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Juliette – Capitolo 17
Non ci fu bisogno che la notizia della morte di Lucas Moreau venisse annunciata dal giornale o fatta trapelare dalla polizia.
La povera Annette Descamps, distrutta e ancora sotto shock, aveva già pensato a diffonderla in tutto il villaggio.
Nel pomeriggio se ne parlava già ovunque: nei bar, nelle botteghe, persino sulle banchine del porto.
Non accadeva spesso un suicidio a Escalles-sur-Dunes, e la voce correva più veloce del vento che soffiava dal mare.
Marcel Dubois era nel solito negozio ad acquistare il tabacco quando sentì due donne commentare la notizia.
Si intromise bruscamente, e le due gli raccontarono ogni particolare.
Uscì dall'esercizio con le gambe pesanti e la testa che gli pulsava.
La notizia lo aveva colpito come un maglio.
Aveva bisogno di qualcosa di caldo da mandare giù mentre rifletteva.
Entrò al bistrot Le Vieux Mouillage, chiese un café crème e un Armagnac, per scaldarsi lo spirito e schiarirsi i pensieri.
Quindi, mentre lui aspettava Lucas Moreau nel luogo concordato per l'appuntamento, quel ragazzo si era tolto la vita.
Un'altra coincidenza. La ennesima.
Ogni volta che qualcuno stava per consegnargli del materiale sulla morte di Juliette, finiva ucciso o si suicidava.
Quella storia segreta era maledetta. Non lasciava scampo a chi volesse divulgarla.
Ripensò alle parole della misteriosa nipote di Juliette, la ragazza che portava lo stesso nome, pronunciate durante il loro primo incontro:
"Non racconti a nessuno di avermi vista, Marcel. Non capirebbero... e diverrebbero pericolosi. Anche per lei."
Un brivido gli corse lungo la schiena, più gelido del vento che arrivava dal mare.
Tutto stava diventando troppo complicato.
C'era Juliette, con le sue apparizioni e sparizioni inspiegabili, come se fosse la leggenda della zia fatta carne.
C'era René, che non era il pacifico settantenne dall'aspetto prestante che voleva apparire, ma un ex legionario addestrato a uccidere.
C'era il professor Martin, pronto a dargli il materiale su Juliette, trucidato prima di poterlo consegnare.
E ora il suo assistente, Lucas, che quel materiale lo aveva recuperato, si era suicidato senza motivo apparente, prima di incontrarlo.
Tutto sembrava la trama di uno dei suoi libri. "Ma, cazzo!...", mormorò tra sé.
Questa non era finzione. Questa era vita vera. E soprattutto morte reale.
Si fermò in mezzo alla strada, le mani infilate nelle tasche del field jacket. Forse era arrivato il momento di fare due chiacchiere con il maggiore Laurent Vallin, il comandante della brigata di gendarmeria.
Si erano già conosciuti dopo la morte di Adrien Martin.
Non sapeva ancora come avrebbe impostato il discorso, ma le coincidenze erano diventate troppe e troppo sospette.
Il suicidio di Lucas Moreau non lo convinceva per niente.
Aveva parlato con quel ragazzo solo al telefono, eppure non gli era sembrato depresso né stanco dell'esistenza. Scosso per la morte del professore, certo, ma non un uomo sul punto di togliersi la vita.
Il maggiore era un tipo pragmatico. Lo avrebbe ascoltato.
Oppure gli avrebbe detto che stava lasciando galoppare troppo la fantasia da scrittore e che fosse meglio si calmasse.
In entrambi i casi, Marcel doveva decidere. E presto.
Intanto c'era una cosa più urgente da fare.
Accertarsi che il plico contenente la storia di Juliette che Lucas Moreau avrebbe dovuto consegnargli si trovasse ancora all'interno di casa sua, come avrebbe dovuto. Ma a lui sorgeva un serio dubbio che vi fosse
Dalle donne del negozio aveva saputo il nome della donna delle pulizie che aveva trovato il corpo impiccato di Lucas: Annette Descamps.
Non gli piaceva l'idea di chiederne l'indirizzo di casa a qualcuno del villaggio. Quella gente era ombrosa e sospettava di tutto. Chissà che congetture avrebbero fatto se lui, straniero del posto, avesse chiesto l'indirizzo della donna che aveva trovato il cadavere del suicida.
C'era un'unica cabina telefonica posta nella piazzetta del villaggio, di certo era dotata dell'annuaire du département, la guida telefonica provinciale.
Uscì dal bistrot e dieci minuti dopo era nella piazzetta.
Stava imbrunendo, la cabina era illuminata debolmente e faceva un po' da "confessionale" inquietante.
Era di vetro e metallo giallo-verde, all'interno l'apparecchio e l'annuaire appeso con una catenella; si chiuse all'interno.
La luce era tremolante, l'ambiente sapeva di metallo vecchio e odore di sigarette fredde.
Prese a sfogliare il corposo elenco gonfio di umidità, il vento del mare fischiava di fuori e faceva vibrare il vetro.
All'interno dei piccoli paesi della costa trovò Escalles-sur-Dunes e, sotto la lettera "D", il nome Descamps Annette
Esultò che l'abbonamento telefonico fosse a nome della donna e non del marito, altrimenti avrebbe dovuto provare a cercarla tra altri dieci Descamps. Non era certo di avere abbastanza gettoni telefonici dietro.
Ne teneva sempre qualcuno nello scomparto per le monete del portafoglio, in caso di dover chiamare da una cabina come ora.
Compose il numero. Attese un certo numero di squilli, poi la voce rauca della donna risuonò nella pesante cornetta.
- Allô?
- Madame Descamps.
- Oui, j'écoute – rispose neutra la donna.
- Madame, mi scuso per il disturbo. Sono Marcel Dubois e faccio lo scrittore. Ho purtroppo avuto notizia della tragedia di Lucas Moreau, e di come lei tristemente ne sia venuta a conoscenza.
- È stato orribile, monsieur, mi tramano ancora le gambe. E non ci dormo la notte.
- La comprendo benissimo Annette, e sono desolato di disturbarla - disse Marcel con tono accorato. - Io avevo un appuntamento con Lucas per un plico di materiale importante per il mio lavoro che mi avrebbe consegnato. Ma non è venuto, dopo ho capito che a quell'ora fosse già morto.
- Ho capito – disse la donna, con un tono interrogativo che implicava il quesito: "Che c'entrasse lei con quella storia?".
- Le spiego, madame - continuò Marcel - Ho necessità di avere quel plico che so per certo Lucas aveva con sé quando è morto.
- Io non ho visto nessun plico, monsieur.
Questo parve confermare i sospetti di Marcel.
- Ho bisogno di essere sicuro che quel plico non sia rimasto in casa di Moreau. Quindi le chiederei una cortesia per il momento in cui la polizia toglierà i sigilli alla porta della casa.
- E sarebbe? - disse la donna con una vena di sospetto.
- Che mi accompagnasse con le chiavi alla casa di Moreau, dove sotto il suo sguardo proverò a cercare questo plico, senza toccare un solo altro spillo all'interno dell'abitazione. Può fare questo per me, madame?
- Mi sta chiedendo una cosa strana, monsieur.
- Gliela sto chiedendo perché ne ho un bisogno assoluto. Ma naturalmente la compenserei con una cifra adeguata.
- Che cifra, monsieur?
La donna era certamente avvezza a una certa praticità.
- Diciamo una cifra sui quattrocento franchi, Annette. Le sembra adeguata?
- Mi sembra molto adeguata, monsieur – la voce era più allegra.
- Bene. Allora la richiamerò quando sarà il momento per concordare questa nostra visita.
- Très bien, monsieur. L'aspetto.
- Buona serata, Annette e grazie.
Chiuse la telefonata con un'intima soddisfazione.
L'offerta che aveva fatto era quasi il corrispettivo di un mese di stipendio della donna.
Trovare quel plico stava divenendo anche costoso oltre che pericoloso.
Ma erano denari ben spesi. E la cosa andava affrontata fino in fondo.
Era la giornata libera di René dall'impegno al B&B.
Di solito non gli fregava niente e continuava a fare il suo lavoro come negli altri giorni.
Ma qualche volta, la sera, ne approfittava per andare a farsi una birra e fare quattro chiacchiere con qualche amico alla locanda di Gaspard, come quella sera.
Erano le undici di notte e, con la testa leggera per le tre pinte bevute e il Calvados finale, si apprestava a rientrare col passo lievemente malfermo.
C'era vento, quello non mancava mai, faceva freddo ma non pioveva e questa era già un'ottima notizia.
In ogni caso, con l'alcol che aveva in corpo il freddo era l'ultimo dei suoi problemi.
Invece bestemmiava per le condizioni della strada: nel buio le buche non si vedevano e già tre volte era inciampato e aveva rischiato di slogarsi un piede o di andare lungo disteso con la faccia a baciare il selciato.
Le lampade della strada erano poche e distanziate, facevi lunghi tratti in un buio nero come il fondo di una fogna.
Accidenti all'amministrazione del comune, che risparmiava sulla manutenzione delle strade e sull'illuminazione!
Uno di questi giorni si sarebbe preso la briga di fare una visita al municipio e scambiare due chiacchiere con l'assessore ai lavori pubblici.
Aveva una mezza voglia di prenderlo per la cravatta, alzarlo da terra e attaccarlo al muro dell'ufficio.
Rallentò il passo con prudenza in un tratto decisamente buio.
La strada curvava e c'erano delle alte siepi di bosso e dei fusti di faggio sul lato del cammino; ci sarebbe solo mancato di trovarsi un cinghiale al buio tra i piedi.
Nel buio, a una decina di metri di distanza, vide brillare un puntino rosso ad altezza d'uomo.
I sensi di René scattarono in automatico, rigidi come corde di violino.
Nessuno se ne starebbe immobile a fumare all'aperto, con quel freddo, a quell'ora della notte, a meno che non stesse aspettando qualcuno.
Qualcuno di specifico..
La cosa lo sorprese ma non lo turbò più che tanto.
Di gente svitata c'era pieno in giro; chiunque fosse, non era un problema suo. Ne aveva viste di cose strisciare nel buio, nel deserto, o nelle foreste dell'Indocina o della Guiana Francese.
Se poi fosse stato uno in cerca di guai, ancor meglio: quella sera li avrebbe trovati.
René continuò a camminare, lo sguardo fisso su quel puntino di brace che non si muoveva di un millimetro.
Era una immobilità innaturale, la calma di chi ha il vantaggio tattico.
L'istinto da ex legionario gli sussurrò di cambiare lato della strada, di abbassarsi, di tendere i muscoli, farsi pronto alla lotta.
Ma l'orgoglio fu più forte: continuò ad avanzare, rallentando impercettibilmente il passo.
Quando fu a meno di cinque metri, da uno squarcio delle nuvole che aveva favorito un affaccio di luna, comprese chi fosse.
Il vecchio Maël Morvan fumava con la schiena appoggiata a un faggio, le mani affondate nelle tasche della cerata pesante.
René sentì che l'aria si era fatta improvvisamente densa.
Quando la loro distanza si ridusse a meno di due metri, fu Maël a rompere il silenzio, senza scomodarsi a togliere la cicca di bocca:
- Ciao Brume.
- Lo sai che non devi chiamarmi con quel nome, Maël.
Il vecchio sorrise, tirò l'ultima boccata della cicca, poi lasciò cadere il mozzicone e lo disfece col piede.
- Che fai qui, Maël? – chiese René con tono freddo.
- Ti aspettavo, René. È tempo che noi ci parliamo.
- Ahaha! - rise con una nota di scherno. - E di cosa dovremmo parlare?
- Ci sono troppi morti e troppo ravvicinati, René. La cosa non mi piace.
- Ah? Quelli dici? Che te ne frega, erano due finocchi.
- Vedo che non cambi mai, René. Passano gli anni e resti quel bastardo che eri.
- Anche tu non sei cambiato, Maël: sei lo stesso cagasotto di un tempo.
Maël fece un sorriso; gli occhi chiari erano ghiaccio nella luce lunare.
- Può essere, René, ma io non ho mai perso la testa. A te la paura sta facendo perdere il senno. Io ti conosco, questi morti hanno la tua firma.
- Sei pazzo, Maël, bevi troppo. Le pinte di Trois Monts ti anacquano il cervello.
- Sono venuto ad avvertirti, René. Dovresti essermi riconoscente. Perché penso che tu cerchi di sotterrare il passato seppellendo chi lo conosceva.
- E perché dovrei esserti grato?
- Perché se fossi venuto a trovarmi senza invito, varcando la soglia, ti avrebbe salutato lui.
Maël lentamente fece scorrere in basso la zip della cerata.
Sotto la luce fredda della luna, nero come la notte e sinistro come il manto di un corvo, lo Sten Mk II comparve al suo fianco.
Era legato a una cinghia di pelle che avvolgeva la spalla dell'uomo.
Gli aveva levato il calcio per renderlo più corto sotto il giaccone; lo Sten Mk II poteva essere usato anche senza, come pistola mitragliatrice, e avrebbe continuato il suo lavoro micidiale.
Maël con lo sguardo fermo fissò René negli occhi; l'altro tenne lo sguardo per qualche attimo, poi lo calò sull'arma.
Non ci fu bisogno di parole.
Si lasciarono in silenzio: René proseguì verso il B&B, Maël verso Escalles-sur-Dunes.
La luna fu nuovamente nascosta dalle nuvole e il vento di mare sferzava più forte la notte.
(Continua)
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