che lascia curiosità.
Bel racconto.
When people talk, listen completely. Most people never listen. - E. Hemingway

Re: [MI189] Linea 333

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Ciao @Strikeiron,
grazie della lettura. In questo testo ho cercato di far emergere alcune cose senza spiegarle esplicitamente, e probabilmente ci sono riuscita solo in parte. La parte spicy forse prende un po’ alla sprovvista, ma mi sono divertita davvero a scriverla.
Comunque l’idea è su diversi piani: lei riceve la telefonata di lui, lui si materializza… poi, colpo di scena, lei accende la luce e si ritrova chiusa in una stanzetta, forse in un mondo altro, dove può solo respirare e fare le telefonate, ritrovandosi al posto di lui.
Simbolicamente è la fantasia in cui ti culli: ti ci intrappoli e perdi ogni contatto con la realtà, fino a ritrovarti imprigionato in un mondo da cui non riesci più a uscire.
Il tema lo dice lei all’inizio: non è l’amore, ma usare l’altro come contenitore vuoto delle proprie fantasie.
Lui? Beh, lui esiste quando lei ci si immerge, gli dà corpo e forse riprende consistenza, uscendo da quella stanzetta.
Masturbazione mentale (da qui anche la parte spicy) come metafora di quella fisica.

E hai ragione sulla catena: da qui continua all'infinito.

Re: [MI189] Linea 333

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Ciao @Didalinda;
se il tuo intento era ricostruire un’ambientazione alla Dylan Dog, complimenti: ci sei riuscita alla grande! Il racconto mi ha dato proprio la sensazione di immergermi in una di quelle storie brevi da albo gigante, con la sceneggiatura di Sclavi e le ombre di Roi, quando la trama diventa quasi secondaria e si lascia guidare dalla forza evocativa delle immagini e dall’atmosfera del racconto.
L’incipit è molto efficace: cattura subito l’attenzione e definisce con chiarezza il tono ironico e disincantato della narratrice, introducendo in poche righe ben calibrate il nucleo della storia. Anche lo sviluppo è costruito in maniera molto originale: la progressiva normalizzazione dell’inquietudine iniziale trasforma l’elemento disturbante in una sorta di rituale intimo e segreto.
L’evoluzione psicologica della protagonista, che trasforma le telefonate in una relazione immaginata, è il vero motore del racconto e mi ha immerso completamente nella lettura, accompagnandomi quasi per mano nella dimensione fantastica della seconda parte: tra sogni ambigui, fantasia erotica (mai gratuita, ma funzionale alla costruzione del personaggio) e un possibile elemento soprannaturale.
Molto intrigante anche il finale, quasi onirico, che lascia spazio all’interpretazione ribaltando la prospettiva: il colpo di scena crea un cortocircuito tra i ruoli e trasforma la protagonista da soggetto della storia a possibile “voce misteriosa” di qualcun altro.
Mi è piaciuto molto anche il modo in cui hai giocato sul tema della solitudine e sulla proiezione del desiderio: questo rapporto surreale funziona proprio perché privo di parola. In fondo è l’uomo perfetto: non parla e quindi non può deluderla, quasi a riscattare la disillusione che emerge nei pensieri della protagonista.
Ho trovato molto appropriato anche l’uso della prima persona e la lunghezza dei paragrafi, che rendono la lettura scorrevole e immersiva.
Al punto da chiedermi, alla fine: ma è un racconto… o una pagina di diario scritta in una notte di luna piena?  :libro:

Re: [MI189] Linea 333

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Ciao @Jack Cupo,
grazie per la lettura e per il commento che mi ha dato… una bella botta di vita.
La frase “perché complicarsi la vita quando si è felici?” avrebbe potuto dirla Dylan Dog: in fondo è uno che ha sempre inseguito amori fugaci. In effetti certe atmosfere del racconto sono figlie proprio di quella lettura.
D’altronde, come diceva Goya: “Il sonno della ragione genera mostri” — e in questo racconto un po’ ci ho provato!

Mi fa piacere che ti sia sembrata quasi una pagina di diario (grazie!). A volte certe storie nascono sotto la pelle ed esplodono da sole: questa l’ho scritta di getto  e, come spesso accade quando il tempo è stretto, alcune ripetizioni sono rimaste. Di solito cerco di essere più precisa.
E detesto la frase “con una mano si sfiora…”, che mi suona troppo Vasco.

Grazie ancora per la lettura e per il commento così generoso.

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