[Lab20] Tale padre

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«Che cosa hai fatto? Sei completamente ammattito?»
La fronte rugosa di Plozio Pegaso era carica di polvere e i suoi polsi grondavano di sudore. Fuori, la luce tarda del crepuscolo estivo ancora imbiondiva l’orizzonte, ma dentro la stanza non vi era altro che buio mortifero. Il corpo del giovane, esanime e svestito, giaceva sul letto e il suo sangue già lordava i tessuti; vicino a lui, il senatore Atilio Sabino stava immobile con gli occhi talmente spalancati che l’oscurità non riusciva a celarne la sclera, un coltello ad affilarne la sagoma, una toga ad ammorbidirla.
«Erano nel mio letto» disse Sabino, succhiandosi il labbro inferiore come se fosse ambrosia. «Lei doveva essere a un altro banchetto. Mia figlia doveva essere a un altro banchetto, non in casa mia. Sono entrato e li ho visti insieme, mia figlia insieme a un uomo. E quell’uomo, quell’uomo non era suo marito», scivolava sulle parole, fattesi improvvisamente ripide e bagnate.
«La ragazza dov’è adesso?» chiese Pegaso.
«Fuggita. Un po’ scossa, forse un pelo ammaccata ma l’ho lasciata andare. Io ho fatto bene. Vero che ho fatto bene? Ho agito con onore?»
«Certo che no, sciocco: ti sei reso colpevole di omicidio.»
«Omicidio? Ma questa è casa mia, loro erano fedifraghi e io sono il padre di lei, la mia causa è giusta.»
«Hanno infranto la legge, ma tu non hai più potestà su tua figlia da quando l’hai data in sposa, e il morto è cittadino di rango senatorio. Sei colpevole.»
«No, no no. Non può accadere, non deve accadere, sarebbe la mia fine. Aiutami a nascondere il cadavere, sarà come se nulla fosse successo». Mentre lo diceva, Sabino già si piegava sopra la salma.
«Nasconderlo? È un Valerio, del ramo dei Proculi, che tutti sanno avere simpatie verso tua figlia e che è stato visto per l’ultima volta questa sera a un tuo convivio. La gente farà domande, credimi.»
Silenzio. Silenzio d’incertezza, di attesa, di paura; silenzio che restituisce il prestigio alle parole.
Poi di nuovo parlò Pegaso, guardando nel vuoto e sorridendo a sé stesso: «La ragazza è fuggita, hai detto. Se li avessi uccisi entrambi però potremmo invocare la Legge Giulia al processo, nel qual caso avresti agito entro i tuoi diritti di padre e il fatto non costituirebbe reato. Certo, sarebbe un bel rischio, eppure se riuscissimo a trovare un fanciullo liberto capace di stare al gioco avremmo persino la Legge Scantinia su cui appoggiarci. E loro non potrebbero neppure appellarsi alla Legge Licinia visto che…»
«Smettila!» lo interruppe Sabino «lo sai che non ci capisco nulla dei tuoi discorsi da avvocato».
«Nessuno si accorgerà dell’assenza di questo sventurato prima di domani mattina, poi sarà troppo tardi per nasconderlo. Per come la vedo, se vuoi scampare alla condanna, hai tempo fino a domani all’ora quarta per trovare tua figlia e ucciderla.»

«Liscio come lo sciroppo di mele. Te l’avevo detto che il vecchio ci sarebbe cascato, ora non dobbiamo far altro che attendere che la rovina lo colga.»
Seduta sopra uno sgabello dai piedi di leone gesticolava Atilia Verula, compiaciuta della propria sagacia e convinta di avere finalmente messo nel sacco l’anziano padre. Una sola stanza illuminata in tutta la villa, mentre fuori il cuore della notte pulsava vigoroso.
«Fino ad ora tutto è andato come doveva andare, ma adesso stiamo attenti a non perdere di vista l’obiettivo. Un’accusa di omicidio gli varrà una multa quantomai salata e sarà sufficiente a fargli saltare la nomina a console per il prossimo anno, ma non basta: deve sparire, oppure non potrai ereditarne il patrimonio. Siamo sicuri che non cercherà di coprire l’accaduto corrompendo qualche funzionario?» disse in penombra il marito di Verula, mentre sorseggiava vino d’assenzio.
«Tu non ti preoccupare: non è più come quando c’era quel pidocchio di Vespasiano, che forzava tutti i burocrati ad accettare bustarelle per riempire il tesoro. Tito è il più integerrimo dei virtuosi e Domiziano Cesare è amico fraterno dello zio del morto. Il vecchio non riuscirà a pagarsi la salvezza questa volta». Sguardo perduto nella tenebra «neppure Pegaso potrà salvarlo».
«Neppure chi potrà salvarlo?» disse il marito strozzandosi in una risata che poco si addiceva al contesto.
«Plozio Pegaso, sapiente avvocato e giureconsulto, da sempre consiglia Sabino in materie legali.»
«È il nome più cretino che abbia mai udito in vita mia.»
«Suo padre era un ammiraglio, che ha voluto chiamare i propri figli come due delle navi che comandava: Pegaso e Grifone. Ma questo non ha importanza adesso. Meglio che mi prepari: farò visita a mio padre alle prime luci dell’alba.»
«Percorrere le vie di Roma a notte fonda? Saresti assai più al sicuro attraversando un campo di battaglia. Ma poi, per quale ragione vuoi andare da lui?»
Verula tornò a guardare il marito, come se si fosse appena accorta di non essere sola: «Perché se gli dovesse passare per la testa di cambiare il testamento, o di stracciarlo, avrei diritto alla sola quarta parte delle sue ricchezze, bene che mi vada. Per ora, invece, sono ancora l’unica erede, la pupilla, la “figlia dilettissima” ed è fondamentale che lo rimanga, anche se questo significa prostrarmi ai suoi piedi simulando costernazione».
«Ma non mi hai appena detto che si serve dei pareri di un avvocato?»
«Si, forse, e allora?»
«E allora se Sabino ti ammazza e ti mette di fianco al tizio trucidato, fingendo di avervi colpiti nello stesso momento, può invocare la Legge Giulia e passarla liscia in sede processuale. Andando là ora gli faciliti il compito.»
Fu il turno di Verula di ridere: «Davvero la tua paranoia non conosce confini: nessuno si avvale più di quella legge da…decenni, per quanto ne so, dai tempi del Divo Claudio, e anche prima era oggetto di ridicolo. Per giunta, conosci mio padre: non oserebbe mai torcermi un capello».
«Non sai di cosa sono capaci i disperati. Non andare! Ma se proprio devi, porta con te qualcosa di appuntito.»
«I vigiles notturni confiscano le armi che trovano perquisendo i passanti. Uno dei servi della villa potrebbe vedermelo addosso.»
«Fasciati un braccio, dicendo di esserti ferita nella colluttazione, e nascondici dentro un pugnale. Sei arrivata fino a qui, non rovinare tutto.»
***
Atilio Sabino saluta il suo Plozio Pegaso,
apprendo con letizia, mio buon amico, del tuo rientro in Italia scevro di difficoltà e mi rallegro che tu abbia trovato una casa integra e accogliente ad aspettarti, malgrado i tumulti degli ultimi anni. Spero mi farai presto visita qui a Roma, giacché anelo di udire di persona le storie del tuo soggiorno in Egitto e in Siria.
Purtroppo, la mia villa non è stata risparmiata dalle devastazioni dell’ultima guerra intestina e molto lavoro dovrà esserle dedicato per riportarla agli antichi fasti. Prego affinché la venuta di Vespasiano porti infine un poco di sollievo a questa città martoriata da lotte e disastri.
La Fortuna ha tuttavia fatto sì che il portico della domus in cui risiedo restasse perfettamente integro, così che possa trascorrervi qualche ora in serenità insieme a mia figlia, la quale, malgrado i soli sei anni di età, è una bambinetta assai curiosa e perspicace. Quando non è alle prese con gli infantili passatempi, mi siede accanto e mi chiede di leggerle ciò su cui sto lavorando; ascolta sempre con attenzione anche se, sospetto, non comprenda gran parte di quel che dico.
Spesso si aggira per il loggiato ammirandone gli affreschi e, per ragioni chiare a lei sola, riesce a vedere il sottoscritto in ognuno degli eroi raffigurati: ai suoi occhi, io sono colui che cacciò il re Tarquinio da Roma, che liberò Io dalle grinfie di Argo Panopte e che diede la morte al Minotauro. Di quando in quando tento di correggerla, ma ella respinge le mie spiegazioni dicendo di essere “verula”, sincera e portatrice di verità. Illogica saggezza bambinesca.
È ben opportuno godersi simili giornate di simili anni, vecchio mio, poiché verrà un tempo in cui né io né lei saremo più le persone che siamo oggi: io perderò la tenerezza verso quella leggiadra creaturina e la forza d’animo che mi accomuna ai grandi eroi della mitologia; mentre il mondo renderà lei sempre meno innocente, meno saggia e meno onesta.
Mi impegno a serbare nell’animo questi momenti felici, di modo che non divengano oscuri ricordi di cui nessuno avrà più memoria. Stammi bene.
***
Le stelle si dileguavano mentre l’alba sporcava il levante. Il portico cingeva un giardino che si ribellava al calore della pietra, colonne dai capitelli d’arte dorica scandivano lo spazio e da un muro antistante si delineava la testa mozzata di un Minotauro.
Seduta su un gradino, una sagoma morbida e affilata attendeva qualcosa che forse era già avvenuta o avrebbe potuto non avvenire mai. A un tratto, le si avvicinò una figura femminile, che portava un’ingombrante fasciatura al braccio sinistro. Subito la sagoma nascose la sua parte affilata.
«Figlia mia dilettissima! Come sono felice di vederti.»

Re: [Lab20] Tale padre

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Ciao @peptoc è la prima volta che ti leggo e come opera prima, vedo che ti intendi di storia romana..

Perché il tuo racconto dimostra una conoscenza encomiabile del diritto romano e della dinastia Flavia. La Lex Iulia, la Patria Potestas e la figura di Pegaso sono ricostruite con precisione, a parte di quella dove avresti dovuto chiarire che l'uccisone doveva avvenire nello stesso luogo di entrambi.
Doveva essere un omicidio d'onore di impulso. Anadre a cercare la figlia per ucciderla da un'altra parte esce fuori da questa regola giuridica.          Tuttavia, se analizziamo il testo alla luce della storia della letteratura e della sua evoluzione, emerge un limite radicale che rischia di farti mancare completamente l'obiettivo della rappresentazione storica.
Ambientare una storia di avidità, cinismo e doppio gioco nell'antica Roma oggi solleva una domanda inevitabile: perché proprio lì?

I temi del tradimento familiare e della bramosia patrimoniale sono universali, ma la letteratura contemporanea (e la realtà odierna) li ha sviluppati con una complessità psicologica, economica e relazionale infinitamente superiore rispetto a quella del mondo antico. Di conseguenza, il doppio gioco orchestrato da Verula e Sabino, pur nella sua perfetta geometria legale, finisce per apparire ingenuo, quasi elementare rispetto alle mille sfumature che il thriller psicologico e il dramma moderno hanno conquistato nel tempo.
La finzione storica ha senso quando usa il passato per illuminare il presente in modo inedito. Se invece viene usata solo come palcoscenico per vizi senza tempo, la precisione sulle leggi si trasforma in un freddo esercizio di stile. Il lettore si trova davanti a un paradosso: la macchina del diritto romano è elaboratissima, ma i motivi che muovono i personaggi (i soldi, il potere, la vendetta) rimangono bidimensionali, schiacciati da un paragone con la letteratura successiva che ha già sviscerato queste dinamiche con ben altra ferocia.

Anche la scelta di chiudere con la lettera del passato – che mostra l'innocenza della bambina in contrasto con il Minotauro/padre del presente – risente di questo limite. Il contrasto tra l'infanzia pura e l'età adulta corrotta è un archetipo letterario antico quanto il mondo. Incontrarsi all'alba con i coltelli nascosti sotto i vestiti trasforma il dramma in un cliché tragico che toglie spazio all'indagine psicologica reale: i personaggi non agiscono per una reale profondità emotiva, ma perché incastrati nei ruoli rigidi che quel preciso contesto storico imponeva loro.

La rappresentazione storica fallisce l'obiettivo se si limita a fare da sfondo a dinamiche che oggi sappiamo raccontare in modo molto più potente e vicino a noi. Il rischio del testo è che la grandezza formale di Roma e del suo diritto rimanga una bellissima armatura vuota, indossata da personaggi i cui inganni appaiono inevitabilmente ingenui agli occhi del lettore moderno. Chiudo con questa domanda: la nostra giustizia che deriva dal diritto romano non è pari, a livello di ambiguità e paradosso? Una specie di giustizia cavillosa dove tutto è il contrario di tutto?

Summum ius, summa iniuria (Il massimo diritto diventa la massima ingiustizia).


Ciao
DISVANGELO: Il Regno Dei Cieli è Già Tra Voi
Viaggio sconsolato tra i ricordi dello Stato.
Io malata in fuga.

Re: [Lab20] Tale padre

3
peptoc wrote: «No, no no. Non può accadere, non deve accadere, sarebbe la mia fine. Aiutami a nascondere il cadavere, sarà come se nulla fosse successo». Mentre lo diceva, Sabino già si piegava sopra la salma.
Queste parole sono cariche di emozioni: è il momento in cui il mondo scivola sotto i piedi di Sabino. Suggerisco di sofferarmivisi di più, magari con un'azione, o un gesto.
peptoc wrote: Fuori, la luce tarda del il crepuscolo estivo ancora imbiondiva l’orizzonte, ma dentro la stanza non vi era altro che buio mortifero. Il corpo del giovane, esanime e svestito, giaceva sul letto e il suo sangue già lordava i tessuti
A volte, le descrizioni possono essere alleggerite: meno aggettivi, meno parole, ma immagini più dirette.
peptoc wrote: «Si, forse, e allora?»
peptoc wrote: apprendo con letizia, mio buon amico, del tuo rientro in Italia scevro di difficoltà e mi rallegro che tu abbia trovato una casa integra e accogliente ad aspettarti, malgrado i tumulti degli ultimi anni. 
Non è bizzarro l'utilizzo del termine "Italia", qui?


Ho apprezzato la lettura. Il passaggio della lettera è scritto bene, mi ha dato la stessa sensazione di leggere una traduzione dal latino, quindi per me è riuscito. Inoltre, racchiude bene il cuore tematico della storia, poi ripreso dai parallelismi nel finale. Mi è piaciuto anche come viene lasciato spazio al lettore di completare la tragedia dopo il finale aperto.
C'è, però, un elemento che non mi torna. Durante tutto il racconto viene delineato l'amore del padre per la figlia. Eppure, qui:
peptoc wrote: «Nessuno si accorgerà dell’assenza di questo sventurato prima di domani mattina, poi sarà troppo tardi per nasconderlo. Per come la vedo, se vuoi scampare alla condanna, hai tempo fino a domani all’ora quarta per trovare tua figlia e ucciderla.»
La scena si chiude senza udire la risposta di Sabino a Pegaso. Secondo me è opportuno incominciare già qui a delineare il tema dell'amore paterno, in due modi: uno, con una risposta indignata; e due, con un piano alternativo. Una soluzione classica è quella del "sostituto": uccidere una sconosciuta, farla passare per la figlia in modo tale da poter invocare la Legge Giulia, e far fuggire la vera figlia in una colonia sotto falso nome. Ovviamente, Verula non ci sarebbe stata, a causa del suo piano, ma Sabino ne è all'oscuro: mi sarebbe piaciuto leggere uno scambio a tal riguardo tra Sabino e Pegaso, a rafforzare il tema dell'amore. Così, invece, pare che lui si arrenda troppo facilmente a dover uccidere una figlia che ama. Vorrei vedere maggior dubbio.

Re: [Lab20] Tale padre

4
Benvenuto nel mondo dei Contest del CdM, @peptoc   :)

Ho letto con interesse questo racconto, ambientato nell'antica Roma, che tratta di questo rapporto, guastato nel tempo,  tra padre e figlia.
Permettimi di esporti le mie perplessità sulla vicenda così come l'hai narrata.

Prendo l'escamotage della lettera a terzi che spiega perfettamente l'amore tra padre e figlia di sei anni, qui:
peptoc wrote: Atilio Sabino saluta il suo Plozio Pegaso,
apprendo con letizia, mio buon amico, del tuo rientro in Italia scevro di difficoltà e mi rallegro che tu abbia trovato una casa integra e accogliente ad aspettarti, malgrado i tumulti degli ultimi anni. Spero mi farai presto visita qui a Roma, giacché anelo di udire di persona le storie del tuo soggiorno in Egitto e in Siria.
Purtroppo, la mia villa non è stata risparmiata dalle devastazioni dell’ultima guerra intestina e molto lavoro dovrà esserle dedicato per riportarla agli antichi fasti. Prego affinché la venuta di Vespasiano porti infine un poco di sollievo a questa città martoriata da lotte e disastri.
La Fortuna ha tuttavia fatto sì che il portico della domus in cui risiedo restasse perfettamente integro, così che possa trascorrervi qualche ora in serenità insieme a mia figlia, la quale, malgrado i soli sei anni di età, è una bambinetta assai curiosa e perspicace. Quando non è alle prese con gli infantili passatempi, mi siede accanto e mi chiede di leggerle ciò su cui sto lavorando; ascolta sempre con attenzione anche se, sospetto, non comprenda gran parte di quel che dico.
Spesso si aggira per il loggiato ammirandone gli affreschi e, per ragioni chiare a lei sola, riesce a vedere il sottoscritto in ognuno degli eroi raffigurati: ai suoi occhi, io sono colui che cacciò il re Tarquinio da Roma, che liberò Io dalle grinfie di Argo Panopte e che diede la morte al Minotauro. Di quando in quando tento di correggerla, ma ella respinge le mie spiegazioni dicendo di essere “verula”, sincera e portatrice di verità. Illogica saggezza bambinesca.
È ben opportuno godersi simili giornate di simili anni, vecchio mio, poiché verrà un tempo in cui né io né lei saremo più le persone che siamo oggi: io perderò la tenerezza verso quella leggiadra creaturina e la forza d’animo che mi accomuna ai grandi eroi della mitologia; mentre il mondo renderà lei sempre meno innocente, meno saggia e meno onesta.

Mi impegno a serbare nell’animo questi momenti felici, di modo che non divengano oscuri ricordi di cui nessuno avrà più memoria. Stammi bene.
Ora, da che mondo è mondo, sono i primi anni di vita che ci segnano per l'avvenire nel profondo, soprattutto nel mondo degli affetti, e questa 
bambina ama suo padre, ricambiata, da sei anni.
Non può diventare uno dei tanti casi di cronaca nera familiare: non con queste basi! Qualunque sia l'epoca.

Detto questo, che spero ti sia di aiuto, ti ringrazio per l'interessante lettura, dal buon stile di scrittura, @peptoc   :libro:

:)
Di sabbia e catrame è la vita:
o scorre o si lega alle dita.


Poeta con te - Tre spunti di versi

Re: [Lab20] Tale padre

5
Ciao @bestseller2020, grazie mille per avermi letto e per il feedback che hai lasciato. 

Proverò a darti la risposta dettagliata che merita un commento così dettagliato:
bestseller2020 wrote: il tuo racconto dimostra una conoscenza encomiabile del diritto romano
Apprezzo la fiducia ma sei stato troppo buono, visto che ho piegato il diritto romano non poco per adattarlo alla storia: innanzitutto, la Legge Giulia permette al marito di uccidere moglie e amante fedifraghi sorpresi nell'atto, non sono altrettanto sicuro che conceda al padre lo stesso diritto. Questa pratica poi, sembra essere maggiormente diffusa prima dell'emanazione della Legge Giulia, dopo le cose potrebbero essere cambiate. Per quanto riguarda la Legge Licinia invece: me la sono bellamente inventata (ma chissà, magari è esistita veramente). Dopo questa breve auto-accusa non richiesta passo agli altri punti.
bestseller2020 wrote: Doveva essere un omicidio d'onore di impulso. Anadre a cercare la figlia per ucciderla da un'altra parte esce fuori da questa regola giuridica.
Qui hai ragionissima, infatti nella mia testa i passaggi erano: trova tua figlia -> uccidila -> mettila di fianco al tizio già morto -> fingi di averli ammazzati nello stesso momento. Il marito di Verula accenna proprio a questo nel suo dialogo; avrei forse dovuto farlo esplicitare da Pegaso o Sabino ma non volevo "imboccare" troppo il lettore. Nel caso non fossi stato sufficientemente chiaro comunque faccio mea culpa.

Arrivando infine al succo del tuo commento: 
bestseller2020 wrote: La finzione storica ha senso quando usa il passato per illuminare il presente in modo inedito.
Mi dispiace, ma non mi trovi d'accordo: questa impostazione "manzoniana" della narrazione storica senz'altro esiste, probabilmente è anche la più diffusa, ma non è l'unica. L'ambientazione storica può essere un modo per mostrare quanto siamo uguali ai nostri antenati ma anche quanto siamo diversi. Certi desideri e sentimenti sono universali, ma i modi in cui li trattiamo come società non lo sono. Trovo affascinante, dal punto di vista intellettuale, che sia esistita una legge secondo cui: sorprendi tua moglie a letto con un altro? Uccidi uno dei due e sei colpevole di omicidio (forse), ma uccidili entrambi ed è tana libera tutti. Vuoi scampare a una condanna? Beh, ci sarebbe la soluzione: uccidi tua figlia e la legge sarà dalla tua parte. Pur comprendo perfettamente avidità e codardia, chi di noi riterrebbe mai accettablie un ragionamento del genere?
Doverosa precisazione: so benissimo che simili dinamiche di violenza domestica esistono purtroppo ancora oggi, ma qui parliamo di un tempo in cui erano quasi la norma.

Senza dubbio i moderni thriller psicologici o i romanzi di introspezione hanno sviscerato queste tematiche un milione di volte meglio di quanto io sarò mai in grado di fare, ma non era quello il mio intento. Quello che o provato a fare, nel mio piccolo, è mostrare come una società evoluta come quella romana avesse degli usi e costumi morali che per noi oggi sarebbero privi di senso e deplorevoli, mentre per gli antichi erano la normalità. E un romano direbbe che quello che facciamo noi non ha il minimo senso.

Spero di non avere frainteso il tuo messaggio.

Re: [Lab20] Tale padre

6
Ciao @peptoc
un racconto molto colto, preciso, con una solidissima cornice storica.

Se dovessi muovere un appunto, forse il rischio è che i continui riferimenti alla Legge Giulia, alla Scantinia, alla Licinia, ai Proculi ecc. siano così numerosi da diventare quasi rumore per un lettore che non abbia familiarità con la materia. L'effetto è suggestivo e dà autenticità, ma a tratti ho avuto la sensazione che la precisione storica prendesse un po' il sopravvento sul ritmo.

Mi è invece piaciuta molto la costruzione del racconto. Ogni scena ribalta la precedente e il frammento epistolare centrale è, secondo me, il cuore emotivo della storia. In poche righe restituisce un passato felice e trasforma un semplice intrigo in una tragedia familiare.

Ho apprezzato anche la preparazione dell'epilogo. Quel «Figlia mia dilettissima! Come sono felice di vederti» suona insieme tenero e minaccioso, e lascia il lettore sospeso tra due possibilità: il padre amorevole che ancora vede la bambina di un tempo e l'uomo disperato che ormai non riconosce più la donna che ha davanti. Un'ambiguità che ho trovato molto riuscita.

E, forse, è proprio qui che il titolo acquista il suo significato più interessante. "Tale padre" sembra promettere una somiglianza, una continuità, mentre io ci ho letto quasi il contrario: un padre che continua a custodire il ricordo di una figlia che non esiste più e una figlia convinta di conoscere ancora l'uomo che aveva idealizzato da bambina. Entrambi credono di sapere chi sia l'altro, ma entrambi stanno guardando persone che il tempo ha trasformato. È una bella ironia tragica, e credo sia ciò che mi rimarrà maggiormente del racconto.

Re: [Lab20] Tale padre

7
Ciao @peptoc
La profonda conoscenza della cultura latina ha un doppio effetto, da un lato trasporta il lettore in un panorama solido e ben descritto, dall'altro potrebbe disorientarlo se non è a conoscenza delle leggi che citi, pur essendo facilmente intuibili. 
Nel secondo paragrafo il piano di Verula mi sembra un po' troppo spiegato, forse sarebbe potuto emergere più lentamente.
Nel complesso un buon lavoro, a rileggersi.
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Re: [Lab20] Tale padre

8
@peptoc ciao, la tua giusta osservazione merita una risposta molto attenta. Non hai per niente frainteso il mio commento, ma forse non l'hai colto nella sua interezza: vedo di spiegarmi meglio.  :)
peptoc wrote: Quello che o provato a fare, nel mio piccolo, è mostrare come una società evoluta come quella romana avesse degli usi e costumi morali che per noi oggi sarebbero privi di senso e deplorevoli, mentre per gli antichi erano la normalità. E un romano direbbe che quello che facciamo noi non ha il minimo senso.
Il tuo discorso fila perfettamente e l'intento intellettuale è chiarissimo (e affascinante): capisco che non cercavi lo scavo psicologico moderno, ma lo shock culturale di una società sofisticata che normalizza l'atrocità. È un'ottima intuizione.
Il punto però è che, leggendo, questa "alienazione" si perde un po'. Se il lettore percepisce la storia solo come la parabola di due persone avide che si fanno il doppio gioco, il mostruoso paradosso della legge romana passa in secondo piano e finisce per sembrare solo un espediente per il colpo di scena. Se l'intento era mostrare l'assurdità della loro normalità rispetto alla nostra, la spietatezza della macchina legale doveva schiacciare i personaggi fin dall'inizio, rendendo evidente che si muovono dentro un sistema morale alieno e terrificante, anziché farli apparire "ingenui" complottisti. Resta un bellissimo esperimento, ma forse la resa sulla pagina ha penalizzato la tua bellissima idea di partenza!»
Se il tuo scopo era mostrare il contrasto tra la nostra morale e la loro, la storia non doveva concentrarsi sul doppio gioco tra Verula e il padre, che sposta l'attenzione sull'avidità individuale. Dovevi costruire una trama che mettesse in luce il vero abisso: il dramma della giustizia moderna è che combatte contro i propri limiti cercando un ideale di equità e umanità che i Romani non si sognavano nemmeno di perseguire.

Per loro la legge era solo ingegneria geometrica e ordine pubblico, la "giustizia" come valore umano non era contemplata. Per mostrare questa differenza radicale, la macchina del diritto non doveva essere solo lo sfondo di una faida familiare, ma la vera protagonista spietata che schiacciava i personaggi. Con la trama attuale, l'assurdità di quel sistema legale passa in secondo piano rispetto al cliché dei due truffatori che si ingannano a vicenda.»
Ciao e grazie per il confronto..
DISVANGELO: Il Regno Dei Cieli è Già Tra Voi
Viaggio sconsolato tra i ricordi dello Stato.
Io malata in fuga.

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